«Ma che vadano tutti a quel paese! Non sono mica un servizio.» Confessioni di Maria, 52 anni, sugli uomini che ha incontrato dopo i cinquanta
Stasera sento il bisogno di mettere nero su bianco quello che mi frulla per la testa dopo questi ultimi mesi. Dopo più di dieci anni da sola, spinta anche un po dagli amici, ho deciso di rimettermi in gioco. Pensavo di trovare qualcuno di interessante, invece ho ricevuto dieci lezioni di vita su come funzionano davvero i rapporti da adulti. Spoiler: niente a che fare con quello che ci raccontavamo da ragazze.
Era tardi quando ho chiamato la mia amica Lucia. Avevo la voce stanca, ma unironia amara mi salvava:
Senti, o amo la solitudine più di quanto pensassi, o questi uomini vivono davvero su un altro pianeta. Non ci sono altre spiegazioni.
Con Lucia ci conosciamo da oltre ventanni. Sa che ho sempre preferito ridere anziché farmi travolgere dal melodramma. Ma anche lei, con tutta la sua convinzione, non avrebbe potuto prepararmi a quello che mi aspettava. In sei mesi, dieci incontri. Ognuno, un episodio di una sitcom grottesca. Solo che non sempre veniva da ridere.
Prima impressione: sono quella giusta per te?
Allinizio, tutto sembrava normale. Ci si sedeva al tavolino di un bar, si prendeva il menú, tutto molto educato. Finché uno, dopo aver spulciato il menú come se fosse un bilancio annuale, sospirò e mi disse:
Sa, io senza una buona lasagna non ce la faccio proprio.
Ho sorriso, credendo fosse una battuta. Invece, il discorso prese una piega surreale: mi raccontò che lex moglie non sapeva più tirare su il letto come si deve, che gli serviva una donna con le mani e la testa sulle spalle. Però, con particolare attenzione alle mani.
Io intanto pensavo: da quando parlare di lenzuola è il fulcro di un primo appuntamento?
La lezione sulla donna ideale
La seconda cena è iniziata normalmente, poi è diventata un soliloquio. Il tipo spiegava come una donna dovesse essere: accogliente, disponibile, paziente, capace di creare pace e armonia. Sembrava quasi poetico, se non fosse stato per i dettagli.
Mi ha parlato dei suoi problemi di pressione alta, mi ha sventolato di fronte la dieta prescritta dal medico, mi ha chiesto se sapessi fare minestre leggere. Sembrava non cercare una compagna, ma una dietista con diploma da infermiera. Rigorosamente tutto programmato.
Parlava di sentimenti come se stesse leggendo il libretto delle istruzioni della lavastoviglie ho raccontato a Lucia più tardi. Tutto a punti, senza un briciolo di emozione.
Zero scintilla.
La saggezza che non esiste
Il terzo appuntamento è iniziato con una frase indimenticabile:
Basta che non discuta con me. Alla nostra età, la donna deve essere più saggia.
Non ho resistito:
E in cosa consiste la sua, di saggezza?
Risposta vaga, ma il messaggio era chiaro: cercava solo tranquillità. Quella forma di tranquillità fatta di consensi, di testoline che annuiscono, di calore casalingo e zero domande scomode. Niente discussioni e niente parità. Solo la certezza di sapere come funziona il mondo.
Ho capito: non gli serve una relazione. Vuole solo il sì senza condizioni.
Cerchi una compagna o una mamma?
Il quarto non ci ha girato largo:
Ho bisogno di cure. Come da piccolo, capisce? Tipo come faceva la mamma.
E giù a dettagliarmi quale torta preferiva da bambino, come piegare perfettamente le sue calze, quali pantofole fossero le migliori. Nessuna ironia, anzi.
Ho ascoltato e pensato: non cerca affetto. Vuole solo che il servizio dinfanzia gli venga recapitato a domicilio.
Colloquio di lavoro mascherato da appuntamento
Il quinto incontro era più simile a una selezione per un posto fisso in banca che a un aperitivo tra adulti. Freddo, metodico, mi ha passato al vaglio:
Si ammala spesso?
Ha parenti che abitano vicino?
Lo stipendio è fisso?
Ne ho parlato con Lucia, ci abbiamo riso su, ma dentro sentivo solo stanchezza. Il Chi sei? era sempre sostituito da Cosa puoi fare per me? Altro che appuntamenti: sembrava di essere valutata per una posizione da badante.
Cosa non va in questi uomini?
Dopo il decimo appuntamento ho chiamato Lucia e glielho detto chiaro e tondo:
Non vogliono davvero una relazione. Vogliono solo un servizio tuttofare. Basta.
Non ero arrabbiata o offesa. Era solo la realtà.
A questa età, molti uomini temono la solitudine, ma temono ancora di più il cambiamento. Vogliono garanzie di comodità: accanto, una donna che sia infermiera, cuoca, psicologa e che per giunta sia anche grata di essere stata scelta.
Quando chiedevo:
E io cosa ci guadagno?
Nessuna risposta. Solo stupore: Come, cosa? Sono un uomo! Non basta?
Sono tutti così? Cè speranza?
Lho detto spesso a Lucia:
So che non sono tutti così. Quelli davvero interessanti, intelligenti, profondi, sono già accasati.
Non ho smesso di crederci. Semplicemente sono cambiata io. Ora ascolto di più i miei bisogni, i miei limiti.
Ho una regola semplice: niente più ruoli da serva. Niente compromessi con la mia dignità. Niente si a tutti i costi.
Rido ancora delle alte aspettative, ma dietro la risata cè una nuova fermezza. Non ho più intenzione di vivere la vita degli altri, solo per fingere di avere qualcosa che somigli alla vicinanza.
In conclusione?
Dieci incontri non sono un fallimento. È esperienza, che insegna a scegliere davvero. Prima di tutto, a scegliere me stessa.
Ho capito la cosa più importante: la libertà di essere me vale molto più di qualsiasi rapporto costruito sul servilismo a senso unico.
Lamore non si pianifica. Arriva quando sai con certezza che meno del rispetto, dellinteresse e della reciprocità non sei disposta ad accettare.
È tempo di scegliere in modo nuovo. E mai più accettare il ruolo di personale di servizio a nessuna età.






