Il cavallo di Olio

Il Cavallo di Olga

Devi sapere, cara, che per larrivo di Olga Pavlovna ci siamo preparati come per la visita del Papa, giuro! Per essere precisi, era Mariella che si dava un gran da fare, mentre suo marito Romano faceva lesatto contrario, o meglio, non faceva proprio niente, perché diceva di essere stanco morto.

Ma da cosa, Romano? Stanco di cosa, eh? sospirava Mariella, mentre abbandonava lo straccio a terra, quello con cui aveva appena tolto la polvere, e si chinava per raccoglierlo, puntualmente urtando col gomito qualche spigolo e facendo una smorfia per il dolore. Ma niente la fermava, continuava imperterrita a lucidare mensole, armadietti, pareti, vetrinette, con particolare attenzione alle statuine di porcellana e al punto esatto dietro di loro. Perché Olga, si sa, avrebbe preso in mano ognuna di quelle pastorelle, cavallini, cagnolini, ballerine, cervi e amorini e raccontato alla famiglia la storia di quellaggeggio particolare, trovato proprio là, in quel mercatino di Napoli o di Bologna.

Olga, guarda, era proprio fissata con le statuine di porcellana. Durante gli anni Settanta e Ottanta perlustrava i mercatini, collezionava, sapeva contrattare e, soprattutto, se ne intendeva. Aveva sempre una storia per ciascuna.

Pa, ma che succede a mamma? chiedeva il piccolo Romeo, dodici anni suonati, a suo padre. Ha ricominciato a portare a casa quelle cianfrusaglie? Ti avviso, in camera mia non ce le metto! Riempitevi pure la vostra dal pavimento al soffitto, ma da me resta fuori!

E gli sbatteva la porta in faccia in modo plateale.

Le pastorelle, le ballerine, i cacciatori sdraiati sulla panchina di porcellana, il ragazzino con il flauto, il funghetto con la cappella rotta: tutti sospiravano insieme a Olga.

Michele, potresti montare altre mensole? chiedeva lei, fingendo timidezza, a suo marito. Una bellezza simile bisognerà pur esporla

Per un periodo, la collezione di Olga aveva avuto talmente tanto successo che la casa si riempiva di tizi che Romano chiamava i secchioni, perché parlavano incessantemente di ceramica, di metodi di conservazione, borbottavano, scuotevano la testa con aria sapiente e si soffiavano rumorosamente il naso nei loro fazzolettini a quadretti.

Mamma, dove li becchi, questi anziani? domandava Romano, fingendo di salutarli con grandi inchini nellingresso Ma perché, mamma? Lascia stare, tanto mica si muovono da soli le tue porcellane Perché farle vedere a tutti?

Ah, figliolo! Tu e tuo padre non capite proprio niente! Voi siete terra-terra, attaccati solo a quella ferraglia chiamata moto, che vale più dellarte! Invece queste, e con la mano paffuta piena di anelli indicava le sue mensole sono eternità, sono un patrimonio! E poi, se non entri alla Facoltà di Fisica e uno come te sicuro che non entra useremo questi cianfrusagli, come li chiami tu, per farci accettare. Chi capisce, apprezzerà. Ecco, punto e basta! Chiudiamola qui!

A quel punto Olga si prendeva la testa tra le mani, Michele correva a prendere camomilla con valeriana, mentre Romeo restava a guardare la sceneggiata un altro paio di minuti prima di ritirarsi a studiare per lesame dingresso.

Comunque poi entrò allUniversità. Anzi, con voti altissimi. Studiava bene, se la voleva anche, ma alla fine si laureò con il massimo dei voti e trovò subito lavoro, prima in fabbrica, poi su suggerimento del padre in una ditta privata. E, come raccontava Olga alle amiche, adesso maneggia un sacco di soldi, per quanto fosse possibile ai tempi.

Non viene mai a trovarci sospirava Olga durante i pranzi tra amiche , si è preso un appartamento in affitto, non ci invita mai, secondo me si è già fidanzato. Mi resta solo la speranza che conservi la mia collezione, quando gli lasceremo casa nostra… alla fine abbassava la testa e sospirava.

Olga e Michele avevano deciso da tempo che, quando Romeo si sarebbe sposato, lui e la moglie si sarebbero trasferiti nell’appartamento di famiglia, quello in via Verdi, e loro sarebbero andati in uno più piccolo, lontano e tranquillo. Stavano solo aspettando che il figlio annunciasse finalmente il fatidico matrimonio.

Un giorno, finalmente, Romeo si presentò con una ragazzina magrolina, tutta rossore e timidezza, per prendere un tè insieme.

Michele, chi è quella lì? sussurrava Olga allorecchio del marito, mentre il figlio mostrava la collezione alla giovane.

Che ne so? Si chiama Mariella, questo sì. E lasciami andare, fammi conoscere! Hai visto che capelli rosa? A me, da chimico, interessa sapere come fa!

E si avvicinava sfregandosi le mani mentre Mariella studiava le pastorelle.

Mariella, di cosa ti occupi? chiese suocero futuro. Attenzione, eh! Questo cavallo mia moglie lha ripescato dalla spazzatura. Vedi che ha perso la coda? Scherzo, glielhanno regalato al lavoro. Non amo tanto questa storia. La coda se lè rotta dopo, in una festa di Capodanno.

Michele tacque, pensando a quel tale Ivano Chirico, ex capo di Olga, sempre viscido e affannato, che ogni tanto veniva a controllare il cavallo regalato.

Olga, regalaglielo sto cavallo! sbuffava Michele per gelosia. Ci ha fracassato abbastanza!

Solo fino a quando non mi mettono nel reparto dirigenziale. Lo so che è meschino, Miki, ma sopporto. E poi, io ho sempre amato solo te ribatteva Olga.

Così Ivano veniva, beveva il tè, scherzava, poi Olga lo cacciava e apriva le finestre. Lui fumava MS.

Mariella, intanto, fissava il cavallo di porcellana e quasi lo fece cadere.

Scusate Sì, lo rimetto subito al suo posto! Questo cavallino ha avuto una vita difficile, guarda che zampe storte! Comunque sono veterinaria. Raramente mi capitano cavalli, più che altro criceti e cani, ma unocchiata ai cavalli la do. Durante il tirocinio

A tavola, forza! Il pollo si raffredda! ordinò Olga entrando con la teglia col pollo al forno.

Michele si diede da fare, invitò tutti a sedersi, servì lo spumante alle dame e il vino ai maschi, si toccarono i bicchieri, risero, e poi Mariella raccontò del suo tirocinio in un circolo ippico in pratica, tutto quello che passava tra parto e zoccoli.

Il vostro cavallo è stato chiaramente modellato su una bestia con lartrosi dichiarò Mariella, sempre con quel ciuffo rosa.

Romeo la colpì sottobanco con un piede, lei ricambiò, ma prese la gamba di Olga, che lanciò unocchiata tra loffeso e il rassegnato.

Scusate! arrossì Mariella dimbarazzo.

Qui non è una scuderia, niente calci, grazie! tagliò Olga. Mariella, vieni a darmi una mano col tè.

Appena sparivano dietro la porta della cucina, Michele si metteva a ridere e faceva locchiolino al figlio:

Ma se mi tingessi anchio i capelli così? Dici che mi dona?

Macché, lascia stare papà ringhiava Romeo.

Dopo, con sorrisi tirati, assaporavano il tè e le paste. Mariella e Romeo avevano portato beignets al cioccolato e vaniglia, più le caramelle preferite di mamma, quelle al latte.

Di cosa avete parlato, in cucina? Perché la mamma è uscita con quella faccia? chiese Romeo a Mariella.

Ma nulla Tua mamma è fantastica, forte, una vera roccia! gli sorrideva. Ma perché questa mania delle statuine? Una collezione simile lho vista solo al museo!

Eh, le piacciono, che vuoi fare? Da giovane faceva la fila ai mercatini e ora meno, per fortuna. Però guarda che sul cavallo dovevi startene zitta. Te lavevo detto! sembrava anche un po offeso.

Ma il cavallo è evidentemente malato, basta guardarlo!

Per la mamma è un pezzo unico, una rarità! Su, da oggi lasciamo stare

Mariella lasciò stare. Si sposò con Romeo, i genitori gli cedettero la casa di via Verdi, e loro si trasferirono in quella più piccola in un quartiere tranquillo e periferico.

Ma va bene così? Non vi stiamo sfrattando troppo? chiedeva Mariella.

Sfrattare era quando io, incinta, sono dovuta andare a vivere coi genitori di Michele in una stanza. È giusto cominciare la vita di coppia per conto proprio. Solo, mi raccomando, trattatemi bene le statuine, che non ci posso portare dietro tutto! Quando abbiamo la villetta fuori, magari le porto là tutte. Anche il cavallo. Ora lasciamolo lì.

Con la Panda carica di scatoloni, Olga e Michele partirono. Lei alla guida, Michele in silenzio, un po pensieroso. Chissà, la vita dove li porterà!

Michele era colpito e contento di quel gesto generoso di Olga. Però, tra noi, Olga aveva qualche riserva su Mariella: la trovava un po troppo entusiasta, troppo tenera con gli animali, troppo nel suo mondo.

Ma dai, Olli, è una brava ragazza! Di che ti preoccupi? la rassicurava Michele, ma Olga scuoteva la testa.

Non dico che non sia a posto. Solo Immaginavo qualcosa di più accademico accanto a nostro figlio. Invece i capelli rosa.

Meglio così che una arrampicatrice sociale! replicava Michele.

Beh, almeno con le gambe non scherza Ma basta, basta sospirava Olga, andando a preparare il caffè mentre ripensava ai bei tempi in cui lei e Michele vivevano nella minuscola stanza che sembrava una scatola da scarpe. Sì, era stretta, ma spensierata, caotica, allegra, ti sentivi vivo. Quando vennero a vivere con i suoceri, fu davvero dura! Cerano i loro ritmi, le loro abitudini Il suocero che girava in mutande finché Olga non gli comprò dei pantaloncini con le palme. E poi litigi sulle ricette, mugugni, discussioni sottovoce.

Poi arrivò lappartamento cooperativo, quello che ora hanno lasciato a Romeo e Mariella. La felicità di una casa loro, la collezione incrementava. Perché Olga aveva iniziato? Cercava qualcosa di raffinato, e ormai non era più la ragazzina di provincia, ma aveva guadagnato sicurezza e un certo orgoglio. Allinizio erano solo tre statuine: i funghi porcini, una ballerina e una tigre. Ma si sa, poi ci prendi gusto, la gente chiede, notano la passione, impari, leggi, ti ci butti anima e cuore. Solo dopo la crisi economica, col figlio che aveva bisogno dei jeans buoni, era dura giustificare la passione per la porcellana.

A volte scambiava le statuine con oggetti utili. Succedeva. Ma su queste cose Olga storceva il naso col magone.

Ora, Olga e Michele lasciavano il testimone, confidando che il giovane matrimonio potesse crescere e fiorire nella stessa casa, con la stessa allegria e magari qualche nipotino.

Romeo, infatti, aiutò a coltivare Denis, un bimbetto che già allungava le manine verso gli agognati funghi e ballerine. Mariella però vigilava.

Sei matto, Denis? Sono cose della nonna, non si toccano!

Qualche volta, Denis non resisteva: una volta perse il mercante grassottello, laltra la pastorella acquistata da Olga in un paesino fuori Perugia.

Ma perché una pastorella di mucche? sghignazzava Mariella.

Perché la mamma lha presa a Fratta Todina e le hanno detto che era famosa in tutta la zona. Ma secondo me glielhan raccontata.

Peccato, se era davvero famosa! Tocca fare una vetrina chiusa, Romeo, qui va a finire che perdiamo tutto.

E allora via a chiudere tutto a chiave. Denis batteva le manine sul vetro, ma niente.

Sembra Palazzo Ducale! Tuttattorno porcellana e antiquariato! esclamavano ridendo le amiche, per poi raccontare anche loro di zampe, baffi e ali dei loro pazienti.

Mariella, ora con capelli normali, si chiedeva cosa dire alla suocera quando questa si sarebbe accorta della perdita della pastorella. Per fortuna, Olga la prese con filosofia.

Se è stato Denis, non lo sgrido proprio! e si versava unaltra tazza di tè.

Sai cosa è successo oggi? Mariella stava pulendo proprio il cavallo quello del capo e CRACK!

Romeo, non so come sia successo confessava lei raccogliendo i cocci. Non era mia intenzione, ma è scivolato e si è rotto. Non è che lo posso riaggiustare, questo mica è un ingessatura

Anche Denis la aiutava a cercare sotto i mobili.

Mamma ha detto che il cavallo lo voleva proprio, avevamo pure scelto il posto migliore per lui! È un pezzo antico, dice lei! rincarava Romeo, mentre Mariella tentava di riassemblare i resti. Nulla.

Vado a vedere in centro se ne trovo uno simile? Se magari non se ne accorge Romeo, dammi un attimo! ma mentre Mariella si agitava… squilla il campanello. Olga, ovviamente, non sarebbe mai entrata senza avvisare, anche con le chiavi.

Dai, mamma, entra pure! la chiamava Romeo, ma Olga niente.

Questa ormai è casa di Mariella e tua, non mintrometto. Non apro mai senza chiedere.

Anche oggi fu Mariella ad andare ad aprire.

Ora apro Aspetta che hai visto come tiene a queste cose? Magari si è accorta, lo sente ansimava Mariella.

Romeo va in ingresso, si sentono i soliti rumorini di porta, catene, borsa di Olga che sbatte sul tavolo di vetro, baci, fruscio di borse. Ma qualcosa è diverso: questa volta Olga non borbotta contro il parcheggio, né aggiorna sulle ultime novità togliendosi gli stivali.

Ciao figliolo… Mariella cara Denis, vieni qui dalla nonna! quasi bisbiglia Olga.

Fa sedere Denis sulle ginocchia, poi si lascia cadere stanca sulla sedia.

Non avete freddo qui? Ancora niente riscaldamento. Però voi dovreste andare in villeggiatura da noi: Mariella, prenditi un periodo di ferie, no? e si mette zitta, distratta.

Mariella la guarda stranita, la vede triste come mai prima.

Mamma, tutto bene? Sembri abbattuta O è già successo qualcosa e lo sai? Romeo balbetta: Mamma, ecco il cavallo

Olga, è colpa mia! Pulivo la polvere come volevi tu e il cavallo, quello con la zampa malandata, è caduto. Volevo comprarne uno simile, sono sicura che beh, non sarà proprio lunico Mi dispiace davvero

Il cavallo? Ma figurati, Mariella pensa che me laveva regalato quel capufficio viscido, non lho mai buttato perché quello veniva a controllare se cera ancora! Macché, lasciamo perdere! allarga le braccia stanca.

Mariella si sente ancora peggio: la suocera era stata sempre gentile, mai una parola fuori posto, sempre pronta ad aiutare con Denis e ora non avrebbe più la sua statuina preferita.

Olga parlava persino con quel cavallo ogni tanto, mentre con ballerine e pastori non scambiava mai parola.

Dai su, ne troviamo uno migliore! cerca di consolarla Mariella, come se si trattasse della macchinina smarrita di Denis.

Oh Mariella, chi se ne importa, quel cavallo la interrompe Olga. Non avrei dovuto tenerlo. Che ci vuoi fare

Poi si rabbuia, prende le mani in faccia. Qualcosa di grosso deve essere successo!

Mamma, che cè? Papà sta male? Vi siete messi nei debiti? Dei truffatori? Dimmi tutto! Romeo quasi la solleva dalla sedia.

Romolo, tesoro, perdonami, oggi ho graffiato la tua macchina nuova. Cercavo di parcheggiare dritta, ma non mi girava bene la schiena Ecco, ora hai una strisciata bella grande. E io non voglio neanche più guidare, giuro! E per il cavallo, figurati, porta pure Denis in villeggiatura con me, per tutta lestate, se vuoi

Ma a quel punto Romeo era già sceso di corsa le scale.

La macchina laveva appena presa, ancora profuma di nuovo, non aveva nemmeno finito di riempire il cruscotto di scontrini e ferraglia inutile, ci andava a passeggiare con Denis ogni sera, orgogliosissimo.

Tutte le vecchiette del quartiere lo fissarono vedendolo sfrecciare.

Chissà dove va tutto di fretta! una dice.

Avrà dimenticato il portafoglio, succede anche a me…

Ma figurati tu che corri, hai le ginocchia rovinate!

Intanto Romeo, lampadina alla mano, ispeziona la portiera. Vede la botta, si dispera, ma poi grattando tutto sparisce, era solo fango secco! Tutto intero, carrozzeria immacolata!

Rientra a casa. Tutti tranquilli in salotto, Denis gioca e le donne spettegolano davanti al tè.

Allora? Vendiamo tutto? Paghiamo il carrozziere coi vostri amici di porcellana? scherza Romeo.

Ma smettila, Romeo ride Olga, accarezza le sue statuette: solo questa, quella e il leone li porto alla villa, il resto lo lascio a voi. Non guiderò mai più.

Ah sì?! E ti ricordi quando ho rotto il vaso di cristallo rosato? Mi hai punito severo, niente festa da Kirio per un mese!

Mi ricordo. Troppo severa.

Mi ricordo anche degli inchiostri sul tuo vestito: che disastro.

Eh, mi dispiace.

Vedi? Romeo si ferma, mentre Mariella lo implora con gesti di smettere prima che Olga si senta male. Alla fine, tira fuori tre cucchiaini di zucchero, prende il tè, rompe la tensione.

Va bene, mamma era solo fango! La macchina è sana! Allora, le statuette come le portiamo? In bagagliaio? Dai, venite a sedervi, siete sempre di casa! Mariella, il tuo dolce è fantastico, dammi un po di marmellata…

Mariella sorride, Olga sbuffa, tutto torna a posto. Poi si mettono insieme a imballare le statuine nei giornali, con Michele che già progettava la vetrina sotto la scala della nuova villetta. Il posto donore per il cavallo era pronto.

Miki, il cavallo non cè più, Mariella lha fatto fuori annuncia Olga tornando tardissimo.

E tu che hai fatto, lhai bruciata viva? sonnecchia Michele.

No, anzi, meglio così. Una zavorra in meno. Ci metto la ballerina al suo posto. E comunque, chi ha fatto quella riga assurda sulla macchina di Romeo? Era solo terra! e attacca a raccontare.

Olli, ti dò una punizione! Sabato a teatro!

Ma non mi piace, e poi che mi metto?

È una punizione: vai come sei!

E al teatro, seduta con il binocolo, chi vede Olga? Nientepopodimeno che lex capo, Ivano Chirico, in carne e ossa. Le si avvicina compiaciuto.

Olghina! Sempre in forma Il mio cavallo lo tieni ancora caro? Quanto ci ho messo a trovartelo Sapevo che amavi certe cose. Magari passo…

Ivano, guardi che lho rotto, il suo cavallo. Non venga, per carità: meglio non ci pensi più! e torna a guardare lorchestra.

Mariella aveva rotto lultimo nodo tra Olga e quel vecchio capo appiccicoso. Tanto meglio! Libertà, finalmente.

E ognuno con le sue manie: chi la porcellana, chi lauto, chi la musica Ognuno rispettava laltro.

Michele, stavolta collezionerò servizi da tè! sussurra Olga.

Dopo il concerto, Olli! taglia corto Michele, che una volta tanto vuole solo ascoltare la musica.

Se questo non è amore, dimmi che cosè. Speriamo che anche Mariella e Romeo trovino il loro equilibrio. Me lo auguro per loro, e un po anche per noi!

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Il cavallo di Olio
Mio marito non voleva il mio avanzamento e sognava una casalinga: ho scelto la carriera e una nuova vita – Ma ti sei chiesta chi mi stirerà le camicie mentre andrai a dirigere un reparto? – Sergio sbatté la forchetta nel piatto, senza neanche portarselo alla bocca. – Elena, scendi dalle nuvole. Elena si fermò ai fornelli, con il canovaccio ancora stretto in mano. Fuori la pioggia autunnale batteva sui davanzali e il suono si confondeva con il tumulto nel suo cuore. Aveva sperato in qualsiasi reazione: gioia, stupore, anche delle perplessità, ma non quel gelo pungente. – Sergio, non sarebbe solo la gestione di un reparto, – sussurrò con fermezza lei, voltandosi verso il marito. – È il ruolo di direttrice regionale. Il dottor Vittorio mi ha scelta fra cinque candidati. Lo stipendio sarebbe triplo rispetto ad adesso! Potremmo finire il mutuo in due anni, non in dieci. Lui sorrise storto, spostando il piatto. Aveva perso l’appetito; incrociò le braccia sul petto – la posa del giudice pronto a emettere la sentenza. – Sempre soldi, soldi… Voi donne pensate solo ai soldi. E la famiglia chi ci pensa? Hai idea che tipo di lavoro è? Viaggi, orari infiniti, stress. Torni a casa – e non ci sei. Parti – e dormi ancora. E la casa? Chi si prende cura del nido? Mia madre aveva ragione: una donna in carriera in una famiglia porta solo guai! Elena sentì il nodo della rabbia stringersi. Dieci anni di matrimonio. Per dieci anni era riuscita a conciliare il lavoro da analista con la vita da perfetta padrona di casa. In casa loro c’era sempre profumo di torta, le camicie di Sergio tutte stirate e ordinate per colore, neanche la polvere osava avvicinarsi ai loro mobili. – Ho sempre fatto tutto, Sergio, – sussurrò, cercando di dominare la voce. – E continuerò a farlo. Dobbiamo solo riorganizzare le mansioni. Se assumessimo una donna delle pulizie una volta a settimana… – Chi?! – scattò lui, sbattendo la mano sul tavolo. – Una sconosciuta in casa mia? Ad armeggiare con la mia biancheria? Sei diventata matta con queste manie di grandezza! Nessuna donna delle pulizie. La moglie tiene la casa, è scritto nella natura. Io voglio rientrare e trovare la casa pulita e la moglie che mi aspetta, non una business woman stanca con il telefono in mano! Poi lasciò la cucina con uno strillo: – Rinuncia. Domani stesso dirai al tuo Vittorio che hai cambiato idea. Dì che vogliamo dei figli, inventati qualcosa. Ma di questa stupidaggine non voglio più sentir parlare! Elena restò sola, col ticchettio dell’orologio che riempiva la cucina. Osservò le patate ormai fredde, le tendine cucite da lei stessa, la cucina brillante. Quel luogo così accogliente la soffocava in una gabbia d’oro, dove a lei spettava solo il ruolo della domestica modello. Il giorno dopo in casa regnava un silenzio faticoso. Sergio la ignorava, immerso nel telefonino davanti al caffè. Elena, che di solito gli preparava la colazione con premura, era lì con una tazza di tè, in silenzio. Non aveva dormito. All’alba, però, la sua decisione era diventata definitiva. Difficile, ma l’unica giusta. – Non rinuncio, – disse quando lui stava già allacciando la cravatta. Si fermò, guardandola nello specchio, incredulo. – Che hai detto? – Ho detto che accetto. Ho lavorato cinque anni per questo. Ho scritto strategie, fatto notti in bianco, corretto errori di tutti. Me lo sono meritato. Non butterò tutto per paura del cambiamento. Sergio si girò, il volto arrossato dalla rabbia. – Non è paura del cambiamento, Elena. È preoccupazione. Ti spezzerai, e poi verrai a piangere da me? Sono io il capo famiglia, ho detto no. Esci da quella porta con quell’idea, e per me è come se mi sputassi in faccia. – Quindi la mia realizzazione personale è uno sputo per te? – sussurrò lei. – La tua realizzazione personale sono il brodo e dei figli sani, non i rapporti! – ringhiò, sbattendo la porta di casa. Elena si impose di respirare. Le mani tremavano, ma dentro, sotto la paura e l’abitudine a essere accomodante, cresceva una decisione gelida. Si mise il rossetto, quello che Sergio detestava perché “troppo acceso”, e uscì. In ufficio la accoglieva un’atmosfera diversa. Lì era apprezzata, ascoltata. Vittorio, il direttore, la salutò con un sorriso: “Allora, dottoressa Elena, ha deciso? Ci serve il suo sì per la riorganizzazione!”. – Accetto, dottor Vittorio. Dove devo firmare? La giornata filò tra nuove mansioni, congratulazioni e pianificazioni. Perfetta. In pausa pranzo la raggiunse Olga, collega e confidente. – Sei radiosa, – rise Olga. – E tuo marito? Ha già comprato lo spumante? Elena abbassò lo sguardo. – Mi ha dato l’ultimatum: o la carriera, o lui. – Non voglio offenderti, ma Sergio è una valigia senza manico: non va avanti, né lascia andare te. Sei brava, sei in gamba. A casa? Solo “porta e servi”. Non sei sua moglie, sei la funzione. Un elettrodomestico umano. – Non parlare così di lui… mi vuole bene. – Davvero? L’amore supporta i successi dell’altro, non li stronca per paura. Rifletti. Tornando a casa, Elena si illuse di poter spiegare, magari con una fetta di torta. In cucina, però, trovò la suocera, Ninetta, già seduta a tavola, la padella che fumava sul fornello e Sergio che guardava fuori, agitato. – Ecco la nostra donna in carriera! – commentò la suocera con finta allegria. – Io e mio figlio siamo rimasti digiuni ad aspettare la signora dirigente… Elena posò la torta. – Buonasera, signora Ninetta. Sergio è adulto, saprà cucinare delle uova senza bruciare la cucina. – Guarda come risponde! – s’indignò la suocera. – Le ho già cucito il bottone sulla camicia blu. Dovresti vergognarti… Cercò aiuto nello sguardo del marito, ma lui guardava la madre con gratitudine. Qualcosa si spezzò definitivamente. Prese la torta, la buttò nel bidone, senza una parola. – Sei impazzita? – gridò Sergio. – Era un gesto di pace, – rispose calma. – Ma qui nessuno è disposto ad accoglierlo. Funzionate benissimo anche senza di me: le camicie a posto, le uova pure, la casa integra! In camera preparò la valigia. Sergio la raggiunse furioso. – Vuoi farmi uno show? Pensi che ti trattenga? – No, Sergio. Sto solo andando via. – Da mamma in campagna? O hai già un amante? – la attaccò. – In hotel. Poi troverò casa, con la mia nuova paga. Non voglio più scegliere tra lavoro e famiglia. Voglio una famiglia che rispetta il mio lavoro e un uomo che ne è orgoglioso. – E chi ti vorrà mai a quasi quarant’anni? – rise sprezzante. – Tornerai a supplicarmi! – Forse, – Elena indossò il cappotto. – Ma meglio sola che serva. Addio, Sergio. Trascinò la valigia fuori. La suocera rimase muta dalla sorpresa. Elena uscì, senza voltarsi. Una volta chiusa la porta, appoggiò la schiena al muro. Nessuna lacrima. Solo una libertà limpida e nuova. Le prime settimane da sola furono strane. Affittò un monolocale vicino all’ufficio: niente richieste, niente pretese. Silenzio, pizza a letto, libri fino a notte. Sul lavoro tutto filava. Negli incontri, nelle trasferte, nella gestione delle persone si sentiva più sicura ogni giorno. Dopo un mese, squillò il telefono. Sergio. – Come stai? – Lavoro. Che succede? – Mamma è partita. Niente è più in ordine. Dove sono le bollette? E le camicie? Ho provato la lavatrice, ma non va… Elena trattenne una risata. – Le istruzioni sono nel cassetto. Le bollette arrivano via mail, ti mando la password. Ora non posso passare, domani volo a Torino per l’apertura filiale. – Sempre la carriera! Rientra a casa, sono disposto a perdonarti, basta che venga a mettere ordine. Io e mamma ti lasciamo un’altra chance. – Voi mi lasciate una chance? – rise Elena. – Grazie, ma la cedo a qualcun’altra. Ci separiamo. Il mio avvocato ti contatterà. Silenzio. – Stai rovinando tutto per il lavoro? – No, Sergio. La “famiglia” l’abbiamo persa da tempo. E la domestica ha dato le dimissioni. Impara a cavartela. Addio. Bloccò il numero. Il cuore si sentiva finalmente libero. Il cameriere del bar la interruppe: – Desidera altro? – Sì, – sorrise. – Il vostro miglior dolce. Oggi inizio una nuova vita. Passati sei mesi, primavera. Elena guardava la città dall’ufficio: successo, serenità, sé stessa finalmente intera. Al supermercato, tra le corsie, urtò un signore distinto. – Attenta, qui c’è più traffico che in tangenziale! – rise lui, restituendole l’arancia caduta. – Andrea, piacere. Se vuole, accompagno le borse alla macchina o la invito a un caffè, se non è di fretta davanti ai fornelli. Il solito vecchio trigger. Andrea notò il suo volto. – Battuta infelice? Scusi, intendevo dire che una donna in carriera si merita relax. Io, comunque, cucino i migliori filetti della città. – Davvero? Allora il caffè è un buon inizio. Io sono Elena. Uscirono insieme. Non sapeva dove sarebbe arrivata quella conoscenza, ma era certa di una cosa: mai più avrebbe permesso a qualcuno di obbligarla a scegliere tra sé stessa e l’essere comoda per altri. E Sergio? Si diceva che vivesse con la madre, tra continue discussioni e maglioni da stirare. Le altre donne in fuga dopo pochi giorni. Guardando vecchie foto, Elena sentiva solo un po’ di malinconia per il tempo perso a compiacere chi non sapeva apprezzare. Ora il tempo lavorava per lei. Ed era appena cominciato. Nel weekend andò a comprare l’auto dei suoi sogni: un crossover rosso. Sul sedile, cantò a squarciagola insieme alla radio. Che meraviglia guidare la propria vita, invece che aspettare passivamente che qualcuno decida la tua destinazione. Seguici per altre storie di vita vera e lasciaci il tuo parere nei commenti: cosa avresti fatto al posto di Elena? Sostieni la protagonista con un like!