Non c’è più speranza

Non cè più speranza

Non mi servono i suoi soldi! esclama Viviana con rabbia, lanciando le banconote stropicciate sul pavimento.

Guardi che in realtà sono soldi suoi, risponde con tono calmo la signora proprietaria dellappartamento. E io non ho colpe in quanto è successo. E per favore, non faccia scenate: rischiamo di svegliare i vicini.

Viviana getta unocchiata furiosa alla donna sulla soglia, poi si volta e si dirige velocemente verso le scale.

Uscita dal portone, vede tutto annebbiato davanti agli occhi, e si trascina fino ad una panchina poco distante.

Si siede, si copre il volto con le mani e, in un silenzio quasi totale, inizia a piangere. Si rimprovera per quanto ha fatto:

«Se solo avessi saputo come sarebbe finita così, non sarei mai partita per quel matrimonio!»
*****

Vivi, mi sposo! le aveva annunciato Margherita al telefono qualche settimana prima. Il matrimonio sarà tra un mese, e poi ci sarà anche la cerimonia in chiesa. Vieni?

Ti faccio un mondo di auguri, Margherita, sono davvero felice per te. Però… Viviana sospira pensierosa.

Su, dimmi!

Mi dispiace, ma quasi sicuramente non potrò venire. Vorrei tanto, davvero, ma…

Ma ti rendi conto? Cosa vuol dire che non puoi? la voce di Margherita è colma di genuino stupore. Abbiamo condiviso tutto dalla prima elementare, siamo state inseparabili, e ora manchi al mio matrimonio? Vuoi farmi un torto?

Non mi passava nemmeno per la testa. Ma sai anche tu che il matrimonio, con il ricevimento e la chiesa, durano più giorni

Tre giorni, per lesattezza. Tranquilla, secondo me puoi chiedere permesso al lavoro senza problemi.

Non è il lavoro il problema. Ho il gatto, Romeo. Non so a chi lasciarlo. Portarlo con me non posso, capisci e quindi

Vivi, non voglio sentire scuse! Alla mia festa devi esserci. E con Romeo? Chiedi a qualcuno di occuparsene oppure affidalo a una pensione per animali. Anzi, se vuoi ci penso io ad aiutarti.

Non so, Marghe

Hai un mese per organizzarti. Non mancarmi in un giorno così importante. Voglio che tu sia accanto a me.

Viviana rimane a lungo pensierosa dopo quella telefonata. Da una parte non vuole deludere la sua più cara amica, dallaltra non sa come sistemare Romeo.

Non lo lascerebbe mai solo in casa, nemmeno con tutto il cibo e lacqua del mondo.

Romeo è un gatto estremamente affettuoso, e la solitudine, anche solo per pochi giorni, lo farebbe soffrire.

Viviana ci pensa ogni giorno, ma poi decide che deve andare al matrimonio. A Romeo troverà una sistemazione presso una signora affidabile.

Almeno così crede. La signora Alessandra Ferri, conosciuta tramite un annuncio online, da anni offre servizio di custodia per gatti e garantisce di riconsegnare gli animali sani e salvi ai proprietari.

Viviana legge tutte le recensioni disponibili prima di telefonare. Sembrano tutte positive.

Diversi clienti scrivono che si sono rivolti più volte ad Alessandra Ferri ed erano sempre soddisfatti. Inoltre e questo rassicura Viviana la signora aveva lavorato in una clinica veterinaria. Se ci fossero stati problemi, sapeva a chi affidarsi.

Viviana prende coraggio e la chiama.

L’appartamento di Alessandra Ferri è spazioso: tre stanze, una tutta dedicata ai gatti. Latmosfera piace subito a Viviana: la casa, le condizioni in cui vengono accolti gli animali e, soprattutto, la gentilezza della padrona.

Viviana è convinta che Romeo non sentirà la sua mancanza: ci sono altri gatti con cui giocare, non avrà tempo per annoiarsi.

Romeo, cuore mio, sto via solo tre giorni. Abbi pazienza, ok?

Romeo si struscia tra le sue gambe, la guarda negli occhi. Viviana sa bene cosa significhi quello sguardo: vuole essere presa in braccio. Ma ormai lei deve andare.

Non si preoccupi tanto, signorina, sorride Alessandra. Andrà tutto bene.

Me lo auguro. Ecco i soldi, Viviana le porge due banconote da cinquanta euro ciascuna. Se cè qualche problema, mi chiami subito, va bene?

Certo.

*****

Tre giorni passano in fretta.

Margherita è felicissima che lamica sia venuta al matrimonio e alla cerimonia: anche Viviana sorride vedendo la nuova vita di Marghe. Anche lo sposo le sembra proprio una persona affidabile.

Ogni giorno pensa a Romeo e telefona alla signora Ferri:

Buongiorno, come sta il mio Romeo? Si comporta bene? Le dà fastidio?

Buongiorno, Viviana, risponde la signora. Tutto bene. Il suo gattino mangia con appetito, usa la lettiera come si deve. Lei torna tra tre giorni, giusto?

Sì Perché?

Niente, volevo solo confermare. Spesso i proprietari devono trattenersi allultimo e mi avvisano allultimo minuto. Così io so come organizzarmi. Tutto qui.

No, io torno come previsto. E poi non potrei mai lasciare Romeo più di tre giorni. Mi manca un sacco, non vedo lora di abbracciarlo.

Finalmente di ritorno a Firenze, Viviana avvisa Alessandra Ferri che sta per passare.

Va bene, laspetto, sospira la signora, e quel sospiro inquieta Viviana durante tutto il viaggio in taxi.

«Perché mi fisso? Che sarà mai successo? Ha detto che andava tutto bene» cerca di calmarsi. Ma dentro di sé sente crescere lansia.

Il suo gatto è scappato la signora la lascia senza fiato con questa frase.

Cosa? Ma come?!

Sa, sopra hanno cominciato dei lavori: rumore assordante, tutti i gatti si sono spaventati. Volevo salire a chiedere di fare meno rumore, e appena ho aperto la porta, Romeo è scappato giù per le scale. Non ho fatto in tempo a fermarlo.

E perché non mi ha chiamata subito? urla Viviana. Perché ha mentito?

Ho pensato di poterlo trovare da sola. A volte succede: ci sono tanti gatti, io sono da sola. È già capitato, poi li recuperavo sempre. Questa volta però non ci sono riuscita. Ho messo annunci online, ma per ora niente. Ma cè ancora speranza, non si disperi troppo presto.

Non disperarmi? Ma lei ha idea? Mi aveva promesso che sarebbe andato tutto bene!

Se vuole, le restituisco i soldi.

Non mi servono i suoi soldi! grida Viviana, gettando di nuovo le banconote a terra.

In realtà sono suoi, ribatte pacata la proprietaria. Non faccia scenate, rischia di svegliare chi dorme.

Viviana la fulmina con lo sguardo e corre via sulle scale.

Appena fuori dal portone si sente mancare e si siede su una panchina sperando che sia solo un incubo. «Perché sono andata al matrimonio? Perché ho lasciato Romeo?»

Viviana si perde nei ricordi, rivedendo quella sera in cui, tornando a casa dal lavoro, un piccolo batuffolo rosso le era corso incontro. Era il 30 dicembre. Doveva dedicarsi un po di giorni di festa e riposo.

Quel micino, spuntato dal nulla, si era subito arrampicato sulle sue gambe, ritrovandosi nelle sue mani.

Questa sì che è una sorpresa! aveva sorriso Viviana, subito indecisa sul da farsi.

Listinto le fece portare il gattino a casa.

Con Romeo, Viviana aveva vissuto il Capodanno, aveva passato tutte le vacanze, dedicando a lui ogni attenzione e affetto. In poco tempo quel micetto era diventato il centro della sua vita.

Figlia mia, dovresti pensare a trovarti un bravo ragazzo, tu invece raccogli i gatti dalla strada! aveva scherzato la mamma, quando Viviana le raccontò tutta contenta della novità.

È successo e basta: il primo nella mia vita è stato il gatto! Il ragazzo dovrà accettare di essere il secondo!

Al lavoro aveva raccontato tutto alle colleghe.

Secondo me i gatti scelgono sempre il giorno giusto: quando piove, tira vento o fa freddo, eccoli che sbucano a chiedere una casa. Poi ti guardano con quei occhi e dicono: È così freddo fuori. Ci porti a casa, per favore? E tu non puoi fare altro che accettare.

Vivi, devi scrivere romanzi! avevano riso le colleghe.

Erano contente per lei, anche se non sembravano davvero capire quale amore si potesse provare per un gatto. Ma un giorno, anche loro, forse, avrebbero capito.

Con Romeo, la casa di Viviana si era riempita di peli, ma anche di calore e gioia.

Tornando dal lavoro, trovava sempre Romeo ad aspettarla davanti alla porta.

Miao! annunciava festoso, strofinandosi contro di lei.

Romeo amava dormicchiare sulle ginocchia di Viviana o meglio ancora, accucciato con lei, facendo le fusa più sonore del mondo.

Ora, invece, nessuno laspettava più. Romeo non cera più.

O, meglio, lei sperava con tutto il cuore che fosse ancora da qualche parte.

Ma dove? Non ne aveva la minima idea.

Basta! dice a se stessa alzandosi dalla panchina. Non posso restare ferma. Devo trovarlo.

*****

Pronto! Lavete trovato?! Viviana grida quasi al telefono quando la chiama uno dei volontari che la aiutano a cercare Romeo.

Forse Ha chiamato una signora, ha raccolto un gatto rosso che sembra proprio il suo Romeo. La sta aspettando oggi. Le mando lindirizzo via SMS.

Grazie, grazie infinite!

Viviana è davvero grata a tutti quelli che hanno risposto al suo appello. Da sola non ce lavrebbe mai fatta.

Da quando Romeo è scappato dalla casa della signora Ferri, è passato ormai un mese e mezzo.

È stato il tempo più straziante della sua vita. Dopo il lavoro passava le serate su internet a guardare forum e foto di gatti smarriti, senza mai trovare il suo Romeo.

Lunica cosa che aveva era una vecchia foto del suo micino, ormai cresciuto e cambiato molto da allora.

Viviana scende dal taxi, si precipita verso il portone, digita il codice.

Chi è? sente la voce di una donna.

Sono Viviana. Per il gatto rosso che ha trovato in strada. Mi ha mandato il suo indirizzo il volontario.

Dagli pure.

Dopo dieci minuti, Viviana esce dallandrone e scruta attorno: non cè una panchina. Finisce per piangere in piedi.

Il gatto rosso trovato dalla signora somiglia, sì, a Romeo. Ma non è lui. Un gatto dolce, affettuoso, ma un altro

Allora lo tengo io, dice la donna stringendolo al petto. E a lei auguro tanta fortuna. Sono sicura che ritroverà il suo Romeo. Bisogna solo non perdere la speranza.

Viviana, per la prima volta, invidia qualcuno sinceramente. Se ne va senza aggiungere altro, per non rovinare a quella buona donna il momento.

Nei mesi successivi riceve ancora alcune telefonate: ogni volta la stessa delusione.

Forse è davvero la prova più dura della sua vita: correre, sperare fino allultimo che dietro una porta ci sia Romeo, poi capire che non è lui.

Figlia mia, capisco tutto la consola la mamma al telefono. Ma la vita va avanti. Puoi trovare un altro gatto rosso, ce ne saranno tanti a Firenze, oppure vieni da me in campagna: la gatta della vicina ha appena partorito, cè anche un rosso

Grazie, mamma. Ma io non voglio nessun altro.

Dopo sei mesi, Viviana capisce che ormai non cè più speranza.

Chiede solo a Dio che Romeo sia vivo. Anche se non sarà più con lei, magari sarà con qualche altra buona persona, o in compagnia di altri gatti randagi, purché sia vivo.
*****

Come continuare a vivere, Viviana non lo sa.

Si sente responsabile di tutto e odia sé stessa. Tutto per un matrimonio. Non fosse partita, non avrebbe mai lasciato Romeo a una sconosciuta, e ora sarebbe accanto a lei.

E invece

…ora Viviana non sa dove sia, né come stia Romeo. E lincertezza è la cosa peggiore: peggio della morte.

Nel fine settimana, pur di non rimanere in una casa piena di ricordi, Viviana esce e vaga per la città.

Attraversa cortili, controlla vicino ai cassonetti.

Ormai non spera davvero più di ritrovare Romeo, eppure continua a cercarlo.

Un giorno, senza rendersene conto, si ritrova quasi ai margini di Firenze, dove cè il canile-gattile. «Forse ha ragione la mamma, forse dovrei prendere un altro gatto?» si chiede Viviana.

Ma subito scaccia il pensiero.

«E se Romeo un giorno dovesse tornare? Mi sentirebbe tradire»

Sta per allontanarsi, quando vede una ragazza fuori dal cancello.

Signorina, vuole entrare? Cerca un animaletto?

Viviana si volta, sorpresa.

Se vuole possiamo farle vedere i nostri ospiti! Non è obbligata a prendere nessuno, stia tranquilla. Magari però, chissà, trova quello giusto

Viviana non vuole, ma non trova la forza di dire di no.

Questo è Simon, laggiù cè Fagiolo. Veri capolavori, non trova? dice la ragazza sorridendo.

Sì, belli davvero.

Viviana non sa spiegarlo, ma vicino a tutti quegli animali, allimprovviso si sente meglio.

Poco, ma meglio. Gli occhi fiduciosi dei gatti e dei cani sembrano guarirla piano piano. Alla fine pensa persino di non voler più andare via.

E laggiù chi cè? domanda Viviana, indicando il recinto più lontano. Cè qualcuno?

Lì cè il nostro eremita Lo chiamiamo così perché non si fa mai avvicinare. Anche dargli da mangiare è una sfida. È qui da sei mesi, arrivato in condizioni pietose. Labbiamo rimesso in sesto, ma con noi non comunica.

Viviana sente un tuffo al cuore.

Posso posso vederlo?

Ma certo, venga.

Sentendo i passi, il gatto rosso volta la testa dallaltra parte e sembra ignorare tutti.

Eccolo, il nostro eremita. Si mette sempre così quando qualcuno si avvicina.

Viviana non ascolta quasi più. Fissa il gatto negli occhi e…

no, non si sta sbagliando.

Romeo? sussurra incerta, trattenendo il fiato. Romeo, sei tu?

Il gatto la guarda stupito.

«No, è solo unimpressione»

Romeo! urla Viviana finalmente sicura. Dio mio, sei vivo! Vieni qui, amore mio! Mi riconosci?

Romeo la fissa ancora e si blocca, come indeciso. «È la mia umana?»

Sì, adesso sa chi è: la sua voce, i suoi occhi, il suo profumo. Ma non si muove.

«Mi hai lasciato o forse no? Se mi hai lasciato, perché sei venuta? La mia testa e il mio naso mi dicono di andare»

E va. Corre tra le braccia della sua amata padrona.

La volontaria ha appena il tempo di aprire il cancello che loro sono già stretti in un abbraccio.

Tutti li osservano: la ragazza dellassociazione, gli animali, persino le nuvole si fermano a guardarli. Anche il sole sorride. Perché in certi momenti non si può che sorridere.

Viviana e Romeo escono dal rifugio insieme, e lei promette che aiuterà il canile.

Daltronde loro hanno salvato il suo Romeo.

*****

Per strada, Romeo fa le fusa fortissimo, come solo lui sa fare, e ogni tanto miagola, come per raccontarle di quella brutta giornata: «Mi sono spaventato tanto, tanto rumore, e tu non ceri. Così sono corso fuori, a cercarti. Invece sono finito sotto una macchina Quanto sono felice che mi hai trovato, padrona! Non mi abbandoni più, vero?» smette di fare le fusa e la guarda negli occhi.

No, Romeo. Non ti lascerò mai più. Mai.

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