Che fortuna hai, Silvia, con tuo marito sospirò Natalia con un tono sognante. Ti viene a prendere al lavoro ogni giorno in macchina. E lappartamento lavete appena ristrutturato. Poi hai anche avuto una promozione. Davvero, mi viene quasi linvidia, amica mia. Ma non fraintendermi, è uninvidia sana, eh…
Silvia continuò a preparare la borsa. Andrea sarebbe arrivato a prenderla tra cinque minuti e non voleva farlo aspettare.
Ma dai, Natalia. Anche noi abbiamo i nostri problemi. Stavamo per divorziare durante i lavori in casa. E per quella promozione ho lavorato cinque anni. Tu non eri ancora arrivata in azienda, e io già sognavo quel posto. Insomma, non è tutto oro quello che luccica.
Natalia fece una smorfia infantile.
Non ti rendi conto di quanto sei fortunata, Silvia. Guarda il mio uomo invece: pigro, disordinato e spendaccione! Da sei mesi cerco di fargli trovare un lavoro decente. E sai cosa mi risponde? Michele continua a ripetere che è stanco di lavorare per gli altri. Vuole aprire unattività sua. Con quali soldi? Quelli che spende ogni mese in quei videogiochi? Un imprenditore, lui…
Silvia osservò lamica. Si conoscevano da poco più di un anno, ma si erano affezionate. E Silvia sapeva tutto dei guai familiari di Natalia. Michele davvero tormentava la moglie ogni giorno, senza alcuna intenzione di cambiare.
Sono sicura che sistemerete tutto, Natalia il telefono di Silvia vibrò sul tavolo. Oh, Andrea è già qui. Va bene, devo scappare. Ci vediamo lunedì, un bacio.
Natalia annuì, seguendo lamica con uno sguardo strano e pensieroso che Silvia non notò.
Silvia era già in macchina quando Andrea notò la sua espressione preoccupata.
È successo qualcosa al lavoro?
Silvia scosse la testa.
No, è Natalia. Michele la sta facendo impazzire. Temo che non resisterà ancora a lungo.
Andrea alzò le spalle con indifferenza.
Si sistemeranno da soli.
Silvia lo guardò con disappunto. A volte la sua freddezza la infastidiva. Ma lasciò correre: i problemi di Natalia non meritavano una discussione.
…Silvia aveva visto giusto. Un mese dopo, Natalia arrivò al lavoro con gli occhi gonfi di pianto.
Stiamo divorziando sbottò. E Michele mi ha cacciata. Me! Come un gatto randagio! Dal nostro appartamento! Dove devo andare adesso?
Silvia la abbracciò.
Non preoccuparti, Natalia. Se vuoi, puoi stare da noi per un po. Troverai un altro posto con calma, sistemerai il divorzio e ti riprenderai.
Natalia scoppiò in lacrime.
Silvia, grazie mille. Non so cosa farei senza di te!
Silvia la accarezzò sulla schiena per calmarla, ma intanto pensava a come dare la notizia ad Andrea…
Come previsto, il marito non fu entusiasta dellospite. Ma per quella prima cena insieme rimase in silenzio. Natalia intanto chiacchierava, mescolando lamentele su Michele a complimenti per la casa.
Michele non ha mai alzato un dito in cinque anni. Ma qui è tutto perfetto! Si vede che ci avete messo anima e cuore. Bravi!
Silvia arrossì. La maggior parte dellarredamento era stata una sua idea, e quelle parole la riempirono di orgoglio.
…Natalia si rivelò unospite perfetta. Non faceva rumore, non sporcava. E al terzo giorno si offrì di cucinare la cena, per alleggerire Silvia dopo il lavoro.
Oggi preparo un ragù annunciò Natalia dal sedile posteriore della macchina. Ho controllato, abbiamo tutto in casa. Ah, che comodità tornare a casa in macchina invece che in autobus. È unaltra vita.
Silvia sorrise. Natalia si era ambientata in fretta, ma aveva già chiarito che non sarebbe rimasta a lungo: stava cercando un nuovo posto dove vivere.
Le cene diventarono più vivaci e allegre. Natalia e Andrea scoprirono di condividere gli stessi gusti musicali. Potevano parlare per ore degli ultimi album delle loro band preferite, criticando i testi ed elogiando le voci dei cantanti.
Silvia osservò il marito aprirsi poco a poco, uscire dal suo guscio. Il suo introverso preferito di solito aveva difficoltà a legare con le persone, ma Natalia era riuscita a sfondare quel muro di ghiaccio.
«E non solo quello», pensò Silvia una sera, vedendo la sua migliore amica e suo marito scambiarsi un bacio appassionato nel parcheggio sotto casa…
Almeno avreste potuto scegliere un posto più discreto… disse con voce tagliente.
Andrea e Natalia si staccarono di colpo, come due studenti sorpresi dallinsegnante. Andrea fu il primo a parlare:
Silvia, ascolta… Non è quello che sembra… È che…
Vi stavate controllando le otturazioni? Con la lingua? ribatté Silvia, sarcastica. E tu, Natalia, non me laspettavo. Ti ho ospitata, ti ho aiutata a superare il divorzio, e tu mi pugnali alle spalle. E ti definivi mia amica.
Natalia alzò il mento con aria di sfida.
E che cè di male? Tra noi è scoccata la scintilla! Andrea mi ha detto che si sente vivo con me! Con te non si sentiva così da anni!
Andrea impallidì allistante.
Natalia, cosa stai dicendo? Silvia, tesoro, io…
Silvia lo interruppe:
Non sforzarti, Andrea. Non mi servono le tue scuse. Stanotte resto da mia madre. Voi intanto preparate le vostre cose. E portatevi via anche le lenzuola, non voglio immaginare cosa ci avete fatto sopra. Le chiavi! tese la mano verso il marito.
Andrea le mise obbedientemente le chiavi della macchina in mano. Silvia salì al volante e accese il motore.
«Non piangere. Non mostrarti debole davanti a loro. Non dargli il gusto di riderti addosso», si ripeteva.
Con la coda delludito sentì Natalia protestare:
Perché siamo noi a dover andare via?
A casa della madre, Silvia bevve almeno un litro di tè tra le lacrime. La madre la consolò come poteva, ma servì a poco. Silvia si sentiva in colpa, verso se stessa, verso Andrea, verso Natalia, verso la vita…
Perché le ho offerto il mio aiuto? Mamma, è tutta colpa mia!
La madre le accarezzò la schiena.
Piccola, non essere così dura con te stessa. Non potevi sapere come sarebbe andata. Volevi solo aiutare unamica.
E invece ho perso sia mio marito che lamica singhiozzò Silvia.
Sistemerai tutto, vedrai disse la madre con dolcezza.
Silvia non ci credeva, ma annuì comunque. Non voleva rattristarla ulteriormente.
La mattina dopo, Silvia faticò ad alzarsi dal letto. Avrebbe voluto nascondersi sotto le coperte e restarci per sempre. Non vedere più Natalia, né Andrea. Non pensare al divorzio. Dimenticare tutto.
Quando la sveglia suonò per la terza volta, Silvia si scrollò di dosso il pigiama.
Basta compatirti! si disse. Sono forte, ce la farò.
Arrivò al lavoro a stento, e trovò Natalia già in attesa alla sua scrivania.
Buongiorno salutò Silvia con tono neutro.
Dobbiamo parlare! Perché siamo noi a dover andare via? Sei tu che devi lasciare lappartamento! Noi siamo due, tu sei sola! Andrea sta zitto, fa solo le valigie! Perché? Rispondimi!
Silvia la fissò. Fino al giorno prima era stata la sua amica. E ora…
Natalia, qui in ufficio non discuterò di questioni personali.
Riuscì a evitarla per tutta la giornata. Ma quella sera, tornata a casa in taxi, non poté più sfuggire alla situazione. Andrea stava finendo di mettere via le ultime cose. La casa sembrava vuota, abbandonata in sole ventiquattrore.
Silvia, forse possiamo ancora sistemare le cose? Ti prometto che non succederà più. Mai…
Silvia lo guardò con freddezza.
No, Andrea, un tradimento non lo perdonerò mai. E ci hai pensato a cosa succederà dopo? Dubiterò di te ogni giorno. Mi chiederò se mi tradisci, se guardi unaltra. Credi che voglia vivere così?
Andrea abbassò la testa. Qualcuno suonò alla porta: era Natalia, furiosa.
Ora non puoi scappare! Perché dobbiamo andare noi via? È un appartamento comune! Andrea ha diritto alla metà! Perché non te ne vai tu? poi, rivolta a Andrea: Avevamo sognato di vivere insieme!
Silvia sbuffò. La situazione era assurda.
Ora capisco. Mi invidiavi fin dallinizio: il marito, la casa ristrutturata, la macchina. E hai deciso di prenderti almeno la metà, portandomi via mio marito. Vero, Natalia?
Il silenzio di Natalia fu più eloquente di qualsiasi risposta.
Peccato che nel tuo piano ci sia un piccolo problema. Lappartamento è mio, comprato prima del matrimonio. La macchina lho pagata io, con i soldi delleredità di mia nonna. Andrea la usava perché a me non piace guidare. Ti resta solo lui, e le sue cose. Prenditi pure il tuo premio, non lo trattengo.
Natalia fece un passo indietro, guardando Andrea con occhi sgranati.
Non è casa vostra? poi a Silvia: Ma dicevi sempre casa nostra. Mi hai mentito?
No, semplicemente la consideravo la nostra casa. Ma ora capisco unaltra cosa un pensiero improvviso le attraversò la mente. Aspetta, tu non hai divorziato da Michele per prenderti Andrea, vero?
Natalia arrossì di rabbia.
È colpa tua! Te la tiravi così tanto con la tua vita perfetta, ovvio che volessi un marito così, una casa così! Cosa ti aspettavi?
Silvia rise, amaramente.
Cara, avresti dovuto informarti meglio prima di puntare a lui. Qui hai sbagliato. Ma ormai non importa. Uscite entrambi da casa mia. Ne ho avuto abbastanza per oggi.
Natalia continuò a insultarla mentre Andrea la trascinava fuori. Lultimo sguardo che le rivolse era un muto perdonami. Ma era troppo tardi per rimediare. Del loro matrimonio non restava che cenere.




