Questione di Casa: Soluzioni e Idee per la Tua Abitazione

Questione di appartamento

Ma lei chi sarebbe? chiese Valentina quando aprì la porta e si trovò davanti una donna dallaria impaurita, ma allo stesso tempo decisa.

Caterina si presentò lospite, giocherellando nervosamente con la tracolla della borsa. Sono la fidanzata di Salvatore.

Mi perdoni, quale Salvatore?

Suo ex marito.

Ah, vuole dire Carlo?

Sì, esatto.

Lo dica subito, allora. Salvatore! In ventanni di matrimonio non lho mai chiamato così. Per me è sempre stato solo Carlo. Dica pure.

Posso entrare?

No, rispose Valentina incrociando le braccia. Dica qui. Ho mille cose da fare. I bambini sono a scuola, devo preparare pranzo, sistemare casa e poi andare pure a lavoro.

Caterina si fece ancora più tenera e indifesa: labbro in fuori, ciglia abbassate, mani portate alla cintura.

Mi perdoni Valentina, disse con voce sottile. Sono agitata. Non è stato facile presentarmi qui.

Valentina però non si lasciava commuovere. Era una donna temprata dallindipendenza e dalla fatica di tutti i giorni. Non credeva nelle coincidenze e non aveva tempo per le scuse di una sconosciuta.

Diciamo pure che va bene, rispose fredda. Ma insomma, cosa vuole da me?

Caterina non mollava la parte della vittima innocente. Addirittura singhiozzò leggermente, tanto per essere convincente.

Ce lha con me? chiese sollevando lo sguardo. Le do fastidio?

Non ce lho con lei, ribatté secca Valentina. Ma sì, mi è sgradevole.

Strano.

Cosè che trova strano?

Mi ero fatta tutta unaltra idea di questo incontro, Caterina sospirò come se fosse stata colpita al cuore. Immaginavo chiacchiere gentili davanti a un caffè e qualche pasticcino. Guardi, li ho comprati, e le porse una scatola. Sono con le amarene, so che le piacciono. Così mi ha detto Carlo.

E perché dovrebbe pensarci lui a questo? Valentina non rivolse neppure unocchiata alla scatola.

Beh, sa, replicò cauta Caterina, leggo molto, vedo tante fiction. E lì, nei telefilm, va sempre così: lex moglie e la nuova si vedono, bevono caffè, si confidano, criticano il marito

Ma cosa anche noi, chi noi?

Io e lei. Avremmo potuto diventare amiche.

Non credo proprio, rispose Valentina secca.

Perché?

Non ce nè motivo.

Invece secondo me sì! si accalorò Caterina. A parte Carlo. Scusi, Salvatore. Lui è il padre dei suoi figli e io lo amo. Questo, per me, unisce.

Valentina sorrise amaramente.

Non capisco, lha mandato lui qui? Carlo?

No, le giuro! scosse le mani. È una cosa mia. Uniniziativa personale.

Ahhh, allora forse ho capito Valentina strinse gli occhi. Ha bevuto?

No! O almeno, solo un goccino. Per farsi coraggio, solo per quello Guardi, ero agitata, mi sono preparata un discorsetto E lei mi chiude la porta in faccia!

Mentre diceva questo, si aprì la porta accanto e spuntò la testa di nonna Gina, la storica del palazzo, che da almeno cinquantanni sapeva fatti, nomi e pettegolezzi di tutto il condominio.

Eh, sento rumore e volevo capire chi fosse la forestiera disse nonna Gina, guardando prima Valentina e poi Caterina Avanti, continuate, io mica disturbo.

Buongiorno, nonna Gina Valentina tentò di mantenersi gentile. Vuole una cosa?

Fate, fate pure rispose nonna Gina senza muoversi.

Però per cortesia, mi dica ora che vuole, nonna Gina.

Hai un po di sale? Ma dal tono si capiva che il sale era solo una scusa.

Glielho appena dato ieri mezzo chilo

Eh, già, ma lho finito e rimaneva lì a godersi lo spettacolo.

Qualcosaltro?

Lei è quella che veniva da Carlo, sentenziò la vicina, indicando Caterina. Mi ricordo bene: cappellino nero, stivali rossi Era difficile non notarla.

Valentina si girò lentamente verso Caterina.

È vero? È venuta nel nostro appartamento quando eravamo ancora sposati?

Caterina si strinse nelle spalle, arrossendo.

Ecco, questo centra? Alla fine non importa, era più di un anno fa! E sono stata solo due volte!

Quattro! replicò nonna Gina, con tono da goduria. Tre la sera, una il pomeriggio mentre Valentina era al lavoro. Io lho vista dalla finestra. Carlo la veniva ad accogliere.

Più di un anno fa mormorò Valentina, la voce stranamente piatta. Quattro volte? E perché non me lha detto subito, nonna Gina?

Eh, non ho fatto in tempo. Ricordi che allora mi portarono via in ospedale per il cuore? Tornata, tu già ti eri lasciata con Carlo. Non era più roba mia. E mi è passato di mente, solo ora mi è tornato.

Capito, disse Valentina, lanciando uno sguardo alla vicina. Altre comunicazioni?

No, per ora sto a posto.

Allora arrivederci, nonna Gina. Da qui in avanti ce la facciamo da sole.

Perfetto! la vecchia tornò dietro la porta, ma lasciando la fessura.

Valentina fissò Caterina, che ora era bianca come il latte e tormentava la tracolla senza sapere dove mettere lo sguardo.

Allora, disse con tono gelido cosa vuole dunque da me?

Che lei smetta di ostacolare la nostra felicità, mormorò Caterina.

Sua e di Carlo, se ho ben capito.

Sì.

Col quale sono separata da tempo.

Sì.

E come la ostacolerei, esattamente?

Ogni domenica lo attira a casa rispose Caterina, ora sul punto di piangere.

Eh?

Lui ogni domenica viene da lei. Dice che viene per i figli, ma in realtà viene per mangiare!

Viene a trovare i suoi figli, ribatté paziente Valentina. Abbiamo due figli, hanno bisogno del papà. Non posso negarglielo.

Non viene per loro, viene per i suoi piatti! Io ho assaggiato le sue torte, me ne ha portata una lui E sa che mi ha detto? Che non gliene importa niente dei bambini, che viene per colazione, pranzo e cena. I bambini sono piccoli, non gliene frega niente; è solo una scusa.

Valentina rimase in silenzio, cercando dentro di sé una risposta. Dentro ribolliva, ma non lo dava a vedere.

Non dice niente? Caterina si asciugò gli occhi giusto. Cosa dovrebbe dire, daltronde? È che io son costretta a sopportare. Io lo amo, e lui ogni domenica corre da lei come un cagnolino, solo perché si mangia bene.

E cosa sopporta?

Che lui mi paragoni sempre a lei! “Valentina lo faceva diverso”, “Valentina serviva meglio”, “Valentina non lesinava mai sulle porzioni”. Ho paura che finirà per tornare da lei.

Valentina sospirò. Provò tenerezza per quella donna perduta e insicura, aggrappata a quel poco che aveva.

Tornare da me? domandò cercando di essere dolce. Ma io sono quasi di nuovo sposata. Amo unaltra persona. E, se proprio, è con lei che dovrebbe essere in allarme, non con me.

Caterina chiuse gli occhi, si fece coraggio con un altro sorso dalla sua boccetta di metallo, che aveva subito cacciato fuori dalla borsa, e divenne improvvisamente arrogante.

Scusi mi sto troppo agitando. Di cosa stavamo parlando?

Che teme che Carlo torni da me le ricordò Valentina.

Ma potrebbe succedere?

Valentina pensò tra sé: Qui la situazione è molto peggiore di quanto immaginassi. Non era semplice gelosia, quella: Caterina aveva il terrore vero di perdere tutto.

Le dico che io amo un altro, e tra poco cambio casa.

Caterina rise amaramente, quasi sfinita.

Sì, vabbe, lho sentita questa. Eppure, anche se amate un altro Io le chiedo solo una cosa. Smetta di dargli da mangiare!

Come, scusi?

Nel senso Non lo faccia entrare in casa, non lo inviti, non lo faccia mangiare. Se proprio ci tiene ai figli, io non mi oppongo, che li porti da me, giochiamo, li nutro ma smetta di riempirgli lo stomaco!

Ho capito, disse Valentina. Ma si metta nei miei panni, Caterina: lui sta qui tutto il giorno. Come faccio a non offrirgli nemmeno un caffè?

Non lo faccia entrare in casa! Lo prenda, lo lasci con i figli e lo mandi al parco, oppure in qualche trattoria, ma basta, non qui.

E nemmeno quello posso. Non ce la faccio, sospirò Valentina.

Perché mai?!

Perché

Ma non riuscì a finire: la porta di nonna Gina si spalancò ancora.

Lo so io, perché disse la vecchia, uscendo sulla soglia. Perché lappartamento è intestato a Carlo. Come fa a cacciarlo da casa sua? Non può!

Ma perché, nonna Gina! protestò Valentina perché lha detto?

Perché sarebbe meglio così. Prima lo scopre, meglio è. E non da te, né da Carlo, ma da una terza. Così non si offenderà con voi.

Valentina ci pensò un momento.

Ha ragione, disse. Meglio adesso. Grazie.

La vicina annuì, rientrando. Ora restavano solo Valentina e Caterina.

È vero? domandò Caterina, ora col tono duro, quasi metallico. È sua la casa a cui non mi fa entrare?

Valentina scrollò le spalle.

È così. Io e i ragazzi non risultiamo nemmeno residenti.

E allora dove siete registrati?

Dallaltra parte, dalla mamma, rispose subito nonna Gina dalla porta.

Sì, confermò mesta Valentina. Sono ancora a nome di mia madre. Lei vive in campagna, lappartamento lo affittiamo e con quei soldi tiriamo avanti. Più gli alimenti. E ora lei vuole che lasci fuori il mio ex e non gli dia nemmeno da mangiare? Lui ci ha lasciato la casa, non sarebbe stato obbligato.

Beh, in effetti, Caterina scosse la testa.

Carlo non sarebbe capace di buttare via nessuno. È una brava persona.

Ma la casa è sua, però.

Sì.

Comprata prima del matrimonio?

Sì.

Molto bene, annuì Caterina, inquieta. Adesso tutto chiaro.

Ha altro da chiedermi?

A posto così. Già tutto chiaro. Vado. Lascensore?

Di là.

Grazie molte.

Fece qualche passo, poi si voltò:

Non mi ha detto in che mese è nata, Valentina!

Ad agosto, rispose Valentina, senza capire il senso.

Ma guarda. Potevamo pure diventare amiche, lo sentivo.

Ne dubito, scosse la testa Valentina.

In unaltra vita Le capita mai di pensare a unaltra vita, Valentina?

Assolutamente no.

Non ha tempo, eh?

Ho ben altro a cui pensare.

Eh, la vita di casa ammazza tutti, sospirò Caterina.

È così, rispose Valentina.

È triste che le faccende quotidiane mangino tutto lo spazio per pensare alle cose importanti Mi dispiace per lei, Valentina, davvero.

Grazie, tagliò corto Valentina.

Non appena lascensore si chiuse, nonna Gina tornò fuori.

Perché lha detto? chiese Valentina, sentendosi agitata.

Per dispetto, replicò la vicina. Che impari a non mettere le mani nelle cose degli altri.

Non si fa così.

Io posso! Sono vecchia.

Non siamo nessuno per giudicare, sospirò Valentina.

No, infatti. Non giudichiamo, puniamo.

Ma se adesso Caterina fa scoppiare un casino con Carlo? Lo costringe a cacciarci via e noi finiamo per strada!

Ma non hai capito niente! ribatté la vecchia. La casa è tua, non sua. Ricordi?

Valentina la guardò senza capire.

Come sarebbe a dire mia?

Tua madre te la regalò, ricordi? Lo sanno tutti. Solo Caterina non lo sapeva, ma ora sì. Hai fatto bene a venir dietro al mio gioco.

Valentina cambiò colore.

E ora mi sento in colpa, mormorò.

Ma non devi! Tanto Carlo le dirà la verità appena chiederà. Non durerà molto.

E invece, ora farà una sfuriata, protestò Valentina, tornerà a casa e litigheranno per la casa!

No, la rassicurò nonna Gina Non ora. Avrà paura di perdere Carlo prima del matrimonio. Vedrà, farà domande solo dopo le nozze. E tu hai fatto bene: almeno conosce i suoi polli.

Valentina tirò dritto a casa. Non sapeva se essere felice o sentirsi una carogna: aveva tenuto la casa, ma aveva anche mentito a una donna che già soffriva, che aveva paura, che beveva.

La domenica successiva, quando Carlo si presentò per vedere i figli, Valentina fu chiara: O la pizza la ordini oppure te la porti da casa. Io non cucino più, Carlo.

Ma come, Vale? Coshai adesso?

Nulla. È meglio così.

Carlo fece spallucce. Prese i bambini e li portò al parco, poi al bar a mangiare una brioche. Da quella domenica, più nessun pranzo assieme: Carlo portava i figli in giro, li faceva mangiare fuori e poi li riportava. Valentina osservava dalla finestra e si diceva che Caterina aveva ragione: veniva più per il pranzo che per i figli.

Alla fine Caterina aveva detto la verità pensò. Diceva di venire per i bambini, invece era per mangiare.

Valentina però non era triste. Aveva la sua vita, il suo compagno, i suoi progetti. Carlo era storia chiusa. Anche i pranzi della domenica.

**Finale**

Caterina affrontò Carlo sulla questione della casa il giorno dopo il matrimonio, quando ancora cera nellaria lodore dello spumante e la confusione della festa non del tutto svanita.

Ma che dici Caterina, quale casa? Carlo la guardava sgomento.

La casa dove sta la tua ex con i figli! urlava ormai.

Ma quella è la casa di Valentina, mica mia! Glielha data sua madre, io ci ho solo vissuto finché stavamo insieme.

Comè che non è tua?! restò interdetta Caterina. Mi è stato detto così

Chi te lha detto? chiese Carlo.

Niente, lascia perdere. Allora non è tua?

No, confermò Carlo. Non ho la casa, mia mamma sta in campagna, io prima affittavo e ora sto da te.

Caterina si sedette sfinita. Si sentì presa in giro, sciocca, vuota.

Ma non mi stai mentendo?

Perché dovrei? Se vuoi, ti do lindirizzo, puoi vedere allAgenzia delle Entrate.

A Caterina ormai non importava più nulla. Ormai aveva capito tutto il crudele scherzetto: lavevano messa in mezzo apposta.

Va bene, lascia perdere, sussurrò, mi sono sbagliata. Ho frainteso.

E così finì la discussione: Carlo in cucina a finire la torta nuziale, Caterina tremante da sola in camera.

Ripensando e ripensando, le tornò in mente quella frase: È il padre dei tuoi figli, ma io lo amo. Allora realizzò: era stata Valentina a manovrare tutto! E invece sbagliava: Valentina non aveva manovrato un bel niente. Era stata solo nonna Gina, vecchia, curiosa e maligna.

**Conclusione filosofica**

Questa storia non ha santi né diavoli. Ci sono solo persone: che amano, che temono, che sbagliano, che si aggrappano ai loro angoli di felicità. Ci sono donne che difendono la propria famiglia e il tetto. Uomini che non sanno davvero cosa vogliono. Vicine che ci mettono il naso. Ex mogli che cucinano perché dentro sono così.

Valentina non voleva imbrogliare Caterina, ha solo seguito nellistante la mossa di nonna Gina. Poi, ormai, troppo tardi per tornare indietro: la vergogna la soffocava, ma non poteva confessare.

Caterina non voleva il male di nessuno, solo la paura di perdere Carlo la divorava. Ma il nemico non cera: solo una donna stanca, che voleva i figli col padre, anche se quel padre veniva solo a mangiare.

Carlo non voleva far male a nessuno; gli piaceva la buona cucina ed era un manciarone, senza saper friggere un uovo. Non era la madre, era il calore della cucina di Valentina che lo faceva tornare.

Nonna Gina non voleva davvero seminare il caos. Era solo vecchia, sola e in cerca di contenuti per le sue giornate. Non concepiva che quella fosse roba degli altri.

Così, ognuno restò con le proprie illusioni: Valentina con casa e figli, Caterina con Carlo che non sa cucinare, Carlo con Caterina che lo controlla, e nonna Gina col suo condominio e le sue storie.

Nessuno imparò nulla, in realtà. Ma tutti scoprirono di non essere soli. Ognuno coi suoi timori, con le sue bugie, i suoi piccoli segreti e le sue fiaschette. Sempre in bilico tra la paura della verità e la necessità di una buona bugia che salvi la pelle.

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