Una donna straordinaria.

Brava donna.

Brava donna. Cosa faremmo senza di lei?
E tu le dai solo duemila euro al mese.
Giulia, le abbiamo lasciato lappartamento, non dimenticare.

Commedie

Giovanni si alza dal letto e cammina piano verso la stanza accanto. Alla luce tiepida della lampada, con gli occhi appannati dagli anni, osserva sua moglie.

Si siede vicino a lei, ascoltando il suo respiro. Mi sembra tutto a posto.

Si solleva e va lento in cucina. Apre lo yogurt, poi passa in bagno. Infine, ritorna nella sua camera.

Si sdraia. Ma il sonno non arriva:

Abbiamo novantanni, io e Giulia. Quanta vita alle spalle? Presto dovremo andare anche noi, e accanto non cè più nessuno.

Le figlie non ci sono più. Stefania se nè andata che non aveva neanche sessantanni.

Anche Matteo non cè più ormai. Aveva una vita sregolata È rimasta la nipote, Claudia, ma vive in Germania da ventanni. Dei nonni non si ricorda più. Avrà già i figli grandi anche lei

Non si accorge nemmeno di essere scivolato nel sonno.

Si sveglia con una mano delicata sulla spalla:

Giovanni, tutto bene? la voce di sua moglie è appena un sussurro.

Apre gli occhi. Lei si china su di lui.

Che succede, Giulia?
Guardavo, eri immobile, temevo il peggio.
Sono ancora qui! Torna a letto.

Si sentono i suoi passi lenti. Un click di luce in cucina.

Giulia beve un sorso dacqua, passa dal bagno e ritorna nella sua stanza. Si stende sul letto:

Un giorno mi sveglierò e lui non ci sarà più. E cosa farò? O magari sarà lui a restare solo prima di me.

Giovanni ha già organizzato persino il nostro funerale. Mai avrei pensato si potesse fare in anticipo. Ma forse bene così. Chi lo farebbe per noi, a questo punto?

La nipote si è proprio dimenticata di noi. Solo la vicina, Ivana, viene a trovarci ogni tanto. Ha la chiave dellappartamento. Giovanni le dà mille euro ogni mese dalla nostra pensione. Lei ci fa la spesa, fa quello che serve. Tanto, che ce ne facciamo dei soldi ormai? E tanto da quel quarto piano non ci muoviamo più.

Giovanni apre gli occhi. Fuori dalla finestra il sole bacia la città. Esce sul balcone e vede il verde dei tigli che si fa più intenso allinizio dellestate. Un sorriso gli si disegna sul volto:

Siamo arrivati anche a questa estate!

Va a vedere la moglie. Lei sta seduta sul letto, pensierosa.

Giu’, basta malinconia! Vieni, voglio mostrarti una cosa.

Oh, non ho proprio forza oggi sussurra la donna, sollevandosi a fatica. Che hai in mente?

Vieni, dai!

Laiuta, sorreggendola per le spalle, fino al balcone.

Guarda, i tigli! Tu dicevi che non ci saremmo arrivati allestate e invece eccoci.

Hai ragione! E poi cè anche questo bel sole.

Si siedono insieme sulla panchina in balcone.

Ti ricordi quando ti ho invitata al cinema, ai tempi della scuola? Anche allora i tigli erano appena fioriti.

Come dimenticare? Quanti anni sono passati?

Settantacinque settantacinque anni e qualche mese.

Restano lì a lungo, persi nei ricordi della giovinezza. Tante cose le dimentichi da vecchio, magari anche ciò che hai fatto ieri. Ma la gioventù resta impressa per sempre.

Oh, ci siamo fatti prendere dai ricordi! si alza Giulia. E non abbiamo nemmeno fatto colazione.

Giulia, fai quel tè buono, dai! Basta queste porcherie derbe amare.

Dobbiamo evitarle, lo sai.

Almeno fallo leggero, e metti un cucchiaino di zucchero.

Giovanni sorseggia il tè leggero, accompagnandolo con un piccolo panino al formaggio, pensando a quanto erano diversi i tempi, quando la colazione era una bella tazza di tè forte e zuccherato, con brioche o frittelle.

Entra Ivana, la vicina. Sorride gentile:

Come va, voi due?

Ma cosa vuoi che vada, alla nostra età? scherza il nonno.

Se scherzi così, allora tutto bene. Serve qualcosa?

Ivana, prendi un po di carne, per piacere! chiede Giovanni.

Non si può.

Ma il pollo è consentito

Va bene, prendo il pollo. Vi preparo un minestrone col pollo e pasta!

Ivana sistema la tavola, lava i piatti e se ne va.

Giu, andiamo a prendere il sole sul balcone! propone Giovanni.

Andiamo!

Ivana arriva più tardi, porta la colazione sul balcone:

Sentivate la mancanza del sole?

Si sta bene qui, Ivana! sorride Giulia.

Allora vi porto la polenta. Così poi preparo la zuppa per pranzo.

È proprio una donna doro dice Giovanni guardandola andare via. Cosa faremmo senza di lei?

E tu le dai solo duemila euro al mese.

Giulia, lappartamento labbiamo lasciato a lei.

Ma non lo sa.

Restano sul balcone fino a pranzo. A tavola arriva la zuppa di pollo con pezzetti di carne e patate:

Era la zuppa preferita di Stefania e Matteo, quando erano piccoli ricorda Giulia.

E ora ci cucina una sconosciuta. sospira lui.

Forse era proprio il nostro destino. Quando non ci saremo più, nessuno piangerà per noi.

Basta tristezza, Giulia. Andiamo a fare un sonnellino!

Giovanni, è vero quel che si dice:

Vecchi e bambini, cambia poco.

Noi qui, come due bambini: zuppa passata, la pennichella, la merenda.

Dorme un po Giovanni, poi si alza: non prende sonno. Sarà il tempo che cambia? Va in cucina. Trova sul tavolo due bicchieri di succo darancia, preparati con cura da Ivana.

Li prende con tutte e due le mani e va piano nella stanza della moglie. Lei seduta sul letto, osserva assorta la finestra.

Che cè, Giu, sei triste? sorride. Vieni, bevi il succo!

Lei ne prende un sorso:

Anche tu non riesci a dormire?

Sarà il tempo.

Da stamattina mi sento strana sussurra lei, scuotendo la testa. Sento che non mi resta molto. Tu però pensa a fare tutto per bene, quando non ci sarò.

Giulia, che dici? Come vivrò senza di te?

Uno dei due andrà via prima, è la vita.

Basta così! Torniamo sul balcone!

Restano lì fino a sera. Ivana prepara le frittelle di ricotta. Mangiano, poi guardano la televisione insieme, come ogni sera prima di dormire. I filoni nuovi sono troppo complicati per loro. Così si godono vecchie commedie e cartoni.

Questa sera guardano solo un cartone. Giulia si alza:

Vado a dormire, mi sento stanca.

Allora vengo anchio.

Lascia che ti guardi bene! chiede lei allimprovviso.

Perché?

Solo così Vorrei ricordarmi di te.

Si fissano a lungo negli occhi. La mente corre agli anni giovani, quando tutto era ancora possibile.

Ti accompagno al letto.

Giulia si aggrappa al braccio del marito, e vanno via insieme, piano.

Lui la copre con cura e va nella sua camera.

Sente un peso enorme sul cuore. Non riesce a dormire.

Gli sembra di non aver chiuso occhio. Ma lorologio segna le due di notte. Si alza e va nella stanza di lei.

Lei è distesa, con gli occhi aperti.

Giulia!

Le prende la mano.

Giulia, rispondimi Giu-lia!

Allimprovviso manca il respiro anche a lui. Raggiunge la sua stanza. Prende i documenti già preparati, li lascia sul tavolo.

Ritorna dalla moglie. La guarda a lungo. Poi si sdraia accanto, chiude gli occhi.

Rivede la sua Giulia, giovane e bella, come settantacinque anni fa. Lei cammina verso una luce lontana. Lui la raggiunge, le prende la mano.

La mattina dopo Ivana entra nella camera. Li trova insieme, sereni, con lo stesso sorriso sulle labbra.

Alla fine, la donna chiama il pronto soccorso.

Il medico che arriva li guarda, scuote la testa stupito:

Sono andati via insieme. Devono essersi amati davvero tanto

Li portano via. Ivana si lascia cadere stremata su una sedia. Poi vede i documenti, e sopra il testamento a suo nome.

Lei posa la testa tra le mani e scoppia in lacrimeSulle prime, Ivana non riesce a muoversi. Resta a fissare la calligrafia tremolante sul foglio, le firme che conosce da una vita. La casa silenziosa, le tende appena smosse da un refolo daria. Un lungo sospiro le sale dal petto, limpido come il primo mattino destate.

Si alza, apre le finestre spalancando la luce su tutte le stanze. Dincanto, la casa pare più grande eppure non più vuota. I tigli fuori dal balcone ondeggiano lievi. Nei cassetti resta il profumo di chi ha vissuto insieme tutta una vita.

Pensa alla cucina, alle tazze di tè, alle risate soffocate, alle piccole discussioni. Poi prende la teiera, sistema due tazze sul tavolo.
Le riempie, si siede, chiude gli occhi.

Siete ancora qui, lo so.

Dal balcone le pare di sentire le loro voci, appena portate dal vento.

E in quellistante, sotto il cielo dorato dellinizio estate, Ivana sorride. Porta la tazza alle labbra.

Questo è per voi, Giovanni e Giulia. Per i vostri giorni, e per il bene lasciato qui.

Poi, mentre fuori i tigli respirano nuova luce e dentro il tempo si addolcisce, Ivana comincia a preparare la casa per la vita che verrà sapendo che, da qualche parte, una giovane coppia sorride ancora, passeggiando mano nella mano sul viale dei ricordi.

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Una donna straordinaria.
– E che figlia in gamba che ho! – si vantava Oxana con le vicine. – Ha chiuso la sessione solo con trenta! E riesce pure a lavorare, non prende una lira da noi! – Ti invidio, Oxana! I miei figli fanno solo una cosa: chiedere soldi, – sospirava una donna. – E non vogliono proprio studiare. Masha dice che dopo il liceo vuole subito sposarsi, tanto deve mantenerla il marito. E mio figlio… eh! – La vicina allargò le braccia, profondamente delusa dalla sua prole. – Ma tua Anastasia è in gamba, sa vivere con la sua testa. – Eh già, come no, – mormorò Michele tra sé, allontanandosi un attimo dalle chiacchiere della mamma e delle vicine. Sarebbe voluto tornare a casa, ma la mamma non aveva finito il giro dei negozi: con papà al lavoro, oggi toccava a lui l’onore di portare le borse. – Se solo sapessi cosa combina la sorellina a Roma, di certo non te ne vanteresti così. Anzi, meglio se proprio non la nominavi… – Hai detto qualcosa? – Oxana guardò stizzita il figlio che borbottava. Nemmeno cinque minuti riesce ad aspettare? Non aveva ancora raccontato tutti i dettagli. – Sì mamma, ho detto che devo preparare una presentazione e scrivere un tema per domani. Magari ti vanti un’altra volta? – rispose tranquillo Michele. – Tu e tuo padre! Non lasciate parlare la gente! Va bene, andiamo… Michele fece spallucce, notando lo sguardo sollevato delle vicine. Sembrava che pure loro si fossero pentite di aver trovato Oxana per strada: non faceva che parlare della figlia, con un tono da far sembrare Anastasia un modello irraggiungibile. Ma solo lui conosceva la verità. E non voleva far preoccupare la mamma… *** – Qui abita Anastasia Melnik? – Lo sguardo altezzoso della signora confuse Oxana, già inquieta dai due uomini alle sue spalle. – Mia figlia adesso vive a Roma. Studia all’università, – rispose fiera Oxana. – Cosa volete da lei? – All’università? Davvero? – la donna rise seccamente. – È stata cacciata dopo il primo esame. Nemmeno una materia superata, non mi stupisce: non andava mai a lezione, cercava solo di rimorchiare qualcuno… – Come osa parlare così di mia figlia! Faccio denuncia per diffamazione! – Oxana sentì voci dietro la porta e si zittì. Invitarla in casa sembrava ammettere che diceva la verità. Ma se non apriva? Chissà cosa avrebbe raccontato in giro… – Prego, accomodatevi, – interruppe Michele. – Niente pettegolezzi inutili. Mamma, lasciali entrare. – Ma Michele! – Falli entrare. In quel momento sembrava più grande dei suoi sedici anni: serio e solo un po’, pochissimo, agitato. Accompagnò gli ospiti in soggiorno col gesto di sedersi; la donna si prese una poltrona, i due uomini restarono in piedi. – Michele! Come fai a farli entrare dopo quello che ha detto su Anastasia! – Ho sentito, perciò li lascio entrare, – si spazientì il ragazzo. Con papà fuori casa, a lui spettava il ruolo di capo famiglia. Doveva limitare i danni! – Ma… – Scommetto che tu conosci meglio la sorellina, – ironizzò la donna. – Sai dov’è ora? – E’ a Roma, qui mamma non mente. Ma non vive in uno studentato: sta in un appartamento che le paga un uomo. Non so l’indirizzo, ma so che lui è sposato, vent’anni più di lei e tre figli adulti. E ha un mucchio di soldi. – Si chiama per caso Gregorio? – Posso indovinare, è suo marito? – chiese teso Michele. In che guaio si era cacciata la sorella, se venivano fino a qui per cercarla? – Per fortuna no. Sono la sorella di Gregorio e sono stufa delle sue “escapade” – sorrise fredda la donna. – Gregorio ha una moglie splendida, la figlia del nostro principale socio in affari. Che non sopporta queste “amichette” del marito: se va avanti così chiederà il divorzio. – E questo, immagino, non deve succedere, vero? – Sei un ragazzo sveglio, – sussurrò la donna. – Nessuna idea su dove sia ora la tua adorabile sorellina? – No, ma forse la sua amica lo sa. Posso sentirla, però prima voglio sapere cosa avete intenzione di fare. Ho una sola sorella, capisce? – Michele, cosa significa tutto questo? Quale Gregorio? Quale appartamento? Cosa sta succedendo con mia figlia? – Oxana era sconvolta. Michele corse in bagno a prendere le medicine che la mamma conservava lì. – Vuole che chiami l’ambulanza? – La signora sembrava anche un po’ in colpa. Michele agitò la mano. Certo che l’avrebbe chiamata! Quando correva a prendere le pastiglie, la signora Nina aveva già promesso che sarebbe arrivata in cinque minuti. – Michele… ma tu come lo sapevi? – chiese Oxana disperata, incapace di credere alla verità. – Quando Anastasia è tornata l’ultima volta, aveva il telefono rotto, ricordi? Mi ha chiesto il pc, per parlare con un’amica, ed è rimasta loggata. Ho letto i suoi messaggi, mi sono fatto qualche domanda e poi le ho chiesto direttamente. Non ha negato nulla, mi ha solo chiesto di non dire nulla a te. Michele era sinceramente preoccupato per la mamma: una donna buona e generosa, il cui unico difetto era essere troppo fiera dei successi dei figli. Anche lui arrossiva ogni volta che lei si metteva a raccontare agli altri delle sue medaglie e diplomi. Dopo che Oxana fu sistemata a letto sotto controllo dei medici, Michele tornò dagli ospiti. Era curioso di sapere cosa volessero dalla sorella. – E ora, cosa volete fare? – Niente di male. Le darò dei soldi e qualche conoscenza. Non sposate, questa volta. Se sarà abbastanza furba, si sistemerà bene… – Va bene, torno subito, – sospirò Michele, già prevedendo una conversazione difficile. L’amica di Anastasia era… un tipo tosto. Bisognava inventarsi qualcosa. Gli venne l’idea della “sessione chiusa bene”. Forse un fratello da lontano poteva volerle fare un regalo tramite corriere. – Ecco, questo è il numero della sua amica, – diede un foglio alla donna. – Spero che manterrà la parola. – Tranquillo, non preoccuparti. E uscendo dall’appartamento, la signora disse a voce abbastanza alta, di certo per le vicine che origliavano: – Scusatevi se vi ho turbato così, ma era l’unico modo per parlare senza troppe orecchie indiscrete. Spero nessuno metta in giro storie strane. Se succede, mi scuserò direttamente con Anastasia. Ma sono sicura che qui vivono brave persone e non si daranno al pettegolezzo. Le voci ci furono, ma fiacche. Oxana le spegneva subito, chiedendo di non infangare il nome della figlia. Ma smise di vantarsi e, in generale, usciva di casa molto meno. Michele parlò col padre e decisero insieme: era il momento di cambiare città. Oxana si vergognava a guardare in faccia i vicini, dopo averli ingannati per tanto tempo. Un giorno di sole, la famiglia si trasferì. Come disse Michele alle vicine curiose: andavano a Roma, vicino a Nastia. Lì ci sono ottimi medici, e la mamma ultimamente non stava bene. Anastasia non tornò più: si era sistemata “bene” e la famiglia quasi la dimenticò…