E tu non mi credevi
Veronica mi chiamò dopo due giorni. Però stavolta la sua voce era agitata.
Te l’avevo detto, amica mia, che il tuo Dima era un tipo strano. E tu niente… E invece ora ho le prove!
Che prove? domandai sorpreso, sentendo un brivido lungo la schiena…
“Che cosa avrà scoperto sul mio uomo?”
*****
Cè sempre un vecchio detto che mi ronzava in testa: La fretta è cattiva consigliera.
A ventisei anni lavevo sentito chissà quante volte e ogni volta cercavo di tenerlo a mente.
Così, per sicurezza.
Eppure, quella sera sfortunata, non avevo davvero alternative: ero appena uscito dalla Coop con due borse piene, vidi il tram 14 già fermo al capolinea, pronto ad aprire le porte e…
…corsi.
Aspetti, per favore! gridai al conducente, che però era distratto dal telefono e non sentì nulla.
E poi successe limprevisto: caddi…
Prima si spezzò il tacco, poi mi slogai la caviglia, infine ruzzolai a terra, strappando le mie calze nuove al ginocchio.
Qualche alimento comprato al supermercato rotolò sul marciapiede.
Guardai il tram che, restando impassibile, si allontanava lentamente dalla fermata, e sentii le lacrime bagnarmi il viso.
Non è possibile…
Ripensai al proverbio e sul mio viso comparve un lieve sorriso amaro. Non si ha mai ragione a correre…
Basta avventure per oggi. Prendo un taxi e torno a casa tranquilla!, decisi. Basta solo rialzarsi…feci una smorfia per il dolore.
Improvvisamente, accanto a me apparve la sagoma di un uomo. Non vidi subito il volto, ma la sua voce mi piacque subito, calda e gentile.
Dove correva così? Si è fatta male? La aiuto io.
Stavo cercando di prendere il tram, il prossimo è tra mezzora… sospirai, tendendogli la mano.
Mi aiutò a rialzarmi e poi raccolse la merce caduta, rimettendola nelle borse.
Grazie infinite, lo ringraziai notando che aveva degli occhi molto buoni e, mentre cercavo di riprendere le mie buste, lui accennò un sorriso misterioso, senza lasciarmele.
Senta, la accompagno io a casa.
A me? Ma va, ora chiamo un taxi e risolvo, davvero, grazie.
Che taxi! rise. Ci penso io. Sono un tassista, sa? La aiuto a raggiungere la macchina.
Forse in unaltra situazione ci avrei pensato su due volte prima di accettare. Ma quella volta…
…volevo solo arrivare a casa il prima possibile, così non mi opposi.
In più, questuomo non mi dava alcuna sensazione negativa. Anzi, mi era subito simpatico.
Durante il viaggio il tassista, che si presentò come Damiano, tentò di distrarmi raccontando aneddoti buffi sui passeggeri.
Una signora una volta si è lamentata perché sono arrivato troppo in anticipo…
In che senso? accennai una risata.
Era prenotata dal parrucchiere alle nove, prese il taxi alle otto per paura del traffico. Io feci delle strade alternative e ci misi mezza ora. E lei alloperatore: Mi fa stare mezzora in piedi in strada?!.
Eh, succede…
Eccoci intanto arrivati. È questo il tuo portone, vero?
Sì, il mio
A che piano abiti?
Ma perché lo chiedi?
Per aiutarti con le borse, rispose calmo. Con la caviglia gonfia non ti conviene portarle su da sola.
Rimasi spiazzata, senza sapere che fare.
Da una parte, sì, portare su tutta quella roba sarebbe stato pesante; dallaltra, non volevo proprio mostrargli dove vivevo.
Non avere paura, Olga. Voglio solo darti una mano. Non ti chiederò neanche i soldi.
No, questo no Sei in servizio, è giusto che tu venga pagato.
Non li prendo. Non insistere.
Alzai le spalle; presi una banconota spiegazzata dal portafoglio e la posai sul sedile davanti.
Damiano, fingendo nulla, infilò i soldi in una delle buste, poi mi aiutò a scendere e mi accompagnò fino al portone di casa.
Grazie ancora, Damiano.
Di niente, sorrise lui. Vuoi che domani ti accompagni al lavoro? Non ho problemi.
Bel colpo! Vuoi farmi da autista personale? risi.
Perché no?
Così iniziò tutto. Da quel giorno Damiano mi accompagnava ogni mattina al lavoro e la sera mi riportava a casa.
Non mancavo mai di proporgli di pagare il taxi, ma lui si rifiutava sempre.
Damià, ma sei così generoso con tutti i clienti o sono io la fortunata?
Olga, passiamo pure al tu, no?
Scusa, è che ancora non mi sembra vero. Ci conosciamo da meno di una settimana… Ma, e i soldi?
Solo per te, sorrideva.
Il nostro incontro casuale divenne un appuntamento fisso: caffè insieme, lunghe passeggiate serali; Damiano mi piaceva ogni giorno di più.
Non avrei mai pensato che un tassista potesse essere così galante.
Dopo un mese presentai Damiano alla mia migliore amica. Volevo sapere il suo parere.
Non mi convince, disse Veronica quando restammo sole.
Davvero? Mi sembra perfetto: simpatico, bello, non fuma
Ed è proprio questo il problema. Ho preso tanti taxi prima di comprarmi una macchina e uno così non lho mai incontrato. Troppo gentile come se recitasse una parte.
Dove vuoi arrivare?
Che Damiano non è quello che sembra. Magari è davvero un truffatore.
Ma i truffatori vogliono i soldi! Lui non ha mai preso un euro da me.
Ed è la cosa più strana. Nessun tassista ti porta in giro gratis, non navigano nelloro. E invece lui si comporta così bene solo per farsi amare e poi sfruttarti… Questa è la mia opinione: a me non piace.
Le parole di Veronica mi fecero riflettere. Da un lato, lei esagerava; dallaltro…
…qualcosa di vero forse cera.
Damiano era davvero capitato dal cielo, tutto perfetto, come un principe delle fiabe.
Forse lo è davvero.
Decisi che avrei continuato a frequentarlo ma senza affrettare nulla. Almeno finché non mi sarei sentito più sicuro di conoscerlo.
*****
Sei giù di morale? Ti è successo qualcosa al lavoro? mi chiese Damiano quando salii in macchina.
No, tutto bene. Solo che…
Che cosa?
Non so se mi capirai È Veronica, la mia amica, quella che hai conosciuto. Fa volontariato al canile e dice che nessuno va più a prendere animali ci sono giorni che non entra anima viva… E questo è brutto, perché nessuno adotta. Ci sono troppi gattini piccoli… scoppiai a piangere. Avrebbero bisogno di una famiglia, ma rimangono lì. Abbiamo pure fatto pubblicità con i nostri soldi ma niente, la gente non viene… E Veronica ormai è allo stremo, pure io sono distrutto… Prenderei volentieri due gattini, ma la padrona di casa non vuole animali.
Gli raccontai del micio grigio trovato in una scatola vicino alla stazione, spaventato e affamato; del rosso che avevano trovato davanti al comune, con la zampetta rotta. E tanti altri.
Ogni settimana arriva qualche randagio nuovo. E ognuno ha la sua storia triste. Non ci stanno più.
Che pena. E dovè questo canile?
Fuori città… è in un brutto posto, quindi nessuno ci va.
Il giorno dopo mi chiamò di nuovo Veronica. Capì subito che cera qualcosa che non andava.
Olga, sai chi è passato oggi al rifugio?
Non dirmi il sindaco…
Il tuo Damiano! E sai che ha fatto?
No
Ha adottato un gattino! Ha detto che voleva aiutarci in questo momento difficile! Gli hai raccontato tu dei nostri problemi?
Sì, sono stato io, sorrisì. Che colore era il micio? Grigio, nero, rosso?
Il grigio Ma non riesco a essere contenta. Non mi fido di lui.
Dai, Veronica, almeno ammetti che ha fatto una cosa bella!
Vedremo…
La sera stessa passeggiavo con Damiano in centro, aspettando che mi raccontasse della gattina adottata. Ma lui non ne parlava.
Damià
Sì?
Perché non mi racconti che sei andato al rifugio e hai preso il gattino?
Veronica te lha detto?
Eh sì! Pensavi che restasse un segreto? Grazie davvero, hai fatto un gesto bellissimo.
Non te ne parlavo proprio perché non volevo farne una questione. Lho fatto col cuore.
Lo so…
Cominciavo ormai a capire che Damiano era davvero una brava persona, e un po mi dava fastidio che Veronica continuasse a insinuare il contrario. Forse mi invidia?mi chiesi, ma cacciai subito via il pensiero. Veronica non era il tipo.
*****
Due giorni dopo mi richiamò, quasi piangendo.
Te lavevo detto, Olga! Ora ho davvero le prove. Damià è uno strano tipo!
Che prove? domandai, rabbrividendo
“Che avrà scoperto?”
È tornato al rifugio. Ieri e anche laltro ieri.
Ah, vabbè. Avrà restituito il gattino?
No, Olga. Ne ha presi altri due…
E allora? Cè gente che ha anche 2-3 gatti. Non vedo nessuna novità.
Tu sei proprio innamorata! Ma non capisci che cè qualcosa che non va? Quale tassista single si prende tre gatti? Di solito non hanno tempo, sono sempre in giro.
A lui piace così.
Ma perché non li ha presi tutti e tre insieme? Non ti sembra sospetto?
Magari non aveva mai avuto gatti, ha iniziato con uno, poi ha capito che riusciva a gestirne altri Forse davvero vuole aiutarci!
Allora spiegami perché li ha presi in giorni diversi e sempre da volontari diversi?
Non ebbi niente da risponderle. Perché era vero. Non avevo risposta.
Voglio chiederglielo in faccia riattaccai. Spero solo che abbia una spiegazione logica…
*****
Senti, Damiano, perché non mi inviti mai a casa tua? Tu a casa mia sei stato…
Certo che ti invito! Ma stasera no, è un disastro…
Capito. Come sta il gattino? Hai già scelto il nome?
Sta bene, non si preoccupare. E per il nome, cè tempo…
Dopo quella conversazione anchio cominciai a insospettirmi. Damiano non mi aveva mai mentito, eppure ora sentivo che mi nascondeva qualcosa. Non aveva dato un nome al gatto, e soprattutto non mi aveva detto nulla degli altri due presi da poco.
“Veronica potrebbe aver ragione? Allora chi è davvero Damià? E perché gli servirebbero tutti quei gattini?”
Il giorno dopo condivisi i miei dubbi con Veronica.
Vedi che cè qualcosa che non quadra? Se lavessi incrociato io gli avrei chiesto subito perché gli servono tutti quei gatti. Ma è venuto sempre da volontari diversi… E certo che lo sapeva. Glielo hai detto tu!
E allora?
Allora secondo me in casa sua non cè nemmeno un gatto! E non ti vuole invitare proprio per non farsi scoprire.
Oddio! E se fosse vero?
Non vedo altre spiegazioni… Abbiamo dato i gatti a uno che forse è un malintenzionato!
Ma perché dovrebbe venire al rifugio uno così? Non farebbe prima a prenderli dalla strada?
Non lo so Forse però sarebbe il caso di avvisare la polizia.
E se prima gli tendiamo una trappola noi?
Hai un piano?
Ce lho!
*****
Io e Veronica passammo i giorni successivi nel rifugio, sperando che Damiano tornasse a prendere un altro gattino. Se la nostra ipotesi era corretta, sarebbe tornato.
A lui dissi che sarei stato in trasferta di lavoro.
Prima di tutto, era parte del piano. E poi non me la sentivo di vederlo, se era davvero quello che pensavo…
Olga, eccolo! Sta scegliendo un altro gattino. E ride pure!
Quindi è tutto vero… Che stupido sono stato a fidarmi. Non ti ha visto?
No, sto osservando dalla finestra.
Ok, allora avanti col piano.
*****
Quando Damiano lasciò il rifugio, ci fiondammo nella macchina di Veronica e lo seguimmo per ore, girando tutta Milano dietro al suo taxi.
Ci parve molto strano che si tenesse il gattino in macchina per tutto quel tempo.
Alla fine si fermò in una zona residenziale e si mise ad aiutare una signora anziana, che aveva appena fatto la spesa. Le porse il gattino.
Un altro cliente, mormorò Veronica.
Sì
La tensione era troppo. Non resistetti e saltai fuori dal cofano, correndo verso Damiano.
Lui mi guardò incredulo.
Ma che ci fai qui? Non dovevi essere a Roma per lavoro?
Sono tornato risposi secco. E tu, non hai nulla da dirmi?
Non capisco…
Davvero? E tutti questi gattini? Non dirmi che stanno a casa tua, so che non ce nè neanche uno! mentii. Non avrei mai pensato che tu fossi un mostro!
Olga! Ma cosa stai dicendo?
Lanziana signora guardò la scena terrorizzata e scappò in casa.
E ora che si fa? sbottai, mentre Damiano coccolava il gattino.
Vuoi almeno spiegarmi cosa vuoi?
Cosa fai con tutti quei gattini? Perché li hai presi?
Li do in adozione. Ma solo a persone che si prendono la responsabilità. Ricordo bene quello che mi raccontavi tu sul rifugio: nessuno va più a prendere animali. Così ho deciso di aiutarti, per quanto possibile.
Li davi agli sconosciuti?
Mai! Solo a chi si vedeva che voleva davvero bene agli animali. So capire le persone.
Dopo un minuto, anche Veronica ci raggiunse dallauto.
Adesso ti racconta la solita storia, Olga… esclamò.
Sentite, signore mie! sorrise Damiano. Qui vicino cè un bar. Andiamo a berci un caffè e vi dico proprio tutto. Promesso, niente più segreti.
Io e Veronica ci scambiammo uno sguardo confuso, ma accettammo.
Damiano ci raccontò tutto.
Mio fratello lavora come tassista, ma è caduto dalla scala e si è fratturato una gamba. Così mi ha chiesto se potevo sostituirlo per qualche settimana.
Ma che lavoro fai davvero?
Ne ho uno, ma lì nel taxi se lasci la licenza ferma per più di un mese, perdi punti e clienti. Mio fratello rischiava di non lavorare più, così lho aiutato. Oggi tra laltro è il mio ultimo giorno come tassista.
E poi i gattini?
Dopo che mi hai raccontato del rifugio, ho deciso di fare qualcosa. Chi mai va a prenderli fuori Milano? Così portavo in macchina il gattino e lo facevo vedere ai clienti. Spiegavo loro tutto. Diversi passeggeri si sono offerti di adottarli, gente ottima! E in più, grazie al mio lavoro, riuscivo anche a dargli una bella scontistica sul cibo per animali.
Scusa, lavori in un negozio di animali? chiese Veronica.
In realtà sono il proprietario.
In quel momento calò il silenzio. Io e Veronica ci guardavamo imbarazzate.
Quindi Damiano non era affatto colpevole… dissi, guardando lamica. E tu non mi credevi che fosse buono!
Eh, chi poteva immaginarlo? Però avevo ragione: non era quello che sembrava! rise Veronica Un tassista… che in realtà è titolare di un negozio di animali. Però almeno persona onesta, meno male.
Se volete, posso aiutare il vostro rifugio ancora. Con donazioni, o con cibo.
Meglio cibo, davvero!
E il gattino di oggi?
Quello lo tengo io! Ormai non posso mica riportarlo indietro…
E adesso posso venire a casa tua? O è ancora un casino?
Oggi puoi! Casa pronta!
Quella sera finalmente entrai nellappartamento di Damiano e mi convinsi che mi aveva sempre detto la verità. Due gatte gli giravano pacifiche tra le gambe.
E chi ama davvero gli animali non può fare loro del male.
Ora in casa cera pure Masia, il gattino bianco e arancio. Allinizio era un po timido con le due grandi, ma Damiano mi assicurò che presto sarebbero stati amici. Non avevo più motivi per dubitare di lui…
*****
Dopo qualche tempo mi trasferii da Damiano. Diventammo una famiglia numerosa e allegra.
E Masia, il nostro ultimo tesoro, andò subito daccordo con le altre gatte… Anzi, ormai erano loro a nascondersi quando si stufavano dei suoi giochi!
Il fratello di Damiano, Basilio, si riprese e tornò al volante. E, nei giorni liberi, io e Damiano prendevamo ancora in prestito il taxi: sempre con il benestare di Veronica, portavamo via dal rifugio un gattino per cercargli una famiglia.
E una famiglia si trovava, sempre, nel giro di una giornata.
Perché ai gatti serve qualcuno da amare, e a qualcuno serve proprio un gatto.
Solo che non lo sa ancoraCosì, anno dopo anno, la voce si sparse: il taxi col gatto a bordo cominciò a diventare una leggenda di quartiere. Cera chi sperava segretamente che al prossimo viaggio potesse capitargli Masia sul sedile accanto, o che tra i pacchetti con le orecchie spuntasse la micina dei suoi sogni.
La nostra casa era sempre piena: di risate, di zampette e di amici (umani e felini) che nei giorni un po storti venivano a trovarci per un caffè o per lasciarsi consolare dal ronf dei tre gatti, ormai mascotte ufficiali del negozio.
A volte, ancora oggi, incontro persone che mi chiedono: Ma sei tu che hai il tassista che regala i gattini? E io sorrido, ripensando a quella sera storta sotto il tram e a tutte le paure di allora.
Ho imparato che la generosità, a volte, prende strade stranecome un taxi che non ti fa pagare, o una diffidenza che si trasforma in amicizia.
E ogni volta che, guardando il mio Damiano tra sacchi di croccantini, sento il tintinnio delle chiavi sul tavolo, so che davvero ogni cuore, anche quello più diffidente, ha una porta segreta da aprire.
Basta trovarne la chiave giustao, qualche volta, basta il miagolio di un piccolo randagio mentre il tram si allontana in una sera di pioggia.






