Nina Petrovna ricorda bene il giorno in cui ha dovuto decidere il destino di un bambino che non era suo. Era mercoledì, il marito era tornato dal lavoro prima del solito, cupo come una nuvola carica di pioggia. Senza dire una parola, Vittorio le porse una busta.

Giulia Rinaldi ricorda bene quel mercoledì in cui dovette decidere della sorte del figlio di unaltra donna. Suo marito, Stefano, tornò a casa prima del solito, più cupo di una nuvola carica di pioggia su Venezia. Senza dire una parola, le consegnò una busta.

Che succede? chiese lei.

Non cè più Lucia. Senza il mio consenso, non possono mandare Marco in orfanotrofio.

La storia del figlio di Stefano, Giulia la conosceva anche prima delle nozze. Roba che si sente spesso: militare in Friuli, Stefano si era invaghito di una ragazza locale. Dopo la leva, la portò con sé a Bologna, affittarono un bilocale. Ma lidillio durò poco: lei prese il primo treno per Trieste e se ne tornò a casa, lasciandolo con più domande che risposte.

Qualche tempo dopo, una cartolina: Congratulazioni, è nato tuo figlio. Cosa fosse successo tra di loro, Stefano non lo raccontava e Giulia nemmeno si metteva a scavare: chi siamo, un detective dellamore passato? Fatto sta che, quando Giulia era al quarto mese di gravidanza, lex comparve con Marco che aveva da poco imparato a camminare. Pretese spiegazioni, chiese di ricominciare. Stefano però fu irremovibile: scelse Giulia e la loro famiglia. E lei? Che poteva rimproverargli? Quello era un vecchio capitolo.

Poi Lucia chiese gli alimenti e Stefano pagò puntualmente. Da allora, nessuna notizia. Solo anni dopo scoprirono che Lucia aveva tentato la fortuna due volte col matrimonio e, dopo il secondo naufragio, si era avvelenata per disperazione.

A quel punto, Giulia e Stefano avevano già due figli: Matteo, di poco più piccolo di Marco, e la piccola Bianca, appena un anno. Il secondo bambino era arrivato quando finalmente avevano comprato casa: una casetta di legno in campagna, quattro stanze, niente riscaldamento ma con un giardino, un piccolo orto e perfino una legnaia. Dopo anni passati a pagare laffitto per una stanza umida, sembrava di aver vinto alla lotteria! Matteo, appena arrivato, correva come una trottola per il corridoio e in giardino.

Nel puzzle complicato della vita, certo, Giulia non si era mai aspettata di dover crescere il figlio di unaltra. Il ragazzino lo aveva visto appena sette anni prima, non ci sapeva niente. Era buono? Capriccioso? Di che pasta era fatto? Aveva già le sue mani occupate col suo terremoto Matteo, figurarsi con due maschi coetanei! E Stefano sempre fuori a lavorare; la gestione completamente sulle sue spalle.

Tutto questo le passò per la testa in uno dei rari momenti di lucidità, mentre Stefano sembrava pietrificato in corridoio, la faccia la stessa di chi ha appena letto il finale di un romanzo tragico di Pirandello.

Ma a Giulia si strinse il cuore: E se fosse stato Matteo? E se il destino avesse bussato alla porta sbagliata?. Tutto diventò chiaro in un lampo.

Ste, certo che Marco lo portiamo qui, dai! È tuo figlio e per i nostri bambini sarà un fratello vero. Se ci tiriamo indietro, che esempio diamo? Dove stanno due, ci può stare anche il terzo. Ce la faremo, vedrai.

Così, dopo un mese, Marco arrivò. Un bimbo educato, timido, niente a che vedere con linarrestabile Matteo. Forse fu questo a salvare i rapporti: Marco non voleva fare il capobranco, anzi si adattava benissimo. E poi cera Bianca, sempre pronta a regalare un sorriso e abbracciare tutti, come solo i bambini piccoli sanno fare.

A settembre, Marco iniziò la prima elementare. Andava bene a scuola, segno che la madre laveva cresciuto con attenzione, almeno in quello. I soldi erano pochi: Stefano faceva miracoli, Giulia trovò a breve anche lei un lavoretto al negozio di alimentari. I bambini crebbero, impararono presto ad aiutare in casa; e i genitori non distinsero mai tra figli propri e adottati. In famiglia non esistevano categorie.

Quando Marco entrò alluniversità, Giulia si ammalò seriamente. Ricoverata a lungo, subì unoperazione. Era dura, ma lei non si concesse mai al pessimismo: pensava ai suoi ragazzi, ancora con la strada davanti, e si ripeteva che doveva farcela almeno per loro. Voleva vederli adulti, felici, sognava già i nipotini. Stefano, però, non reggeva la pressione: affogava la paura in un bicchiere di troppo.

Marco, a diciottanni, diventò il sostegno della casa. Passò alla università serale e si prese un lavoro vero. Ogni pomeriggio andava a trovare la madre in ospedale, le leggeva romanzi ad alta voce, chiedeva ricette (Come faccio la lasagna che piace a Matteo? E gli gnocchi di Bianca?) e poi portava tutto da assaggiare. Fino allultimo nascose alla madre che Matteo aveva fatto amicizie sbagliate ed era finito nei guai con la polizia (per fortuna, risolta con una condizionale).

Giulia guarì, ma il rapporto con Stefano era irrimediabilmente cambiato. Non riuscì mai a perdonargli lesserle stato dostacolo nei suoi giorni bui. Per fortuna la casa era grande: abitando come vicini, almeno la pace restava salva. Stefano, pentito, cercava di smettere di bere, ma ogni tanto ci ricadeva.

Un anno fa, Marco portò a casa la fidanzata. Una dolce ragazza di nome Alessia, di cui era innamorato già dallasilo. Lei studiava psicologia e, appena varcata la soglia, si mise in testa di salvare il suocero dal suo amico vino. La vita andava avanti. E presto la casa si sarebbe riempita di risate: i ragazzi avevano appena scoperto che avrebbero avuto due gemelli.

Ogni giorno, Giulia ringrazia il cielo per aver trovato in sé posto per un bambino che non era suo. È convinta che, se oggi è ancora qui, lo deve proprio a quella scelta fatta tanti anni fa: quella di dire sì a un figlio in più, diventato il pilastro di tutta la famiglia.

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Nina Petrovna ricorda bene il giorno in cui ha dovuto decidere il destino di un bambino che non era suo. Era mercoledì, il marito era tornato dal lavoro prima del solito, cupo come una nuvola carica di pioggia. Senza dire una parola, Vittorio le porse una busta.
Forse vuole tornare con me: ha iniziato a mandarmi nostra figlia ogni fine settimana