Tra verità e sogno

Tra verità e sogno

Veronica si era raggomitolata in una morbida coperta di lana, godendosi la quiete della sua casa milanese. Fuori dalla finestra i fiocchi di neve scendevano lenti, posandosi sui cornicioni come ballerine di un valzer silenzioso. Era appena tornata dalla prova dellabito da sposa evento che le aveva agitato le farfalle nello stomaco. Aveva ancora tra le mani il sacchetto con gli accessori: delicati orecchini dargento, una tiara sottile come un capello dangelo e altre piccole frivolezze, quelle che secondo tutte le riviste completano il look, come se da sole potessero garantirle il matrimonio perfetto. Pensava ad alta voce: Chissà come starò, chissà se il velo mi donerà e se zia Concetta farà commenti sullo scollo, come dabitudine?

Fu interrotta da un suono violento: il campanello della porta. Sussultò, stringendo i bordi della coperta come un portiere del Milan sullultimo rigore. Guardò lorologio: le sette meno dieci. A questora chi può essere? frullavano mille domande nella testa: il corriere che sbaglia sempre piano, la vicina impicciona che cerca zucchero? Speriamo non il tecnico del gas.

Si avvicinò cauta allo spioncino, scrutando: un uomo, abbastanza alto, irriconoscibile nel cappotto scuro e con la neve che gli si scioglieva addosso. Di certo non il fattorino della pizza.

Chi è? chiese, cercando di dissimulare la tensione con una patina di indifferenza.

Sono io, Valerio, rispose una voce nota, un po attutita dalla porta. Dobbiamo parlare. Subito.

Veronica esitò. Valerio, proprio lui? Lultimo a cui avrebbe aperto a questora e diciamo la verità non era mai stato una presenza rassicurante. Un lampo in testa: magari è successo qualcosa a Ilaria? Rischiando la predica del padre che le diceva mai aprire agli sconosciuti, girò la chiave e appese alla sicurezza tutte le regole materne.

Lo fece entrare, abbozzando il più possibile sangue freddo (il tempo di aprire la porta, ché ormai il danno era fatto): Vieni pure dentro, dai, che sembri un baccalà in ammollo. Sei tutto fradicio.

Valerio entrò senza levare le scarpe il suo classico, ignorando che a Milano il parquet si rispetta. La neve sul suo cappotto formava pozze scure, e il suo sguardo da sempre trasognato ora sembrava più intenso. Veronica, con la tipica diplomazia lombarda, si appoggiò alla porta del soggiorno, pronta tuttavia a darsela a gambe se la conversazione avesse preso una piega da telenovela napoletana.

Veronica, non ce la faccio più, esordì lui, stropicciando i guanti come se spremendo la lana potesse tirarci fuori coraggio.Ti amo!

Lei rimase di sasso. Nemmeno nelle peggio commedie sentimentali di Rai 1 qualcuno aveva mai fatto unentrata così plateale.

Valerio ma tu iniziò, ma la voce le tremava come una messa in scena da provini di X Factor.

Lui non la fece finire. Avanzò, dichiarandosi come un eroe romantico sebbene fradicio e un po sconclusionato.

So che ti sposi, che è tutto assurdo ma non posso più stare zitto! Ho provato di tutto per dimenticarti, ma non ci riesco. Ho iniziato a frequentare Ilaria solo per starti vicino. Non ho mai amato lei, mai! disse, già con la commozione tipica delle telenovele di Canale 5.

La povera Veronica ebbe un brivido non tanto per la confessione, quanto per lo shock che la propria migliore amica fosse solo una figurante in una storia degna di Beautiful. E pensava: Povera Ilaria, questa se la prende male, altroché!

Volendo rialzare la bandiera della realtà, appoggiò la coperta sulla poltrona, cercando aria. Tu lo capisci che io sono innamorata del mio fidanzato, vero? Che abbiamo una vita, dei progetti, la lista nozze già da Migros e la nonna che non vede lora di ballare la tarantella al ricevimento?

Lui la fissava con occhi di cresimando, come se in quellistante potesse avverarsi il miracolo. Lo so che tra poco sarai per me un sogno irraggiungibile! Ma dovevo dirtelo. Ilaria non significa nulla per me, non lha mai significato.

Veronica strinse le dita, il cuore che batteva come una tamburello a Carnevale. Scusa, ma come ti salta in mente? Soprattutto con Ilaria tu le hai mai detto la verità? Le hai mai mostrato anche solo un po di rispetto?

Io ci ho provato, credimi, tentò lui, con una determinazione disperata.Ma sei tu che voglio! Se solo mi avessi visto visto davvero! Senza paraocchi!

In quel momento, mise un ginocchio a terra (lumidità passata direttamente dal marciapiede al parquet), aprendo una scatolina: un anello con il brillantino. Lascia perdere tutto. Vieni con me. Ti renderò felice, te lo giuro.

A Veronica sembrava di essere in una di quelle soap dove le svolte arrivano sempre nei momenti più improbabili: memorie di Valerio che ride con Ilaria o le tiene la mano. Tutto improvvisamente appariva falso, costruito su bugie e su improvvisazione.

Rimettiti in piedi, mormorò, quasi senza voce, per favore.

Valerio si sollevò piano. Sembrava attendersi una dichiarazione altrettanto scenografica, ma lei non aveva intenzione di esasperarlo.

Non credi a quello che provo? chiese con voce incrinata.

Certo che ti credo, purtroppo, rispose calma ma decisa.Ma questo non cambia nulla. Tu sei mio amico. Io amo un altro. Non sono la tua protagonista da film per la TV. Devi andare avanti fece un passo indietro, creando la distanza necessaria per tornare razionale.

Ma se te lo avessi detto prima? domandò lui, che ormai rosicchiava la possibilità di e se.

Stessa risposta. scrollò le spalle con laria di chi ha appena spiegato la differenza tra carbonara e panna e prosciutto. Non sei il mio tipo, mi dispiace.

E quando provò ad avvicinarsi ancora, lei pensò: Se ora lo spingo, va dritto sul divano, io scappo in portineria e ciao! Ma cercò un tono pacato: Non cè nulla, Valerio. Quella che tu chiami amore è solo unossessione: ti sei inventato una Veronica ideale, fatta su misura. Ti prego, basta.

Valerio si morse il labbro, fregandosi gli occhi. Non è vero. Non ho mai amato nessuno così.

Veronica prese un bel respiro, puntando i piedi per terra: E Ilaria? Hai pensato a lei? Hai pensato al dolore che le causi solo per rincorrere una tua fantasia? Che avresti fatto se fossi stato nei suoi panni?

So che ho sbagliato, sussurrò lui.Ma, anche con il senno di poi, rifarei tutto.

Non puoi cercare la felicità sulle macerie degli altri, disse lei, con la praticità di chi ha già visto troppi drammi al tg regionale.E tu non ami me: ami il sogno che ti sei costruito in testa. Dovresti parlare con Ilaria. Scusarti, almeno.

Valerio esitò, poi abbassò la voce: A che pro? Non provo nulla per lei. Sei solo tu. Ma se vuoi che sparisca

Non pensare che resterò zitta, lo ammonì Veronica.Né a me, né a Ilaria tocchi più. Cerca altrove la tua protagonista.

Dopo qualche attimo di silenzio, sospirando come un attore sfiduciato, lui si avviò verso la porta. Non mi arrendo. Aspetterò che cambi idea.

Risparmia tempo, replicò lei con una smorfia amara.Cerca qualcuna da amare, non un personaggio di una soap. Ora vai.

Fu così che Valerio lasciò la casa, chiudendo piano la porta. Veronica rimase davanti alluscio, inspirando profondamente, come appena scampata allarrivo imprevisto di una suocera ingombrante. Andò alla finestra e lo vide andare via, le spalle curve, il passo pesante, nevicava ancoraMilano sapeva essere tragicamente pittoresca.

Ma, come direbbe ogni lombarda pratica: Ora chi pensa ad Ilaria? Così chiamò subito la sua migliore amica. Il cuore batteva forte, ma la voce, almeno, uscì ferma: Ilaria, dobbiamo parlare. È importante.

Altra parte della città, altro appartamento. Ilaria stava meditando su una tazza di tisana al tiglio quando arrivò la chiamata della sua migliore amica. Veronica le spiegò brevemente quanto accadutotutto, dalla soap improvvisata allanello finto. Un silenzio lungo, pesante, cadde tra loro. Poi, con la calma di un temporale in arrivo, Ilaria replicò: Sto bene. Grazie per avermelo detto.

La telefonata finì, con un vago Ti richiamo domani. Ma per Veronica fu già un sollievo: aver messo la verità al centro, senza ulteriori sceneggiate.

***

Intanto, la fedele Ilaria restava seduta al tavolo della cucina: il tè era freddo, come i sogni che Valerio le aveva venduto. Rievocava i primi appuntamenti: mani intrecciate, quelle frasette smielate che (pensa te!) aveva preso sul serio. Rolling her eyes, come avrebbe detto la cuginetta che studia allUniversità di Verona. E ora? Nemmeno la dignità di recitare benino fino alla fine. Si sentiva sciocca, ma tentava di non scivolare nel melodramma. Al massimo domani mi concedo una fetta di panettone in più, decise, tirando su il mento.

Ma nemmeno il tempo di piangere, che il destinoo meglio, il solito Valeriosi presentò sotto casa sua: mantello bagnato, faccia da cane bastonato, aria da pentito che vuole confessare tutto.

Ascolta lo anticipò lei ancora prima di aprire la porta so già tutto. Veronica mi ha chiamata. Non serve che ti metta a recitare davanti a me.

Valerio rimase impietrito. Avrebbe voluto dirle almeno una frase deffetto, come quelle dei reality, ma nulla.

Volevo solo chiederti scusa, provò.Davvero.

Potevi dirmelo subito, replicò Ilaria, la voce tremante ma fiera.Non sei venuto qui per me, ma solo perché Veronica non ti vuole. Non hai mai avuto il coraggio, nemmeno un briciolo.

Lui tentò la carta del melodramma: tirò fuori la famigerata scatoletta con lanello, offrendogliela come una reliquia da sagra di paese.

Se proprio lo vuoi, prendilo questo anello. Non mi serve. Ilaria lo fissò, uno sguardo che non lasciava spazio a repliche.

Tienilo tu, ribatté con la calma di chi ha già voltato pagina. Non voglio niente che venga da te, nemmeno i resti di un sogno.

Valerio non poté che arrendersi e, ormai sulla soglia tra lumiliazione e lo sdegno, rimase lì in attesa del colpo finale. Ed eccolo arrivare: nuova visita, questa volta era Alessandro, il futuro marito di Veronica. Sempre pettinato impeccabile, laria decisa di chi ha appena firmato un contratto, entrò senza preamboli.

So tutto, tagliò corto, guardando Valerio dritto negli occhi.Non solo quello che hai fatto a Veronica, ma anche a Ilaria.

Valerio fece per giustificarsi, ma Alessandro non gliene diede il tempo:

Poche parole. La verità a volte si capisce solo con i fatti e, senza troppe cerimonie, una lezione che nemmeno alle prove di judo: un pugno secco, giusto per ricordare che a Milano certi messaggi si trasmettono meglio così. Se ti rifai vivo con qualcuno di noi, vedrai che cè di peggio. Fidati.

Valerio, onorato certo, si asciugò la bocca e con un briciolo di dignità, quasi barcollando, uscì.

Alessandro, ormai a corto di cattiveria, abbozzò uno sguardo più mite a Ilaria: Scusa se ho alzato la voce e il pugno, quasi pentito.Veronica mi aveva chiesto di badare a te.

Lei rispose, rilassandosi poco a poco.Hai fatto quello che sentivi giusto. Meglio la verità, sempre, anche quando fa male.

Quando Alessandro se ne andò, chiuse la porta piano e si lasciò scivolare sul divano.È davvero finita, pensò. Ma, incredibilmente, sentì una specie di pace, come se il peggio fosse davvero passato. Un capitolo chiuso, finalmente, e una strada davanti ancora tutta da scrivere.

***

Intanto Valerio vagava per il centro di Milano, la neve che cadeva fitta e lanima col morale sotto ai Navigli. Lindomani si sarebbe presentato al lavoro con un labbro gonfio e un occhio nero il classico look del milanese reduce da uno scontro non proprio di moda. Nessuno chiese spiegazioni: meglio non ficcare il naso.

Pochi giorni dopo, inoltrò richiesta di trasferimento. Addio, Milano: meglio cercare fortunao quanto meno un suo surrogatoaltrove. Restituì anche lanello alla gioielleria di corso Buenos Aires (Non ha portato bene, grazie lo stesso), e con i soldimagnifici euro e non rubli come nei romanzi russifece un bonifico a Ilaria, con un messaggio breve: Scusami. È tuo di diritto.

***

Nelle settimane successive, la vita riprese lentamente il ritmo di sempre. Veronica e Alessandro ripresero i preparativi del matrimonio, tra mille dettagli da decidere: bomboniere, inviti, se sedere la zia di Piacenza accanto allo zio di Como oppure no. Ilaria tornò a incontrarsi con loro almeno una volta a settimana, rigorosamente davanti a una cioccolata calda extra panna in un bar di Brera.

Le giornate passavano e la neve, che intanto aveva ricamato Milano di bianco, iniziava a sciogliersi.

Sapete, disse Ilaria, attorcigliando una ciocca di capelli e guardando fuori dalla vetrina,alla fine non ce lho con lui. Anzi, forse gli sono anche un po grata: ho capito che si sopravvive pure a queste buffonate.

Veronica le sorrise, stringendole la mano con la complicità di chi ha dovuto sopportare parenti, sventure e drammi amorosi vari.

Limportante è non perdere mai sé stessi. Meglio una brutta verità che una bella bugia. Sentenziò, come si fa tra migliori amiche.

Annuendo, Ilaria bevve un sorso di cioccolata: Già. E ora avanti. Ho diritto anchio a un lieto fine, magari meno clamoroso e senza attori improvvisati.

Fuori la neve continuava a cadere, coprendo i ricordi di una stagione difficile e lasciando spazio al domani. Perché, anche se la vita assomiglia a volte a un film girato male, prima o poi arriva sempre una seconda occasione Magari proprio sotto i portici di Milano, con una cioccolata calda in mano e due amiche sincere al fianco.

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