«Vado dalla mia nuova fidanzata», ha dichiarato il nonno di 65 anni facendo la valigia, ma dopo un’ora è tornato in lacrime.

«Io vado dalla giovane» dichiarò nonno Carlo, 65 anni, mentre preparava la valigia. Unora dopo rientrò in lacrime.

Io vado dalla giovane! Carlo Bianchi, sessantacinquenne con la schiena irrigidita dagli anni, strinse un vecchio plaid a quadri nella valigia un po stretta.

Lo annunciò come se rivelasse a Roma un viaggio su Marte o la scoperta di un continente perduto: voce alta, quasi rotta, aspettava che la sua dichiarazione scatenasse fuochi dartificio.

Invece, nessun botto, nessun dramma.

Sua moglie, Patrizia Bianchi, era china sullasse da stiro e passava con calma il ferro sulla sua camicia buona. Il vapore soffiava tranquillo, riempiendo il bilocale di silenziosa quotidianità.

Sì, Carlo, ho sentito, rispose serena senza neppure alzare lo sguardo. Le mutande di lana le hai messe? Siamo a novembre, la tua giovane non ti curerà i reumatismi.

Carlo rimase immobile, il calzino di lana stretto in mano sospeso a mezzaria. Si aspettava di tutto: piatti in frantumi, collassi, preghiere di restare o minacce di chiamare i figli.

Ma non quella domanda così normale sulle mutande.

Che centrano le mutande, Patrizia?! sbottò, con il viso che prendeva fuoco. Io ti parlo di amore, di nuova vita… della rinascita!

Riuscì a incastrare il plaid, ci si lanciò sopra con tutto il peso e tirò la cerniera. Il trolley scricchiolò come le sue ginocchia, ma si chiuse.

E tu invece pensi solo alle mutande di lana! Questo sei tu: pragmatica, noiosa! sospirò. Lì fuori, invece, cè avventura! Cè energia!

Questa energia, almeno, ha un nome? chiese Patrizia, appendendogli la camicia stirata con pazienza. O si chiama solo Tesoro nella rubrica?

Si chiama Eleonora! si raddrizzò Carlo, gonfio dorgoglio. E non è una semplice donna, è la mia musa.

Patrizia fece una piccola risata, sapendo bene che lunica poesia che suo marito conosceva erano i brindisi ai pranzi delle comunioni.

Eleonora, eh. Bel nome. E quanti anni ha questa musa?

Ventotto! urlò Carlo, sfidando lo sguardo della moglie.

Patrizia si fermò, fisso il marito come si guarda un comò vecchio ma ancora caro, a cui è appena caduto uno sportello.

Carlo, parlò con voce calma, ma decisa tu hai sessantacinque anni. Ti viene il mal di schiena stando in bagno troppo a lungo e sei a dieta per colpa del fegato.

Sospirò: Cosa dovresti fare con una ventottenne? Recitarle Dante?

Non sono fatti tuoi! rispose offeso, aggrappandosi alla valigia. Viaggeremo! Passeggiate al chiaro di luna! Carpe diem! Io sono ancora un giovanotto!

Provò a sollevare il trolley di scatto, ma questo pesava come il rimorso. Un dolore alla schiena lo trafisse, ma lui non tradì un muscolo del volto.

Mai mostrare debolezza davanti alla quasi ex-moglie.

Non dimenticare le pillole per la pressione, Casanova, lo richiamò Patrizia senza smettere di stirare. Le ho lasciate nel primo cassetto, insieme alla pomata per le giunture.

Non mi servono pillole! mentì, anche se il cuore già batteva forte in gola. Con Eleonora mi sento ventenne! Basta, Patrizia, addio. Lasciati lappartamento, sono un signore.

Grazie tante, accennò lei, lascia le chiavi sul mobile e porta giù la spazzatura già che esci.

Colpito e affondato. Niente urla, niente melodrammi. Solo: porta giù la spazzatura.

Prese il sacchetto e, col mento alto e la dignità rattoppata, uscì di casa. Dietro di lui, la porta si richiuse silenziosamente.

Nellandrone, lodore di gatto del vicino e di sugo alla napoletana. Il trolley gli tirava il braccio, la schiena doleva, il telefono vibrava nella tasca.

Forse era Eleonora, impaziente di vedere il suo cavaliere.

Aspettando lascensore, guardò il cellulare. Messaggio su WhatsApp: Amore, arrivi? Ho prenotato il tavolo. Piccolo contrattempo

Lesse: Devo mandare cinquemila euro urgentemente a mia madre, non può comprare le medicine e io ho il limite sul conto. Me li dai appena arrivi? Ti ridò tutto!

Carlo aggrottò la fronte. Cinquemila euro? Strano. Ieri erano tremila per il taxi. Il giorno prima duemila per internet. Una settimana fa, diecimila per un corso di ispirazione.

Arrivò lascensore. Carlo vi trascinò il trolley e schiacciò piano terra. Nello specchio, vide riflesso un uomo anziano con il berretto, il viso rosso e uno sguardo smarrito.

«Vado dalla giovane» pensò, ma la frase era divenuta amara.

Fuori faceva freddo; pioggia sottile e vento che sradicava le ultime foglie. Carlo si incamminò verso la fermata Eleonora abitava dallaltra parte di Milano, in un residence nuovo.

Sedette su una panchina bagnata sotto la pensilina e prese il telefono per fare il bonifico. Le dita gelate rispondevano male. Aprì lapp della banca.

Saldo: 4.800 euro. La pensione sarebbe arrivata solo la settimana seguente.

Maledizione mormorò.

Scrisse: Ele, tesoro, ora sulla carta non ho abbastanza. Vengo e ti porto i contanti, ne ho una piccola riserva.

Risposta immediata: emoticon con occhi al cielo. Poi: Carlo, ma sei serio? Chiedili a qualcuno! Mia madre sta male! Se mi ami davvero, un modo lo trovi!

Carlo, non Carletto o amore. Come il gatto del portinaio.

Un dubbio appiccicoso gli si insediò in petto.

Si rese conto che non aveva mai parlato con Eleonora in videochiamata. Sempre fotocamera rotta o connessione debole. Però le foto erano splendide, da copertina.

Decise di chiamare. Spirale di squilli, poi la chiamata respinta.

Nuovo messaggio: Non posso parlare, sto piangendo!

Carlo strinse il manico del trolley, abbracciandolo come un naufrago. Le macchine passavano spruzzandolo.

Il freddo era ovunque, la camicia stirata e il giubbotto leggero non bastavano. La schiena bruciava più del cuore.

Eleonora sussurrò, assaggiando il nome. Sapeva di plastica.

Risuonò un altro messaggio: Allora? Hai fatto il bonifico? Se no, puoi anche non venire. Non mi serve un uomo che non risolve problemi!

Carlo osservò lo schermo, le lettere si confondevano.

Gli venne alla mente Patrizia. Come la sera prima gli aveva spalmato la pomata sulla schiena in silenzio. Come preparava le polpette lese che odiava, mangiandole perché il fegato non era più quello di una volta.

Come sapeva sempre dove erano le sue calze, meglio di lui.

Non mi serve un uomo

Si vide a casa di Eleonora: un divano estraneo, odore estraneo, regole estranee. Lobbligo di essere sempre allaltezza. E pagare, pagare, pagare, per stare con la giovinezza.

Poi si immaginò con il mal di schiena lì, da Eleonora. Lei avrebbe spalmato la crema? O avrebbe detto che schifo e lo avrebbe lasciato solo?

Carlo si alzò, le ginocchia cigolanti come vecchi battenti. Guardò lautobus che si fermava per andare oltre le nuove palazzine. Ma rimase lì.

Lautobus ripartì, lasciandolo nella foschia di gasolio.

Restò ancora uno o due minuti a osservare la strada vuota, poi si voltò, afferrò il trolley e tornò indietro. Verso casa.

Il viaggio di ritorno sembrava infinito. Lascensore, ovviamente, era guasto. Dovette salire tre piani col trolley a fatica.

Ad ogni pianerottolo, una pausa: trafelato, il sudore freddo sulla fronte. Il cuore batteva forte, ma non damore.

Davanti alla porta, lasciò cadere la valigia e suonò. Nessuna risposta. Panico: E se se nè andata? Se ha cambiato la serratura? Le chiavi io le ho lasciate

Suonò ancora, più a lungo.

Patrizia! chiamò, la voce roca. Patrizia, apri!

Il clic della serratura, la porta si aprì. Patrizia era lì, in vestaglia, calma.

Carlo stava davanti a lei zuppo, sporco, col berretto in mano, e le lacrime sulle guance.

Lacrime vere, amare, per la rabbia verso sé stesso, la sciocchezza, e quellinsopportabile vecchiaia che arriva senza esperienza ma solo confusione.

Io provò a dire, la voce spezzata. Patrizia lì il bus la pioggia e io ho pensato che

Non poté confessare che Eleonora era solo una truffa a pagamento. Troppo umiliante.

Patrizia lo guardò, poi guardò la valigia e sospirò.

Hai buttato la spazzatura? chiese.

Carlo guardò la sua mano libera. Il sacchetto era rimasto sulla panchina.

Lho dimenticato bisbigliò.

Patrizia scosse il capo e si fece da parte.

Vieni, Romeo. Il tè si raffredda. E lavati le mani, sei tutto sporco.

Lui entrò nellingresso, trascinò dentro la valigia. Il profumo familiare di bucato fresco e di medicinali lo confortò.

Era il profumo più bello del mondo.

Si tolse le scarpe, andò a lavarsi il viso col gelo dellacqua, che si portò via anche lumiliazione.

In cucina, Patrizia versava il tè nella sua tazzona preferita. Sulla tavola cerano le polpette lese.

Patty, sussurrò, sedendosi, scusami. Sono stato uno sciocco. Ho dato retta al diavolo.

Mangia, disse lei sbrigativa, che si raffredda.

Davvero, quale Eleonora? Quale musa? Senza di te non so nemmeno dovè la polizza.

Nella cartellina blu del primo cassetto, rispose meccanica, sedendosi di fronte. Carlo, per favore, non ricominciamo con queste scenate. Sei tornato, punto.

Masticava la polpetta, ora la trovava più buona di ogni manicaretto di ristorante.

E quella Eleonora azzardò a mentire, ancora per orgoglio. Una delusione. Fuma, bestemmiava

Patrizia lo guardò sopra gli occhiali. Gli occhi le brillavano di ironia celata.

Che orrore commentò seria. Tu, da vero raffinato, non hai resistito.

Certo! si rassicurò. Le ho detto: Signora, il suo vocabolario non si addice al suo aspetto. E lei

Scrollò le spalle: Insomma, meglio lasciar perdere. Era vuota, Patrizia. Vuota dentro.

Ah, bene, fece lei. Meno male tu lhai capito alla fermata dellautobus e non davanti allaltare.

Si alzò, prese la pomata e la poggiò davanti a lui.

Sarà tornato il mal di schiena a portare la valigia, eh?

Carlo arrossì.

Un pochino.

Togliti la camicia che ti spalmo.

Tolse la camicia borbottando. Sentiva le mani di lei, forti, sicure, che stendevano la pomata dolorosa, ma benefica.

Patty mormorò lui.

Che cè?

Sapevi che sarei tornato?

Certo che lo sapevo.

Perché?

Patrizia gli diede una pacca sulla spalla ancora sana.

Perché, Carlo, nella valigia non avevi né mutande, né calze, né medicine.

Accennò un sorriso agli angoli delle labbra.

Ma dentro hai messo il plaid e la mia vecchia pelliccia, quella che devi portare in tintoria.

Carlo si fermò, si voltò piano.

La pelliccia?

La pelliccia. Lho vista stamattina, pensavi non me ne accorgessi? Senza occhiali non vedi niente.

Seguì una pausa. Carlo realizzò: era partito per una nuova vita col plaid e il cappotto della moglie.

Allimprovviso iniziò a ridere. Prima piano, poi sempre più forte, finché dalla bocca uscì un misto di tosse e risa.

Patrizia lo vide, e anche lei sorrise.

Sei proprio un vecchio bacucco, gli disse senza astio. Dai, viaggiatore: finisci la polpetta, che domani andiamo in campagna a portare i barattoli in cantina. Quello sì che è esercizio vero.

Ci andiamo, Patty. Sicuro che ci andiamo, annuì ovattato ancora dalla gioia.

Il telefono vibrò di nuovo. Carlo lesse: Eleonora: Dove sei? Mia madre sta morendo! Bonifica almeno mille euro!

Senza indugi schiacciò blocca e poi elimina chat. Lasciò il telefono a faccia in giù sul tavolo.

Patty che dici, lasciamo stare i barattoli domani? Facciamo una grigliata? La carne la preparo io, la faccio con la cipolla come piace a te.

Patrizia lo guardò sorpresa. Carlo non si avvicinava alla griglia da dieci anni.

Grigliata? E il fegato?

Al diavolo il fegato, disse largo. Si vive una volta sola.

Le prese la mano quella segnata dalla fatica e la baciò goffamente ma sincero.

Grazie che mi hai aperto, Patty.

Lei si liberò, ma con dolcezza.

Mangia, Don Giovanni, sennò si fredda tutto.

Fuori la pioggia aumentava, i rami dei platani battevano sui vetri, ma in cucina era caldo e cera luce. Sulla sedia la camicia buona, odore di pomata e di tè.

Era un profumo migliore di qualunque essenza.

Carlo guardava la moglie e pensava che sì, ventotto anni sono belli da lontano.

Ma chi, se non lei, sa che può riempire una valigia con la sua pelliccia e che comunque qualcuno gli riaprirà la porta di casa?

Patty

Che cè ancora?

Domani porto davvero la pelliccia in tintoria. E svuoto la valigia. E prendo fuori il plaid. Che ho le gambe fredde.

Annì. Addentò la polpetta con buon appetito.

La vita andava avanti, e non era poi così male. A volte si cerca lavventura lontano, ma spesso il vero calore è tra le mura che da anni già chiami casa.

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«Vado dalla mia nuova fidanzata», ha dichiarato il nonno di 65 anni facendo la valigia, ma dopo un’ora è tornato in lacrime.
Ci sono voluti sessantacinque anni per capirlo davvero. Il dolore più grande non è una casa vuota. …