Guardando Martina disegnare per lennesima volta lUomo Ragno sul quaderno, invece di svolgere il problema di matematica assegnato, io e mia moglie ci siamo rassegnati: probabilmente, in questa famiglia, solo il nostro gatto, Mirtillo, avrà un futuro senza preoccupazioni e con la pancia sempre piena. Decine di insegnanti privati non sono riuscite a inculcare in mia figlia un amore per le materie scientifiche. Anzi, ogni nuovo professore sembrava spingerla sempre di più verso la filosofia. Per lei, il mondo era una gran confusione, una corsa insensata. La vera felicità? Secondo Martina: poltrire sul divano, mangiare bignè al cioccolato e guardare cartoni sul cellulare.
Quando ormai la nostra arrendevolezza sfiorava la disperazione, mi imbattei su internet in un annuncio decisamente bizzarro: Vendo bilanciere e insegno a far amare la scuola e lo sport a figli, amici, parenti, vicini di casa. Metodo unico! Lavoro con matematica, storia, italiano, inglese, bicipiti, tricipiti, gambe, spalle, letteratura e petto. Federico.
La mia diffidenza genitoriale, davanti a tanto sconforto, semplicemente svanì. Compilai il numero. Dopo qualche squillo, una voce roca e ansimante ruppe il silenzio.
Pronto. Oltre alla voce, sentivo perfettamente il clangore di metallo ritmico.
Buongiorno, chiamavo per lannuncio.
La bilanciere è già venduto, rispose Federico, quasi mettendo giù.
No-no, vorrei che seguisse mia figlia a matematica, italiano, letteratura…
Età, peso, livello dellallieva.
La sua concisione mi terrorizzava e incuriosiva allo stesso tempo. Il rumore del ferro cedette al fruscio di una corda per saltare; giurerei di aver sentito, persino, odore di sudore uscire dalla cornetta.
Nove anni, ventitré chili, sa già fare addizioni a colonna e…
Quante flessioni fa?
Come, scusi?
Quante flessioni e quante trazioni, ripeté Federico.
Non saprei… direi cinque, forse.
Distingue prefisso da suffisso?
Ehmm… non lo so. Devo chiedere a mia moglie.
Che attrezzi avete in casa?
Attrezzi?
Compasso, goniometro, elastici, kettlebell?
Cè un righello di legno…
Va bene. Mandate indirizzo, arrivo tra unora, concluse Federico, urlando poi: Le gambe più larghe e la schiena dritta! Non a lei, ho ripetizione di storia, e chiuse la chiamata.
Rimasi ancora un attimo, con la schiena eretta e le gambe divaricate, poi andai a parlarne con Martina.
La notizia di un nuovo insegnante non le fece né caldo né freddo: semplicemente alzò il volume della TV e mi chiese una tazza di tè con una fetta di pane e Nutella. Martina era del tutto indifferente a ogni tentativo di istruzione scientifica.
Pochi minuti dopo, il campanello suonò. Mia moglie guardò attraverso lo spioncino: una montagna di muscoli, profumata di shampoo al cocco e con una maglietta tirata fin troppo aderente, si stagliava nellandrone.
Buongiorno, si chinò entrando, Federico, piacere. Dovè la vostra atleta?
V-v-vieni, balbettò mia moglie. Deve essere il proprietario di quella Panda, quello a cui hai lasciato un biglietto sotto il tergicristallo con la promessa di sistemargli la vista…
Scusate, si sentì provenire dal corridoio, un malinteso, ero oculista… una volta.
Federico Bianchi, insegnante, si presentò nuovamente.
Ah, allora è lei, intervenni io sporgendomi dallingresso. Scusi, non lavevamo riconosciuta. Vuole la borsa?
Lui mi allungò una borsa da hockey; appena la mollò, ci cascai sotto con tutto il peso. Il nostro gatto Mirtillo attraversò il corridoio a razzo, superando ogni barriera possibile.
Ma che portava lì dentro? sbuffando, portai la borsa in camera di Martina.
Materiale didattico. Scuola primaria e attività pratiche.
Martina era già semi-fusa al divano, assorta nel suo cellulare, quando la porta si aprì. La scena la fece uscire dallapatia.
Tira! Tira! urlava mia moglie, ma ormai Federico aveva varcato la soglia. Da professionista scrutò le pareti della stanza.
Avete il trapano?
Perché? chiesi.
Per allenare litaliano, rispose Federico, tirando fuori dalla borsa una sbarra per trazioni, un sacco da boxe e una corda.
Chiedo al vicino risposi tremando di fatica voi conoscetevi, questa è Martina. Sollevai mia figlia che, accanto a Federico, pareva una formica. Martina, questo è Federico Bianchi il nuovo prof.
Ma dove li hai presi tutti quei muscoli? chiese Martina invece di piacere.
Li ho sommati a colonna, rise Federico, tirando fuori dei dischi dal bilanciere e impilandoli.
Fate con comodo, lasciai la stanza.
Sei più forte dellUomo Ragno? domandò Martina.
LUomo Ragno fa duecento al petto?
Martina non afferrò ma sentì che la risposta era no.
Io odio le lezioni, dichiarò subito, chiara e tonda.
Le lezioni sono per chi non capisce la vita. Noi faremo gli addominali.
Federico si mise a terra e cominciò. Martina rimase a guardare. Sperava che il nuovo maestro si stancasse, invano: quello cambiava ritmo, aggiungeva peso. Poi fu il turno dei manubri, degli elastici, delle flessioni.
Allora, hai capito tutto? Vuoi essere forte? O restare impigliata tra le ragnatele come il tuo supereroe?
Martina scosse la testa.
Benone! Tutti gli esercizi, tre volte per (quarantacinque meno trentanove). Iniziamo dagli addominali.
E quanto fa?
Dimmi tu.
Il trapano non cè, solo il trapano a mano, irrompei nella stanza e, vedendo Martina sudata, mi bloccai. Torno dopo, sussurrai, uscendo in punta di piedi e chiudendo la porta.
***
Il giorno dopo, alle cinque e mezza del mattino, il campanello suonò di nuovo. Mezzo addormentato, mi avviai pronto a sfoderare il meglio del mio repertorio di parolacce, ma, vedendo la pelata di Federico giganteggiare oltre la porta, mi resi conto che mancava materiale pure per coprire casa nostra.
Oggi lezione di storia e geografia, abbigliamento: scarpe da ginnastica, maglietta, pantaloncini. Si va a correre in città e si parla del territorio e della storia locale.
Martina è in terza, queste materie non le fanno ancora, sbadigliai.
Studieremo anche poesie. Viene anche lei?
No grazie, a scuola ero bravo.
In che anno i Normanni lasciarono la nostra regione?
Ehm… tra unora devo andare al lavoro, vado a svegliare Martina, tagliai corto, andando in camera.
Pochi minuti dopo tornai bisbigliando:
Non si sveglia.
Vestitela, si sveglia per strada, suggerì Federico.
***
Tre volte la settimana Federico si presentava puntuale: il lunedì allenava petto-tricipiti-spalle-matematica-italiano; il mercoledì schiena-bicipiti-letteratura-inglese; il venerdì gambe-geografia-storia.
Dopo tre settimane, Martina entrò in cucina in pantaloncini e senza maglietta e io, vedendo il suo addome scolpito, mi coprii la pancia con la teiera. La ragazza sirrobustì, divenne diritta, e iniziò a riprenderci per la nostra indolenza.
Giulio, la cosa sta diventando strana, mi confidò una sera mia moglie. Sai cosa mi ha chiesto Martina per il compleanno?
Sì: la Playstation?
No, una spalliera svedese e un frullatore per smoothie. Ho paura che Federico non sia affatto un insegnante. Solo un fanatico dello sport che sfinirà nostra figlia.
Ma condividono anche la matematica.
Hai mai visto un libro di scuola in mano a quei due?
Il conteggio delle calorie sì…
Ma dai! Lo sanno tutti che i palestrati sono limitati…
Limitati come? la guardai sorpreso.
Di cervello, picchiò sul tavolo di vetro.
Meglio un muscoloso ignorante che uno smilzo secchione?
Meglio una figlia normale! Voglio che smetta con queste lezioni!
Il telefono squillò.
È la maestra, guardò il display preoccupata. Sì, pronto? Cosa ha fatto? Sì, arrivo.
Che succede?
Martina ha fatto a botte. Vedi? Non va bene.
Vengo anch’io.
***
Andammo di corsa in taxi alla scuola. Ci chiamarono subito dalla preside.
Hai visto che risultati con questo insegnante? Terza elementare e già ci tocca la preside
Lufficio era pieno di genitori, bambini, la psicologa scolastica e la maestra. Il chiasso era tale che il pianoforte della sala musica accanto sembrò stonarsi da solo.
Questa è una scuola, non una palestra! mi assalì una madre.
Che è successo?
La maestra prese la parola:
Martina costringeva i compagni a fare la scaletta in cortile, segnando i punti con le frazioni.
A fare cosa?
Trazioni a turno, aumentando il carico, spiegò Martina.
Zitta! I ragazzi non volevano. Martina li minacciava.
Ma sono loro che hanno iniziato! Mi hanno preso in giro perché li correggevo: non sanno declinare le parole! Hanno cercato di menarmi, allora ho risposto. Come dice Federico Bianchi: chi ha energia, faccia più trazioni e se ti attaccano, rispondi con le divisioni, abbassò la testa, Martina.
Ha detto che se lo infastidivamo ancora, avrebbe estratto le radici! piagnucolò uno.
Un troglodita così non deve stare coi nostri figli! urlò una mamma.
Aspettate, ripresi fiato quindi non cè stata una rissa?
I genitori dellaltra parte negarono scuotendo il capo.
Mio figlio a insulti ha risposto con la matematica e la sbarra per trazioni?
E li faceva anche correre e studiare Leopardi!
Vedi? E tu temevi che diventasse un palestrato ottuso, dissi a mia moglie, che abbozzò un sorriso.
So di dovervi delle scuse, intervenne la preside.
Lui deve scusarsi! sbraitò un genitore indicando Martina.
No, io a voi, disse rivolgendosi a noi, vostra figlia è in gamba. Però con tutto quello che avete raccontato, dovremo spostarla.
Evviva! Così imparano! Tua figlia e quel muscoloso!
La sposto in quarta. È avanti sul programma, sentenziò la preside.
Cadde il silenzio. La gelosia degli altri era quasi palpabile. Tutti iniziarono lentamente a defluire dallufficio, senza guardarci.
Pronto, Federico? Ci hanno spostati in quarta. Serviranno più materie, chiamai uscendo.
***
Una settimana dopo Martina era già in quarta elementare. Altre due e partì per una gara di crossfit e cominciò a prepararsi per la sua prima olimpiade letteraria. Un mese più tardi, ricevetti la chiamata di un padre di un ex compagno del famoso incidente, che mi chiese il numero di Federico Bianchi.
In breve, nacque una colonia di bambini appassionati di movimento e studio: si veniva esclusi non per scarsi risultati sportivi, ma se in pagella andavano male.







