Adesso chiamo mio marito!

Adesso chiamo mio marito!

In qualunque altra situazione non avrei mai avuto il coraggio di chiamare il mio ex marito.

Sono quasi due anni che non ci vediamo e dubito gli farà piacere sentirmi. Ma ora non ho altra scelta.

Solo Enrico può aiutarmi. Lui ha sempre avuto un modo per risolvere ogni situazione complicata.
Spero proprio che mi darà una mano, così, per vecchi tempi.

Getto ancora uno sguardo allanziana signora, quella con la risatina sorniona e lo sguardo furbo (sì, proprio vecchiaccia, non nonna o signora anziana), poi prendo il cellulare dalla borsa, apro la rubrica e cerco il numero di Enrico.

Due anni fa stavo per cancellarlo, ma ogni volta che trovavo il coraggio qualcosa mi fermava.

Forse speravo potesse servire ancora, prima o poi.

Ed eccomi qua, proprio oggi, ne ho bisogno

Di nuovo guardo la vecchiaccia, che ormai si sta prendendo gioco di me senza troppi giri di parole, e premo Chiama.

*****

Quindi non vieni con me? Gli occhi che rivolgo a Enrico sembrano quelli di chi si sente tradita. In fondo, ora sono io a chiedermi se restare con mio marito o lasciarlo.

Serena, abbiamo appena acquistato un terreno, stiamo per costruire la nostra casa. Perché dovremmo andarcene via?

Perché voglio iniziare una nuova vita. Te lho spiegato mille volte, che senso ha ripetermi?

Enrico mi fissa serio, scuotendo la testa.

Serena, credi davvero che la vita allestero sia così diversa? È la stessa storia ovunque.

Da bambina sognavo di trasferirmi fuori Italia, dico decisa. Quando mio padre mi portò in missione allestero la prima volta, feci una scenata allaeroporto perché non volevo tornare indietro. Mi ero innamorata di quellaltra vita.

Capisco

Ora che ho la possibilità di andarmene per sempre, tu vuoi mandare tutto allaria?

Non voglio rovinare nulla. Semplicemente, io non desidero trasferirmi. Io sto bene qui. Ho la mia famiglia, il mio lavoro. Anche se il mio piccolo commercio non fa miracoli, sono sicuro che le cose miglioreranno.

Tu hai il lavoro qua, ma io ne ho trovato uno ottimo lì! urlo, indicando la finestra rivolta verso ovest. Uno stipendio triplo, più opportunità. Non capisci, Enrico?

Abbiamo discusso a lungo, senza arrivare a una soluzione. Ognuno restava fermo sulle proprie posizioni.

Non cerano veramente motivi validi per divorziare, ma alla fine sono riuscita a portarci in Comune, a Torino, a firmare i documenti per il divorzio.

Sono rimasti tutti scioccati: mia madre (mio padre ormai non cera più), i genitori di Enrico, persino gli amici.

Tutti credevano che saremmo rimasti insieme per sempre.

Ma hai riflettuto davvero bene, Serena? mi chiedeva la mia amica Claudia. Dove lo trovi uno come Enrico? Ti ama follemente, farebbe qualsiasi cosa per te.

Tutte chiacchiere, rispondevo con un sorriso amaro. Se tenesse davvero a me, mi seguirebbe. Non mi avrebbe mai lasciata sola ora.

Eh, però, lo capisci anche tu Traslocare in un altro paese non è da poco, Enrico ha qui la sua famiglia, il lavoro

E allora che stia pure qui! Io ho altri obiettivi.

Davvero non potevo vivere con qualcuno che non condivideva i miei sogni.

Ho chiuso a chiave i miei sentimenti per Enrico. Lontani dai pensieri.

Un mese dopo, con in mano il certificato di divorzio, ho preso il volo verso Parigi, dove avevo ottenuto una proposta: lavoro ben pagato, prospettive di cittadinanza. Il sogno di una vita, per il quale sarei stata disposta a tutto.

Ma si dice spesso: Lerba del vicino è sempre più verde. Dopo un anno e mezzo, sono dovuta tornare.

Non mi sono adattata. La gente era persino più dura che in Italia.

Una collega gelosa mi ha fatto perdere il lavoro per cui avevo lasciato tutto: amici, famiglia, mio marito, mia mamma adorata.

Mi ha messo in mezzo ad una brutta faccenda lavorativa. Nessuno mi ha creduta. Nessuno: ero solo una straniera, là. E i forestieri non sono mai troppo amati.

È stato duro accettarlo. Non volevo arrendermi.

Ho consegnato volantini per dodici ore al giorno, sotto il gelo di gennaio, pur di ottenere i documenti per restare in Francia.

Ma niente, non ce lho fatta. E ho capito solo allora quanto ero stata ingenua. Il rimorso più grande era verso Enrico.

Lui non aveva colpe. E io lo avevo lasciato. Sono proprio una sciocca pensavo.

Non desideravo più nulla: né vestiti nuovi, né cene, né divertimenti. Una decisione chiara: tornare a Torino, a casa.

Avevo bisogno di staccare. Ho passato qualche giorno con mamma, poi sono andata dalla nonna, in provincia di Cuneo.

Respirare un po, ritrovarmi.

E da lì la vita è ripartita.

A Torino, non volevo più il mio vecchio lavoro. Sinceramente non mi attirava più nemmeno lavorare nella mia vecchia professione.

Così ho provato a fare la mediatrice immobiliare. Dopo un po di annunci, un colloquio, la pratica con un collega esperto, sono stata assunta in una piccola agenzia.

La vita ha ripreso a girare.

Spesso mi tornava in mente Enrico, ma non avevo il coraggio di cercarlo.

E poi, dopotutto, a che serviva? Dopo quello che gli avevo fatto, non mi avrebbe mai perdonata.

Anche con gli amici di un tempo avevo tagliato i ponti. Avevo perso tutto per colpa mia. E bisognava ricominciare da zero.

*****

Un giorno dovevo occuparmi della vendita di una casa colonica con terreno a poco fuori Saluzzo, una quarantina di chilometri dalla città.

I primi mesi è stato impossibile trovare acquirenti.

Poi si sono fatti avanti due clienti anziani, Vittorio e Maria, una coppia che desiderava avvicinarsi alla natura.

Desiderio comune, ormai. Tanti sono stanchi del caos cittadino, vogliono pace.

Dato che avevano lauto, sono andata con loro evitando di prendere il treno o chiamare un taxi.

Arrivati in paese, hanno lasciato la macchina in piazza e hanno preferito fare due passi, per sentire latmosfera, come han detto loro, e godersi il paesaggio.

Ho subito notato che erano molto scrupolosi nella scelta. E facevano bene.

Con i prezzi di oggi, non ti va pagare migliaia di euro per nulla.

Appena svoltato nellaia, un grosso cane del vicino ci ha fatto prendere un colpo. O, meglio, un finto colpo

Ha infilato il musone tra le grate del cancello, ci osservava con aria sospetta, poi ha puntato me, si è leccato i baffi e ha cominciato a scodinzolare. Neanche un abbaio.

I coniugi si sono tranquillizzati, io invece non ho trattenuto un sorriso largo.

Mi sono avvicinata e lho accarezzato. Volevo mostrare ai clienti che persino i cani qui sono buoni. Figurati la gente!

Abbiamo girato la proprietà per unora, loro a chiedermi tutto, io a rispondere, raccontando pregi e difetti, senza filtri.

Allora, che vi sembra? chiedo, quando hanno visto ogni angolo. Vi piace?

Sembra carino, sorridendo. Ma ci rifletteremo ancora un po e la richiamiamo.

Certo. Il mio numero lavete, chiamatemi quando volete, sorrido, un po delusa: se qualcosa davvero li colpisse, lo direbbero subito. Gli occhi dei clienti soddisfatti brillano. Qui niente.

Poco male, penso. Se non loro, altri compreranno.

Sulla via del ritorno, noto che dalla casa del cane pericoloso esce una vecchietta, e dietro di lei il cagnone, che tiene al guinzaglio per portarlo verso un palo della luce.

Il cane, stranamente mansueto, non abbaia, non piagnucola, non fa resistenza.

Ma nella sua espressione colgo tristezza e intelligenza. Sembra comprendere perfettamente cosa succederà, e non sarà nulla di buono.

Arrivata allincrocio con la coppia, mi blocco.

Scusate, afferro Maria per un braccio, potete aspettare un secondo? Devo dire due parole con quella signora là, indicando la pensionata che sta legando la corda al palo della luce.

Ma certo, sorride Maria. Aspettiamo qui.

Corro dalla vecchietta, che sta finendo di legare il suo cane e lo rimprovera a voce alta.

Sei proprio inutile, Baldo. Non servi a niente. La gente non ti teme più.

Posso chiederle perché lega così il cane a un palo, signora?

E che te ne importa? Se voglio lo lego. Lo vuoi mica tu?

No, ma

Vedi! Nessuno lo vuole questo cane. Non serve: non abbaia mai, solo scodinzola.

Provo a ribattere, ma lei mi interrompe.

Ma tu eri quella che lo coccolava prima, vero? Ma certo, ora ti riconosco. Allora lo sai: un cane che non abbaia non serve a nulla, che devo dargli da mangiare? Che resti qui.

Non penserà davvero di tenerlo abbandonato qui così E se si mette a piovere?

Non mi piace affatto questa donna. Faccio fatica a trattenermi dal gridare.

Quando stavo dalla nonna, avevo conosciuto il suo nuovo cane, Fido. Meticcio, ma intelligentissimo. Aveva subito capito che avevo bisogno di compagnia, mi è stato accanto per tutti i giorni. Giocava, mi ascoltava, mi appoggiava la zampa quando piangevo. Da allora, ho adorato i cani.

Per questo, ora non posso ignorare il destino che sembra aspettare Baldo. Un brivido di inquietudine mi attraversa.

Vuole veramente lasciarlo qui, da solo? insisto.

Ma che timporta? Torna pure in città, bella mia, e smettila di rompermi le scatole. Aspetterà qui il suo turno, poi uniniezione e via.

Che turno? Che iniezione? balbetto, senza più parole.

Leutanasia, risponde lei come nulla fosse. Aspetto il veterinario, Giovanni, arriva da Barge. Uniniezione e via, basta una bottiglia di vino e si sistema tutto.

Ma è ridicolo! Chi glielo permette? Serve una ragione per far sopprimere un cane sano!

Quale ragione?! ridacchia la vecchia. Gli ho detto che mi ha morso e lui si è offerto di farlo senza storie. Bisogna solo attendere il turno.

Vorrei gridarle addosso, ma mi tengo.

Non penso più a lei, ma a Baldo. Questo cane non può restare qui a morire.

Davvero il veterinario si fida di questa bugiarda? Il cane non è aggressivo

Serena, vieni? mi chiama Maria. Dobbiamo tornare in città.

Cosa faccio, che faccio?! mi rimbalza nella testa lunica domanda.

Anche se lo libero, questa lo lega di nuovo appena vado via Lunica è portarlo via, ma sono senzauto. In taxi non posso. Chiedere ai clienti? A che scopo? A casa non posso portarlo, mamma è allergica. La nonna è lontana. E il lavoro? Nessuno mi libera ora.

Serena, allora vieni o no? sbotta anche Vittorio, visibilmente nervoso.

No… Scusatemi tanto, devo fermarmi qui per una questione urgente. Andate pure, vi raggiungo poi. E se decidete per la casa, chiamatemi!

Non potevo lasciarlo lì. Spiegare non aveva senso ora.

Si guardano sorpresi, alzano le spalle e vanno.

Io resto vicino a Baldo, che mi guarda con attenzione.

E dimmi, che impegni avresti mai qui? ride la donna.

Le chiedo di liberare subito Baldo. Quello che sta facendo non è umano!

Sto per mettermi a piangere, davvero. E se non lo libero tu che fai? Guarda che io chiamo mio figlio, sta dormendo come un ghiro dopo la solita sbornia. Appena si sveglia ti caccia a pedate, stai attenta!

E chiamo subito mio marito! esclamo, come se servisse a qualcosa.

Ce lhai pure il marito? Poveretto Per vivere con una così ci vuole coraggio! Ma chissà, magari è matto come te. Chiama pure, che mio figlio ci pensa lui.

In altre circostanze non mi sarei mai sognata di chiamare Enrico.

Ma ora non ho alternative. Solo lui può fare qualcosa.

Spero davvero che mi aiuti, per vecchia amicizia.

Sfioro ancora lo sguardo ironico della vecchia che si gode la scena, e clicco Chiama.

Rispondi Rispondi, ripeto come una preghiera.

Pronto?

Ciao, Enrico? Sono Serena. Mi hai riconosciuta?

Ma che sorpresa. Ciao. Sì, ti riconosco. Non pensavo mi avresti mai più chiamato. Che succede?

Resto in silenzio per qualche istante.

Sento la sua voce così gentile, familiare. Mi blocco.

Serena? Mi senti?

Sì, ti sento. Scusa Enrico, come hai capito che fosse successo qualcosa?

Dalla tua voce, tremava. Ti conosco troppo bene.

Gli racconto brevemente la situazione, spiegandogli che il cane non me lo daranno così facilmente. Bisogna prenderlo e basta.

Resta lì. Mandami la posizione, arrivo subito.

Enrico arriva dopo poco più di venti minuti. Sicuramente ha guidato come un pazzo.

La vecchia già da tempo è andata a chiamare suo figlio per mettere in riga gli intrusi.

Io e Enrico manco abbiamo tempo di guardarci per bene. Bisogna agire.

Appena Enrico scende dallauto, iniziano le urla dalla casa di fronte.

Alessio, svegliati! Ma che combini?! Sono tua madre, calmati!

Enrico nel frattempo scioglie la corda dal palo. E Baldo lo fissa riconoscente e scodinzola.

Sali in macchina, mi ordina. Facciamo perdere le nostre tracce.

Le urla in casa sono talmente forti da essere sentite ovunque. Piatti che volano, madre e figlio che gridano.

Noi montiamo in auto, la vecchia esce spaventata e corre dalla vicina, senza neanche notare che siamo ancora fermi lì.

Poi fa capolino anche suo figlio, alto ma secco come uno spaghetto, che rientra in casa appena ci vede.

Meglio evitare discussioni, tanto nessuno andrà dai Carabinieri per la sparizione di un cane senza razza.

Appena la strada è libera, Enrico parte.

*****

Ma quindi hai davvero costruito la casa? domando stupita una volta arrivati da lui.

Sì. Era il mio sogno, sorride.

Nel frattempo Baldo corre nel cortile, esplora, si annusa attorno e scodinzola. È evidente: è un bravo cane, buono di carattere. Non per sorvegliare, ma per tenerti compagnia. Anche questo conta, no?

Da quanto sei tornata? Ho sentito voce che fossi a Torino, pensavo magari mi avresti richiamato.

E come mai?

Beh, non siamo mica sconosciuti

Non siamo sconosciuti Ma dai, non mi dire che non hai trovato nessuna in tutto questo tempo.

No, non mi sono risposato. Io nella vita amo una sola donna. E E Serena, amo ancora te. Ma ora parliamo del cane.

Cambia discorso di colpo, non riesco nemmeno a ribattere.

Sai che pensavo

Immagino che non avevi previsto tutto questo, intervengo, né di trovarti Baldo per casa, né me. Ma è solo per un po, fino a che non trovo dove sistemarlo

Lascia stare Serena, sorride.

Lascia stare cosa?

Pensavo che magari Baldo potrebbe restare qui con me. Un po di compagnia non fa male, sai quanto sono vuote certe sere da solo. E poi merita una vita migliore, poverino. Anche dargli da mangiare, la vecchia non sembrava così affettuosa

Ed è così, con un po di coraggio e attenzione, che Baldo trova una nuova casa e un altro padrone.

Con Enrico si intende subito. Bravo uomo. E anche lei, questa Serena, non è poi così male.

Chissà perché non stanno insieme? riflette Baldo, osservando la scena.

In fondo, Enrico è davvero felice che Serena sia tornata in Italia. Si sentono spesso, a volte si vedono addirittura.

Serena viene a trovare Baldo, gli porta qualche leccornia, ma soprattutto coglie la scusa per rivedere Enrico.

A forza di comprimere i propri sentimenti, non è mai riuscita a dimenticarlo.

Anzi, dopo quasi due anni si sono riaccesi più forti di prima.

Dopo sei mesi, Enrico le chiede di nuovo di sposarlo. Non ci sperava, ma ci prova lo stesso.

Serena sorride tenendogli la mano mentre lui si inginocchia goffamente e le porge una scatolina con un anello. Poi risponde: Sì.

Baldo li guarda da lontano e scodinzola, stavolta con più vigore.

Ecco, questa sì che è la vita giusta! pensa Baldo. Si amano, perché restare separati? Gli umani sono davvero un mistero

Questa è la mia storia. Ora dovranno solo mettere su famiglia, magari adottare pure un gatto e credo proprio che anche su questo non ci saranno problemi. Andrà tutto alla grande!

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Adesso chiamo mio marito!
Buon compleanno!!! Papà!