Tulipani
Madonna, ma che meraviglia! Signora Olga, lei è proprio una maga!
I tulipani dai mille colori illuminano il cortile. Caterina sa bene quanta fatica sia costata questa bellezza alla signora Olga. La sua vicina ha impiegato diversi anni per trasformare uno spazio grigio e desolato in un giardino fiorito. Persino larea giochi, verso cui adesso Caterina e la piccola Veronica si stanno dirigendo, è merito suo. Cè chi nasce con la magia nelle mani: il cortile è irriconoscibile! Ora è pulito, Ordinato, ampio, e i fiori sono davvero un capitolo a parte. Tutti piantati da Olga in persona. Caterina vive lì da quasi quindici anni, da quando i suoi genitori si trasferirono in quella vecchia palazzina a Torino, e non aveva mai visto nessuno occuparsi così dei fiori, eccetto Olga. Ma solo da qualche anno; da quando suo marito non cè più.
Restare soli alla sua età è dura. Il figlio vive lontano, e non ci sono altre persone a cui appoggiarsi. Alla proposta di trasferirsi dalla famiglia del figlio a Milano, Olga ha risposto con un secco “no”. Troppo legata a questa città, dove ha passato tutta la vita e dove sono rimasti tutti quelli che ha amato. E poi, il figlio ha la sua famiglia, e con la nuora non è che ci sia grande intesa. Quella ha già la madre vicina, non le manca di certo laiuto. E Olga? Sempre gentile, ma rimane pur sempre un”estranea”.
Non che Olga si sia mai particolarmente lamentata con Caterina, ma questa ha imparato a leggerle negli occhi la tristezza. La solitudine può essere una ferita profonda
Caterina lo sa bene, anche lei. Quando divorziò dal primo marito, avrebbe scalato i muri per la disperazione. E avrebbe pure potuto salvare il matrimonio, se solo fosse riuscita ad accettare “quella piccola scappatella”. Ma come si fa se proprio lamica di una vita, Lucia, era la compagnia del marito? Quante storie, quanti ricordi insieme dai tempi della scuola!
Caterina affrontò Lucia a testa alta, le ritirò le chiavi di casa e si buttò nella sofferenza più nera. Per quasi una settimana, immersa nella sua disperazione, prese persino le ferie dal lavoro, pur di non avere distrazioni.
Ma non riuscì a sprofondare completamente nel dolore. Un pomeriggio piovoso, mentre era seduta con il barattolo di gelato sulle ginocchia, gonfia di lacrime e rabbia, qualcuno bussò, anzi, prese a martellare, alla porta. Non pensò nemmeno a chi potesse essere, se fosse il caso di aprire con quel modo di bussare, cè solo una cosa: una disgrazia!
Così Caterina si infilò i jeans in fretta e andò ad aprire.
Quella volta vedere la signora Olga fu quasi uno shock. La conosceva come una donna serena, sempre col sorriso, che passava per il cortile salutando tutti e fermandosi con ogni bambino.
Come stai, piccolo Mario? E Francesca dorme tranquilla? Hai ancora latte per Silvia, Bianca?
Era un medico. Pediatra, e davvero con il cuore; sempre pronta ad aiutare tutti. Ma quella volta, davanti a Caterina, cera unaltra donna. Sconvolta, stravolta dal dolore. Eppure, vedendo la giovane vicina, Olga parve dimenticare il suo stesso dolore e chiese, con severità:
Che coshai Caterina mia? Perché sei così gonfia di pianto? Ti senti male?
Caterina, scossa, abbandonò i propri tormenti. Basta! Lei soffre, ma per Olga deve essere molto peggio, qualcosa di irreparabile.
Aveva ragione. Puoi perdere un marito, pensare che sia altrove, magari felice. E fa male, ma sopportabile. Diverso invece perderlo del tutto, senza possibilità di rimediare a nulla.
Il marito di Olga non aveva fatto in tempo a chiamare lambulanza. Inizialmente non voleva, sperava di fermare la crisi come sempre con le medicine. Ma poi era ormai troppo tardi. Lo trovarono sulle scale: stava scendendo a incontrare Olga che rientrava dal mercato, ma non ce la fece.
Quella mattina Caterina si precipitò giù, telefonino in mano e giacca tirata al volo, dietro alla vicina.
Tornò solo a sera. Buttò il gelato sciolto nella spazzatura, riordinò casa e rimase a lungo in cucina, a osservare distratta la tazza di tè freddo. A pensare.
Il giorno dopo racimolò i documenti e chiese il divorzio. Capì che la vita non può aspettare: puoi soffrire quanto vuoi, ma non cambia niente. Vai avanti o rimani impantanata. E impantanarsi non porta felicità. La vita è una sola, e ogni attimo è unico. Perché sprecarlo in rancori e rabbia? Meglio “scrollarsi di dosso la polvere” e camminare avanti.
Caterina ci è riuscita. Lentamente, ma ce lha fatta. Nuovo lavoro, nuovo amore Non è stato facile, ma ora ha Dima e la piccola Veronica, e la vita ha un altro colore.
Ma per Olga le cose sono diverse. Dal lutto si è ripresa, nei limiti del possibile. A tutto ci si abitua, faticosamente. Ma Caterina vede che della vecchia vicina allegra non resta che lombra. Sembra sorridere ancora, chiede dei bambini, ma la vitalità di un tempo non cè più. Sembra congelata.
Gli anni passano Caterina sa che Olga è andata in pensione e si è quasi chiusa nella casa di campagna. Poi lha dovuta pure vendere per aiutare il figlio ad acquistare un appartamento a Genova. Come non aiutarlo? È figlio unico
Proprio dopo la vendita della casa, Caterina decide che è ora di intervenire. Non si può lasciar sola una persona con cui hai condiviso tanti anni. Ella, che era sempre pronta ad accorrere per misurare la febbre a Caterina o a Veronica, merita attenzione. Non si può ignorare il dolore altrui
Caterina sa bene che ai più, dei problemi altrui non importa nulla. Ognuno ha i suoi. Ma lei è stata cresciuta diversamente.
Non voltarti mai dallaltra parte, Caterina! Fai quello che puoi, finché puoi. Prima o poi avrai tu bisogno degli altri. E magari non risolveranno tutto, ma almeno una parola di conforto la diranno. E a volte basta, prendere una persona per mano e dirle: Sono con te.
Caterina ascoltava sempre i genitori: per lei la famiglia era come la favola della rapa, uniti contro tutto. Anche ora che i genitori vivono vicino alla sorella minore a Rimini, Caterina li chiama ogni giorno e sono vere conversazioni, non “obblighi”. Sa che la amano e si preoccupano per lei. Quanto è importante sapere che qualcuno ti vuole bene e fartelo sentire spesso.
Ma le parole non bastano con Olga. La ascolta, annuisce, ma la vita sembra sfuggirle di mano. Olga si è dimagrita, è invecchiata, si vede sempre meno fuori.
Vivere, così a sopravvivere senza speranza, la sta consumando. Il figlio non tornerà mai a Torino, la sua vita ormai è altrove, ed è giusto, ma quanto fa male
Le restano solo i bambini dei vicini, a cui badare ogni tanto, e le rare amiche, anche loro ormai immerse tra figli e nipoti
Tutto il resta è solitudine. Quando la sera spegne la TV e la casa è silenziosa, verrebbe da urlare alla luna per la nostalgia.
Caterina capisce che i discorsi non bastano. Parli, e Olga poi sparisce giorni interi, non la incontri né per scale né in cortile. Magari non vuole proprio aprire la porta.
Quando le parole non fanno più effetto, bisogna agire. Serve qualcosa che tenga la mente impegnata, che dia motivazione.
E lispirazione arriva per caso: il marito, a volte, la sorprende con piccoli regali, ma fu quel grande mazzo di tulipani portato a casa quando era incinta di Veronica a farle gridare: Eureka!. Dima si spaventa pure, ma lei lo rassicura, gli spiega il piano. Il giorno dopo Caterina va da Olga, spingendo col piede una scatola piena di bulbi di tulipano appena comprati. Dima la accompagna, ma al primo clic della serratura scompare su ordine della moglie.
Ora me la cavo da sola!
Lidea funziona.
Caterina recita così bene sul fatto che non poteva resistere alla nonnina del mercato coi fiori che quasi ci crede lei stessa.
E poi ho pensato ai suoi tulipani meravigliosi in campagna. Quante volte mamma ha ricevuto i suoi mazzi! Signora Olga, aiuti anche me! Noi qui nel cortile non abbiamo nulla Se piantiamo dei fiori, non sarebbe bello? Solo che io non ci capisco niente, e con questo pancione potrò dare poco aiuto si accarezza il ventre, supplicando quasi.
Olga ispeziona i bulbi, scuote il dito a Caterina e finalmente sorride piano.
Lo facciamo bello, vedrai! Ma sai, Caterina, solo i tulipani non bastano. Durano poco e poi scompaiono. Bisognerebbe scegliere altre piante, così il cortile è bello tutto lanno.
Così iniziò la rivoluzione verde dei cortili.
Allinizio nessuno ha gran voglia di sporcarsi le mani, ma per bulbi e semi, i soldi li raccolgono facilmente. Caterina fa la spesa solo i primi tempi, poi nasce Veronica e Olga prende in mano tutto.
Ma le aiuole non le bastano. Con vecchi contatti, riesce a ottenere una nuova area giochi e anche delle panchine eleganti per lingresso.
Il cortile prende vita.
I mariti che prima osservavano scettici, si ritrovano a costruire una staccionata bianca durante la giornata di pulizie, e Olga quasi piange di gioia nel vederla.
Ora trascorre tutto il suo tempo libero lì, a piantare, innaffiare, ridipingere. Finalmente ha trovato una ragione, e Caterina non può che rallegrarsene, passeggiando con la figlia, ringraziando mentalmente Dima per quei tulipani che avevano avviato tutto.
Poi Veronica inizia a camminare, e Caterina esce spesso in cortile in attesa che sboccino i primi tulipani della stagione da mostrare alla figlia.
Ed eccoli! Finalmente!
Caterina resta incantata vicino allaiuola, per un attimo lascia la mano di Veronica. La monella ne approfitta al volo e scappa via.
Veronica! Caterina si lancia dietro alla figlia, cercando di prenderla prima che arrivi al bordo del marciapiede.
Proprio allora Olga, che stava pitturando la staccionata, si solleva e ride:
Prendila, prendila, Caterina! Ecco la tua ginnastica, altro che niente tempo!
Ah, non parliamone! Caterina recupera Veronica che strilla, ribellandosi ai baci della mamma. Dove le fanno così veloci queste bimbe?
Però, te ne sei accorta che cammina in punta di piedi? Olga si fa seria.
Sì. Anche in casa, sempre così quando è scalza. Dici che non va bene?
Falla vedere al neurologo, a scanso di equivoci. Così stai tranquilla.
Hai qualcuno da consigliarmi?
Ci penso! Passa stasera se trovo il numero. I miei coetanei ormai stanno tutti nelle case di campagna o giocano coi nipotini. Vediamo un po se qualcuno dei miei allievi lavora ancora
Che radio stai dicendo? Caterina confusa.
Ma la radio marziana, Caterina! ride Olga. Sai, la radio del passaparola. Chiedo in giro, vediamo chi mi suggeriscono!
Grazie!
Ma figurati! Come va a casa?
Tutto bene! Solo che Dima lavora tantissimo, quasi non lo vedo. Torna tardi, parte presto
È anche buono, vuol dire che è un uomo responsabile. Meglio così che fannullone!
Certo.
Guarda, me lo dicevano tante donne appena diventate mamme. Vorrebbero più attenzioni, invece i mariti sono presi dal lavoro. Sapessi quante litigate inutili ho visto. Gli uomini sentono altre cose. Le donne urlano perché si sentono stanche, trascurate, loro pensano succede anche a me. Non si capisce più nulla.
Sì, ci casco spesso anchio. Mi arrabbio, eppure Dima è fantastico! E però sbotto. Ma che ci posso fare?
Parla, basta che sia con calma! Prima una cena, una tazza di tè, poi digli cosa pensi, ma senza urlare. Non accusarlo, ma parla della situazione, non della persona. Se gli rinfacci che non è mai a casa, peggiori. Ma se dici che il suo abbraccio ti manca, che la bambina lo aspetta, magari capisce di più, senza offendersi.
Già… mi sembra tutto così difficile.
Bisogna essere un po furbe, sai! Con mio marito Nicola siamo stati in armonia quasi mezzo secolo. Una sola vera lite.
Per cosa?
Non ci crederai, per un cane! Nostro figlio voleva il cucciolo, io contraria. Sapevo che toccava tutto a me: lavoro, casa, figlio e pure il cane! Nicola era sempre fuori per lavoro. Alla fine, però, il cane è arrivato.
E come hai fatto?
Mi sono consumata! Avevano scelto un cane così vivace che si doveva portarlo a passeggiare almeno due ore al giorno. Ho perso quasi dieci chili! Ma alla fine, quella peste era diventata la mia migliore compagna di jogging.
E vostro figlio?
Andava appena a scuola, la sera non potevo lasciarlo solo. Risultato: il cane era diventato quasi più mio che suo!
Furbissimo!
Tutta sua mamma! ride Olga, allontanando la vernice dalla portata di Veronica. Sennò tua madre non ti pulisce più!
Dopo aver salutato la vicina, Caterina porta Veronica allaltalena, poi al castello di sabbia. Passano il tempo come sempre.
Tornando a casa, Caterina rimane senza parole davanti a una scena sconcertante: una creaturina, poco più grande di sua figlia, ha devastato mezzo giardino. I fiori sono stati strappati o schiacciati dai piedini.
Caterina si gira verso laiuola dellingresso accanto e le viene da piangere: anche lì, nulla più.
La madre del piccolo vandalo è lì accanto alla staccionata, sorridente, che osserva il figlio.
Che succede? Caterina chiede con voce strozzata.
Come scusi?
Due occhi azzurri e distaccati la fissano con stupore.
Perché vostro figlio calpesta i fiori?
E perché no?
Non si fa così
Per chi? Per lui? Non potete mica fermare lo sviluppo del mio bambino!
Lo chiama sviluppo? Caterina fatica a restare calma.
Non può gridare, Veronica si spaventerebbe.
Certo! È conoscere il mondo! I fiori si raccolgono, è natura!
Ma questi sono stati piantati con impegno! Qualcuno ci ha lavorato sopra!
Suvvia, che esagerazione! Tutto questo per dei tulipani. Cresceranno degli altri.
Caterina cede, pronta a intervenire di persona.
Il pianto improvviso di Veronica la riporta alla realtà. Basta! Stava per perdere la testa.
Portate subito via il bambino o chiamo i carabinieri! dice Caterina con calma glaciale, prendendo Veronica in braccio e tirando fuori il telefono.
Tutti così delicati, oggi! Chiamate pure! Che volete che mi faccia?
La signora dagli occhi azzurri afferra il bambino urlante e va via, lanciando improperi.
Io me ne infischio! dice Caterina fredda, ma le sue parole sono udite anche dalle signore affacciate dalle finestre.
A quel punto sente una voce alle spalle.
Comè potuto succedere, Caterina? Perché? Io
Olga è sulla soglia, con lannaffiatoio in mano e un dolcetto per Veronica nellaltra.
Caterina apre bocca per spiegare, ma Olga scuote la testa, posa lannaffiatoio e se ne va, chiudendo la porta lentamente dietro di sé. Sembra piegata dal peso del mondo.
Caterina la segue, ma Veronica piange ancora. Alla fine, tornano a casa, però nessuno risponde alla porta di Olga per tutto il giorno.
Veronica ha fame e sonno, quindi Caterina rimane a casa ma si ripromette di tornare più tardi. Nemmeno la sera, però, la porta si apre. Telefona dunque al figlio di Olga.
Chiamo subito mamma, grazie!
Mai aveva aspettato una telefonata con tanta ansia.
Sta bene, mamma. Solo non vuole vedere nessuno. È molto giù di morale. Che è successo? Non mi vuole spiegare, solo mi dice non ti preoccupare.
Caterina racconta brevemente e promette che starà attenta a Olga.
Lo so che tua moglie aspetta un bambino. Non preoccuparti. Ci proveremo a risolvere qui.
Ci? Vuoi che venga?
Aspetta, ho una piccola idea. Se va male ti chiamo io, ok?
La sera, Dima resta a casa con Veronica. Caterina invece bussa alle porte di ogni vicino, spiegando con poche parole cosa vorrebbe fare. Quasi nessuno è indifferente.
Il giorno dopo, nel cortile, si radunano quelli che vogliono aiutare. Dalle auto arrivano scatole di bulbi e piantine. Tutti danno una mano, persino Dima che viene spedito a casa con la bimba addormentata mentre Caterina continua.
Qualche sera dopo, Caterina sale da Olga.
Olga, apra per favore! So che è in casa! È importantissimo! Ho bisogno di lei!
Dopo vari tentennamenti, la porta si apre. Gli occhi di Olga sono segnati.
Che è successo, Caterina? Veronica sta male? Voce spezzata e straniera, come chi ha perso molto nella vita.
No, grazie a Dio sta bene. Ma io ho bisogno di lei! Proprio ora! Venga, la prego
A Caterina mancano le parole, non sa più come trascinarla fuori.
È urgente? Olga sospira e prende il suo impermeabile.
Sì, per favore. Solo per un attimo!
Il sole fuori acceca subito Olga.
Madonna santa! Aspetta, Caterina, non vedo nulla!
Poi si blocca a bocca aperta. Poi le lacrime le offuscano la vista.
Tulipani. Un mare di tulipani! Iuole e due nuove aiuole, piene di fiori brillanti.
Che cosè tutto questo?! Da dove provengono?
Vieni, Olga! la aiuta a sedersi sulla panchina. Scusaci se non siamo riusciti a salvare i tuoi fiori! È successo tutto in un attimo, non ho neppure capito come reagire. Alcuni non capiscono e basta. Ma sai una cosa?
Dimmi, Caterina.
Noi abbiamo capito tante cose. Tutti, qui. Ieri sera ci siamo riuniti e abbiamo provato a restituirti un po di gioia. Siamo cresciuti anche grazie a te! Vedi? Qui sono i tuoi piccoli pazienti e i genitori dei bambini che hai curato. Qualcuno di quelli che rimpinzavi di vitamine, ora ha i figli grandi. Vogliamo solo che tu sappia una cosa: qui non permetteremo mai che ti facciano del male. Abbiamo fatto denuncia, non è quello il problema. Piuttosto, ora avrai più lavoro con tutte queste nuove aiuole! Ma noi ti aiuteremo. Lasciaci la bellezza che sai creare, daccordo? Così i nostri bambini, e anche noi grandi, potremo godere ancora di tutto questo. Le tue mani sono preziose, Olga! Non lasciarci, ti prego! Io non riesco a tenere in vita neppure un cactus! Solo tu fai fiorire tutto: limoni, palme, qualsiasi cosa. Ho visto con i miei occhi!
Grazie, Caterina sussurra Olga, asciugando le lacrime e alzandosi.
Dovè finita la vecchietta stanca di poco prima?
E adesso vediamo un po che avete piantato! Portatemi a vedere che meraviglia!







