La vicina continuava a chiedere in prestito sale, zucchero e uova senza mai restituirli: quando si è presentata per la farina, le ho presentato il conto di tutti gli alimenti

Cè un detto molto comune da noi: Il troppo buonismo è peggio del furto. Un tempo pensavo fosse solo unesagerazione, ma la vita mi ha fatto capire fino in fondo cosa si nasconde dietro queste parole.

Circa sei mesi fa, di fronte al mio appartamento a Firenze si è trasferita una nuova vicina. Una donna intorno ai quaranta, sempre ben curata e sorridente. Ci incrociavamo spesso nellascensore, con quei saluti formali tipici di chi abita nello stesso palazzo ma nulla più.

Il suo primo colpo di campanello arrivò due settimane dopo il suo trasloco. Era quasi sera, saranno state le nove. Apro la porta e vedo Stefania, con unespressione mortificata e una tazzina vuota in mano.

Oddio, scusami se disturbo cinguettò. Non ci crederai, ho deciso di fare delle crespelle, ho preparato tutto e mi sono accorta che mi manca il sale! Me ne daresti un pizzico? Giuro che domani lo riporto!

Come si fa a negare una cortesia così piccola? Gliene versai quasi mezza saliera, lei ringraziò con entusiasmo e se ne andò.

Ma il secondo favore arrivò poco dopo. Qualche giorno dopo, di nuovo alla porta: stavolta voleva dello zucchero.

Sai, mi è venuta voglia di una tazza di tè disse sistemandosi la vestaglia. Ma fuori piove ed è tardi Potresti prestarmi un bicchierino? Ti giuro che domani ti porto una confezione grande!

Non mi pesava, ma una domanda iniziava a farsi strada: vive qua da quasi un mese, possibile non abbia il minimo indispensabile? Sale, zucchero, olio, fiammiferi insomma, roba che in cucina cè sempre. Ma decisi di sorvolare.

La settimana dopo Stefania chiese le uova. Poi un po’ dolio doliva, qualche cipolla, mezza fetta di limone, una bustina di tè, una pastiglia per il mal di testa e persino un rotolo di carta igienica.

La scena si ripeteva con inquietante puntualità: la sera, sguardo colpevole, racconto su quanto si fosse dimenticata di comprare e la solita promessa di restituire tutto lindomani. Ma niente di quel che prestavo tornava mai indietro. La memoria della mia vicina era sorprendente nella sua selettività: riusciva a ricordare che ero quasi sempre a casa, ma dimenticava sistematicamente i suoi debiti non appena richiudeva la porta dietro di sé.

Un giorno mi servivano delle carote per il minestrone. Sapevo che Stefania era a casa, così bussai. Mi ascoltò con aria innocente:

Oh, le ho, ma proprio stasera le uso anche io. Mi spiace, ne ho giusto poche per la mia ricetta…

E chiuse la porta.

A quel punto mi si è accesa la lampadina: i miei alimenti erano di tutti, ma le sue carote erano sacrosante? Basta, ho pensato, ora si cambia.

Ho preso un quaderno e, a memoria, ho annotato tutto quello che mi aveva preso: zucchero, uova, caffè, olio, cipolla, pastiglie, limone, detersivo Una volta fatti i conti, la cifra arrivava sui 50 euro.

Ho lasciato il foglio sullingresso: sentivo che il momento giusto era vicino. Infatti, puntuale come un orologio svizzero, il sabato pomeriggio mentre impastavo la crostata, ecco il campanello. Dallo spioncino vedo Stefania, con la ciotola in mano.

Mi sono fatta coraggio, ho messo il sorriso di circostanza e ho aperto.

Ciao! iniziò allegra. Ti prego, puoi aiutarmi? Sono quasi senza farina e vorrei fare le frittelle. Me ne dai trecento grammi? Poi ti restituisco tutto!

Farina? Sì, direi che ce lho rispondo.

Che bella, sei sempre così disponibile! Sai che te la riporto!

Certo, Stefania. Però prima, facciamo un bilancio di tutta la nostra cooperazione culinaria.

Le ho allungato il foglio preparato la sera prima. Lei lha preso e ha sgranato gli occhi: di solito mi bastava poco per cedere, ma quella lista non se laspettava.

Guarda le spiego, mostrandole voce per voce questo è tutto quello che mi hai chiesto in questi due mesi: quindici uova, zucchero quattro volte, olio, caffè, detersivo, limone, cipolla. Ti torna tutto?

Stefania ammutolita, passava dallimbarazzo alla stizza: nello sguardo la domanda ma come ti permetti? Siamo vicine, no?

Ho fatto i conti con i prezzi medi, continuo addirittura ti ho fatto uno sconto. Totale: cinquanta euro.

Le tendo la mano.

Quando ci regoliamo, ti do la farina. Te la posso anche setacciare.

Ma sei seria? sibilò infine. Mi fai il conto? Per sale e fiammiferi? Ma stai bene?

Più che bene risposi. Se prendi qualcosa e non lo restituisci, di fatto lo compri. Chiedo solo che tu mi paghi.

Sei di unavarizia incredibile! alzò le mani. Pensavo fossimo persone normali invece sei una tirchia!

Lavarizia è avere i soldi per mangiare sushi ma poi chiedere ai vicini la carta igienica, replicai senza scompormi.

Il viso di Stefania si fece rosso scuro.

Tieniti la tua farina! urlò, sbattendo la porta. Non ti chiederò più nulla!

Sono rimasta lì, con il foglio tra le mani. Nessuna rabbia, solo un senso di sollievo.

Sono passate due settimane. Stefania non mi saluta più, in ascensore finge di essere impegnata al telefono. Lho sentita lamentarsi con lamministratore che in questo condominio vivono persone strane e tirchie.

E voi, cosa avreste fatto al mio posto? Avreste continuato a sopportare?

A volte, essere troppo accomodanti vuol dire mettersi nelle condizioni di essere sfruttati: il rispetto reciproco si costruisce anche imparando a dire di no.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

eighteen + thirteen =

La vicina continuava a chiedere in prestito sale, zucchero e uova senza mai restituirli: quando si è presentata per la farina, le ho presentato il conto di tutti gli alimenti
La Seconda Giovinezza