Non ci saranno le nozzeNon ci saranno le nozze

Elena entrò nella stanza e si fermò sulla soglia. Davanti a lei, vestita con labito da sposa, stava Isabella, che sembrava davvero splendida. Il vestito metteva in risalto alla perfezione la sua figura, e nei suoi occhi brillava una felicità tranquilla, quasi eterea. Elena non riuscì a trattenere lentusiasmo:

Mio Dio, sembri proprio radiosa! esclamò senza staccare gli occhi dallamica. Sono così felice per te! Finalmente hai voltato pagina e hai aperto il cuore a nuovi sentimenti, dimenticando Niccolò! Sei stata davvero brava!

Isabella si rabbuiò leggermente, il sorriso le scomparve dal viso allistante. Si affrettò a occuparsi delle chiusure dellabito, cercando di non guardare Elena.

Meglio toglierlo, mormorò slacciando con destrezza i piccoli ganci sul fianco. Manca solo due settimane al matrimonio. Se dovesse succedere qualcosa allabito, non si troverebbe più uno uguale.

Elena si morse il labbro. Capì subito di aver detto troppo. Perché aveva ricordato Niccolò proprio allora? Ora che nella vita di Isabella era finalmente arrivato un uomo degno, ogni riferimento al passato era del tutto fuori luogo! Niccolò non meritava neanche una lacrima di Isabella, soprattutto dopo tutto quello che aveva combinato!

Un tempo Isabella lo considerava davvero luomo giusto, quello unico. La ragazza credeva che la loro relazione fosse seria e destinata a durare! Ma a poco a poco tutto cominciò a sgretolarsi. Prima si allontanò, trovando scuse per non vedersi, poi criticò apertamente le sue scelte, i suoi amici, i suoi sogni. La convinse a lasciare un progetto promettente al lavoro, la persuase a rinunciare a uno stage allestero, e alla fine insistette perché cambiasse completamente attività.

La famiglia di Isabella non capiva cosa le stesse succedendo. Vedevano come cambiava, come perdeva se stessa, ma non potevano intervenire. I tentativi di parlare si trasformavano in litigi: Niccolò aveva convinto Isabella che i parenti non accettavano lui e cercavano solo di distruggere il loro amore perfetto. Il conflitto crebbe, e a un certo punto Isabella quasi smise di comunicare con i genitori.

Poi lui scomparve. Semplicemente se ne andò, senza spiegare nulla, senza lasciare nemmeno una lettera di addio. Rimase solo una profonda ferita nellanima, e un bambino che Isabella decise di tenere nonostante tutto.

Ripensando a quel momento, mentre lamica si toglieva in fretta labito da sposa, Elena provava un senso di colpa acuto. Voleva solo rallegrarsi per Isabella, vederla felice. E di certo non intendeva risvegliare ricordi così dolorosi.

Il piccolo Niccolò aveva quattro anni. Era un bambino vivace e curioso, che faceva domande su tutto. Provava a capire perché il cielo fosse azzurro, si interessava a dove andassero le nuvole, guardava con entusiasmo gli insetti durante le passeggiate. Le educatrici allasilo notavano spesso la sua intelligenza: Niccolò imparava in fretta le cose nuove, memorizzava facilmente le poesie e ascoltava con interesse le fiabe lunghe.

Quasi tutto il tempo il bambino lo passava dai nonni, i genitori di Isabella. Loro con gioia si erano presi cura del nipote e lo aiutavano a crescere in ogni modo. Proprio loro avevano scelto lasilo con lo studio della lingua inglese, proprio loro avevano iniziato a portarlo in piscina, proprio loro lo avevano iscritto a danza. Isabella invece andava a trovare il figlio qualche volta alla settimana, ma non rimaneva mai più di unora.

La ragione era semplice e dolorosa. Il piccolo Niccolò somigliava in modo sorprendente al padre. Gli stessi capelli scuri e ricci, lo stesso taglio degli occhi, lo stesso sorriso un po canzonatorio. Ogni volta che guardava il figlio, Isabella sembrava tornare al passato, a quei giorni in cui credeva che la loro famiglia sarebbe stata felice. Amava il bambino con tutto il cuore, era orgogliosa dei suoi successi, si rallegrava per ogni sorriso. Ma insieme allamore arrivava sempre un dolore acuto e struggente. Bastava che lo prendesse in braccio o lo guardasse negli occhi perché le lacrime le salissero agli occhi. Si voltava, fingeva di sistemare i vestiti o di cercare qualcosa nella borsa, e poi piangeva piano quando Niccolò non poteva vederla.

Una sera Isabella andò a prendere Niccolò a casa dei genitori. Il bambino sedeva sul tappeto e assemblava un puzzle, aggrottando le sopracciglia concentrato. Vedendo la mamma balzò in piedi felice e le corse incontro.

Mamma, guarda! la tirò verso il tappeto. Lho quasi finito. Cè una casetta e un albero, e qui ci sarà un cane!

Isabella si sedette accanto, cercando di sorridere.

È molto bello, disse accarezzandogli la testa. Bravo, metti tutto così ordinatamente.

Niccolò rifletté un momento, poi alzò gli occhi su di lei:

Mamma, dovè il mio papà? Allasilo tutti i bambini hanno il papà, solo io no

Isabella si irrigidì. Dentro di sé tutto si strinse, ma cercò di mantenere un tono calmo:

Non lo so, figliolo. Il papà è lontano ora. Ma pensa a te, davvero.

E perché non chiama? Niccolò aggrottò la fronte come se stesse risolvendo un problema difficile. Gli racconterei che ho imparato a legare le stringhe da solo!

Lui è semplicemente molto impegnato, mormorò Isabella sentendo un nodo alla gola. Ma sono sicura che è orgoglioso di te.

Il bambino pensò per un secondo, poi annuì come se accettasse la spiegazione e tornò al puzzle.

Va bene. Allora finirò questa casetta e il papà vedrà quanto sono intelligente!

Isabella sedeva accanto, osservandolo, e ingoiava in silenzio le lacrime. Voleva dirgli qualcosaltro, consolarlo, ma le parole non venivano. Invece allungò la mano e gli accarezzò di nuovo i capelli, inspirando lodore dello shampoo per bambini e cercando di trattenere quel momento in cui suo figlio era vicino, felice e fiducioso, nonostante tutte le domande a cui lei non aveva risposte.

Nonostante ciò Isabella non smetteva di pensare a Niccolò. Nel profondo dellanima continuava a cercargli giustificazioni. Forse gli era successo qualcosa di terribile? Forse era finito nei guai e non poteva farsi vivo? Questi pensieri la aiutavano a resistere, a non sprofondare nella disperazione.

I familiari avevano provato più volte a parlarle chiaro. La mamma accennava con cautela che non bisognava vivere nel passato, che bisognava concentrarsi sul figlio e sulla sua vita. Gli amici dicevano apertamente che lui laveva lasciata e che era ora di accettare il fatto e andare avanti. Ma Isabella si rifiutava di ascoltarli. Obiettava con calore, raccontava di quanto fossero stati felici, ricordava le promesse che lui aveva fatto. Le discussioni finivano spesso con lei che si chiudeva in se stessa, e gli interlocutori sospirando si ritiravano.

Nel frattempo Isabella non stava con le mani in mano. Di tanto in tanto controllava i social, chiamava vecchi luoghi conosciuti dove lui poteva apparire, scriveva persino post chiedendo aiuto nelle ricerche. Tutto senza risultato. Ma non poteva, o non voleva, rassegnarsi allidea che Niccolò se ne fosse semplicemente andato di sua volontà e non avesse intenzione di tornare.

E poi, dopo cinque lunghi anni, nella vita di Isabella apparve una persona che riuscì a sciogliere il suo cuore. Successe quasi per caso: si erano conosciuti al compleanno di un amico comune. Edoardo attirò subito la sua attenzione. Luomo era affidabile, non si poteva dire altrimenti. Era vero, sincero, buono, premuroso, il migliore.

Fin dai primi incontri Isabella sentì che con questuomo poteva essere se stessa. Edoardo non le chiedeva di mostrarsi sempre allegra o di sorridere per sempre. Se era stanca le proponeva semplicemente di tornare a casa. Se voleva stare in silenzio non cercava di farla parlare. Edoardo si rivelò esattamente luomo che sembrava aver cercato: serio, equilibrato e, soprattutto, sinceramente innamorato.

I suoi sentimenti si manifestavano anche nei dettagli: nel modo in cui scopriva in anticipo quale caffè le piaceva, nel ricordare i nomi dei suoi colleghi e interessarsi ai loro affari, nel prendersi in carico discretamente le questioni domestiche. Era pronto a portarla letteralmente in braccio, e Isabella, a dire il vero, approfittava appieno di questi sentimenti.

La colpì particolarmente il modo in cui Edoardo trovò un linguaggio comune con il piccolo Niccolò. Al loro primo incontro il bambino osservava luomo sconosciuto con diffidenza, tenendosi per mano alla mamma. Ma Edoardo la sorprese anche qui. Si accovacciò per essere allo stesso livello di Niccolò e gli chiese quali cartoni animati gli piacevano. Dopo mezzora stavano già assemblando insieme un set di costruzioni, e Niccolò mostrava con entusiasmo allospite i suoi giocattoli preferiti.

Col tempo Edoardo divenne un ospite frequente in casa dei genitori di Isabella, dove viveva Niccolò. Portava il bambino al parco, gli insegnava ad andare in bicicletta, gli leggeva fiabe prima di dormire. E una volta, quando Isabella li sorprese mentre disegnavano insieme, Edoardo disse tranquillamente che avrebbe voluto diventare un vero padre per lui e che, se lei glielo avesse permesso, era pronto ad adottare Niccolò.

Elena si rallegrava sinceramente per lamica. Vedeva come Isabella cambiava gradualmente: appariva un luccichio negli occhi, scompariva lombra eterna di ansia sul viso, e il sorriso diventava non forzato ma genuino. Ma quel giorno Elena commise un errore fastidioso, toccando involontariamente una vecchia ferita menzionando Niccolò nella conversazione. Ora sperava solo che Isabella non si fosse troppo turbata e non cadesse nello sconforto.

Ma la ragazza si comportò in modo sorprendentemente calmo.

Sono cresciuta, disse con un leggero sorriso disponendo accuratamente labito sul letto. E capisco chiaramente che i miei sentimenti per Niccolò devono rimanere nel passato. A volte mi pento persino di aver chiamato il figlio allo stesso modo. Ero stupida, non volevo ascoltare i consigli di nessuno. Come avete fatto a sopportarmi?

Elena toccò cautamente la sua mano:

Hai intenzione di riprendere Niccolò dai genitori?

Sì, rispose Isabella diventando improvvisamente seria. Edoardo insiste particolarmente su questo. Ha persino proposto di cambiare nome al bambino. Dice che così sarà più semplice per me. In ogni caso il certificato di nascita dovrà essere rifatto quando passerà ladozione.

Fece una pausa, guardando le gocce di pioggia scorrere sul vetro della finestra.

Sai, prima avevo paura che il piccolo Niccolò mi ricordasse continuamente il passato. Ma ora capisco che mi sbagliavo. È mio figlio, e deve avere uninfanzia completa, con due genitori che lo amano. I nonni vanno bene, ma non possono sostituire i genitori. E Edoardo lo capisce. Vuole davvero diventare un padre per lui. Dovresti vedere quanto si è affezionato al bambino!

Ottima idea! si animò Elena. Puoi chiedere al figlio quale nome gli piace di più. Così si abituerà più velocemente ai cambiamenti.

Non ne sono sicura. Per ora non so come procedere. Cè ancora tempo, ci penseremo.

In realtà Isabella mentiva un po. Amava ancora Niccolò, e questo amore non era scomparso. Solo che questo amore non le aveva portato niente di buono. I genitori le negavano sempre più spesso il contatto con il figlio, perché la ragazza quasi a ogni incontro cominciava a piangere, spaventando il bambino. Gli amici non volevano più sentire dei suoi problemi e dubitavano della sua sanità mentale alle sue spalle. Quindi era ora di lasciar andare il passato e concentrarsi sul presente.

Per esempio al matrimonio.

Solo che era terribilmente difficile.

Edoardo era senza dubbio una brava persona, ma non era Niccolò. Isabella non provava per lui sentimenti profondi, usava solo il suo affetto per i propri interessi.

Se Niccolò fosse tornato, avrebbe dato tutto per stare accanto a lui.

Non ci sarà il matrimonio! disse Isabella con gli occhi ardenti, quasi ballando. Ci separiamo come due navi in mare!

Edoardo guardava Isabella perplesso, cercando di capire le sue parole. Mancava solo una settimana al matrimonio: avevano già discusso il menu, scelto i fiori, invitato gli ospiti. Tutto sembrava così reale, così vicino. E ora lei diceva che non ci sarebbe stato il matrimonio?

Come non ci sarà? luomo cercava di capire se la sua fidanzata parlasse sul serio o avesse fatto uno stupido scherzo. Isabella, cosa è successo? Spiegami bene.

Ma Isabella si limitò a scrollare le spalle alle sue domande. Andava avanti e indietro per la stanza, prendeva cose dagli scaffali e le buttava in una valigia aperta. I suoi occhi brillavano, sulle labbra giocava un sorriso così insolito, così sincero.

Niccolò è tornato! sputò fuori senza guardare Edoardo. Nella sua voce cera una felicità così autentica che dentro di lui tutto si spezzò. È arrivato ieri, ci siamo spiegati. Non credevo nemmeno allinizio che fosse vero!

Si fermò finalmente, si voltò verso di lui, e nel suo sguardo non cera ombra di rimpianto, solo gioia e impazienza.

Ti sono grata per gli ultimi sei mesi, continuò ammorbidendo un po il tono. Con te era tranquillo, confortevole. Sei una persona meravigliosa, Edoardo. Ma non ti ho mai amato veramente. Ora che ho una possibilità di vera felicità non posso lasciarmela sfuggire.

Edoardo sentì un vuoto freddo espandersi nel petto. Niccolò. Ancora Niccolò. Quella stessa persona di cui Isabella parlava con tale adorazione che Edoardo si sentiva involontariamente di troppo. Sapeva che pensava ancora a lui, ma sperava che il tempo e la loro vita insieme cambiassero i suoi sentimenti.

Hai già parlato con lui? riuscì finalmente a dire, la voce sembrava soffocata come se gli mancasse laria. Cosa ha detto? Che scusa ha inventato questa volta?

Non si è giustificato, rispose Isabella piuttosto bruscamente. Ha semplicemente detto che ha capito che errore ha commesso. Che tutto questo tempo ha pensato solo a me!

Si voltò di nuovo, continuando a mettere le cose, mentre Edoardo rimase fermo, sentendo come il mondo intorno perdesse lentamente i colori.

Abbiamo parlato al telefono, continuò rovistando nelle cose nel cassetto della scrivania, controllando se fosse rimasto qualcosa di importante. I suoi genitori hanno insistito per gli studi a New York, e lui non ha potuto avvertirmi della partenza. Riesci a immaginarlo? Tutto questo tempo ha pensato solo a me, semplicemente non aveva modo di contattarmi. Ma ora tutto si sistemerà: staremo insieme e vivremo una lunga vita felice!

Nella memoria di Isabella riaffiorò quella stessa conversazione con Niccolò, la loro prima telefonata dopo la lunga separazione. La voce di Niccolò suonava agitata, un po spezzata:

Isabella, so che tutto questo sembra terribile. Ma capisci: i miei genitori mi hanno messo letteralmente davanti al fatto compiuto. Hanno detto: o studi a New York o mi rinnegano. Ho provato a resistere, onestamente. Ma hanno bloccato tutte le mie carte, disattivato laccesso ai conti. Non avevo nemmeno un telefono mio!

Perché non mi hai chiamato almeno una volta? la voce di Isabella tremò, ma fece del suo meglio per non mostrare il risentimento.

Non potevo. Cosa ti avrei detto? Che ero un debole per aver obbedito ai genitori?

Allora, ascoltando le sue spiegazioni confuse, Isabella sentì un calore diffondersi dentro di sé. Tutti i risentimenti, tutta lamarezza degli ultimi mesi sembravano dissolversi nella sua voce. Capì improvvisamente che aveva aspettato quella chiamata tutto il tempo, ogni giorno, ogni ora.

Ora tutto sarà diverso, continuò Niccolò. Ho abbandonato gli studi, sono tornato. E non andrò più da nessuna parte.

Queste parole echeggiavano nella sua mente mentre ora stava davanti a Edoardo.

Tacque per un secondo, guardò velocemente la stanza come per assicurarsi di non aver dimenticato nulla. E solo allora notò quanto Edoardo fosse impallidito. Il suo viso era quasi bianco, e lo sguardo era fisso da qualche parte come se la guardasse attraverso.

Non preoccuparti, aggiunse Isabella già un po più dolcemente ma senza ombra di dubbio nella voce. Ho già comunicato a tutti lannullamento del matrimonio. Ho spiegato tutto, ho chiesto di non disturbarti. Certo ti circonderanno i solidali, ma sei forte, ce la farai.

Si avvicinò alla valigia, la tirò verso di sé e sistemò la maniglia come se fosse la cosa più importante in quel momento. Poi guardò di nuovo Edoardo, e nel suo sguardo non cera né rimpianto né esitazioni.

E per favore non chiamarmi, non scrivere messaggi inutili e non lasciare vocali, disse con fermezza quasi in tono di comando. La mia decisione è definitiva e non la cambierò in nessuna circostanza!

Prese la valigia, oscillò leggermente per il peso ma subito si raddrizzò e si diresse verso la porta come se temesse che il minimo indugio potesse minare la sua determinazione.

Edoardo stava in mezzo alla stanza, sentendo come dentro tutto si contraesse per il dolore e la perplessità. Inspirò profondamente cercando di controllarsi. Voleva urlare, pretendere spiegazioni, ma si trattenne: non voleva sembrare debole, disperato. Luomo strinse i pugni poi li aprì lentamente, cercando di parlare con calma, quasi quotidianamente:

Forse ti stai affrettando troppo? disse guardando attentamente Isabella.

Lei si fermò alla porta tenendo la maniglia della valigia ma non si voltò. Le sue spalle erano tese, le dita stringevano forte la maniglia di pelle.

E se non volesse riprendere la relazione? continuò Edoardo facendo un passo più vicino. O si rifiutasse di riconoscere il figlio? O forse ti ha già fatto una proposta?

Isabella si voltò bruscamente. Il suo viso ardeva di eccitazione e irritazione. Fece alcuni passi verso Edoardo come se volesse dimostrare qualcosa, fargli capire.

Mi ha invitato a un discorso serio! sputò fuori. Questo basta! E non provare a denigrarlo: Niccolò non è così!

La sua voce tremò sulle ultime parole, ma subito si riprese, si raddrizzò e tirò di nuovo la valigia verso la porta.

Avresti potuto aiutare, mormorò tra i denti sollevando con difficoltà la valigia pesante.

Edoardo fece un passo avanti meccanicamente come se volesse davvero aiutare, ma si fermò subito. E perché avrebbe dovuto aiutare una persona che aveva calpestato i suoi sentimenti? Luomo vedeva chiaramente che mentalmente la ragazza era già lontana, accanto a Niccolò. Nei suoi occhi si leggeva sicurezza, quasi euforia: tra poco sarebbe iniziata una nuova vita piena di felicità e amore. Evidentemente immaginava come Niccolò lavrebbe accolta con un sorriso, avrebbe detto che tutto sarebbe andato bene, che finalmente sarebbero stati insieme.

Ma nella realtà le cose stavano diversamente. Niccolò, che laveva invitata a un discorso serio, non aveva affatto intenzione di fare una proposta o di giurare amore eterno. Voleva solo spiegarsi, chiudere un vecchio capitolo per iniziare uno nuovo, ma già senza Isabella. Soprattutto perché era già impegnato.

E Isabella, presa dai suoi sogni, non notava lovvio. Aveva aspettato così a lungo quel momento che ora era pronta a credere a qualsiasi cosa pur di non deludersi di nuovo.

Faticando a trascinare la valigia fino alla porta si fermò per un secondo, posò la mano sulla maniglia come se volesse dire qualcosa. Ma ci ripensò, aprì bruscamente la porta ed uscì senza nemmeno voltarsi.

Edoardo rimase in mezzo alla stanza guardando la porta chiusa. Nellaria aleggiava ancora un leggero aroma del suo profumo, e nelle orecchie risuonavano le ultime parole: Niccolò non è così!

Luomo si sedette lentamente su una sedia sentendo la stanchezza calare su di lui come unonda pesante. Tutto era successo troppo in fretta, troppo irrevocabilmente. E ora doveva imparare a vivere con questo: senza Isabella, senza piani per il futuro, senza illusioni.

Niccolò aprì la porta, sorpreso da una visita così mattutina. Sulla soglia cera Isabella con due valigie, il suo viso brillava di gioia e gli occhi ardevano di aspettativa. Si fermò, incapace di pronunciare una parola. Nella testa gli girava solo un pensiero: come aveva potuto sbagliarsi così?

Era convinto che fosse tutto finito da tempo. Quando Isabella aveva iniziato a frequentare Edoardo, Niccolò aveva finalmente tirato un sospiro di sollievo. Ora poteva tornare tranquillamente nella sua città natale, vivere lì con sua moglie, senza temere telefonate improvvise, lacrime e accuse. Aveva persino ringraziato mentalmente Isabella per aver trovato un altro: questo aveva risolto tutti i problemi in un colpo.

Sì, le aveva telefonato e aveva cercato di farle capire che tutto era cambiato, e aveva persino proposto di incontrarsi su un terreno neutrale, ma era una pura formalità.

E ora lei stava alla sua porta con le valigie, chiaramente sperando in qualcosa di più di una semplice conversazione. Niccolò indietreggiò involontariamente di un passo, cercando di raccogliere i pensieri.

Niccolò! esclamò Isabella appena lo vide. Ho deciso tutto. Sono qui e finalmente staremo insieme!

La sua voce suonava così sicura, come se non ci potesse essere altra opzione. Fece un passo avanti, ma Niccolò istintivamente alzò la mano fermandola.

Isabella, aspetta cominciò cercando di parlare il più dolcemente possibile. Probabilmente non sai tutto.

Lei aggrottò la fronte, il sorriso le scivolò lentamente dal viso.

Di cosa stai parlando? Avevamo concordato di incontrarci e discutere tutto!

Niccolò sospirò profondamente, rendendosi conto che il momento era inevitabile.

Sono sposato, Isabella. Da due anni. Io e mia moglie siamo molto felici.

Isabella si irrigidì, i suoi occhi si spalancarono per lo shock. Tacque per alcuni secondi come se non potesse credere a quello che aveva sentito. Poi il suo viso si distorto e nello sguardo si mescolarono panico, offesa e indignazione.

Cosa dici? sussurrò scuotendo la testa. Non può essere. Tu mi avevi chiamato, avevi detto che tutto era cambiato!

Ti ho chiamato per salutarti in modo umano, rispose Niccolò piano. Volevo spiegare che era passato del tempo, che ognuno di noi ha ora la sua vita. Ma tu evidentemente lhai interpretato diversamente.

Isabella indietreggiò di un passo, le sue mani tremavano. Strinse i pugni cercando di controllarsi, ma le emozioni la sopraffacevano.

Tu mi hai mentito tutto questo tempo! gridò, la voce tremava di rabbia. Come hai potuto comportarti così? Ho lasciato tutto per te!

Niccolò sentì crescere lirritazione dentro di sé. Non voleva uno scandalo, non voleva giustificarsi, ma Isabella chiaramente non intendeva andarsene senza chiarire le cose.

Non ti ho mai promesso niente, disse con fermezza. Sei stata tu a decidere che saremmo stati insieme. Non volevo solo ferirti, quindi ho parlato con cautela. Ma ora è chiaro, vero?

Isabella gridò, afferrò una delle valigie e la lanciò con forza sul pavimento. Le cose si sparpagliarono nellingresso, ma non le importava. Gridava, accusava, pretendeva spiegazioni, la sua voce diventava sempre più forte.

Niccolò dovette scortarla educatamente ma insistentemente nel pianerottolo. Chiuse la porta, sperando che mettesse fine alla conversazione. Ma Isabella non si calmava: bussava alla porta, gridava, lo chiamava per nome. I vicini cominciarono a sporgere la testa dalle porte, qualcuno tossiva infastidito, qualcuno protestava ad alta voce.

Dopo unora, quando le grida di Isabella divennero ancora più forti e i vicini avevano seriamente minacciato di chiamare la polizia, lei finalmente se ne andò. Prima di andarsene si voltò, guardò la porta dellappartamento di Niccolò e gridò tra le lacrime:

Tornerò! Te ne pentirai!

Niccolò chiuse gli occhi sentendo la stanchezza sopraffarlo. Capiva che non era la fine. Isabella era ostinata, e se aveva in mente qualcosa non avrebbe rinunciato facilmente.

Entrò in salotto, si sedette sul divano e rifletté. Doveva prendere misure urgenti. In quellappartamento non si poteva più rimanere: Isabella poteva tornare, fare una scenata, disturbare i vicini. Niccolò prese il telefono e aprì il sito di immobili.

Bisogna vendere lappartamento e cercarne uno nuovo, decise. Preferibilmente dallaltra parte della città.

Isabella camminava per strada senza notare nulla intorno. Gli occhi erano velati di lacrime, nella testa giravano frammenti di pensieri, lanima era pesante e vuota. Non riusciva ancora a rendersi conto completamente di quello che era successo. Nella sua immaginazione Niccolò avrebbe dovuto accoglierla a braccia aperte, dire che aveva aspettato quel momento, che finalmente sarebbero stati insieme. Ma la realtà si era rivelata completamente diversa, crudele e spietata.

Vagò a lungo per la città cercando di raccogliere le forze. I piedi la portarono da soli a casa di Edoardo. Isabella si fermò davanti al portone, si asciugò le lacrime, si sistemò i capelli: voleva apparire almeno un po composta. Inspirando profondamente salì al piano giusto e premette indecisa il pulsante del campanello.

Edoardo non aprì subito la porta. Quando finalmente apparve nellapertura il suo viso rimase freddo e distaccato. Guardava Isabella in silenzio senza tentare di invitarla dentro.

Edoardo, ti prego, cominciò lei con voce tremante. So cosa ho combinato. Capisco quanto sia stato stupido e crudele. Ma io voglio rimediare a tutto.

Tacque cercando di trovare le parole. Negli occhi tornarono a brillare le lacrime.

Non menzionerò mai più il nome di Niccolò, continuò guardandolo dritto negli occhi. Lo giuro. È stato tutto un errore. Ho capito che solo con te posso essere felice. Ti prego, dammi una possibilità.

La sua voce suonava sincera, quasi disperata. Credeva davvero a quello che diceva: in quel momento le sembrava che se Edoardo lavesse perdonata tutto si sarebbe sistemato.

Edoardo scosse lentamente la testa. No, una seconda volta non ci sarebbe cascato.

Isabella, disse piano, hai già deciso tutto. Un paio dore fa stavi nel mio appartamento con le valigie e dicevi che te ne andavi da lui. Eri sicura della tua scelta.

Allora mi sbagliavo! lo interruppe. Non capivo cosa stavo facendo. Ero sulle emozioni. Io

Edoardo sospirò, passò una mano tra i capelli. Non era facile per lui, ma sapeva fermamente che non si poteva cedere di nuovo alle emozioni.

Non te ne sei andata solo da me: te ne sei andata da lui. Hai fatto una scelta e io lho accettata. E ora che le cose sono andate male vuoi tornare?

Sì! esclamò Isabella. Perché ti amo. Solo te.

Lui tacque per alcuni secondi, poi sorrise ironicamente e dichiarò inaspettatamente con fermezza:

Non credo più nella sincerità delle tue parole. Addio.

Isabella sentì che dentro tutto si spezzava. Edoardo la guardava con calma, senza rabbia, ma nei suoi occhi non cera traccia di dubbio. Non credeva più davvero in lei.

Ti prego sussurrò ma la voce tremò e si spezzò.

Scusa, disse Edoardo. Ma sarà meglio per tutti e due.

Chiuse la porta, lasciando Isabella in piedi nel corridoio vuoto. Rimase immobile per alcuni secondi, poi si sedette lentamente su un gradino, si coprì il viso con le mani e pianse. Questa volta le lacrime non erano per offesa o rabbia, ma per la consapevolezza amara che aveva perso sia Niccolò che Edoardo e ora non sapeva come andare avanti.Elena entrò nella stanza e si fermò sulla soglia. Davanti a lei, vestita con labito da sposa, stava Isabella, che sembrava davvero splendida. Il vestito metteva in risalto alla perfezione la sua figura, e nei suoi occhi brillava una felicità tranquilla, quasi eterea. Elena non riuscì a trattenere lentusiasmo:

Mio Dio, sembri proprio radiosa! esclamò senza staccare gli occhi dallamica. Sono così felice per te! Finalmente hai voltato pagina e hai aperto il cuore a nuovi sentimenti, dimenticando Niccolò! Sei stata davvero brava!

Isabella si rabbuiò leggermente, il sorriso le scomparve dal viso allistante. Si affrettò a occuparsi delle chiusure dellabito, cercando di non guardare Elena.

Meglio toglierlo, mormorò slacciando con destrezza i piccoli ganci sul fianco. Manca solo due settimane al matrimonio. Se dovesse succedere qualcosa allabito, non si troverebbe più uno uguale.

Elena si morse il labbro. Capì subito di aver detto troppo. Perché aveva ricordato Niccolò proprio allora? Ora che nella vita di Isabella era finalmente arrivato un uomo degno, ogni riferimento al passato era del tutto fuori luogo! Niccolò non meritava neanche una lacrima di Isabella, soprattutto dopo tutto quello che aveva combinato!

Un tempo Isabella lo considerava davvero luomo giusto, quello unico. La ragazza credeva che la loro relazione fosse seria e destinata a durare! Ma a poco a poco tutto cominciò a sgretolarsi. Prima si allontanò, trovando scuse per non vedersi, poi criticò apertamente le sue scelte, i suoi amici, i suoi sogni. La convinse a lasciare un progetto promettente al lavoro, la persuase a rinunciare a uno stage allestero, e alla fine insistette perché cambiasse completamente attività.

La famiglia di Isabella non capiva cosa le stesse succedendo. Vedevano come cambiava, come perdeva se stessa, ma non potevano intervenire. I tentativi di parlare si trasformavano in litigi: Niccolò aveva convinto Isabella che i parenti non accettavano lui e cercavano solo di distruggere il loro amore perfetto. Il conflitto crebbe, e a un certo punto Isabella quasi smise di comunicare con i genitori.

Poi lui scomparve. Semplicemente se ne andò, senza spiegare nulla, senza lasciare nemmeno una lettera di addio. Rimase solo una profonda ferita nellanima, e un bambino che Isabella decise di tenere nonostante tutto.

Ripensando a quel momento, mentre lamica si toglieva in fretta labito da sposa, Elena provava un senso di colpa acuto. Voleva solo rallegrarsi per Isabella, vederla felice. E di certo non intendeva risvegliare ricordi così dolorosi.

Il piccolo Niccolò aveva quattro anni. Era un bambino vivace e curioso, che faceva domande su tutto. Provava a capire perché il cielo fosse azzurro, si interessava a dove andassero le nuvole, guardava con entusiasmo gli insetti durante le passeggiate. Le educatrici allasilo notavano spesso la sua intelligenza: Niccolò imparava in fretta le cose nuove, memorizzava facilmente le poesie e ascoltava con interesse le fiabe lunghe.

Quasi tutto il tempo il bambino lo passava dai nonni, i genitori di Isabella. Loro con gioia si erano presi cura del nipote e lo aiutavano a crescere in ogni modo. Proprio loro avevano scelto lasilo con lo studio della lingua inglese, proprio loro avevano iniziato a portarlo in piscina, proprio loro lo avevano iscritto a danza. Isabella invece andava a trovare il figlio qualche volta alla settimana, ma non rimaneva mai più di unora.

La ragione era semplice e dolorosa. Il piccolo Niccolò somigliava in modo sorprendente al padre. Gli stessi capelli scuri e ricci, lo stesso taglio degli occhi, lo stesso sorriso un po canzonatorio. Ogni volta che guardava il figlio, Isabella sembrava tornare al passato, a quei giorni in cui credeva che la loro famiglia sarebbe stata felice. Amava il bambino con tutto il cuore, era orgogliosa dei suoi successi, si rallegrava per ogni sorriso. Ma insieme allamore arrivava sempre un dolore acuto e struggente. Bastava che lo prendesse in braccio o lo guardasse negli occhi perché le lacrime le salissero agli occhi. Si voltava, fingeva di sistemare i vestiti o di cercare qualcosa nella borsa, e poi piangeva piano quando Niccolò non poteva vederla.

Una sera Isabella andò a prendere Niccolò a casa dei genitori. Il bambino sedeva sul tappeto e assemblava un puzzle, aggrottando le sopracciglia concentrato. Vedendo la mamma balzò in piedi felice e le corse incontro.

Mamma, guarda! la tirò verso il tappeto. Lho quasi finito. Cè una casetta e un albero, e qui ci sarà un cane!

Isabella si sedette accanto, cercando di sorridere.

È molto bello, disse accarezzandogli la testa. Bravo, metti tutto così ordinatamente.

Niccolò rifletté un momento, poi alzò gli occhi su di lei:

Mamma, dovè il mio papà? Allasilo tutti i bambini hanno il papà, solo io no

Isabella si irrigidì. Dentro di sé tutto si strinse, ma cercò di mantenere un tono calmo:

Non lo so, figliolo. Il papà è lontano ora. Ma pensa a te, davvero.

E perché non chiama? Niccolò aggrottò la fronte come se stesse risolvendo un problema difficile. Gli racconterei che ho imparato a legare le stringhe da solo!

Lui è semplicemente molto impegnato, mormorò Isabella sentendo un nodo alla gola. Ma sono sicura che è orgoglioso di te.

Il bambino pensò per un secondo, poi annuì come se accettasse la spiegazione e tornò al puzzle.

Va bene. Allora finirò questa casetta e il papà vedrà quanto sono intelligente!

Isabella sedeva accanto, osservandolo, e ingoiava in silenzio le lacrime. Voleva dirgli qualcosaltro, consolarlo, ma le parole non venivano. Invece allungò la mano e gli accarezzò di nuovo i capelli, inspirando lodore dello shampoo per bambini e cercando di trattenere quel momento in cui suo figlio era vicino, felice e fiducioso, nonostante tutte le domande a cui lei non aveva risposte.

Nonostante ciò Isabella non smetteva di pensare a Niccolò. Nel profondo dellanima continuava a cercargli giustificazioni. Forse gli era successo qualcosa di terribile? Forse era finito nei guai e non poteva farsi vivo? Questi pensieri la aiutavano a resistere, a non sprofondare nella disperazione.

I familiari avevano provato più volte a parlarle chiaro. La mamma accennava con cautela che non bisognava vivere nel passato, che bisognava concentrarsi sul figlio e sulla sua vita. Gli amici dicevano apertamente che lui laveva lasciata e che era ora di accettare il fatto e andare avanti. Ma Isabella si rifiutava di ascoltarli. Obiettava con calore, raccontava di quanto fossero stati felici, ricordava le promesse che lui aveva fatto. Le discussioni finivano spesso con lei che si chiudeva in se stessa, e gli interlocutori sospirando si ritiravano.

Nel frattempo Isabella non stava con le mani in mano. Di tanto in tanto controllava i social, chiamava vecchi luoghi conosciuti dove lui poteva apparire, scriveva persino post chiedendo aiuto nelle ricerche. Tutto senza risultato. Ma non poteva, o non voleva, rassegnarsi allidea che Niccolò se ne fosse semplicemente andato di sua volontà e non avesse intenzione di tornare.

E poi, dopo cinque lunghi anni, nella vita di Isabella apparve una persona che riuscì a sciogliere il suo cuore. Successe quasi per caso: si erano conosciuti al compleanno di un amico comune. Edoardo attirò subito la sua attenzione. Luomo era affidabile, non si poteva dire altrimenti. Era vero, sincero, buono, premuroso, il migliore.

Fin dai primi incontri Isabella sentì che con questuomo poteva essere se stessa. Edoardo non le chiedeva di mostrarsi sempre allegra o di sorridere per sempre. Se era stanca le proponeva semplicemente di tornare a casa. Se voleva stare in silenzio non cercava di farla parlare. Edoardo si rivelò esattamente luomo che sembrava aver cercato: serio, equilibrato e, soprattutto, sinceramente innamorato.

I suoi sentimenti si manifestavano anche nei dettagli: nel modo in cui scopriva in anticipo quale caffè le piaceva, nel ricordare i nomi dei suoi colleghi e interessarsi ai loro affari, nel prendersi in carico discretamente le questioni domestiche. Era pronto a portarla letteralmente in braccio, e Isabella, a dire il vero, approfittava appieno di questi sentimenti.

La colpì particolarmente il modo in cui Edoardo trovò un linguaggio comune con il piccolo Niccolò. Al loro primo incontro il bambino osservava luomo sconosciuto con diffidenza, tenendosi per mano alla mamma. Ma Edoardo la sorprese anche qui. Si accovacciò per essere allo stesso livello di Niccolò e gli chiese quali cartoni animati gli piacevano. Dopo mezzora stavano già assemblando insieme un set di costruzioni, e Niccolò mostrava con entusiasmo allospite i suoi giocattoli preferiti.

Col tempo Edoardo divenne un ospite frequente in casa dei genitori di Isabella, dove viveva Niccolò. Portava il bambino al parco, gli insegnava ad andare in bicicletta, gli leggeva fiabe prima di dormire. E una volta, quando Isabella li sorprese mentre disegnavano insieme, Edoardo disse tranquillamente che avrebbe voluto diventare un vero padre per lui e che, se lei glielo avesse permesso, era pronto ad adottare Niccolò.

Elena si rallegrava sinceramente per lamica. Vedeva come Isabella cambiava gradualmente: appariva un luccichio negli occhi, scompariva lombra eterna di ansia sul viso, e il sorriso diventava non forzato ma genuino. Ma quel giorno Elena commise un errore fastidioso, toccando involontariamente una vecchia ferita menzionando Niccolò nella conversazione. Ora sperava solo che Isabella non si fosse troppo turbata e non cadesse nello sconforto.

Ma la ragazza si comportò in modo sorprendentemente calmo.

Sono cresciuta, disse con un leggero sorriso disponendo accuratamente labito sul letto. E capisco chiaramente che i miei sentimenti per Niccolò devono rimanere nel passato. A volte mi pento persino di aver chiamato il figlio allo stesso modo. Ero stupida, non volevo ascoltare i consigli di nessuno. Come avete fatto a sopportarmi?

Elena toccò cautamente la sua mano:

Hai intenzione di riprendere Niccolò dai genitori?

Sì, rispose Isabella diventando improvvisamente seria. Edoardo insiste particolarmente su questo. Ha persino proposto di cambiare nome al bambino. Dice che così sarà più semplice per me. In ogni caso il certificato di nascita dovrà essere rifatto quando passerà ladozione.

Fece una pausa, guardando le gocce di pioggia scorrere sul vetro della finestra.

Sai, prima avevo paura che il piccolo Niccolò mi ricordasse continuamente il passato. Ma ora capisco che mi sbagliavo. È mio figlio, e deve avere uninfanzia completa, con due genitori che lo amano. I nonni vanno bene, ma non possono sostituire i genitori. E Edoardo lo capisce. Vuole davvero diventare un padre per lui. Dovresti vedere quanto si è affezionato al bambino!

Ottima idea! si animò Elena. Puoi chiedere al figlio quale nome gli piace di più. Così si abituerà più velocemente ai cambiamenti.

Non ne sono sicura. Per ora non so come procedere. Cè ancora tempo, ci penseremo.

In realtà Isabella mentiva un po. Amava ancora Niccolò, e questo amore non era scomparso. Solo che questo amore non le aveva portato niente di buono. I genitori le negavano sempre più spesso il contatto con il figlio, perché la ragazza quasi a ogni incontro cominciava a piangere, spaventando il bambino. Gli amici non volevano più sentire dei suoi problemi e dubitavano della sua sanità mentale alle sue spalle. Quindi era ora di lasciar andare il passato e concentrarsi sul presente.

Per esempio al matrimonio.

Solo che era terribilmente difficile.

Edoardo era senza dubbio una brava persona, ma non era Niccolò. Isabella non provava per lui sentimenti profondi, usava solo il suo affetto per i propri interessi.

Se Niccolò fosse tornato, avrebbe dato tutto per stare accanto a lui.

Non ci sarà il matrimonio! disse Isabella con gli occhi ardenti, quasi ballando. Ci separiamo come due navi in mare!

Edoardo guardava Isabella perplesso, cercando di capire le sue parole. Mancava solo una settimana al matrimonio: avevano già discusso il menu, scelto i fiori, invitato gli ospiti. Tutto sembrava così reale, così vicino. E ora lei diceva che non ci sarebbe stato il matrimonio?

Come non ci sarà? luomo cercava di capire se la sua fidanzata parlasse sul serio o avesse fatto uno stupido scherzo. Isabella, cosa è successo? Spiegami bene.

Ma Isabella si limitò a scrollare le spalle alle sue domande. Andava avanti e indietro per la stanza, prendeva cose dagli scaffali e le buttava in una valigia aperta. I suoi occhi brillavano, sulle labbra giocava un sorriso così insolito, così sincero.

Niccolò è tornato! sputò fuori senza guardare Edoardo. Nella sua voce cera una felicità così autentica che dentro di lui tutto si spezzò. È arrivato ieri, ci siamo spiegati. Non credevo nemmeno allinizio che fosse vero!

Si fermò finalmente, si voltò verso di lui, e nel suo sguardo non cera ombra di rimpianto, solo gioia e impazienza.

Ti sono grata per gli ultimi sei mesi, continuò ammorbidendo un po il tono. Con te era tranquillo, confortevole. Sei una persona meravigliosa, Edoardo. Ma non ti ho mai amato veramente. Ora che ho una possibilità di vera felicità non posso lasciarmela sfuggire.

Edoardo sentì un vuoto freddo espandersi nel petto. Niccolò. Ancora Niccolò. Quella stessa persona di cui Isabella parlava con tale adorazione che Edoardo si sentiva involontariamente di troppo. Sapeva che pensava ancora a lui, ma sperava che il tempo e la loro vita insieme cambiassero i suoi sentimenti.

Hai già parlato con lui? riuscì finalmente a dire, la voce sembrava soffocata come se gli mancasse laria. Cosa ha detto? Che scusa ha inventato questa volta?

Non si è giustificato, rispose Isabella piuttosto bruscamente. Ha semplicemente detto che ha capito che errore ha commesso. Che tutto questo tempo ha pensato solo a me!

Si voltò di nuovo, continuando a mettere le cose, mentre Edoardo rimase fermo, sentendo come il mondo intorno perdesse lentamente i colori.

Abbiamo parlato al telefono, continuò rovistando nelle cose nel cassetto della scrivania, controllando se fosse rimasto qualcosa di importante. I suoi genitori hanno insistito per gli studi a New York, e lui non ha potuto avvertirmi della partenza. Riesci a immaginarlo? Tutto questo tempo ha pensato solo a me, semplicemente non aveva modo di contattarmi. Ma ora tutto si sistemerà: staremo insieme e vivremo una lunga vita felice!

Nella memoria di Isabella riaffiorò quella stessa conversazione con Niccolò, la loro prima telefonata dopo la lunga separazione. La voce di Niccolò suonava agitata, un po spezzata:

Isabella, so che tutto questo sembra terribile. Ma capisci: i miei genitori mi hanno messo letteralmente davanti al fatto compiuto. Hanno detto: o studi a New York o mi rinnegano. Ho provato a resistere, onestamente. Ma hanno bloccato tutte le mie carte, disattivato laccesso ai conti. Non avevo nemmeno un telefono mio!

Perché non mi hai chiamato almeno una volta? la voce di Isabella tremò, ma fece del suo meglio per non mostrare il risentimento.

Non potevo. Cosa ti avrei detto? Che ero un debole per aver obbedito ai genitori?

Allora, ascoltando le sue spiegazioni confuse, Isabella sentì un calore diffondersi dentro di sé. Tutti i risentimenti, tutta lamarezza degli ultimi mesi sembravano dissolversi nella sua voce. Capì improvvisamente che aveva aspettato quella chiamata tutto il tempo, ogni giorno, ogni ora.

Ora tutto sarà diverso, continuò Niccolò. Ho abbandonato gli studi, sono tornato. E non andrò più da nessuna parte.

Queste parole echeggiavano nella sua mente mentre ora stava davanti a Edoardo.

Tacque per un secondo, guardò velocemente la stanza come per assicurarsi di non aver dimenticato nulla. E solo allora notò quanto Edoardo fosse impallidito. Il suo viso era quasi bianco, e lo sguardo era fisso da qualche parte come se la guardasse attraverso.

Non preoccuparti, aggiunse Isabella già un po più dolcemente ma senza ombra di dubbio nella voce. Ho già comunicato a tutti lannullamento del matrimonio. Ho spiegato tutto, ho chiesto di non disturbarti. Certo ti circonderanno i solidali, ma sei forte, ce la farai.

Si avvicinò alla valigia, la tirò verso di sé e sistemò la maniglia come se fosse la cosa più importante in quel momento. Poi guardò di nuovo Edoardo, e nel suo sguardo non cera né rimpianto né esitazioni.

E per favore non chiamarmi, non scrivere messaggi inutili e non lasciare vocali, disse con fermezza quasi in tono di comando. La mia decisione è definitiva e non la cambierò in nessuna circostanza!

Prese la valigia, oscillò leggermente per il peso ma subito si raddrizzò e si diresse verso la porta come se temesse che il minimo indugio potesse minare la sua determinazione.

Edoardo stava in mezzo alla stanza, sentendo come dentro tutto si contraesse per il dolore e la perplessità. Inspirò profondamente cercando di controllarsi. Voleva urlare, pretendere spiegazioni, ma si trattenne: non voleva sembrare debole, disperato. Luomo strinse i pugni poi li aprì lentamente, cercando di parlare con calma, quasi quotidianamente:

Forse ti stai affrettando troppo? disse guardando attentamente Isabella.

Lei si fermò alla porta tenendo la maniglia della valigia ma non si voltò. Le sue spalle erano tese, le dita stringevano forte la maniglia di pelle.

E se non volesse riprendere la relazione? continuò Edoardo facendo un passo più vicino. O si rifiutasse di riconoscere il figlio? O forse ti ha già fatto una proposta?

Isabella si voltò bruscamente. Il suo viso ardeva di eccitazione e irritazione. Fece alcuni passi verso Edoardo come se volesse dimostrare qualcosa, fargli capire.

Mi ha invitato a un discorso serio! sputò fuori. Questo basta! E non provare a denigrarlo: Niccolò non è così!

La sua voce tremò sulle ultime parole, ma subito si riprese, si raddrizzò e tirò di nuovo la valigia verso la porta.

Avresti potuto aiutare, mormorò tra i denti sollevando con difficoltà la valigia pesante.

Edoardo fece un passo avanti meccanicamente come se volesse davvero aiutare, ma si fermò subito. E perché avrebbe dovuto aiutare una persona che aveva calpestato i suoi sentimenti? Luomo vedeva chiaramente che mentalmente la ragazza era già lontana, accanto a Niccolò. Nei suoi occhi si leggeva sicurezza, quasi euforia: tra poco sarebbe iniziata una nuova vita piena di felicità e amore. Evidentemente immaginava come Niccolò lavrebbe accolta con un sorriso, avrebbe detto che tutto sarebbe andato bene, che finalmente sarebbero stati insieme.

Ma nella realtà le cose stavano diversamente. Niccolò, che laveva invitata a un discorso serio, non aveva affatto intenzione di fare una proposta o di giurare amore eterno. Voleva solo spiegarsi, chiudere un vecchio capitolo per iniziare uno nuovo, ma già senza Isabella. Soprattutto perché era già impegnato.

E Isabella, presa dai suoi sogni, non notava lovvio. Aveva aspettato così a lungo quel momento che ora era pronta a credere a qualsiasi cosa pur di non deludersi di nuovo.

Faticando a trascinare la valigia fino alla porta si fermò per un secondo, posò la mano sulla maniglia come se volesse dire qualcosa. Ma ci ripensò, aprì bruscamente la porta ed uscì senza nemmeno voltarsi.

Edoardo rimase in mezzo alla stanza guardando la porta chiusa. Nellaria aleggiava ancora un leggero aroma del suo profumo, e nelle orecchie risuonavano le ultime parole: Niccolò non è così!

Luomo si sedette lentamente su una sedia sentendo la stanchezza calare su di lui come unonda pesante. Tutto era successo troppo in fretta, troppo irrevocabilmente. E ora doveva imparare a vivere con questo: senza Isabella, senza piani per il futuro, senza illusioni.

Niccolò aprì la porta, sorpreso da una visita così mattutina. Sulla soglia cera Isabella con due valigie, il suo viso brillava di gioia e gli occhi ardevano di aspettativa. Si fermò, incapace di pronunciare una parola. Nella testa gli girava solo un pensiero: come aveva potuto sbagliarsi così?

Era convinto che fosse tutto finito da tempo. Quando Isabella aveva iniziato a frequentare Edoardo, Niccolò aveva finalmente tirato un sospiro di sollievo. Ora poteva tornare tranquillamente nella sua città natale, vivere lì con sua moglie, senza temere telefonate improvvise, lacrime e accuse. Aveva persino ringraziato mentalmente Isabella per aver trovato un altro: questo aveva risolto tutti i problemi in un colpo.

Sì, le aveva telefonato e aveva cercato di farle capire che tutto era cambiato, e aveva persino proposto di incontrarsi su un terreno neutrale, ma era una pura formalità.

E ora lei stava alla sua porta con le valigie, chiaramente sperando in qualcosa di più di una semplice conversazione. Niccolò indietreggiò involontariamente di un passo, cercando di raccogliere i pensieri.

Niccolò! esclamò Isabella appena lo vide. Ho deciso tutto. Sono qui e finalmente staremo insieme!

La sua voce suonava così sicura, come se non ci potesse essere altra opzione. Fece un passo avanti, ma Niccolò istintivamente alzò la mano fermandola.

Isabella, aspetta cominciò cercando di parlare il più dolcemente possibile. Probabilmente non sai tutto.

Lei aggrottò la fronte, il sorriso le scivolò lentamente dal viso.

Di cosa stai parlando? Avevamo concordato di incontrarci e discutere tutto!

Niccolò sospirò profondamente, rendendosi conto che il momento era inevitabile.

Sono sposato, Isabella. Da due anni. Io e mia moglie siamo molto felici.

Isabella si irrigidì, i suoi occhi si spalancarono per lo shock. Tacque per alcuni secondi come se non potesse credere a quello che aveva sentito. Poi il suo viso si distorto e nello sguardo si mescolarono panico, offesa e indignazione.

Cosa dici? sussurrò scuotendo la testa. Non può essere. Tu mi avevi chiamato, avevi detto che tutto era cambiato!

Ti ho chiamato per salutarti in modo umano, rispose Niccolò piano. Volevo spiegare che era passato del tempo, che ognuno di noi ha ora la sua vita. Ma tu evidentemente lhai interpretato diversamente.

Isabella indietreggiò di un passo, le sue mani tremavano. Strinse i pugni cercando di controllarsi, ma le emozioni la sopraffacevano.

Tu mi hai mentito tutto questo tempo! gridò, la voce tremava di rabbia. Come hai potuto comportarti così? Ho lasciato tutto per te!

Niccolò sentì crescere lirritazione dentro di sé. Non voleva uno scandalo, non voleva giustificarsi, ma Isabella chiaramente non intendeva andarsene senza chiarire le cose.

Non ti ho mai promesso niente, disse con fermezza. Sei stata tu a decidere che saremmo stati insieme. Non volevo solo ferirti, quindi ho parlato con cautela. Ma ora è chiaro, vero?

Isabella gridò, afferrò una delle valigie e la lanciò con forza sul pavimento. Le cose si sparpagliarono nellingresso, ma non le importava. Gridava, accusava, pretendeva spiegazioni, la sua voce diventava sempre più forte.

Niccolò dovette scortarla educatamente ma insistentemente nel pianerottolo. Chiuse la porta, sperando che mettesse fine alla conversazione. Ma Isabella non si calmava: bussava alla porta, gridava, lo chiamava per nome. I vicini cominciarono a sporgere la testa dalle porte, qualcuno tossiva infastidito, qualcuno protestava ad alta voce.

Dopo unora, quando le grida di Isabella divennero ancora più forti e i vicini avevano seriamente minacciato di chiamare la polizia, lei finalmente se ne andò. Prima di andarsene si voltò, guardò la porta dellappartamento di Niccolò e gridò tra le lacrime:

Tornerò! Te ne pentirai!

Niccolò chiuse gli occhi sentendo la stanchezza sopraffarlo. Capiva che non era la fine. Isabella era ostinata, e se aveva in mente qualcosa non avrebbe rinunciato facilmente.

Entrò in salotto, si sedette sul divano e rifletté. Doveva prendere misure urgenti. In quellappartamento non si poteva più rimanere: Isabella poteva tornare, fare una scenata, disturbare i vicini. Niccolò prese il telefono e aprì il sito di immobili.

Bisogna vendere lappartamento e cercarne uno nuovo, decise. Preferibilmente dallaltra parte della città.

Isabella camminava per strada senza notare nulla intorno. Gli occhi erano velati di lacrime, nella testa giravano frammenti di pensieri, lanima era pesante e vuota. Non riusciva ancora a rendersi conto completamente di quello che era successo. Nella sua immaginazione Niccolò avrebbe dovuto accoglierla a braccia aperte, dire che aveva aspettato quel momento, che finalmente sarebbero stati insieme. Ma la realtà si era rivelata completamente diversa, crudele e spietata.

Vagò a lungo per la città cercando di raccogliere le forze. I piedi la portarono da soli a casa di Edoardo. Isabella si fermò davanti al portone, si asciugò le lacrime, si sistemò i capelli: voleva apparire almeno un po composta. Inspirando profondamente salì al piano giusto e premette indecisa il pulsante del campanello.

Edoardo non aprì subito la porta. Quando finalmente apparve nellapertura il suo viso rimase freddo e distaccato. Guardava Isabella in silenzio senza tentare di invitarla dentro.

Edoardo, ti prego, cominciò lei con voce tremante. So cosa ho combinato. Capisco quanto sia stato stupido e crudele. Ma io voglio rimediare a tutto.

Tacque cercando di trovare le parole. Negli occhi tornarono a brillare le lacrime.

Non menzionerò mai più il nome di Niccolò, continuò guardandolo dritto negli occhi. Lo giuro. È stato tutto un errore. Ho capito che solo con te posso essere felice. Ti prego, dammi una possibilità.

La sua voce suonava sincera, quasi disperata. Credeva davvero a quello che diceva: in quel momento le sembrava che se Edoardo lavesse perdonata tutto si sarebbe sistemato.

Edoardo scosse lentamente la testa. No, una seconda volta non ci sarebbe cascato.

Isabella, disse piano, hai già deciso tutto. Un paio dore fa stavi nel mio appartamento con le valigie e dicevi che te ne andavi da lui. Eri sicura della tua scelta.

Allora mi sbagliavo! lo interruppe. Non capivo cosa stavo facendo. Ero sulle emozioni. Io

Edoardo sospirò, passò una mano tra i capelli. Non era facile per lui, ma sapeva fermamente che non si poteva cedere di nuovo alle emozioni.

Non te ne sei andata solo da me: te ne sei andata da lui. Hai fatto una scelta e io lho accettata. E ora che le cose sono andate male vuoi tornare?

Sì! esclamò Isabella. Perché ti amo. Solo te.

Lui tacque per alcuni secondi, poi sorrise ironicamente e dichiarò inaspettatamente con fermezza:

Non credo più nella sincerità delle tue parole. Addio.

Isabella sentì che dentro tutto si spezzava. Edoardo la guardava con calma, senza rabbia, ma nei suoi occhi non cera traccia di dubbio. Non credeva più davvero in lei.

Ti prego sussurrò ma la voce tremò e si spezzò.

Scusa, disse Edoardo. Ma sarà meglio per tutti e due.

Chiuse la porta, lasciando Isabella in piedi nel corridoio vuoto. Rimase immobile per alcuni secondi, poi si sedette lentamente su un gradino, si coprì il viso con le mani e pianse. Questa volta le lacrime non erano per offesa o rabbia, ma per la consapevolezza amara che aveva perso sia Niccolò che Edoardo e ora non sapeva come andare avanti.

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