Essere felice è un dovere
Il papà se nè andato di casa quando la piccola Nicoletta aveva appena quattro anni. Se nè andato subito dopo Capodanno, un mattino freddo, dicendo solo perdonami sulla soglia, prima di chiudere piano la porta dingresso alle sue spalle.
La mamma prese la notizia con una calma quasi fatale, come se fosse linevitabile destino delle donne della loro famiglia: nessun matrimonio durava mai più di qualche anno. Eppure, dopo poche settimane, una notte, si avvelenò con tutto il Tavor e la Tachipirina che trovò in casa e si addormentò per sempre, senza un rumore.
Al mattino Nicoletta chiamò a lungo la mamma, a voce alta. Poi, con fatica, fece colazione con quel che trovò nel frigo e tornò a chiamarla ancora, più disperata. Sfinita, si addormentò stringendosi forte a lei.
A gennaio il sole tramonta presto. Il giorno era già spento quando Nicoletta riaprì gli occhi; si svegliò dal freddo e tirò su la coperta, abbracciando più forte la mamma. Ma più si stringeva a lei, più sentiva un gelo profondo, insopportabile. Solo allora capì che tutto quel freddo veniva proprio da sua madre. Le lacrime le bruciavano le guance.
Fu allora che la porta dingresso si aprì. Nicoletta corse verso lingresso come il vento. Era zia Lucia, la sorella minore della mamma.
Nicolina, sei a casa! Ma la mamma dovè? Le ho chiamate tutto il giorno, perché non risponde? Mi sto preoccupando!
Nicoletta si attaccò alla pelliccia della zia, tirandola verso la camera. La guardava con gli occhi gonfi di pianto, indicava la porta della camera con il dito e urlava qualcosa con tutta sé stessa, ma dalla bocca non usciva alcun suono: la bocca si apriva spalancata, il viso stravolto dal dolore, lacrime e muco che scorrevano, ma nessun suono.
Lucia non era riuscita ad avere figli, per questo il marito laveva lasciata dopo cinque anni di matrimonio. Amava la nipote con tutto il cuore, come fosse sua; era ormai la seconda mamma di Nicoletta. Così, dopo la tragedia, Lucia avviò subito tutte le pratiche per la tutela e accolse Nicoletta con sé. Le dedicò ogni attenzione possibile, ma anni di visite e terapie non riuscirono a restituire la voce alla bambina.
Quellinverno, il freddo arrivò proprio durante lEpifania, portando con sé una neve vera, soffice, che scricchiolava sotto gli scarponcini. Nicoletta trascorse tutta la giornata nel Parco Sempione, giocando con le amiche sui bob, costruendo una famiglia intera di pupazzi di neve, rotolandosi nei cumuli e creando angeli bianchi.
Dai, è ora di rientrare! Guarda come sei, hai i pantaloni che stanno in piedi da soli e i guanti sono pezzi di ghiaccio. Su, via, passiamo dalla Coop a prendere latte e pasta disse Lucia sistemandosi le sciarpa.
La gente entrava e usciva, le porte automatiche si aprivano e chiudevano, ma un gatto fulvo se ne stava seduto tranquillo di lato, davanti allentrata del supermercato. Sembrava che non avesse bisogno di nulla: occhi socchiusi, le zampe davanti che tremavano dal freddo. Nicoletta si avvicinò piano e, accovacciata, lo accarezzò. Fece cenno alla zia di andare da sola a fare la spesa.
Va bene, faccio in fretta. Ma tu, non ti muovere da qui.
La bambina carezzava lentamente il gatto; lui si stiracchiò soddisfatto, inarcando la schiena e iniziando a fare le fusa. Nicoletta lo abbracciò, stringendo il collo del gatto contro la guancia. Di colpo le lacrime calde cominciarono a rigarle il viso; il gatto, paziente, le leccava via, poi starnutiva e tornava a leccare.
Ma dai, cosa combini! È randagio, sarà sporco protestò Lucia, prendendola per mano e trascinandola verso la macchina. La bambina si dimenava, ma la zia dovette quasi sollevarla e farla accomodare sul sedile posteriore.
Anche il gatto si avvicinò allauto, guardando Nicoletta e miagolando sommessamente.
Non posso lasciarlo qui È già mio, e ora lo abbandono sussurrava la piccola, lasciando impronte umide di lacrime sul finestrino.
Sei tu che stai parlando? Ripeti, ti prego, ripeti! balbettò Lucia emozionata.
Non possiamo lasciarlo solo. Morirà senza di me! gridò Nicoletta fissandola dritta negli occhi.
Lucia scese subito dallauto, prese il gatto e si sedette dietro con Nicoletta, tra abbracci stretti e pelo che volava. Il micio si aggrappò alla pelliccia per la paura, ma appena vide Nicoletta, si accomodò sulle sue ginocchia e si mise a dormire.
Lo vuoi davvero questo gatto? E allora cosa aspettavi a dirmelo! Te lavrei trovato molto prima sorrise Lucia, finalmente felice.






