Sergio ha portato la sua promessa sposa Irene a vivere in campagna, nella casa della nonna che ha ereditato

Matteo aveva portato la sua fidanzata, Giulia, a vivere in paese, lì, де gli era rimasta in eredità la casa della nonna. I due giovani si erano ambientati: la casa ormai trasudava di nuove abitudini, avevano messo su un piccolo allevamento, iniziavano a sentirsi finalmente a casa propria Ma tutto cambiò il giorno in cui la sorella di Matteo, Alessia, arrivò dalla città in visita. Con sé aveva portato i suoi tre figli.

Anche io, una volta, ho vissuto qui! disse Alessia appena varcò la soglia, lanciando una rapida occhiata al fratello. Venivo sempre dalla nonna da bambina. Ora ho deciso che mi prendo una pausa: vado al mare! Vi lascio i bimbi qui in campagna, tanto vi faranno compagnia

E chi pensi che si occupi di loro? reagì Matteo, incredulo. Noi lavoriamo spesso non ci sono nemmeno per giorni!

Dun tratto, un baccano si sollevò fuori. Matteo si affacciò: la scena lo lasciò senza parole.

Matteo aveva realmente portato Giulia nel paese dove era cresciuto, grazie alleredità della nonna materna.

Scegli, Giulia le aveva detto con un sorriso , restiamo qui o torniamo in città a prendere in affitto qualcosa?

La verità era che le alternative mancavano. In città, Matteo non possedeva nulla. Praticamente divideva un piccolo stanzino con il nipote maggiore nella casa di Alessia. La sorella non aveva mai sopportato la sua presenza: solo a inizio mese, quando le consegnava lo stipendio come affitto, sembrava essere un po’ più propensa a sopportare il fratello. Per il resto, lo punzecchiava di continuo.

Oltre tutto, su Matteo gravavano molte faccende: ogni fine settimana doveva sbattere tappeti e coperte, portare i nipotini a passeggio mentre il marito di Alessia, per lo più, era fuori città per studio o in giro con gli amici. A volte semplicemente si rifugiava dai genitori pur di stare lontano dalla famiglia.

Giulia sapeva tutto questo. Era consapevole che, pur avendo un buon lavoro e uno stipendio decente, Matteo aveva sempre pochi soldi: tutto finiva nelle mani della sorella. Dopo aver iniziato la relazione con Giulia, quando Matteo aveva deciso di tenersi qualche soldo per sé, Alessia quasi lo sbatteva fuori da casa. Si era dovuto guadagnare laddio, con il lavoro fino alle dimissioni definitive. Quante energie aveva prosciugato Alessia a Matteo e, per riflesso, anche a Giulia

Per Alessia, avere un fratello così era comodo: soldi, pulizie, mano coi bambini. Ma quando Matteo si era finalmente ribellato rifiutando di darle ancora tutto lo stipendio, la sorella aveva sbottato e lo aveva cacciato allistante.

Matteo si era quindi presentato con una valigia nella stanza di Giulia, in un vecchio dormitorio aziendale

Il paese aveva accolto bene i giovani. Nessun parente, sì, ma tanti amici dinfanzia: le estati passate con la nonna non erano state vane. La mamma di Matteo viveva anchella in campagna, ma in unaltra regione. I genitori di Giulia, invece, erano ancora più distanti insomma, nessuna base dappoggio reale.

Così i due, in silenzio, si sposarono civilmente e cominciarono a mettere radici. Giulia trovò lavoro nella scuola materna locale, Matteo alla segheria. Una vicina anziana diede loro una capra: non poteva più prendersene cura.

La capra fu quasi un regalo, se si escludeva il mezzo litro di latte al giorno da portare in dono alla nonna. A seguire, arrivarono galline e pecore. Lo stipendio non era alto, ma la piccola fattoria e qualche lavoro di sartoria che Giulia faceva per le signore del posto arrotondavano. Vivevano dignitosamente.

Avevano già un bimbo Nicolò, tre anni e Giulia era appena rientrata al lavoro dopo la maternità. I tempi più difficili sembravano ormai dietro le spalle

Quando Alessia, la sorella, decise improvvisamente di far visita a Matteo, lui non la vedeva da quando aveva lasciato la città. I figli di Alessia ormai erano cresciuti. Il marito, come sempre, aveva preferito restarsene dai suoi, in città.

Sono stata anche io qui, da piccola! disse Alessia. Venivo sempre dalla nonna.

Sì, poco però rispose Matteo : già dopo la prima settimana senza i genitori era un inferno. Ti portavano via durgenza. Io qui passavo tutte le estati

Eh, ma qui che fai? È una noia. Io stavolta me ne vado al mare!

Il mare ti è sempre piaciuto, lo sai. I genitori portavano solo te.

Senti, io parto per il mare, tu che sei mio fratello, tieni i bambini qui, che male cè? In paese si troveranno bene!

Ma chi li segue? Siamo fuori casa tutto il giorno. E spesso nemmeno ci sono da lavorare alla segheria.

Che sarà mai, qui è paese, si arrangiano! Si badano da soli!

Allora resta qui e ci pensi tu a loro. Giulia di certo non accetterà.

E perchè dovrei chiederlo a lei? Tu sei mio fratello, comanda tu!

E tuo marito? Non viene con te?

Lui resta a casa, si riposa finalmente da noi.

Sempre a riposarvi luno dellaltro, vero

Mentre i due discutevano, i figli di Alessia si erano messi già a frugare ovunque.

Allimprovviso, da fuori, un fracasso: Matteo si affacciò e rimase paralizzato. I bambini avevano liberato il maialino, che adesso scorrazzava dietro di loro tra le aiuole della verdura. Matteo riuscì a rimetterlo nel recinto, ma le piante ormai erano ridotte male. Subito dopo, liberarono capra e capretti mezzo campo di cavoli finì divorato.

Matteo era inviperito, Giulia non sapeva che dire dallangoscia. I piccoli, intanto, erano già di nuovo di fuori.

Ma sono bambini, è campagna! Che male fanno se giocano con le caprette? sbottò Alessia.

Nostro figlio non fa niente del genere, ha tre anni!

Imparerà anche lui, vedrai.

Sa perfettamente che certe cose non si toccano.

Nuovo rumore da fuori: i bambini erano andati a vedere le galline. Le galline bellissime, di razze colorate e uova screziate erano custodite da un gallo che, appena li vide aprire il pollaio, saltò loro addosso, minaccioso.

Ma che paese è questo! Nessuno tiene più la fattoria come si deve!

Il gallo fa il suo dovere. Dì ai figli di non ficcare il naso ovunque.

Se succede qualcosa, tua moglie prenda le ferie! Se no, guai a voi: non voglio neanche pensarci!

Finora neanche si sono avvicinati al cane, e nemmeno hanno visto il toro dei vicini: quello sì che è feroce. Poi ci sono le oche, e i cani sciolti dei vicini, peggio del gallo! E col buio, meglio non mettere il naso fuori.

Ma dai, mi stai spaventando apposta?

No, ti sto solo avvisando.

In quel momento il figlio maggiore di Alessia fu riportato dal vicino: era andato a fumare dietro il garage.

Se succedeva un incendio? È tutto secco, non piove da settimane borbottò il vicino. Ma chi siete, scusate?

Guarda, Alessia, a me guai non ne servono. Prendi i bambini con te, magari portali al mare, sperando che le onde non si spaventino loro!

Ma che siete tutti strani qui, tutto il paese! Ti ricordi che ti ho aiutato, quando vivevi da me a Milano?

Per un anno solo, senza scelta! E ti lasciavo pure tutta la paga, il resto lo sai bene anche tu!

Andiamo! Vi porto dai nonni disse brusca Alessia rivolgendosi ai figli.

Noi vogliamo stare con te! protestavano loro.

No, ho detto!

Il mattino dopo partirono. Matteo e Giulia rimasero in silenzio a lungo, scossi dal ricordo dellinvasione di quella sorella, troppo sfrontata anche per la più paziente delle campagne lombardeQuando il silenzio tornò a regnare in casa, Matteo e Giulia si guardarono a lungo senza parlare. La devastazione nel giardino era visibile, ma un senso profondo di sollievo serpeggiava nellaria. Nicolò, con il dito in bocca, osservava i genitori da sotto il tavolo, cercando negli occhi della madre una risposta su quanto fosse successo.

Fu Giulia ad andare avanti per prima, accarezzando i capelli del figlio: «Nicolò, oggi impariamo a piantare nuovi semi, va bene?». Il bambino annuì. Matteo li raggiunse in quel gesto semplice, quasi solenne, impugnando la zappa.

Insieme, sotto il sole che ormai calava, sistemarono le aiuole, ricostruirono piccole staccionate, rincorsero le galline che ancora chiocciavano indignate. Matteo rise, allimprovviso, di cuore: la risata liberatoria di chi ha resistito e ora può smettere di difendersi.

La sera, davanti al camino, Giulia strinse la mano del marito e sussurrò: «Non siamo come loro, sai? Noi restiamo, insieme, a seminare ogni giorno».

Fuori, la luna illuminava la campagna e, tra le ombre, il piccolo allevamento ricominciava pian piano a respirare. Forse un orto si può sempre ripiantare, i recinti si raddrizzano, e la famiglia che ci si sceglie, quella, è il vero raccolto che dura per sempre.

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Sergio ha portato la sua promessa sposa Irene a vivere in campagna, nella casa della nonna che ha ereditato
Per sei lunghi anni mi sono chiesta: perché mia nuora era così ostile con noi? Per sei anni continuavo a chiedermi: perché mia nuora si comportava così freddamente con la nostra famiglia? Non sento mio figlio Taddeo da sei anni. Non sono nemmeno stata invitata al suo matrimonio. Sapevo che la colpa era di mia nuora, Sara. Non capivo il perché, ma per causa sua ho sofferto tantissimo. Con mio marito abbiamo tre figli, lui ne ha uno dal precedente matrimonio. Amo tutti i miei bambini, ma Taddeo, il maggiore, è sempre stato il mio orgoglio: lo abbiamo tanto aspettato. Sei anni fa Taddeo ha conosciuto colei che sarebbe diventata sua moglie. Fin dall’inizio le cose non sono andate bene. La prima impressione su di lei era stata positiva. Il suo primo pranzo a casa nostra è filato liscio. I problemi sono iniziati la seconda volta: eravamo seduti a tavola e, di punto in bianco, ha detto a Taddeo: “Hai un gusto brutto nel vestire, ti regalerò dei bei vestiti”. Lui ha risposto: “Non serve, ognuno ha i suoi gusti”. L’ho sostenuto. Sara si è imbronciata, senza aggiungere altro. Il giorno dopo Taddeo mi ha dato un bacio, lei nemmeno mi si è avvicinata. All’epoca non diedi peso alla cosa, ma tempo dopo capii che con una sola osservazione mi ero tirata addosso la sua antipatia. nuora Nemmeno un invito al loro matrimonio Dopo mesi di silenzi strani, Taddeo ci invitò al suo compleanno a Bologna – la città di Sara. Io e mio marito pensavamo di soggiornare in hotel, per lasciare i ragazzi liberi, ma Taddeo insisteva che dormissimo a casa di Sara, anche se ci avvertì che difficilmente l’avremmo vista perché impegnata con la bottega dei suoi genitori. Ci saremmo dovuti vedere a pranzo al ristorante, ma lei non venne. Dopo pochi giorni Taddeo mi disse: “Mamma, voglio sposare Sara”. Aggiunse che non voleva una grande festa, solo una cerimonia intima. Non mi disturbò, gli dissi che ero felice per lui. Una settimana dopo mi chiamò e disse che Sara non voleva che andassi al matrimonio. Era invitato solo mio marito. Nemmeno i suoi fratelli erano stati invitati. Impossibile descrivere in parole quello che provai. Passai il telefono a mio marito, che disse a Taddeo che non sarebbe andato senza di me e i ragazzi. Taddeo mise giù nervoso. Nei giorni successivi la nuora provò a contattarmi, ma trovava sempre mio marito. Quando infine mi prese la linea, disse seccata “Finalmente!” Avevo accumulato così tanta rabbia che le risposi: “Sai, non voglio più sapere niente di te!” Quella fu la nostra ultima conversazione. Poco dopo partirono per il Belgio. Per due anni nessuna notizia. Mia sorella li contattò; Sara le rispose: “Taddeo ormai ha una nuova famiglia”. In effetti, mio figlio vedeva solo suo fratello Vittorio, mai noi. Così per sei anni. Qualche mese fa tentai di ricontattare Taddeo: mi mancava troppo. Gli scrissi due lettere di scuse – una a lui, una a Sara: nessuna risposta. Quando morì mia madre, tre anni fa, Taddeo non venne ai funerali. Non si fece vedere nemmeno quando perdemmo mia sorella maggiore. In sei anni ricevemmo solo un breve messaggio di auguri per il compleanno di mio marito. Poi il silenzio. Mi sento morire dentro. Ho saputo per caso che si sono trasferiti, ma non so nemmeno dove. Taddeo è nei miei pensieri ogni giorno. Per tanto tempo ho pensato che Sara lo manipolasse, che volesse tenerlo solo per sé. Continuavo a chiedermi: perché è così ostile con noi? Non l’ho mai saputo: lei non ha mai voluto spiegarsi. Forse ho sbagliato io all’inizio. Come vorrei che tutto fosse andato diversamente! Due mesi fa, io e mio marito abbiamo vinto una breve vacanza in Belgio. Passeggiando in un paesino ci siamo fermati in un parco giochi. Sognavamo di avere dei nipoti… Un ragazzino simpatico è venuto a giocare con noi col pallone. Era proprio come Taddeo da piccolo! Ho sorriso, mio marito ha giocato un po’ con lui… Poi qualcuno ha chiamato: “Emilio!” Non potevo credere a quel caso: davanti a noi c’erano Taddeo e Sara! Ci siamo abbracciati tutti, un fiume di parole per recuperare il tempo perso. Tutti eravamo chiusi in noi stessi, incapaci di comunicare. Sì, ora capisco: se qualcuno mi avesse detto “non voglio più sentirti”, nemmeno io avrei più cercato un contatto. Ma solo ora, dopo tanta lontananza, capisco i miei errori. Anche loro hanno attraversato momenti difficili. E il nipotino un giorno ha chiesto: “Dove sono i nonni?” e questo li ha fatti riflettere. Ormai tutti abbiamo imparato dai nostri sbagli e vogliamo lasciarci il passato alle spalle. Abbiamo lasciato il gruppo turistico e siamo rimasti in quel piccolo paese belga, come se ricominciassimo tutto da capo – cambiati, con il desiderio di capirci davvero. Adesso colmiamo insieme il tempo perso, con ritrovato affetto e rispetto reciproco.