Il cavallo di Olio

Il Cavallo di Olga

Devi sapere, cara, che per larrivo di Olga Pavlovna ci siamo preparati come per la visita del Papa, giuro! Per essere precisi, era Mariella che si dava un gran da fare, mentre suo marito Romano faceva lesatto contrario, o meglio, non faceva proprio niente, perché diceva di essere stanco morto.

Ma da cosa, Romano? Stanco di cosa, eh? sospirava Mariella, mentre abbandonava lo straccio a terra, quello con cui aveva appena tolto la polvere, e si chinava per raccoglierlo, puntualmente urtando col gomito qualche spigolo e facendo una smorfia per il dolore. Ma niente la fermava, continuava imperterrita a lucidare mensole, armadietti, pareti, vetrinette, con particolare attenzione alle statuine di porcellana e al punto esatto dietro di loro. Perché Olga, si sa, avrebbe preso in mano ognuna di quelle pastorelle, cavallini, cagnolini, ballerine, cervi e amorini e raccontato alla famiglia la storia di quellaggeggio particolare, trovato proprio là, in quel mercatino di Napoli o di Bologna.

Olga, guarda, era proprio fissata con le statuine di porcellana. Durante gli anni Settanta e Ottanta perlustrava i mercatini, collezionava, sapeva contrattare e, soprattutto, se ne intendeva. Aveva sempre una storia per ciascuna.

Pa, ma che succede a mamma? chiedeva il piccolo Romeo, dodici anni suonati, a suo padre. Ha ricominciato a portare a casa quelle cianfrusaglie? Ti avviso, in camera mia non ce le metto! Riempitevi pure la vostra dal pavimento al soffitto, ma da me resta fuori!

E gli sbatteva la porta in faccia in modo plateale.

Le pastorelle, le ballerine, i cacciatori sdraiati sulla panchina di porcellana, il ragazzino con il flauto, il funghetto con la cappella rotta: tutti sospiravano insieme a Olga.

Michele, potresti montare altre mensole? chiedeva lei, fingendo timidezza, a suo marito. Una bellezza simile bisognerà pur esporla

Per un periodo, la collezione di Olga aveva avuto talmente tanto successo che la casa si riempiva di tizi che Romano chiamava i secchioni, perché parlavano incessantemente di ceramica, di metodi di conservazione, borbottavano, scuotevano la testa con aria sapiente e si soffiavano rumorosamente il naso nei loro fazzolettini a quadretti.

Mamma, dove li becchi, questi anziani? domandava Romano, fingendo di salutarli con grandi inchini nellingresso Ma perché, mamma? Lascia stare, tanto mica si muovono da soli le tue porcellane Perché farle vedere a tutti?

Ah, figliolo! Tu e tuo padre non capite proprio niente! Voi siete terra-terra, attaccati solo a quella ferraglia chiamata moto, che vale più dellarte! Invece queste, e con la mano paffuta piena di anelli indicava le sue mensole sono eternità, sono un patrimonio! E poi, se non entri alla Facoltà di Fisica e uno come te sicuro che non entra useremo questi cianfrusagli, come li chiami tu, per farci accettare. Chi capisce, apprezzerà. Ecco, punto e basta! Chiudiamola qui!

A quel punto Olga si prendeva la testa tra le mani, Michele correva a prendere camomilla con valeriana, mentre Romeo restava a guardare la sceneggiata un altro paio di minuti prima di ritirarsi a studiare per lesame dingresso.

Comunque poi entrò allUniversità. Anzi, con voti altissimi. Studiava bene, se la voleva anche, ma alla fine si laureò con il massimo dei voti e trovò subito lavoro, prima in fabbrica, poi su suggerimento del padre in una ditta privata. E, come raccontava Olga alle amiche, adesso maneggia un sacco di soldi, per quanto fosse possibile ai tempi.

Non viene mai a trovarci sospirava Olga durante i pranzi tra amiche , si è preso un appartamento in affitto, non ci invita mai, secondo me si è già fidanzato. Mi resta solo la speranza che conservi la mia collezione, quando gli lasceremo casa nostra… alla fine abbassava la testa e sospirava.

Olga e Michele avevano deciso da tempo che, quando Romeo si sarebbe sposato, lui e la moglie si sarebbero trasferiti nell’appartamento di famiglia, quello in via Verdi, e loro sarebbero andati in uno più piccolo, lontano e tranquillo. Stavano solo aspettando che il figlio annunciasse finalmente il fatidico matrimonio.

Un giorno, finalmente, Romeo si presentò con una ragazzina magrolina, tutta rossore e timidezza, per prendere un tè insieme.

Michele, chi è quella lì? sussurrava Olga allorecchio del marito, mentre il figlio mostrava la collezione alla giovane.

Che ne so? Si chiama Mariella, questo sì. E lasciami andare, fammi conoscere! Hai visto che capelli rosa? A me, da chimico, interessa sapere come fa!

E si avvicinava sfregandosi le mani mentre Mariella studiava le pastorelle.

Mariella, di cosa ti occupi? chiese suocero futuro. Attenzione, eh! Questo cavallo mia moglie lha ripescato dalla spazzatura. Vedi che ha perso la coda? Scherzo, glielhanno regalato al lavoro. Non amo tanto questa storia. La coda se lè rotta dopo, in una festa di Capodanno.

Michele tacque, pensando a quel tale Ivano Chirico, ex capo di Olga, sempre viscido e affannato, che ogni tanto veniva a controllare il cavallo regalato.

Olga, regalaglielo sto cavallo! sbuffava Michele per gelosia. Ci ha fracassato abbastanza!

Solo fino a quando non mi mettono nel reparto dirigenziale. Lo so che è meschino, Miki, ma sopporto. E poi, io ho sempre amato solo te ribatteva Olga.

Così Ivano veniva, beveva il tè, scherzava, poi Olga lo cacciava e apriva le finestre. Lui fumava MS.

Mariella, intanto, fissava il cavallo di porcellana e quasi lo fece cadere.

Scusate Sì, lo rimetto subito al suo posto! Questo cavallino ha avuto una vita difficile, guarda che zampe storte! Comunque sono veterinaria. Raramente mi capitano cavalli, più che altro criceti e cani, ma unocchiata ai cavalli la do. Durante il tirocinio

A tavola, forza! Il pollo si raffredda! ordinò Olga entrando con la teglia col pollo al forno.

Michele si diede da fare, invitò tutti a sedersi, servì lo spumante alle dame e il vino ai maschi, si toccarono i bicchieri, risero, e poi Mariella raccontò del suo tirocinio in un circolo ippico in pratica, tutto quello che passava tra parto e zoccoli.

Il vostro cavallo è stato chiaramente modellato su una bestia con lartrosi dichiarò Mariella, sempre con quel ciuffo rosa.

Romeo la colpì sottobanco con un piede, lei ricambiò, ma prese la gamba di Olga, che lanciò unocchiata tra loffeso e il rassegnato.

Scusate! arrossì Mariella dimbarazzo.

Qui non è una scuderia, niente calci, grazie! tagliò Olga. Mariella, vieni a darmi una mano col tè.

Appena sparivano dietro la porta della cucina, Michele si metteva a ridere e faceva locchiolino al figlio:

Ma se mi tingessi anchio i capelli così? Dici che mi dona?

Macché, lascia stare papà ringhiava Romeo.

Dopo, con sorrisi tirati, assaporavano il tè e le paste. Mariella e Romeo avevano portato beignets al cioccolato e vaniglia, più le caramelle preferite di mamma, quelle al latte.

Di cosa avete parlato, in cucina? Perché la mamma è uscita con quella faccia? chiese Romeo a Mariella.

Ma nulla Tua mamma è fantastica, forte, una vera roccia! gli sorrideva. Ma perché questa mania delle statuine? Una collezione simile lho vista solo al museo!

Eh, le piacciono, che vuoi fare? Da giovane faceva la fila ai mercatini e ora meno, per fortuna. Però guarda che sul cavallo dovevi startene zitta. Te lavevo detto! sembrava anche un po offeso.

Ma il cavallo è evidentemente malato, basta guardarlo!

Per la mamma è un pezzo unico, una rarità! Su, da oggi lasciamo stare

Mariella lasciò stare. Si sposò con Romeo, i genitori gli cedettero la casa di via Verdi, e loro si trasferirono in quella più piccola in un quartiere tranquillo e periferico.

Ma va bene così? Non vi stiamo sfrattando troppo? chiedeva Mariella.

Sfrattare era quando io, incinta, sono dovuta andare a vivere coi genitori di Michele in una stanza. È giusto cominciare la vita di coppia per conto proprio. Solo, mi raccomando, trattatemi bene le statuine, che non ci posso portare dietro tutto! Quando abbiamo la villetta fuori, magari le porto là tutte. Anche il cavallo. Ora lasciamolo lì.

Con la Panda carica di scatoloni, Olga e Michele partirono. Lei alla guida, Michele in silenzio, un po pensieroso. Chissà, la vita dove li porterà!

Michele era colpito e contento di quel gesto generoso di Olga. Però, tra noi, Olga aveva qualche riserva su Mariella: la trovava un po troppo entusiasta, troppo tenera con gli animali, troppo nel suo mondo.

Ma dai, Olli, è una brava ragazza! Di che ti preoccupi? la rassicurava Michele, ma Olga scuoteva la testa.

Non dico che non sia a posto. Solo Immaginavo qualcosa di più accademico accanto a nostro figlio. Invece i capelli rosa.

Meglio così che una arrampicatrice sociale! replicava Michele.

Beh, almeno con le gambe non scherza Ma basta, basta sospirava Olga, andando a preparare il caffè mentre ripensava ai bei tempi in cui lei e Michele vivevano nella minuscola stanza che sembrava una scatola da scarpe. Sì, era stretta, ma spensierata, caotica, allegra, ti sentivi vivo. Quando vennero a vivere con i suoceri, fu davvero dura! Cerano i loro ritmi, le loro abitudini Il suocero che girava in mutande finché Olga non gli comprò dei pantaloncini con le palme. E poi litigi sulle ricette, mugugni, discussioni sottovoce.

Poi arrivò lappartamento cooperativo, quello che ora hanno lasciato a Romeo e Mariella. La felicità di una casa loro, la collezione incrementava. Perché Olga aveva iniziato? Cercava qualcosa di raffinato, e ormai non era più la ragazzina di provincia, ma aveva guadagnato sicurezza e un certo orgoglio. Allinizio erano solo tre statuine: i funghi porcini, una ballerina e una tigre. Ma si sa, poi ci prendi gusto, la gente chiede, notano la passione, impari, leggi, ti ci butti anima e cuore. Solo dopo la crisi economica, col figlio che aveva bisogno dei jeans buoni, era dura giustificare la passione per la porcellana.

A volte scambiava le statuine con oggetti utili. Succedeva. Ma su queste cose Olga storceva il naso col magone.

Ora, Olga e Michele lasciavano il testimone, confidando che il giovane matrimonio potesse crescere e fiorire nella stessa casa, con la stessa allegria e magari qualche nipotino.

Romeo, infatti, aiutò a coltivare Denis, un bimbetto che già allungava le manine verso gli agognati funghi e ballerine. Mariella però vigilava.

Sei matto, Denis? Sono cose della nonna, non si toccano!

Qualche volta, Denis non resisteva: una volta perse il mercante grassottello, laltra la pastorella acquistata da Olga in un paesino fuori Perugia.

Ma perché una pastorella di mucche? sghignazzava Mariella.

Perché la mamma lha presa a Fratta Todina e le hanno detto che era famosa in tutta la zona. Ma secondo me glielhan raccontata.

Peccato, se era davvero famosa! Tocca fare una vetrina chiusa, Romeo, qui va a finire che perdiamo tutto.

E allora via a chiudere tutto a chiave. Denis batteva le manine sul vetro, ma niente.

Sembra Palazzo Ducale! Tuttattorno porcellana e antiquariato! esclamavano ridendo le amiche, per poi raccontare anche loro di zampe, baffi e ali dei loro pazienti.

Mariella, ora con capelli normali, si chiedeva cosa dire alla suocera quando questa si sarebbe accorta della perdita della pastorella. Per fortuna, Olga la prese con filosofia.

Se è stato Denis, non lo sgrido proprio! e si versava unaltra tazza di tè.

Sai cosa è successo oggi? Mariella stava pulendo proprio il cavallo quello del capo e CRACK!

Romeo, non so come sia successo confessava lei raccogliendo i cocci. Non era mia intenzione, ma è scivolato e si è rotto. Non è che lo posso riaggiustare, questo mica è un ingessatura

Anche Denis la aiutava a cercare sotto i mobili.

Mamma ha detto che il cavallo lo voleva proprio, avevamo pure scelto il posto migliore per lui! È un pezzo antico, dice lei! rincarava Romeo, mentre Mariella tentava di riassemblare i resti. Nulla.

Vado a vedere in centro se ne trovo uno simile? Se magari non se ne accorge Romeo, dammi un attimo! ma mentre Mariella si agitava… squilla il campanello. Olga, ovviamente, non sarebbe mai entrata senza avvisare, anche con le chiavi.

Dai, mamma, entra pure! la chiamava Romeo, ma Olga niente.

Questa ormai è casa di Mariella e tua, non mintrometto. Non apro mai senza chiedere.

Anche oggi fu Mariella ad andare ad aprire.

Ora apro Aspetta che hai visto come tiene a queste cose? Magari si è accorta, lo sente ansimava Mariella.

Romeo va in ingresso, si sentono i soliti rumorini di porta, catene, borsa di Olga che sbatte sul tavolo di vetro, baci, fruscio di borse. Ma qualcosa è diverso: questa volta Olga non borbotta contro il parcheggio, né aggiorna sulle ultime novità togliendosi gli stivali.

Ciao figliolo… Mariella cara Denis, vieni qui dalla nonna! quasi bisbiglia Olga.

Fa sedere Denis sulle ginocchia, poi si lascia cadere stanca sulla sedia.

Non avete freddo qui? Ancora niente riscaldamento. Però voi dovreste andare in villeggiatura da noi: Mariella, prenditi un periodo di ferie, no? e si mette zitta, distratta.

Mariella la guarda stranita, la vede triste come mai prima.

Mamma, tutto bene? Sembri abbattuta O è già successo qualcosa e lo sai? Romeo balbetta: Mamma, ecco il cavallo

Olga, è colpa mia! Pulivo la polvere come volevi tu e il cavallo, quello con la zampa malandata, è caduto. Volevo comprarne uno simile, sono sicura che beh, non sarà proprio lunico Mi dispiace davvero

Il cavallo? Ma figurati, Mariella pensa che me laveva regalato quel capufficio viscido, non lho mai buttato perché quello veniva a controllare se cera ancora! Macché, lasciamo perdere! allarga le braccia stanca.

Mariella si sente ancora peggio: la suocera era stata sempre gentile, mai una parola fuori posto, sempre pronta ad aiutare con Denis e ora non avrebbe più la sua statuina preferita.

Olga parlava persino con quel cavallo ogni tanto, mentre con ballerine e pastori non scambiava mai parola.

Dai su, ne troviamo uno migliore! cerca di consolarla Mariella, come se si trattasse della macchinina smarrita di Denis.

Oh Mariella, chi se ne importa, quel cavallo la interrompe Olga. Non avrei dovuto tenerlo. Che ci vuoi fare

Poi si rabbuia, prende le mani in faccia. Qualcosa di grosso deve essere successo!

Mamma, che cè? Papà sta male? Vi siete messi nei debiti? Dei truffatori? Dimmi tutto! Romeo quasi la solleva dalla sedia.

Romolo, tesoro, perdonami, oggi ho graffiato la tua macchina nuova. Cercavo di parcheggiare dritta, ma non mi girava bene la schiena Ecco, ora hai una strisciata bella grande. E io non voglio neanche più guidare, giuro! E per il cavallo, figurati, porta pure Denis in villeggiatura con me, per tutta lestate, se vuoi

Ma a quel punto Romeo era già sceso di corsa le scale.

La macchina laveva appena presa, ancora profuma di nuovo, non aveva nemmeno finito di riempire il cruscotto di scontrini e ferraglia inutile, ci andava a passeggiare con Denis ogni sera, orgogliosissimo.

Tutte le vecchiette del quartiere lo fissarono vedendolo sfrecciare.

Chissà dove va tutto di fretta! una dice.

Avrà dimenticato il portafoglio, succede anche a me…

Ma figurati tu che corri, hai le ginocchia rovinate!

Intanto Romeo, lampadina alla mano, ispeziona la portiera. Vede la botta, si dispera, ma poi grattando tutto sparisce, era solo fango secco! Tutto intero, carrozzeria immacolata!

Rientra a casa. Tutti tranquilli in salotto, Denis gioca e le donne spettegolano davanti al tè.

Allora? Vendiamo tutto? Paghiamo il carrozziere coi vostri amici di porcellana? scherza Romeo.

Ma smettila, Romeo ride Olga, accarezza le sue statuette: solo questa, quella e il leone li porto alla villa, il resto lo lascio a voi. Non guiderò mai più.

Ah sì?! E ti ricordi quando ho rotto il vaso di cristallo rosato? Mi hai punito severo, niente festa da Kirio per un mese!

Mi ricordo. Troppo severa.

Mi ricordo anche degli inchiostri sul tuo vestito: che disastro.

Eh, mi dispiace.

Vedi? Romeo si ferma, mentre Mariella lo implora con gesti di smettere prima che Olga si senta male. Alla fine, tira fuori tre cucchiaini di zucchero, prende il tè, rompe la tensione.

Va bene, mamma era solo fango! La macchina è sana! Allora, le statuette come le portiamo? In bagagliaio? Dai, venite a sedervi, siete sempre di casa! Mariella, il tuo dolce è fantastico, dammi un po di marmellata…

Mariella sorride, Olga sbuffa, tutto torna a posto. Poi si mettono insieme a imballare le statuine nei giornali, con Michele che già progettava la vetrina sotto la scala della nuova villetta. Il posto donore per il cavallo era pronto.

Miki, il cavallo non cè più, Mariella lha fatto fuori annuncia Olga tornando tardissimo.

E tu che hai fatto, lhai bruciata viva? sonnecchia Michele.

No, anzi, meglio così. Una zavorra in meno. Ci metto la ballerina al suo posto. E comunque, chi ha fatto quella riga assurda sulla macchina di Romeo? Era solo terra! e attacca a raccontare.

Olli, ti dò una punizione! Sabato a teatro!

Ma non mi piace, e poi che mi metto?

È una punizione: vai come sei!

E al teatro, seduta con il binocolo, chi vede Olga? Nientepopodimeno che lex capo, Ivano Chirico, in carne e ossa. Le si avvicina compiaciuto.

Olghina! Sempre in forma Il mio cavallo lo tieni ancora caro? Quanto ci ho messo a trovartelo Sapevo che amavi certe cose. Magari passo…

Ivano, guardi che lho rotto, il suo cavallo. Non venga, per carità: meglio non ci pensi più! e torna a guardare lorchestra.

Mariella aveva rotto lultimo nodo tra Olga e quel vecchio capo appiccicoso. Tanto meglio! Libertà, finalmente.

E ognuno con le sue manie: chi la porcellana, chi lauto, chi la musica Ognuno rispettava laltro.

Michele, stavolta collezionerò servizi da tè! sussurra Olga.

Dopo il concerto, Olli! taglia corto Michele, che una volta tanto vuole solo ascoltare la musica.

Se questo non è amore, dimmi che cosè. Speriamo che anche Mariella e Romeo trovino il loro equilibrio. Me lo auguro per loro, e un po anche per noi!

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Il cavallo di Olio
Quel fastidio che non va via – È tutto finito, non ci sarà nessun matrimonio! – esclamò Marina. – Aspetta, cosa è successo? – si smarrì Ilario, – andava tutto bene! – Davvero? – rise Marina, – sì, “bene”. Solo che… – si fermò alcuni secondi, pensando febbrilmente a come spiegargli… Ma alla fine disse la pura verità, – ti puzzano i calzini! Io non sono pronta a respirare quell’odore per tutta la vita! – Ha detto così? – sgranò gli occhi la madre di Marina, quando la figlia annunciò di voler ritirare la richiesta di matrimonio, – incredibile! – Perché? – scrollò le spalle la quasi sposa, – è la verità. Non dirmi che tu non te ne sei mai accorta. – Me ne sono accorta, certo – ammise la madre, imbarazzata, – però… che umiliazione. Pensavo che lo amassi. In fondo non è un cattivo ragazzo. E i calzini… si può risolvere. – Ma come? Fargli il corso di lavaggio piedi? Cambiare i calzini? Usare il deodorante? Mamma, ti rendi conto di cosa dici? Io volevo sposarmi! Per stare con un uomo, non per adottare un ragazzone cresciutello! – E allora perché sei arrivata fin lì? Perché hai presentato la domanda? – Tutta colpa tua, mamma! “Ilario è proprio bravo, mi piace tanto” – parole tue? E anche queste: “Hai già ventisette anni, è ora di sistemarti, voglio i nipotini”. Perché taci? È vero? – Ma, Marina, io pensavo che tu fossi sicura di lui. Sembrava tutto serio, – rispose la madre, – e sai, sono contenta che tu abbia riflettuto: hai pensato e deciso. Solo che, tesoro, il fatto dei calzini puzzolenti… è un po’ troppo. Non sembri tu. – L’ho fatto apposta, mamma. Così è chiaro. Sul suo linguaggio. Così non c’è possibilità di tornare indietro… *** Sin dall’inizio, Ilario era sembrato a Marina buffo e un po’ impacciato. Girava sempre in jeans e la solita maglietta, non faceva lo saccente sulla pittura di Caravaggio, ma sapeva raccontare per ore di vecchi film. In quei momenti i suoi occhi brillavano. Con lui sembrava tutto facile e sereno. Ed era proprio questa serenità che aveva attirato Marina, stufa di relazioni turbolente e della ricerca del “tipo giusto”. Dopo due mesi di cinema e caffè, Ilario, timido, propose: – Ti va di venire da me? Ti preparo i ravioli fatti da me! Un invito così caldo, di casa, che il cuore di Marina saltò. E il fatto che li avesse fatti lui… la conquistò. Marina accettò. *** La casa di Ilario non piacque a Marina. Non era sporca, ma c’era confusione, niente stile, un’aria trascurata. Muri grigi senza quadri, divano vecchio con un cuscino solo. A terra scatole, libri, riviste. Un paio di scarpe da ginnastica piazzate in mezzo. In più, aria viziata con odore di polvere e stantio. Più che una casa, sembrava una stazione di passaggio da cui nessuno aveva ancora deciso di partire. – Com’è la mia fortezza? – Ilario si aprì in un sorriso, e si vedeva che ne era fiero! Non percepiva niente di strano. Marina si forzò di sorridere: le piaceva e non voleva litigare. Sulla cucina, però, tutto peggiorò: tavolo con polvere, nei piatti sporchi con fondi neri, pentole vecchissime, il suo sguardo si posò sul bollitore. “Chissà che colore aveva…” pensò Marina. L’umore si rovinò. Ascoltava distratta Ilario, che raccontava storie per farla ridere. Ma quando le offrì i ravioli, rifiutò, inventando la scusa della dieta… Non se la sentiva di mettere in bocca qualcosa cucinato lì. A casa, Marina ripensò a tutto. A prima vista, la casa di Ilario non sembrava granché. Viveva da solo, magari non è bravo con le faccende. E allora? Ma dentro quella trascuratezza, Marina vide qualcosa di enorme e inspiegabile: come si può vivere così? Non solo pigrizia, ma perché… per lui era normale! Attraversata da un fastidio che non andava via… *** Poi Ilario andò da Marina. Le fece la proposta ufficiale. Regalò l’anello. Presentarono la domanda. Le famiglie iniziarono a preparare la festa. Essere promessa sposa era bello. Ma nei momenti in cui Marina si fermava a pensare a Ilario, che cercava di farla felice con i suoi ravioli fatti in casa e battute, le tornava davanti agli occhi… quel bollitore di colore indefinito! Capì che non era solo un bollitore, era una prova! Parlava del suo modo di vivere. Della casa, di se stesso, forse di lei. Un giorno, immaginando una mattina insieme, impallidì. Si sveglierà, andrà in cucina e troverà tazze sporche e briciole sul tavolo. E quando dirà: “Caro, puoi sistemare?” lui la fisserà stupito, come aveva guardato la sua casa, senza capire. Non discuterà, non griderà. Semplicemente… non capirà. E ogni giorno dovrà spiegare, pulire, ricordarglielo. E il suo amore morirà lentamente per mille piccoli graffi invisibili. E la mamma così felice, finalmente la figlia si sposa! *** Sposarsi… Tutta la leggerezza, tutto il calore che Marina provava accanto a Ilario, pian piano si dissolsero, lasciando la pesante inquietudine. – Marina, – chiedeva Ilario quasi ogni giorno, cercando i suoi occhi, preoccupato, – va tutto bene tra noi? Ci amiamo, vero? – Certo, – rispondeva, sentendo qualcosa spezzarsi dentro di sé. Alla fine, decise di confidarsi con un’amica. – E quindi? – ribatté Katia, stupita. – Polvere, il bollitore… Mio marito lascia in cucina un carro armato e non si accorge di niente. Gli uomini certe cose non le vedono! – Ecco! Non le vedono! – sussurrò Marina – Ma io sì! Per tutta la vita! E questo mi ucciderebbe piano piano! *** Non lo giudicava. Non l’aveva mai ingannata. Era sincero. Viveva in un altro mondo. Dove una tazza sporca in lavandino era normale. Per lei, invece, era il segnale di un’assenza totale di attenzione. Non si trattava solo di pulizia. Il fatto era che guardavano il mondo da prospettive diverse. E la crepa nata nella sua testa, presto si sarebbe trasformata in un abisso. Meglio fermarsi subito, che precipitare tra anni. Aspettava solo il momento giusto… *** Marina e Ilario furono invitati a una festa. Arrivarono, entrarono, si tolsero le scarpe… Passarono nella stanza… Un odore nauseante li seguì. Marina impiegò un po’ a capire da dove venisse. E quando già avevano capito tutti, si vergognò da morire, come se volesse sparire. Senza una parola, corse nell’ingresso, si rivestì in fretta e se ne andò. Ilario corse dietro. La raggiunse. Le prese la mano. Lei si voltò e gli gridò quasi con rabbia: – Basta! Niente matrimonio! *** E matrimonio non ci fu. Marina è convinta di aver fatto la scelta giusta e non si pente. E Ilario… Lui ancora non capisce: dov’è il problema? Calzini puzzolenti? Poteva anche toglierli…