Io non ti odioIo non ti odio

Eppure niente è cambiato

Chiara tira nervosamente il bordo della manica, guardando fuori dal finestrino del taxi. Dietro il vetro scorrono le strade familiari fin dallinfanzia quelle stesse per cui correva con Luca, ridendo e costruendo piani per il futuro. Sette anni Sette anni interi che non è stata a casa.

Siamo arrivati, echeggia la voce del tassista, interrompendo dolcemente le sue riflessioni.

Il taxi si ferma piano davanti allingresso di un vecchio palazzo di cinque piani. Chiara controlla meccanicamente se il telefono è al suo posto, estrae i soldi, paga e scende. La portiera si chiude, e per un momento rimane ferma, inspirando laria della città natale. È davvero diversa non come nella grande metropoli dove vive adesso. Qui ogni odore, ogni sfumatura di suono sembra risvegliare qualcosa di profondo dentro di lei. Profuma di erba appena tagliata dal parco vicino, un po di pane appena sfornato dalla piccola panetteria allangolo, e ancora di qualcosa di inafferrabile, che si può chiamare solo con una parola: casa. Da questa combinazione il cuore si stringe dolorosamente e allo stesso tempo dolcemente, come se si rallegrasse e temesse allo stesso tempo ciò che laspetta.

È arrivata solo per alcuni giorni. Formalmente per far visita alla madre, per aiutarla a sbrigare documenti che richiedono attenzione da tempo. Vorrebbe anche passeggiare per i luoghi familiari, come per verificare se sono rimasti gli stessi dei suoi ricordi. Ma da qualche parte nellanima si nasconde unaltra ragione forse persino la principale. Desidera disperatamente vedere Luca! E chissà, forse la sua vita cambierà?

Chiara sa che vive non lontano. Non che segua apposta la sua vita no, non ha mai chiesto di lui direttamente. Ma gli amici, quando la incontrano o comunicano sui social, a volte menzionano involontariamente il suo nome. Così apprende frammenti di notizie: ha cambiato lavoro e ora occupa una posizione molto buona, ha comprato un appartamento, ha trasferito sua madre da sé Ogni volta che sente qualcosa su di lui, per un momento immagina come appare adesso, cosa fa, a cosa pensa. Ma subito scaccia questi pensieri, temendo di dar loro troppo spazio nel suo cuore

**********************

Il giorno dopo Chiara decide di passeggiare per il centro della città. Non ha piani particolari vuole solo respirare laria cittadina, guardare i luoghi familiari alla luce del giorno, sentire il ritmo delle strade che una volta era parte della sua vita. Cammina senza fretta, sbircia nelle vetrine dei negozi, sorride fugacemente riconoscendo qualcosa di dimenticato da tempo: ecco il chiosco delle giornali dove comprava i fumetti, ecco la panchina dove sedeva con le amiche dopo la scuola, ecco il caffè dove ha provato per la prima volta il cappuccino e per poco non lo ha rovesciato sulla nuova camicetta.

E allimprovviso lo vede.

Luca cammina sul lato opposto della strada. Non la nota guarda avanti, con la testa leggermente inclinata, come se riflettesse su qualcosa. Chiara si blocca. Tutto dentro di lei si capovolge così bruscamente che per un istante dimentica persino come respirare. Non è cambiato affatto sempre alto, con la stessa andatura leggera, un po rilassata, che ricordava dalla giovinezza. La stessa sagoma, gli stessi movimenti, persino la stessa pettinatura.

Senza pensarci, corre attraverso la strada. Il semaforo lampeggia giallo, da qualche parte suona un clacson acuto, ma lei a malapena lo sente. Le gambe la portano avanti da sole, il cuore batte così forte che sembra udibile per tutta la strada.

Luca! esclama quando lo raggiunge davanti al negozio.

La voce trema non pensava di essere così agitata. Lui si volta e niente. Nessuna gioia nello sguardo, nessuna rabbia. Niente.

Chiara? pronuncia lui con calma, quasi con indifferenza.

Questo tono così uniforme, privo di emozioni la colpisce più di quanto si aspettasse. Tutto ciò che si era accumulato dentro per sette anni esplode allimprovviso. Gli occhi si riempiono di lacrime, la voce trema, e lei non riesce più a fermarsi.

Luca, io sono così in colpa, dice la ragazza, faticando a trovare le parole. So che non ho il diritto nemmeno di avvicinarmi a te, ma io singhiozza, prova a raccogliersi, ma le lacrime scorrono sulle guance e non prova nemmeno a asciugarle. Ti amo. Ti amo ancora. Perdonami. Per favore, perdonami!

Parla velocemente, in modo confuso, come se temesse che se si ferma non potrà più continuare. Nella testa girano tante cose giustificazioni, spiegazioni, richieste ma ora escono solo le parole più importanti. Quelle che ha tenuto dentro per tanti anni.

Lo abbraccia, si stringe forte al petto, come se questo gesto potesse restituire ciò che è stato perso sette anni fa. In questo momento per lei non esiste né la strada rumorosa, né i passanti, né il tempo solo il calore del suo corpo e la disperata speranza che lui ricambi labbraccio.

Luca non si allontana subito. Per una frazione di secondo le sembra che lui esiti le spalle si abbassano un po, le mani si alzano appena, come se anche lui volesse abbracciarla in risposta. Questo movimento fugace accende in lei una scintilla di speranza: forse tutto può ancora essere sistemato, forse anche lui ha conservato questi ricordi nel cuore Forse hanno ancora un futuro!

Ma listante svanisce. Luca stringe fermamente le sue spalle e delicatamente, ma senza cedere, la allontana da sé. Il suo viso rimane calmo, quasi impassibile, e lo sguardo fermo, quasi freddo. In questi occhi non cè più il ragazzo con cui rideva fino alle lacrime e sognava il futuro. Davanti a lei cè un uomo adulto, i cui sentimenti sono nascosti da tempo dietro un muro solido.

Sparisci da qui, sussurra lui allorecchio.

Lo dice piano e così senza emozioni, come se lei non significasse assolutamente niente per lui. Come se fosse una estranea, non degna della sua attenzione.

Ti odio, aggiunge un secondo dopo e solo ora nello sguardo passa un disprezzo non nascosto.

Si gira e se ne va, senza voltarsi. Chiara rimane in piedi, come stordita. Il mondo intorno continua a vivere la sua vita: le persone si affrettano per gli affari, le auto suonano allincrocio, da qualche parte in lontananza ridono dei bambini… Qualcuno dei passanti la guarda di traverso, forse sorpreso perché la ragazza sta in mezzo alla strada con lo sguardo fisso e il viso pallido. Ma lei non nota niente.

Solo il suono dei suoi passi, che si affievolisce in lontananza, e il suo stesso respiro irregolare, intermittente, impotente. Ogni secondo si allunga in uneternità, e nella testa gira lo stesso pensiero: È la fine. Per sempre.

La ragazza cammina lentamente verso casa. Le gambe sembrano non obbedire, ogni passo è difficile, ma cammina, guardando davanti a sé con sguardo assente. Nella testa è vuoto né pensieri, né sentimenti, solo leco sorda delle sue parole, che rimbalzano dentro.

Quando Chiara entra nellappartamento della madre, non prova nemmeno a spiegare qualcosa. Passa semplicemente in silenzio nella stanza, si siede su una sedia e fissa la finestra. La mamma, vedendo il suo viso piangente e lo sguardo spento, non chiede. Sospira solo piano, come se aspettasse questo momento da tempo, e va a mettere il bollitore. Il suono familiare dellacqua che bolle, lodore del tè preparato tutto sembra così ordinario, così contrastante con ciò che accade dentro Chiara. Ma proprio questa semplicità e familiarità la riportano un po alla realtà.

Non mi ha perdonata, sussurra Chiara, stringendo in mano la tazza con il tè caldo. Il vapore caldo le solletica il viso, ma lei quasi non se ne accorge. Le dita stringono più forte involontariamente, come se cercasse di trattenere qualcosa di inafferrabile, e lo sguardo rimane fissato sulla superficie ambrata della bevanda, in cui si riflettono i deboli riflessi della lampada da tavolo.

La madre si siede accanto, piano, senza parole inutili, le accarezza la spalla. Il gesto è morbido, abituale come quando da bambina Chiara tornava a casa con il ginocchio sbucciato o per una lite con unamica. Questo semplice gesto allimprovviso la fa sentire piccola, vulnerabile, come se tutte le decisioni e le azioni adulte degli ultimi anni svanissero senza traccia.

Lo sapevi che sarebbe andata così, dice la madre a bassa voce, senza rimprovero, piuttosto con una quieta tristezza.

Lo sapevo, annuisce Chiara, finalmente staccando lo sguardo dalla tazza. La sua voce suona uniforme, ma in essa si sente stanchezza, come se ripetesse questa frase da tempo nella testa, preparandosi. Ma speravo. Stupido, vero?

Non è stupido, obietta dolcemente la madre. Semplicemente hai scelto tu questa strada. Hai fatto molto male a Luca, lui ha impiegato molto tempo a riprendersi dalla vostra rottura Si è trasformato come Kai dalla fiaba della Regina delle Nevi. Nessuno è più riuscito a toccare il suo cuore.

Chiara sospira profondamente, appoggia la tazza e si appoggia allo schienale della sedia. Davanti agli occhi emergono involontariamente immagini di sette anni fa.

Allora tutto sembrava così semplice, così comprensibile. Aveva ventidue anni letà in cui il futuro si dipinge con colori vivaci, e qualsiasi ostacolo sembra superabile. Accanto cera Luca buono, affidabile, la persona su cui si poteva contare in qualsiasi situazione. Non brillava per eloquenza, non sapeva parlare bene dei sentimenti, ma le sue azioni parlavano più forte delle parole: veniva sempre in aiuto, sapeva ascoltare, supportava anche nelle piccole cose.

Ma cera un problema o meglio, quello che Chiara allora considerava un problema. Luca lavorava in un cantiere, studiava per corrispondenza, sognava di aprire un suo business. I suoi piani erano seri, ben pensati, ma richiedevano tempo e la ragazza non voleva aspettare.

Non sognava ricchezza, no. Voleva non lusso, ma stabilità, sicurezza per il futuro. Voleva sapere che tra un anno, due, cinque anni avrebbe un lavoro, una casa, la possibilità di costruire la vita secondo le sue regole. E accanto a Luca tutto sembrava troppo incerto: lavori saltuari infiniti, studio la sera, sogni sul futuro che per ora rimanevano solo sogni.

E quando lo zio da Milano le ha offerto un lavoro nella sua azienda, ha accettato. Senza pensarci due volte, quasi senza esitare. Era unopportunità reale, tangibile, che non si poteva perdere.

Cera anche unaltra verità quella che Chiara cercava di non ricordare. Nello stesso periodo in cui si è trasferita a Milano e ha trovato lavoro, nella sua vita è apparso Lorenzo. Era un uomo daffari benestante, il doppio della sua età, con modi sicuri e labitudine di ottenere ciò che vuole. Il loro incontro è stato casuale a un evento aziendale, dove Chiara è arrivata in un nuovo vestito, sentendosi un po fuori posto tra i colleghi importanti. Lorenzo le ha subito prestato attenzione: si è seduto vicino a lei, ha attaccato conversazione, ha chiesto del lavoro, dei piani, della vita.

Non lesinava sui segni di attenzione. Prima fiori non mazzi di rose, ma bouquet ordinati, che portavano in ufficio con un biglietto: Alla più bella. Poi inviti a ristoranti, dove Chiara prima poteva solo guardare dalla strada, ammirando larredamento. La portava a mostre, a teatri, regalava cose di cui prima non osava sognare: sciarpe di seta, gioielli eleganti, scarpe con tacco sottile. Ogni regalo era accompagnato da parole su come meritasse una vita migliore, come non dovesse limitarsi, quanto fosse importante saper accettare ciò che offre il destino.

Chiara allinizio resisteva si imbarazzava, rifiutava, cercava di spiegare che non aveva bisogno di tali regali. Ma Lorenzo insisteva dolcemente, convincendola che era solo un segno di attenzione, che ammirava sinceramente la sua intelligenza e bellezza. Gradualmente ha iniziato ad accettare le sue attenzioni. La nuova realtà brillante la catturava: serate in ristoranti accoglienti, viaggi in taxi di prima classe, la possibilità di entrare in qualsiasi negozio e comprare ciò che piaceva, senza controllare il prezzo. Tutto sembrava un sogno magico, da cui non voleva svegliarsi.

E da qualche parte tra questi momenti scintillanti ha iniziato a uscire con Lorenzo. Non perché ardesse di passione per lui, ma perché il suo mondo attirava con la sua leggerezza e sicurezza. Con lui non cera bisogno di preoccuparsi del domani, di chiedersi se bastano i soldi per laffitto o per un nuovo abito per un incontro importante. Lui si prendeva tutto sulle spalle, creando intorno a lei unatmosfera di spensieratezza.

E quella vita le è piaciuta molto. Tanto che Chiara ha dimenticato di pensare al povero ragazzo innamorato di lei. Anzi ora ha iniziato a disprezzarlo, dicendo che Luca non sarebbe mai riuscito a ottenere niente nella vita.

Un giorno Chiara è tornata nella città natale. Non per vedere Luca, non per spiegarsi o almeno salutare. Voleva altro mostrargli la sua nuova vita, dimostrargli di cosa era degna. Da qualche parte dentro covava il pensiero: lasci che veda che non ha sbagliato, che la sua scelta era giusta, che è riuscita a uscire da quellincertezza che circondava la loro relazione.

Ha pianificato attentamente la visita. Ha scelto un caffè sulla strada principale quello dove Luca a volte entrava a bere un caffè dopo il lavoro. Ha indossato un vestito costoso che Lorenzo le ha regalato per il compleanno elegante, con una cintura sottile che metteva in risalto la vita. Al dito brillava un anello con una pietra grande un altro suo regalo. In mano teneva una borsa dellultima collezione, che aveva comprato il giorno prima, appena vista in vetrina.

Quando Luca è entrato nel caffè, Chiara lo ha notato subito. Sedeva vicino alla finestra, ha riso a voce alta di proposito di qualcosa che diceva il suo accompagnatore, e si è girata in modo che Luca la vedesse sicuramente. I loro sguardi si sono incrociati. Nei suoi occhi ha letto smarrimento, dolore, perplessità tutto ciò che cercava di non notare in sé in quei mesi. Ma invece di imbarazzarsi o distogliere lo sguardo, ha sostenuto il suo sguardo senza tremare.

In quel momento le sembrava una vittoria. Ha dimostrato a se stessa e a lui che aveva fatto la scelta giusta. Che la sua vita ora non erano conversazioni infinite sul futuro, ma opportunità reali, lusso e sicurezza. Si convinceva di sentirsi soddisfatta, di aver finalmente ottenuto ciò che meritava.

Ma quando Luca è uscito dal caffè, e lei è rimasta seduta al tavolo, la sua risata è gradualmente svanita. Ha guardato lanello, la borsa, il suo accompagnatore che continuava a raccontare qualcosa, e improvvisamente ha sentito un vuoto strano. Tutto questo cose care, gesti belli, attenzioni improvvisamente sembrava distante e non reale. E anche se continuava a sorridere e sostenere la conversazione, dentro qualcosa sussurrava piano: Ne valeva la pena?

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La vittoria si è rivelata amara questo Chiara lo capisce non subito, ma gradualmente, giorno dopo giorno, la consapevolezza emerge sempre più chiaramente. Allinizio Lorenzo mantiene ancora laspetto di uomo generoso e attento: invita a ristoranti, regala fiori, fa complimenti. Ma col tempo il suo interesse inizia a spegnersi, come una candela a cui non resta più cera.

Prima si manifesta in piccole cose. Invece di parole calde osservazioni contenute. Invece di regali inaspettati messaggi brevi: Passa da quel negozio, scegli qualcosa da sola. Poi iniziano anche veri e propri attacchi. Allimprovviso inizia a criticare il suo aspetto: Forse dovresti curarti un po di più?, il modo di parlare: Perché ridi così forte? È volgare, gli amici con cui si vedeva di rado: Ancora questi conoscenti provinciali? Non ti sembra che sia ora di trovarti un giro più interessante?

La sua presenza nella sua vita diventa sempre più rara. Scompare per alcuni giorni, a volte per settimane, lasciandola sola in un appartamento spazioso che ha affittato lui stesso. Chiara passa le sere da sola, ascoltando il ticchettio dellorologio, o rovistando senza scopo tra le cose nellarmadio. Quando cerca di parlare con lui, spiegare che le manca la loro conversazione, lui si limita a liquidarla, senza guardarla negli occhi:

Hai ottenuto ciò che volevi. Cosa vuoi di più?

Chiara cerca giustificazioni al suo comportamento. Ha un business complicato, pensa, probabilmente molto stress. O: È solo stanco, ha bisogno di tempo. Si convince che sono difficoltà temporanee, che presto tutto si sistemerà, che è solo troppo esigente. Ma in fondo capisce: non è stanchezza né lavoro. È diventata per lui un altro bel giocattolo brillante, nuovo, che attira lattenzione. E quando la novità è sparita, linteresse si è spento.

Resiste. Sopporta le sue parole taglienti, il suo silenzio freddo, le sue lunghe assenze. Sopporta, perché ha paura di ammettere a se stessa una cosa sola ma molto importante: ha sbagliato. Se ammette che la vita brillante si è rivelata vuota, dovrà ammettere anche altro che ha tradito lunica persona che lamava davvero. Che Luca, con il suo lavoro modesto e i sogni del suo business, era quello che la valorizzava semplicemente per quello che era, non per la lucentezza esterna e la conformità alle idee di qualcuno su una compagna ideale.

Col tempo anche gli attributi esterni del lusso smettono di dare gioia. I vestiti costosi, che prima guardava con entusiasmo nei negozi, ora pendono senza vita nellarmadio. I gioielli, che un tempo suscitavano trepidazione, giacciono nello scrigno, come se fossero di altri. I ristoranti, che amava tanto allinizio con la loro luce soffusa, i piatti raffinati e latmosfera di festa ora causano irritazione solo a vederli. Lodore di profumi costosi, che prima le sembrava simbolo di una nuova vita, ora le provoca una leggera nausea.

Sempre più spesso si sorprende a guardare dalla finestra, osservando i passanti, e pensa: E se. Ma subito interrompe questi pensieri, temendo di dar loro libertà. Perché dopo viene una domanda a cui non ha risposta: E poi?

Nelle sere solitarie, quando fuori dalla finestra si addensano lentamente i crepuscoli, e nellappartamento regna un silenzio quasi tintinnante, Chiara pensa sempre più spesso che i suoi sogni di stabilità si sono rivelati in qualche modo vuoti. Immagina una vita in cui cè sicurezza per il domani, dove non cè bisogno di preoccuparsi dei soldi, dove tutto è pianificato e ordinato. Ma ora, seduta in un appartamento spazioso e ben arredato, capisce improvvisamente con chiarezza: senza una persona con cui condividere questa stabilità, tutto questo non ha alcun senso.

I pensieri tornano involontariamente a Luca. Ricorda le sue mani forti, un po ruvide per il lavoro, ma così calde, quando prendeva le sue palme nelle sue. Ricorda il suo sorriso non luminoso, ostentato, ma silenzioso, sincero, che appariva quando era veramente felice. Ricorda come parlava del futuro: senza enfasi e promesse altisonanti, semplicemente condivideva i piani, credeva che tutto sarebbe andato bene per loro. E questa fede era così vera, così tangibile, che Chiara allora sentiva con lui non ha paura di niente

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Il terzo giorno di permanenza a casa Chiara decide di passeggiare nel parco, dove un tempo camminavano insieme. Ecco quella stessa panchina sotto un acero frondoso spesso sedevano qui, chiacchieravano di tutto, ridevano per sciocchezze. Chiara ricorda come Luca, guardando le foglie che cadevano, allimprovviso ha detto: Sai, voglio che abbiamo una nostra casa. Con grandi finestre, così al mattino il sole batte direttamente nella stanza. E che ci sia sempre molta luce e felicità. Allora lei ha solo sorriso, pensando che fossero solo sogni. E ora queste parole suonano diversamente come qualcosa di perso, di mancato.

Si ferma, inspira laria fresca, cercando di raccogliere i pensieri. E in questo momento sente una voce familiare:

Chiara?

Si volta. Davanti a lei cè Andrea il loro amico comune con Luca. Sembra sorpreso, ma subito sorride, come se fosse contento dellincontro.

Non mi aspettavo di vederti qui, dice, alzando leggermente le sopracciglia. Come stai?

Chiara esita per un secondo, scegliendo le parole. Vorrebbe rispondere con leggerezza, disinvoltamente, ma la voce trema un po, anche se cerca di nasconderlo.

Bene, prova a sorridere, e il sorriso non esce così forzato come temeva. Sono venuta a trovare la mamma.

Andrea annuisce, dandole unocchiata attenta, ma non insiste con altre domande. Invece indica una panchina non lontana:

Possiamo sederci? Stavo giusto passeggiando, pensavo dove andare dopo.

Chiara accetta, e si dirigono lentamente verso la panchina. Lungo il percorso Andrea racconta come vanno i suoi affari, cosa di nuovo è successo in città nellultimo periodo. La sua voce suona calma, amichevole, e questo rilassa un po Chiara. Ascolta, a volte inserisce brevi repliche, e intanto pensa a quanto sia strano come si sta svolgendo tutto: è tornata nella città natale, dove ogni angolo ricorda il passato, e già incontra una persona che faceva parte di quella vita.

Andrea annuisce, tace un po, come se cercasse le parole, e poi chiede con calma, senza pressione:

Hai visto Luca?

Chiara abbassa involontariamente gli occhi, lo sguardo scivola sulle foglie cadute sotto i piedi. Non risponde subito nella testa passano ricordi dellincontro di ieri, del suo sguardo freddo, di quelle parole brevi e ferenti. Infine sussurra:

Sì. Ieri.

E comè andata? chiede Andrea, guardandola attentamente.

Lui non vuole più sapere di me, sospira Chiara, faticando a pronunciare ogni parola. La voce suona uniforme, ma in essa si sente depressione, come se cercasse di trattenere dentro una tempesta di emozioni. Mi odia.

Andrea sospira, si siede sulla panchina accanto a lei, si appoggia con i gomiti sulle ginocchia e guarda in lontananza, dove il viale del parco si perde in una foschia autunnale dorata. Per alcuni secondi tace, come se soppesasse cosa dire, e poi parla piano:

Sai, lui ha impiegato molto tempo a riprendersi. Sei semplicemente sparita, Chiara. Né una chiamata, né una lettera. Per lui è stato come un colpo alla schiena.

Chiara stringe le dita, sentendo come dentro tutto si contrae. Lo sapeva, lo capiva, ma sentire la conferma da unaltra persona risulta più pesante di quanto si aspettasse.

Lo so, sussurra, senza alzare lo sguardo. Ho colpa.

Andrea gira leggermente la testa verso di lei, ma non preme, non inizia a fare prediche. Invece continua, sempre con calma:

Ha cercato di dimenticarti. È uscito con qualcuno, ma non è andato. Dice che nessuno può amare come te. Stava molto male, capisci? E dopo la tua apparizione dimostrativa Pensavo che si sarebbe chiuso completamente!

Chiara annuisce in silenzio. Immagina come Luca ha cercato di andare avanti, come si è costretto a non pensare a lei, come probabilmente sobbalzava al suono di una voce simile o a un ricordo casuale. E da questo pensiero diventa ancora più doloroso non perché ha sofferto, ma perché proprio lei è stata la causa di questo dolore.

Non sapevo che sarebbe andata così, dice piano, più a se stessa che ad Andrea. Pensavo di fare la scelta giusta. Volevo stabilità.

Andrea non discute, non cerca di convincerla del contrario. Si siede semplicemente accanto, dandole tempo per digerire ciò che ha sentito. Nel parco soffia il vento, le foglie girano in una danza lenta, e da qualche parte in lontananza ridono dei bambini che giocano vicino alla fontana. La vita procede per la sua strada.

Chiara stringe i pugni così forte che le unghie si conficcano leggermente nella pelle dei palmi. Cerca di trattenere le lacrime, ma le salgono comunque agli occhi, offuscando lo sguardo. Dentro tutto si contrae per la consapevolezza amara: non può sistemare niente, non può riportare indietro il tempo, non può cancellare ciò che ha combinato.

Non chiedo che mi perdoni, pronuncia con voce tremante, faticando a scegliere le parole. Volevo solo che sapesse mi dispiace! Ogni giorno rimpiango ciò che ho fatto. Questi pensieri non mi danno pace! Ricordo continuamente comera e come ho rovinato tutto.

Andrea la guarda attentamente, senza condanna. Non si affretta a rispondere si vede che soppesa ogni parola.

Forse non ha bisogno di saperlo, dice finalmente piano, ma con fermezza. Lascialo in pace, non tornare più, fai solo peggio. Ha impiegato molto tempo a riprendersi dalla tua partenza. E probabilmente ha imparato a cavarsela in qualche modo. E la tua apparizione ha di nuovo agitato tutto! Ieri mi ha chiamato e era ubriaco fradicio. Non lo vedevo così da tempo, capisci? Non rovinare la sua vita, Chiara.

La ragazza si morde forte il labbro, ma tace. Capisce che Andrea ha ragione! Il suo ritorno improvviso, il tentativo di incontrare Luca tutto questo ha solo riaperto vecchie ferite, che lui cercava di curare tutti questi anni. Voleva espiare la colpa, ma forse con questo gli ha solo causato un nuovo dolore…

*************************

La sera Chiara siede alla finestra nellappartamento della mamma. Dietro il vetro si accendono lentamente le luci della città gialle, arancioni, bianche si fondono in un mosaico bizzarro, scintillano e si riflettono, creando unillusione di festa. Ma lei non ha tempo per la bellezza delle strade serali. Nella testa girano pensieri uno dopo laltro, come fotogrammi di un vecchio film che non può fermare.

Immagina come avrebbe potuto essere tutto se fosse rimasta allora. Come avrebbero affittato insieme il primo appartamento, come Luca avrebbe costruito il suo business, come avrebbero pianificato il futuro, ridendo per piccoli contrattempi, rallegrandosi per piccole vittorie. Pensa a quanti momenti felici ha perso, quante parole calde non ha detto, quanti abbracci non ha condiviso. Ma il passato non si cambia questo lo capisce chiaramente, come mai prima.

Il giorno dopo Chiara parte. Raccoglie le cose senza fretta, senza agitazione, come se volesse ritardare il momento del commiato. La mamma sta sulla porta della stanza, osservandola in silenzio, e nei suoi occhi si legge una quieta tristezza non un rimprovero, ma solo dolore perché la figlia se ne va di nuovo.

Abbi cura di te, dice la mamma, quando Chiara è già in corridoio, tenendo in mano la valigia.

Chiara annuisce, la bacia sulla guancia, si trattiene un secondo, inspirando lodore familiare di casa, e poi esce in strada.

Alla stazione compra un biglietto per Milano vuole pensare. Un paio di giorni in treno, in compagnia di persone estranee Forse questo le aiuterà a capire come vivere dora in poi.

Il treno si muove dolcemente, oscillando leggermente sui binari. Chiara non distoglie lo sguardo dalla finestra. Dietro il vetro scivolano lentamente i contorni familiari della città: palazzi di cinque piani con balconi pieni di fiori, il parco giochi dove un tempo passeggiava con le amiche, la piccola panetteria con linsegna colorata. Le persone si affrettano per i loro affari qualcuno con una borsa di prodotti, qualcuno con un ombrello aperto nonostante il tempo sereno, qualcuno che corre alla fermata dellautobus. Tutto questo è così ordinario, così familiare, ma ora sembra infinitamente lontano.

Da qualche parte lì, tra queste strade e case, è rimasta la persona che ama più di tutto al mondo. Una persona i cui occhi brillavano quando parlava del futuro, le cui mani sapevano fare il lavoro pesante e tenere dolcemente la sua mano. Una persona a cui non ha trovato il tempo di spiegare la sua partenza, a cui non ha dato la possibilità di salutarsi. E ora è perso per lei per sempre questo lo capisce chiaramente, per quanto cerchi di convincersi che non è ancora finita…

*************************

Passano sei mesi. Chiara continua a vivere a Milano, va al lavoro, incontra gli amici per un caffè nei weekend, risponde alle domande sul suo benessere e sui piani. Esternamente tutto sembra lo stesso di prima: lo stesso programma, gli stessi posti, le stesse conversazioni. Ma dentro di lei qualcosa è cambiato in modo irreversibile. Non fugge più dal passato, non cerca di nasconderlo dietro nuove conoscenze, acquisti costosi o unagenda piena. Ora lo guarda direttamente, senza paura: accetta il suo errore, riconosce il dolore che ha causato, e il suo sincero pentimento.

Ha imparato a svegliarsi con il pensiero che la vita continua. Ha imparato a dirsi: Ho fatto ciò che ho fatto. È stato sbagliato, ma ormai non si può cambiare. E in questa accettazione cè un sollievo strano, silenzioso non gioia, no, ma almeno la possibilità di respirare più regolarmente, di guardare avanti senza panico.

Una sera, mentre Chiara prepara la cena, il telefono emette un bip silenzioso, notificando un nuovo messaggio. Si asciuga le mani con un asciugamano, prende lo smartphone e vede un numero sconosciuto. Solo una frase sullo schermo: Non ti odio. Ma non posso perdonarti.

Chiara rimane immobile. Le dita stringono da sole il telefono, e il cuore per un secondo sembra fermarsi, poi batte più veloce. Si abbassa lentamente sul pavimento, stringendo lo smartphone al petto, come se cercasse di sentire attraverso di esso il battito di un altro cuore quello della persona che ha scritto queste parole.

Non sa cosa significhi. Non capisce come interpretare queste righe se come un passo verso di lei, o come un definitivo addio. Ma per la prima volta da molto tempo le sembra che tra loro sia rimasta almeno una sorta di filo. Sottile, fragile, pronto a spezzarsi al minimo movimento incauto, ma comunque un legame. Qualcuno là, in unaltra città, pensa a lei. Qualcuno ha deciso di scrivere, nonostante il dolore e il risentimento. Qualcuno non ha chiuso del tutto la porta.

Chiara sorride tra le lacrime. Il sorriso esce timido, incerto, ma vero. Forse non è la fine. Forse un giorno potranno parlare con calma, senza accuse, senza tentativi di giustificare se stessi o laltro. Forse troveranno parole che aiuteranno entrambi a andare avanti insieme o separati, ma già con una chiara comprensione.

Per ora per ora le basta sapere che lui pensa ancora a lei. Che da qualche parte là, a centinaia di chilometri, vive una persona che la ricorda non solo come un errore del passato, ma come parte della sua storia.

E questo per ora è stato sufficiente. Eppure niente è cambiato

Chiara tira nervosamente il bordo della manica, guardando fuori dal finestrino del taxi. Dietro il vetro scorrono le strade familiari fin dallinfanzia quelle stesse per cui correva con Luca, ridendo e costruendo piani per il futuro. Sette anni Sette anni interi che non è stata a casa.

Siamo arrivati, echeggia la voce del tassista, interrompendo dolcemente le sue riflessioni.

Il taxi si ferma piano davanti allingresso di un vecchio palazzo di cinque piani. Chiara controlla meccanicamente se il telefono è al suo posto, estrae i soldi, paga e scende. La portiera si chiude, e per un momento rimane ferma, inspirando laria della città natale. È davvero diversa non come nella grande metropoli dove vive adesso. Qui ogni odore, ogni sfumatura di suono sembra risvegliare qualcosa di profondo dentro di lei. Profuma di erba appena tagliata dal parco vicino, un po di pane appena sfornato dalla piccola panetteria allangolo, e ancora di qualcosa di inafferrabile, che si può chiamare solo con una parola: casa. Da questa combinazione il cuore si stringe dolorosamente e allo stesso tempo dolcemente, come se si rallegrasse e temesse allo stesso tempo ciò che laspetta.

È arrivata solo per alcuni giorni. Formalmente per far visita alla madre, per aiutarla a sbrigare documenti che richiedono attenzione da tempo. Vorrebbe anche passeggiare per i luoghi familiari, come per verificare se sono rimasti gli stessi dei suoi ricordi. Ma da qualche parte nellanima si nasconde unaltra ragione forse persino la principale. Desidera disperatamente vedere Luca! E chissà, forse la sua vita cambierà?

Chiara sa che vive non lontano. Non che segua apposta la sua vita no, non ha mai chiesto di lui direttamente. Ma gli amici, quando la incontrano o comunicano sui social, a volte menzionano involontariamente il suo nome. Così apprende frammenti di notizie: ha cambiato lavoro e ora occupa una posizione molto buona, ha comprato un appartamento, ha trasferito sua madre da sé Ogni volta che sente qualcosa su di lui, per un momento immagina come appare adesso, cosa fa, a cosa pensa. Ma subito scaccia questi pensieri, temendo di dar loro troppo spazio nel suo cuore

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Il giorno dopo Chiara decide di passeggiare per il centro della città. Non ha piani particolari vuole solo respirare laria cittadina, guardare i luoghi familiari alla luce del giorno, sentire il ritmo delle strade che una volta era parte della sua vita. Cammina senza fretta, sbircia nelle vetrine dei negozi, sorride fugacemente riconoscendo qualcosa di dimenticato da tempo: ecco il chiosco delle giornali dove comprava i fumetti, ecco la panchina dove sedeva con le amiche dopo la scuola, ecco il caffè dove ha provato per la prima volta il cappuccino e per poco non lo ha rovesciato sulla nuova camicetta.

E allimprovviso lo vede.

Luca cammina sul lato opposto della strada. Non la nota guarda avanti, con la testa leggermente inclinata, come se riflettesse su qualcosa. Chiara si blocca. Tutto dentro di lei si capovolge così bruscamente che per un istante dimentica persino come respirare. Non è cambiato affatto sempre alto, con la stessa andatura leggera, un po rilassata, che ricordava dalla giovinezza. La stessa sagoma, gli stessi movimenti, persino la stessa pettinatura.

Senza pensarci, corre attraverso la strada. Il semaforo lampeggia giallo, da qualche parte suona un clacson acuto, ma lei a malapena lo sente. Le gambe la portano avanti da sole, il cuore batte così forte che sembra udibile per tutta la strada.

Luca! esclama quando lo raggiunge davanti al negozio.

La voce trema non pensava di essere così agitata. Lui si volta e niente. Nessuna gioia nello sguardo, nessuna rabbia. Niente.

Chiara? pronuncia lui con calma, quasi con indifferenza.

Questo tono così uniforme, privo di emozioni la colpisce più di quanto si aspettasse. Tutto ciò che si era accumulato dentro per sette anni esplode allimprovviso. Gli occhi si riempiono di lacrime, la voce trema, e lei non riesce più a fermarsi.

Luca, io sono così in colpa, dice la ragazza, faticando a trovare le parole. So che non ho il diritto nemmeno di avvicinarmi a te, ma io singhiozza, prova a raccogliersi, ma le lacrime scorrono sulle guance e non prova nemmeno a asciugarle. Ti amo. Ti amo ancora. Perdonami. Per favore, perdonami!

Parla velocemente, in modo confuso, come se temesse che se si ferma non potrà più continuare. Nella testa girano tante cose giustificazioni, spiegazioni, richieste ma ora escono solo le parole più importanti. Quelle che ha tenuto dentro per tanti anni.

Lo abbraccia, si stringe forte al petto, come se questo gesto potesse restituire ciò che è stato perso sette anni fa. In questo momento per lei non esiste né la strada rumorosa, né i passanti, né il tempo solo il calore del suo corpo e la disperata speranza che lui ricambi labbraccio.

Luca non si allontana subito. Per una frazione di secondo le sembra che lui esiti le spalle si abbassano un po, le mani si alzano appena, come se anche lui volesse abbracciarla in risposta. Questo movimento fugace accende in lei una scintilla di speranza: forse tutto può ancora essere sistemato, forse anche lui ha conservato questi ricordi nel cuore Forse hanno ancora un futuro!

Ma listante svanisce. Luca stringe fermamente le sue spalle e delicatamente, ma senza cedere, la allontana da sé. Il suo viso rimane calmo, quasi impassibile, e lo sguardo fermo, quasi freddo. In questi occhi non cè più il ragazzo con cui rideva fino alle lacrime e sognava il futuro. Davanti a lei cè un uomo adulto, i cui sentimenti sono nascosti da tempo dietro un muro solido.

Sparisci da qui, sussurra lui allorecchio.

Lo dice piano e così senza emozioni, come se lei non significasse assolutamente niente per lui. Come se fosse una estranea, non degna della sua attenzione.

Ti odio, aggiunge un secondo dopo e solo ora nello sguardo passa un disprezzo non nascosto.

Si gira e se ne va, senza voltarsi. Chiara rimane in piedi, come stordita. Il mondo intorno continua a vivere la sua vita: le persone si affrettano per gli affari, le auto suonano allincrocio, da qualche parte in lontananza ridono dei bambini… Qualcuno dei passanti la guarda di traverso, forse sorpreso perché la ragazza sta in mezzo alla strada con lo sguardo fisso e il viso pallido. Ma lei non nota niente.

Solo il suono dei suoi passi, che si affievolisce in lontananza, e il suo stesso respiro irregolare, intermittente, impotente. Ogni secondo si allunga in uneternità, e nella testa gira lo stesso pensiero: È la fine. Per sempre.

La ragazza cammina lentamente verso casa. Le gambe sembrano non obbedire, ogni passo è difficile, ma cammina, guardando davanti a sé con sguardo assente. Nella testa è vuoto né pensieri, né sentimenti, solo leco sorda delle sue parole, che rimbalzano dentro.

Quando Chiara entra nellappartamento della madre, non prova nemmeno a spiegare qualcosa. Passa semplicemente in silenzio nella stanza, si siede su una sedia e fissa la finestra. La mamma, vedendo il suo viso piangente e lo sguardo spento, non chiede. Sospira solo piano, come se aspettasse questo momento da tempo, e va a mettere il bollitore. Il suono familiare dellacqua che bolle, lodore del tè preparato tutto sembra così ordinario, così contrastante con ciò che accade dentro Chiara. Ma proprio questa semplicità e familiarità la riportano un po alla realtà.

Non mi ha perdonata, sussurra Chiara, stringendo in mano la tazza con il tè caldo. Il vapore caldo le solletica il viso, ma lei quasi non se ne accorge. Le dita stringono più forte involontariamente, come se cercasse di trattenere qualcosa di inafferrabile, e lo sguardo rimane fissato sulla superficie ambrata della bevanda, in cui si riflettono i deboli riflessi della lampada da tavolo.

La madre si siede accanto, piano, senza parole inutili, le accarezza la spalla. Il gesto è morbido, abituale come quando da bambina Chiara tornava a casa con il ginocchio sbucciato o per una lite con unamica. Questo semplice gesto allimprovviso la fa sentire piccola, vulnerabile, come se tutte le decisioni e le azioni adulte degli ultimi anni svanissero senza traccia.

Lo sapevi che sarebbe andata così, dice la madre a bassa voce, senza rimprovero, piuttosto con una quieta tristezza.

Lo sapevo, annuisce Chiara, finalmente staccando lo sguardo dalla tazza. La sua voce suona uniforme, ma in essa si sente stanchezza, come se ripetesse questa frase da tempo nella testa, preparandosi. Ma speravo. Stupido, vero?

Non è stupido, obietta dolcemente la madre. Semplicemente hai scelto tu questa strada. Hai fatto molto male a Luca, lui ha impiegato molto tempo a riprendersi dalla vostra rottura Si è trasformato come Kai dalla fiaba della Regina delle Nevi. Nessuno è più riuscito a toccare il suo cuore.

Chiara sospira profondamente, appoggia la tazza e si appoggia allo schienale della sedia. Davanti agli occhi emergono involontariamente immagini di sette anni fa.

Allora tutto sembrava così semplice, così comprensibile. Aveva ventidue anni letà in cui il futuro si dipinge con colori vivaci, e qualsiasi ostacolo sembra superabile. Accanto cera Luca buono, affidabile, la persona su cui si poteva contare in qualsiasi situazione. Non brillava per eloquenza, non sapeva parlare bene dei sentimenti, ma le sue azioni parlavano più forte delle parole: veniva sempre in aiuto, sapeva ascoltare, supportava anche nelle piccole cose.

Ma cera un problema o meglio, quello che Chiara allora considerava un problema. Luca lavorava in un cantiere, studiava per corrispondenza, sognava di aprire un suo business. I suoi piani erano seri, ben pensati, ma richiedevano tempo e la ragazza non voleva aspettare.

Non sognava ricchezza, no. Voleva non lusso, ma stabilità, sicurezza per il futuro. Voleva sapere che tra un anno, due, cinque anni avrebbe un lavoro, una casa, la possibilità di costruire la vita secondo le sue regole. E accanto a Luca tutto sembrava troppo incerto: lavori saltuari infiniti, studio la sera, sogni sul futuro che per ora rimanevano solo sogni.

E quando lo zio da Milano le ha offerto un lavoro nella sua azienda, ha accettato. Senza pensarci due volte, quasi senza esitare. Era unopportunità reale, tangibile, che non si poteva perdere.

Cera anche unaltra verità quella che Chiara cercava di non ricordare. Nello stesso periodo in cui si è trasferita a Milano e ha trovato lavoro, nella sua vita è apparso Lorenzo. Era un uomo daffari benestante, il doppio della sua età, con modi sicuri e labitudine di ottenere ciò che vuole. Il loro incontro è stato casuale a un evento aziendale, dove Chiara è arrivata in un nuovo vestito, sentendosi un po fuori posto tra i colleghi importanti. Lorenzo le ha subito prestato attenzione: si è seduto vicino a lei, ha attaccato conversazione, ha chiesto del lavoro, dei piani, della vita.

Non lesinava sui segni di attenzione. Prima fiori non mazzi di rose, ma bouquet ordinati, che portavano in ufficio con un biglietto: Alla più bella. Poi inviti a ristoranti, dove Chiara prima poteva solo guardare dalla strada, ammirando larredamento. La portava a mostre, a teatri, regalava cose di cui prima non osava sognare: sciarpe di seta, gioielli eleganti, scarpe con tacco sottile. Ogni regalo era accompagnato da parole su come meritasse una vita migliore, come non dovesse limitarsi, quanto fosse importante saper accettare ciò che offre il destino.

Chiara allinizio resisteva si imbarazzava, rifiutava, cercava di spiegare che non aveva bisogno di tali regali. Ma Lorenzo insisteva dolcemente, convincendola che era solo un segno di attenzione, che ammirava sinceramente la sua intelligenza e bellezza. Gradualmente ha iniziato ad accettare le sue attenzioni. La nuova realtà brillante la catturava: serate in ristoranti accoglienti, viaggi in taxi di prima classe, la possibilità di entrare in qualsiasi negozio e comprare ciò che piaceva, senza controllare il prezzo. Tutto sembrava un sogno magico, da cui non voleva svegliarsi.

E da qualche parte tra questi momenti scintillanti ha iniziato a uscire con Lorenzo. Non perché ardesse di passione per lui, ma perché il suo mondo attirava con la sua leggerezza e sicurezza. Con lui non cera bisogno di preoccuparsi del domani, di chiedersi se bastano i soldi per laffitto o per un nuovo abito per un incontro importante. Lui si prendeva tutto sulle spalle, creando intorno a lei unatmosfera di spensieratezza.

E quella vita le è piaciuta molto. Tanto che Chiara ha dimenticato di pensare al povero ragazzo innamorato di lei. Anzi ora ha iniziato a disprezzarlo, dicendo che Luca non sarebbe mai riuscito a ottenere niente nella vita.

Un giorno Chiara è tornata nella città natale. Non per vedere Luca, non per spiegarsi o almeno salutare. Voleva altro mostrargli la sua nuova vita, dimostrargli di cosa era degna. Da qualche parte dentro covava il pensiero: lasci che veda che non ha sbagliato, che la sua scelta era giusta, che è riuscita a uscire da quellincertezza che circondava la loro relazione.

Ha pianificato attentamente la visita. Ha scelto un caffè sulla strada principale quello dove Luca a volte entrava a bere un caffè dopo il lavoro. Ha indossato un vestito costoso che Lorenzo le ha regalato per il compleanno elegante, con una cintura sottile che metteva in risalto la vita. Al dito brillava un anello con una pietra grande un altro suo regalo. In mano teneva una borsa dellultima collezione, che aveva comprato il giorno prima, appena vista in vetrina.

Quando Luca è entrato nel caffè, Chiara lo ha notato subito. Sedeva vicino alla finestra, ha riso a voce alta di proposito di qualcosa che diceva il suo accompagnatore, e si è girata in modo che Luca la vedesse sicuramente. I loro sguardi si sono incrociati. Nei suoi occhi ha letto smarrimento, dolore, perplessità tutto ciò che cercava di non notare in sé in quei mesi. Ma invece di imbarazzarsi o distogliere lo sguardo, ha sostenuto il suo sguardo senza tremare.

In quel momento le sembrava una vittoria. Ha dimostrato a se stessa e a lui che aveva fatto la scelta giusta. Che la sua vita ora non erano conversazioni infinite sul futuro, ma opportunità reali, lusso e sicurezza. Si convinceva di sentirsi soddisfatta, di aver finalmente ottenuto ciò che meritava.

Ma quando Luca è uscito dal caffè, e lei è rimasta seduta al tavolo, la sua risata è gradualmente svanita. Ha guardato lanello, la borsa, il suo accompagnatore che continuava a raccontare qualcosa, e improvvisamente ha sentito un vuoto strano. Tutto questo cose care, gesti belli, attenzioni improvvisamente sembrava distante e non reale. E anche se continuava a sorridere e sostenere la conversazione, dentro qualcosa sussurrava piano: Ne valeva la pena?

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La vittoria si è rivelata amara questo Chiara lo capisce non subito, ma gradualmente, giorno dopo giorno, la consapevolezza emerge sempre più chiaramente. Allinizio Lorenzo mantiene ancora laspetto di uomo generoso e attento: invita a ristoranti, regala fiori, fa complimenti. Ma col tempo il suo interesse inizia a spegnersi, come una candela a cui non resta più cera.

Prima si manifesta in piccole cose. Invece di parole calde osservazioni contenute. Invece di regali inaspettati messaggi brevi: Passa da quel negozio, scegli qualcosa da sola. Poi iniziano anche veri e propri attacchi. Allimprovviso inizia a criticare il suo aspetto: Forse dovresti curarti un po di più?, il modo di parlare: Perché ridi così forte? È volgare, gli amici con cui si vedeva di rado: Ancora questi conoscenti provinciali? Non ti sembra che sia ora di trovarti un giro più interessante?

La sua presenza nella sua vita diventa sempre più rara. Scompare per alcuni giorni, a volte per settimane, lasciandola sola in un appartamento spazioso che ha affittato lui stesso. Chiara passa le sere da sola, ascoltando il ticchettio dellorologio, o rovistando senza scopo tra le cose nellarmadio. Quando cerca di parlare con lui, spiegare che le manca la loro conversazione, lui si limita a liquidarla, senza guardarla negli occhi:

Hai ottenuto ciò che volevi. Cosa vuoi di più?

Chiara cerca giustificazioni al suo comportamento. Ha un business complicato, pensa, probabilmente molto stress. O: È solo stanco, ha bisogno di tempo. Si convince che sono difficoltà temporanee, che presto tutto si sistemerà, che è solo troppo esigente. Ma in fondo capisce: non è stanchezza né lavoro. È diventata per lui un altro bel giocattolo brillante, nuovo, che attira lattenzione. E quando la novità è sparita, linteresse si è spento.

Resiste. Sopporta le sue parole taglienti, il suo silenzio freddo, le sue lunghe assenze. Sopporta, perché ha paura di ammettere a se stessa una cosa sola ma molto importante: ha sbagliato. Se ammette che la vita brillante si è rivelata vuota, dovrà ammettere anche altro che ha tradito lunica persona che lamava davvero. Che Luca, con il suo lavoro modesto e i sogni del suo business, era quello che la valorizzava semplicemente per quello che era, non per la lucentezza esterna e la conformità alle idee di qualcuno su una compagna ideale.

Col tempo anche gli attributi esterni del lusso smettono di dare gioia. I vestiti costosi, che prima guardava con entusiasmo nei negozi, ora pendono senza vita nellarmadio. I gioielli, che un tempo suscitavano trepidazione, giacciono nello scrigno, come se fossero di altri. I ristoranti, che amava tanto allinizio con la loro luce soffusa, i piatti raffinati e latmosfera di festa ora causano irritazione solo a vederli. Lodore di profumi costosi, che prima le sembrava simbolo di una nuova vita, ora le provoca una leggera nausea.

Sempre più spesso si sorprende a guardare dalla finestra, osservando i passanti, e pensa: E se. Ma subito interrompe questi pensieri, temendo di dar loro libertà. Perché dopo viene una domanda a cui non ha risposta: E poi?

Nelle sere solitarie, quando fuori dalla finestra si addensano lentamente i crepuscoli, e nellappartamento regna un silenzio quasi tintinnante, Chiara pensa sempre più spesso che i suoi sogni di stabilità si sono rivelati in qualche modo vuoti. Immagina una vita in cui cè sicurezza per il domani, dove non cè bisogno di preoccuparsi dei soldi, dove tutto è pianificato e ordinato. Ma ora, seduta in un appartamento spazioso e ben arredato, capisce improvvisamente con chiarezza: senza una persona con cui condividere questa stabilità, tutto questo non ha alcun senso.

I pensieri tornano involontariamente a Luca. Ricorda le sue mani forti, un po ruvide per il lavoro, ma così calde, quando prendeva le sue palme nelle sue. Ricorda il suo sorriso non luminoso, ostentato, ma silenzioso, sincero, che appariva quando era veramente felice. Ricorda come parlava del futuro: senza enfasi e promesse altisonanti, semplicemente condivideva i piani, credeva che tutto sarebbe andato bene per loro. E questa fede era così vera, così tangibile, che Chiara allora sentiva con lui non ha paura di niente

************************

Il terzo giorno di permanenza a casa Chiara decide di passeggiare nel parco, dove un tempo camminavano insieme. Ecco quella stessa panchina sotto un acero frondoso spesso sedevano qui, chiacchieravano di tutto, ridevano per sciocchezze. Chiara ricorda come Luca, guardando le foglie che cadevano, allimprovviso ha detto: Sai, voglio che abbiamo una nostra casa. Con grandi finestre, così al mattino il sole batte direttamente nella stanza. E che ci sia sempre molta luce e felicità. Allora lei ha solo sorriso, pensando che fossero solo sogni. E ora queste parole suonano diversamente come qualcosa di perso, di mancato.

Si ferma, inspira laria fresca, cercando di raccogliere i pensieri. E in questo momento sente una voce familiare:

Chiara?

Si volta. Davanti a lei cè Andrea il loro amico comune con Luca. Sembra sorpreso, ma subito sorride, come se fosse contento dellincontro.

Non mi aspettavo di vederti qui, dice, alzando leggermente le sopracciglia. Come stai?

Chiara esita per un secondo, scegliendo le parole. Vorrebbe rispondere con leggerezza, disinvoltamente, ma la voce trema un po, anche se cerca di nasconderlo.

Bene, prova a sorridere, e il sorriso non esce così forzato come temeva. Sono venuta a trovare la mamma.

Andrea annuisce, dandole unocchiata attenta, ma non insiste con altre domande. Invece indica una panchina non lontana:

Possiamo sederci? Stavo giusto passeggiando, pensavo dove andare dopo.

Chiara accetta, e si dirigono lentamente verso la panchina. Lungo il percorso Andrea racconta come vanno i suoi affari, cosa di nuovo è successo in città nellultimo periodo. La sua voce suona calma, amichevole, e questo rilassa un po Chiara. Ascolta, a volte inserisce brevi repliche, e intanto pensa a quanto sia strano come si sta svolgendo tutto: è tornata nella città natale, dove ogni angolo ricorda il passato, e già incontra una persona che faceva parte di quella vita.

Andrea annuisce, tace un po, come se cercasse le parole, e poi chiede con calma, senza pressione:

Hai visto Luca?

Chiara abbassa involontariamente gli occhi, lo sguardo scivola sulle foglie cadute sotto i piedi. Non risponde subito nella testa passano ricordi dellincontro di ieri, del suo sguardo freddo, di quelle parole brevi e ferenti. Infine sussurra:

Sì. Ieri.

E comè andata? chiede Andrea, guardandola attentamente.

Lui non vuole più sapere di me, sospira Chiara, faticando a pronunciare ogni parola. La voce suona uniforme, ma in essa si sente depressione, come se cercasse di trattenere dentro una tempesta di emozioni. Mi odia.

Andrea sospira, si siede sulla panchina accanto a lei, si appoggia con i gomiti sulle ginocchia e guarda in lontananza, dove il viale del parco si perde in una foschia autunnale dorata. Per alcuni secondi tace, come se soppesasse cosa dire, e poi parla piano:

Sai, lui ha impiegato molto tempo a riprendersi. Sei semplicemente sparita, Chiara. Né una chiamata, né una lettera. Per lui è stato come un colpo alla schiena.

Chiara stringe le dita, sentendo come dentro tutto si contrae. Lo sapeva, lo capiva, ma sentire la conferma da unaltra persona risulta più pesante di quanto si aspettasse.

Lo so, sussurra, senza alzare lo sguardo. Ho colpa.

Andrea gira leggermente la testa verso di lei, ma non preme, non inizia a fare prediche. Invece continua, sempre con calma:

Ha cercato di dimenticarti. È uscito con qualcuno, ma non è andato. Dice che nessuno può amare come te. Stava molto male, capisci? E dopo la tua apparizione dimostrativa Pensavo che si sarebbe chiuso completamente!

Chiara annuisce in silenzio. Immagina come Luca ha cercato di andare avanti, come si è costretto a non pensare a lei, come probabilmente sobbalzava al suono di una voce simile o a un ricordo casuale. E da questo pensiero diventa ancora più doloroso non perché ha sofferto, ma perché proprio lei è stata la causa di questo dolore.

Non sapevo che sarebbe andata così, dice piano, più a se stessa che ad Andrea. Pensavo di fare la scelta giusta. Volevo stabilità.

Andrea non discute, non cerca di convincerla del contrario. Si siede semplicemente accanto, dandole tempo per digerire ciò che ha sentito. Nel parco soffia il vento, le foglie girano in una danza lenta, e da qualche parte in lontananza ridono dei bambini che giocano vicino alla fontana. La vita procede per la sua strada.

Chiara stringe i pugni così forte che le unghie si conficcano leggermente nella pelle dei palmi. Cerca di trattenere le lacrime, ma le salgono comunque agli occhi, offuscando lo sguardo. Dentro tutto si contrae per la consapevolezza amara: non può sistemare niente, non può riportare indietro il tempo, non può cancellare ciò che ha combinato.

Non chiedo che mi perdoni, pronuncia con voce tremante, faticando a scegliere le parole. Volevo solo che sapesse mi dispiace! Ogni giorno rimpiango ciò che ho fatto. Questi pensieri non mi danno pace! Ricordo continuamente comera e come ho rovinato tutto.

Andrea la guarda attentamente, senza condanna. Non si affretta a rispondere si vede che soppesa ogni parola.

Forse non ha bisogno di saperlo, dice finalmente piano, ma con fermezza. Lascialo in pace, non tornare più, fai solo peggio. Ha impiegato molto tempo a riprendersi dalla tua partenza. E probabilmente ha imparato a cavarsela in qualche modo. E la tua apparizione ha di nuovo agitato tutto! Ieri mi ha chiamato e era ubriaco fradicio. Non lo vedevo così da tempo, capisci? Non rovinare la sua vita, Chiara.

La ragazza si morde forte il labbro, ma tace. Capisce che Andrea ha ragione! Il suo ritorno improvviso, il tentativo di incontrare Luca tutto questo ha solo riaperto vecchie ferite, che lui cercava di curare tutti questi anni. Voleva espiare la colpa, ma forse con questo gli ha solo causato un nuovo dolore…

*************************

La sera Chiara siede alla finestra nellappartamento della mamma. Dietro il vetro si accendono lentamente le luci della città gialle, arancioni, bianche si fondono in un mosaico bizzarro, scintillano e si riflettono, creando unillusione di festa. Ma lei non ha tempo per la bellezza delle strade serali. Nella testa girano pensieri uno dopo laltro, come fotogrammi di un vecchio film che non può fermare.

Immagina come avrebbe potuto essere tutto se fosse rimasta allora. Come avrebbero affittato insieme il primo appartamento, come Luca avrebbe costruito il suo business, come avrebbero pianificato il futuro, ridendo per piccoli contrattempi, rallegrandosi per piccole vittorie. Pensa a quanti momenti felici ha perso, quante parole calde non ha detto, quanti abbracci non ha condiviso. Ma il passato non si cambia questo lo capisce chiaramente, come mai prima.

Il giorno dopo Chiara parte. Raccoglie le cose senza fretta, senza agitazione, come se volesse ritardare il momento del commiato. La mamma sta sulla porta della stanza, osservandola in silenzio, e nei suoi occhi si legge una quieta tristezza non un rimprovero, ma solo dolore perché la figlia se ne va di nuovo.

Abbi cura di te, dice la mamma, quando Chiara è già in corridoio, tenendo in mano la valigia.

Chiara annuisce, la bacia sulla guancia, si trattiene un secondo, inspirando lodore familiare di casa, e poi esce in strada.

Alla stazione compra un biglietto per Milano vuole pensare. Un paio di giorni in treno, in compagnia di persone estranee Forse questo le aiuterà a capire come vivere dora in poi.

Il treno si muove dolcemente, oscillando leggermente sui binari. Chiara non distoglie lo sguardo dalla finestra. Dietro il vetro scivolano lentamente i contorni familiari della città: palazzi di cinque piani con balconi pieni di fiori, il parco giochi dove un tempo passeggiava con le amiche, la piccola panetteria con linsegna colorata. Le persone si affrettano per i loro affari qualcuno con una borsa di prodotti, qualcuno con un ombrello aperto nonostante il tempo sereno, qualcuno che corre alla fermata dellautobus. Tutto questo è così ordinario, così familiare, ma ora sembra infinitamente lontano.

Da qualche parte lì, tra queste strade e case, è rimasta la persona che ama più di tutto al mondo. Una persona i cui occhi brillavano quando parlava del futuro, le cui mani sapevano fare il lavoro pesante e tenere dolcemente la sua mano. Una persona a cui non ha trovato il tempo di spiegare la sua partenza, a cui non ha dato la possibilità di salutarsi. E ora è perso per lei per sempre questo lo capisce chiaramente, per quanto cerchi di convincersi che non è ancora finita…

*************************

Passano sei mesi. Chiara continua a vivere a Milano, va al lavoro, incontra gli amici per un caffè nei weekend, risponde alle domande sul suo benessere e sui piani. Esternamente tutto sembra lo stesso di prima: lo stesso programma, gli stessi posti, le stesse conversazioni. Ma dentro di lei qualcosa è cambiato in modo irreversibile. Non fugge più dal passato, non cerca di nasconderlo dietro nuove conoscenze, acquisti costosi o unagenda piena. Ora lo guarda direttamente, senza paura: accetta il suo errore, riconosce il dolore che ha causato, e il suo sincero pentimento.

Ha imparato a svegliarsi con il pensiero che la vita continua. Ha imparato a dirsi: Ho fatto ciò che ho fatto. È stato sbagliato, ma ormai non si può cambiare. E in questa accettazione cè un sollievo strano, silenzioso non gioia, no, ma almeno la possibilità di respirare più regolarmente, di guardare avanti senza panico.

Una sera, mentre Chiara prepara la cena, il telefono emette un bip silenzioso, notificando un nuovo messaggio. Si asciuga le mani con un asciugamano, prende lo smartphone e vede un numero sconosciuto. Solo una frase sullo schermo: Non ti odio. Ma non posso perdonarti.

Chiara rimane immobile. Le dita stringono da sole il telefono, e il cuore per un secondo sembra fermarsi, poi batte più veloce. Si abbassa lentamente sul pavimento, stringendo lo smartphone al petto, come se cercasse di sentire attraverso di esso il battito di un altro cuore quello della persona che ha scritto queste parole.

Non sa cosa significhi. Non capisce come interpretare queste righe se come un passo verso di lei, o come un definitivo addio. Ma per la prima volta da molto tempo le sembra che tra loro sia rimasta almeno una sorta di filo. Sottile, fragile, pronto a spezzarsi al minimo movimento incauto, ma comunque un legame. Qualcuno là, in unaltra città, pensa a lei. Qualcuno ha deciso di scrivere, nonostante il dolore e il risentimento. Qualcuno non ha chiuso del tutto la porta.

Chiara sorride tra le lacrime. Il sorriso esce timido, incerto, ma vero. Forse non è la fine. Forse un giorno potranno parlare con calma, senza accuse, senza tentativi di giustificare se stessi o laltro. Forse troveranno parole che aiuteranno entrambi a andare avanti insieme o separati, ma già con una chiara comprensione.

Per ora per ora le basta sapere che lui pensa ancora a lei. Che da qualche parte là, a centinaia di chilometri, vive una persona che la ricorda non solo come un errore del passato, ma come parte della sua storia.

E questo per ora è stato sufficiente.

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