Slavka, ti ricordi quando, non lontano da qui, avevamo affittato quell’angolino da quell’affittacamere? Era una signora davvero buffa! – Andrea spinse con fare deciso il piattino con la tazzina verso di sé e la guardò

Caro diario,

Mi sono ritrovato oggi con Marco, dopo così tanto tempo che quasi non ci credevo. Era una giornata limpida, le strade di Bologna piene di vita come sempre. Avevamo deciso di rivederci al solito bar in centro, lo stesso dove spesso ci fermavamo nei nostri anni universitari.

Seduto davanti a un buon caffè, Marco mi ha chiesto, con il suo solito sorriso ironico:
Te lo ricordi quando affittavamo quella stanza dalla signora? Quella tipa così buffa, la signora!

Ovvio che me lo ricordo, era unica. Sempre allegra, ci chiamava figlioli! Figurati che lho incontrata pochi giorni fa, al supermercato di via San Vitale. È invecchiata parecchio.

Normale, sono passati ventanni. Ne avrà settanta adesso.

Abbracciare un vecchio amico dopo tutti quegli anni mi ha fatto bene. Di solito ci scambiamo solo gli auguri di Natale via sms o qualche messaggio su Facebook, però questa volta Marco era tornato in città per una questione di eredità sua zia gli aveva lasciato un piccolo appartamento ai margini di Bologna e così ci siamo visti.

Era proprio gentile, la signora. Un po ci sfamava, no? ho detto io, divertito.
Mah, io ricordo che controllava sempre il nostro frigo! ha ribattuto lui.

Poi però entrambi abbiamo pensato a quanti piccoli gesti faceva per noi. In effetti controllava il frigo per capire se avevamo qualcosa da mangiare, mi sono accorto solo dopo quanto si preoccupasse per noi. Era il mio ultimo anno, già vivevo in un altro appartamento. Solo a quel punto ho capito quanto la signora fosse un angelo. Ricordo le sue borse di patate lasciate vicino alla porta.

Quelle patate ci hanno salvato un sacco di volte ne prendevamo due o tre e mica si notava! Lei prendeva le patate grandi per sé, ma lasciava quelle più piccole a noi. Ogni tanto ci infilava anche qualche carota o cipolla: sapeva che con poco ci arrangiavamo a fare la zuppa. E ti ricordi quando propose di comprare insieme un sacco di farina?

Ah, sì! Ci faceva il pane! ha aggiunto Marco.

Il bello è che io mai ho visto mangiare pane a lei, tutto quello che impastava era per noi! E anche quella volta che chiedeva sempre se dovevamo lavare qualcosa quando faceva il bucato: avrebbe potuto lavare le sue cose da sola, ma ci includeva sempre.

Ripensando a quei tempi, mi accorgo che da ragazzo vedevo tutto in modo diverso. Capisci il valore delle cose solo col tempo. E lo capisci bene quando cambi casa: nella successiva mi facevo carico delle bollette, delle pulizie e ci andavo solo la sera tardi a dormire! Solo allora ho iniziato davvero a comprendere.

Ma tutto questo ormai è passato. Marco mi ha raccontato della zia, degli impegni. Poi mi è venuta questa idea:
Senti Marco, perché non andiamo a trovare la signora? Compriamo una torta buona, un pensierino per dirle grazie.

Ottima idea! ha sorriso lui.

Ci siamo dati appuntamento per sabato, senza fretta. Ci siamo incontrati davanti a quel palazzo di via Murri, e abbiamo salito insieme le scale fino al secondo piano.

Come si chiamava di nome? ha chiesto Marco, stringendo un mazzo di crisantemi.
Si chiamava Luciana. Ma non so se ci ha mai detto il cognome.

Abbiamo suonato il campanello tremando quasi come studenti fuori sede. La porta, cambiata di recente, si è aperta piano.

Signora Luciana, buongiorno! abbiamo esclamato insieme.

La vecchina ci ha osservato, poi si è lasciata andare alle lacrime:
Ragazzi miei Marco… Riccardo… figlioli miei…

Entrare in quellappartamento è stato come tornare indietro di ventanni: il vecchio mobile della cucina verde chiaro, gli sgabelli di legno ridipinti, il frigo degli anni Sessanta ancora borbottava piano.

Abbiamo parlato del più e del meno, tra ricordi e battute. Poi Marco mi ha portato fuori:
Dai, facciamoci una passeggiata che torno subito, signora Luciana, metta magari su il tè!

Lei si è messa a scaldare lacqua, noi siamo usciti davanti al portone. Marco era pensieroso e io ho notato un vecchio signore sulla panchina che ci fissava:
Ma perché ci chiamava e ci chiama ancora figlioli? ho chiesto a Marco.
Dirlo! ha risposto lui, alzando le spalle.

Il vecchio ci ha sentiti, e si è messo a parlare:
Parlate della signora Luciana del civico 29? I suoi figli li hanno persi laggiù nei garage, venticinque anni fa Ha sempre affittato solo a ragazzi, così teneva compagnia a casa. Si dice che fossero due, uno appena diplomato, laltro poco più che ventenne. Una rissa finita male, non hanno fatto in tempo nemmeno ad aiutarli. Lei non parlava più per mesi, poi pian piano ha ricominciato a vivere quando sono arrivati altri ragazzi come voi.

Mi ha dato un tuffo al cuore. Marco mi ha guardato, poi mi ha detto:
Dai Riccardo, facciamo qualcosa per lei, aiutiamola davvero.

Ristrutturiamo il bagno e la cucina! ho proposto, Li hai visti?
Il bagno è proprio da rifare, e anche il lavandino va cambiato. La vasca tutto sommato regge

Conosco una che lavora in magazzino, posso trovare le piastrelle a poco su vecchie collezioni! ha aggiunto Marco.

Così abbiamo deciso. Abbiamo lavorato nei weekend, impiegando un mese esatto. Il piacere che provavamo nellaiutarla era immenso: a volte ci fermavamo a guardare il risultato, increduli di essere riusciti veramente a creare qualcosa di bello con pochi euro.

Quando abbiamo finalmente finito, Luciana ci ha abbracciati più volte, non smetteva di ringraziare, commossa, anche dopo essere entrata e uscita dal bagno cento volte. Noi, fierissimi, salutavamo dalla strada, mentre lei ci guardava dalla finestra con gli occhi lucidi.

Eh, Riccardo, che bello, ha sospirato Marco.
Già, ho risposto io.

Mentre tornavamo verso il centro, ho alzato gli occhi al cielo blu. Quella donna, che ci aveva accolto come figli, aveva ritrovato una famiglia, anche solo per un istante.
Grazie di tutto, signora Luciana. Davvero, grazie.

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Slavka, ti ricordi quando, non lontano da qui, avevamo affittato quell’angolino da quell’affittacamere? Era una signora davvero buffa! – Andrea spinse con fare deciso il piattino con la tazzina verso di sé e la guardò
«Un milionario attendeva il suo volo quando il suo sguardo si posò sul sedile accanto… e non riusciva a credere ai propri occhi.»