Scusami, ma la nostra strada si divide qui
Ricevuta dalla moglie una lunga lista di cose da comprare per Capodanno, Giovanni Benedetti si infila il cappotto, esce di casa a Firenze, sale sulla sua vecchia Fiat Panda e comincia a scaldare il motore.
Fuori fa davvero freddo, quasi meno dieci gradi, quindi partire senza scaldare lauto non avrebbe proprio senso.
Intanto, per non perdere tempo, Giovanni si mette a pianificare mentalmente il percorso: prima andrà al mercato di San Lorenzo, poi farà un salto al supermercato allangolo di via Roma e si chiede che dolcetto possa prendere per il tè. La moglie non ha specificato: ha solo aggiunto in fondo alla lista qualcosa di buono per il tè.
Ora tocca a lui risolvere questo enigma, e bisogna farlo bene, perché la sua amata Carmela gli rinfaccerebbe subito se portasse a casa la cosa sbagliata. E in quel caso, avrebbe dovuto tornare in negozio.
Dopo circa cinque minuti, quando la Panda comincia finalmente a emanare un po di calore e Giovanni è pronto a partire, nota che dallingresso del palazzo accanto esce correndo una giovane donna, Lucia.
Mentre cammina, cerca di abbottonarsi il cappotto e continua a sistemare una piccola borsa sportiva che le scivola dalla spalla. Dal suo aspetto e dal modo affannato di muoversi, è chiaro che Lucia ha molta fretta.
Magari parte per Capodanno, si chiede Giovanni, osservandola attento dal parabrezza.
Per via della fretta e del freddo, le mani di Lucia non collaborano proprio e sembra non riuscire ad abbottonarsi il cappotto.
Nel frattempo, Lucia guarda il cortile, come se cercasse qualcuno, e sbircia sul display del cellulare.
Lucia vive lì da poco. Non più di un mese. È in affitto nellappartamento di Valentina Ricci, lamica di Carmela.
Due settimane prima, Valentina aveva telefonato a Giovanni nel tardo pomeriggio per chiedergli aiuto:
“La mia inquilina mi ha chiamato, dice che il rubinetto della cucina non si chiude più e lacqua scorre di continuo. Potresti andare a controllare tu? Tanto io non sono in città… anche se fossi qui, che potrei fare? Se il rubinetto va cambiato, fallo tu per favore. Ti ridò i soldi appena torno, promesso!”
“Ma certo, Valentina, ci penso io subito. Ma Lucia è in casa?”
“Sì, sì, adesso la chiamo così non esce. Grazie mille, Giovanni.”
“Ma di nulla”, risponde Giovanni con il suo solito buonumore, e va a preparare gli attrezzi per questo soccorso urgente.
Ora è in pensione, e ogni piccolo lavoretto è una distrazione gradita. Da giovane aveva lavorato come ingegnere in edilizia per anni, così cambiare un rubinetto è veramente una passeggiata per lui. Non chiede mai soldi per queste cose: non solo perché sono lavori rapidi, ma perché gli fa piacere essere daiuto.
Probabilmente per questo Valentina si rivolge sempre solo a lui. O magari si fida ciecamente. In ogni caso, negli ultimi quattro anni Giovanni è stato spesso da lei, in quellappartamento ereditato dal marito: una volta la presa elettrica, una volta lo specchio in bagno, o chissà cosaltro.
Anche col rubinetto risolve senza problemi. Visto che era irrimediabile, Giovanni va da Obi per comprarne uno nuovo, scelto bene e robusto. E poi lo monta di persona.
“Con questo, Lucia, non avrai più nessun problema,” sorride sistemandolo con la sua chiave inglese. Ma resterai a lungo da queste parti o sei solo di passaggio?
“Ancora non so,” risponde Lucia stringendo le spalle. Se non trovo un fidanzato ricco in fretta, dovrò restare un po
“Ma dai, con la bellezza che hai, sono sicuro che non faticherai a trovare spasimanti,” replica Giovanni.
“Grazie, lo spero proprio!”
“Vedo anche che ami gli animali?” nota Giovanni, indicando un miciolino grigio che gironzola tra i suoi piedi.
“Mah, non è che li amo è stata una collega a propormi di prenderlo. Diceva che i gattini portano fortuna.”
“E come no,” ride Giovanni. “Portano fortuna, amore, felicità. Noi, per ventanni, abbiamo avuto una gatta, Matilde. Se nè andata solo sei mesi fa Eh, quanta tristezza. In casa cerano giorni duri, ma lei sapeva sempre tirarci su: arrivava sulle gambe, faceva le fusa e tornava il sorriso.”
“Macché, a me Chicco (così si chiama) per ora porta solo guai,” sbuffa Lucia. “Di notte non dorme mai, corre come un matto per tutta casa. E io lavoro presto, tutte le mattine!”
“Vedrai, Lucia, crescerà e si calmerà,” la rassicura Giovanni.
Dopo il lavoro lascia lappartamento e, a casa, racconta tutto alla moglie.
“È una brava ragazza. E anche il gattino, che curiosità! Proprio come la nostra Matilde da piccola. Ricordi quando ti rubò gli orecchini doro dal comodino e li nascose sotto il letto? Ci mettemmo tre giorni a trovarli”
“Certo che ricordo!” sorride Carmela. “Pensavo fossi stato tu a portarli al Monte di Pietà o che li avessi regalati allamante! Ero così arrabbiata. Menomale che ce li restituì Matilde.”
Eh sì, quella sera hanno rievocato ricordi, tra risate e commozione. In ventanni ne sono successe!
Ora, osservando Lucia, Giovanni decide che deve farsi avanti, offrirle aiuto se serve. Se deve andare da qualche parte e lui è di strada perché non darle un passaggio?
“Lucia, ciao!” grida abbassando il finestrino e affacciandosi dalla Panda.
“Ciao,” risponde lei sorpresa, e subito le si accende un sorriso.
“Tutto bene? Se hai bisogno di un passaggio, sono qui. Devo andare a fare delle commissioni, Carmela mi ha mandato a far la spesa.”
“Ho chiamato un taxi, ma non arriva nessuno,” sospira Lucia sistemando la borsa.
Poi, senza riuscire ad abbottonarsi del tutto, si avvicina alla Panda, attenta sulle scarpe col tacco alto sulla strada ghiacciata.
“Scusi, signor Giovanni, in che direzione va?” domanda.
“Verso il centro, prima al Mercato Centrale poi verso il supermercato di via Ottobre. Tu invece?”
“Eh peccato,” sospira Lucia. “A me serve andare dallaltra parte.”
“Dove?”
“In via Industriale,” balbetta. “Ma lì non ci arrivi coi mezzi pubblici. Solo taxi. Ma niente da fare, nessun tassista disponibile, ho già chiamato due volte”
“Addirittura? Ora capisco. Avrai degli impegni importanti, lassù?”
“Eh sì si può dire così” mormora, abbassando gli occhi.
Cè qualcosa di strano nel suo atteggiamento, ma Giovanni non sa bene cosa.
“Ascolta, se devi andarci per forza e non trovi taxi, ti ci porto io volentieri, via Industriale,” propone con gentilezza.
“Davvero? Ma grazie mille, signor Giovanni. Mi salva proprio così!”
“Sali pure dietro,” sorride lui. “La borsa la metto nel bagagliaio?”
“No no, la tengo con me,” dice Lucia stringendola forte e chiudendosi dietro. “E potrebbe riportarmi anche a casa? Non si sa mai che il taxi non arrivi, e il telefono si sta scaricando Devo solo consegnare una cosa a una mia amica, ci metto un attimo.”
“Va bene, ti riporto anche dopo.”
Non era nei suoi programmi, ma lui non nega mai una mano amica.
*****
Mezzora più tardi, Giovanni si ferma proprio in via Industriale e si gira verso Lucia.
“È qui?”
“Sì sì,” sorride. “Vado solo ad incontrare la mia amica e torno.”
“Va bene, ti aspetto,” dice Giovanni, osservandola scomparire dietro langolo.
Per sgranchirsi un poco, scende dalla Panda e cammina su e giù per il marciapiede. Sono ormai passati sette minuti, ma Lucia non si vede.
Alla fine decide di sbirciare dietro langolo, per vedere se tutto va bene.
Si avvicina al muro, si affaccia e vede Lucia vicino al cassonetto dei rifiuti che scuote la borsa sportiva e tenta disperatamente di farne uscire qualcosa. Quella cosa, però, non vuol saperne di uscire.
Allinizio Giovanni non capisce, poi vede: dentro la borsa cè il miciolino grigio.
Proprio quello che aveva visto nel suo appartamento mentre sistemava il rubinetto.
“Ma che fai?!” urla Lucia senza vedere Giovanni. “Non ti voglio, basta! Mi hai solo portato problemi!”
Chicco si aggrappa comè può alla borsa e miagola triste, come se supplicasse di non essere lasciato al freddo.
Alla fine, Lucia esasperata, prende il gatto con decisione, lo strattona e lo getta sulla neve. Poi chiude di scatto la borsa e si gira, ma incrociando lo sguardo di Giovanni si blocca.
“Lucia, cosa stai facendo? Perché hai portato qui Chicco? Vuoi davvero abbandonarlo?!”
Lucia non risponde, lancio lo sguardo tra il gattino e Giovanni, senza sapere cosa dire.
E poi esplode: comincia a gridare che il gattino non la lascia vivere, la innervosisce sempre e…
“Mi ha rovinato le scarpe nuove, quelle con cui dovevo uscire con un ragazzo. Capisce, Giovanni?”
“No, non capisco Non capisco come si possa gettare così via un gattino, soprattutto con questo freddo. E poi qui, dove di cani randagi ce ne sono più che di persone.”
“Non ne posso più”, ripete Lucia.
“Così lo condanni a morte, Lucia! Questa crudeltà non la capirò mai. Se ti sei stancata, riportalo dalla collega che te lha dato, cerca una famiglia, chiedi al rifugio. O anche a me potevi proporlo!”
“E lei lavrebbe preso?” ride amara Lucia. “Alla sua età! Con tutti gli acciacchi che avrà?”
“Certo che sì! Invece tu, Lucia piuttosto che preoccuparti a trovargli una casa, hai scelto di sbarazzartene come con una cosa vecchia. E volevi anche coinvolgermi!”
Giovanni si avvicina al miciolino che è rimasto fermo sulla neve, lo accarezza teneramente e lo solleva, portandolo tra le braccia verso la macchina. Nel frattempo, Lucia lo segue stordita.
Quando Giovanni apre la portiera dal lato guida si volta verso Lucia:
“Scusami, Lucia, ma dopo ciò che hai fatto… non posso più aiutarti. Tornerai da sola.”
“In che senso? Vuole lasciarmi qui? Ma Giovanni, ma che brutti scherzi fa?”
“Con chi si comporta così non si può fare diversamente,” risponde lui, mettendo Chicco sul sedile accanto. “Resta qui al freddo, magari rifletterai. Cè una fermata dellautobus a qualche isolato, oppure chiamati un taxi. Eh, e stai attenta ai cani randagi…”
Giovanni sale in macchina, mette in moto e la sua vecchia Panda rientra lentamente verso il centro di Firenze lungo le strade ghiacciate.
Guarda la strada, poi ogni tanto il gattino curioso, ma nello specchietto non si volta mai. Di Lucia, rimasta sola, non gli resta altro che una sensazione di disgusto.
*****
“Allora, manca solo qualcosa di buono per il tè” pensa Giovanni camminando tra gli scaffali del supermercato Esselunga.
Chicco è seduto tra le sue braccia (non vuole lasciarlo solo in auto) e scruta con attenzione tutto intorno.
A un tratto miagola forte e alza la zampina verso le scatole delle torte decorate.
“Mmm Dici che dovremmo comprare una torta? Sai che non è una cattiva idea?” sorride Giovanni.
Arrivati a casa, racconta tutto a Carmela: di come voleva aiutare la vicina, di quello che Lucia stava per fare al gattino e di come labbia lasciata sola in periferia.
“Forse avrò esagerato, ma non ce lho fatta a comportarmi diversamente,” sospira, osservando Carmela che coccola Chicco.
“Hai fatto la cosa giusta, Giovanni,” sorride lei. “Meglio non pensare a come sarebbe finito Chicco se Lucia lavesse davvero lasciato lì E lei a casa ci tornerà, non è una bambina.”
Da quel giorno, quando Giovanni vede Lucia per strada, lei gira ostinatamente la faccia dallaltra parte, ignorandolo.
A lui non importa. Lunico rammarico è che sembra non abbia capito nulla; perché se avesse capito, almeno si sarebbe scusata. Mai fatte scuse.
Un mese dopo Lucia se ne va per sempre. Valentina ha già trovato unaltra inquilina.
“E quella tua ex inquilina? Che fine ha fatto?” chiede Giovanni a Valentina.
“Ah, Lucia Lascia perdere Diceva che voleva restare a lungo, invece via dopo meno di due mesi. Era stata licenziata, non poteva più permettersela. E si lamentava anche che non aveva trovato il fidanzato ricco. Bah! Pare sia tornata in paese dalla madre. Chi lo sa.”
Vabbè, del destino di Lucia ormai a nessuno importa.
Limportante è che Chicco stia bene, ora è in buone mani. E Giovanni e Carmela con lui ora sono felici, meno soli nella loro pensione. Con larrivo di Chicco sembra siano ringiovaniti di ventanni.
Questa è la storia.







