Invidia. Racconto
Raisa Simeoni teneva la cattedra con lo sguardo autoritario e severo, le mani sottili che scacciavano ancora tracce di gesso mentre il profumo intenso della permanente fresca riempiva laula.
Avete trascritto tutto? Prima e seconda settimana sono così. La quinta superiore non è uno scherzo! Tra poco ci sono gli esami di maturità! E dovrete dimostrare di essere allaltezza del nostro liceo!
Si puliva le dita, senza un filo di smalto; lidea di una manicure era fuori luogo per uninsegnante.
La prima a copiare lorario dalla lavagna fu Olga. Faceva tutto più svelta degli altri. Diede uno sguardo oltre la finestra. Lestate era finita. Avrebbe voluto fermarla per sempre, come ambra in una pineta. I primi stormi si radunavano già nel parco, sentivano larrivo dellautunno prima di tutti.
Ormai era arrivato settembre, ultimo anno. Olga si guardò attorno nella classe. Sotto il soffitto, su fondo chiaro, file di grandi ritratti dei giganti della letteratura italiana. I compagni chini sui diari, vicini, un altro anno insieme…
Tasia… Taide Zaffaroni… Amica dallanno delle medie. Tracciava le lettere con cura, mordicchiava il labbro. Grembiule strano, cartella diversa, con le due fibbie, grigia con inserti neri. Ma era normale per lei: figlia di un diplomatico, spesso in missione allestero.
Rita Orsini. Bassina, spettinata, sempre agitata e indecisa. Una frignona sin dalle elementari.
Stefano Filippin. Capelli biondi, naso dritto, sguardo sognante. Lideale nei sogni di molte, ma non delle sue compagne: loro conoscevano la sua astuzia e debolezza nei momenti difficili. Che si mostri pure alle ragazze delle classi inferiori.
Sonia Pereverdi. Fiocchi spettacolari. Sicuro che nasconda degli orecchini: non sono permessi. Lanno scorso, ricordava Olga, la cacciarono in bagno per togliersi il trucco che aveva osato mettere.
Romano Afanesi, il topo da biblioteca. Una volta aveva fatto la corte a Olga, ma lei laveva tagliato corto: anche se era gentile, era più basso di lei e portava gli occhiali.
Olga passava da un volto allaltro, pensava a ciascuno ma, in fondo, rifletteva solo su se stessa. Un anno intero ancora… Lultimo anno dellinfanzia.
E si accorse che ormai le sue amiche erano diventate giovani donne. Sì, donne. Con i collant di cotone, i grembiuli bianchi, le ridicole coccarde. Anche la rotonda Lucia Panfilo, inglobata da unaltra sezione, aveva il grembiule che le si solleva davanti, tanto era prominente il petto. E Sonia, piena di brufoli: se ogni brufolo segnasse un innamorato, la metà maschile del liceo la amava.
Quella scoperta la incuriosiva. Quella fioritura avrebbe portato senzaltro allamore. Ma quale amore li attendeva?
Aprite il paragrafo. Simonetti, leggi, ordinava Raisa, e Olga piegò il capo sul libro senza ascoltare davvero. Pensava solo al futuro.
Tasia… Con Tasia è chiaro: un giorno il papà, il Dottor Zaffaroni, porterà a casa un giovane, brillante studente, o già un futuro ambasciatore; lei abbasserà le lunghe ciglia nere tutto deciso. Pacchetto completo. Sposa di uno specialista nei rapporti con lestero. E la vita sarà quella: conoscenze, viaggi, soldi, casa bella. Una vita senza pensieri.
Per Rita, qualcuno avrà pietà. E lei, a chi la comprenderà, darà tutta se stessa.
Sonia troverà un lavoratore, magari in qualche mercato. La madre, da brava commerciante, arrotonda anche oltre lo stipendio. Ma sa anche cucire non resterà mai senza pane.
E lei, Olga? Che futuro le attendeva? Magari avesse un papà come quello di Tasia!
Con Tasia era legata da sempre, e Olga le voleva bene fin nel profondo, ma forse, segretamente, aveva amato davvero di più il padre della sua amica. Lui era tutto ciò che un padre doveva essere.
Grande, generoso, affascinante, sempre elegante e pieno di attenzioni. Quando abbracciava Tasia stretta al petto, e lei si scioglieva, lui la baciava sulla guancia ruvida Olga tratteneva il respiro: il suo patrigno non laveva mai neanche sfiorata così. Le veniva quasi fastidio a pensarci.
E la casa dei Zaffaroni… Sembrava un sogno: soffitti alti, libri ovunque, cucina ampia, acquario colmo di pesci, pianoforte.
Ma la mamma di Tasia, Olga la temeva un po. Donna severa, poco attraente, possente e dai sopraccigli scuri. La fissava dagli occhiali, domandava cose scomode ed esprimeva giudizi che non la favorivano.
Martino, prosegui la lettura! la voce di Raisa la richiamò al presente.
Tasia indicava il testo col dito, suggeriva con lo sguardo.
Male, Martino. A contare le gazze non scriverai mai un buon tema!
Restarono a lungo fuori dalla scuola con i compagni, parlando dellorario, poi ognuno prese la propria strada.
Olga stava dallaltra parte della città. Non qui tra i palazzi alti e moderni, ma oltre il vallone. “Oltre il vallone” questa frase la seguiva dallinfanzia e ormai divideva la vita più che lo spazio.
Il vallone spaccava il quartiere: da una parte casette povere, dallaltra la strada nuova con i condomini signorili. Accanto al vallone correva una grossa tubatura nera: per non aggirarla tutti, anche Olga e i compagni, ci passavano sotto, infilando una buca scavata tra le erbacce. Poi risalivano e si trovavano subito davanti alla scuola.
Ogni volta Olga usciva dal vallone, si sistemava i vestiti e le sembrava di entrare in un altro mondo. Si può vivere da una parte o dallaltra. Meglio dalla parte dei Zaffaroni, certo. Ma…
Il loro caseggiato era uno dei migliori: solo sei appartamenti. Casa loro? Una cucina e una stanza grande. I fratelli di Olga: Nicola e Maria.
Quattro aiuole davanti alle finestre: lorto di famiglia. Quel che era concesso. Ma cera anche la striscia di patate fuori città. Una fatica bestiale. Presto sarebbe stata ora di scavare.
Il patrigno di Olga aveva fatto quattro anni di galera per rissa. Tornò tre anni fa; da allora nacque Maria. Olga non capiva la madre. Perché mai? Già tutti stipati in una stanza il patrigno, uno sconosciuto sgradevole e puzzolente di fumo, Nicola, nove anni, sempre sporco e turbolento. Olga doveva portarlo con sé a scuola, poi arrivò la sorellina.
Il rapporto con la madre era difficile. Donna agitata, spesso scontrosa, sempre arrabbiata con Olga.
Ogni volta, tornava da scuola nella stanza ingombra di vestiti e giocattoli, si buttava sul divano. Si immaginava Tasia accolta dalla madre casalinga, che la coccolava davanti a un buon pranzo. Olga si compiangeva: a lei toccavano le pulizie, montagne di stoviglie da lavare, andare a prendere Maria alla materna, sopportare i suoi capricci, lavare i vestiti e buttare su qualcosa per cena. Se no, la madre rincasava e sinfuriava per il casino, accusandola di non aiutare in niente.
E la mattina dopo? Stessa storia: stracci, giochi e piatti sporchi.
Olga aveva difeso il suo piccolo angolo: scrivania, comodino e vestiti appesi al chiodo. Neanche la madre ci ficcava il naso, e Nicola con Maria ci stavano lontani Olga avrebbe fatto una scenata, altrimenti.
La sera si tappava le orecchie dal baccano della TV e degli strilli, studiava, si preparava con cura per la scuola il giorno dopo.
Aveva preteso di non essere meno delle altre. Per il grembiule aveva chiesto soldi al nonno, il vestito laveva quasi pagato lavorando in campagna dalla nonna. La madre voleva risparmiare, ma lei si era imposta.
Con chi credi di dover fare la figura? A chi vuoi dimostrare qualcosa? borbottava la madre attaccata alle piccole economie.
A chi? A nessuno… O forse solo a se stessa. Voleva stare dallaltra parte del vallone. E ogni giorno, emersa dal buio della tubatura, ripuliva le scarpe, spronava Nicola avanti, camminava a testa alta sul marciapiede pulito della città.
***
Settembre era caldo, limpido, trasparente. Ma qualcosa era cambiato tra lei e Tasia: non si trovavano più a spasso o nei soliti scherzi. E Tasia, un po imbarazzata, sentiva una piccola colpa.
Olga era diventata pungente, nervosa, scattante persino con i prof. Ieri aveva quasi lanciato i quaderni ai compagni, e quando la prof danalisi laveva ripresa, aveva ribattuto male e spintonato il compagno di banco.
Tasia, invece, con la musica, linglese e le faccende di casa, doveva aiutare la mamma. Da piccole Olga veniva spesso a casa sua, pranzavano insieme, poi giochi e compiti nella camera di Tasia. Adesso…
Adesso che le chiacchiere dinfanzia si erano fatte adolescenti, Tasia si annoiava. Parlare sempre delle ragazze e dei loro amori stancava. Era questo il nuovo argomento fisso. Spettegolavano di ragazzi, balli, e delle più coraggiose che si presentavano a scuola con i primi collant di nylon e venivano cacciate.
Tutti questi argomenti lavevano stancata. Il padre le scovava ottimi libri e ogni minuto libero lei sognava di tuffarsi nella lettura.
Pranzava in fretta, poi come in trance si rifugiava nella sua stanza.
Tasia! Hai lezione di musica!
Ricordo, mamma… Ma ancora mezzora.
Ludovica, sua madre, sospirava: che farci, leggeva sempre a raffica.
Tasia, hai presente che nel weekend andiamo a Siena?
A Siena? Ah, già. Ma non posso restare qui?
Non scherzare! Non vuoi vedere Gregorio?
Sì, però adesso cè Paola al primo posto nei suoi pensieri… Mi lascereste a casa, potrei finire il libro.
Gregorio, il fratello grande, lavorava in una fabbrica di armi a Siena. Si era appena sposato, viveva con i genitori di lei, aspettavano un figlio. Sedersi con tutti quei grandi non lentusiasmava, ma si sarebbe portata un libro: con mamma non si discute. E non era poi così male: avrebbero fatto grigliata nel cortile, chitarra, sauna e piscina fredda.
A Siena? E che ci fate? chiese Olga quando Tasia le raccontò del fine settimana niente passeggiate insieme.
Lì… torte e chiacchiere. Compleanno della moglie di Gregorio. I grandi parleranno di politica. Lunica gioia: ci saranno amici di Paola, ragazzi universitari che cantano un sacco! E la sauna, la piscina ma quella levito, è troppo fredda.
Figo! Io ci andrei subito. Sai che tuffi faccio al lago dalla nonna. Beata te, sospirava Olga, Noi…noi dobbiamo raccogliere le patate nel weekend.
Patate? Giusto, si fa in autunno…
Uff, Tasia, come campi? Sei totalmente fuori dal mondo reale.
A Tasia tornava il solito disagio. Prima si sarebbe affrettata a scusarsi, ora alzava le spalle: era stanca di giustificarsi per una vita apparentemente facile. Che colpa aveva lei di essere nata in quella famiglia?
Anche se la sua non era proprio una favola senza pensieri. Sua madre e suo padre si facevano in quattro. La madre, tra ospiti e cucina, non stava mai ferma. E Tasia la aiutava: era questione di dignità, la casa sempre pronta ad accogliere chiunque. Nulla si fa da solo, Taisia diceva la mamma se vuoi una casa bella e calda, devi darti da fare.
Il padre… A volte la madre gli toglieva le scarpe, tanto era esausto. Responsabilità, ansie, e poi ci si metteva lasma e il cuore debole. Faceva tenerezza.
Olga sentiva invece uninvidia bruciante. Era convinta che meritasse di più, che vivere così male non fosse giusto. E Tasia lo percepiva. Per quello aveva smesso di invitarla spesso: si vergognava dei nuovi lampadari o del bagno rifatto, come se fossero lussi imbarazzanti.
A Siena passò un weekend stupendo. Non era più trattata da bambina, gli amici di Paola si lasciavano andare a confidenze; solo per Gregorio era ancora la sorella piccola.
Quella volta venne anche un nuovo collega del fratello, Leonardo: alto, capelli scuri, viso colorito, giacca nera e cravatta azzurra. Lui lavorava nella progettazione e il padre se lo portò via subito per parlare di lavoro. Ma Leonardo ogni tanto guardava verso di loro e, quando finalmente rientrò coi ragazzi, si rivelò brillante e spiritoso. La voce ruvida, affidabile. Quella sera, passeggiando nei campi, Tasia gli prestò degli stivali, e lui senza imbarazzo le offrì il braccio. Lei si aggrappò e passò così tutta la serata: incredibilmente spontaneo, naturale.
Il cielo era un velluto blu sospeso sui campi, il bosco dorato dautunno in lontananza. Sentiva serenità e gioia. In quel momento, era felice di essere lì.
***
Le patate toccò rimandarle pioveva. Passarono la giornata tra pulizie e cucina. Olga era esausta. Doveva evadere di casa: andò da Sonia Pereverdi.
Il temporale era cessato, restava aria umida e pungente, pochi in giro. Sonia abitava in una piccola casa, ideale per una chiacchierata in confidenza.
Decisero comunque di andare al parco, camminando tra i viali bagnati.
Sempre patate, sempre pulizie. Non ne posso più. Maria si è messa a piangere, lorecchio le duole, mamma corre come una trottola. Così ho deciso: esco.
Noi oggi a fare i crauti. Mamma non ne poteva più. Finisse la scuola domani, andrei via, Olga. Lo sogno.
E cosa vuoi fare? La sarta? Non cambi più idea?
Forse. Boh. E tu? chiese Sonia.
Io? Io quasi quasi provo medicina.
In infermieristica? fece Sonia sorpresa.
Ma no! In università, ribatté Olga.
Anche Zaffaroni vuole iscriversi lì.
E io? Non posso forse? si inalberò Olga Studio bene anche io! Ho più incarichi di tutti! A lei è concesso? E a me no? Perché, per soldi? Perché abito nei quartieri poveri? E allora dovè la giustizia? Dovè? urlava, sbattendo le mani nellaria.
Sugli stessi viali, alcune vecchiette si voltarono.
Dai, Olga, calma! Non ti arrabbiare sgranò gli occhi Sonia.
Olga tacque, ma il rancore le ribolliva dentro. Non era affatto inferiore a Tasia. E invece, per gli altri, sì. Era così per tutti. Questa Zaffaroni ce laveva nel sangue. E non era veramente chiaro se tra loro fosse amicizia o rivalità.
Dimmi tu, Sonia, solo dimmelo: perché tutti le danno tutto per scontato? E per noi no? domandò ora Olga, più piano.
Boh, gira in altri giri… la vita segue lì.
In altri giri… Sì. Ieri da noi il solito amico di famiglia, macchinista, e già mamma ne va fiera. Da loro solo professori e diplomatici.
Ecco, appunto, assentì Sonia.
La sera, Olga non smetteva di pensare a come lambiente ti cambi la vita. Ma Sonia, benché un po sciocca, aveva ragione: dimmi con chi vai…
E Olga decise che non valeva la pena litigare subito con Tasia.





