Quellinverno, come in un sogno bizzarro e surreale dove la logica si piegava su se stessa, la neve cadeva in quantità tali da trasformare cortili e strade in paesaggi che sembravano fluttuare tra realtà e illusione. Fiocchi soffici e bianchi turbinavano nellaria in spirali impossibili, posandosi sui tetti delle case e sui marciapiedi con una dolcezza che sfidava il tempo, mentre il gelo rendeva latmosfera limpida e stranamente trasparente, come se il mondo si fosse fermato in un momento sospeso.
Nella casa di Sofia e Luca laria era un rifugio di tepore ovattato, in contrasto con lo spettacolo esterno. Oltre la grande finestra si svolgeva un balletto bianco che sembrava provenire da unaltra dimensione, ma dentro, con i vetri chiusi ermeticamente, regnava una quiete accogliente. La lampada da tavolo irradiava una luce soffusa e attenuata, formando un cerchio di calore che scacciava il freddo onirico come unincantesimo.
I due si erano sistemati sul divano, avvolti in un plaid che pareva avvolgerli in un bozzolo protettivo. Sullo schermo del televisore scorreva una commedia familiare leggera, fatta solo per ridere e lasciar scorrere il tempo senza peso. Sofia seguiva le scene con attenzione, sorridendo ogni tanto a pensieri che fluttuavano dentro di lei. Luca sedeva rilassato contro lo schienale, guardando il film ma con lo sguardo che tornava spesso ai fiocchi fuori, in un movimento ipnotico e senza fine.
Latmosfera fu interrotta da un suono melodioso che sembrava emergere dalle pareti stesse: il telefono di Luca. Lui non rispose subito, come se volesse prolungare quel momento di pace familiare sospeso, ma il suono si ripeté con insistenza. Con un sospiro leggero prese lo smartphone dalla tasca, guardò lo schermo e sospirò di nuovo:
Ancora Davide che chiama, disse alla moglie. Terza volta questa sera.
Sofia girò leggermente la testa, senza staccare gli occhi dal film.
Probabilmente vuole invitarci di nuovo, rispose con calma. Ha comprato una casa in montagna e vuole festeggiare. Per qualche motivo non accetta un no.
Luca passò il dito sullo schermo e rispose.
Ciao Davide, dimmi.
Luca! Quando venite? la voce dellamico vibrava di un entusiasmo che sembrava provenire da uneco lontana. Festeggiamo lacquisto! Tutto pronto: il camino acceso, la tavola imbandita, gli amici arrivano. Basta restare chiusi in casa! Venite con Sofia, sarà divertente!
Luca tacque un istante, riflettendo. Guardò Sofia che scosse appena la testa. Capì il segnale silenzioso: feste rumorose, musica alta, chiacchiere senza fine e confusione non si adattavano ai loro piani. Entrambi desideravano un weekend tranquillo nel loro piccolo mondo accogliente, senza fretta e senza dover rendere conto a nessuno.
Luca esitò, poi gli venne in mente unidea che usò subito.
Senti, cominciò a bassa voce, Sofia è andata dalla mamma per un paio di giorni. Non voglio andare da solo, capisci. Qualcuno potrebbe dirle cose sbagliate Non voglio litigare con lei per niente. Ci vedremo unaltra volta, più tardi.
Dallaltra parte ci fu un breve silenzio, poi Davide rispose con sorpresa evidente:
Come è andata? E quando torna?
Domani sera, disse Luca con un tono malinconico. Ha deciso così allimprovviso Avevamo tanti progetti: cinema, passeggiata nel parco finché il tempo lo permetteva, magari un giro sul ghiaccio. Ma non è riuscito. Quindi unaltra occasione, va bene?
Davide tacque brevemente, come riflettendo, poi la sua voce divenne stranamente soddisfatta.
Va bene Ma fammi sapere quando torna. Mi piacerebbe tanto vedervi!
Certo, acconsentì Luca in fretta. Appena possibile ti avviso. Magari il prossimo weekend, se i piani non cambiano.
Si salutò, posò il telefono sul tavolino e sospirò di sollievo. Sul viso gli apparve un sorriso.
Uff, ce lho fatta a scusarmi, borbottò voltandosi verso Sofia. Perché è così insistente? Gli avevo detto chiaramente che non volevo andare alla sua casa in montagna! Cosa fare lì? Guardare facce ubriache? Davide non sa rilassarsi in altro modo! Va bene, dimentichiamo. Mi piace molto di più stare solo con te.
La abbracciò, sentendo che la tensione degli ultimi minuti svaniva come nebbia in un sogno. Nella casa era ancora caldo e silenzioso, fuori i fiocchi giravano lentamente in cerchi che parevano non finire mai, e sullo schermo continuava il film preferito, lento e confortevole, niente a che vedere con le feste chiassose che Luca detestava.
Sofia si strinse a lui, percependo il calore del corpo e il ritmo calmante del respiro. Nella stanza regnava ancora quella quiete ovattata: luce morbida della lampada, ritmo lento del film in bianco e nero, ticchettio silenzioso dellorologio al muro. Tutto creava una sensazione di protezione e pace che mancava nel trambusto quotidiano.
Anchio, disse lei piano, alzando un po la testa per guardarlo negli occhi. Guardiamo solo il film e andiamo a dormire. Nientaltro.
Luca sorrise, stringendola più forte per le spalle. Immaginava già come tra qualche ora avrebbero spento la luce, coperti dal caldo plaid, addormentati sotto il rumore lontano della bufera fuori. Ma i piani furono interrotti da un altro squillo. E, cosa più strana, dallo stesso numero.
Luca aggrottò la fronte, lanciò uno sguardo breve allo schermo e prese riluttante il telefono. Cosa di nuovo?
Davide, ti avevo detto cominciò, cercando di parlare calmo, ma nella voce già scivolava tensione.
Luca, la voce di Davide suonava insolitamente seria, persino tesa, sono al club LAurora, abbiamo deciso di rilassarci un po prima con i ragazzi. E qui cè Sofia. Con un uomo. Bevono, lei lo abbraccia. Non volevo immischiarmi, ma devi saperlo. Ti aveva detto che andava dalla mamma! Quindi ha mentito chiaramente!
Luca si immobilizzò. Guardò sorpreso la moglie, poi lo schermo, pensando se lamico lo stesse prendendo in giro in questo sogno illogico.
Cosa? chiese, con dubbio evidente. Sei sicuro? Forse lhai scambiata per qualcunaltra? Posso dire con certezza che so dove si trova mia moglie!
Assolutamente, rispose Davide con fermezza. Non cera ombra di dubbio. È già ubriaca, ride forte. Tutto questo sembra non molto appropriato. E non si vergogna nemmeno della mia presenza! Mi allontana solo! Vuoi che le passi il telefono?
Luca chiuse gli occhi per un secondo, cercando di raccogliere i pensieri. Nella testa giravano domande che non trovavano risposta. Cosa stava succedendo in questo intreccio assurdo? Come poteva lamico sbagliarsi così? O cera qualcosaltro?
Dalle il telefono, disse brevemente, attivando laltoparlante. Gli interessava sentire cosa avrebbe udito.
Nel telefono si udirono bassi attutiti di musica da club, mescolati a risate e voci indistinte. Poi dal rumore emerse una voce femminile così simile a quella di Sofia che il cuore di Luca sobbalzò come in un sussulto onirico.
Pronto? Chi parla? si sentì con una leggera esitazione, come se la persona non avesse capito subito.
Luca deglutì, cercando di calmare la secchezza in gola. Guardò Sofia, seduta accanto con gli occhi spalancati, chiaramente senza capire.
Sofia? disse, cercando di far suonare la voce ferma. Sono Luca. Cosa succede?
In risposta ci fu una risata breve, poi la stessa voce, ma più disinvolta, con una leggera raucedine:
Oh Luca, mi sei venuto a noia! Voglio divertirmi, capisci? Sono stanca della tua vita noiosa. Mi divertirò finché non mi stanco!
Sofia balzò in piedi dal divano, il viso impallidito. Si premette la mano sul petto, come per calmare il battito accelerato, e sussurrò appena:
Che assurdità! Come ha potuto confondermi con qualcunaltra? E come fa a sapere il tuo nome? Cosa sta succedendo?
E dove sei?
Che te ne importa? ribatté la voce con tono provocatorio. Anche se sono tua moglie, non devo rendere conto. E faccio quello che voglio!
Sullo sfondo si udì di nuovo riso, tintinnio di bicchieri, poi Davide si intromise:
Luca, hai sentito? Te lavevo detto
Luca lo interruppe bruscamente, sentendo dentro una miscela di rabbia, confusione e un desiderio strano di voltarsi e non vedere.
Basta, disse con fermezza, ma nella voce cera un tremito. Ci penso domani. Non chiamare più.
Disconnesse rapidamente, lanciò il telefono sul divano e fissò il soffitto perplesso. Se Sofia non fosse stata seduta accanto Avrebbe potuto crederci davvero a quella visione surreale!
Sofia si lasciò cadere sul divano e lo fissò perplessa. La voce era davvero simile alla sua! Ma non era questo il punto! Il punto era come la ragazza conoscesse i dettagli per recitare così? Era stata chiaramente istruita!
Che storia, sussurrò, voce un po soffocata. Chi era? Che circo è questo?
Luca scosse la testa, passandosi la mano tra i capelli spettinandoli. Non aveva risposte, solo sospetti. Molto brutti sospetti
Non ne ho idea, rispose, guardando da unaltra parte, come se sperasse di trovare lì una risposta. Ma la voce identica. Anche le intonazioni, la risata, tutto coincideva. Non può essere una semplice coincidenza.
E Davide ha affermato con tanta sicurezza che ero io, disse lei con un leggero tremito. Immagina se non fossi stata davvero a casa. Avresti pensato che ero davvero lì, nel club, con un uomo.
Luca si voltò verso di lei, lo sguardo si addolcì. Tese la mano, abbracciò cautamente Sofia per le spalle, attirandola a sé. Il suo corpo tremava un po, e lui sentì quanto fosse importante essere lì, darle una sensazione di sicurezza.
Avrei sospettato qualcosa comunque, disse con sicurezza. Tu non ti comporteresti così! Ti conosco. So come ti rapporti a queste cose. È tutto un errore assurdo, uno scherzo, non lo so. Ma lo chiarirò! Se serve, andrò al club e chiederò di vedere le telecamere. Vedremo chi era quella ragazza.
Sofia si strinse a lui, sentendo che il freddo paralizzante svaniva gradualmente, sostituito dal calore non solo fisico ma anche interiore. Sospirò profondamente, cercando di regolare il respiro.
Sì, acconsentì, alzando un po la testa. Non sono io. Ma chi allora? E perché?
Luca alzò le spalle, ma nei suoi occhi non cera più la confusione di prima: ora cera determinazione a chiarire questa strana storia. Strinse più forte la sua mano, come per dire che erano insieme e ce lavrebbero fatta.
Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Sofia sedeva in cucina, beveva tè e controllava le email di lavoro sul portatile. Il silenzio fu rotto da uno squillo: sullo schermo apparve il nome Davide. Esitò un po prima di rispondere, dopo la storia della sera prima non era facile prepararsi a parlare con lui. Ma la curiosità prevalse, voleva capire cosa avrebbe detto.
Ciao, cominciò Davide con cautela, come se camminasse su ghiaccio sottile. Hai parlato con Luca dopo ieri?
Sofia strinse il telefono. Decise di approfittare delloccasione per chiarire tutto, scoprire cosa aveva visto Davide e perché aveva parlato di lei con tanta sicurezza il giorno prima. Dopo una piccola pausa, come scegliendo le parole, rispose:
Sì. Abbiamo litigato. Mi ha accusato di qualcosa di incomprensibile, non voleva ascoltare spiegazioni. Dice che gli sto mentendo.
Nel telefono ci fu un secondo di silenzio. Sofia sentì Davide espirare rumorosamente, poi nella sua voce scivolò inaspettatamente una nota di soddisfazione, appena percettibile ma chiara.
Ecco, disse. Beh, sai ho sempre detto che Luca non ti apprezza. Non ha mai capito comè davvero.
Sofia sentì che dentro ribolliva tutto, ma si costrinse a parlare con calma. Era importante ascoltare fino alla fine, capire dove voleva arrivare.
Di cosa parli? chiese, cercando di far suonare la voce ferma.
Davide parlò più piano, quasi sussurrando, e in questa intimità ricercata cera qualcosa di inquietante:
Che meriti di più! Sofia, volevo dirtelo da tempo Ti amo. Davvero. E sono pronto a prendermi cura di te. Se vuoi lasciare Luca, sarò lì. Sempre.
Sofia tacque, cercando di elaborare ciò che aveva sentito. Nella testa giravano pensieri: da quanto tempo Davide ci pensava? Perché aveva deciso di dirlo proprio ora, dopo tutta questa storia assurda? O era lui che aveva architettato tutto, sapendo che lei non era a casa?
Sospirò profondamente, raccogliendo i pensieri, e rispose calma ma decisa:
Davide, è molto inaspettato. E, sinceramente, fuori luogo. Amo Luca, e chiariremo cosa è successo. Non cè bisogno di interferire.
Scusa se ho detto qualcosa di troppo, disse finalmente, e nella sua voce non cera più la sicurezza di prima. Volevo solo che sapessi che hai qualcuno a cui rivolgerti. Luca ha agito male, accusandoti di tutti i peccati. Ho sentito qualcosa da lui Sembra che voglia solo lasciarti, e cerca un pretesto! Voglio solo che tu sia al sicuro!
Sofia strinse il telefono tanto che le dita sbiancarono un po. Inspirò profondamente, cercando di mantenere la calma, non lasciar prendere il sopravvento alle emozioni.
Sai, Davide, la sua voce divenne gelida, ferma, senza minime esitazioni, innanzitutto, ieri ero a casa. In secondo luogo, io e Luca non abbiamo litigato. E in terzo luogo, so perfettamente che hai architettato tutto. Solo non capivo perché. Ora è tutto chiaro.
Per un momento nel telefono ci fu una pausa. Sentiva quasi fisicamente Davide cercare le parole, cercare febbrilmente un modo per uscire, cambiare argomento, evitare una risposta diretta.
Cosa?.. disse finalmente, e nella voce scivolò confusione. Ma già dopo un secondo si riprese, parlò più fermo: Di cosa stai parlando?
Di quello. Hai trovato una ragazza con una voce simile alla mia. Le hai chiesto di recitare questa commedia: chiamare, parlare con la mia voce, fingere di essere io in un club con un uomo. Perché volevi farci litigare. Ammettilo, vero?
Nel telefono scese il silenzio. Sofia aspettava, senza fretta, sapendo che ora si sarebbe deciso: o Davide avrebbe continuato a mentire, o avrebbe detto la verità.
Alla fine, Davide espirò bruscamente. La sua voce si ruppe, divenne più forte, quasi disperata:
Sì, lho architettato! Perché ti amo, Sofia! Perché vedo come Luca ti tratta. Perché voglio che tu sia felice, con me!
Sofia chiuse gli occhi per un secondo. Nel petto salì unonda di amarezza, ma si trattenne, non lasciò che le emozioni esplodessero nella voce.
Felice? rise amaramente, ma la risata uscì secca, senza ombra di gioia. Perché hai deciso che sarei felice con te? Chi sei tu, comunque? Un uomo comune, che cambia donne come guanti. Anche se fossi lunica persona al mondo, non ti avrei prestato attenzione, capito?
Davide tacque un secondo, come raccogliendo i pensieri, poi parlò piano, quasi sussurrando, come se non credesse a ciò che diceva:
Pensavo pensavo che se litigavate, avresti capito che lui non ti merita. Che avresti prestato attenzione a me! Sono molto meglio di Luca! E riguardo alle altre donne Stavo solo cercando di dimenticarti! Ma nessuno può paragonarsi a te, capisci! Ti porterò in palmo di mano, ti coccolerò, ti adorerò Scegli solo me!
Sofia sentì che dentro ribolliva la rabbia, non impulsiva e calda ma fredda e solida. Strinse il telefono, ma la voce rimase ferma, quasi impassibile:
Te? Sul serio? Mai! Hai tradito lamicizia, tradito la fiducia. E per cosa? Per le tue illusioni?
Parlò calma, ma ogni parola suonava come una sentenza, precisa, senza esitazioni. Nella sua voce non cera rabbia né isteria, solo una ferma convinzione di avere ragione.
Sofia, scusa la voce di Davide tremò. Non cera più pressione né sicurezza, solo confusione e rimpianto.
Ma Sofia aveva già deciso. Non aveva intenzione di dargli una possibilità di giustificarsi o spiegare le sue azioni.
No, Davide. Non ci sarà perdono. Né amicizia. Non chiamarmi più! Mai! E dimentica anche il numero di Luca, gli farò ascoltare la registrazione di questa conversazione!
Premette il pulsante per terminare la chiamata e posò lentamente il telefono sul tavolo. Le dita tremavano un po, ma si riprese, sospirò profondamente e guardò dalla finestra. Fuori cadeva ancora la neve silenziosa, come se nulla fosse accaduto, in un movimento che pareva eterno e senza scopo.
In quel momento entrò Luca nella stanza. Notò subito il suo viso serio e si allarmò.
Allora? chiese, fermandosi sulla porta. Nella voce cera ansia, ma cercava di parlare calmo.
Sofia si voltò verso di lui e con un sorriso amaro disse:
Ora è tutto chiaro, sospirò. Ha architettato tutto. Ha ammesso di amarmi e di volere che litigassimo. Offriva montagne doro! Te lo immagini? Che subdolo
Luca si sedette accanto a Sofia sul divano, prese cautamente la sua mano. Le dita strinsero leggermente il suo palmo, forte, in modo che lei sentisse il supporto. In quel semplice tocco cera tutto ciò che voleva dire: Sono qui, sono vicino, e mi importa di come ti senti.
Quindi non è mai stato un vero amico, disse Luca piano. Dimenticalo! Non mancava che sprecare i nervi pensando a ciò che è successo. Onestamente, avevo notato segnali preoccupanti da tempo, ma non avevo prove sostanziali. Temevo che fosse solo la mia fantasia. Ma ora tutto è al suo posto.
Sì, acconsentì lei, avvicinandosi e appoggiando la spalla alla sua. Ma ora conosciamo la verità. E sappiamo a chi possiamo fidarci.
La sua voce era ferma, senza tensione. Non cera più risentimento né amarezza, solo un leggero sollievo che tutto si fosse finalmente chiarito. Chiuse gli occhi per un secondo, inalando lodore familiare e calmante della casa: legno caldo, tè appena preparato e il profumo appena percettibile dei suoi profumi preferiti.
Sai, improvvisamente sorrise Sofia, e nei suoi occhi brillarono scintille, ma è anche meglio così. Ora abbiamo un motivo di ferro per non andare a tutte queste feste. Non litigherai con altri amici per causa sua? Così potrai semplicemente dire che cè una persona sgradevole per me alla vostra serata.
Lo disse facilmente, quasi scherzosamente, ma cera una parte di verità. Non cera più bisogno di inventare scuse cortesi, pesare se andare o no, preoccuparsi che un rifiuto potesse offendere qualcuno. Ora era tutto semplice: cerano loro, il loro mondo accogliente, e cera tutto il resto che non aveva più importanza.
Luca rise, sinceramente, senza ombra di tensione che aleggiava ancora nellaria poco prima.
Esatto. Guarderemo film e berremo tè, acconsentì, inclinando leggermente la testa per incontrarla con lo sguardo.
E non usciremo da nessuna parte, aggiunse lei con un leggero sorriso, tirando a sé langolo del plaid e avvolgendosi come in un bozzolo di sicurezza e comfort.
Perfetto, annuì lui, abbracciandola più forte.
Così, tra i fiocchi di neve che giravano lentamente fuori dalla finestra in un balletto senza fine, e la luce morbida e calda della lampada da tavolo, il loro piccolo mondo tornò intero e sicuro. In questa stanza, piena di suoni silenziosi e odori familiari, non cera posto per bugie, dubbi o giochi altrui. Qui cerano solo loro, due che sapevano che la cosa più importante cera già: fiducia, calore e certezza che domani sarebbe un altro giorno calmo e accogliente come questo.
Davide sedeva in cucina nel silenzio completo, fissando una tazza vuota con tè ormai freddo. Non ricordava nemmeno quando aveva fatto lultimo sorso: tutta la sua attenzione era assorbita dalle parole che continuavano a risuonare nella testa, come un disco rotto: Non chiamarmi più. Mai.
Ma invece del rimorso, invece del senso di colpa che avrebbe potuto suggerirgli di aver agito male, nel petto cresceva una rabbia sorda e pesante. Premette sulle costole, impediva di respirare regolarmente, costringeva a stringere i pugni tanto che le unghie si conficcavano nei palmi.
Perché è andato tutto storto?! esclamò, passando bruscamente la mano sul tavolo e spazzando via le briciole di biscotto che rosicchiava meccanicamente mentre pensava.
Nella testa si ripetevano ancora e ancora le scene della sera prima. Ecco, entra nel club, avendo concordato in anticipo con Chiara, la ragazza che aveva incontrato un paio di settimane prima in un caffè. Laveva colpita subito: gli stessi tratti del viso, pettinatura simile, anche la voce suonava quasi come quella di Sofia. Quando le aveva raccontato il suo piano, lei aveva solo sorriso e annuito: Facile. Mi piacciono questi giochi.
Ricordò come stava in disparte, osservando come parlava al telefono, fingendo di essere una Sofia ubriaca e disinvolta. Rideva, allungava volutamente le parole, lanciava frasi pungenti, tutto esattamente come le aveva suggerito. In quel momento sentiva eccitazione, quasi esaltazione: ecco, il momento decisivo! Se tutto funziona, pensava, Sofia capirà che Luca non la apprezza. Che cè qualcuno che lama davvero.
E ora ora aveva ricevuto solo un rifiuto freddo e la consapevolezza amara: il piano era fallito. Peggio ancora, aveva perso tutto.
Non ho sbagliato io! si disputava mentalmente, camminando per la cucina e sfiorando appena la sedia. Sono loro non vedono, non capiscono! Luca non la merita, e lei crede ciecamente in lui!
Si fermò al tavolo, strinse il bordo del piano tanto che le dita sbiancarono. Gli passarono davanti ricordi: come per anni aveva osservato Sofia e Luca. Come invidiava la loro leggerezza, la loro capacità di ridere delle piccole cose, i loro sguardi caldi che si scambiavano senza nemmeno accorgersene. Gli sembrava di poter dare a Sofia lo stesso, solo meglio, più sincero, più forte. E aveva scelto la strada che considerava lunica possibile.
Si avvicinò alla finestra. Fuori giravano lentamente i fiocchi di neve, posandosi sul davanzale, sui rami degli alberi spogli. Tutto sembrava così sereno, così calmo, come in un quadro che non si muoveva mai.
Perché hanno tutto loro, e io niente?! sfuggì a voce alta. Perché lha avuta proprio Luca! Io merito di più! Sono migliore in tutto!
Capiva di aver perso non solo Sofia: aveva perso un amico. Luca, che era sempre stato lì, sempre pronto ad aiutare, che credeva sempre in lui. Ora questa amicizia era distrutta e non si poteva più ripristinare. Ma invece del rimorso, sentiva solo unirritazione bruciante, una miscela di risentimento e fastidio che bruciava dentro.
Il telefono era sul tavolo, silenzioso e estraneo. Davide sapeva: non avrebbe chiamato Sofia. Non avrebbe cercato di spiegare, giustificarsi, implorare. Sarebbe stata unaltra sconfitta, unaltra prova che non era riuscito a ottenere ciò che voleva. Ma nella testa già germogliavano nuovi pensieri, amari e caustici:
Che vivano nel loro mondo accogliente. Che pensino di aver vinto. Ma io so la verità: Luca non la apprezza come potrei fare io. E un giorno Sofia lo capirà. Forse, troppo tardi
Si avvicinò alla finestra, fissò la neve che cadeva e quasi sibilò, appena udibile, come temendo che qualcuno lo sentisse:
Pensi di aver vinto, Sofia? Pensi che sia tutto chiaro? Ma la verità è che semplicemente non vedi oltre il tuo plaid accogliente e la tazza di tè. Non vedi che cè una persona accanto che ti ama davvero. Ma hai scelto lillusione. Beh, goditela
Si voltò bruscamente dalla finestra, notò sul tavolo un foglio di carta, quello su cui la sera prima aveva abbozzato il piano della conversazione, aveva elencato quali frasi doveva dire Chiara, come strutturare meglio il dialogo. Senza pensarci, lo afferrò, lo strappò in piccoli pezzi, lo accartocciò e lo buttò nel cestino della spazzatura. Quel misero foglio gli ricordava il fallimento grandioso!
Fuori continuava a nevicare, coprendo il mondo con un lenzuolo bianco. Davide chiuse gli occhi, cercando di immaginare come ora Sofia sedesse accanto a Luca, come ridessero, guardassero film, bevessero tè. Come fosse caldo e calmo per loro. Come si sentissero protetti nel loro piccolo mondo, dove non cera posto per bugie e manipolazioni.
E invece di un augurio sincero di felicità, invece di un tentativo di accettare la situazione, in lui cresceva solo un ostinato: Questo doveva essere mio. Tutto questo doveva essere mio.Quellinverno, come in un sogno bizzarro e surreale dove la logica si piegava su se stessa, la neve cadeva in quantità tali da trasformare cortili e strade in paesaggi che sembravano fluttuare tra realtà e illusione. Fiocchi soffici e bianchi turbinavano nellaria in spirali impossibili, posandosi sui tetti delle case e sui marciapiedi con una dolcezza che sfidava il tempo, mentre il gelo rendeva latmosfera limpida e stranamente trasparente, come se il mondo si fosse fermato in un momento sospeso.
Nella casa di Sofia e Luca laria era un rifugio di tepore ovattato, in contrasto con lo spettacolo esterno. Oltre la grande finestra si svolgeva un balletto bianco che sembrava provenire da unaltra dimensione, ma dentro, con i vetri chiusi ermeticamente, regnava una quiete accogliente. La lampada da tavolo irradiava una luce soffusa e attenuata, formando un cerchio di calore che scacciava il freddo onirico come unincantesimo.
I due si erano sistemati sul divano, avvolti in un plaid che pareva avvolgerli in un bozzolo protettivo. Sullo schermo del televisore scorreva una commedia familiare leggera, fatta solo per ridere e lasciar scorrere il tempo senza peso. Sofia seguiva le scene con attenzione, sorridendo ogni tanto a pensieri che fluttuavano dentro di lei. Luca sedeva rilassato contro lo schienale, guardando il film ma con lo sguardo che tornava spesso ai fiocchi fuori, in un movimento ipnotico e senza fine.
Latmosfera fu interrotta da un suono melodioso che sembrava emergere dalle pareti stesse: il telefono di Luca. Lui non rispose subito, come se volesse prolungare quel momento di pace familiare sospeso, ma il suono si ripeté con insistenza. Con un sospiro leggero prese lo smartphone dalla tasca, guardò lo schermo e sospirò di nuovo:
Ancora Davide che chiama, disse alla moglie. Terza volta questa sera.
Sofia girò leggermente la testa, senza staccare gli occhi dal film.
Probabilmente vuole invitarci di nuovo, rispose con calma. Ha comprato una casa in montagna e vuole festeggiare. Per qualche motivo non accetta un no.
Luca passò il dito sullo schermo e rispose.
Ciao Davide, dimmi.
Luca! Quando venite? la voce dellamico vibrava di un entusiasmo che sembrava provenire da uneco lontana. Festeggiamo lacquisto! Tutto pronto: il camino acceso, la tavola imbandita, gli amici arrivano. Basta restare chiusi in casa! Venite con Sofia, sarà divertente!
Luca tacque un istante, riflettendo. Guardò Sofia che scosse appena la testa. Capì il segnale silenzioso: feste rumorose, musica alta, chiacchiere senza fine e confusione non si adattavano ai loro piani. Entrambi desideravano un weekend tranquillo nel loro piccolo mondo accogliente, senza fretta e senza dover rendere conto a nessuno.
Luca esitò, poi gli venne in mente unidea che usò subito.
Senti, cominciò a bassa voce, Sofia è andata dalla mamma per un paio di giorni. Non voglio andare da solo, capisci. Qualcuno potrebbe dirle cose sbagliate Non voglio litigare con lei per niente. Ci vedremo unaltra volta, più tardi.
Dallaltra parte ci fu un breve silenzio, poi Davide rispose con sorpresa evidente:
Come è andata? E quando torna?
Domani sera, disse Luca con un tono malinconico. Ha deciso così allimprovviso Avevamo tanti progetti: cinema, passeggiata nel parco finché il tempo lo permetteva, magari un giro sul ghiaccio. Ma non è riuscito. Quindi unaltra occasione, va bene?
Davide tacque brevemente, come riflettendo, poi la sua voce divenne stranamente soddisfatta.
Va bene Ma fammi sapere quando torna. Mi piacerebbe tanto vedervi!
Certo, acconsentì Luca in fretta. Appena possibile ti avviso. Magari il prossimo weekend, se i piani non cambiano.
Si salutò, posò il telefono sul tavolino e sospirò di sollievo. Sul viso gli apparve un sorriso.
Uff, ce lho fatta a scusarmi, borbottò voltandosi verso Sofia. Perché è così insistente? Gli avevo detto chiaramente che non volevo andare alla sua casa in montagna! Cosa fare lì? Guardare facce ubriache? Davide non sa rilassarsi in altro modo! Va bene, dimentichiamo. Mi piace molto di più stare solo con te.
La abbracciò, sentendo che la tensione degli ultimi minuti svaniva come nebbia in un sogno. Nella casa era ancora caldo e silenzioso, fuori i fiocchi giravano lentamente in cerchi che parevano non finire mai, e sullo schermo continuava il film preferito, lento e confortevole, niente a che vedere con le feste chiassose che Luca detestava.
Sofia si strinse a lui, percependo il calore del corpo e il ritmo calmante del respiro. Nella stanza regnava ancora quella quiete ovattata: luce morbida della lampada, ritmo lento del film in bianco e nero, ticchettio silenzioso dellorologio al muro. Tutto creava una sensazione di protezione e pace che mancava nel trambusto quotidiano.
Anchio, disse lei piano, alzando un po la testa per guardarlo negli occhi. Guardiamo solo il film e andiamo a dormire. Nientaltro.
Luca sorrise, stringendola più forte per le spalle. Immaginava già come tra qualche ora avrebbero spento la luce, coperti dal caldo plaid, addormentati sotto il rumore lontano della bufera fuori. Ma i piani furono interrotti da un altro squillo. E, cosa più strana, dallo stesso numero.
Luca aggrottò la fronte, lanciò uno sguardo breve allo schermo e prese riluttante il telefono. Cosa di nuovo?
Davide, ti avevo detto cominciò, cercando di parlare calmo, ma nella voce già scivolava tensione.
Luca, la voce di Davide suonava insolitamente seria, persino tesa, sono al club LAurora, abbiamo deciso di rilassarci un po prima con i ragazzi. E qui cè Sofia. Con un uomo. Bevono, lei lo abbraccia. Non volevo immischiarmi, ma devi saperlo. Ti aveva detto che andava dalla mamma! Quindi ha mentito chiaramente!
Luca si immobilizzò. Guardò sorpreso la moglie, poi lo schermo, pensando se lamico lo stesse prendendo in giro in questo sogno illogico.
Cosa? chiese, con dubbio evidente. Sei sicuro? Forse lhai scambiata per qualcunaltra? Posso dire con certezza che so dove si trova mia moglie!
Assolutamente, rispose Davide con fermezza. Non cera ombra di dubbio. È già ubriaca, ride forte. Tutto questo sembra non molto appropriato. E non si vergogna nemmeno della mia presenza! Mi allontana solo! Vuoi che le passi il telefono?
Luca chiuse gli occhi per un secondo, cercando di raccogliere i pensieri. Nella testa giravano domande che non trovavano risposta. Cosa stava succedendo in questo intreccio assurdo? Come poteva lamico sbagliarsi così? O cera qualcosaltro?
Dalle il telefono, disse brevemente, attivando laltoparlante. Gli interessava sentire cosa avrebbe udito.
Nel telefono si udirono bassi attutiti di musica da club, mescolati a risate e voci indistinte. Poi dal rumore emerse una voce femminile così simile a quella di Sofia che il cuore di Luca sobbalzò come in un sussulto onirico.
Pronto? Chi parla? si sentì con una leggera esitazione, come se la persona non avesse capito subito.
Luca deglutì, cercando di calmare la secchezza in gola. Guardò Sofia, seduta accanto con gli occhi spalancati, chiaramente senza capire.
Sofia? disse, cercando di far suonare la voce ferma. Sono Luca. Cosa succede?
In risposta ci fu una risata breve, poi la stessa voce, ma più disinvolta, con una leggera raucedine:
Oh Luca, mi sei venuto a noia! Voglio divertirmi, capisci? Sono stanca della tua vita noiosa. Mi divertirò finché non mi stanco!
Sofia balzò in piedi dal divano, il viso impallidito. Si premette la mano sul petto, come per calmare il battito accelerato, e sussurrò appena:
Che assurdità! Come ha potuto confondermi con qualcunaltra? E come fa a sapere il tuo nome? Cosa sta succedendo?
E dove sei?
Che te ne importa? ribatté la voce con tono provocatorio. Anche se sono tua moglie, non devo rendere conto. E faccio quello che voglio!
Sullo sfondo si udì di nuovo riso, tintinnio di bicchieri, poi Davide si intromise:
Luca, hai sentito? Te lavevo detto
Luca lo interruppe bruscamente, sentendo dentro una miscela di rabbia, confusione e un desiderio strano di voltarsi e non vedere.
Basta, disse con fermezza, ma nella voce cera un tremito. Ci penso domani. Non chiamare più.
Disconnesse rapidamente, lanciò il telefono sul divano e fissò il soffitto perplesso. Se Sofia non fosse stata seduta accanto Avrebbe potuto crederci davvero a quella visione surreale!
Sofia si lasciò cadere sul divano e lo fissò perplessa. La voce era davvero simile alla sua! Ma non era questo il punto! Il punto era come la ragazza conoscesse i dettagli per recitare così? Era stata chiaramente istruita!
Che storia, sussurrò, voce un po soffocata. Chi era? Che circo è questo?
Luca scosse la testa, passandosi la mano tra i capelli spettinandoli. Non aveva risposte, solo sospetti. Molto brutti sospetti
Non ne ho idea, rispose, guardando da unaltra parte, come se sperasse di trovare lì una risposta. Ma la voce identica. Anche le intonazioni, la risata, tutto coincideva. Non può essere una semplice coincidenza.
E Davide ha affermato con tanta sicurezza che ero io, disse lei con un leggero tremito. Immagina se non fossi stata davvero a casa. Avresti pensato che ero davvero lì, nel club, con un uomo.
Luca si voltò verso di lei, lo sguardo si addolcì. Tese la mano, abbracciò cautamente Sofia per le spalle, attirandola a sé. Il suo corpo tremava un po, e lui sentì quanto fosse importante essere lì, darle una sensazione di sicurezza.
Avrei sospettato qualcosa comunque, disse con sicurezza. Tu non ti comporteresti così! Ti conosco. So come ti rapporti a queste cose. È tutto un errore assurdo, uno scherzo, non lo so. Ma lo chiarirò! Se serve, andrò al club e chiederò di vedere le telecamere. Vedremo chi era quella ragazza.
Sofia si strinse a lui, sentendo che il freddo paralizzante svaniva gradualmente, sostituito dal calore non solo fisico ma anche interiore. Sospirò profondamente, cercando di regolare il respiro.
Sì, acconsentì, alzando un po la testa. Non sono io. Ma chi allora? E perché?
Luca alzò le spalle, ma nei suoi occhi non cera più la confusione di prima: ora cera determinazione a chiarire questa strana storia. Strinse più forte la sua mano, come per dire che erano insieme e ce lavrebbero fatta.
Il giorno dopo, verso mezzogiorno, Sofia sedeva in cucina, beveva tè e controllava le email di lavoro sul portatile. Il silenzio fu rotto da uno squillo: sullo schermo apparve il nome Davide. Esitò un po prima di rispondere, dopo la storia della sera prima non era facile prepararsi a parlare con lui. Ma la curiosità prevalse, voleva capire cosa avrebbe detto.
Ciao, cominciò Davide con cautela, come se camminasse su ghiaccio sottile. Hai parlato con Luca dopo ieri?
Sofia strinse il telefono. Decise di approfittare delloccasione per chiarire tutto, scoprire cosa aveva visto Davide e perché aveva parlato di lei con tanta sicurezza il giorno prima. Dopo una piccola pausa, come scegliendo le parole, rispose:
Sì. Abbiamo litigato. Mi ha accusato di qualcosa di incomprensibile, non voleva ascoltare spiegazioni. Dice che gli sto mentendo.
Nel telefono ci fu un secondo di silenzio. Sofia sentì Davide espirare rumorosamente, poi nella sua voce scivolò inaspettatamente una nota di soddisfazione, appena percettibile ma chiara.
Ecco, disse. Beh, sai ho sempre detto che Luca non ti apprezza. Non ha mai capito comè davvero.
Sofia sentì che dentro ribolliva tutto, ma si costrinse a parlare con calma. Era importante ascoltare fino alla fine, capire dove voleva arrivare.
Di cosa parli? chiese, cercando di far suonare la voce ferma.
Davide parlò più piano, quasi sussurrando, e in questa intimità ricercata cera qualcosa di inquietante:
Che meriti di più! Sofia, volevo dirtelo da tempo Ti amo. Davvero. E sono pronto a prendermi cura di te. Se vuoi lasciare Luca, sarò lì. Sempre.
Sofia tacque, cercando di elaborare ciò che aveva sentito. Nella testa giravano pensieri: da quanto tempo Davide ci pensava? Perché aveva deciso di dirlo proprio ora, dopo tutta questa storia assurda? O era lui che aveva architettato tutto, sapendo che lei non era a casa?
Sospirò profondamente, raccogliendo i pensieri, e rispose calma ma decisa:
Davide, è molto inaspettato. E, sinceramente, fuori luogo. Amo Luca, e chiariremo cosa è successo. Non cè bisogno di interferire.
Scusa se ho detto qualcosa di troppo, disse finalmente, e nella sua voce non cera più la sicurezza di prima. Volevo solo che sapessi che hai qualcuno a cui rivolgerti. Luca ha agito male, accusandoti di tutti i peccati. Ho sentito qualcosa da lui Sembra che voglia solo lasciarti, e cerca un pretesto! Voglio solo che tu sia al sicuro!
Sofia strinse il telefono tanto che le dita sbiancarono un po. Inspirò profondamente, cercando di mantenere la calma, non lasciar prendere il sopravvento alle emozioni.
Sai, Davide, la sua voce divenne gelida, ferma, senza minime esitazioni, innanzitutto, ieri ero a casa. In secondo luogo, io e Luca non abbiamo litigato. E in terzo luogo, so perfettamente che hai architettato tutto. Solo non capivo perché. Ora è tutto chiaro.
Per un momento nel telefono ci fu una pausa. Sentiva quasi fisicamente Davide cercare le parole, cercare febbrilmente un modo per uscire, cambiare argomento, evitare una risposta diretta.
Cosa?.. disse finalmente, e nella voce scivolò confusione. Ma già dopo un secondo si riprese, parlò più fermo: Di cosa stai parlando?
Di quello. Hai trovato una ragazza con una voce simile alla mia. Le hai chiesto di recitare questa commedia: chiamare, parlare con la mia voce, fingere di essere io in un club con un uomo. Perché volevi farci litigare. Ammettilo, vero?
Nel telefono scese il silenzio. Sofia aspettava, senza fretta, sapendo che ora si sarebbe deciso: o Davide avrebbe continuato a mentire, o avrebbe detto la verità.
Alla fine, Davide espirò bruscamente. La sua voce si ruppe, divenne più forte, quasi disperata:
Sì, lho architettato! Perché ti amo, Sofia! Perché vedo come Luca ti tratta. Perché voglio che tu sia felice, con me!
Sofia chiuse gli occhi per un secondo. Nel petto salì unonda di amarezza, ma si trattenne, non lasciò che le emozioni esplodessero nella voce.
Felice? rise amaramente, ma la risata uscì secca, senza ombra di gioia. Perché hai deciso che sarei felice con te? Chi sei tu, comunque? Un uomo comune, che cambia donne come guanti. Anche se fossi lunica persona al mondo, non ti avrei prestato attenzione, capito?
Davide tacque un secondo, come raccogliendo i pensieri, poi parlò piano, quasi sussurrando, come se non credesse a ciò che diceva:
Pensavo pensavo che se litigavate, avresti capito che lui non ti merita. Che avresti prestato attenzione a me! Sono molto meglio di Luca! E riguardo alle altre donne Stavo solo cercando di dimenticarti! Ma nessuno può paragonarsi a te, capisci! Ti porterò in palmo di mano, ti coccolerò, ti adorerò Scegli solo me!
Sofia sentì che dentro ribolliva la rabbia, non impulsiva e calda ma fredda e solida. Strinse il telefono, ma la voce rimase ferma, quasi impassibile:
Te? Sul serio? Mai! Hai tradito lamicizia, tradito la fiducia. E per cosa? Per le tue illusioni?
Parlò calma, ma ogni parola suonava come una sentenza, precisa, senza esitazioni. Nella sua voce non cera rabbia né isteria, solo una ferma convinzione di avere ragione.
Sofia, scusa la voce di Davide tremò. Non cera più pressione né sicurezza, solo confusione e rimpianto.
Ma Sofia aveva già deciso. Non aveva intenzione di dargli una possibilità di giustificarsi o spiegare le sue azioni.
No, Davide. Non ci sarà perdono. Né amicizia. Non chiamarmi più! Mai! E dimentica anche il numero di Luca, gli farò ascoltare la registrazione di questa conversazione!
Premette il pulsante per terminare la chiamata e posò lentamente il telefono sul tavolo. Le dita tremavano un po, ma si riprese, sospirò profondamente e guardò dalla finestra. Fuori cadeva ancora la neve silenziosa, come se nulla fosse accaduto, in un movimento che pareva eterno e senza scopo.
In quel momento entrò Luca nella stanza. Notò subito il suo viso serio e si allarmò.
Allora? chiese, fermandosi sulla porta. Nella voce cera ansia, ma cercava di parlare calmo.
Sofia si voltò verso di lui e con un sorriso amaro disse:
Ora è tutto chiaro, sospirò. Ha architettato tutto. Ha ammesso di amarmi e di volere che litigassimo. Offriva montagne doro! Te lo immagini? Che subdolo
Luca si sedette accanto a Sofia sul divano, prese cautamente la sua mano. Le dita strinsero leggermente il suo palmo, forte, in modo che lei sentisse il supporto. In quel semplice tocco cera tutto ciò che voleva dire: Sono qui, sono vicino, e mi importa di come ti senti.
Quindi non è mai stato un vero amico, disse Luca piano. Dimenticalo! Non mancava che sprecare i nervi pensando a ciò che è successo. Onestamente, avevo notato segnali preoccupanti da tempo, ma non avevo prove sostanziali. Temevo che fosse solo la mia fantasia. Ma ora tutto è al suo posto.
Sì, acconsentì lei, avvicinandosi e appoggiando la spalla alla sua. Ma ora conosciamo la verità. E sappiamo a chi possiamo fidarci.
La sua voce era ferma, senza tensione. Non cera più risentimento né amarezza, solo un leggero sollievo che tutto si fosse finalmente chiarito. Chiuse gli occhi per un secondo, inalando lodore familiare e calmante della casa: legno caldo, tè appena preparato e il profumo appena percettibile dei suoi profumi preferiti.
Sai, improvvisamente sorrise Sofia, e nei suoi occhi brillarono scintille, ma è anche meglio così. Ora abbiamo un motivo di ferro per non andare a tutte queste feste. Non litigherai con altri amici per causa sua? Così potrai semplicemente dire che cè una persona sgradevole per me alla vostra serata.
Lo disse facilmente, quasi scherzosamente, ma cera una parte di verità. Non cera più bisogno di inventare scuse cortesi, pesare se andare o no, preoccuparsi che un rifiuto potesse offendere qualcuno. Ora era tutto semplice: cerano loro, il loro mondo accogliente, e cera tutto il resto che non aveva più importanza.
Luca rise, sinceramente, senza ombra di tensione che aleggiava ancora nellaria poco prima.
Esatto. Guarderemo film e berremo tè, acconsentì, inclinando leggermente la testa per incontrarla con lo sguardo.
E non usciremo da nessuna parte, aggiunse lei con un leggero sorriso, tirando a sé langolo del plaid e avvolgendosi come in un bozzolo di sicurezza e comfort.
Perfetto, annuì lui, abbracciandola più forte.
Così, tra i fiocchi di neve che giravano lentamente fuori dalla finestra in un balletto senza fine, e la luce morbida e calda della lampada da tavolo, il loro piccolo mondo tornò intero e sicuro. In questa stanza, piena di suoni silenziosi e odori familiari, non cera posto per bugie, dubbi o giochi altrui. Qui cerano solo loro, due che sapevano che la cosa più importante cera già: fiducia, calore e certezza che domani sarebbe un altro giorno calmo e accogliente come questo.
Davide sedeva in cucina nel silenzio completo, fissando una tazza vuota con tè ormai freddo. Non ricordava nemmeno quando aveva fatto lultimo sorso: tutta la sua attenzione era assorbita dalle parole che continuavano a risuonare nella testa, come un disco rotto: Non chiamarmi più. Mai.
Ma invece del rimorso, invece del senso di colpa che avrebbe potuto suggerirgli di aver agito male, nel petto cresceva una rabbia sorda e pesante. Premette sulle costole, impediva di respirare regolarmente, costringeva a stringere i pugni tanto che le unghie si conficcavano nei palmi.
Perché è andato tutto storto?! esclamò, passando bruscamente la mano sul tavolo e spazzando via le briciole di biscotto che rosicchiava meccanicamente mentre pensava.
Nella testa si ripetevano ancora e ancora le scene della sera prima. Ecco, entra nel club, avendo concordato in anticipo con Chiara, la ragazza che aveva incontrato un paio di settimane prima in un caffè. Laveva colpita subito: gli stessi tratti del viso, pettinatura simile, anche la voce suonava quasi come quella di Sofia. Quando le aveva raccontato il suo piano, lei aveva solo sorriso e annuito: Facile. Mi piacciono questi giochi.
Ricordò come stava in disparte, osservando come parlava al telefono, fingendo di essere una Sofia ubriaca e disinvolta. Rideva, allungava volutamente le parole, lanciava frasi pungenti, tutto esattamente come le aveva suggerito. In quel momento sentiva eccitazione, quasi esaltazione: ecco, il momento decisivo! Se tutto funziona, pensava, Sofia capirà che Luca non la apprezza. Che cè qualcuno che lama davvero.
E ora ora aveva ricevuto solo un rifiuto freddo e la consapevolezza amara: il piano era fallito. Peggio ancora, aveva perso tutto.
Non ho sbagliato io! si disputava mentalmente, camminando per la cucina e sfiorando appena la sedia. Sono loro non vedono, non capiscono! Luca non la merita, e lei crede ciecamente in lui!
Si fermò al tavolo, strinse il bordo del piano tanto che le dita sbiancarono. Gli passarono davanti ricordi: come per anni aveva osservato Sofia e Luca. Come invidiava la loro leggerezza, la loro capacità di ridere delle piccole cose, i loro sguardi caldi che si scambiavano senza nemmeno accorgersene. Gli sembrava di poter dare a Sofia lo stesso, solo meglio, più sincero, più forte. E aveva scelto la strada che considerava lunica possibile.
Si avvicinò alla finestra. Fuori giravano lentamente i fiocchi di neve, posandosi sul davanzale, sui rami degli alberi spogli. Tutto sembrava così sereno, così calmo, come in un quadro che non si muoveva mai.
Perché hanno tutto loro, e io niente?! sfuggì a voce alta. Perché lha avuta proprio Luca! Io merito di più! Sono migliore in tutto!
Capiva di aver perso non solo Sofia: aveva perso un amico. Luca, che era sempre stato lì, sempre pronto ad aiutare, che credeva sempre in lui. Ora questa amicizia era distrutta e non si poteva più ripristinare. Ma invece del rimorso, sentiva solo unirritazione bruciante, una miscela di risentimento e fastidio che bruciava dentro.
Il telefono era sul tavolo, silenzioso e estraneo. Davide sapeva: non avrebbe chiamato Sofia. Non avrebbe cercato di spiegare, giustificarsi, implorare. Sarebbe stata unaltra sconfitta, unaltra prova che non era riuscito a ottenere ciò che voleva. Ma nella testa già germogliavano nuovi pensieri, amari e caustici:
Che vivano nel loro mondo accogliente. Che pensino di aver vinto. Ma io so la verità: Luca non la apprezza come potrei fare io. E un giorno Sofia lo capirà. Forse, troppo tardi
Si avvicinò alla finestra, fissò la neve che cadeva e quasi sibilò, appena udibile, come temendo che qualcuno lo sentisse:
Pensi di aver vinto, Sofia? Pensi che sia tutto chiaro? Ma la verità è che semplicemente non vedi oltre il tuo plaid accogliente e la tazza di tè. Non vedi che cè una persona accanto che ti ama davvero. Ma hai scelto lillusione. Beh, goditela
Si voltò bruscamente dalla finestra, notò sul tavolo un foglio di carta, quello su cui la sera prima aveva abbozzato il piano della conversazione, aveva elencato quali frasi doveva dire Chiara, come strutturare meglio il dialogo. Senza pensarci, lo afferrò, lo strappò in piccoli pezzi, lo accartocciò e lo buttò nel cestino della spazzatura. Quel misero foglio gli ricordava il fallimento grandioso!
Fuori continuava a nevicare, coprendo il mondo con un lenzuolo bianco. Davide chiuse gli occhi, cercando di immaginare come ora Sofia sedesse accanto a Luca, come ridessero, guardassero film, bevessero tè. Come fosse caldo e calmo per loro. Come si sentissero protetti nel loro piccolo mondo, dove non cera posto per bugie e manipolazioni.
E invece di un augurio sincero di felicità, invece di un tentativo di accettare la situazione, in lui cresceva solo un ostinato: Questo doveva essere mio. Tutto questo doveva essere mio.






