Un micino tutto bianco giaceva in mezzo alla strada, circondato solo da campi, senza una persona nei paraggi.
Giulia fa la rappresentante commerciale e trascorre la maggior parte del suo tempo spostandosi tra i paesini della campagna toscana. Anche stamattina era in viaggio di buon ora. La notte era stata fredda, filo derba e asfalto ricoperti da uno strato leggero di brina, regalando al paesaggio un fascino invernale incredibile.
La strada, resa viscida dal gelo, costringeva Giulia a guidare con precauzione. Improvvisamente, al bordo della carreggiata, scorse una piccola macchiolina bianca. Allinizio pensò fosse una busta di plastica o uno straccio, ma poi capì: era un micino! Sdraiato direttamente sullasfalto freddo, il corpicino premuto contro terra. Attorno solo campi, nessuna traccia dumanità. Il paese più vicino era lontano, e per il piccolo non cera modo di salvarsi da solo. Probabilmente lo avevano abbandonato lì. Purtroppo succede spesso che animali indesiderati vengano lasciati per strada, in mezzo ai campi o boschetti, così non riescono più a trovare la via di casa. Fino alla città cera un bel pezzo di strada, portare animali nei paesi lontani è scomodo, quindi lasciarli direttamente lì è allordine del giorno.
Giulia tirò fuori il cellulare, scattò subito una foto e la pubblicò nellalbum SOS del gruppo Facebook della zona, indicando più o meno dove si trovava il povero micino.
Mentre faceva colazione, Annaspinta dalla curiositàscrollava quellalbum. E che cosa vide? Proprio quel micino bianco, acciambellato sulla strada! Gli occhi sbarrati, in preda al panico. Uffa, nessuna coordinata, nessun numero di telefono… Come faccio a trovarlo? pensò sconfortata. Decise allora di scrivere alla persona che aveva postato la foto e scoprì che, circa un mese prima, aveva già avuto modo di parlare con Giulia, che si occupava proprio di recuperare gattini abbandonati nei pressi delle strade. Nel vecchio scambio era rimasto il numero.
Il telefono però squillò a vuoto, e Anna immaginava già cosa potesse succedere al piccolo in quellattesa. Ci sarebbe voluta almeno unora per arrivare e il micino sicuramente si sarebbe nascosto. Fortunatamente, Giulia richiamò: era riuscita a trovare una scatola, a prendere con delicatezza il gattino impaurito e a sistemarlo in macchina, al sicuro.
Si misero daccordo: si sarebbero incontrate a metà strada per fare il passaggio di consegne. Anna ancora non aveva deciso a chi affidare il piccolostava valutando una pensione a pagamento, uno stallo temporaneo o, con un po di fortuna, sperava che la gattara Lorenza potesse occuparsi di lui.
Quando Anna prese in consegna il micino, questo soffiava e urlava terrorizzato, con le orecchie abbassate, ostentando una falsa aggressività. Subito notò un dettaglio particolare: il piccolo era completamente bianco con due occhi azzurri. Un bellissimo abbinamento, certo, ma nei gatti bianchi spesso questo significa una predisposizione alla sordità.
Proprio in quel momento Lorenza, come se percepisse le intenzioni di Anna, la chiamò per discutere degli aspetti organizzativi. Decisero che il piccino sarebbe andato da lei per le cure, ma solo il giorno dopo: cera ancora un altro gatto in affido, che sarebbe tornato a casa tarda notte e la gabbia doveva essere sanificata. Nella pensione gestita da Anna non poteva stare: cera il rischio che virus attivi potessero contagiare i gattini più deboli. Così il piccino sarebbe rimasto da Anna, anche se il marito non era proprio entusiasta e i suoi gatti generalmente non gradivano i nuovi arrivaticon il rischio di graffi sui mobili e qualche bisognino nelle scarpe.
Fu allestito il quartier generale nel bagno, con una cuccia, una lettiera e ciotoline piene. Fino a sera il piccolo dormì, mangiò, e di nuovo dormì e mangiò. Solo quando si fecero sentire lamentosissimi miagolii, fu chiaro che la notte sarebbe stata movimentata.
Anna decise di provare a tranquillizzare il piccoletto. Indossò il suo pigiama con le macchie da leopardo, per sembrare più affine, e si sedette in bagno con lui sulle ginocchia. Il gattino la fissava dubbioso, come per dire: Sei simpatica, ma non sei una gatta!. Eppure, piano piano, il suo calore umano ebbe effetto: il piccino socchiuse gli occhi e iniziò a fare le fusa rumorosamente.
Poi si sdraiò su un fianco, le stringse la mano tra le zampine e ci appoggiò il musino. Per niente selvatico, solo spaventatissimo. Come fosse finito in mezzo alla strada resta un mistero: di solito i randagi vengono abbandonati vicino alle discariche, ai margini, sotto qualche cespuglioe lui invece era proprio sulla strada. Forse era salito su un motore per cercare calore e poi era caduto durante il viaggio.
Il bagno però non era il posto ideale per passare la notte. Il micino piagnucolò senza tregua finché non fu portato in cucina, dove gli fu steso un plaid e appoggiata una piccola piuma. Così finalmente si accoccolò e dormì profondamente fino al mattino.
Il giorno dopo fu portato da Lorenza, che si prese cura del raffreddore e della zampetta ferita. Un piccolo test confermò la preoccupazione di Anna: il micino era sordo. Ma non era una tragediaper un gattino da appartamento, la sordità non costituisce un grande ostacolo. Dopo le cure, si sarebbe cercata per lui una nuova famiglia piena daffetto. E poi, un lato positivo cè: un gatto sordo non si spaventa per ogni porta che sbatte. Molti padroni raccontano che i loro mici sordi captano comunque le vibrazioni e sanno, senza rumore, quando arrivare in cucina a far compagnia.
Questa piccola avventura ricorda a tutti che la bontà si trova nei gesti quotidiani, anche quando richiedono tempo e pazienza. E che ogni essere vivente, perfino quello più incompreso, merita una seconda possibilità e la dolcezza di una carezza.






