A casa
Michele… Anna Arcangela si sedette di fronte al marito che leggeva “Il Pescatore Italiano” e tamburellava nervosamente con le dita sul tavolo. Michele abbassò appena il giornale, poi vi si nascose di nuovo dietro, dove, sopra le pagine che odoravano d’inchiostro, campeggiava la foto di un pescatore baffuto con il cappello. Michele! chiamò la moglie a voce più alta.
Eh? Cosa? trasalì Michele, sollevò le sopracciglia e scrutò Anna da sopra gli occhiali. È pronto in tavola? Un attimo, finisco larticolo. Qui dicono cose incredibili sul luccio! Che storie questi pescatori! Oh, se
Michele! Il pranzo non è ancora pronto, ma cosa centra?! replicò Anna, stringendo le spalle e spalancando le mani.
E allora che succede? Sarebbe proprio ora di mangiare, agitò il giornale e annuì verso l’orologio a pendolo di legno scuro appeso davanti alla poltrona. Lavevano preso al mercato dellusato, quando si trasferirono qui in via Garibaldi, nel nuovo appartamento. Sì, era di seconda mano, ma era ampio, con soffitti alti, balcone, vicini perbene e una palma viva in un enorme vaso. Grandi finestre, tanto spazio che ci potevi sciare dentro. Lunico neo: niente mobili, i vecchi proprietari avevano portato via tutto. Anna Arcangela allora si era messa allopera: girava per negozi, cercava, progettava gli interni, dava forma al loro nido.
Finalmente una casa luminosa, ampia! ripeteva entusiasta. Ce labbiamo fatta, Michele!
Quando fu il momento di arredare, Michele era ricoverato in ospedale per una frattura e ascoltava i racconti della moglie sulle nuove sedie, tavolini, armadietti e consolle che facevano la loro comparsa nell’appartamento. Lei portava piantine in corsia, gli mandava le foto dai negozi.
…E chi è quel ragazzotto seduto lì accanto a te?! ringhiava Michele al telefono quando Anna, parlandogli della scelta del letto matrimoniale, aveva anche mandato la foto: unenorme letto matrimoniale, coperta color crema, cuscini con nappine dorate, asciugamani arrotolati a forma di cigno, comodini con candelabri un trionfo di sfarzo. Accanto ad Anna, composta e seduta composta in una lunga gonna da monaca, come la chiamava Michele, troneggiava un palestrato sfrontato, sorridente a trentadue denti. Pareva felice della sua vittoria su quel povero Michele ricoverato, con la gamba ingessata fino allinguine, che era finito allospedale semplicemente perché accidenti a lui si era arrampicato sul tetto del capanno in campagna per recuperare un gattino grigio con occhi celesti Il tetto aveva ceduto, Michele era atterrato di sotto e il gatto, miagolando disperato, era saltato su un albero vicino.
Insomma: al soccorritore, una frattura brutta con cento complicazioni, il gattino invece stava ora a poltrire in salotto accanto ad Anna. Tesoro, poverino sè spaventato! mugolava Anna accarezzando la bestiola.
Non sarà che tienti più a quellanimale che a me? si ingelosiva Michele. A me mi hanno rimesso insieme a pezzi, e quello lì lui
Ma è un esserino indifeso, Michele. Ha bisogno di coccole. Tu anche ne hai, ma meno! Su, apri la bocca! intimava lei, aggiustandogli il tovagliolo al collo. Il brodo va finito tutto!
E ora, oltre al gatto, attorno ad Anna compariva spesso anche quellenergumeno tutto sorrisi.
Chi diamine è quello?! Che si levi dalle tue parti! urlava nellapparecchio Michele, facendo ridere i compagni di camera Anna, così non si può!
Michele, era solo per farti vedere le dimensioni! cinguettava lei confusa. Immagina che quello sei tu Pensi che il letto vada bene? Se vuoi ci posso sdraiarmi Non ti piace? Michele… Lo fissava nello schermo come uno spaniel fedele, Come stai, caro? Stasera vengo e porto le polpette
Belle le tue polpette! brontolava Michele, cercando di cambiare posizione alla gamba, contorcendosi dal dolore. Prendi pure il letto, ma il ragazzo non lo pago
Letto, tavoli, vasca da bagno con piedini cromati, poltrone e divano la casa prendeva corpo, proprio come la barba a Michele.
E infine, presero lorologio. Allora Michele era già stato dimesso: camminava fiero con il bastone a fianco della moglie.
Segnerà i minuti che passeremo insieme sospirava Anna. Solo io e te. Per sempre. Invecchieremo insieme, tra questi ticchettii sognava lei, cercando una scintilla romantica negli occhi del marito.
Michele annuiva, fece impacchettare il prezioso orologio, pagò. Fuori dal negozio, Anna lo baciò calorosamente, sussurrandogli che era il migliore degli uomini
… Allora? Si mangia o no oggi? chiese Michele chiudendo “Il Pescatore”.
Adesso no, caro Cè qualcosa che non va… iniziò a torcersi le mani Anna. Lo sento Ha chiamato nostra nipote, diceva In modo strano, capisci?
Le spalle di Anna si afflosciarono, un gemito le scappò dal petto.
Che è successo? Non farmi innervosire! Che cè? Con Valeria? Che succede?! sirrigidì Michele, ma Anna scuoteva solo le mani.
Non lo so Non urlarmi così, non so niente! Ha chiamato, e ha detto che sarebbe venuta. CosìNonna, passo…
E quindi? Se viene la nipote, che cè di strano?
Non capisci, Michele! Non percepisci le sfumature, le sottigliezze, sei come uno sgabello rozzo che scricchiola e basta!
Un po di rispetto! si offese Michele. Lartrite e gli acciacchi non danno il diritto di insulti! Parla chiaro! Il giornale sui lucci si stropicciò; la foto del pescatore si accartocciò.
Parlare “chiaro” Anna non poteva. Lei, come diceva Michele, “faceva la scena”. Si gonfiava di presagi, malinconie degne di una novella balia di campagna ansiosa per la sorte del nipote; invece di un Sashka, però, aveva Valeria, ventiseienne, orfana vivace e piena di energie, in grado di chiacchierare in tre lingue e ricamare a punto croce Jovanotti nel tempo libero. Le lingue le servivano per il lavoro in uno studio legale, Jovanotti lo regalava agli amici.
Valeria, fin da piccola, era un fiume in piena, sempre impegnata, curiosa, incapace di sprecare tempo in tranquillità.
Siediti! Calmati! Dai una sistemata! Ce la vuoi fare a riposare un attimo?! dicevano tutti, ma Valeria era già sparita.
Corre a vivere, e ad amare si affretta! diceva con orgoglio il nonno Michele, ascoltando lennesima reprimenda degli insegnanti.
Ha bisogno di una visita, non riesco a gestirla! si lamentava la prof. Eppure la concentrazione per una ragazza è tutto!
Valeria era attenta e diligente, leggeva tanto, ma le cose sbagliatedi pirati, tesori, indiani, mostri di mare. Forse era il formato della scuola che non le si addiceva, forse era Michele che la coccolava troppo: fatto sta che la scuola con lei faticava.
Anna soffriva di ansie, andava alle riunioni come a una sentenza mortale, pronta a implorare perdono per la nipote. Riprendevano, minacciavano, ma dopo la terza media Valeria divenne la sorpresa: vincitrice di gare di inglese, poi seconda. La scuola la rispettò, e la sua energia venne indirizzata a far volontariato con i più piccoli; il tutto si chiamava Valeria & Co.
Finito il liceo, Valeria entrò in università, studiava la sera parlando in lingue che Anna non capiva, conoscendo solo litaliano e un po di tedesco scolastico.
Al quinto anno, Valeria annunciò che si sposava. Anna, donna emotiva, fece cadere un piatto, collassò su una sedia gelida, già convinta che si trattasse di un matrimonio allestero e che la nipote sarebbe partita per sempre.
Ma come, tesoro sospirò Anna, agitandosi contro il fianco ossuto del marito. Chi è? Tutto così improvviso
Ma non è improvviso, nonna. Solo che non labbiamo detto in giro. È Costantino del dottorato, un bravo ragazzo, vedrai!
Costantino si presentò dopo due giorni per chiedere la mano di Valeria. Anna gli aprì la porta, trovandosi davanti un bell’uomo mulatto con un bouquet di fresie bianche. Sorrideva, e dietro di lui spuntava Valeria.
Mentre Anna sbatteva gli occhi e si disperava Come farò senza la mia nipotina?!, Michele invitò lospite a entrare, gli strinse la mano con soddisfazione misurandone la forza, e lo invitò a sedersi per un caffè.
Costantino, ma la pesca, che ne pensa? chiese subito Michele. Mi piace, annuì.
Spinning o fondo? decise di metterlo alla prova.
Spinning. Ma rispetto il fondo, mia madre cuoce il carassio al forno: un piatto divino!
Saremo amici, decretò Michele
Lo furono. Si sposarono, mandarono i giovani a vivere nella vecchia casa, e loro si sistemarono nella nuova.
Niente luna di miele: Valeria doveva sostenere esami, la carriera di entrambi prese il via.
Dovresti riposarti, piccola, sussurrava Anna alla nipote. Hai le occhiaie! Sei malata forse?!
E la paura si dipingeva sul volto, langoscia del disastro imminente.
Ma per favore, Anna! Smettila con queste fantasie! sbottava Michele, stanco delle preoccupazioni continue.
Valeria non chiamava era un dramma. Chiamava, ma balbettando? Peggio. Costantino chiedeva della casa in campagna? Perché? Non chiamava? Non era contento di Anna, parente inutile
Ho un brutto presentimento, Michele, per Valeria riprese Anna andando in cucina, sapendo che il marito lavrebbe seguita senza bisogno di urlare.
Su, Anna, basta drammi. Avrà nostalgia, viene a trovare il nonno, naturale! tirò fuori le posate.
Nonno? Ancora tu pensi solo a te Tutti gli uomini uguali.
Anna tremò, come se il cuore lavesse punta, e sussurrò con occhi sbarrati:
Costantino lha lasciata. Non me lha ancora detto, non vuole preoccuparmi, ma lui se nè andato. Lavevo capito subito, non era per lei. Era normale allapparenza, ma quegli occhi cercava nellaria la parola, afferrando il coltello che Michele le aveva passato col pane.
Ha occhi normali. E poi è in gamba, basta pensarci! Sediamoci a pranzo! la rimproverò Michele.
Sei crudele, Michele borbottò Anna, servendo la minestra piano.
Sedettero in silenzio, senza nemmeno accendere la TV; Anna odiava, con qualche brutto presentimento in casa, sentire il rumore della TV.
Beh Dovremo darle la nostra stanza, a Valeria. Sì, deciso. Ora tolgo il tavolo, spostiamo le cose in salotto. È scomodo, ma che fare La ragazza ha bisogno di piangere. Non può stare sola nel nido vuoto. Laiuterò. Lei è sensibile, la mia bambina. Piangerà, io la consolerò. Devo comprare del vino! improvvisamente tossì Anna. Michele sobbalzò, già stava appisolandosi e lasciò cadere il cucchiaio.
Mai bere per disperazione, Anna! sbottò Michele.
Non gridare! In questa casa cè un grande dolore femminile e tu gridi! Anna lo sgridò e poi, improvvisamente come presa da una scossa, mormorò:
No Ha scoperto che lui lha tradita e vuole chiedermi un consiglio. Perdonare? Mandarlo via? Oh, povera la mia bambina
Alla radio passava una musica malinconica. Anna annuiva al ritmo.
Il secondo cè? chiese cupo Michele. Ehi, moglie! Ce lhai il secondo?
Sul fornello Ma io non riesco nemmeno a deglutire, sono così in ansia rispose Anna, mentre si finiva però la zuppa guardando la padella che stava sul fuoco.
Meglio, così ci resta più per me e Valeria! si prese una grossa polpetta Michele. Allunga qui la ciotola, te ne metto ancora! Patate ne vuoi?
A questo punto va bene, metti pure un cucchiaio Grazie. Vuoi cetriolini sottaceto? porse adagio il barattolino. Capisci Non viene mai, mi ero abituata, e ora capita in settimana. Dici che mi sto fissando?
Michele masticò rumorosamente. Anna si infastidiva sempre di come sgranocchiava i cetrioli.
Secondo me, disse Michele trangugiando la patata fritta, non hai niente da fare. Leggi un po di questa rivista di pesca! Gli uomini lì inventano cose incredibili!
Gli occhi gli brillavano e le guance si coloravano, ma Anna agitava solo le mani.
Smettila, Michele! Basta Ho capito: Costantino si è immischiato con cattiva gente, non lho mai digerito. È sotto inchiesta, Valeria non sa se divorziare ora o aspettare. E tu, mi lasceresti se fossi una spia? chiese allimprovviso.
Michele tossì e bevve.
Mata Hari! Smettila con le scemenze! sbottò.
Ecco lamore E mi dicevi “nella salute e nella malattia”… Gli uomini gettò il fazzoletto Anna.
Proprio, nella malattia! fece il gesto della pazzia Michele.
La nostra Valeria farà la moglie di un esiliato! Ma che sfortuna Suonano, sta arrivando qualcuno Apro io!
Anna corse nellingresso e spalancò la porta.
Annina! Ciao, vi ho portato la torta salata. Prendetene, vi conosco! strillò dalluscio la vicina, Giulia Vittoria, rotonda e rubiconda. Prendi, occhio che scotta! Michele è a casa? Offrigli finché è fresca! Hai già preso la pensione? La mia lho già finita. Oh, Anna, improvvisamente si fermò, che faccia hai!
Ma sì che cè la mia faccia! Entra Michele uscì incontro allospite. Ci vizia questa, eh?
Eh? la vicina si fece seria, sussurrando e avvicinandosi furtiva.
Vedi di fare attenzione, Giulia! sussurrò Michele con aria complice. Anna è una spia! Vuole che la lasci, pensa un po
Che dici, Michele?! Oh che burlone! Insomma? Che succede? La patate mi bolle, eh si sedette Giulia, sistemando le ciabatte rosa e preparandosi ad ascoltare.
Viene Valeria, disse Anna.
E quindi?
In settimana, ha telefonato Non viene mai, Giulia, manco mezza telefonata. Se ci fossero i suoi singhiozzò Anna. Non sono riuscita a proteggerla
Eh, le cose della vita Ma senti, perché non venite da me? Faccio una bella torta rustica Che ne dite? Michele, venite? Valeria sarà sola o col marito? Ho anche un vinello fatto in casa!
Giulia faceva il liquore in campagna, sapeva tutto di vini e stuzzichini.
Allora, venite? gli diede una pacca amichevole.
Michele restò incerto.
Difficile. Abbiamo una tragedia universale qua Grazie per la torta, Giulia, ma ora dobbiamo soffrire. Valeria non viene mai così.
Va bene Salutami Valeria, se ne andò Giulia. Anna, rimasta seduta, assaggiava la torta.
Troppo salata la fa, fece una smorfia. Esagera col sale.
È buona invece. Sei gelosa. Dai, beviamo un tè, io sistemo i piatti, tu prepara le valigie, iniziò a trafficare Michele.
Perché? bofonchiò Anna.
Per andare in esilio con la nipote, da brava tata. Prendi gli sci?
Michele!..
Lui rise e, fischiettando, andò a mettere su il tè. Valeria arriva! La dolce, sciocca libellula Valeria! Michele quasi non credeva di esserne così contento
…Valeria arrivò verso le sette, suonò il campanello.
Nonna! Ciao! Sono io, la nipote persa! Mise in mano ad Anna due sacchetti di spesa. Ora mi lavo e aiuto, ho una voglia di insalata! E il nonno dovè?
Anna indicò le porte del salotto.
Lì. Vale cominciò, ma lei tirò dritto da Michele.
In cucina Valeria tagliava i cetrioli, riempiendo il piatto e raccontando del lavoro.
E voi? Novità? Sapete che qui il vostro alimentari è chiuso, sono dovuta andare in via Rossini Ma avete sentito cosa è successo?
Come facciamo sospirò Anna. Sei un fantasma, avrai scordato dove abitiamo! Valeria!
Nonna, non essere così. Ricordo tutto, solo che ho mille impegni. Ho iniziato dei corsi, la sera arrivo alle dieci si schermiva Valeria.
Michele cominciò a battere con le nocche sul tavolo, quasi a suggerire a Anna che Valeria facesse la telegrafista. Anna alzò subito le mani.
Di che sono questi corsi? domandò Anna
Di varie cose, nulla dimportante. Oh, posso rubare ancora un pezzo di prosciutto? E perché siete così tesi?
Niente, raffazzonò Anna. Mangia tranquilla. Qui Giulia ha portato la torta salata. Prendi pure E Costantino? Dovè?
Come dove, sorrise Valeria. È agli arresti domiciliari.
Cosa?! i pasticcini caddero dalle mani di Anna; lei si afflosciò vicino a Michele.
Ha linfluenza, è in malattia. Serve limone. Avete miele? Ah, ma gli sci in ingresso, andate in montagna?
No, la nonna si dà alle pulizie, tagliò corto Michele. E a lavoro come va?
Tutto ok. Metto il bollitore?
Valeria andò ai fornelli, versò lacqua nella teiera, canticchiava, poi disse che si sarebbe messa un po in salotto con Duna, la gattina grigia.
Anna guardò il marito di sottecchi, alzò le spalle. La ragazza nasconde qualcosa, oh sì Pare tutto a posto, ma sfugge con lo sguardo
Alla radio trasmettevano Anna Karenina, proprio il momento del treno. Anna ascoltava assorta, le mani tremavano.
Michele, ma perché non si confida? Cosa mi nasconde? sussurrò ad orecchio.
Va bene, vado a vedere, acconsentì Michele, lasciando Anna col dramma di Tolstoj.
… Vale! Michele batté una mano sul divano. Siediti qui.
La ragazza lasciò la gattina, si sistemò lorecchino e si sedette.
Che cè, nonno? Hai letto quellarticolo sulla pesca? Sul luccio era interessante, eh? Gli mise il braccio al collo. Posso restare qui un po?
Lho letto, anche a me è piaciuto, sorrise lui. Andiamo a pescare, eh Valeria? Ti ho preso una canna nuova
Andiamo, nonno, devo solo sistemare due cose rispose coprendosi con la maglia di Anna.
Vale
Che cè?
Hai problemi con Costantino? Non preoccuparti, capita, tra innamorati si litiga O non stai bene? Racconta, vediamo insieme che fare. Qualsiasi cosa sia, la famiglia cè per questo. Mi credi?
Ti credo, nonno. Posso dormire qui un po? Siete i migliori, voi due. Si sta bene qui, si sente profumo di marmellata E andiamo a pesca Sì Sì Sono venuta solo perché mi mancavate Ero solo un po stanca
Valeria parlava sempre più piano, poi si addormentò col volto premuto sul pancione del nonno.
E allora? sussurrò Anna Arcangela nel corridoio. Lha detto? Divorzia? Lhanno licenziata? Costantino nei guai? Dimmelo!
Ma piantala! Torna a casa semplicemente perché sentiva nostalgia! Non cominciare con le tragedie! Mi viene lansia, Anna! Vai a prendere le tue gocce!
Suonò il campanello, Giulia porse un bottiglione di rosato.
Allora? fece cenno al paio di scarpe di Valeria. È tragedia?
Anna si raddrizzò, sistemò la crocchia, tirò giù la maglia sdrucita e con aria fierissima:
Va tutto bene! scandì forte. Vi inventate disgrazie dal nulla! È solo tornata a trovare i nonni, e basta! Via con quelle bottiglie, non servono!
Le ficcò in mano bottiglia e piatto vuoto dei dolci, lasciando la porta aperta.
Giulia uscì, e dalla radio Karenina terminava il suo destino.
Anna Arcangela staccò la spina con decisione.
È festa, la nipote è a casa! A chi vengono in mente certe cose in una giornata di festa, dico io!? borbottò, servendo il tè.
“Quanta gente si diceva creano drammi dal nulla, agitano laria senza motivo. Non hanno niente di meglio da fare!”
Michele, Vale, venite: dolce e cioccolatini! gridò sbattendo il bollitore sul fornello con orgoglio. E che cè da vergognarsi, è festa!…






