Non perderti più!

Diario di Emanuele

Non sparire più, eh!

E ora guarda qui! ho detto con un tono trionfante battendo la mano sul tavolo, facendo saltare le pedine della dama. Una, bianca, è caduta sulla vecchia tavola piena di graffi e tacche di temperino. Che ne pensate, signori?!

Ho riso compiaciuto della mia mossa: oggi ho battuto allennesima partita il signor Ettore Caradonna, il vicino del quinto piano. Lui, nervoso, sè tirato giù la coppola sulla testa e si è strofinato la pelata.

Ma come? Comè possibile? si è messo ad agitare le mani sulla scacchiera come a voler cambiare il corso degli eventi, ma io mi ero già allontanato, fischiettando e stirandomi la schiena. Non rivelerò mai i miei segreti da campione! Eh, comè che ho fatto? E così.

Sono tornato verso casa, osservando il cortile. In questora chi può, lavora; sui marciapiedi si vedono solo i pensionati e i bambini. Che noia! Con i giovani del palazzo mi piaceva scambiare qualche battuta, stuzzicarli, chiedere insistentemente delle loro vite e poi, immancabilmente, commentare che ai miei tempi. Ormai tutti sanno che allora lacqua era più bagnata, il latte più bianco, gli alberi più frondosi, la gente più sana e tutto era genuino. Questo mondo doggi invece ragazzi gracili, malaticci, e nei negozi solo robetta inutile.

Oh! Donata Vitaliana! ho colto al volo la vicina che affrontava spedita il vialetto, in un vestito a fiori e cappellino fermato da uno spillone per capelli. Dove sei stata? Cosa trasporti?

Le ho preso le borse dalla mano.

Sai comè, dovevo prendere due cosine, pane, prosciutto e poi son tornata carica come per uno squadrone! rideva Donata, scusandosi quasi per tutte quelle sporte. I nipotini arrivano per il fine settimana. Bisogna coccolarli un po, che avranno pure stufato di minestra e polpette!

Averli in casa fa bene, ho risposto distratto, camminando incollato al suo passo. In realtà pensavo ad altro.

Eccoci arrivati, Emanuele, grazie mille! Donata si è ripresa le borse, io me ne sono ricordato solo dopo che gliele avevo portate su e mi sono pure scusato. Lei ha salutato e si è infilata dentro il portone, che ha sbattuto dietro con un rumore tremendo, risuonando per il cortile come unenorme campana rotta.

Maledizione Sono mesi che dico che dovrei montare sto benedetto chiudiporta! Non è difficile, basta solo un po di voglia, comprare laggeggio, trovare un pomeriggio Ecco, deciso! Salgo a casa, prendo il mio abbonamento dellautobus, qualche euro, mi cambio, metto la camicia pulita e i pantaloni di velluto; inutile perdere tempo ancora!

In ascensore ho incontrato il giovane Lorenzo Gallo, che abita sopra di me, terzo piano. Gli ho chiesto per lennesima volta come va il lavoro, che passioni ha la gioventù doggi. Lui mi ha risposto come sempre che non lo sa, che lavora troppo, che fa i conti con le spese e che va tutto benino.

E va bene così, ho detto annuendo, uscendo allultimo piano. Arrivederci.

Lui ha salutato, si è richiuso le porte dietro. Quando tornerà su, si lamenterà di me con la moglie, Rita, che sono un vecchio impiccione con tutte le mie domande. Rita invece lo ascolterà, scuotendo la testa, gli porterà un bicchiere di latte freddo e poi lo guarderà bere come se fosse il migliore degli uomini. In fondo a lei piace osservarlo mentre mangia, beve, si lava i denti. Ogni suo gesto le sembra perfetto, e le dà fastidio che io, Emanuele, lo disturbi con le mie chiacchiere e renda Lorenzo nervoso.

Pure oggi, mi ha chiesto ancora del lavoro! Fa finta di niente e poi ci gira intorno, borbotterà Lorenzo. Vuole sempre sapere qualcosa, i nostri soldi, i conti Tutti si controllano adesso!

Non lo so dirà Rita, abituata a perdersi e a lasciarsi proteggere dal marito. Lui, sospirando, la abbraccerà ancora e poi tornerà a trafficare col suo lavoro al computer

Intanto io mi addentro già nel mercato edile del quartiere. Da quello dietro casa non ci vado mai: Imbrogliano la gente, triplicano i prezzi! mi giustifico sempre. Gironzolare per le bancarelle, curiosare tra gli scaffali, toccare gli oggetti, annusare la pittura, guardare i muratori caricare strane macchine nei furgoni, queste cose mi rendono felice. Stare al mercato da solo mi piace da matti.

Ma oggi niente. Fermo davanti allo scaffale dei chiudiporta, a un tratto mi prende la malinconia. Ancora nessuna notizia di Teresa Non torna, non chiama, niente! Senza di lei tutto sembra perdere senso, persino questo maledetto chiudiporta.

Ho rimuginato ancora qualche minuto e me ne sono andato. Soltanto in tram mi sono reso conto che non avevo comprato nulla; ma ho alzato le spalle: campiamo anche così, quella porta può aspettare.

Tornando a casa, sempre lo stesso quadro: le nonne col cappello bianco sedute sulle panchine, occhi da talpe abituati al sole, chiacchierano con lentezza. Anche loro saranno tristi senza Teresa Ma niente, non si vede.

Buongiorno, donne! ho gridato entrando, più allegro che potevo. Tutto bene? Senza la mia Teresa, qui le chiacchiere languono! Ma non preoccupatevi, tornerà dalla sorella e allora la vita ricomincerà!

Stavo per andarmene quando la più anziana, Filomena Esposito, ex amministratrice di condominio, mi ha lanciato una stoccata:

Ma che centra? I programmi e le serie in tv ci sono anche senza Teresa! Sei tu, invece, che ti sei spento, povero Emanuele Ti aggiri come chi ha perso la bussola!

Io?! Ma se oggi sono andato pure al mercato a comprare robe utili, lo capite?

E cosa hai comprato di preciso? ha chiesto Filomena, mentre schiacciava una mosca con un colpo deciso.

Quello che serviva, ho risposto a denti stretti.

Non hai comprato proprio niente solo per passare il tempo, su! ha continuato lei, con un sogghigno. Da ragazza si divertiva a prendermi in giro, e non ha mai smesso. Abbiamo passato tutta la vita così: cresciuti insieme, sposati, figli, ora vecchi, lei non perde occasione per punzecchiarmi. E sai cosa si pensa qua fra noi? Che Teresa da te non torna più! Ha trovato un bel giovanotto al mare, dicevamo. Che vuoi? Oggi le donne fanno così: si separano e trovano qualcuno di nuovo. E Teresa tua dovè? Pensa te! Avrà voglia di vita, di novità, non di stufato, pane e scatolame Fa bene Teresa, bravo a godersi la vita!

Ma va! ho risposto, ormai arrabbiato. Maledetta Filomena, sa toccare i tasti giusti!

Quanti anni insieme a Teresa sempre ho temuto che mi lasciasse. Io, più vecchio di dieci anni, noioso, troppo tranquillo, che cosa ci avrà mai trovato in me?

Lei, sempre energica, amante della gente, della musica, delle feste e dei giochi di società; e io

Io che mi metto a costruire modellini con gli stuzzicadenti. Da piccolo già lo facevo. Ne ho collezionati tanti: il Duomo di Milano, il Colosseo, i ponti e le chiese, le casette di campagna, tutto funziona, le porte e le finestrelle si aprono, fa anche un po di scricchiolio, come vero. Alcuni miei lavori sono esposti in biblioteca e al museo civico. Teresa li ha portati lì, perché in casa non cera più spazio. Ho costruito intere stradine, cucine con arredi, salotti con le librerie! Che meraviglia! Ma

Ma a lei, a Teresa, cosa le è mai venuto in mente di scegliere uno come me? Non ho mai creduto davvero nella mia fortuna. E adesso che è partita per aiutare la sorella col raccolto, dice che torna in due settimane e io non devo preoccuparmi, non devo telefonare che là la linea non funziona.

Dai un segno almeno una volta alla settimana, le avevo chiesto, masticando il labbro e aggiungendo un rametto al modellino del borgo antico che stavo costruendo per lei; le era piaciuto tantissimo quando siamo andati in vacanza in Umbria. Lei ha risposto qualcosa, ma io avevo troppa concentrazione per sentire.

Ma cosa aveva detto davvero? Che avrebbe chiamato? O niente? Non ricordo più niente

E quel borgo non lho mai finito, anche se le avevo promesso di farlo per il suo ritorno. Senza di lei non mi viene tutto sembra senza senso.

Oh, ragazzi! Perché tutti così tristi? sono entrato nel garage dello stesso Ettore che avevo battuto a dama stamattina. Nessuno mi ha risposto, stavano tutti intorno al cofano di una Fiat da riparare. Mi sono avvicinato anchio.

Dà problemi? ho chiesto sottovoce. Hanno annuito. Fammi provare!

Sono saltato al volante, ho girato la chiave, ma si è sentito odore di bruciato e tutti mi hanno mandato via.

Ma cosa ti agiti, Emanuele?! ha detto Ettore, asciugandosi le mani. Sei sempre in mezzo, con noi, coi ragazzini in bici, vieni a gonfiare le ruote, a rimettere i campanelli, giochi pure col gesso per terra con le bambine! Dicono che si divertono, ma non è da te, Emanuele. Dai, vai

Ho alzato le spalle, sono uscito.

Forse Filomena ha ragione? ha aggiunto Ettore lanciando la stoccata. Che Teresa non torni più? Troppo tempo

Ma piantala! ho dato un calcetto a un secchio vuoto. Filomena così parlava solo perché lasciamo stare! Era cotta di me da ragazza, tutta la vita gelosa!

Ma dai ridendo, i meccanici sono tornati al lavoro.

Sono andato a casa per pranzo. Tutto quello che aveva lasciato Teresa era già finito, ora ero passato ai fagioli in scatola e alle sardine con pane e patate bollite. Metto le sardine sul pane, aspetto che lolio si assorba; poi schiaccio la patata e mangio il tutto col pane. Delizioso! Ma senza Teresa non riesco a godermela. Nemmeno il vino mi va giù.

Ma perché non chiama? Salisse almeno su unaltura a cercare il segnale; sullAppennino il campo si trova! Un colpo di telefono

Ho provato a chiamare io, ma il suo numero era irraggiungibile. Pure la sorella Chiara, niente.

Con Chiara non ci siamo mai presi. Mi prendeva in giro perché passavo il tempo a costruire minuzie con gli stuzzicadenti, diceva che consumavo legno inutilmente. Teresa la zittiva sempre con me hai una vita piacevole, diceva. Ma Chiara niente, avrebbe preferito vedermi sbrigare faccende di casa. Eppure a casa ho sempre tenuto tutto in ordine per Teresa: bagni che non gocciolano, pareti sempre imbiancate, mensole ben montate. Tutto per lei. Perché se ne sarebbe mai andata, se non fossi stato il migliore marito?

Trascinandomi fino a sera, girando a vuoto per non farmi vedere nel cortile, ho provato a finire il modellino, ma niente, le mani non collaboravano. Allora mi son detto: un bagno caldo! Ma appena dentro, lodore di sapone di Teresa mi ha fatto stringere il cuore.

Ho notato che il rubinetto perde. Non di tanto, ma basta a fare plin, plin fastidioso. Si dovrebbe aggiustare, prendere la chiave inglese e tutto il resto una serata di lavoro.

Per un attimo mi sono sentito rincuorato di avere qualcosa da fare, poi le mani si sono arrese da sole. Non ne ho voglia. Farò domani, o dopodomani. Tanto Teresa non cè, e a me tutto pare uguale.

Lei era il motore della nostra vita, io il vagone dietro. Da ragazzi, quando lavoravamo e crescevamo i figli, la sua spinta era fondamentale. In pensione, ancor di più: destate compravamo frutta al mercato, facevamo marmellate, conserve; in cucina sembrava di stare in Amazzonia dallumidità. In autunno tagliavamo mele a fette, facevamo seccare le zucche. Teresa faceva sciarpe e maglioncini ai nipotini, io correvo in tutti i negozi di filati, conoscevo tutte le sfumature dei gomitoli preferiti di Teresa, provavo persino a lavorare a maglia ma poi tornavo alla mia passione per le miniature.

O forse a lei io sono sempre sembrato un uomo noioso, e basta?

Alla fine ho rinunciato anche al bagno, lasciando il rubinetto a singhiozzare dietro di me, e sono andato a sdraiarmi sul divano. La tv trasmetteva qualcosa sul meteo, da qualche parte i giovani cantavano con la chitarra e ridevano; Lorenzo stava abbracciato a Rita pensando a quanto fossi invadente; Filomena evitava di rispondere a chiamate sconosciute, per paura delle truffe che girano; Ettore gustava i biscotti che la moglie Mariella prepara ogni giorno e pensava: dove sarà mai finita Teresa?

Forse dovremmo chiamare lobitorio? ha detto ad alta voce. Mariella, spaventata, quasi lasciava cadere il vassoio di biscotti.

Ma che dici! Se fosse successo qualcosa di grave, ci avrebbero avvisato. Vedrai che sta solo riposando. E poi sta al mare, lì il tempo scorre diverso. E tu, piuttosto, lascia stare Emanuele!

Ma lui a Chiara non piace, non cè mai stato feeling. Ed è triste, povera anima pure io oggi gli ho detto una cosa brutta di Teresa

Ancora? Basta! Filomena chiacchiera e voi dietro! Un uomo così, sempre premuroso: Teresa lo adora! disse Mariella, decisa. Ora però basta sedersi: bisogna fare qualcosa!

Si è chiusa in camera a telefonare qualcuno. Ettore è rimasto a meditare davanti ai biscotti

Alle cinque di mattina mi ha svegliato qualcuno che martellava alla porta. Non un bussare gentile, ma proprio martellare!

Ecco, il rubinetto ha allagato tutto e ho sommerso i Bianchini di sotto! ho pensato. No, ma gocciolava appena

Ancora colpo, come una mandria di bufali che vuole entrare.

Arrivo, arrivo! ho urlato, scalzo, verso la porta.

Lì fuori cera Mariella, sudata, tutta agitata. Mi si è aggrappata al collo e, quasi piangendo, ha esclamato:

Trovata! Oggi, a Fiumicino. Il telefono tuo non va portami un bicchiere dacqua o muoio!

Sono corso in cucina. Lei si è seduta su una sedia dellingresso.

Vede, Emanuele, ha iniziato Teresa ha perso la borsa: telefono, rubrica, tutto dentro. Ha chiamato qui a casa tua, ma il telefono è morto, mi ha indicato lapparecchio. Ho sollevato la cornetta: muto. Forse un filo rotto Non sapeva i numeri dei vicini, e adesso qui siete tutti nuovi. In tasca a un giubbino ha trovato il numero di Filomena ma nemmeno lei rispondeva. Alla fine Teresa ha telefonato dal telefono della sorella. Era molto preoccupata che tu lo fossi ancora di più, e mi ha pregata di avvisarti che oggi arriva con una borsa piena di mandarini. Devi andare a prenderla. Io ora vado a dormire.

Mariella era già sulle scale quando io, ancora scombussolato, lho fermata:

Ma tu come hai fatto a sapere tutto questo?

Ho amici ad Anzio. Teresa mi aveva indicato dove sarebbe andata dalla sorella. Mi sono ricordata il nome, ho chiesto in giro e lhanno trovata. Mi ha detto che ti aveva anche mandato una mail. Hai controllato?

Quale mail non ricordo neppure Lultima volta ha chiamato dicendo che era arrivata e stava bene Poi il silenzio E i figli nostri, perché non li ha chiamati? Ah, già sono sempre sparsi per il mondo Che sciocco. Grazie, Mariella! Mi hai tolto un peso. Una settimana senza notizie di Teresa grazie davvero!

Solo ora mi sono reso conto che ero sul pianerottolo in mutande e pantofole, mi sono vergognato e sono scappato dentro.

Riparato in fretta il rubinetto, sono corso in aeroporto. Non sapevo il numero del volo, né lorario. Mariella mi aveva detto qualcosa, ma ero troppo confuso. Poco male! Laspetto tutte, quelle signore con le borse! Ce la farò!

Schivando la folla in arrivo, ho cercato Teresa nel caos. Avevo un mazzo di fiori, volevo essere pronto. Improvvisamente lho vista: abbronzata, fresca, bellissima, sembrava di nuovo una ragazza! Mi sono sentito vecchio, ma felice.

Emanuele! Che gioia che Mariella è riuscita a trovarmi! Un incubo questi giorni: ho perso tutto e tu non rispondevi! Mi sono preoccupata tantissimo avevo paura di non contare più nulla per te

Teresa ha preso i fiori, mi ha accarezzato la guancia, si è avvicinata per baciarmi.

Io senza di te non sono niente, Teresa! Non sparire mai più, capito? lho stretta forte.

Il borgo che stavi costruendo per me? mi ha chiesto poi in taxi, con un mezzo sorriso.

Non lho finito senza di te non mi veniva. Mi mancavi troppo.

Lo finiamo insieme. Ho pensato che non ti lascerò più, neanche un attimo! Non sarà mica la vecchiaia che fa così, Emanuele?

E chi se ne importa della vecchiaia! ho riso, abbracciandola e baciandola ancora. Noi, come il buon vino: più invecchiamo, più siamo preziosi! E tu non ti lascio più partire, hai capito?

Lei ha sorriso, ha poggiato la testa sulla mia spalla.

Il tassista ci guardava dallo specchietto e sorrideva. Magari riuscisse anche a lui, vivere così una vita intera con la propria moglie con le rughe, i capelli bianchi e gli occhi ancora pieni damore Chissà, magari.

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