Colpa di Tania
Mamma! Finalmente! È già la quinta volta che ti chiamo! Che ti ho detto io? Devi portarti sempre dietro il cellulare, te lho regalato apposta! Magari è quello vecchio di Michele, ma funziona ugualmente! Stava a prendere polvere nel cassetto dopo che mio fratello si è comprato quello costoso, quale spendaccione! Ti ricordi quanto gli è costato il nuovo telefono? Valeria parlava a raffica dentro la cornetta, senza preoccuparsi minimamente dei passeggeri dellautobus che la ascoltavano. E allora? Sì, Valeria fa queste telefonate proprio perché ci tiene alla madre vuole sapere, controllare
Sapere cosa? Non importa. Limportante è chiamare. In TV dicono sempre che i giovani ormai si scordano dei loro genitori, che le nuove generazioni sono fredde, ingrati
Baggianate! Valeria è una figlia bravissima. Proprio così!
Perché non rispondi? Senti solo la tosse Dai, scendi pure, saremo lì fra dieci minuti. Dai mamma a dopo!
Tatiana Federica annuì, chiuse gli occhi con lentezza. Tutto girava e la stanza ondeggiava costringendola a stringersi alle maglie metalliche del letto di degenza. Il freddo delle sbarre le penetrava nelle mani magre, ma questo in fondo era daiuto le riportava alla realtà. Ora Tatiana si sarebbe riposata ancora un momento, si sarebbe inumidita le labbra e trovata la forza di alzarsi, mettersi la vestaglia di flanella color panna con le roselline rosa, quella regalatale a Capodanno dalla figlia maggioreIrene, infilarsi le ciabatte e scendere giù al primo piano. Le ciabatte però non le piacevano, secondo lei sapevano troppo di ospedale
In clinica vanno meglio le ciabatte, Michele! Si lavano in un attimo, per qualsiasi evenienza! Valeria spiegava a suo marito Miki, mentre preparavano la borsa della suocera per il ricovero. Come sarebbe, per qualsiasi evenienza?! Mamma non è più una ragazzina, può anche capitare un incidente! e Valeria storceva il naso di fronte alle domande del marito, infastidita.
Così Michele aveva messo nella borsa le ciabatte, tipo da uomo, una misura più grandi del necessario, ma ormai non cera tempo per cercarne altre
Mi scusi, signora Tatiana, aveva sospirato Michele. Gliene comprerò altre. Ma tanto, vedrà, una sciocchezza La dimetteranno in un attimo. Quelle le buttiamo! Ecco cè anche qualche mandarino. Li mangi subito, mi raccomando: fanno bene, sono vitamine! E se nera andato.
Valeria era convinta che sua madre si fosse scelta il momento peggiore per quelloperazione. Doveva averle trovato qualcosa, dicevano Ma bisogna entrare in ospedale! Valeria doveva partire per una trasferta di lavoro, per giunta al mare e a chi avrebbe lasciato la figlia, Caterina? Se la lasciava al marito, quello avrebbe tempestato Valeria di telefonate sul cibo e gli abiti della bambina. La nonna invece era una garanzia: affidare la bimba a lei era come depositarla in una banca svizzera: nessuna preoccupazione e nemmeno un euro da spendere. Con quella pensione che prende la mamma, poi!
Non puoi rimandare? aveva supplicato ancora una volta Valeria. Si farà più avanti
Ma Tatiana non poteva rimandare. Soffriva di disturbi femminili, doveva presentarsi in accettazione con gli esami fatti e poi andare sotto i ferri.
Vuole vivere? le aveva domandato il medico. Allora avanti! E niente scuse, mi raccomando!
Tatiana Federica si girò di lato, stringendo gli occhi quando la stanza tornò a girare, fece uno sforzo per ignorare la nausea e le fitte alla pancia. Doveva comunque alzarsi.
Tatiana, ma dove vai? le arrivò la voce dal letto a fianco. Non cascare, per carità!
Non casco! La figlia arriva, ha chiesto di scendere Non mi costa nulla fare un salto. Ce la posso fare. E daltronde il dottore ha detto che devo camminare
Che venga lei su! Poteva almeno informarsi sugli orari di visita, non la fanno entrare ora!
Valeria non sopporta lodore degli ospedali. Da piccola ci è stata spesso Per questo
E chi lo sopporta? Ma se serve provò a ribattere la compagna di letto.
Risolviamo tra noi, grazie.
Si sedette, si coprì con la vestaglia sopra la camicia da notte. Le scese una goccia fredda lungo la schiena, ebbe un brivido. Pazienza! Bastava muoversi piano. Solo arrivare allascensore, poi
Valeria aspettava in fondo, nella grande hall illuminata, con sedie di ferro lungo le pareti e vasi di piante al centro. Sulle sedie, come un prato colorato, sedevano i degenti in pigiama o abbigliamento sportivo, accanto ai parenti con borse e pacchi. Lascensore sputava di continuo i dimessi, che sciamavano fuori con borse e tanti fogli alle manidischarge, raccomandazioni, ricette.
Valeria strizzò gli occhi cercando la madre nel gruppo in arrivo, poi tirò la mano della figlia.
Fatti vedere! E tirati su la sciarpa sulla bocca, qui è pieno di virus! ordinò.
Caterina, docile, si tirò la sciarpa fino agli occhi. Così però si respirava poco, la hall era calda e sapeva di minestrone.
Insomma, ma dovè? Quanto ci mette?! Dal terzo piano non è a piedi? Ah, eccola! Caterina, vai tu a prenderla! Valeria spinse la figlia verso la vestaglia di nonna cosparsa di roselline.
Caterina aprì le braccia, corse dalla nonna rischiando quasi di buttarla giù.
Piano, piano, gioia mia! Mi fai cadere! rideva Tatiana, portandosi una mano alla pancia, poi si fermò subito, accortasi dello sguardo preoccupato della bambina. E tu? Qui, Caterina? Non dovresti
Con chi la lasciavo? Ma dai, mamma, sei unica! intervenne Valeria, trascinando la madre verso le sedie. Scusate, fate spazio, mia madre ha appena subito unoperazione; lasciategli sedere! ordinò a un uomo in pigiama a righe. Quello mise le sue borse a terra, imbarazzato. Cera il figlio a visitarlo, almeno così sembrava, da tutte quelle borse.
Dai, siediti. Mica morde! rise Valeria, facendo crollare Tatiana sul sedile. Questa si fece una smorfia: speriamo che i punti tengano Qui dentro ci sono viveri, pollo, pasta, anche quella lha cucinata Michele. Gli ho detto: la pasta no! Così le verrà la stitichezza!
Tatiana pensò che tutti si fossero zittiti di colpo e stessero ascoltando chi tra i presenti rischiasse la stitichezza. Arrossì, mentre Valeria continuava:
E poi qui cè il succo. Era in offerta quello alla ciliegia. So che non ti piace. Ma… quando si riceve in regalo. Dai, mamma, prendi!
Tatiana Federica prese a fatica la borsa di finta pelle, cercando di avvicinarla, ma senza forze.
Grazie, tesoro. Caterina, magari leva la giacca, altrimenti sudi e poi prendi freddo, cercò Tatiana di sciogliere la sciarpa alla nipote, ma Valeria le bloccò la mano.
Ma sei matta? Vuoi che si becchi linfluenza? Qui è un ricettacolo di microbi! Ci mancava solo la sua salute! sibilò cattiva Valeria, stringendo gli occhi come una vipera.
Non esagerare, non è un reparto infettivi si confuse Tatiana. E poi, perché portare una bimba qui?! Non fa bene
Ah sì? E lasciarla da sola a casa? Poi mi consumo ogni cinque minuti a chiamare! Invece così, grazie alla tua operazione, siamo tutti in difficoltà. Speriamo ti dimettano presto. Che dicono i medici? domandò Valeria storcendo il collo.
Che devo camminare, fece spallucce Tatiana. Fa male, però Servirebbe una fascia migliore, cè un chioschetto dove vendono quelle giuste. La mia non va bene.
E certo! Così ti vendono quella costosa! Ma tu abbocchi Michele già ne ha comprata una nuova, ora cambi pure questa? Niente da fare, ti arrangerai con la sciarpa. A proposito di soldi, guarda, ti volevo dire una cosa! Valeria improvvisamente intenerì lo sguardo, passò la mano sulla vestaglia della madre, sentendo quanto tremava Tatiana; la carezzò ancora, un colpetto anche per dare coraggio.
Che cè, tesoro? Tatiana si perdeva ad ammirare Caterina, così educata a non fare confusione, a tenere le gambe sotto la sedia e lo sguardo sulle strane storie di ospedalele flebo, le sedie a rotelle, il marmo freddo Ma non è un posto per bambini, neanche quelli pediatrici. Mai. Non dovevi portarla, lo dico per te Beh, allora?
Valeria aveva portato Caterina apposta. Così avrebbe fatto colpo.
È che è arrivata la bolletta del tuo appartamento. E poi guarda, anche la fascia che vuoi E noi non siamo milionari! Irene e Vittorio hanno sempre da fare, hanno mollato tutto sulle mie spalle perché sono io vicina di casa? Basta! Allora: dammi il codice della tua carta.
Quale carta? non capiva Tatiana. Si sentiva svenire.
Quella della banca, su! Svegliati! Ti metto qui carta e penna. Caterina, dove corri? Siediti! Valeria era nervosissima; la madre ci stava pensando troppo. Ma sarebbe poi la cosa giusta, no?
Ah Sì Ma si può? Titubò Tatiana Federica.
Mamma, ma ti sembro una criminale? Sono tua figlia! Quella giovane, che ha sofferto per colpa tua! Non ti fidi neanche di me!?
Valeria fece una smorfia, quasi pronta a piangere, si girò per non farsi vedere dai presenti.
Così faceva giusto. Che vedano tutti che la madre considera la figlia una truffatrice!
Mi fido, naturalmente Ma Ma la TV dice che possono bloccarti, potrebbero esserci problemi. Quando torno a casa, prelevo tutto io e te li do. Tutto.
Ma tutto cosa? pensò sconsolata Tatiana. Si sentiva in colpa con la figlia, quella bellissima e tanto dolce. In colpa per sempre
Dai mamma! Già con le storie… E a Caterina le hai già dato troppo! Non fare scenate: quali numeri?
Valeria si preparò a scrivere. Se ora le riesce, quella pelliccia di visone che vendeva lamica e anche la borsa della boutique sotto lufficio sono già sue mentalmente. E i soldi per la mamma? Serviranno per il funerale, tanto poi cè la sovvenzione! Se poi si fa denuncia come madre di famiglia numerosa che muore, magari pagano tutto. Così si risparmia.
Non si dovrebbe mai dare le credenziali intervenne il signore in pigiama a righe, un po imbarazzato davanti allo sguardo di Valeria, si tirò su il colletto, ritrasse i piedi dentro le ciabatte coi fiori, poi tirò su il mento. Suo figlio annuì.
Si faccia gli affari suoi, eh! Questi rubano ai pensionati, io sono la figlia! gridò Valeria, prendendo la madre e la bimba per spostarsi. Dai, mamma! Siediti altrove, e scrivi, visto che hai da ridire su tutto! E tu mi accusi? Ti ho portato la spesa, pure la bambina, e questo è il ringraziamento! Tienteli pure i soldi, va là! Mi hai rovinato linfanzia e ora mi fai anche passare per cattiva? Andiamo, Caterina, la nonna non ci vuole!
Valeria si alzò teatrale, si mise il cappotto, soffiò il naso e guardò furbescamente se tutti la guardavano. Sì, la osservavano. Bene: sua madre odia stare al centro dellattenzione.
Valeria, aspetta! Li scrivo, dai, perché fai così? È che non ho capito chiamò loro dietro Tatiana Federica.
Che vada pure, la benefattrice borbottò il signore verso luscita. Rubare a propria madre, guardi lei che roba Vuole aiuto con la borsa? Forza, Romolo, dammi una mano! zittì il figlio che diceva qualcosa sulle raccomandazioni dei dottori.
Romolo alzò gli occhi al cielo come a dire: Papà è il solito!
Salirono in ascensore in silenzio. Tatiana Federica continuava a guardarsi indietro, nella speranza di vedere Valeria. Era già sparita.
Che piano? Io sono Yuri Zaccheroni, tanto per. Gastroenterologia. E lei?
Terzo stavolta Tatiana riuscì solo ad annuire.
Chirurgia. Ci sono stato anchio una volta. Cè una palma in corridoio, molto bella.
Tatiana rimase zitta.
Uscirono assieme, si sedettero un attimo in corridoio, e Yuri lasciò la borsa a terra, sconvolto.
Ma perché si fa trattare così? Lha cresciuta lei, ora questa le manca di rispetto! E usa la figlia per ricattarvi! Terribile! I figli devono
I figli non devono nulla a nessuno. Non hanno chiesto loro di nascere rispose Tatiana stanca.
Ma come? Lei le ha dato tutto, e ora Yuri si fermò per i singhiozzi di Tatiana, forse dal dolore o dalla tristezza.
Resto qui. Vada pure. piano Tatiana si lasciò scivolare sulla panca, sostenuta da Yuri.
Resto qui anche io. Cosa sono, un ragazzino? e si accomodò accanto a lei, le ciabatte con le margherite davanti, le roteava sui talloni. Un buon profumo di pulito, forse di colonia non certo dospedale. Tatiana sorrise debolmente. In un posto così triste, la compagnia di quelluomo era un conforto, e persino la pigiama a righe la rassicurava. Le venne voglia di posare la testa sulla sua spalla e chiudere gli occhi.
Tatiana dormiva male. Il dolore la svegliava, le iniezioni non bastavano, sembrava avere una soglia del dolore tanto bassa da confondere anche i medici. Aveva paura delle notti. Ma vicino a Yuri si rilassava, finalmente.
Forse lui percepì i suoi pensieri, perché si avvicinò come per rassicurarla.
Tatiana si raddrizzò, ma poi mosse con dolcezza:
Non giudichi Valeria. Non sa la vera storia. È tutta colpa mia. Le ho rovinato linfanzia. Ora devo pagare.
In che senso? fece Yuri.
È la piccola. Cerano già Irene e Vittorio, nove e sei anni. Poi è arrivata Valeria. Io e Timoteo mio marito eravamo felici. Quando Valeria aveva tre anni, fui mandata per lavoro fuori Milano. Volevo rifiutare, ma Timoteo sapeva che ci tenevo e mi lasciò andare. Andai, e lei si ammalò. Penso dallansia. Si prese una brutta polmonite, e Timoteo non riusciva a seguire tutti i figli. Lei rimase sola qualche giorno in ospedale, chiamava mamma. Io sono tornata con il primo volo. Ma per Valeria era tardi.
Capita, non è una colpa così mostruosa minimizzò Yuri.
Non è vero. Una madre non lascia mai la figlia piccola Lei non lo perdonò mai. Poi aveva fisso questa idea, che io amavo di più gli altri, che davo i soldi a Irene e Vittorio Così per farmi perdonare, le ho sempre dato soldi di nascosto. Vestiti belli, regali, vacanze
Irene si lamentava, così la vizi!. Ma Tatiana si sentiva in colpa e rinunciava a tutto per Valeria, anche le scarpe nuove. Copriva qualsiasi cosa, anche il fumo.
È per i nervi, mamma, perché penso che non mi ami abbastanza piangeva Valeria.
Col tempo la distanza aumentò. Valeria adolescenza la percepiva come solo una vecchia
Tatiana si sposò a diciottanni con Timoteo. Avevano un amore solido. Lui morì per un ictus tre anni prima. Era un marito straordinario, lavorava duro, aggiustava tutto, amato da tutti.
Tatiana lavorava come docente universitaria a Milano, facoltà di archeologia. Studiava storia, finché la disciplina non fu riscritta dallalto; allora si spostò sullarcheologia, scrisse una tesi sulle fumigatrici. Non riuscì mai a pubblicare il libro: nessuno voleva dare fondi. Il preside del tempo, Ionchi, la liquidò: Cosa? Fumigatrici? Propaganda sul fumo? Ma andiamo!
Eppure fu una vita dedicata a figli e studenti. Ma la paura di aver ferito la piccola Valeria restava. Era colpa sua, sempre sua. Anche quando Valeria combinò col collega di corso. E convinse il ragazzo, Michele, a sposarla perché lei piangeva, minacciava di fare una sciocchezza.
Michele era spesso fuori. Valeria abituata a chiedere, tirare soldi dalla madre. Lasciava Caterina sempre a Tatiana: Devo vivere la vita, mamma, lascia che mi diverta, me la merito..
Alla morte di Timoteo, Michele aiutò per il funerale, perché Valeria era isterica, Tatiana paralizzata, gli altri figli confusi. E Valeria? Si limitava a vivere, come poteva, come se tutto le fosse dovuto.
Tatiana raccontò tutto a Yuri, poco a poco. Forse perché era stanca e lui sembrava affidabile, una figura quasi paterna.
Le voglio bene, sento che la colpa è mia. Forse se le do tutto ciò che ho, i soldi, qualcosa almeno aggiusto
Yuri sospirò come Timoteo: con fastidio, ma cercando di trattenersi. Poi disse:
Allora ha cresciuto una sanguisuga. Le prende tutto, e non basta mai. I figli hanno un debito verso chi li ha cresciuti. Non che non devono Devono. Rispetto, gratitudine. Se amano, si impegnano anche nella difficoltà. Vede mio figlio Romolo. Non mi è biologicamente figlio. Non lo amavo come un essere uscito da me. Ma quando mia moglie si ammalò, lui mi sostenne, mi tolse dal baratro, curandomi come meglio poteva. Non ci sentiamo ogni giorno, ma so che cè. E basta.
E ora, cosa faccio? domandò piano Tatiana.
Vivi per lei stessa, si goda la vita. Basta sensi di colpa. Lei ha fatto tutto, per amor suo. E quei dubbi su chi è più madre, da dove vengono? Una vicina? Sicuro. Sono tutte storie che qualcuno le ha messo in testa.
Tatiana sorrise, improvvisamente rilassata. Quella notte dormì finalmente con pace. La mattina dopo la giovane infermiera, Maria, le portò un mazzo di fiori.
Da dove spuntano? chiese Tatiana sorpresa.
Dai gastroenterologici, sorrise Maria. Da parte di Yuri Zaccheroni.
Tatiana si trovò presto con ciabatte nuove a margherita e, appena dimessa, venne accompagnata a casa da Romolo in macchina, con Yuri accanto, che parlava a vanvera perché non sapeva come invitarla a cena.
Non esagerare, papà? rise Romolo. Si vive solo una volta, si sa.
Valeria continuava a chiamare insistentemente la mamma, si irritava se non rispondeva, ma Tatiana ora era molto impegnata, a volte non sentiva il telefono, e Yuri insisteva.
Mamma! Ora così?! Ti sei trovata un uomo e io chi sono ormai?! gridava Valeria, con gli occhi da vipera. Come quella volta? Sei sempre tu!
Tatiana si confuse, ma si fece forza.
Ti voglio bene, Valeria. Volevo solo il meglio per te. Sono andata via quella volta soltanto per trovare i soldi, perché avevano licenziato tuo padre. Non è colpa mia. Basta. Non ho più colpa.
Dietro di lei cera Yuri, che la osservava protettivo.
Valeria si strozzò di rabbia e tirandosi dietro la figlia sparì. Ma Yuri non era alla sua portata. Pazienza! C’era ancora Michele, che sicuramente aveva anche lui le sue colpe!
Michele prese Caterina e dopo circa un mese si trasferì un po da sua madre, a Parma. Lavorando da casa, poteva permettersi di stare dove voleva. E a Caterina faceva piacere stare con la nonna. Con laltra nonna.
E mamma? domandò Caterina facendo la valigia.
La lasciamo tranquilla. Si riposa rispose il padre, guardando la moglie seccata.
Valeria si chiuse in sé. Ma aveva ancora Irene e Vittorio. E sicuramente, anche loro avevano la loro parte di colpa! Meglio chiamarli subito…







