La poco attraente Giulia

Brutta Giulia

Mamma mia, ma quello sarebbe un uomo?! Un errore della natura, ti dico! Possibile che Giulia non si renda conto con chi vuole sposarsi?! Basso, mingherlino, brutto come un peccato!

Dai, non esagerare! È vero, non è certo un gigante. Ma per il resto, mica si guarda la faccia quando si beve lacqua! E anche Giulia non è una bellezza.

Questo è vero. Ma hai pensato ai figli che avranno? Poveretti!

Le giovani mamme chiacchierano svogliatamente sedute sulla panchina davanti al portone, aggiustando le coperte nei passeggini e fissando orgogliose i propri bambini addormentati. I potenziali futuri figli di Giulia manco li prendono in considerazione: i loro sono senzaltro più belli!

Giulia, intanto, scarica dalla macchina le buste della spesa per la mamma con un sorriso, salutando le vicine e affaccendandosi:

Dario, amore, non è pesante? Dai, lascia che ti aiuti! cerca di prendere una busta dalle mani di Dario, ma lui non la lascia.

Giulietta, tieni solo la porta! Le cose pesanti non sono per le donne, lascia stare!

Le vicine si guardano con intesa.

Che furbo! Le cose pesanti non sono per le donne, dice lui! Vedrai, tutte così prima del matrimonio! Poi ne riparliamo

Giulia e Dario sono già dentro il portone, mentre le vicine continuano a discutere di altezza, peso, lineamenti, la macchina di Dario, la camminata di Giulia. Del resto, il pettegolezzo non costa nulla.

Ma Giulia non spende un pensiero per le chiacchiere. Corre dalla mamma, che non vede da due settimane: prima la trasferta, poi i lavori nellappartamento nuovo da finire prima del matrimonio. La mamma le ha ordinato di non stressarsi, di stare tranquilla: il frigo è pieno, il telefono funziona, e alle nozze manca ormai poco. Come farci stare tutto?

Alla fine, però, Giulia non resiste. Non è mai rimasta così tanto senza vedere sua madre, e non ha ancora imparato a convivere con lansia.

Giulia è nata quando Marina aveva trentacinque anni. Su quella ragazza con il naso grande, sgraziata e bruttina, che lavorava alla salumeria del quartiere, amici e parenti avevano ormai perso ogni speranza. Una zitella fatta e finita, dicevano. Che figli!

E invece Marina li sorprende tutti: va al mare in vacanza e torna con un fidanzato. Non uno qualsiasi, ma un uomo talmente bello che sembrava uscito da un film. Alto, spalle larghe, occhi azzurri. Marina, vicino a lui, pareva un topolino di fronte a un leone con la criniera. Una coppia davvero strana.

Eppure, grazie a quel uomo, era Marina a indossare il cappotto più elegante del quartiere.

Il marito di Marina era intelligente, gran lavoratore. Sapeva non solo guadagnare ma anche mettere da parte. E per la moglie, che adorava, non badava a spese. Marina rifiorì, si vestì bene, si fece un taglio di capelli moderno, e allontanò da casa le false amiche.

In effetti, di amiche vere non ne aveva. I rapporti non decollavano. Marina avrebbe voluto avvicinarsi di più, ma tutti la evitavano. Troppo brutta. Nessuno voleva ballare con lei o averla in compagnia: sarebbe stato deprimente.

Così, alle rare amiche che ancora venivano a bere un caffè o per farsi mettere da parte qualcosa di speciale appena arrivava in salumeria, Marina non si è mai affezionata.

Aveva paura dei pettegolezzi: si sa, sono più pericolosi di una pistola. Non si sa mai dove e come fanno male. Sapeva benissimo che molti giudicavano il marito troppo bello per lei, che qualcuno avrebbe provato a convincerlo a lasciarla, magari inventando qualcosa di cattivo. Così, Marina trasformò la sua casa in una vera fortezza, inaccessibile agli estranei, solo per i familiari. Non voleva perdere quella felicità.

Tutta questa paura, però, era inutile. Il suo Alessandro non vedeva nessuna allinfuori di Marina. Aveva ben compreso che il detto popolare sulla bellezza e la bontà non era vano. Nato orfano, cresciuto con una nonna alcolista, conosceva la vita meglio di tutti.

I suoi genitori morirono quando lui aveva appena tre anni: il padre, tornando ubriaco da un matrimonio, perse il controllo dellauto su una strada bagnata.

Alessandro rimase con la nonna, che non riuscì mai a riprendersi dalla morte del figlio. Prima un bicchiere ogni tanto, poi sempre peggio, tanto che a otto anni Alessandro già sapeva cucinarsi, aggiustarsi le camicie per non dare nellocchio a scuola, e si impegnava per studiare bene. La sua bellezza era più una maledizione che un aiuto; tra i bambini si notava subito, ma era impossibile liberarsi delle attenzioni invadenti degli adulti.

Diventò un ragazzo testardo e amareggiato. Nessuno gli dava mai affetto: la nonna preferiva la bottiglia, gli altri si limitavano a commentare la sua bellezza. Nessuno, mai, si chiedeva come stesse davvero.

Nessuno, tranne la fornaia dove andava ogni giorno a comprare il pane. Quella donna, madre single di due figli, sapeva bene cosa significhi crescere senza madre. Lei stessa era cresciuta in orfanotrofio, ma i suoi ragazzi non hanno mai patito la fame: pane fresco in tavola, patate in padella, e tè col miele, che riceveva dal vicino apicoltore.

Grazie davvero! Quanto ti devo?

Figurati! Dai sempre il buon esempio agli altri, che male cè? Non offendermi!

A Alessandro, la signora Valentina dava ogni giorno una brioche insieme al pane.

Mangiala a scuola! gli diceva severa, accarezzandogli i ricci.

Quel gesto di dolcezza, senza motivo, scaldava il suo cuore tutto il giorno. Allinizio Alessandro non voleva accettare la brioche, poi capì che la offendeva. Così iniziò semplicemente a ringraziarla. Tornava doposcuola per aiutarla al forno. E pian piano, Valentina divenne per lui come una madre.

Poi la vita sistemò le cose. Quando morì la nonna, Alessandro aveva quindici anni. Valentina, senza pensarci troppo, lo prese in casa.

Sei già mio figlio. Ora lo facciamo anche per legge.

Così Alessandro trovò finalmente una famiglia: mamma e due fratelli. E la rabbia sparì, perché cera finalmente chi potesse scacciarla.

Dopo il diploma tecnico, trovò lavoro, rimise a posto lappartamento della nonna, ma in amore non andava bene. Le ragazze si avvicinavano, sì, ma poi sparivano. Una, di cui lui si era proprio innamorato, gli disse schiettamente:

No, Ale, non voglio niente di serio con te. Sei troppo bello. Finirai per mollarmi. Magari anche con un figlio, chi lo sa. Con uno come te, che bisogno cè di famiglia? Hai sempre tutte ai tuoi piedi!

La vecchia rabbia tornò a bussare, ma Alessandro sapeva dove sfogarsi.

Figlio mio, non era quella giusta. La tua, quella vera, sta ancora aspettando da qualche parte. Non perdere la fede! Senza fede, non si fa nulla nella vita! Devi solo aspettare.

Valentina sapeva sempre cosa dire per alleggerirgli lanima. Così lui decise che era bravo ad aspettare, e che il resto sarebbe arrivato.

Ma gli anni passavano, e quella ragazza non arrivava. Alessandro si intristiva, finché Valentina decise di intervenire. Lo mandò al mare, per la prima volta.

Dai, Ale! Devi vederlo il mare! È una meraviglia

Davvero, mamma?

È immenso! Dolce, tempestoso, sempre diverso, figlio mio! Vai, è una fortuna!

Fu proprio lì che Alessandro conobbe Marina. Nessuno notava quella ragazza in fondo al parapetto che fissava il mare arrabbiato dopo la pioggia, tranne lui. Quando la vide, rimase senza parole: era identica a Valentina, la sua madre adottiva. Conoscendola meglio, capì che la vita gli aveva regalato la persona più bella, dopo Valentina. Marina era dolce e luminosa, desiderosa daffetto e di amare. E Alessandro capì che era lei, ciò che cercava. Non perse quellopportunità.

Loro figlia Giulia fu amata da Alessandro e Marina con una passione quasi spaventosa.

Speriamo di non viziarla troppo, Alessandro! temeva Marina. Ce la faremo?

Figurati! le baciava la testa Alessandro. È una piccolina in gamba!

Ci credeva così tanto che Giulia non poteva far altro che ripagare i genitori con impegno e dolcezza.

È tutta sua madre! diceva Valentina, coccolando la nipotina. Buona e gentile come Marina! Custodisci bene le tue donne, figlio mio! La felicità è tutta lì!

Alessandro aveva un legame strettissimo con la nuova famiglia. Quando capì che non stava bene, ne parlò prima ai fratelli, per non preoccupare Marina né Valentina.

Hai fatto bene, Ale! Ce la caviamo!

Trovano il medico in pochi giorni, e di fronte alla diagnosi terribile, non gli permettono di crollare.

Non ti azzardare! Hai una figlia. Siamo qui tutti. Oggi la medicina fa miracoli.

La battaglia dura dieci anni. Alessandro stupisce tutti con la forza e il desiderio di vivere.

Sapesse, un altro avrebbe mollato da tempo. Lei è determinato!

Alessandro annuisce, lottando col senso di nausea, e pensa che la sua forza sono Marina e Giulia, che, appena uscita da scuola, si precipita a portargli la cena in ospedale.

Non ho fame, Giulia! si ostina lui.

Mangia, papà! La minestra è troppo salata, mamma ha pianto cucinandola, ma io le ho detto che passerà! Che presto starai meglio e tornerai a casa! Ho fatto bene, vero?

Benissimo, Giulietta Così sarà

E ogni volta Alessandro torna a casa, anche se le notizie peggiorano. Perché lo aspettano.

Se ne va in silenzio, a casa, con la testa sulle ginocchia di Marina. Si addormenta e non si sveglia più. Lei rimane ad abbracciarlo fino al mattino, passando la vita in rassegna.

Non ho nulla da rimpiangere, Ale Quante cose belle abbiamo vissuto! Sono stata felice! Grazie, amore mio

La mattina, Giulia entra in camera prima di colazione e si blocca, gorgheggiando piano, come un uccellino soffocato.

Piano, amore Papà ora sta bene. Non soffre più, hai capito? Non piangere Marina non si trattiene più, piange anche lei. Sono con te, piccola

Non restano sole. I fratelli di Alessandro le aiutano, Valentina viene spesso a trovarle. La famiglia si stringe, sapendo che certi dolori, da soli, non si superano.

Passano gli anni. Giulia cresce e, ogni anno, fa sempre più fatica a guardarsi allo specchio. Sa di non essere bella. E non ci può fare nulla.

Come potrebbe cambiarsi il naso o ingrandirsi gli occhi? Neanche le carote che mangiava da bambina, nella speranza di crescere più alta, sono servite.

A scuola la prendono in giro, Marina la consola piangendo:

Vedrai Giulia, la vita è lunga Aspetta e vedrai chi sarà la più felice!

Giulia si laurea, trova lavoro, ma anche lì nessuno riconosce la sua bontà o la sua dedizione; le copiano solo gli appunti, sempre perfetti, mentre tutti rincorrono le belle e sfacciate.

E adesso, mamma, cosa facciamo? si abbatte Marina, vedendo la figlia con un ottimo lavoro ma nessuna idea di cosa fare con la propria vita.

Semplice! Tutti al mare! ride Valentina. Una volta ha funzionato, chissà che non succeda ancora! Che ne dite?

Facciamo così! Giulia da sola però non ci va. È testarda!

Andremo tutti insieme: chiameremo anche i fratelli con mogli e figli. Così Giulia da noi scapperà, come aveva fatto lultima volta alla casa in campagna! ride Valentina, ricordando come i nipoti siano scatenati. Solo che ora sono cresciuti e lei da sola! Dovrà cercarsi una via di fuga!

Prepariamo le valigie! assente Marina, decisa.

Ma il destino aveva altri piani.

Giulia va al mare ma si rifiuta di starsene da sola. Per quanto provino a convincerla, lei resta ferma:

Non mi va di andare in giro da sola!

I parenti non possono che rassegnarsi.

E il destino si mette al lavoro. Appena tornata in città, Giulia trova la sua occasione non sulla sabbia dorata, ma proprio sotto casa. Di rientro dal lavoro, parcheggia la macchina e viene sorpresa da unacquazzone.

Persi ormai ogni speranza per le sue scarpe nuovissime, appena comprate, si toglie le decolleté e corre a piedi nudi attraverso le pozzanghere, col pensiero della mamma che sicuramente la aspetta in ansia. Proprio lì vicino, viene investita dallacqua sollevata da una macchina che passa veloce.

Ma dai! riesce solo a dire Giulia.

E poi scoppia a ridere, tanto che lautista, sceso per scusarsi, rimane incantato.

Così il destino fa spuntare una spunta accanto al nome di Dario nella lista, e si mette in cammino altrove, certo che per Giulia andrà tutto bene.

E così succede.

Dopo alcuni anni, le stesse vicine, sedute sul solito muretto a sorvegliare i nipoti, noteranno la macchina di Dario arrivare e si sussurreranno tra loro:

Hai visto che pelliccia quella là?! Mio marito nemmeno mi ascolta quando glielo chiedo, a lei invece tutto servito!

Ecco, ricominciamo

Quella pelliccia proprio non le sta bene! Non le dona affatto!

Ma quanto sei invidiosa! Ti rode che la felicità di Giulia sia così solare! Sì, il marito non sarà un adone, ma è dolce, ama lei e i figli, li vizia! E tu stai qui a rodere!

Sì, mi rode! Ma spiegami perché a certa gente il destino regala tutto, senza motivo, mentre ad altri niente? Guarda quei figli! Bruttini i genitori, bellissimi i bambini! Comè possibile?!

Genetica, tesoro! La mamma di Giulia aveva un marito che era un vero Adone! Tutto qui, natura pura.

Ma allora perché Giulia è così tranquilla? Qualunque cosa tu dica, lei sorride. Qualunque consiglio, ringrazia sempre. Mai una cattiveria. Ma non dovrebbe odiare il mondo intero per non averle dato nemmeno un briciolo di bellezza?!

Forse dovrebbe, ma non è obbligata. Dovresti essere meno invidiosa, magari saresti più bella anche tu!

Sì, come no! Chissà qual è il trucco per avere un marito così innamorato da portarti in braccio e non stancarsi mai di te! Forse Giulia sa un grande segreto?!

Chiediglielo tu!

Figuriamoci, mai imparerei qualcosa da una come lei!

Ma allora continua pure a rosicare, le rughe arrivano prima!

Giulia poco si cura dei pettegolezzi. I suoi pensieri sono tutti per la famiglia. Mamma sta peggiorando piano piano, Valentina vuole trasferirsi vicino per aiutare con i pronipoti, gli zii invitano a cena, Dario promette di dare una mano con i lavori in casa. I bambini vanno seguiti sempre.

Alessandro, Maria, dentro! La nonna ha appena sfornato la torta! Non sta bene farla aspettare!

Unaltra serata, fra chiacchiere e canzoni con la chitarra, e una fiaba della nonna Marina per i nipotini.

E la vita continua©Quella sera, Giulia guardò la sua famiglia riunita attorno al tavolo, la nonna che rideva con i nipoti addosso, Dario che la osservava con tenerezza mentre tagliava la torta col coltello nuovo regalato dai bambini. Il profumo di cioccolato si mescolava a quello dei fiori freschi messi da Marina sul davanzale. Per un attimo, Giulia ascoltò il brusio sommesso della felicità: un suono fatto più di sguardi che di parole.

Si alzò per aiutare la mamma a tagliare altre fette, la voce di Valentina che brillava sulle note di una vecchia canzone toscana, mentre Maria e Alessandro si rincorrevano attorno al tavolo, piedi nudi e capelli spettinati, gridando: «Io sono il più forte!» «No, io!».

Quando Giulia mise via il coltello, Dario si avvicinò e le sussurrò: «Cosa cè? Sembri lontana». Lei sorrise, guardando fuori dal finestrone la pioggerella estiva che aveva finalmente smesso di cadere e lasciava luccicare la strada.

«Niente,» rispose piano. «Pensavo solo che chi vede solo la bellezza non ha mai avuto quello che io ho». Dario la strinse più forte, come a suggellare una promessa.

Giulia non aveva mai pensato di poter essere invidiata davvero da qualcuno. Eppure, ecco lì la sua ricchezza: un marito che la guardava come fosse il sole, bambini che la rincorrevano per un abbraccio, una madre e una nonna che le avevano insegnato la gentilezza oltre il dolore.

Mentre la sera scendeva lieve sulle case, Giulia scambiò uno sguardo complice con Marina, che le strinse la mano sotto il tavolo.

Fu allora che capì: il mondo avrebbe sempre chiacchierato, le rughe sarebbero arrivate, i cuori invidiosi avrebbero borbottato. Ma lei, che aveva imparato la bellezza dentro la fatica, la gioia dentro il poco, avrebbe sempre avuto ciò che nessuno può pettegolare via: la serenità quieta di chi è davvero felice.

La notte, mentre tutto taceva, si infilò a letto accanto a Dario e sorrise nel buio. Sapeva di non essere bella secondo il mondo ma la sua storia, tra torte di cioccolato, risate di bambini e mani intrecciate, era una fiaba che nessun giudizio avrebbe mai potuto deturpare.

E mentre si addormentava, Giulia sentì la voce di Valentina risuonare nella memoria: «La felicità si riconosce solo da dentro». Così, avvolta dallamore dei suoi, Brutta Giulia non lo fu davvero mai più.

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