Fragile felicità
Quale palloncino ti compro, Fiorella? Questo qui? O preferisci quello là? Il papà stende la mano, mostrando di volta in volta un palloncino diverso tra tanti, che il vento scuote, trascina di qua e di là, facendo frusciare i nastrini e ridendo nel suo linguaggio daria.
Devessere bello lavorare come venditore di palloncini. È il lavoro più bello del mondo!
Quello, papà. Voglio quello con il cavallino, finalmente Fiorella si decide, indica il suo palloncino col dito e alza lo sguardo verso il padre. Lui è alto, copre il sole con la testa. A lei piace guardarlo così, socchiudendo gli occhi. Le sembra che intorno al capo del papà qualcosa risplenda, come dipingono nelle icone che la nonna tiene in salotto. Nonna Rita dice che sono santi, quelli. Chissà, magari anche papà è un santo, anche lui ha quella tristezza negli occhi, come la gente nei quadri della nonna…
Però no, non può essere santo: papà se nè andato via, ha lasciato la mamma e Fiorella…
Ma come fa la terra a reggere certi uomini! Ha lasciato la propria figlia, la moglie! sbuffa Rita Damiani, sputando a terra. Non è un uomo, è una nullità!
Né la mamma né la nonna si fanno problemi a parlare male di Sergio davanti alla bambina. Deve saper distinguere, chi è buono e chi cattivo.
Eppure, allinizio tutto sembrava normale: Claudia era felice, sorridente, coccolava il marito come una gatta. Ma quando cambiò lavoro, improvvisamente non bastava mai niente. Non bastavano i soldi, lo spazio, il cibo; non bastava che ogni estate Sergio portasse la famiglia al mare, lavorando senza ferie; non bastavano i vestiti, nulla era mai abbastanza. Come diceva Claudia: Viviamo come poveracci, ho iscritto la bambina allasilo, mi ammazzo di lavoro mentre le altre se ne stanno a casa, curate, i mariti che sgobbano! E questo è normale!
Sergio non sgobbava. Andava a lavorare, faceva le sue cose ma non comandava, non dirigeva, stava sotto; come diceva Rita Damiani, non aveva concluso nulla. Manco qualche furtarello, come i mariti delle colleghe di Claudia. Però quello si chiamava arrangiarsi, mica rubare.
Le donne dicevano: Il mio si è arrangiato, questanno ci facciamo la veranda in giardino. Ha saputo investire, diciamo così! Tra una risata e laltra, Claudia rimaneva accigliata e insoddisfatta. Sergio non era capace di investire.
Si accumulò il malumore, come una montagna compressa, poi esplose in una lite. Claudia sciorinava i rimpianti, diceva che ora si pentiva di averlo sposato, che aveva solo paura di rimanere sola; invece si era sbagliata quanto si era sbagliata!
Sergio ascoltava in silenzio, i pugni chiusi, sempre più forti. Ma mai avrebbe alzato le mani; si teneva solo.
Quando Claudia nominò sua madre, i denti che voleva rifarsi in una clinica costosa che Sergio non voleva pagare lui perse la calma.
Non vi basta ancora? Quanto vi serve? Dimmi tu, Claudia, vendo un rene se serve! urlò, balzando in piedi e aggirandosi per la cucina.
Claudia si spaventò, indietreggiando; temeva che il marito la aggredisse, ma capendo che non lavrebbe fatto, disse piano:
Sergio, sei solo un fallito, non un uomo, solo un errore. E sai cosa? Tutti staremo meglio se te ne vai. Davvero! Mi snervi abbastanza!
Sì, Claudia non lo sopportava più. Mangiava rumorosamente, russava la notte, la sera, quando tornava, si fiondava su Fiorella; Claudia era invisibile, mai che le chiedesse come stava! Aveva i suoi hobby, costruiva casette di fiammiferi e ne aveva riempito unintera mensola. Sciocco!
Aveva persino fatto una villa tutta di fiammiferi: due piani, la veranda, le finestre tonde in mansarda; la casa dove avrebbe voluto vivere con le sue ragazze. Ma dovè questa villa? Solo fiammiferi e basta.
Per rabbia, Claudia buttò a terra tutte le casette e iniziò a calpestarle. Insaziabile? Ecco, prendi, Sergio!..
E così Sergio se ne andò. Claudia rimase a bocca aperta, sentendo la porta sbattere. Tutto così semplice? Se nera andato, senza chiedere scusa, senza nemmeno provare a salvare la famiglia?!
Mamma! È andato via! Semplicemente! Gli ho solo urlato, nientaltro E ora come faccio, mamma?! singhiozzava Claudia, ma Rita Damiani diceva di calmarsi, altrimenti le sarebbero venute le rughe e le avrebbe fatto male la testa.
Vengo da voi, capisci, cara? Vi aiuto! E quello lì lo mettiamo in riga, vedrai! Nulla è perduto! Scrivi la denuncia, Claudia: se nè andato, non ti dà nulla, non si occupa della bambina. Intanto preparo io le valigie.
Così la nonna si trasferì nella cameretta di Fiorella.
Rita Damiani russava, il rumore impauriva la bambina che si nascondeva sotto le coperte, ma la nonna la scopriva subito, dicendo che bisognava fare il bagno daria. E apriva sempre la finestra, per far cambiare laria. Fiorella correva dalla mamma, cercava calore sotto il suo piumone, ma Claudia dormiva larga, la figlia le dava fastidio.
Prima, se Fiorella piangeva nel sonno, si levava Sergio, le faceva carezze, la calmava, raccontava favole, canticchiava. Claudia lo prendeva in giro: ormai era diventato una mammoletta! Ma adesso a calmare Fiorella toccava alla nonna.
Ma lei non sapeva e non voleva farlo. Sgridava la nipote, la scopriva di nuovo con uno strattone. Fiorella restava lì, magrolina, rannicchiata nel letto, stringendosi forte per non farsi notare, sperando che la nonna non si arrabbiasse ancora.
Fiorellina, coshai, sei triste? la mattina, mettendo la ciotola di latte davanti alla nipotina, sembrava quasi compatirla la nonna. E tutta calda hai la febbre? Dovremmo far prendere a tua madre un giorno di malattia? Tuo padre è andato via, non cè, ma i soldi servono Claudia! Alzati, Fiorella sè ammalata!
La mamma e la nonna si alzavano, le misuravano la febbre, la imbottivano di medicine, ma poi Claudia la portava comunque allasilo.
Lascia stare, nessuno se ne accorgerà, basta che non ti soffi il naso lì! raccomandava la nonna. Tieni qui il fazzoletto, se proprio serve. Io verrei con te a stare a casa, ma proprio non posso, ho lescursione in bus, ho già pagato, non posso rinunciare!
Fiorella allora stava seduta tutta rannicchiata, come un passero infreddolito, e dormiva subito durante il riposino, mentre gli altri bambini ridevano e bisbigliavano
Ma la Damiani? Di nuovo la bimba ammalata? chiacchieravano tra educatrici. Cosa vuoi, il marito se nè andato, la mamma si arrangia, e pure la suocera dentro casa, poverine. Sai quanti ce ne sono così? Una bambina così affezionata al padre, correva sempre quado veniva a prenderla!
E ora la viene più a prendere?
Mai più. Da quando sono separati, lui non viene, per non impicciarsi!
Beh, almeno gli alimenti
Le educatrici annuivano, ne avevano viste tante di storie così
Sergio non venne più a prendere Fiorella allasilo. Claudia aveva imposto il divieto. Adesso decideva lei: la figlia è sua, e Sergio non centra più nulla.
Claudia, che centra la bambina? Va bene, non mi ami più. Ma Fiorella è anche mia figlia! ripeteva ostinato Sergio. Ho anche io i miei diritti qualche sera provava a chiamare.
Quali diritti? Non fare il padre modello! Fa schifo! Claudia chiudeva la chiamata e andava a fumare.
Rita Damiani le porgeva il posacenere, le diceva che il mondo non finisce con Sergio! Uomini ce ne sono tanti!
Così Claudia andò a caccia. Corpo e anima volevano una spalla maschile accanto. E arrivò in casa Damiani Michele, uno alto, largo di spalle, lo sguardo diffidente, tatuaggi sulle dita.
Claudia lo fece accomodare, gli preparò la cena. Michele osservava tutto con attenzione da capomastro, studiava Claudia in vestaglia leggera.
Lei si accorse dello sguardo di Michele, predatorio; proprio un uomo così voleva! Dominatore, forte, che prende e basta. Lui si arrangia, si impone e chi non si adatta, rimane fuori.
A Claudia piaceva lasciarsi comandare. Anche quando Michele la tirava per i capelli, era solo un segno di virilità. Che dopo qualche mese chiese alla nonna di liberargli la stanza non la turbò.
Ma su, mamma! Ha ragione: ora siamo una famiglia. Non disturbare, ti voglio bene, capisci?.. Claudia aveva già preparato la valigia e chiamato un taxi, Ah aspetta, la spazzola! Ecco, Michele ti manda anche dei soldi. Guarda che attenzione!
Rita Damiani infilò i biglietti nell borsa, annuendo. Se la figlia ha trovato la felicità, tanto meglio! Sarà che le icone della casa finalmente avevano aiutato, portando pace nella famiglia.
Vedi, Claudia, la vita è come una grande fiera di uomini: basta saper aspettare per scegliere qualcosa che valga la pena.
Rita aveva avuto fretta a suo tempo; menomale che aveva divorziato in tempo, il marito era morto ubriacone anni fa. Lei e la figlia neanche al funerale erano andate.
Michele era rumoroso, imponente e puzzava. Fiorella lo temeva e non si avvicinava più alla mamma nemmeno impaurita. Una notte si bagnò nel sonno dopo un incubo e Michele la prese in giro; anche Claudia rise. Ma come, piangi? Ma è solo una battuta!
Coshai combinato? Sei proprio figlia di papà! Vai via dalla cucina che puzzi! urlò Michele, picchiando il pugno sul tavolo, aspettando che la bambina scappasse, poi prese Claudia sulle ginocchia. Cla, facciamoci un altro bebè Vi amerò tutte, senti? Darò tutto per voi! sussurrava lei allorecchio, la stringeva, lei si abbandonava. Michele era la tigre, e lei la sua preda. Le tigri ringhiano e mordono, è normale
Claudia rimase incinta, diventò debole, sempre nausea, e Fiorella tra i piedi.
Vai via! Vai nella tua stanza, capito? E restaci! gridava Claudia e correva di nuovo in bagno. Fiorella, col cuore che le martellava, si nascondeva mentre la madre tossiva e piangeva.
Che arrivasse presto il weekend, così il papà la prendeva con sé. Da lui era silenzioso e soleggiato, e non aveva ragione la nonna dicendo che papà era cattivo: era buono! Le costruiva villaggi di fiammiferi, metteva animali giocattolo nel recinto: quanto si divertiva! E papà non la sgridava mai, mentre la mamma e Michele sollevavano spesso la mano
Michele tornava dal lavoro, abbrancava Claudia, la stringeva, soffiandole il suo respiro di fumo in faccia. Ormai non le sembrava più una tigre fiera, ma un predatore insensibile. Claudia non riusciva a fargli pena
Mamma! Non ce la faccio più! È insaziabile, sono incinta, sto male, sono esausta e non se ne accorge! piangeva Claudia al telefono. Rita Damiani sentiva male: era in treno, Michele le aveva comprato il soggiorno in una casa di riposo.
Cla, abbi pazienza! È solo adesso così! Io non sento niente, cè rumore, ti richiamo appena arrivo! gridava Rita, chiudeva la chiamata. Claudia laveva stancata: sempre lamentele, come se la gravidanza fosse una malattia
Oggi Sergio ha potuto portare Fiorella a fare una passeggiata. Faceva comodo a Claudia.
Per due ore sono stati allo zoo, sono tornati dalle scimmie, hanno cercato lelefante e, quando lo hanno trovato, lo hanno fissato mentre si spruzzava con la proboscide. Poi si sono seduti su una panchina e Fiorella ha mangiato bomboloni caldi, zuccherosi. Le mani le erano diventate appiccicose e Sergio la ha aiutata a lavarsi.
Poi decisero di comprarle un souvenir. Il palloncino con il cavallino era davvero bellissimo. Sergio pagò con una banconota da venti euro, il venditore sganciò il bel palloncino azzurro con il cavallino bianco lucente e porse il filo a Fiorella. Lei lo afferrò forte, raggiante, e corse via battendo sui sanpietrini con le nuove scarpette di vernice. Un palloncino così le aveva preso il papà! Tutti i bambini la guardavano, ammirati.
Fiorella oggi aveva una giornata speciale, quasi come il suo onomastico: tutto nuovo, vestito, calzini, scarpe con le ciliegine, nuovi fiocchi e il suo pallone.
Fiorella fiera portava il regalo del papà.
Lo farò vedere alla mamma. Lei adesso è spesso triste, questo la farà sorridere, informò il papà.
E perché è triste la mamma?
Non lo so. Forse lo zio Michele la fa piangere. E poi la mamma ha qualcuno in pancia. Michele ha detto di averla ingravidata. Che significa, papà?
Sergio si rabbuiò. Sapeva che Claudia avesse un nuovo compagno, Fiorella ne parlava. Ma che aspettassero un figlio era una novità.
Ma allora che vuol dire, papà? tirò per la manica la bambina.
È una parola brutta, non usarla. Vuol dire solo che presto avrai un fratellino o una sorellina. Eh già si fermò Sergio. Dai, Fiorella, andiamo a vedere le aquile?
E allora restarono incantati davanti a quegli uccelli enormi orgogliosamente appollaiati su alberi finti, poi Fiorella si stancò, anche Claudia aveva detto di riportarla per le cinque.
Sì, proprio così, come se Fiorella fosse un oggetto da prendere a noleggio, da restituire allora stabilita. Una bambola: oggi la dai a Sergio, domani no. Di chi è la bambola? Di Claudia. Decide lei!
Sergio aiutò Fiorella a salire in macchina, appoggiandole vicino il palloncino.
Durante il traffico, Fiorella si addormentò
Fiorellina, siamo arrivati, dolcezza! Attenta al palloncino! sussurrò tenero Sergio, slacciando la cintura, aiutandola a scendere.
Non aveva più le chiavi di casa, come poteva succedere? Suonava a lungo, finalmente Claudia aprì.
Pallida, magra, con occhiaie blu sotto agli occhi, sembrava invecchiata cinque anni. I capelli ritti, mentre prima era sempre ben pettinata
Siete tornati? Michele, è arrivata Fiorella. Arrivo subito! urlò Claudia in casa. Togliti le scarpe e vai in camera tua, ordinò alla bambina.
Mamma! Guarda che palloncino mi ha preso papà! Lho scelto io, lui lo ha pagato, il signore me lo ha staccato e lho tenuto ben stretto, vedi? Cè il cavallino! Ti piace?
Fiorella continuava a mostrare il regalo, ma Claudia si voltava, spingeva via il palloncino con la mano.
Ho visto. Basta, mettilo via. Non me lo sventolare in faccia! Claudia cercò di colpire il cavallino bianco disegnato, ma mancò il bersaglio e colpì la figlia sulla testa.
La bambina scoppiò a piangere.
Claudia, ma che fai?! Che ti prende? Fiorella voleva solo farti felice! Claudia! Sergio si mise davanti alla figlia.
Ma Claudia non lo ascoltava più; piangeva, batteva i piedi, urlava che voleva tutti fuori, era stanca, il palloncino puzzava di gomma e immondizia, che tutto puzzava. E Sergio si togliesse subito di torno.
Michele sbucò dalla stanza, si tirò su i pantaloni corti, serrò le labbra, si avvicinò rapido a Claudia e strinse con forza il palloncino azzurro, esplodendo un botto che riempì lingresso di piccoli brandelli colorati.
Fiorella urlò, si aggrappò forte ai pantaloni del padre.
Ma che ti credi di fare, animale! Sergio non aveva mai menato le mani, ma dimenticò tutto e si lanciò contro Michele. Perché fai piangere mia figlia?! CHIEDILE SCUSA!
Michele fece per reagire, ma si fermò perché davanti a lui si mise Fiorella: piccola, col vestitino nuovo e i fiocchi bianchi nei capelli.
Lei strinse gli occhi, rientrando la testa nelle spalle, ma li riaprì subito, spalancò le braccia e sussurrò che papà non lo avrebbe lasciato solo.
Michele sputò a terra, ordinò a Sergio e a Fiorella di andarsene.
Claudia, vai a scaldare la cena. Ho fame. Domani scrivi che rinunci a questa bastarda, ora se la porti lui! e indicò Sergio. Basta, fallo!
Claudia si azzittì, poi guardò Michele.
Ma come faccio? È mia figlia! sussurrò.
Ti ho detto che firmi e firmi. Non la voglio. E se non ti va, vattene anche tu. Casa mia, comando io! ringhiò Michele, voltandosi e andando via.
Claudia si torceva le mani e singhiozzava.
Sergio! Sergio, ho intestato la casa a lui, capisci? Ha detto che è più sicuro, che pagherà tutto lui, doveva risultare anche sui documenti. Prendi Fiorella, ti prego
Fiorella era domiciliata dalla nonna, la casa era ormai di Michele. Aveva pensato a tutto.
Claudia, ma cosa hai fatto! Chiama i carabinieri, fallo uscire! Ti caccia tua figlia di casa e tu stai zitta? Lui non è nessuno! Claudia! Sergio la scuoteva per le spalle, fissandola negli occhi.
Ci siamo sposati due mesi fa E aspetto un altro figlio. Prendi Fiorella per un po. Forse si sistemerà tutto Claudia chiese di aspettare in macchina, prese una borsa con le cose.
Fiorella non diceva nulla. Aveva tanta paura: la mamma la stava buttando fuori. Aveva buttato fuori il papà, ora lei
Da allora fu Sergio ad accompagnarla allasilo. Le educatrici lo salutavano con rispetto, gli raccontavano quanto fosse sveglia e gentile la sua bambina. Della mamma non chiedevano mai, non sciupando la vita altrui!
A casa, Fiorella aiutava papà a fare il lavoro per lasilo, costruivano uno zoo di fiammiferi. La bambina sistemava con delicatezza i bastoncini: che meraviglia!…
Tutta la vita di Sergio sembrava fatta di fiammiferi; basta una scintilla e tutto brucia, sparisce. Lui li metteva in fila con cura, ma Claudia li aveva incendiati, cancellando il passato. Però ora cera la loro nuova vita, ancora tutta da costruire, con buchi e fessure, ma Sergio ci provava. E sembrava venire bene.
Ma il fuoco può colpire allimprovviso e rovinare tutto di nuovo. Magari Claudia decide di riprendersi Fiorella, o Sergio perde il lavoro e non sanno più come vivere, o Fiorella si ammala o, peggio, smette di amarlo. Claudia ha smesso, il suo Sergio buffo e caro E non esiste alcuna cupola per proteggere la vita dai guai. Bisogna solo sperare e tenersi stretto ciò che si ha.
Claudia a volte veniva in visita, portava doni a Fiorella, si tratteneva sulluscio, Sergio la invitava a pranzo; ora la nausea era passata e mangiava volentieri. Sergio cucinava semplice, ma buono.
Qui da voi si sta bene, sussurrava Claudia, mentre la sera avanzava e doveva andarsene.
Sperava che Sergio la pregasse di restare, sarebbe stato naturale, romantico. Ma non lo faceva.
Si alzava con difficoltà, appoggiandosi al tavolo, sorreggendosi il pancione, si trascinava in corridoio. Sergio laiutava a mettersi il cappotto, le scarpe, la accompagnava al taxi.
Ma davvero non capisci, Sergio?! Dovresti salvarmi! Devi! Qualsiasi uomo lo farebbe! Che hai, sei sordo?! Vuoi che ti chieda scusa? Scusa. Hai sentito? Ti ho chiesto scusa. Prendimi con te, ora voglio vivere con te e Fiorella. Devi, devi si stringeva a Sergio col pancione, lo soffocava con le mani, sperando che un bacio avrebbe sciolto il suo cuore, come ai vecchi tempi, ma
Non ti devo più niente, Claudia. Sei una donna, una persona adulta. E anchio. Fiorella la lasci a me, giusto? Non fa parte della tua nuova famiglia. Saluta nonna Rita. Scusa, Fiorella è a casa da sola, devo andare!
Sergio aiutò Claudia a salire sul taxi, fece un cenno e tornò indietro. Ora avevano case di fiammiferi diverse.
Dallospedale fu ancora Sergio a prendere Claudia. Si agitava, si preoccupava, Claudia si appoggiava a lui, passo lento.
Michele non poteva venire.
Sergio, resti? domandò piano Claudia, appena arrivarono a casa; Rita prese subito il neonato, iniziando a coccolarlo. Sergio per favore…
Sergio provava compassione, ma solo quello. Non amava più Claudia. A casa, ad aspettarlo, cerano Fiorella e Rita, Margherita Bellini. Sergio laveva conosciuta al teatro dei bambini, dove Rita faceva la bigliettaia e lui non sapeva su che spettacolo portare la bambina.
Prenda Cenerentola. Bellissima storia. Mia nipote ne è uscita incantata, suggerì Rita.
Come fa a sapere che ho una figlia? si stupì Sergio.
Nel suo sacchetto ci sono scarpette e fermagli per capelli. Danza o ginnastica? rise la donna.
Danza, sospirò Sergio. Le scarpette erano grandi, vado a cambiarle. Allora Cenerentola, va bene. Per il cinque: è il compleanno di mia figlia.
Quel compleanno fu speciale: torta, giochi e scintille di fuochi dartificio. Claudia chiamò, fece gli auguri, Fiorella pregò di venire ma la mamma non poteva; non sapeva a chi lasciare il neonato Michele ormai spariva di notte, diceva che Claudia lo stancava. Rita era di nuovo in casa di riposo. Per anziani, con cure e diete. Michele le aveva procurato una sistemazione ottima. E affittava casa sua.
Ma si mise male: Michele era nei guai, la polizia venne a cercarlo, chiese a Claudia dove fosse il marito. Lei scrollò le spalle, non lo vedeva da tempo: almeno aveva lasciato un po di soldi.
La casa di Claudia ormai bruciava. Ora solo il piccolo Olivero le restava. Buon inizio, forse In braccio a Sergio, Fiorella dormiva rannicchiata, stretta al suo nuovo orsacchiottouna conquista della festa di compleanno, premio vinto proprio da Margherita. Sedevano tutti e tre sul divano, il telegiornale acceso come sottofondo indistinto, la luce della cucina ancora accesa nella stanza accanto. Fuori pioveva, i lampioni gettavano sulle pozzanghere riflessi tremanti.
Sergio sentiva il peso caldo della figlia, e il silenzio attorno pareva armonico, finalmente senza urla, senza corse in corridoio, senza paura che il futuro bruciasse ogni cosa. Margherita aveva preparato una cioccolata calda, la poggiò sul tavolino basso e si accomodò vicino a loro. Posò la mano sulla spalla di Sergio, leggera come un incoraggiamento.
Non so cosa ho combinato per meritare un abbraccio così, sussurrò Sergio, guardando la bambina. Margherita sorrise, annuendo.
Sei stato tenace, e gentile. È molto, credimi.
Sergio non rispose. Guardava il visetto della figlia, le guance rosse contro la stoffa blu del suo maglione. In quel momento, capì che la felicità, quando arriva, è fragile, una bolla daria sospesa tra le dita: non puoi stringerla, non puoi chiuderla sotto vetro. Puoi solo tenerla accanto, respirare piano, accettare che scompaia e torni in altra forma, ogni giorno diversa, ogni giorno preziosa.
La tempesta che aveva travolto la sua famiglia era passata lasciando macerie e crescita. Fiorella, piano piano, scioglieva la tristezza ridendo di nuovo, inventava storie con i fiammiferi, chiamava Margherita zia e imparava a sentirsi sicura ancora una volta.
E Claudia, in fondo, forse avrebbe trovato anche lei una via diversa, una casa non più fatta solo di muri ma di tempo da ricomporre, con un bambino tra le braccia e più verità negli occhi.
Poi, dalla finestra, si scorse in cielo un palloncino azzurro, solitario, che galleggiava lento nellaria della sera. Fiorella, tra il sonno e la veglia, lo vide e sussurrò: Papà, guarda vola ancora.
Sergio la strinse più forte, un po per proteggerla, un po per trattenere anche per sé quello stralcio di leggerezza. Forse la felicità era proprio questo: imparare ogni giorno a lasciar volare, senza paura, ciò che non si può trattenere. E, insieme, inventarsi ancora un domani.






