La Bestia Spaventosa

La bestia terrificante

Te lo assicuro, lho visto con questi occhi! continuava a insistere Petrucci, il volto acceso dal ricordo. Quegli occhi… capisci? Fissavano me. Dritto addosso, qui lex carabiniere portò la mano al collo e strinse leggermente le dita. Se non fosse passato Marcello col trattore, ora non sarei qui a parlarti, ci puoi scommettere.

Petrucci era arrivato da Oleggio Domenico sul tardi, giusto prima che il sole sparisse dietro i filari. Da dieci minuti cercava di raccontargli una storia su una bestia spaventosa nel bosco. Oleggio Domenico era uomo di mondo, aveva memoria lunga (e anche qualche dubbio sulle passate imprese di Petrucci), perciò non mostrava molto entusiasmo allidea di ascoltare unaltra delle sue storie. Tuttavia, leducazione gli impediva di cacciare via un compaesano sul portone.

Insomma, dici che li hai visti davvero quegli occhi? sospirò il guardiacaccia, ironico. Occhi di lupo, dici? O erano più da cane?

Da lupo, sicuro! annuì Petrucci con aria grave. Gialli, infuocati. Cattivi, proprio come quelli di mia moglie, Giustina. Sai come mi guarda quando torno a casa appoggiato ai muri. Mica spesso, eh… ma capita.

Vuoi vedere che era proprio tua moglie a spiarti nel bosco?

Giustina?! fece Petrucci, allibito.

Eh già. Poco fa hai detto che quegli occhi ti sembravano i suoi. Avrà mica paura che te ne vai a bere anche tra gli alberi? Tu che hai fatto il carabiniere, non ti sarà nuova una storia del genere…

Petrucci rimase come sospeso per qualche attimo, assorbendo le parole di Oleggio Domenico. Poi sputò per terra, aggrottò la fronte e lanciò uno sguardo torvo allamico sorriso stampato in viso. Si era offeso, insomma. Aveva capito che Oleggio Domenico non lo prendeva sul serio. Ma come dimostrare la verità a quel San Tommaso?

Te lo dico ancora, lho visto il lupo! Non era un cane. I cani lì non ci girano, e men che meno a quellora.

Mettiamo anche che sia vero. Ma spiegami una cosa, Petrucci sgranò gli occhi Oleggio Domenico. Te che ci facevi di notte nel bosco?

Io? lex carabiniere iniziò a battere le palpebre. Beh, non dormivo… così sono uscito a camminare, tutto qui.

Di notte? Nel bosco?

Certo. Cosa cè di strano? Da noi, al massimo, si incontrano leprotti, qualche volpe, un cinghiale ogni tanto. Sai tutto meglio di me, sei il guardiacaccia tu!

Guarda che io sono quasi ex guardiacaccia… sospiro Oleggio Domenico. A giorni mi mandano finalmente in pensione. Però hai ragione, so chi abita i nostri boschi.

Appunto!

E so anche che, di tanto in tanto, qualcuno piazza trappole o cappi… Qualcuno dei nostri si è improvvisato bracconiere, eh Petrucci?

Io? No no, ma che dici scosse la testa Petrucci con foga. Ti dico che avevo solo voglia di camminare. Ero lì che non davo fastidio a nessuno, quando mi sono trovato davanti quegli occhi, gialli e arrabbiati…

Va bene, raccontala tutta allora sospirò Oleggio Domenico, rassegnato. Così ti sfoghi.

Dicevo… appena li ho visti, ho rischiato dinfartare! Ho iniziato a retrocedere verso la strada, ma gli occhi mi seguivano. Stavo già pensando alla fine, perfino mi sono fatto il segno della croce anche se non sono credente. Poi di colpo sento un rumore… era Marcello, di ritorno da un matrimonio sul trattore. Un miracolo! Mi ci sono infilato in cabina in un attimo.

E Marcello era sobrio? rise Oleggio Domenico, che di Marcello aveva una certa opinione.

Macché! Ubriaco fradicio. Ma in quel momento meglio rischiare una curva che farsi divorare da un lupo. Così siamo arrivati in paese, vivi.

Eppure Giustina dice che non sei tornato subito. Ti ha trovato solo allalba, in cortile da Marcello, abbracciato a una bottiglia.

Eh, beh, ci siamo fatti due bicchieri per la sopravvivenza, ci sta… Notte assurda, volata via.

Oppure è stata Giustina a riportarti a casa, che eri a malapena in piedi.

Sì, insomma… siamo tornati insieme. Ma ascolta: appena mi sono ricordato di ieri, ho pensato di venire subito da te. Bisogna prenderla sul serio: un lupo vicino al paese non è uno scherzo! E ancora non ti ho detto il peggio: quando il trattore girava la curva, mi sono voltato, e quegli occhi… mi inseguivano ancora! Non ho mai visto un lupo inseguire un trattore. Dovrebbe aver paura!

Beh, forse non gradisce solo il rumore… concesse Oleggio Domenico.

E allora vedi che non era normale? Quel lupo non temeva nemmeno il trattore di Marcello! Secondo me, è impazzito…

Un lupo rabbioso?

Petrucci fece una pausa teatrale, scrutando il guardiacaccia. Quando vide Oleggio Domenico immerso nei pensieri, riprese:

Un lupo rabbioso nei pressi del paese non porta mai nulla di buono. Dai, Oleggio Domenico, dovresti andare a vedere. Qui finché arriva un nuovo guardiacaccia può succedere di tutto. Io non vengo con gli uomini del paese, non serviremo a niente. Ma tu hai esperienza… e il fucile. Allora, ci vai?

Oleggio Domenico restò in silenzio, grattandosi la testa e fissando il bosco. Da anni, ormai, lupi e bestie simili non cerano più. Eppure, se davvero fosse tornato un lupo rabbioso? Si avvicinava troppo alle persone, non temeva nulla… i segnali quadravano. Quando succede, ci si può aspettare di tutto. E quasi mai di buono.

Petrucci aveva ragione, in fondo. Bisognava controllare. Anche se ormai quasi pensionato, era ancora guardiacaccia e non poteva ignorare lallarme.

Va bene, Petrucci. Domani vado a controllare nel bosco. Se era davvero un lupo, lo terrò lontano dal paese.

Vuoi che chiamo i nostri? Smuovo tutta la borgata in dieci minuti!

No, meglio andare da solo. Un lupo, se pure rabbioso, non attacca la folla; al massimo scappa. Ho bisogno di capire che coshai visto. Tengo il cellulare con me, ti chiamo se serve.

Perfetto! E tu spara senza pensarci, eh! Petrucci strinse la mano del guardiacaccia e corse verso casa, facendo una deviazione… un salutino a Marcello, forse per rinfrancarsi.

*****

Il mattino dopo, Oleggio Domenico si mise il fucile in spalla e si incamminò verso il bosco, nello stesso punto indicato da Petrucci.

Avanzava cauto, con gli occhi rapaci sugli alberi e tra le radici. Per ore non vide nulla di strano: il bosco era immerso in una pace irreale, tanto che pareva si stesse sognando tutto. Nemmeno una traccia sul terreno indurito dal gelo.

Immaginavo che Petrucci fantasticasse brontolò Oleggio Domenico, tornando verso la strada. Avrà visto un coniglio, si sarà spaventato a morte, e a me solo il freddo resta addosso…

Ma quando raggiunse il limite del bosco, una sensazione fredda gli scivolò sulla schiena: qualcuno lo stava osservando. Si voltò di scatto alzando il fucile, ma non vide nessuno. Rimase lì, rigido, ascoltando anche il minimo fruscio. Nulla. Tornando a casa, però, sentì che cera qualcosa nellaria… Come se davvero qualcuno si nascondesse tra i cespugli, e senza il fucile forse si sarebbe fatto vedere.

Tornerò domani si ripromise. Con un po di cibo. Se quella bestia ha fame, uscirà. E lo scoprirò finalmente.

*****

La mattina seguente, armato di petto di pollo lessato e di tenacia, Oleggio Domenico tornò tra gli alberi. Ormai dubitava che il lupo esistesse davvero, convinto che fosse solo lennesimo incubo di Petrucci. Ma il dovere era dovere.

La sera prima, Petrucci aveva chiamato per chiedere se aveva visto il lupo rabbioso. Oleggio Domenico aveva riferito la verità: niente, nessun segno, nessuna traccia.

Magari si è spostato altrove? Può essere, eh, teoricamente?

Tutto può essere, ma stai comunque lontano dal bosco la notte. Non si sa mai…

Trovato il punto tra i cespugli, Oleggio Domenico stese una vecchia Gazzetta della Sera e ci posò sopra il pollo. Poi si nascose qualche metro più in là, stringendo il fucile.

Sessanta minuti lunghissimi, e nessun movimento. Stava per desistere quando, improvvisamente, un rumore di carta lo richiamò: chi mai fa tutto questo baccano con un giornale? Si sporse, stringendo il fucile, e vide finalmente il mostro che aveva terrorizzato Petrucci.

Non era un lupo. Era un cane randagio, magro come uno stecchino, pelo screziato, tra il marrone e il dorato, di una bellezza dimessa. Sospirando di sollievo, Oleggio Domenico uscì dal suo nascondiglio, appese il fucile con cautela e si avvicinò.

Allora, chi spaventa la gente nel bosco, eh? chiese quasi ridendo.

Il cane non si accorse nemmeno di lui, accecato dalla fame, intento a divorare la carne. Era così magro che le zampe gli tremavano, forse dal gelo, forse dalla fatica. Solo quando Oleggio Domenico gli si avvicinò di lato, il cane lo notò, e distinto scappò nei cespugli, restando lì a tremare come una foglia.

Dai, non aver paura disse il guardiacaccia, accovacciandosi. Non ti faccio nulla. Sono qua per aiutare. Vieni qui, andiamo, raccontami cosa ti è successo. E quella corda attorno al collo, eh?

Il cane uscì dal suo rifugio tra mille esitazioni, attratto più dalla fame che dalla fiducia. Si trascinò piano verso Oleggio Domenico, si lasciò avvicinare e fu subito accarezzato. Il guardiacaccia gli porse il giornale con i resti del pollo, che pappa veloce sparì tra i denti affamati dellanimale.

Mentre il cane si preparava a tornare nei cespugli, Oleggio Domenico afferrò il mozzicone della corda legato al collare. Lo guardò, perplesso: Ti hanno portato qui, ti hanno legato e… abbandonato?

Lo sguardo del cane, intenso, quasi umano, lo colpì. Era un animale giovane, docile, troppo intelligente per meritare la fine che qualcuno aveva pensato per lui…

Chi può averti fatto una cosa simile? sospirò accarezzandolo. Su, venga, andiamo a casa.

*****

Ecco, sdraiati qui disse Oleggio Domenico, stendendo una vecchia giacca vicino alla stufa. Non posso offrirti di meglio.

Il cane, che chiamò provvisoriamente Chicco, si accoccolò felice, coda che batteva piano, e si addormentò stremato.

Riposa pure, Chicco… sussurrò Oleggio Domenico, pensando a quanto aveva dovuto sopportare quel povero animale nel gelo, probabilmente senza acqua né cibo per settimane.

Mentre il cane dormiva, il guardiacaccia si sforzò di non fare rumore. Persino quando dovette chiamare Petrucci, uscì nel cortile.

Quindi niente lupi rabbiosi? Era solo un cane? Di chi sarà stato?

Non è di nessuno qui, pensieroso rispose Oleggio Domenico. Ma non cè dubbio, è stato abbandonato. Mi fanno rabbia questi qui che lasciano gli animali così…

E adesso che ne farai?

Lo sistemerò, trovare un padrone non sarà difficile, certo… Ma le cose andarono diversamente dal previsto.

Quella sera, Oleggio Domenico portò una bracciata di legna in casa, e inciampò per fissare lo sguardo sul cane dormiente. Cadde tutto con enorme fracasso, ma il cane non si mosse nemmeno di mezzo millimetro. Continuava a dormire, immobile.

Mah… si chinò preoccupato sopra di lui. Solo al tocco della mano, il cane scattò sveglio, guardandolo perplesso, poi lo riconobbe e si tranquillizzò, premendo il muso sulla mano di Oleggio Domenico.

Non senti nulla, eh? E come farai? Domani ti porto dal veterinario.

Dentro di sé pensò: Se davvero Chicco è sordo, come faccio a trovargli una casa?

*****

Il veterinario confermò i sospetti: Chicco era sordo. Non dalla nascita, forse per malattia o per un trauma.

E io come comunico con lui, se non sente? chiese Oleggio Domenico.

Non è difficile, sorrise il veterinario. Hai notato che ti guarda diritto negli occhi? Legge la tua faccia, i gesti. Non gli sfugge nulla. Devi solo aiutarlo imparando la comunicazione dei segni. E magari fargli sempre capire le cose dallespressione.

Hai ragione, ammise Oleggio Domenico, con Chicco che lo fissava pieno di speranza. Va bene, lo tengo con me. Nessuno vorrebbe occuparsi di un cane sordo. Ho tanto tempo, ora che sarò in pensione. È mio, ormai.

È un ottimo cane, disse il veterinario, stringendogli la mano. Ti sarà fedele per tutta la vita.

*****

Da allora, Oleggio Domenico e Chicco vivono insieme. Se allinizio sembrava impossibile capirsi, dopo sei mesi si comunicano ogni cosa solo con lo sguardo e i gesti. Chicco lo segue dappertutto, occhi pieni di gioia. Ancora non hanno mandato un nuovo guardiacaccia, così Oleggio Domenico continua a vigilare sul bosco, Chicco sempre con lui.

Più di una volta, il fedele cane ha trovato trappole nascoste nei boschi, che qualcuno piazzava per lepri o volpi. Oleggio Domenico scuoteva la testa: Ma che gente… possibile non capiscano che la natura non si tocca?

Catturare il bracconiere non è ancora riuscito, anche se dopo lultima scoperta Petrucci camminava oscuro per il paese. Una volta, ubriachi al bar, confessò a Marcello che il bosco non lo avrebbe più visto. Basta, mi sono stancato! Se Giustina vuole una stola di volpe, che vada in città e la compri. Con i suoi euro ci fa più bella figura!

Oleggio Domenico e Chicco passarono di lì proprio in quel momento e sorriserò, consapevoli che ora un bracconiere in meno danneggiava il bosco. E anche se, un giorno, Petrucci o qualcun altro riprovasse a fare il furbo, Oleggio Domenico e Chicco sarebbero pronti a intervenire. Oppure, avrebbero aiutato il nuovo guardiacaccia ad arrivare a capo delle cose.

Così ora, sotto il cielo strano e sospeso del borgo e nel folto del bosco, uomini, animali e strane bestie trovano il loro posto. E tutto va bene, nella terra delluomo e del suo cane.

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