Un ideale altrui
Assunta Giuliana entrò nella stanza con un tale impeto che il bordo della sua vestaglia si sollevò come una vela al vento. Si fermò di colpo sulla porta, puntando le mani sui fianchi e scrutando la nipote con uno sguardo colmo dindignazione. Sofia era seduta alla scrivania e osservava qualcosa con attenzione sullo schermo del computer.
Cos’hai da startene seduta qui così? La voce della nonna risuonò tagliente. Tra mezzora comincia la lezione nella scuola di danza!
Sofia sollevò lentamente lo sguardo. Nei suoi occhi brillava la stanchezza e sotto le palpebre si disegnavano leggere ombre. Cercò di rispondere con calma, anche se la voce le tremò involontariamente:
Nonna, non sto bene oggi. Ho già avvisato che non potrò andare.
Assunta Giuliana parve irrigidirsi per un attimo, come se non volesse credere alle parole della nipote. Le labbra si strinsero in una linea sottile, le narici si dilatarono appena. Poi espirò con forza, trattenendo a fatica lirritazione che le gonfiava il petto:
E chi ti ha dato il permesso? Ho detto che andrai e andrai! Non ti senti bene, eh… Ma quando stai al computer ti passa tutto!
Sofia serrò le dita sul bordo della scrivania. Da tempo sapeva che per la nonna il balletto non era un semplice passatempo, ma una questione di principio. Frequentare le lezioni era la prova tangibile di disciplina, costanza, capacità di mantenere la parola. Oggi però, Sofia si sentiva davvero debole le girava la testa, lo stomaco le faceva male, e la nausea le saliva in gola.
Fece un lungo sospiro, cercò il coraggio e disse piano ma con fermezza:
Sto preparando una relazione di storia. Devo consegnarla domani.
Cadde un silenzio carico di tensione. Sofia fissava la nonna, sperando che finalmente capisse che oggi sarebbe davvero stato meglio rimanere a casa. E magari, invece di infuriarsi, si preoccupasse della salute della sua unica nipote e la accompagnasse dal medico.
Ma Assunta Giuliana si avvicinò risoluta alla scrivania e, senza una parola, allungò la mano verso il tasto daccensione e spense di colpo il computer. Lo schermo divenne nero allistante, cancellando ore di lavoro con un semplice gesto.
Sofia rabbrividì come se fosse stata colpita fisicamente. Scrutò il monitor spento, sperando magari che limmagine riapparisse. I pugni si strinsero e le labbra iniziarono a tremare dal dispiacere. Due preziose ore di lavoro il testo accuratamente corretto, ogni parola scelta con attenzione, le frasi composte dopo aver verificato ogni dato era svanito!
Non avevo ancora salvato il file! la voce di Sofia si ruppe dal dolore. Due ore buttate!
Guardò la nonna, con le lacrime che le inumidivano gli occhi. In quel momento si sentiva completamente impotente, come un cucciolo senza difesa chiuso in un angolo.
Assunta Giuliana rimase impassibile. Il volto duro, la voce dacciaio:
Preparati subito, ti ho detto!
Sofia si aggrappò al bordo del tavolo, cercando di trattenere le lacrime. Sapeva che opporsi era inutile: la nonna otteneva sempre ciò che voleva, senza curarsi dei sentimenti altrui. La vita con lei era diventata una lunga sequenza di ordini, rimproveri e regole rigide. Ogni giorno provava dentro una rabbia silenziosa, venata damarezza.
Tutta tua madre! proseguì Assunta Giuliana, con un tono carico di vecchio rancore. Anche lei sempre a fissare quello schermo! E come è andata a finire? Dove si trova ora?
Scosse la testa nel tentativo di scacciare i pensieri dolorosi. Sua figlia era stata per lei una ferita ancora aperta una sorta di errore educativo. Allora era stata troppo indulgente, un po più comprensiva e quello era stato il risultato: la figlia aveva lasciato questo mondo troppo presto, affidando la piccola Sofia alle sue cure.
Assunta Giuliana era convinta che la cosa più importante nella vita fosse la disciplina, il cammino tracciato e preciso. Era rimasta sola con sua figlia Teresa e, per mantenerla, aveva dovuto lavorare duramente: turni al mattino, straordinari la sera, rapporti da compilare, riunioni senza fine. Non cera mai stato tempo per chiacchiere sincere, passeggiate tranquille o semplici serate in compagnia di un libro.
Teresa era cresciuta quasi da sola. Allasilo la chiamavano la bambina invisibile: poteva starsene ore in un angolo con un libro o a scarabocchiare su un album, senza mai coinvolgersi coi compagni. A scuola non era molto diverso: gli insegnanti dicevano che aveva la testa fra le nuvole.
Col tempo, il carattere determinato di Teresa era emerso con forza. Rifiutava ogni tentativo materno di avviarla alle attività utili. Danza classica? Uno sforzo terribile e nessun risultato. Conservatorio? Non ho orecchio, e il pianoforte occupa mezza stanza. Disegno? Non sono capace, non voglio. Nemmeno i corsi del doposcuola, che Assunta insistette perché frequentasse Teresa lasciava tutto dopo appena un paio di lezioni, definendo tutto una perdita di tempo.
Trascorreva ore davanti al computer. Prima semplici giochi, poi forum, chat, conversazioni infinite con sconosciuti. Assunta Giuliana tentava di limitarne luso, ma ogni discussione si concludeva con una porta sbattuta e ore di silenzio.
È solo pigra! pensava Assunta osservando la figlia incollata allo schermo. Nessuna ambizione, nessun obiettivo. Sa solo stare lì davanti a quella scatola maledetta.
Era davvero convinta che il comportamento di Teresa fosse segno di pigrizia o mancanza di volontà. Per Assunta una ragazza doveva distinguersi, vincere concorsi, prendere riconoscimenti, costruirsi una carriera. Ma Teresa sembrava fare apposta il contrario.
A diciottanni Teresa fece sapere che si sarebbe sposata. Non con un brillante dottore, né con un professionista promettente, ma con un semplice ragazzo del cortile vicino che faceva il meccanico e sognava di aprire una piccola officina.
Assunta Giuliana andò su tutte le furie.
Ma ti rendi conto di quello che fai?! gridava, stringendo i pugni. Questo non è un marito, è uno sbaglio di percorso!
Teresa alzava le spalle:
Io con lui sto bene. Non minteressano le tue prospettive.
Poco dopo arrivò unaltra notizia: Teresa aveva lasciato luniversità. Proprio quella dove Assunta con raccomandazioni e telefonate era riuscita a farla entrare.
Non voglio fare leconomista dichiarò con calma. Non minteressa.
Andò invece a lavorare in una piccola società di web design: stipendio ridicolo, poche prospettive, nome della ditta che Assunta aveva quasi vergogna a citare.
Ecco a cosa è servito essere troppo cedevole ho perso il controllo, completamente pensava con amarezza. Non poteva accettare che la figlia avesse scelto la sua strada non quella giusta secondo Assunta, ma la sua. E ormai non si poteva più cambiare nulla.
Con la nipote, invece, sarebbe stato diverso! Sofia sarebbe cresciuta disciplinata, responsabile, determinata. Niente sogni a vuoto seduta davanti a uno schermo. Solo ordine, regole chiare, un futuro come si deve!
Sofia si irrigidì, gli occhi si accesero di rabbia. Non sopportava che la nonna parlasse così della mamma. Per lei la madre era stata un esempio, fonte di orgoglio, una donna che aveva raggiunto tanto nonostante tutto.
Mamma era una bravissima programmatrice! gridò allimprovviso, la voce rotta dallemozione. Aveva il suo progetto, tutti la rispettavano al lavoro, avrebbe potuto fare ancora tanto!
Le parole le fluivano dal cuore, come se le avesse trattenute per anni. Voleva che almeno qualcuno si rendesse conto: sua madre non era soltanto quella Teresa di cui la nonna parlava con disprezzo. Era una persona talentuosa, tenace, che non aveva mai avuto paura delle difficoltà e portava sempre a termine ciò che iniziava.
E non è stata colpa sua aggiunse stringendo i pugni se il tassista ha perso il controllo dellauto! È stata una tragedia, una terribile casualità!
Calo di nuovo il silenzio. Sofia respirava a fatica, fissando la nonna che ora era dietro la finestra, le braccia incrociate. Assunta Giuliana si girò con il volto gelido, quasi indifferente:
Se mi avesse ascoltato, disse impassibile avrebbe sposato uno del suo ambiente, sarebbe rimasta a casa a crescere figli. Non sarebbe successo niente di tutto questo.
Sofia avvertì un morso al cuore. Quelle frasi ferivano più di qualsiasi urlo: la nonna riportava tutto sempre ai suoi schemi. Se Teresa avesse fatto come diceva lei, se avesse scelto la strada giusta, tutto sarebbe stato diverso.
Non capisci proprio niente! gridò Sofia con amarezza. Mamma non voleva restare a casa! Voleva lavorare, creare qualcosa di nuovo. Era felice, quando scriveva programmi, quando discuteva le idee con i colleghi, quando vedeva che il suo lavoro serviva a qualcuno!
Assunta Giuliana scosse la testa, come se ascoltasse discorsi di una bambina che non sa nulla della vita.
La felicità è la stabilità, disse risoluta. Sapere che domani sarà come ieri, che hai una base, una famiglia, una casa. Tutto il resto fece un cenno verso la mensola con i premi di Teresa è vuoto. E tuo padre, beh, proprio il peggiore poteva scegliersi
Sofia scostò bruscamente la sedia, che stridette sul pavimento. Non ascoltava più la nonna la rabbia e il dolore la stavano travolgendo. Le parole le uscivano di bocca come fuoco vivo:
Mio papà è una persona splendida! E quando tornerà mi porterà con lui!
Lo diceva più per se stessa che per la nonna come un mantra che la aiutava a resistere. Immaginò subito il volto sorridente del padre, il suo abbraccio sicuro, la voce tranquilla. Con lui si sentiva protetta, libera di avere i suoi sogni, senza dover chiedere permesso a nessuno.
Non avrebbe più ascoltato la nonna. Si alzò di scatto, corse verso larmadio. Voleva solo uscire di lì, da quella casa dove ogni cosa sapeva di litigi e pressione. Via da quella presenza soffocante, da commenti pungenti, dal desiderio di controllo.
Peccato che papà abbia ancora il contratto per tre mesi pensava mentre chiudeva la cerniera della felpa. Chissà poi perché non mi ha portato subito con sé Ma è ovvio, la nonna ha fatto di tutto per trattenermi.
Le tornarono in mente le recenti discussioni voci sussurrate dalla stanza accanto, stralci di dialoghi:
Lasciala finire la scuola qui, non vale la pena scombussolarle la vita
Sofia ne era sicura era stata la nonna a convincere il padre di lasciarla lì. Ancora una volta aveva deciso per lei, senza ascoltare il suo vero desiderio.
Assunta Giuliana era appoggiata alla porta, seguendo con occhio severo la frenesia della nipote. Sul volto una smorfia appena accennata era soddisfatta che tutto procedesse come aveva previsto. Non avrebbe avuto senso continuare a discutere: la ragazza ormai era sul punto di esplodere e altre parole avrebbero solo inasprito la lite.
Serve proprio a tuo padre sbuffò lei, parlando quasi tra sé. Sta mettendo insieme una nuova vita, dimenticati che ti prenda con sé. Abituati a seguire le mie regole, almeno fino alla maggiore età!
Quelle frasi colpirono Sofia come uno schiaffo. Rimase un istante immobile, stringendo le scarpe da danza, poi scosse la testa per cacciare via il dolore. Non era il momento di mollare. Doveva scappare. Subito.
Assunta Giuliana, senza attendere risposta, aggiunse con voce più misurata ma sempre autoritaria:
Chiederò al vicino di portarti in macchina. Prepara tutto in fretta.
Il tono non concedeva repliche non era una proposta, ma un ordine. Sofia annuì senza guardare la nonna, si legò i capelli in una treccia stretta, afferrò la borsa ed uscì. Un nodo le serrava il petto, ma sapeva che almeno durante la danza avrebbe potuto dimenticarsi di tutto il resto, anche se solo per un paio dore
************
Sofia entrò lentamente nella scuola di danza, e la luce calda delle lampade la abbagliò per un istante. Socchiuse gli occhi, abituandosi, e avanzò nel salone.
Giulia Serena, che stava sistemando le barre per la lezione, la notò subito. Si avvicinò, e dal suo sguardo traspariva uninquietudine sincera.
Sofia, hai proprio unaria provata disse dolcemente, ma con evidente preoccupazione. Linsegnante le andò accanto, osservando attentamente il suo viso. Sei pallida Ti senti male?
Sofia abbassò le spalle, evitò gli occhi dellinsegnante. Non voleva lamentarsi, ma non aveva nemmeno la forza per fingere. Mormorò appena:
Ho male alla pancia.
Da molto? Giulia le si accostò ancora di più, posando una mano sulla spalla della ragazza come per trovare una soluzione attraverso quel gesto.
Da ieri rispose Sofia quasi sottovoce.
Linsegnante fece una smorfia: conosceva bene il temperamento di Assunta Giuliana, la sua fermezza, anzi il suo rigore era convinta che ogni malessere si potesse superare con la volontà.
Lhai detto alla nonna? domandò, cercando di mantenere la calma mentre dentro il suo cuore batteva in ansia.
Sofia sospirò e, imitando lintonazione dura della nonna, rispose con tono caricaturale:
È una sciocchezza! È solo una scusa per non impegnarti!
Dimprovviso linsegnante cambiò modo: la dolcezza lasciò spazio alla decisione ferrea, il suo sguardo divenne determinato, i gesti rapidi.
Questo non è il caso di scherzare, disse senza appello. Ti porto al pronto soccorso. Potrebbe essere unappendicite. Ti fa tanto male?
Sofia si strinse lo stomaco piegandosi un po, più per timore che per il dolore. Non voleva spaventarsi, ma la stanchezza si mischiva già al panico. Si limitò ad annuire, soffocando a stento:
Un po sento anche nausea.
Il volto di Giulia si fece ancora più serio. Si guardò intorno rapidamente, ma erano solo loro due in sala. Estrasse il cellulare dalla tasca.
Aspetta, chiamo lambulanza. Il tono si fece più tenero, ma fermo. Digitò rapidamente il numero demergenza, spiegò con precisione la situazione, diede tutti i dati richiesti. Poi accompagnò Sofia alla panca vicino al muro e la fece sedere.
Resta qui, adesso arriva lambulanza. Stai tranquilla, andrà tutto bene.
Sofia avrebbe voluto dire qualcosa magari minimizzare, convincere linsegnante che non era grave. Ma le parole le si fermarono in gola. Un brivido di freddo le entrava nelle ossa e un battito irregolare le martellava le tempie.
Giulia, notando la sua palletta, tolse la propria giacca sportiva dalla spalliera e la poggiò sulle spalle della ragazza.
Va meglio? domandò, sistemando il tessuto.
Sofia annuì senza alzare gli occhi. Era tutto così strano ritrovarsi in balia degli eventi. Non era abituata a farsi aiutare, eppure ora anche a lei era chiaro: qualcosa non andava.
Linsegnante rimase vicina, le prese la mano e ogni tanto le chiedeva con delicatezza come si sentisse. In sala si sentiva lodore di cera, in lontananza la musica di unaltra classe, ma per Sofia esistevano solo il calore della mano di Giulia, la sua voce rassicurante, e il tonfo sordo del proprio cuore.
Quando sentirono la sirena avvicinarsi, Giulia strinse le dita di Sofia con discrezione.
Ecco, arrivano. Ti guarderanno, e poi sapremo cosa fare.
************
Sofia si svegliò al debole suono di un apparecchio medico. Aprì lentamente gli occhi, tra un po di stanchezza e la morbidezza della federa sotto il volto. La stanza era luminosa, le pareti azzurre pallide, e da una grande finestra si scorgevano le chiome degli alberi. Nellaria si sentiva profumo di lenzuola pulite e un vago odore di disinfettante.
Piano piano le tornarono in mente gli ultimi avvenimenti: la chiamata di Giulia, il viaggio in ambulanza, i medici che la visitavano, gli esami… Poi quella puntura che laveva fatta scivolare in un sonno profondo, ed ora era lì.
Sentì la porta aprirsi piano. Si voltò e vide entrare il padre, deciso, visibilmente preoccupato, lo sguardo che correva prima a lei e poi a sua madre. Dietro, con passo sostenuto, entrava anche Assunta Giuliana: le labbra strette, lo sguardo spostato ora su Sofia, ora sulluomo.
Porto via Sofia con me annunciò il padre, avvicinandosi al letto Appena la dimettono, viene a casa mia. Starà meglio con me.
Assunta Giuliana si bloccò, incrociò le braccia sul petto e sbuffò:
E cosa credi di poter offrirle? Sempre fuori per lavoro! O starà per strada con chissà chi, o incollata al computer come sua madre!
Paolo stringeva i pugni fino a farsi male. Si sforzava di non urlare i muri bianchi, il bip degli apparecchi, lodore di medicinali non erano il luogo per i litigi. Ma dentro ribolliva.
Almeno sarà al sicuro! sbottò, la voce incrinata dalla tensione. Lhai quasi mandata al cimitero!
Fece una pausa, respirò a fondo, tentando di recuperare il controllo. Avrebbe voluto gridare tutto quello che aveva accumulato, ma si tratteneva per Sofia, per non trasformare la sua stanza dospedale in unaltra arena di guerra.
Almeno ti sei mai chiesta cosa le piace? Per cosa batte il suo cuore? incalzò guardando la donna dritto negli occhi Non è una bambola da modellare a tuo piacere!
Assunta Giuliana sollevò il mento, le labbra piegate in un sorriso sprezzante. Si aggiustò la borsetta, come pronta a sostenere lennesima battaglia.
Ogni ragazza deve saper danzare, proclamò, come in una lezione Serve una buona postura, cultura musicale, saper conversare. Tu che ne puoi capire!
Il suo sguardo passò sopra Paolo come fosse invisibile.
Brava Teresa davvero! Ha portato in casa uno qualunque! aggiunse, la voce tesa di vecchi rancori.
Paolo sentì il fiato mancargli. Sapeva che Assunta non laveva mai voluto in famiglia, considerandolo privo di tutto: ambiente, istruzione, ambizioni. Ma ora tutto era diverso: si trattava di Sofia.
Non apparteniamo più alla tua famiglia, annunciò deciso E porterò via nostra figlia. Vivrà con me.
Il tono era fermo, ogni parola definitiva.
E se proverai a impedirlo, te ne pentirai, aggiunse, con una tale determinazione nello sguardo da far vacillare persino Assunta Giuliana, che fece un passo indietro.
Lei spalancò la bocca per replicare, ma rimase senza parole. Si girò su se stessa, serrò la tracolla della borsa fino a sbiancarle le dita e uscì dalla stanza.
Vedrai che ti pentirai di questa scelta! gridò mentre si dirigeva verso luscita.
Paolo tacque. Guardò la donna andarsene, sentendo la tensione sciogliersi piano piano. Ora cera da parlare con Sofia, chiarire tutto, rassicurarla su quel che sarebbe successo. Respirò fondo, le sorrise e rimase accanto a lei, pronto a prenderla per mano nel suo nuovo cammino.
************
Assunta Giuliana attraversò latrio dellospedale come una tempesta: il rumore dei suoi tacchi risuonava lungo il vialetto, il vento le sollevava i lembi del cappotto, che non si preoccupava nemmeno di fermare tutta la sua energia era impegnata a trattenere la rabbia che la agitava dentro.
Tanto stanno buttando via unoccasione pensava stringendo la borsa Hanno tutto e non capiscono il valore!
Rivedeva ancora la scena: Paolo che rivendicava il diritto alla figlia, Sofia che gli rivolgeva uno sguardo colmo di speranza. Lei, la donna che aveva fatto di tutto per crescerla come si deve, rimasta sola. Tutto il suo impegno, e nessuno che lo apprezzasse.
Io ho dato tutta me stessa, e questo è il ringraziamento pensava, ferita profondamente da quellingiustizia.
Rallentò il passo, si fermò vicino a una panchina, anche se non sedette. Dalla borsa estrasse lo specchietto, si aggiustò i capelli, si sfiorò il viso. Era un rito capace di rassicurarla.
Pazienza, concluse. Si riprova con qualcun altro.
Ripensò alla casa famiglia nella via di fronte, ordinata, con le finestre grandi e il giardino curato. Lì forse cera una bambina, o una ragazza, che sognava una casa, qualcuno che si occupasse di lei, che la portasse a danza, a suonare, a imparare le buone maniere
Potrò rendere felice una di loro, ragionava tra sé mentre qualcosa di simile a una missione le riscaldava il cuore. Le darò ciò che Sofia non ha saputo apprezzare. Crescerò una vera signorina, riconoscente, che saprà farmi onore!
Riprese a camminare, più lenta, ragionando sul da farsi. Informarsi, parlare con gli educatori Di certo si troverà la bambina giusta, con talento, potenzialità.
Un soffio di vento fece cadere una foglia gialla, che vorticosamente le si poggiò accanto ai piedi. Assunta Giuliana la osservò per qualche secondo, poi riprese sicura verso la fermata dellautobus. Nella mente costruiva già il nuovo piano, convinta che questa volta avrebbe funzionato. Perché, ne era certa, bastava riprovare ancora
****
Le esperienze di Assunta Giuliana mostrano come, a volte, nellinseguire un ideale imposto, si rischia di perdere di vista le persone che abbiamo davanti, con i loro sogni e desideri. La vera felicità, si comprende solo dopo tante prove, nasce non dalla disciplina cieca, ma dalla capacità di ascoltare, amare e accettare anche ciò che non si può controllare. Non sempre la strada tracciata da altri è quella giusta per noi e ogni cuore, come una foglia nel vento, cerca il suo modo di danzare.






