Prendersi la responsabilità del proprio destino

La responsabilità del proprio destino

Claudia si trova ferma davanti alla finestra nella sala insegnanti, lo sguardo perso sul cortile della scuola. Sul vialetto sfilano studenti in tutta fretta: qualcuno ride fragorosamente, gettando la testa allindietro verso il cielo limpido; altri discutono animatamente, gesticolando come solo gli italiani sanno fare; altri ancora camminano con le cuffie nelle orecchie, isolati in un piccolo mondo che sembra non appartenere a quello intorno. Nella mente di Claudia continuano a girare sempre gli stessi pensieri quegli stessi che, da giorni, non le danno tregua e non le permettono di concentrarsi su altro.

Con gesto istintivo passa la mano sul davanzale, come a togliere una polvere invisibile. Nellaria si respira il profumo familiare del gesso e dei libri consumati: quellodore che la accompagna fin da bambina, che la catapulta allimprovviso nei ricordi di quando correva per quei corridoi, facendo echeggiare il rumore dei suoi sandali nuovi. Quante volte era rimasta così, appoggiata al vetro, a sognare viaggi, avventure, una vita straordinaria come attrice, esploratrice o invece scienziata famosa I sogni, però, sono rimasti tali: si sono sciolti come sabbia tra le dita, lasciandole in cambio una cattedra di geografia, pile di quaderni da correggere e una routine che le toglie, giorno dopo giorno, la magia dellattesa.

Claudia, tesoro, sempre pensierosa? la distrae la voce di Paola, collega e amica dinfanzia. Stai ancora rimuginando su Matteo?

Claudia si volta, cerca di sorridere ma il sorriso le si spegne presto sulle labbra.

No, riflettevo soltanto, risponde, cercando di mascherare l’agitazione nella voce incrinata. Questa giornata è un po così, strana.

Paola le si avvicina, si poggia accanto a lei e la osserva con attenzione. Il suo sguardo è profondo, quasi a voler leggere quella sofferenza nascosta, quel misto di paura, rabbia e delusione che Claudia prova a tenere segreta, spesso senza riuscirci nemmeno con sé stessa.

Non è il tempo, e tu lo sai, mormora Paola con dolcezza. In fondo lui ormai è grande. Deve scegliere da solo.

Ecco, appunto, sospira Claudia, e in quel sospiro si sente tutta la sua amarezza e il suo smarrimento. Sceglie da solo E io, invece, credevo di sapere cosa fosse meglio per lui. Avevo sperato di proteggerlo dagli sbagli che ho fatto io

Si volta verso la finestra, per non mostrare a Paola le lacrime che iniziano a brillarle negli occhi. Torna alla mente la scena dei giorni precedenti: lei e Matteo in cucina, il suo sguardo chiuso, la bocca serrata nel momento in cui aveva annunciato di voler richiedere i documenti alluniversità. Davanti a sé rivede la figura del figlio, ormai adulto, alto e sicuro di sé, così lontano dal bambino a cui leggeva le favole sul divano.

Matteo ha scelto Giurisprudenza proprio grazie alle insistenze della madre, vincendo la borsa di studio allUniversità di Bologna con voti così alti che in paese tutti ne parlavano. Claudia era convinta che la sua guida, le discussioni sullimportanza del successo, il suo sostegno avessero contribuito in modo decisivo. Il primo anno lo aveva concluso con il massimo dei voti e i professori non risparmiavano complimenti per impegno e serietà. Claudia non smetteva mai di abbracciarlo, fiera:

Hai visto? Lo sapevo che saresti stato un ottimo avvocato. Questo è il tuo destino!

Matteo annuiva, ma nei suoi occhi si leggeva un’ombra distante, come se la testa fosse altrove. Studiava tanto, ma senza quella passione autentica che Claudia avrebbe voluto scorgere. Lei attribuiva tutto alla stanchezza: “È solo il primo anno”, pensava, “Poi si abituerà, ne sono certa. È solo questione di adattarsi”.

La calura dellestate bolognese era soffocante: le strade vibravano sotto il sole, lasfalto si scioglieva e nelle case senza aria condizionata era difficile anche solo respirare. Laria era densa non solo per il caldo, ma anche per il silenzio sospeso tra lei e Matteo. Ogni cena era un esercizio di equilibrio, tra domande evase e pause pesanti che lasciavano in bocca un sapore amaro.

A fine sessione, Matteo fa il suo ingresso in cucina con un atteggiamento insolito, quasi severo, che sorprende Claudia mentre distribuisce linsalata nei piatti. Nei suoi occhi legge una certezza nuova, profonda, che la spaventa.

Mamma, ho deciso di ritirare i documenti annuncia e di iscrivermi a Economia.

Cosa? Ma hai appena finito il primo anno col massimo! Lo sanno tutti quanto sei brillante!

Lo so, mamma, risponde sedendosi davanti a lei. Ma il diritto non fa per me. Ci sono riuscito perché mi piace fare le cose bene, ma non ne provo felicità.

Claudia sente emergere lansia, la voce si alza involontariamente:

Non puoi mollare così! Sei entrato con una borsa di studio, con quei voti! Devi portare a termine quello che hai iniziato. Solo io so cosa è meglio per te!

Ho diciottanni, ribatte calmo Matteo. È il momento di scegliere da solo, per il mio futuro.

Sì, certo, hai il diritto di farlo, dice Claudia agitando le mani ma non esperienza. Non immagini nemmeno quali possibilità si aprano per un avvocato! Stabilità, rispetto, uno stipendio che mette al riparo la famiglia Vorrei che mi avessero indirizzata di più anche a me, da giovane. Se qualcuno lavesse fatto, ora chissà dove sarei. Non voglio che tu sprechi il tuo talento.

Le sue parole sono cariche di passione e di rimpianti taciuti. Nessuno, in fondo, si era mai fermato a guidarla davvero.

Ma questa è la mia vita, Matteo resta fermo nei toni. E se sbaglio sarà un errore mio. Voglio provare a seguire ciò che mi interessa davvero e Economia mi appassiona. Ho già guardato diversi corsi e sentito persone che ci studiano.

Claudia stringe i pugni, le unghie che scavano il palmo, presa tra rabbia e paura e quella punta sommersa di riconoscimento: Matteo non è più il bambino che le chiedeva aiuto per i compiti, ora è un uomo.

Mi stai deludendo, la voce di Claudia si incrina e sente un nodo in gola. Ho dato tutto per farti entrare in quella università, vi ho attaccato tante speranze!

Speranze tue, sussurra Matteo, dolce ma deciso. Io voglio poter scegliere. Sono pronto ad assumermi le mie responsabilità.

Il tono pacato del figlio la lascia spiazzata. Dopo una lunga pausa, Matteo si alza e le poggia una mano sulla spalla: è un gesto caldo, rassicurante.

Mamma, le dice, anchio voglio essere felice. E ci riuscirò perché lo desidero, non perché tu mi hai programmato una strada. Magari sbaglierò, ma anche quello sarà parte del percorso. O non mi hai sempre insegnato che dagli errori si impara?

Claudia solleva lo sguardo, gli occhi lucidi, leggendo nei suoi quelli che non sono più solo quelli di un ragazzo ma di un adulto sereno. Prova allimprovviso una consapevolezza dolorosa e dolce: Matteo è davvero cresciuto. Non ha più bisogno che lei gli indichi il sentiero.

Va bene, sussurra con una voce che contiene mille significati: la fine delle sue vecchie certezze, il riconoscimento della maturità di Matteo, la resa. Fai come credi. Io sono qui, comunque.

Matteo sorride, sincero dopo tanto tempo. Abbraccia la madre e Claudia sente sciogliersi la tensione accumulata per mesi.

Grazie, mamma, mormora lui. Per me conta tanto.

Torni nella sua stanza; Claudia resta seduta, improvvisamente vuota ma anche finalmente leggera. L’insalata è ormai fredda, ma lei avverte una fame diversa: fame di libertà, di possibilità, di diritto a scegliere chi essere, anche ora.

Da quel giorno le cose cambiano ma non come Claudia temeva. Matteo si trasferisce in uno studentato a Milano, trova subito un lavoretto aiutando ragazzi del liceo con la matematica. Chiama spesso la madre, le racconta di amici nuovi, curiosità sui corsi, piccoli successi. Dal suo tono emerge una felicità fino a quel momento sconosciuta, e Claudia sente rinascere in lui entusiasmo e voglia di progettare.

Una sera, i figli più piccoli dormono già, il marito è intento a guardare la partita; Claudia si siede al tavolo della cucina, apre il portatile e digita corso di laurea in economia tra le offerte delle università italiane. Legge di insegnamenti, stage, prospettive occupazionali. Piano piano la confusione si trasforma in curiosità.

Forse si sbagliava davvero. Forse Matteo aveva ragione, e seguire la passione può dare dignità a una vita. Lei ha insegnato geografia quasi per caso, e se ora sente così tanta frustrazione forse è perché non ha mai avuto il coraggio di scegliere quello che desiderava fare.

Il giorno dopo prende in mano il cellulare, esita a lungo, poi chiama Matteo.

Pronto, risponde la voce del figlio, attutita ma sempre familiare.
Matteo, sono io, dice Claudia, provando a mantenere il tono fermo. Vorrei parlarti un po.
Certo, mamma, cè solo disponibilità, nessun rimprovero.
Non è successo niente è solo che volevo chiederti scusa. Non ti ho ascoltato davvero. Ho spinto troppo su quello che volevo io, e mi dispiace.

La pausa che segue è interminabile. Poi Matteo dice:

Grazie, mamma. E anchio devo scusarmi, forse ho reagito male. Mi dispiace averti fatta soffrire.
Ci vediamo? propone Claudia, sentendo il cuore alleggerirsi. Prendiamo un caffè, parliamo tranquilli?
Sì, va bene risponde subito Matteo. Domani, dopo le lezioni.

Si incontrano in una pasticceria vicino al campus. Claudia sceglie un tavolino davanti alla vetrata e ordina tè e una fetta di torta foresta nera la preferita di Matteo da bambino. Quando lo vede arrivare, nota come sia cambiato: i lineamenti si sono fatti più maturi, cè una nuova tranquillità nel suo portamento, ma negli occhi brilla la stessa scintilla curiosa.

Ciao, mamma, dice sedendosi. Grazie per avermi chiamato.

E grazie a te, che sei venuto, risponde Claudia con un sorriso pieno di dolcezza. Sai, forse hai proprio ragione. Bisogna cercare di fare quello che ci piace. Penso spesso che avrei potuto cambiare anchio, ma ormai è tardi.

Matteo la osserva con attenzione. Nel chiaroscuro della pasticceria, Claudia gli appare più fragile del solito, meno indistruttibile, come se si lasciasse vedere davvero per la prima volta. Lui avverte il tempo che è passato su di lei.

Perché dici che è tardi? chiede sincero. Mamma, sei ancora giovane. Si possono sempre fare corsi, o iniziare qualcosa per passione, no? Un hobby, magari. Qualcosa che ti svegli di nuovo il sorriso.

Claudia gira il cucchiaino nella tazza, nervosa.

Una famiglia, il lavoro, tre figli quando trovo tempo per altro? mormora, ma il tono si è fatto già meno sicuro.

Si può sempre inventare qualcosa, insiste Matteo. Ad esempio, potresti portare i ragazzi a fare gite, far scoprire la natura, la storia locale. Ricordi quando ci raccontavi dei tuoi viaggi sulle Dolomiti? Mi sembrava quasi di essere lì, con te!

Claudia si blocca e i pensieri la portano in alto, tra le vette e i boschi, il silenzio e il vento, la magia di quelle estati in tenda. Si chiede perché abbia smesso di sognare.

È vero, risponde piano, illuminandosi. La montagna mi fa sentire viva. Camminavo ore, mi sentivo padrona del mondo.

Allora facciamolo! dice Matteo. Organizza le uscite, guida gruppi di ragazzi o famiglie la domenica. Ora va molto di moda. Pensa: racconti le leggende del luogo, mostri le piante rare, e intanto ti godi la natura

Claudia si sorprende dellidea, che allimprovviso le sembra bellissima e molto meno complicata di quanto avrebbe mai pensato.

Chissà, risponde con una sorta di meraviglia dimenticata, forse hai ragione. Per me è sempre stato solo dovere, non avventura. Ma potrei provare.

Matteo sorride, felice.

Ti aiuto io! Porto le mappe, ti cerco idee online! Sai, mamma grazie. Grazie perché mi ascolti, perché ci provi.

Claudia sente le lacrime agli occhi, questa volta di commozione, di pace.

E anche io ti chiedo scusa, dice piano. Ho sempre voluto il meglio per te, ti volevo vedere felice.

E io so che mi vuoi bene, mamma. E ti ringrazio per avermi dato fiducia. Magari ora possiamo sostenerci a vicenda: io con leconomia, tu con le escursioni. Raccontarci tutto, essere una vera squadra.

Claudia annuisce serena, sentendo la pesantezza sciogliersi pian piano.

Daccordo, sorride. Raccontami tutto del tuo corso: professori, materie, i tuoi sogni

Matteo si anima, le parla degli esami, delle opportunità di stage, degli amici, dei progetti futuri. Claudia ascolta e finalmente scopre il figlio, in modo nuovo, libero dai vecchi timori: apprezza la sua passione e la sente vera, non filtrata dai suoi desideri.

Restano seduti a lungo, tra tè e pasticcini Matteo ne prende due, uno fondente e uno alle fragole, proprio come da bambino. Si scambiano progetti di vita, le piccole cose, ritrovando una complicità nuova. Claudia comprende che non è mai davvero troppo tardi per ricominciare, per essere sé stessi, per sentire la gioia di esserci.

Quando escono dal bar, il tramonto colora il cielo di arancione e rosso, le ombre scivolano lungo i marciapiedi, laria è pregna di odore di terra umida e di qualcosa di buono. Matteo la prende sottobraccio.

Ti accompagno alla fermata, dai.

Grazie, ride Claudia, con un calore nuovo nel cuore. Domani passo allUfficio Scolastico, chiedo se posso creare un gruppo escursionistico. Magari partiamo con piccole gite qui intorno a Parma, farò conoscere ai ragazzi i nostri colli.

Mitica, sorride Matteo abbracciandola. Ti mando subito qualche camminata che ho trovato sul web, ci sono dei posticini con panorami splendidi. Ho trovato pure un sito con escursionisti esperti che possono darti tanti consigli.

Camminano insieme, e Claudia sente che dentro di lei qualcosa fiorisce: non più paura, ma speranza. La speranza che con Matteo possano costruire un nuovo rapporto, basato sullascolto e sul rispetto. E che, forse, ancora oggi si può realizzare un piccolo sogno, non per orgoglio o per dovere, ma per il semplice piacere di fare ciò che si ama, condividendolo con chi si ama davvero.

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