Il fidanzato perfetto

Il fidanzato perfetto

Loredana! Antonio è un uomo molto rispettato e, che non guasta, un uomo realizzato! E la cosa più importante: non ha problemi di soldi. Quindi avrai, figlia mia, un appartamento di tre stanze in centro, una macchina nuova e una bellissima pelliccia, di visone. Ti riempirà larmadio di pellicce, sarà! È proprio il fidanzato ideale. Non troverai di meglio. E io, davvero, non riesco a capire perché tu non accetti la sua proposta.

Non lo so… rispose Loredana pensierosa, abbassando lo sguardo.

Davvero, non lo sapeva.

Quando Antonio, dopo quasi sei mesi di attenzioni, inaspettatamente le fece la proposta, lei, a dire il vero, rimase un po interdetta.

Ormai era abituata agli uomini che la circondavano, che mai portavano a nulla di concreto le loro intenzioni.
Non erano pochi, perché Loredana era una ragazza che si faceva notare.

Si diceva di lei: Ha tutto quello che ci vuole. Dio la aveva benedetta con la bellezza e nemmeno all’intelligenza era stata privata.

Gli uomini, quando la vedevano per strada o al bar, la osservavano con uno sguardo così intenso che ti facevano sentire quasi a disagio.

E chissà cosa pensavano in quei momenti.

Fin da piccola, Loredana era stata sempre al centro dellattenzione maschile. Allasilo, a scuola, alluniversità.

Persino nel nuovo lavoro che aveva iniziato pochi mesi fa, i pretendenti non mancavano.

Tutti, indistintamente, la guardavano con ammirazione. O, meglio, con desiderio.

A vederla così, con tanti corteggiatori, sembrava impossibile che potesse rimanere sola.

Chi la invitava fuori a cena, chi al cinema per uno spettacolo in notturna.

Alcuni, addirittura, proponevano una vacanza al mare di una o due settimane.

Eppure, a trentanni appena compiuti, la Dea come la chiamavano di nascosto molti uomini non si era ancora sposata.

E la cosa dava il tormento a sua madre.

Loredana, cara sbuffava Concetta Bianchi. Ma vuoi finirla di tirare troppo la corda? Quanti anni hai ancora da passare da ragazza? Tieni conto che la bellezza non dura per sempre, anche lei scade, come il latte! Se continui così, rischi di mancare pure lultimo treno. Hai già trentanni. Nessun marito, nessun figlio. Questa non è una situazione normale!

Loredana capiva bene tutto questo, e in fondo dava ragione alla madre. Ma cosa poteva farci se…

…se gli uomini che la cercavano non avevano nessuna intenzione di sposarla?

O meglio, nemmeno ci pensavano.

Ognuno aveva la sua scusa: chi teneva troppo alla propria libertà, chi aveva già la fede al dito (e quindi la moglie). Qualcuno voleva solo aggiungere una tacca al proprio albo delle conquiste.

Tutti erano attratti da Loredana, ma cercavano relazioni senza impegno, quelle dove bastava tenersi per mano per vantarsi con gli amici, o andare a cena fuori, o in vacanza, magari allestero.

Appena si parlava di qualcosa di più serio, i principi azzurri sparivano.

Insomma, una situazione triste: nessuno chiedeva in sposa la bella e intelligente Loredana.

E a continuare solo a uscire con uomini, ormai non trovava più alcun senso.

Aveva imparato, insomma.

Magari possiamo vederci una volta a settimana? chiese incerto uno degli spasimanti.

No, grazie sorrise Loredana. Preferisco andare in palestra, almeno mi fa bene.

Ed ecco che, come si dice, non passò mezzo anno che Loredana attirò lattenzione di un nuovo corteggiatore. Appena iniziato il lavoro nuovo, era subito stata notata da Antonio Giuliani.

Come i suoi colleghi, anche Antonio era perdutamente preso dalla nuova arrivata. Ma, a differenza degli altri, lui aveva delle carte migliori da giocare.

Antonio Giuliani, infatti, era vicedirettore generale: un posto di comando da cui nessun sottoposto avrebbe osato competere.

Chiunque avesse provato a ostacolarlo, avrebbe trovato la busta paga alla mano.

Ogni pranzo invitava Loredana al bar dallaltra parte della strada, dove tra un piatto di pasta e una chiacchiera si parlava in teoria di lavoro, ma finivano sempre a parlare di Loredana e dei suoi progetti futuri. Fiori e cioccolatini ogni giorno, e ogni mese per Loredana cera un premio speciale per meriti lavorativi.

Eppure, lavorava come tutti gli altri. Ma quei premi, chissà perché, li riceveva solo lei.

Loredana, che ne dici di invitarmi finalmente a casa tua? chiedeva Antonio con voce suadente.

A casa? rispondeva lei, interrogativa.

Certo, a casa. Ormai ci conosciamo da tempo, sarebbe ora di fare un passo avanti.

Ma già abbiamo una relazione?

Ovviamente!

Grazie di avermelo detto, Antonio. Io davvero non ne ero a conoscenza. Riguardo linvito Non vivo da sola, vivo con mia madre. Se questo non la spaventa, prego.

Loredana era convinta che nominando la presenza della madre, avrebbe raffreddato subito lentusiasmo di Antonio. Ma si sbagliava.

Lui, tuttaltro che intimidito, promise che sarebbe passato la sera del venerdì.

Ma guarda che insistenza! pensò stupita.

Antonio era davvero tenace. Troppo, forse.

Gli altri uomini non resistevano più di qualche mese, e sparivano appena sentivano parlare della madre.

Invece, Antonio sembrava deciso ad andare avanti.

Quanto ai sentimenti che Loredana provava o non provava per Antonio, tutto restava confuso. Difficile.

Da una parte le faceva piacere che un uomo importante facesse sul serio, che non avesse paura di incontrare sua madre. Questo forse significava qualcosa. Dallaltra, però, Antonio non suscitava nessun brivido particolare, nessuna vera emozione.

Eppure, occorreva ammetterlo, era un uomo distinto.

Un tipo di quelli di razza.

Persino la pancia ormai ben visibile non lo rendeva sgradevole.

Alla sua età era quasi sui quarantanni, anche se ai più diceva di averne trentacinque certe rotondità erano, dopotutto, normali.

Antonio sembrava uno di quei superman invecchiati, sempre in giacca e cravatta, con la camicia leggermente sbottonata e lo sguardo da uomo che non si scompone.

Alle ragazze giovani uomini così piacciono: trasmettono sicurezza. E anche sicurezza in loro stesse.

Ma Loredana era ancora in attesa, voleva vedere fino a che punto il suo corteggiatore si sarebbe spinto.

E, soprattutto, era curiosa di vedere come sarebbe andata lincontro tra Antonio e la madre.

Si aspettava che appena la madre avesse capito che Antonio era almeno cinque anni più grande di lei, lo avrebbe scartato senza riserve. Avrebbe avuto così una scusa per rispondere picche al suo capo.

E invece, Concetta, di Antonio ne fu entusiasta.

Davvero: appena entrato in casa, mancava poco e le scappasse un: Ah, che uomo! Ci vorrebbe un Antonio anche per me!

Arrivò con un bel vassoio di pasticcini in una mano e un mazzo di splendide rose nell’altra.

Baciò galantemente la mano della mamma, fece subito un complimento sulla sua eleganza.

Questo bastò a Concetta per lasciarsi quasi senza parole.

Si sarà già innamorata? rise Loredana tra sé, vedendo quella luce nuova sul volto della madre.

Antonio intuì subito di aver fatto colpo sulla futura suocera e si prodigò in lodi sulla bellezza celestiale di Loredana e in lamenti strappalacrime sulla propria solitudine.

Diceva di avere tutto: casa, macchina, soldi, ma nessuno a cui lasciare tutta quella ricchezza. Né moglie né figli.

Ma guarda tu che vita, sospirava Antonio alla madre di Loredana. La quale ogni tanto lanciava occhiate eloquenti alla figlia: insomma, Loredana, aiuta questo uomo.

Antonio cominciò a frequentare casa con una regolarità impressionante.

E un giorno fece la proposta di matrimonio. Ovviamente, a Loredana.

Anche se Concetta non avrebbe avuto nulla in contrario se la proposta fosse rivolta a lei.

Mentre Loredana restava spiazzata, indecisa non si aspettava veramente che si arrivasse a tanto la madre si aggrappò alla proposta come un naufrago a una tavola di salvezza.

Loredana, al tuo posto avrei detto subito di sì, sorrise Concetta, guardando la figlia negli occhi.

Ci… ci penserò… riuscì solo a rispondere Loredana.

E ci pensò a lungo. Tre settimane, forse.

Ma ancora non seppe decidere.

Era davvero il momento di mettere su famiglia, ma era giusto sposarsi con qualcuno che forse non amava?

Loredana! Antonio è un uomo molto rispettato e, soprattutto, realizzato! E la cosa più importante, non ha problemi economici, le ripeteva la madre. Avrai appartamento in centro, macchina nuova, pellicce a volontà. È il fidanzato perfetto. Più di così non troverai. Non capisco perché non gli dici di sì!

Ma è più grande di me, abbozzò Loredana.

E allora? Anzi, meglio! Non ha la testa da ragazzino.

Loredana taceva.

Gli uomini come Antonio sanno cosa vogliono, incalzava Concetta. E non si perdono dietro le sciocchezze. E poi non è neanche così grande. Tuo padre aveva dodici anni più di me, e siamo stati felici. E tu, invece, continui a fare la difficile!

Ma…

Niente ma! Segui il mio consiglio: metti da parte l’orgoglio, altrimenti rimani zitella per tutta la vita.

Loredana subiva pressioni da entrambe le parti.

Da una, Antonio, dallaltra, la madre.

Alla fine, che scelta aveva? Accettò.

Dopotutto, Antonio non era poi così male.

Affettuoso, premuroso, generoso.

E, in fondo, era stato lunico a chiederle di sposarlo.

Così, disse sì. Un anello con diamante le brillava al dito, mancava solo un Sì definitivo davanti allufficiale di stato civile. Mancava ormai poco, neanche un mese ventinove giorni, per la precisione.

La madre la aiutava a scegliere labito da sposa, pensavano insieme al menù, spedivano inviti a tutti i parenti e amici.

Antonio le aveva detto che la sala avrebbe potuto accogliere cento persone, quindi Concetta poteva chiamare chiunque. Ci sarebbe stato posto per tutti.

Eppure Loredana…

Non era per nulla felice.

Anzi, non si sentiva proprio a suo agio.

Niente sorriso sul volto, niente scintille negli occhi, niente euforia. Solo dubbi:

Ma sto facendo la cosa giusta?

Ma dai, Loredana! sbuffava lamica a cui aveva confidato le sue preoccupazioni. Ti aspetta un futuro luminoso con un uomo che ti ama ed è ricco. Non sarà il principe azzurro dei tuoi sogni, ma è meglio che continuare a cercare o fare la seconda scelta. Amare non è obbligatorio! Guarda intorno a te. Lamore non esiste, tutti vivono come possono. Importa poter fare almeno una vacanza allestero lanno, comprare una casa propria, indossare belle pellicce. Ma non tutti ce la fanno. Io al tuo posto… E che anello che ti ha regalato! Vale quanto una macchina, Loredana! Davvero non capisco perché non ti dai pace.

Anche Concetta capì che la figlia era in piena crisi.

E tornò allattacco, ripetendole che Antonio era un sogno, che meglio non avrebbe trovato mai, che doveva prendere la vita di petto…

*****

Mentre era seduta nella stupenda limousine bianca, tutta nastri e fiori, con un abito da sposa splendido, Loredana cercava di mostrarsi serena e…

…di non pensare a quegli occhietti di Antonio, simili a due olive nere.

Seguiva il consiglio di sua madre: doveva guardare la sua anima, non la faccia. Lanima di una persona è sempre bella, le diceva Concetta.

Provò a leggere lanima di Antonio, ma non vedeva nulla.

Il mondo interiore del futuro marito restava per lei un mistero.

Eccoli lì, che andavano in limousine verso il municipio. Pochi minuti separavano Loredana dal momento in cui avrebbe dovuto dire Sì.

Erano partiti tardi, perché Loredana aveva indugiato fino allultimo. Era ansiosa, turbata, impaurita.

Ma anche oggi era finita in mezzo tra Antonio e la madre. Resistere era stato impossibile.

Ehi, signor autista si rivolse Antonio, arrogante. Non è che potrebbe andare un po più veloce? Rischiamo di fare tardi alle nostre nozze.

Antonio, si capiva, non vedeva lora di stringere la propria sposa e baciarla come mai aveva fatto. E oggi nessuno lo avrebbe fermato. Nessuno.

Perché Loredana, ormai, sarebbe stata solo sua.

Loredana, al contrario, sperava che lauto rallentasse.

Rivolgeva lo sguardo al cielo pregando quasi che il motore si fermasse. Proprio in mezzo alla strada.

Non aveva più voglia di nessun matrimonio.

Ultimamente aveva notato strani cambiamenti nel comportamento di Antonio.

Dove andassero in pubblico, lui sottolineava sempre che Loredana era sua. Solo sua.

I suoi occhi dicevano: Guardate e invidiate! Questa bellissima donna è mia.

E nella testa di lei scattava: E se non fossi così bella? E se domani trovasse una più bella di me?

Troppe domande le si affollavano in testa.

Ciò significava che non era affatto sicura di star facendo la cosa giusta. Non si sentiva a suo agio con lui.

Lautista guardò Antonio dallo specchio e annuì lentamente.

Subito, la limousine prese velocità. Loredana lottò per non scoppiare a piangere.

Cosa faccio? Che devo fare? pensava in modo confuso.

Le serviva una scusa. Qualcosa di serio per scappare e non arrivare al municipio.

Ma niente le veniva in mente.

Ed ecco, allimprovviso, lauto inchiodò fortemente. Antonio cadde lungo disteso per terra, a quattro zampe, come un cagnolino.

Loredana, solo per fortuna, si era aggrappata al sedile.

Ehi, ma sei matto? ringhiò Antonio allautista. Dove hai preso la patente, alle bancarelle?

Mi scusi… Ma cè un gattino in mezzo alla strada.

E non puoi evitarlo?

Corre avanti e indietro. Cambia sempre direzione.

Beh, peggio per lui se finisce sotto. Chi gli ha detto di attraversare? Vai, avanti che siamo in ritardo.

Antonio! Come puoi parlare così? protestò Loredana.

E perché no? Dobbiamo già recuperare, e ci fermiamo per un gatto? La mamma ci aspetta, i parenti

Lo dobbiamo aiutare!

No! Dobbiamo sposarci, tagliò corto Antonio.

Loredana si sporse dal finestrino cercando il gattino tra le ruote in movimento.

Non lo vide.

Quando lautista stava per ripartire, Loredana gridò, Fermi! e aprendo la portiera saltò fuori dallauto, quasi spezzandosi un tacco.

Loredana! Dove vai? Fermati! gridava Antonio, sceso anche lui.

Non lo ascoltava più. O meglio, lo sentiva, ma non voleva dargli peso.

Quando Antonio provò a prenderle una mano, gliela strappò con forza.

Il suo abito da sposa bianco divenne grigio mentre correva tra le auto per acciuffare il gattino spaventato.

Lo strinse a sé, il cuoricino batteva allimpazzata.

Loredana! Cosa hai combinato? Ti sei sporcata il vestito! Che penserà la gente quando ti vedrà così? Ci hai pensato?

Fa niente se ho sporcato il vestito. Ho salvato un gattino, rispose secca. Avrebbe potuto morire. Non ti fa pena?

Pena per il gatto? rise Antonio. No.

Loredana rimase sorpresa.

Ma mi dispiace per il vestito, che costa un capitale. Ci hai pensato?

Ecco, ora viene fuori il discorso dei soldi, pensò Loredana, guardando il piccolo. Avevo ragione a dubitare. Antonio è bravo solo in apparenza… dentro non cè nulla.

Loredana, cara, dobbiamo andare. Lascia quel gatto e vieni. Qualcuno lo raccoglierà. Noi abbiamo un matrimonio!

No, lo porto via io. E se vuoi, vai in comune da solo. Peccato che non ho guardato prima dentro di te. Hai unanima proprio povera.

Ma che significa?! Sei matta? Ora chiamo subito Concetta. Lei ti farà ragionare.

Troppo tardi per ragionare. Non voglio più sposarti. E il tuo anello prendilo pure, disse, togliendolo a fatica e lanciandolo in mezzo alla strada.

Mentre Antonio e lautista cercavano lanello per terra, Loredana, con il gattino in braccio, si avviò sicura verso la strada.

In un attimo, il suo cellulare iniziò a vibrare insistentemente in borsa.

O sarà Antonio, o sarà mamma, magari tutti e due, pensò subito.

Ma non aveva voglia di parlare né con il futuro marito (ormai ex), né tanto meno con la madre.

Sapeva che lavrebbero tentata e scoraggiata dal passo che aveva appena fatto.

Non voleva più essere il burattino nelle mani dei manipolatori. Ne aveva abbastanza.

Come quel gattino, aveva già sofferto molto.

Ora voleva vivere per sé.

E pensare che da bambina la mamma non le aveva mai permesso di portare un animale a casa, ora invece era il futuro marito a pretendere di abbandonare un cucciolo indifeso!

E non solo abbandonarlo, voleva farlo investire dallautista.

No, con uno così, meglio perderlo che trovarlo.

Loredana, fermati! sentì la voce di Antonio dietro di sé. Girandosi, lo vide che arrancava, deciso a fermarla, anche con la forza.

Loredana accelerò il passo, poi iniziò a correre.

Correre con un abito da sposa non era facile, ma non aveva scelta.

Quando Antonio la stava quasi per raggiungere, unauto si fermò e il conducente le aprì la portiera.

Sali, se non vuoi che ti prenda! le disse, sorridendo, un uomo gentile.

Loredana, gettando un ultimo sguardo ad Antonio che sbuffava e arrancava, non esitò e saltò in macchina.

In un attimo, la distanza tra lei e il fidanzato perfetto aumentò immensamente.

Hai cambiato idea sulle nozze? chiese il conducente. Ho visto per caso la vostra scena in mezzo alla strada. Io sono Giorgio.

Loredana. Sì, ho cambiato idea. Davvero non capisco come ho fatto a dire sì. Senza quel gattino, forse avrei rovinato la mia vita.

Bello, il gatto. Davvero.

Eh già! Anche a me è piaciuto subito. Ma non so che farne. Vivo ancora con la mamma, che odia gli animali in casa. E non so a chi lasciarlo, finché non trovo un alloggio.

Se vuoi, lo tengo io per un po. Vivo solo, ho spazio.

Davvero? si illuminò Loredana. Non lo butterai fuori?

Certo che no! Anzi, se vuoi, puoi venire a trovarlo ogni giorno. Meglio la sera, così sono a casa dal lavoro.

Loredana non sapeva esattamente perché, ma si fidava di quelluomo sconosciuto.

Forse perché laveva aiutata a scappare?

O forse perché la guardava diversamente da tutti gli altri uomini.

Non la osservava come se fosse un oggetto, ma come una persona.

Durante il tragitto, parlarono, e Loredana si convinse che Giorgio era una persona seria e affidabile.

La portò a casa e poi, con il gattino, tornò nel proprio appartamento. Le lasciò il numero, dicendo che poteva chiamare quando voleva.

E lei lo fece. Quella sera stessa. Andò a trovarlo, portando cibo per gatti e una lettiera.

Ho pensato che queste cose potrebbero servirti.

Grazie, sorrise Giorgio. Non ci avevo pensato, e ora mi ritrovo due pozzanghere sotto il letto. Vuoi del tè?

Volentieri.

Loredana e Giorgio divennero subito amici.

Non solo perché la pensavano allo stesso modo su molte cose, ma anche perché ormai erano uniti da una pallina di pelo grigia.

La sera, Loredana andava da Giorgio e lui le raccontava le marachelle del gattino.

Ridevano insieme, Giorgio non si arrabbiava, anche quando gli aveva strappato le tende in tre punti.

Loredana ascoltava e sorrideva. Si sentiva bene, in pace.

Che ne dici, se lo chiamiamo Minù? chiese una sera.

Perfetto. Anchio avevo pensato a Minù. Che ne pensi, piccolo, ti va?

Miao! Miao! miagolò il gattino, spuntando da sotto il tavolo e fissando i suoi due umani.

Chissà quando decideranno di vivere insieme, pensò il gattino, tornando a rincorrere la sua pallina.

Giorgio, in realtà, ci pensava ogni giorno. Dopo che Loredana aveva annullato le nozze, era già passato un mese e mezzo.

Lei cercava una casa in affitto, ma senza successo.

Finché un giorno Giorgio trovò il coraggio di invitarla a vivere con lui.

Stavolta Loredana accettò. Non ce la faceva più a stare con la madre, che ancora non le aveva perdonato il gesto sconsiderato.

E Antonio non aveva perso le speranze di riconquistarla.

Quando andava a trovarla, lei si chiudeva subito in stanza.

Alla fine si era licenziata: impossibile lavorare sotto lo stesso tetto di Antonio.

Sì, accetto! rispose con un sorriso a Giorgio.

Ma questa volta accettava la sua proposta di matrimonio. Accadde dopo sei mesi insieme.

La cerimonia fu semplice, solo i più cari amici e parenti. E Minù, ovviamente.

Concetta però non venne. Non chiamò, non disse nulla. Non volle più parlarle. Quella fu la sua scelta.

Ma Loredana, Giorgio e Minù furono felici lo stesso di essersi trovati.

E questa è la storia…

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