Compagna di viaggio
Alessio resta a lungo seduto in macchina, assaporando piano il caffè dal bicchierino di plastica, osservando la neve che cade incessantemente fuori dal finestrino e si appoggia sul cofano, copre il parabrezza, si attacca agli specchietti. Che bella atmosfera! Proprio natalizia. Però, dentro, è tutto uno schifo Prende un altro sorso, e ancora una volta si trova a pensare che Martina aveva proprio ragione: il caffè delle macchinette è veleno puro.
Il caffè, Alessio, si prende solo nei bar, mi raccomando, ma solo in quelli giusti. Un buon caffè deve svegliare, avere un aroma piacevole, essere ben bilanciato, mai bruciato! Te lo ripeto da sempre e puntualmente sventolava una mano e si girava dallaltra parte. Del resto, Martina si voltava sempre via da lui, ogni volta che qualcosa non andava, faceva il broncio, gli dava le spalle e respirava forte, come se avesse corso una maratona, soffiava come una bambina! Mai che dicesse davvero cosa la infastidiva, cosa non le tornava, da cosa si sentiva ferita ma doveva tenere il broncio, una pausa teatrale. Anzi, meglio una di quelle pause che poi manco lei si ricorda il motivo delloffesa
E anche stasera, appena Alessio rientra a casa, Martina lo accoglie sulla porta con un sospiro pesante, nemmeno un saluto. Che cè adesso? Cosa non va più stavolta?!
Martina, tesoro, ho preso una torta per noi! prova a renderla felice Alessio. Macché La torta finisce sul balcone. Almeno non lha buttata dalla finestra. Non ha nemmeno apprezzato che fosse alla ciliegia, la sua preferita. E Alessio, di ritorno tutto stanco dal lavoro, con il dito tagliato e rattoppato alla meglio con del nastro adesivo blu Martina, coshai adesso?
Silenzio. Smuove solo linterruttore della cucina. Alessio arriccia la fronte, sbatte la mano sulla testa. Le lampadine! Doveva comprarle lui! Ma sono di quelle particolari, che non trovi nei negozi sotto casa, devi andare da Brico.
Martina sussurra, avvicinandosi, le accarezza le spalle Marti, che ne dici di una cenetta a lume di candela? Io, te, il fuoco vivo E dopo la bacia sul collo, lei si contrae. Dopo saremo noi il fuoco. Caldo, tenero. Eh?
Ah sì? lei inarca le sopracciglia. Sembra proprio fuoco, ma non di quelli gentili. E chi la prepara la cena, nel buio? Hai portato il nastro per tutte le dita? Ne ho dieci, dovresti avvolgerle tutte! E la cena non la faccio io stavolta! Tanto a te interessa solo mangiare, eh. E dove sei stato, tutto questo tempo, eh?
Sbatte con forza un cassetto della cucina, tintinnano le forchette. Alessio sbuffa. Ma davvero non ne può più. Non ne può più della vita, di tutto questo. Comera meglio star da solo! Che pace era la sua tana, a volte Martina veniva solo qualche sera, cucinava qualcosa di buono, sistemava, poi tornava a casa sua. E nessuno litigava. Poi, allimprovviso, si è trasferita, dicendo chiaramente che sposarsi non ne voleva sapere, avrebbero convissuto e basta. Lui caveva pure pensato su, voleva sentirsi finalmente padrone della sua felicità domestica Martina però aveva solo riso: “Ma sei matto? Io sono una donna libera, in tutto e per tutto! O conviviamo, o ognuno per la sua strada!”
Adesso, però, questa donna così libera urlava, pestava i piedi, diceva cose spiacevoli su Alessio come uomo. Che non sapeva fare nulla, che in casa era un incapace, che non sapeva aggiustare neanche una presa in soggiorno
Loro due, ormai, erano anni che non funzionavano bene. Lasciarsi, però, faceva male. Riconoscere che lamore era passato era come mettere il punto finale, e non è mai facile Così restavano lì, aggrappati a una speranza, si comportavano come una quasi-coppia sposata, ma di fiamma non ce nera neanche un po. Alessio la sentiva poco, Martina invece la soffriva in modo tagliente, perciò era così nervosa
Vattene! urla alla fine, girandosi. Basta, non ce la faccio più! Vai via, non respiro più vicino a te!
Silenzio. Sembra che anche laria smetta di muoversi.
Allora Alessio prende la tracolla dal mobiletto, acchiappa il suo giubbotto di pelle foderato, chiude forte la porta dietro di sé.
Alessio! Dove vai questora?! Martina lo insegue nel suo sottile accappatoio, scende le scale sbattendo le ciabatte con i pon pon di pelo. Alessio, torna qua! Ho detto torna!
Vado davvero, sbotta lui e si infila nel nevischio
A lungo Alessio si fa strada tra il traffico fino alla periferia di Milano, dove si trova il grande centro Brico Per le lampadine. Dentro cè di tutto, dalle viti alle vasche da bagno. E ci sono anche le lampadine.
Gira tra le corsie, si ferma a guardare i tagliaerba, si promette che ne prenderà uno per il giardino, poi va tra gli elettrodomestici. Non vuole pensare a Martina. Lei è libera, pure lui. Così sia.
Vuole solo le lampadine? Quante? chiede, stanca, la cassiera.
Cinquanta, risponde impassibile. Per scorta.
La cassiera annuisce, le sistema in sacchetto, sorride per dovere, augura buona serata.
Sì, buonissima risponde lui, per cortesia.
Grazie, simbarazza la cassiera. Stasera andrà dallamica: vino, uva, formaggi, risate e commedie.
Finito il tremendo caffè, Alessio nota un movimento strano a destra.
Un SUV con vicino una coppia. Lui urla, sbatte le braccia, chiude la portiera forte; lei tira fuori scatole dal bagagliaio, poi dimprovviso si aggrappa a lui, dice qualcosa. Lui la spinge via, di nuovo la porta, poi una pedata alla ruota.
Alessio osserva crescere la montagna di pacchi sulla neve. Lei resta lì finché lui non salta in macchina, accelera e la spruzza di fango sciolto mentre se ne va via veloce.
Lei lo guarda andare, poi si china per sollevare una piantina esotica in vaso. La protegge sotto la giacca, come un pulcino, alza su il colletto.
Dopo qualche minuto chiama un taxi probabilmente , ma non riceve risposta. Gli acquisti ormai sono un mucchio sotto la neve, e lei inizia a saltellare per il freddo.
Alessio farebbe per tornarsene a casa. Ma arriva un messaggio duro di Martina, in cui chiude tutto augurando un po’ a malincuore anche le migliori fortune.
Lui sbatte il telefono nel cruscotto, accende il navigatore, si avvicina alla sconosciuta infreddolita.
Abbassando il finestrino, le chiede:
La accompagno? Perché non chiama un taxi?
Eh? Scusi, a me dice?
Sì, posso portarla io si sente strano pure lui a dirlo.
No, no Non serve È lontano. Nemmeno i tassisti vogliono portarmi. Al massimo aspetto lautobus
Danno entrambi uno sguardo alla montagna di cose. Lei sospira rassegnata.
La pago, mi dica quanto, ho i soldi! quasi si mette a piangere. Ma è lontano, molto. Sarà un disagio per lei!
Alessio esce, apre il bagagliaio. Dopo aver realizzato di aver lasciato i guanti al Brico, infila le mani nude nella neve, sbuffando.
Sì, sì Queste scatole sono fragili continua lei, agitata Qui cè un lampadario Qui piattiE là…
Vada, salga, la interrompe Alessio, cè il riscaldamento acceso, almeno si scalda un po.
Lei annuisce, entra in macchina e torna indietro:
Posso sedere davanti? Così le indico la strada
Certo! tuona lui, sollevando una scatola pesante, Che confusione come diceva sempre mia nonna.
Quando tutto è caricato in macchina, Alessio si libera della neve, si siede, si toglie il berretto e si scuote i capelli. Poi si gira.
Dove andiamo?
A Valverde dice piano lei. Probabilmente la aspetteranno a casa
Valverde? No, nessuno mi aspetta. Così cerca Valverde nel navigatore che si attarda ma finalmente trova il percorso tutto tortuoso. Alessio fischia.
Lo dicevo, è lontano. Neanche i taxi ci arrivano. Mi scusi, davvero, è una scocciatura, vero? lei tira fuori la sua piantina, resta in silenzio. La guarda come una madre guarda il primo figlio. Alessio la osserva di lato e la riconosce: kalanchoe. Pochi uomini li distinguono, ma sua madre aveva avuto un negozio di fiori, e nel tempo qualcosa aveva imparato.
Le piacciono le piante? chiede indicando la kalancoe. Sono capricciose, bisogna lasciarle un po al buio sennò non fioriscono.
Non è per me. Per mia madre. Lei la desiderava da tanto stringe le spalle. Mi chiamo Paolina.
Alessio
Escono da Milano lentamente. Alessio guida silenzioso, Paolina guarda il paesaggio dal finestrino e sospira. Poi riceve una chiamata. Appoggia con cura la piantina sulle ginocchia, risponde.
Mamma! Ciao. Sto arrivando. Non so quando, la strada è bloccata dalla neve. Ti annoi?
Alessio sente qualcosa squittire dallaltra parte, la guarda perplesso lei risponde tranquilla.
Brava, così mi piaci. Metti qualcosa alla tv, ma non lavorare, riposati, ti rovini la vista! Ti porto una sorpresa. Aspettami, sì?
Ancora il beep.
Un bacio, mamma! E non aspettare la macchina, per favore. Lha presa Gianni. Poi ti racconto. Ciao ciao!
Paolina mette via il telefono. Alessio tossisce, poi domanda:
Quindi abita a Valverde? È un paese?
No, è più una frazione. Nome strano, lo so. Ma che ci vuoi fare Valverde è Valverde.
Alessio scuote la testa. Fuori Milano non gli piace stare. Non andava pazzo per la campagna, preferiva i palazzi, la città. È snobismo, Alessio!, ripeteva sempre Martina, Anche nei paesi ci sono belle persone, belle case, storia!”. Annuisce, ma non se ne fa una ragione. Martina non capisce perché lui proprio non sopporta quelle case storte, dai muri scrostati, le strade che sembra non abbiano mai visto né asfalto nuovo né marciapiedi larghi; che cè di terribile in una chiesa in fondo a una viuzza o in un vecchio cimitero. Martina credeva che Alessio li disprezzasse, da milanese purosangue.
Ma questa è unaltra storia
Valverde Ma lei ci sta da sempre? chiede di nuovo. Non ci avrebbe mai creduto che Paolina fosse proprio di là.
Quanto tempo ha? scherza. Si vede che è infastidito dal ritorno lì. Resto qui, prendo lautobus improvvisamente si agita, sistema la cuffia da spaniél del berretto.
No, guardi, la mia ex anche lei non capiva perché non mi piacciono i paesi, borbotta lui. Non è che li disprezzo, è solo che mi fanno pena: come si fa a vivere in certi posti, senza comodità, senza niente? Mi mette tristezza vedere le vecchie case lasciate a marcire perché nessuno le vuole. Mio padre era architetto: niente grandi progetti, ma ristrutturava ville, faceva qualche collaborazione. Tra le sue pile di libri, con foto e disegni delle ville, ho visto ogni angolo dItalia restando in casa. Si disperava per tutto quello che cadeva a pezzi. Provava anche a lanciare raccolte fondi, ma vennero fregati e mollò tutto. Rimaneva solo a sospirare davanti ai vecchi album. Ho preso anchio la sua malattia
Si ferma, Paolina annuisce.
Ma Valverde è moderna, nata col cementificio qui vicinoche in realtà ora è chiuso; la gente però è rimasta. Tutte case uguali, persiane uguali Vecchio quasi niente. Anzi: cè una chiesa, ma restano solo il campanile e due mura. Mia madre ci va spesso e dice che passeggiare là laiuta a lasciarsi le offese alle spalle A me non serve, lei invece si sente meglio.
Deve averne di cose da superare Alessio riaccende i tergicristalli, la neve ha ripreso. Davanti lampeggiano le luci delle auto, dietro corre unambulanza. Si stringe a destra, la lascia passare. Mi scusi, ho visto luomo che la scaricava così malamente suo marito?
Paolina arrossisce, si volta, si sente a disagio di essere stata vista mentre la umiliavano, ma risponde:
No, mio fratello minore. Solo che gli serviva la macchina. Lui a quella è abituato, qualsiasi cosa vuole deve ottenerla. Gli abbiamo dato troppo È bravissimo, colto, sa fare tutto Lui
Uno vero scroccone, conclude Alessio. Pensavo a una crisi coniugale e invece! E tutti questi pacchi, sono per caso per dei lavori in casa?
Sì, più o meno. Mia mamma scrive libri per bambini, è una donna tutto sommato conosciuta, ma non è che si navighi nelloro. Avevamo una bella casa a Milano, in zona Corso Sempione, ampia e luminosa. Di fronte a un giornale importante. Da piccoli io e Gianni scendevamo sempre, andavamo fino a Via Dante a vedere le vetrine, la gente. Lui impazziva quando vedeva i turisti, specie se stranieri, sognava di viaggiare, diventare uno di loro. Ha dieci anni meno di me, praticamente lho cresciuto. Per lui sempre tutto nuovo i giochi migliori, i vestiti allultima moda Era il nostro re.
Un piccolo tiranno di casa, quindi ironizza Alessio e si sposta di corsia per prepararsi alluscita. Scommetto che aveva tutto solo perché era il piccolo miracolato!
Esatto. Da neonato non respirava. Abbiamo vissuto due mesi in ospedale, tutte le notti mia madre piangeva quando alla fine è andato tutto bene, solo allora è tornata se stessa. E da lì: se lui stava bene, anche mamma. Io ho sempre fatto tutto per tenere la pace; lo portavo agli incontri di classe, ai musei, aiuto coi compiti. A lei brillavano gli occhi, ma
E con te? Era felice anche di te? la interrompe di nuovo lui.
Sì, ma non ero quella da perdere. Sono sempre stata laffidabile, quella grande, quella che si arrangia. Mi suggerisci che dovrei essere gelosa?
Magari. Sarebbe normale, risponde Alessio. Gli brontola lo stomaco, si stringe nel giubbotto.
Mettiamoci un po di radio? suggerisce Paolina, sorridendo piano, giusto con le labbra. In viaggio la radio aiuta.
Alessio la ringrazia mentalmente, alleggerito. E lo stomaco brontola ancora.
Accende la radio sullautoradio, si sintonizza su una frequenza jazz.
Le piace questo genere? chiede, in ritardo.
Paolina si fa quasi incerta.
Ma Siamo nella sua auto, limportante è che piaccia a lei, risponde.
Lei ha sempre lasciato strada agli altri. In coda, sul lavoro, per lultimo oggetto in vendita, Paolina preferiva sempre cedere che litigare, pensando che ciò che le spettava sarebbe comunque arrivato, col suo tempo. Era rimasta sempre impiegata dello stesso livello perché lasciava spazio agli altri. Anche oggi, aveva lasciato la macchina al fratello, anche se ne aveva più bisogno lei
E lei è sempre così? Alessio la guarda di sbieco. Scusi così sottomessa?
Poteva insultarlo, tirargli in testa il fiore, scendere dalla macchina nel mezzo di quel campo bianco, gridare contro gli uomini e pure contro lui, e invece annuisce appena. Lui resta disorientato.
Così proprio?
Così.
Una Martina lavrebbe già fatto a pezzi. Paolina invece ammette senza filtri di arrendersi, sempre, ovunque.
Incredibile! borbotta.
Ho sempre ceduto a mia madre, mio padre, Gianni. È bello, no, avere una famiglia serena, senza litigi aggiunge a bassa voce, con uno sguardo di lato.
Ha ceduto la sua stanza al fratello, andata dalla nonna, poi in collegio. Alluniversità si è iscritta a Lettere perché la madre lo voleva, anche se lei avrebbe preferito chimica. Ha acconsentito. Così si fa, così nessuno si arrabbia. Così la mamma può scrivere.
Capisce, signor Alessio? si giustifica. Mia mamma dice che non riesce a lavorare se cè cattiva energia in casa. Ma è tanto difficile creare un po di armonia?
Lui alza le spalle, scuote la testa.
Ma cosa diavolo scrive sua mamma, che ha bisogno di pace cosmica?! Non capisce che si annulla, si stende per i desideri degli altri? Ma lei è una persona anche lei! È pure bella! Sa che dovrebbero inginocchiarsi per i suoi desideri? Gianni è un vero furfante! Ah, e non chieda: non la lascio scendere!
Mia madre scrive favole, sussurra Paolina.
Non si direbbe! sbotta Alessio. Però voi sì, le avete creato una vita da fiaba Ma come avete fatto a passare da Corso Sempione a Valverde? Cè forse unenergia magica, lispirazione che viene giù dalluniverso?!
Non urli. Le racconto tutto appena vuole.
E di nuovo lei cede È straordinario! Qualsiasi altra donna mi manderebbe a quel paese
Vuol saperlo o no? si irrigidisce Paolina. Le serve parlare.
Sì sì. Nel sedile dietro cè un sacchetto con delle brioches. Le prenda pure. Le vuole? Anzi, nemmeno chiedo. Se le mangi, Paolina, e racconti tutto.
E di nuovo lei obbedisce. Alessio sorride dentro, mentre lei mangia con grazia, sforzandosi di non fare briciole. Che atmosfera accogliente.
Insomma, nostro padre è morto da poco, lasciando la casa a Gianni. Io non ho reclamato nulla. Siamo rimasti lì tutti insieme, finché lui Gianni non ha detto che dovevamo dividere e lui voleva la sua indipendenza, far entrare lennesima ragazza in casa. Comprare una casa per lui non era possibile, quindi ha detto che si occupava di tutto da avvocato. Mentre andavo in giro con mia madre per la presentazione della sua nuova fiaba, Gianni è riuscito a combinare il trasferimento. Quando siamo tornate, aveva già concluso tutto. A noi ha trovato un bel bilocale a Valverde. Io, scioccamente, credevo fosse Via Valverde a Milano! Ho pensato, periferia, ma verde conosco la zona. Avevo anche unamica lì. Ma era Valverde QUI! E io ho firmato tutto, senza capire. Lui è stato furbo, io ingenua
Da non credere! sbotta Alessio.
Non mi interrompa, per favore. Comunque ora siamo finite là. E Gianni si è preso un appartamento vicino al Ministero degli Esteri. Ma le lacrime non servono Paolina quasi rovescia la pianta.
Eccome se servono! Lha buttata fuori casa suo fratello, il sangue del suo sangue! E lei nulla Anzi, ringrazia pure! E scommetto che la casa che le è toccata era una rovina, da rimettere a nuovo?
Lei annuisce, poi sorride.
Ma sa che bello, ricominciare proprio da zero? la sua voce si fa squillante Arrivate e trovate solo i muri, la lampadina che penzola ma fuori cè il fiume, non la Darsena con traffico e baretti rumorosi, ma lacqua vera, la natura. Mia madre ha subito una nuova ispirazione, ora scrive una trilogia di favole. Ed è felice. Io lavoro online, potrei farlo ovunque. E basta scuotere la testa così! Sì, magari ho buttato via una vita e una carriera, sì, i miei acquisti sono per metà per i vicini: pentolame, cacciaviti, trapano, tessuti, medicinali, scaffali, pennarelli, album per la scuola. Gli anziani del palazzo faticano con le piccole spese e la tecnologia, hanno paura di tutto Pago bollette, do una mano in banca A scuola sono in pochi, porto colori, pastelli, conduco un laboratorio di cucito E tanto mi basta! Di Milano non sento il bisogno, né Corso Sempione, né Gianni con la sua macchina! Si tenesse tutto! Io sto bene così! E guai a farmi pietà! E quando arriviamo, sale da noi, conosce mia madre, cena con noi. Si fa un vero caffè, perché quello delle macchinette fa schifo! Ha capito?
Ora tace, rossa, con la panna sulle labbra come baffi, gli occhi tristissimi e naso allinsù. Alessio si controlla a fatica per non baciarla lì sul sedile. Non è tipo da baciare sconosciute, ma lei non è una qualunque. È diversa.
Ok, va bene. Dove ora? Mi guidi, il navigatore sè spento, brontola lui.
Ah! A destra ora, poi alla rotonda ancora a destra, dopo la ferrovia lei indica con il dito, vigile sulla strada. E non si azzardi a compatirci! Mi sono messa io in questa situazione. La pietà umilia. Non sono mica un cane bastonato!
No, non lo è davvero, dice Alessio, prendendo la strada sterrata. Le stoviglie tintinnano, Paolina stringe a sé la piantina e tace
Arrivano a casa alle undici meno un quarto. Paolina salta fuori con la piantina, cerca le chiavi.
Alessio, scarico tutto io! Venga, entri, cè caldo. Scaldo la cena! Subito!
Lo guida su per le scale di una piccola palazzina. Dai termosifoni esce un tepore che stende Alessio, mezzo intontito dalla stanchezza.
Ecco il nostro appartamento. La porta è ancora da cambiare, lho appena ordinata. Prego Mamma! Questo è Alessio. Mi ha portata qui.
Pavla Federica, in un vestito rosa come una nuvola, è entusiasta di Alessio, lo chiama principe, ragazzo buono, lo accarezza con parole gentili, mentre lui si guarda attorno. Accogliente, semplice, pieno di luce. Poca mobilia, si lamenta Pavla Federica. Ma almeno si può ballare!
Alessio non ascolta più, guarda fuori dove, come prometteva Paolina, si vede il fiume, che serpeggia nero verso lorizzonte; tratti ancora più bui sono solo i buchi dove i pescatori pescano seduti su sgabelli tremolanti.
Sopra il fiume, su una collina arborata, nel vento della neve, si leva la luna: sembra cospargere il paesaggio di luce gialla e blu, danza nellaria gelata, scaccia le nubi leggere. Per questa notte non comanda nessun altro, solo lei
Non ce la faccio più, supplica Alessio quando Paolina gli offre altri ravioli fatti in casa. Mi scoppia la pancia, rovino tutta questa bellezza.
Meglio di no. Allora caffè. Con gesti sicuri versa dalla moka, gli porge la tazzina. Le piace coccolarlo, servire dolcetti che saltano fuori miracolosamente dal frigorifero, riempirgli il piatto. Poi ancora marmellate, miele, confetture.
Paolina, qui il nostro ospite rischia il diabete! scuote la testa Pavla Federica O ci lascia le penne per labbondanza
Mamma! sorride Paolina. Lui ci ha salvate! Merita il meglio. Ha portato le palette a zia Carla, i chiodini allo zio Enzo insomma, tutto grazie a lui! E io voglio ringraziarlo.
Pavla Federica annuisce con lentezza regale, sorride al beato Alessio.
Beh ora è tardi, vado, lui si alza, grato. Grazie!
Il grazie va a lei! batte le mani Paolina. Le devo pagare il viaggio. Ora
Non scherzi Non accetto niente, taglia corto Alessio. Ma come farà senzauto qui?
La macchina è la mia, risponde Pavla Federica da dentro la stanza. Glielho prestata a Gianni, ma adesso basta. Ho fatto denuncia di furto.
Mamma! Sei matta?! Paolina si abbatte su uno sgabello. Ce nè sempre uno dove accasciarsi in ogni cucina.
È così. Cresco anchio, Paolina. La polizia la cerca. Gianni non può usarla senza i miei documenti. Ho appena scritto unaltra favola, lo sai? esulta Pavla Federica.
Ma la figlia non la sente. Niente sente, ché si sta baciando nellandrone, a Valverde. Anche Alessio la bacia, e a Paolina, a differenza di Martina, non manca il respiro accanto ad Alessio. Loro ci riescono lo stesso, in silenzio.
Pavla Federica, non ricevendo risposte esaltate dalla figlia per il suo colpo di genio, sbuca dalla camera rimane senza fiato.
Che bacio da romanzo! pensa soltanto. Uno vero! Lo scriverò, viene fuori da dio!
Alessio rientra a casa a notte fonda. Sale piano le scale, apre piano la porta. Buio. Martina, di solito, gli lasciava una lucina, questa volta no. Martina era in gamba, pensa con malinconia. Ma non siamo fatti una per laltro. È onesto trovare Paolina, lasciare Martina? Forse no Ma che importa ormai Che Martina sia felice, davvero! Accende la luce, entra in cucina. Un biglietto. Martina chiude con passione, chiede di non chiamare più. E lui non ne ha intenzione Si sente quasi in colpa per la sua felicità. Chiama Paolina, balbetta, si sente come un ragazzino; lei lo ascolta, gli chiede come va il ritorno. E le sue parole suonano calde, quasi da gatta. Che meraviglia.







