LULTIMO RAGGIO
Sai, in ospedale tutti facevano caso alla caposala del reparto di medicina: gli uomini la guardavano incuriositi, le donne con un pizzico di invidia malcelata. Il camice bianco stava davvero bene addosso a lei, alta, snella, con quei grandi occhi scuri che sembravano leggere lanima. I capelli li raccoglieva sempre in uno chignon elegante, e il cappellino inamidato sembrava farla sembrare ancora più alta. Non so se erano i tacchi giusti o il suo modo di camminare, sempre leggero, ma il suono dei suoi passi per i corridoi non dava mai fastidio, anzi
Avrà avuto intorno ai quarantacinque anni, ma nessuno, nemmeno tra i colleghi, sapeva con precisione la sua età. Severissima, la dottoressa Dina Bellini un po metteva soggezione a tutti, dottori e pazienti compresi.
Cerano sempre uomini che ci provavano: chi le offriva inviti galanti, chi le lasciava una scatola di cioccolatini, chi dei fiori. Ma bastava un suo sguardo severo, e nessuno trovava mai il coraggio di insistere. Di storie su di lei ne giravano tante: si diceva che avesse sofferto per un grande amore, che il marito fosse morto in mare, o magari in missione. Che avesse perso un figlio Ma la verità, quella vera, non la sapeva nessuno.
Quello che tutti sapevano era che Dina viveva da sola. Non aveva amici stretti, non legava con nessuno, pur senza essere cattiva né tantomeno acida.
Da ragazza, invece, Dina si era innamorata perdutamente del suo compagno duniversità, il bellissimo Igor Bellini. Non poteva quasi respirare senza di lui. Ma quella dedizione, così totale, lo aveva spaventato, e un giorno Igor se nera andato, scegliendo unaltra. Forse Dina lo amava ancora, forse aveva semplicemente paura che qualcuno la deludesse ancora.
Stava al banco dellinfermiera, come ogni sera:
Vera, per favore, mi dai la cartella del signor Tolstoi della camera cinque? Devo preparare la lettera di dimissione per domani. Tornò nel suo ufficio col fascicolo stretto sul petto.
Beh, luomo si è ripreso. Ora, sta a lui e alla voglia di guarire davvero, dipende da quante energie ha e da quello che decide lui chissà quando ritornerà da noi, pensava mentre scriveva i dati sul computer, la solita trafila fra esami, analisi, terapie
Mancava mezzora alla fine del turno.
Uscendo dal suo ufficio, chiuse la porta a chiave, e restò immobile per un attimo. In fondo al corridoio, vide una donna a telefono che parlava a voce bassa e guardava fuori dalla finestra.
No, non è morto È più vivo dei vivi, ti dico. Non arrabbiarti. Gli ho detto Eh, come ho potuto Pensi se non se lo aspettava? Dai, parliamo dopo, questa sera. La donna si infilò il cellulare in tasca e si allontanò verso le scale, nemmeno si accorse di Dina.
Dina entrò nella camera cinque. Di solito, a vedere così tanti letti vuoti, avrebbe fatto la solita battuta sulle sigarette, ma notò la schiena curva delluomo in piedi davanti alla finestra, così rimase in silenzio.
Signor Ivan Bellini, domani cominciò, ma quando lui si voltò e la guardò, con gli occhi velati di dolore, la frase le morì in gola.
Che cosa succede? Dina si sedette sullangolo del letto, decisa a non sovrastarlo con la sua presenza. Non si sente bene? Ha dolore?
Posso posso non essere dimesso? Non so Non ho dove andare disse lui a pezzi, quasi senza voce.
Eh, posto occupato, ormai. La moglie ha portato un altro. Ha fatto tutto lei: Finita la commedia. Ormai sto con un altro, per sempre. E via Sancho, fuori a calci intervenne allimprovviso da un letto allangolo il vecchietto coi capelli argento.
È vero? chiese Dina piano. Non ci voleva molto a capire che stava parlando proprio della donna incontrata poco prima. Aveva quasi sperato che il marito morisse, e invece, non potendo più aspettare, si era presa un altro mentre lui era ancora in ospedale.
Il signor Ivan, un uomo robusto sulla cinquantina, coi capelli brizzolati e gli occhi pieni di malinconia, era rimasto rivolto verso il parco, a fissare il vuoto. Dina seguì il suo sguardo. Ormai era fine aprile; i rami nudi degli alberi avevano già le gemme pronte a esplodere di verde. Ma il cielo fuori era ancora grigio e sembrava potesse nevicare da un momento allaltro. Nessuna traccia di sole.
Ma proprio non ha nessuno? Degli amici? Dei figli? chiese lei, dolce.
Hanno la loro vita. Due giorni possono ospitarmi, poi basta. Alla mia età, che vergogna Un uomo non dovrebbe finire a fare il vagabondo. Lo sapevo che aveva un altro Pensavo che fosse solo una fase
Ivan, pochi giorni non cambierebbero molto ormai, e il letto serve ad altri. Dina esitò un attimo poi si fece coraggio. Ascolti io ho una casa in campagna, ottanta chilometri da qui. La strada è buona. La casa è solida, solo da sistemare un po, ché è tanto che non ci va nessuno. Domani le porto le chiavi e le spiego come arrivarci. Si alzò, decisa a non lasciare il tempo per una risposta negativa.
Ma dai! commentò laltro paziente col sorriso felice. Pareva una di ferro, e invece una persona vera! Tu accetta, Ivan, che la tua ex non vale proprio nulla.
I giorni freschi e ventosi lasciarono spazio a pomeriggi tiepidi, e il biancospino aveva già perso i fiori. Una domenica mattina, Dina prese la sua Honda e andò a vedere come stava quel suo ospite.
Fu sorpresa da come aveva sistemato la casa. Gli infissi erano riverniciati di azzurro, il tetto aggiustato. Cera persino uno scalino nuovo davanti allingresso, candido di legno fresco. Mentre parcheggiava in cortile, vide Ivan uscire scalzo, in jeans e maglietta, abbronzato, in forma. Non sembrava più lo stesso uomo che aveva lasciato poche settimane prima: niente più spalle curve, il volto sereno, le braccia forti di chi lavora davvero.
Salve, sono venuta a vedere come sta. Qui non le fanno dispetti, vero? disse, appoggiandosi alla portiera.
Nessuno, a dire il vero. Solo tre vecchiette che sono felicissime davere un po di compagnia in paese. I villeggianti nemmeno li vedo rispose lui, ancora incredulo.
Laria di campagna le fa proprio bene. E il lavoro?
Mah cose da poco. NellEsercito, sapesse, non ho imparato che a dare ordini. Dopo, ho fatto il vigilante. La pensione mi basta.
Vediamo come si è sistemato? insistette Dina. Solo allora si decise a chiudere la macchina, e salì i gradini.
Ivan, imbarazzato, si diede quasi uno schiaffo sulla fronte.
Ma guarda te, che testa emozione. Che stupido! Entrarono. Tutto era pulito. Per terra, i tappeti intrecciati a mano dalla nonna di Dina. Una luce sottile disegnava geometrie sulle pareti tramite il pizzo della tenda. Ai davanzali, le gerani. Un orologio suonava le ore, rassicurante.
Quelli sono di Valentina, la signora che sta in fondo al paese. Senza, la casa pareva spoglia si giustificò Ivan, notando lo sguardo di Dina sui fiori.
Ma che profumo cè? domandò lei incuriosita.
Ho fatto il minestrone nella stufa e ho cotto delle patate. Vuole assaggiare? Si affannò Ivan, per la prima volta sorridendo senza paura. Allinizio combinavo solo disastri Le signore del paese però mi hanno salvato. A volte crudo, a volte bruciavo tutto. Ora è andata meglio! spiegava dalla cucina.
Dina avrebbe solo voluto allungarsi, stiracchiarsi come una bambina, tanto si sentiva bene. Le tornavano in mente i pomeriggi di sole, le gite dalla nonna Erano anni che non metteva piede in quella casa, da quando era morta sua madre. Aveva provato spesso a venderla, ma non ci riusciva, come se rivendesse anche tutti i ricordi. Travasava ancora vasetti di conserva e funghi nel bagagliaio per tornare a Milano, come facevano le mamme e le nonne.
Dina fino a quando posso stare qui? la riportò al presente la voce di Ivan. Mi dica se do fastidio.
Stia qui quanto vuole. Davvero. Io qui non tornavo da quasi dieci anni. Nemmeno me la sentivo. Passerò a vederla, se va bene anche a lei. Latmosfera che ha riportato in casa ricorda proprio quando cera ancora la mamma: calda, accogliente. Nemmeno io saprei fare di meglio, e la terra comunque non la voglio gestire Confessò abbassando gli occhi, e Ivan preferì non aggiungere altro.
Avevo quasi dimenticato le ho portato dei viveri. Dina uscì in cortile, decisa.
Ivan tirò un sospiro. Non laveva mai vista senza divisa da dottore: quel vestitino leggero le dava unaria più giovane, e i capelli raccolti si scioglievano in qualche ciocca ribelle. Sembrava più vicina, più vera. Gli capitò di guardarsi le mani, piene di tagli e graffi da contadino, e pensare per la prima volta di essere davvero un uomo grande.
Quando Dina se ne andò, al tramonto, lasciò in casa un leggero profumo di donna. Ogni oggetto che Ivan prendeva gli sembrava intriso di lei, e adesso, per la prima volta da tanto, sentiva di nuovo il cuore in subbuglio. Forse doveva ringraziare, in fondo, sua moglie. Quella notte la passò a rigirarsi e a cacciar via i pensieri agitati.
Dina tornò due mesi dopo. Portò ancora provviste e una canna da pesca nuova fiammante. Lui, invece, aveva rimesso a posto tutto: pure dal paese vicino venivano a chiedere aiuto, soprattutto le donne sole o le vedove, che lo ricompensavano con formaggi, latte fresco, uova La casa sembrava quasi tirare su il petto dorgoglio, come se dicesse: Eh sì, adesso anche io ho un vero padrone, non sono da meno delle altre!
Questinverno ti vizierò con i sottaceti e i funghi secchi scherzò Ivan, e lei notò con piacere che stava proprio bene, nessun segno di pancetta, solo muscoli in vista. Sotto lo sguardo di lui, diventava tutta rossa.
Il sole stava ormai tramontando dietro il bosco, colorando tutto dellarancio caldo dellultima luce.
Vado un momento disse Ivan, deciso, e sparì fuori.
Dina rimase in casa. Avvertiva che la casa aveva preso gli odori e gli oggetti di qualcun altro, ma dopo un po non ci fece più caso. Decise di uscire a cercarlo: lo trovò seduto in terra, appoggiato contro la vecchia staccionata nellorto.
Ivan! corse subito da lui, cadendo in ginocchio.
Gli prese il polso, sentì che era accelerato e irregolare. Corse alla macchina per la borsa del pronto soccorso, poi tornò indietro per cercare un bicchiere dacqua. Correva su e giù con il vestito che svolazzava sulle gambe snelle. Se almeno avessi una puntura, pensò, e tornò di corsa nellorto: gli mise in bocca una compressa e gli porse il bicchiere.
Dopo un quarto dora, finalmente Ivan si alzò in piedi, e Dina, aiutandolo, lo fece sedere sul letto.
Troppo sole oggi, tutto qua si giustificò lui, ancora confuso. Volevo solo darti dei cetriolini Resta, e questa volta dava del tu, finalmente.
Dina rimase davanti a lui, in silenzio, pensando a cosa rispondere, mentre Ivan le poggiava la testa sulladdome e sospirava.
Sai cosa si dice, no? La felicità a volte sembra un miraggio, ti domandi se non si sia persa, se non abbia cambiato strada; impari a stare sola, senza paura di perdere niente né nessuno. E invece, allimprovviso, capita che la tua strada incontri quella di un altro, e cominci a camminare insieme.
E lamore? Eh, quello cambia pure lui. Da giovani è un incendio che ti consuma, vuole tutto. Col tempo invece, si fa quieto, come il calore dellultimo raggio di sole che, poco prima della sera, ti accarezza la pelle.







