«Una sorpresa inaspettata dall’ex»

Marco! Aspetta! urlava Chiara fuori dalla finestra aperta.

Ma lui non sentiva niente; ormai era già salito in macchina e stava accendendo il motore. Allora Chiara afferrò il telefono ed uscì di casa di corsa.
Mentre scendeva giù dalle scale, dal quarto piano fino all’ingresso, continuava a chiamarlo, ma Marco non rispondeva.

In quel momento, la sola cosa che pensava era: Basta arrivare in tempo!

Sarà stata la fortuna o chissà cosaltro, ma quando Chiara, come una tempesta, sbucò in cortile, Marco stava ancora aspettando che la macchina si scaldasse.

Quando la vide arrivare senza nemmeno il cappotto addosso, lui abbassò il finestrino, stranito: Ma che ti succede? Sembri un fantasma, guarda che faccia hai!

Sotto la tua macchina riuscì a dire Chiara, senza fiato, indicando confusamente.

Talmente ansimava che non riusciva a spiegarsi; invece si buttò a terra e si infilò sotto la macchina, senza curarsi del marciapiede sporco.

Quando risalì stringendo tra le braccia un gatto magro e spelacchiato, Marco era lì che la fissava più perplesso che mai.

Chiara, ma che stai facendo? Che teatro è? Sto pure facendo tardi al lavoro!

Sotto la tua macchina cera un gatto! Lho visto da sopra e ho avuto paura che ti mettesse in moto e finisse malissimo

Un gatto, dici? rise Marco, nemmeno tanto divertito E per quello ti sei buttata così? Bah

Scusa, secondo te i gatti non ci tengono a vivere? lo guardò Chiara, sorpresa dal suo menefreghismo.

Dai, se aveva voglia di campare non si metteva lì E appena sentiva il motore, sarebbe scappato. Lhai fatto proprio per niente

Scappava un corno, Marco! Guardalo, non sta nemmeno in piedi, non ha la forza di miagolare! Tu dici che avrebbe corso via?

Va beh, va bene, hai salvato il gatto, complimenti. Ora appena torni a casa prenditi una caramella dal vaso o scrivilo su Facebook. Io devo lavorare. Ci vediamo stasera.

Chiara rimase a fissare lauto sparire con il gatto stretto in braccio, senza dire una parola.

Non riusciva a capire come potesse essere così indifferente. Non se nera mai accorta veramente, prima dora.

Poi guardò il suo nuovo amico: era davvero ridotto male, faceva fatica persino a tenerla docchio. Ma guardava e in quegli occhi, Chiara credette di vedere una specie di gratitudine sì, proprio così!

Rientrò a casa col gatto, si vestì meglio, prese i soldi e chiamò un taxi.

Dove andiamo? le sorrise il tassista quando salì.

Glielho già detto al telefono: porti me e il gatto alla clinica veterinaria. Più in fretta è meglio è.

Ah giusto, scusami, non ricordavo. Cosha, poverino?

Ha bisogno di aiuto, urgente.

Capito, non faccio altre domande. Ne conosco una brava, va bene se andiamo lì?

Sì, la migliore che cè, per favore.

Perfetto, lì sono famosi: riportano in vita gli animali che sembrano persi.

Dopo circa un quarto dora, erano davanti alla clinica. Chiara aspettava che arrivasse il suo turno, e la sala era piena di gente con animali tra le braccia, ognuno con i suoi problemi

E il tuo cosa ha? chiese una signora anziana con un cagnolino.

Non lo so, lho trovato sotto una macchina, credo abbia passato la notte al gelo

Al freddo!? Guarda, passa pure avanti tu. Io e Tobia siamo qui per un controllo, tu hai più urgenza.

Davvero? Ma grazie mille

Ma figurati, siamo tutti umani qui

Arrivato il turno, il veterinario visitò il gatto con tanta attenzione che Chiara stringeva il bordo della sedia per lansia. Poi cerano da aspettare anche gli esiti di alcuni esami. Il tempo sembrava fermo e le chiamate di Marco si accumulavano, ma Chiara non gliene rispondeva una: non ce la faceva proprio.

Alla fine, il dottore la guardò, pensieroso: Questo micio dove lha trovato, in strada?

Sotto una macchina Non so quanto ci fosse, secondo me tutta la notte.

Sì, segni di ipotermia ne ha. Ma il problema vero sono le malattie. Avrà bisogno di cure lunghe e purtroppo costano. Lei è sicura di volerlo aiutare? Altrimenti dovremmo trovare qualcuno che se ne occupi

Chiara un po se lo immaginava che ci sarebbe stato da spendere, ma non così tanto, e nemmeno che sarebbe stata una cosa lunga.

Guardò negli occhi il gatto: lui non chiedeva niente. Ma sembrava dirle: Se non puoi, capisco.

Sono pronta, sì, me ne occupo io. Anche per tutta la vita, se serve.

Bene, il veterinario sorrise. Allora resta da noi un paio di settimane, poi la spiego tutto per le cure a casa.

Chiara quasi si commosse.

Il grazie va a te, le disse serio il dottore. È raro trovare persone come te.

Prima di andare, accarezzò il gatto e gli promise che sarebbe tornata.

Il micio pareva averle creduto; e con tutta la forza che aveva, riuscì a miagolare un saluto.

Chiara tornò a casa la sera, esausta: non vedeva lora di buttarsi sul letto, anche perché il giorno dopo le toccava lavorare. Ma i piani andarono in fumo: ad aspettarla cera Marco, e aveva una faccia che era tutto un programma.

Chiara! Dove diavolo sei finita?! Ti ho chiamata cento volte!

È stata una giornata pesante, rispose stanca, appendendo il cappotto e mettendo a posto le scarpe che lui aveva lasciato in mezzo allingresso.

Eppure oggi dovevi stare a casa. Che hai fatto di così pesante?

Sono andata con il gatto dal veterinario. Tutto il giorno là, quasi.

Quale gatto scusa?!

Quello che ho salvato stamattina da sotto la tua macchina! Adesso, davvero, Marco, sono distrutta. Ne riparliamo domani?

Aspetta: vuoi dirmi che hai buttato tutta la giornata per un gatto randagio?!

E che importa se è randagio?! Se non facevo qualcosa moriva!

E io che sono senza cena invece?! Sono venuto a casa, tu sparita, pure senza cena.

Marco, sei adulto. Ci sono i tortellini in freezer, potevi farti quelli. Ok, non sono roba da ristorante, ma se avevi proprio fame

I tortellini surgelati? Ma mi prendi per un barbone ora?! Io tutto il giorno a lavorare e poi pure cucinare?! Non esiste!

Alla fine, anche se non se lo meritava, Chiara gli preparò la cena. Solo per evitare lennesima discussione. Non le disse nemmeno grazie.

Due settimane dopo, finalmente, andò a riprendersi il gatto dalla clinica e lo portò a casa. Aveva già comprato tutto quello che serviva, ma a Marco non aveva ancora detto niente: non voleva scatenare tempeste prima del tempo.

A dir la verità era anche un po nervosa, ma in fondo pensava: La casa è mia, Marco mica è mio marito, nemmeno stiamo parlando di sposarci

Solo che Marco la prese malissimo. Appena vide il gatto, scoppiò una scenata vera.

Hai portato davvero quel gatto in casa?! Sei scema?! Ti sei fatta male quando ti sei infilata sotto la macchina?

Marco, calmati. Lho salvato io, ora me ne occupo io.

Quanto ci hai già speso? E quanti euro ancora butterai?!

E che te ne frega a te? Sono i miei soldi. Tu manco fai la spesa, però a mangiare ti piace bene Non è che a me chiedi permesso quando compri le cose per la macchina!

Te lho detto: la macchina costa, e poi ho problemi col lavoro. Non cambiare discorso: qui si parla di sto coso qua

Si chiama Arturo.

Gli hai pure dato un nome?! Guarda, fatti vedere da qualcuno, hai dei problemi seri!

Quella notte, Chiara dormì nellaltra stanza. Era grata di avere almeno una casa con due camere. Passò la notte a pensare ai suoi rapporti con Marco.

Era quasi un anno che vivevano insieme, ma ormai le cose stavano cambiando. Marco era diventato sempre più sgarbato, alzava la voce, la sminuiva. E quello era solo linizio. Tuttavia, Chiara gli voleva dare unultima possibilità. Tutti la meritano.

Peccato che lui la sprecò subito. Continuava a lamentarsi del gatto, a dire che doveva stare in strada. E a Chiara, intanto, cadevano le ultime illusioni. Finché una sera, non ce la fece più:

Marco, io non ti amo più. E pure tu, diciamolo, non mi ami. Smettiamola di farci male.

Che significa sta cosa ora?

Significa che domani fai le valigie e te ne vai dalla mia casa. Sono stanca delle tue urla. Voglio solo un po di pace.

Certo, tu porti un gatto in casa senza nemmeno chiedermelo, io mi arrabbio e la colpa è mia?!

Se proprio non sopporti che il gatto resti, allora non possiamo più vivere insieme. Trovati una senza animali, o meglio, trovati una casa tua.

Il giorno dopo Chiara non lavorava: il momento giusto per mettere fine a tutto. Marco provava a convincerla, ma bastava solo vedere il gatto per farlo scoppiare di nuovo. Alla fine, era lei ad aver ragione: la felicità con lui non era contemplata.

Lui cominciò a mettersi insieme le sue cose a pranzo inoltrato. Sperava di convincerla fino allultimo, chissà. Chiara stava in cucina a bere un tè quando la chiamò il capo:

Chiaretta cara, so che oggi hai preso permesso ma senza di te siamo nei guai!

Dottoressa Bernardi, adesso proprio non posso Chiara diede unocchiata a Marco che impacchettava furioso il suo computer.

Ti prego, unoretta e basta! Non ti disturberei mai per poco.

Chiara sospirò e si mise la giacca. Disse a Marco di lasciare le chiavi in buca. Lui annuì in silenzio, lanciandole quello sguardo che metteva i brividi.

In ufficio la trattennero davvero poco: in tre quarti dora era già pronta per tornare. Chiamò subito un taxi.

Come sta il tuo gattino? chiese il tassista sorridendo, e solo allora Chiara si accorse che era lo stesso di prima.

Va meglio, grazie. E ora, per favore, mi riporti a casa il più presto possibile.

Quando arrivò a casa, il primo pensiero fu vedere se Marco avesse ancora lasciato le chiavi nella buca: niente. E neanche la macchina era davanti al portone.

Ok, starà ancora mettendo via il resto pensò. Ma appena Chiara salì su, al quarto piano, trovò la porta chiusa. Aprì con le sue chiavi e Arturo non cera. Neanche la sua gabbietta era più nellangolo. Corse disperata per casa, ma niente, il gatto era sparito.

Chiamò subito Marco, furiosa e in ansia:
Marco! Sei impazzito? Dove hai portato Arturo?!

Eh, eh Che sorpresa ti ho fatto, eh! Quando tornerai in ginocchio, forse te lo ridò!

Ma sei fuori!? Arturo ha bisogno di cure e di una dieta speciale, lo sai?!

Chiara urlava ancora, ma Marco aveva già chiuso la chiamata. E ora dove lo trovo? pianse, seduta a terra, senza sapere cosa fare.

Marco veniva da fuori Milano, ma non le aveva mai raccontato niente del suo paese, né degli amici. Aveva promesso che un giorno lavrebbe portata a vedere il paese dovera cresciuto, ma erano state solo parole.

Chiara non dormì tutta la notte, e la mattina dopo andò direttamente al lavoro di Marco. Ma lui aveva preso qualche giorno libero. Il capo, sentita la storia, promise di avvisarla appena lavesse rivisto.

Uscita dallo studio, con la testa confusa, sentì una voce:
Signorina, la accompagno?
Era il solito tassista. Chiara non ci pensò due volte:

Mi porti a casa, sì mormorò.

Durante il viaggio, le arrivò una chiamata da un numero sconosciuto.

Pronto, chi parla?

Salve, lei è Chiara? Guardi, sono Martina, la moglie di un collega di Marco. Ieri lui è arrivato da noi, ha chiesto di ospitarlo qualche giorno. Aveva anche quello che immagino sia il suo gatto

Sì! È Arturo! Le prego, non gli dia del cibo a caso, ha una dieta specifica!

Lho visto infatti che non mangia nulla. Ma la chiamo perché non mi piace come si comporta Marco e il gatto mi fa troppa pena. Lei vuole venire subito a prenderlo? Mio marito è al lavoro, Marco fuori da chissà dove.

Certamente! Mi dica lindirizzo!

Chiara spiegò di corsa tutto al tassista, che la portò da un capo di Milano allaltro battendo ogni record ai semafori. Una volta arrivata, prese Arturo dalla signora e le fu grata come non mai.

Mentre il palazzo spariva alle sue spalle, Chiara tirò finalmente un sospiro di sollievo.

Lungo il viaggio, quasi non smetteva di piangere: tanta gente gentile, dalla signora in clinica, al tassista, alla donna che aveva aiutato Arturo Davvero, alla fine il bene trionfa sempre.

Vuoi che resti con te, in caso il tuo ex venga a rompere? le chiese il tassista.

Sì, davvero, ti prego, accettò Chiara, sinceramente sollevata.

Lo stesso pomeriggio chiamò un fabbro che cambiò le serrature. Il tassista, che poi si chiamava Vittorio, rimase a trascorrere un po di tempo con lei e con Arturo, che iniziò a fare le fusa.

Chiara era profondamente grata a Vittorio, ma anche a tutte le persone che, in quei giorni assurdi, le avevano dimostrato che la gentilezza esiste ancora.

E poi inutile dire che fra Vittorio e Chiara, col tempo, quellamicizia si trasformò in qualcosa di più bello: lamore.

Quanto a Marco, bisogna proprio dirlo: se lè cercata. Fu sbattuto fuori dalla casa dellamico il giorno stesso, dopo che aveva alzato la voce con la moglie (ricevendo anche un bel ricordino sotto locchio). Poi, a lavoro, il capo gli suggerì gentilmente di darsi le dimissioni.

Alla fine, Marco non ebbe altra scelta che tornarsene nel suo paesino, le valigie in mano e la coda tra le gambe.

Daltra parte, non si può vivere così. Bisogna voler bene agli animali, almeno rispettarli. E le persone pure. Chi non rispetta né gli uni né gli altri, alla fine resta solo.

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