Non sei più mia amica
Martina, che succede? È successo qualcosa? chiesi preoccupato a Giulia, vedendo la mia amica seduta al tavolo con il viso accigliato e con lo sguardo perso nel vuoto. Era proprio strano.
Lavevo invitata a casa mia per festeggiare la fine dei lavori nella mia nuova casa, e invece lei sembrava tuttaltro che contenta. Mugugnò solo: «Auguri», e basta.
Solo una settimana fa mi aveva detto proprio lei di chiamarla assolutamente, per brindare alla conclusione della ristrutturazione.
E ora eccola lì, cupa e contrariata. Non aveva sorriso nemmeno una volta. Pareva fosse venuta a un funerale, mica a una festa.
E allora? Mi dici coshai?
Mah, non voglio caricarti coi miei problemi. Oggi è una giornata di felicità, per te. Hai finito i lavori… e come sono belli, complimenti davvero.
Basta così! dissi poggiando la tazza di tè con decisione. Su, forza, racconta cosè che non va.
Ma, dai, perché mai dovrei ammorbarti?
Che modo di parlare è? Siamo amici da quando andavamo alle elementari, ci si dà una mano nei momenti no.
Eravamo infatti cresciuti nello stesso palazzo di Milano, anche se in scale diverse.
Dopo il liceo le nostre strade si erano divise, finché un mese fa ci eravamo casualmente rincontrati al supermercato.
Martina, sei proprio tu? Ma che sorpresa! aveva gridato Giulia, facendomisi incontro.
Ciao Giuly, le avevo sorriso che ci fai qui, vivi in zona o sei solo di passaggio?
Abbiamo iniziato a chiacchierare: ricordi del passato, commenti sul presente e qualche sogno sul futuro. Giulia continuava a fantasticare su un principe azzurro, io semplicemente speravo, un giorno, di finirla di ristrutturare la casa che avevo cominciato ormai più di un anno fa. Mancava solo carta da parati e il controsoffitto in salotto.
Parlando, Giulia mi aveva raccontato che, sei mesi prima, aveva lasciato il paesino della Brianza dove era cresciuta per trasferirsi a Milano, in affitto. E già, le opportunità in città sono senza paragoni. E sebbene non avesse proseguito gli studi, perché a suo dire «di scuola ne aveva avuto abbastanza…», un lavoro da segretaria in unagenzia lo aveva comunque trovato.
La nostra amicizia si era riaccesa con entusiasmo. Ci eravamo visti qualche volta in centro, poi oggi lavevo invitata da me, per farle vedere casa e condividere la gioia per il traguardo raggiunto.
Solo che era impossibile non accorgersi di quanto Giulia fosse giù di morale.
Perciò le ho chiesto di sfogarsi. Volevo essere daiuto, se potevo.
È solo che… scrollò le spalle Giulia. Non potresti farci nulla. La situazione è complicata.
Dai, piantala di fare la misteriosa, parla. Come fai a pretendere che io sia felice se la mia amica ha la luna storta? Vuoi farmi sentire in colpa?
Okay, accennò un sorriso non ti scaldare. Ho solo un problema con la casa in affitto.
Che problema?
Ecco, pensa che oggi il padrone di casa mi ha detto che raddoppia laffitto. Come faccio? E poi la casa non vale per nulla: internet va e viene, la lavatrice è più vecchia di mia nonna e balla in giro ogni volta che la uso, la carta da parati si stacca dai muri, il rubinetto perde sempre… insomma, un incubo.
Ma perché lhai presa allora, quella casa?
Perché il prezzo era basso… più basso della media a Milano. Ho accettato al volo!
Giulia prese la sua tazza, bevve un sorso e poi addentò un pasticcino.
Ora però il padrone vuole il doppio. E non dal mese prossimo, no, già dalla settimana prossima. Dice che se non mi va bene posso andarmene, che lui problemi non se ne fa.
Addirittura così brutale? mi stupii.
Sì! E io non ho tutti quei soldi. E anche se li avessi, non li sprecherei così!
Ma quanto chiede?
Troppo. Se pago, mi restano sì e no i soldi per sopravvivere. Devo pur mantenermi: palestra, estetista… Sai comè, bisogna tenerci in forma! E la paga è bassa. Non posso proprio accettare.
Ma non avevi un contratto? Se il contratto non prevede un aumento, sei in regola. Puoi contestare!
Oh Marti, quale contratto? Mi ha detto dallinizio che la casa per lui non serve, che posso restarci quanto voglio, anche invecchiarci, basta che paghi puntuale. Tutto qui il nostro contratto. Ora cambia idea. Furbo, lui. E adesso che faccio?
Devi cercarti unaltra casa. Stavolta, però, il contratto fallo mettere per iscritto, così eviti altri grattacapi.
Sì, ho capito. Ma dove la trovo in una settimana una casa decente? Ho guardato su Immobiliare.it e sembra che affittino il Quirinale, con quei prezzi. Mi sa che finirò per strada…
Mi fermai a riflettere: il problema era serio. Avevo già provato anni fa cosa vuol dire vivere in affitto in una città che non è la tua.
A me era andata bene: i miei avevano venduto la loro casa a Bergamo e mi avevano dato una mano a mettere insieme la cifra per il mio bilocale. Non volevano che mi appesantissi di mutui e anni di affitti inutili.
Io e papà ci basta un monolocale. Il quartiere è diverso, certo, ma non importa. Limportante è che tu stia bene, figlia mia. Prendi questi soldi e basta discussioni.
Ora, finalmente, la ristrutturazione era finita. La camera da letto e la cucina erano arredate, del soggiorno mi sarei preoccupato con calma più avanti, appena fossero tornati i soldi in tasca.
Non avrei mai chiesto altro aiuto ai miei. Avevano già fatto abbastanza. Io le mie cose volevo farle da solo.
Senti, Giulia… se davvero sei così nei pasticci, perché non vieni da me, per un po? proposi. Almeno finché non trovi una sistemazione.
Davvero? si illuminò Giulia. Avevo pensato di chiederlo, ma credevo non avresti voluto
Ma no! Solo che in salotto non cè ancora nulla, ci sarebbe da dormire sul letto pieghevole. Che dici, ti va bene?
Va più che bene! rispose entusiasta. Corro a prendere la roba e torno subito da te. Non voglio più restare lì!
Pensavo che ci avrebbe messo giorni a trasferirsi da me, non che sarebbe tornata già quella sera. Rimasi un po stupito, ma accettai.
Dopotutto, che cambiava? Prima o dopo, meglio che si sistema in fretta così ha più tempo per cercare casa.
*****
Appena finito di sistemare la casa, sentii bussare: sapevo già chi era.
Rimasi sorpreso: «Ma come ha fatto a preparare tutto così in fretta?», pensai guardando lorologio. Non era neanche passata unora e mezza da quando era uscita.
Era già pronta con le valigie, forse
Eccoci qui, Marti, disse sorridendo, entrando con due valigie.
Eccoci… solo tu e i tuoi bagagli? scherzai prendendo una delle sue valigie.
No! Siamo io e Perla.
Perla? Chi sarebbe questa? Si è portata dietro qualcuno? Non era così che avevamo deciso
Dai, ti presento: questa è Perla. Tranquillo, non ti dà fastidio. Non graffia, non si mangia le scarpe, niente pipì in giro. Una santa.
Rimasi perplesso, poi la vidi: nella gabbietta cera una gatta.
Marti, non te la prendere, è solo una gatta. Mia madre mi ha chiesto di tenerla un po da me… Ultimamente non sta bene, allora ho preso Perla con me.
La tua mamma sta male? Perché non me lhai detto prima?
Uff, che ti devo dire. Letà, i problemi, tu lo sai… I genitori quando invecchiano si ammalano.
Ma non è che tua mamma è così anziana… Mi ricordo che ha letà della mia!
Eh, eppure appena è andata in pensione sono arrivati i guai.
Giulia sembrava in imbarazzo, tentennava sulla porta senza muoversi.
Ma non preoccuparti, nulla di grave. I medici le hanno detto solo di riposare di più. Così ho portato con me Perla. Allora? Va bene se la tengo qui?
Va bene… accennai un sorriso tirato. Dai qua la tua Perla. La conosciamo.
*****
Il primo incontro con Perla fu… traumatico. Aprii la gabbietta e cercai di prenderla in braccio: lei miagolò così forte da svegliare tutto il palazzo, poi mi graffiò sul polso, schizzò via e si infilò sotto il letto in camera.
Non voleva saperne di uscire. Alla fine, lasciai perdere: un altro graffio non mi serviva.
Deve solo ambientarsi, si scusò Giulia. Ti ha fatto male?
Una sciocchezza, dissi, sciacquandomi la mano sotto lacqua, passa prima del prossimo matrimonio, figurati.
Perfetto. Allora scarico la roba e vado a dormire. Domani mi aspetta una giornata di lavoro faticosa.
E la gatta?
Che problema cè? Lasciamola lì sotto, domani si abituerà e sarà un angioletto.
In realtà Giulia non mi confessò mai che i problemi di affitto non erano dovuti allaumento: Perla, lasciata sola a casa, aveva fatto di tutto! Aveva strappato carta da parati, rovinato le tende, graffiato i mobili. Il proprietario aveva chiesto un risarcimento, lasciandole solo una settimana di tempo per andar via definitivamente. E un posto dove andare non lo aveva. Loccasione di catapultarmi la gatta mi era capitata a puntino: io avevo appena finito il salotto!
Giulia fu fortunata: la invito io a rimanere, così nemmeno dovette convincermi.
*****
Ci volle quasi una settimana, ma alla fine Perla si abituò.
Dangelo però, nulla: correva la notte per casa, miagolando, oppure lanciava i croccantini che le compravo per tutta la cucina, giocandoci a calcio.
Giulia, stranamente, non sentiva nulla (forse era assuefatta).
Io, però, non ci riuscivo: ogni notte saltavo sul letto svegliandomi di soprassalto, ascoltando Perla che cercava chissà cosa sotto il tappeto.
Col tempo, la gatta sviluppò altre mire: si era fissata col mio armadio in camera. Bastava aprire una anta, che lei schizzava subito dentro. Sempre sulle mensole più alte, precise a far volare il pelo su tutti i vestiti puliti appena stirati.
Ho sempre amato i gatti, ma con Perla fu dura.
Giulia, come va con la ricerca della casa? chiesi cautamente, dopo due mesi, a cena.
Non volevo offenderla, però non chiedere era impossibile. Ormai erano passati due mesi: avrebbe già potuto trovare qualcosa. Ma avevo il sospetto che non ne volesse sapere.
Eh… per ora niente novità. Ti sei stufato di me? A casa nemmeno mi vedi, sto fuori tutto il giorno.
«Appunto!» pensai. A casa non ci sei mai, ma la gatta resta e devo occuparmene io, darle da mangiare e pulire dappertutto. La lettiera è in bagno: se entro lei la fa in un altro punto, non posso lasciarla col bagno aperto, che mi salta addosso o mi morde mentre esco!
No, Giulia, non mi hai stufato, ma avevamo detto che era una cosa temporanea. Sono già passati due mesi. Magari prova con unagenzia immobiliare.
Eh no, figurati. Gli agenti chiedono troppo! Non sono di certo un Berlusconi, e nemmeno il mio principe in Mercedes è ancora arrivato.
E quindi? Che soluzione proponi? Anche io, insomma… vorrei un po di privacy prima o poi.
Cercherò ancora, tranquillo. Prima o poi trovo la sistemazione giusta.
«Spero più prima che poi…» pensai, mentre mi alzavo e distinto mi battei il ginocchio sul tavolo. Era colpa di Perla, che mi stava tra i piedi e strillava, dopo che le avevo sfiorato la coda.
*****
Passò un altro mese. Ormai mi ero pentito di aver invitato Giulia a stare da me. Non solo non dormivo più bene, ma pulire casa ogni giorno era diventato stressante.
Giulia era sempre fuori: estetista, palestra, piscina e da poco aveva iniziato pure a frequentare locali con un tizio conosciuto recentemente.
«Basta, adesso glielo dico! Non posso andare avanti così!»
Ma quella sera, appena entrata, fu Giulia ad attaccare discorso.
Senti, Marti. Ho trovato una soluzione: ho conosciuto un ragazzo, Enrico, in un bar. Mi ha proposto di andare a vivere da lui.
Ma è una notizia fantastica! esultai. Vuoi che ti aiuti a fare i bagagli?
No, grazie, ce la faccio da sola. Però… cè un problema: Enrico… beh, lui non vuole animali in casa. Ha appena finito di ristrutturare. Ti dispiace tenere Perla con te ancora un po?
Mi dispiace, ma sì: mi dispiace!
Dai, Marti! Non essere così! Sto finalmente sistemando tutto, e tu mi metti i bastoni tra le ruote. È così difficile badare a Perla? Ormai va daccordissimo con te.
Sì, è difficile, Giulia. Voglio stare un po da solo. Perciò porta via la tua gatta. Puoi lasciarla a tua madre, no? Come sta, tra laltro?
Eh, mamma è sempre più giù… Portarle la gatta non posso, non ce la fa.
Ma neppure io posso tenerla qui, Giulia. Fai le valigie e porta via Perla. Siete già stati qui abbastanza.
Giulia se ne andò offesissima, continuando a sussurrare: «Hai visto, Perla, nessuno ti vuole. Né la mamma, né la mia amica Solo io ti voglio bene.»
Doveva anche ancora saldarmi le spese del riscaldamento e dellacqua, ma non mi andava nemmeno di ricordarglielo.
Grazie al cielo, Giulia finalmente se nera andata e io potevo rilassarmi a casa mia. Con il salotto nuovo. O quasi in certi punti la carta da parati era stata conciata male.
«Almeno, Perla si accaniva solo su una parete. La sistemerò… Limportante è che finalmente né Giulia né Perla sono più qui.»
Solo che non finì tutto lì. Il giorno dopo, uscendo per buttare la spazzatura, vidi Perla davanti ai cassonetti.
Prima scorsi la gabbietta aperta, poi la gatta, che andava avanti e indietro miagolando disperata.
Quando mi vide, si fiondò tra le mie gambe, tutta allegra.
Ma che ci fai qui? E Giulia dovè?
Mi guardai intorno, pensando fosse successo qualcosa a Giulia, ma in giro cera soltanto una signora anziana con una ciotola in mano.
Buongiorno, mi salutò ma la prenderesti tu questa micia? Ieri una ragazza lha lasciata qui, con la gabbietta. Ha solo aperto lo sportello e se ne è andata in taxi. Ho provato a dirle di riprendersela, ma niente. Ho lasciato lo sportello aperto, almeno la micia poteva uscire… Non posso portarla a casa mio marito è allergico. Le ho solo portato da mangiare.
Buttai via il sacchetto, aspettai che Perla finisse la pappa e la portai a casa, in silenzio, con una rabbia dentro che non sapevo come trattenere.
«Come ha potuto abbandonarla qui? Perché non lha portata a sua madre?»
Una volta a casa, liberai Perla dalla gabbietta, e lei, tutta felice, saltava quasi fino al soffitto, appoggiandosi con le zampe proprio sulla carta da parati nuova.
Stavo per sospirare, ma mi scappò da ridere. La felicità di una gatta… la capivo.
Poi presi il telefono.
Chiamai subito Giulia dieci volte, non rispose mai.
Allora chiesi a mia mamma se avesse il numero della madre di Giulia.
Perché, cosa ti serve? si stupì. Ormai abitiamo in quartieri diversi! Non ci parliamo quasi più.
Devo solo chiederle una cosa.
Poco dopo mi arrivò il numero via sms. Chiamai la signora Rosaria.
Volevo sapere come stava: mi sorpresi a scoprire che stava benissimo. Una notizia positiva, per carità, ma…
Ma… Giulia mi aveva detto che lei era proprio a pezzi, che non poteva badare alla gatta. Mi ha mentito?
Ah, questa Giulia… Non darle retta! Anche con me mente sempre.
Davvero?
Sì. Mi ha anche prelevato dei soldi dalla carta, si è comprata un cucciolo di razza senza chiedere. Io le dissi: Ma come farai? Bisogna prendersene cura! E lei, niente, stava solo in camera sua.
E poi?
Poi, niente. Prima si divertiva, poi non le importava più. Quando la gatta la cercava la scacciava. Alla fine la accudivo solo io. Ero esausta! Quando Giulia decise di trasferirsi, le dissi chiaramente: Porta via Perla. Qui non la voglio, voglio la pace. Se no, avrei lasciato la casa al Comune.
Ho capito… risposi pensieroso.
Ma perché me lo chiedi? Cè qualche problema? Giulia diceva che aveva trovato una brava famiglia per la gatta, che si stava per sposare pure… Magari riuscirò ad avere un nipote, chissà.
Tutto bene, signora Rosaria. Saluti da parte della mia mamma.
*****
Dopo un mese, comprai un nuovo divano per il salotto. Perla se ne innamorò subito: ci si sdraiò sopra come una regina.
Ti piace? le dissi sorridendo.
Miao rispose solenne, zampettando rumorosamente sul bracciolo.
Non sapevo come, ma ero riuscito a raggiungere un accordo con la testarda Perla.
Io lavrei nutrita e coccolata; lei, in cambio, avrebbe smesso di distruggere la casa e di fare dispetti.
Perla era una gatta con un bel caratterino, determinata, ostinata, capace di urlare forte per mostrare il suo punto di vista. Eppure aveva smesso di rovinare la casa, e pure di mordere le caviglie.
Insomma, avevamo trovato unintesa, noi due. Vivi e lascia vivere.
Quando rincasavo e Perla mi aspettava alla porta, mi veniva naturale sorridere. Nei suoi occhi leggevo domande del tipo: «Hai portato la pappa? Mi fai le coccole? Ci guardiamo un film stasera?»
Sì sì, tutto! le rispondevo Ma adesso, prima di tutto, si cena insieme.
Giulia non la ricordavamo quasi più, io e Perla. Neppure meritava di essere ricordata, a dirla tutta. Ma, si sa, chi compare una volta può sempre riapparire.
Infatti, dopo sei mesi, una sera Giulia si presentò sotto casa, gli occhi bassi: aveva bisogno di ospitalità, di nuovo.
Mi spiace, Giulia, ma non posso più ospitarti. Io e Perla stiamo bene da soli.
Ma è la mia gatta! Lho comprata coi miei soldi!
Con quelli di tua madre, vorrai dire.
Come?
Sì, Giulia, Perla lhai presa coi soldi di tua madre, senza che lo sapesse. E poi lhai pure lasciata ai cassonetti. Te lo sei dimenticata?
Non è da amici comportarsi così!
Sono d’accordo infatti. Ma io con chi si comporta come te, non posso esserlo. Non si tradisce così chi ti vuole bene.
Giulia se ne andò. Io e Perla non labbiamo più rivista.
Dopo un po, è arrivato un nuovo amico a farmi visita spesso, Andrea si chiama. Perla ancora lo sta mettendo alla prova, ma a occhio sembra proprio che Andrea sia quello giusto.






