La verità ha un prezzo più alto
Diario di Martina De Luca
Roma, giovedì, ore 20.35
Stavo scendendo di corsa le vecchie scale del piccolo alimentari sotto casa, ancora persa nei pensieri e mezza arrabbiata con me stessa. Davvero sono capace di andare a fare la spesa con la lista scritta per poi dimenticare metà delle cose a metà strada tra il banco del pane e quelle offerte che mi distraggono ogni volta? Non so proprio come ci riesco.
Per fortuna oggi Matteo era rientrato dal lavoro prima del solito. Senza una parola di troppo si era offerto di restare con il nostro piccolo, e io ho approfittato al volo per correre giù a fare le ultime compere della giornata. In questi momenti mi rendo conto di quanto sia fortunata. Matteo non si atteggia mai a super papà, non alza un dito quando lava i piatti o cambia il pannolino a nostro figlio semplicemente lo fa, prende liniziativa, a volte mi manda direttamente a riposare un paio dore. È una sensazione calda, sapere che accanto a me cè davvero un compagno di cui fidarmi, sempre.
Ero così immersa nelle mie riflessioni che quasi non mi accorsi di essere arrivata allultimo gradino. Proprio in quellistante qualcuno mi afferrò bruscamente per il polso. Per poco non inciampai, e il cuore mi schizzò in gola, ma bastò riconoscere la voce per calmarmi subito.
Marti, ma allora mi ignori? Tipo che ti devo rincorrere per salutarti?
No, sicuramente non era una persona che mi rende felice incontrare. Anzi, tuttaltro. Ma non avevo scelta: ormai toccava affrontare la circostanza. Ho chiuso un istante gli occhi, ho respirato profondamente e ho stampato un sorriso di circostanza. Quando ho alzato lo sguardo, davanti a me cera mio fratello Andrea. Esitazione, zero.
Ehi, Andre, tutto bene? Da quanto non ci vediamo? Tre anni? O forse pure di più. Non pensavo che avrei rivisto la tua faccia proprio qui sotto casa.
Che te frega, dai, rispose Andrea, secco, senza alcuna voglia di chiacchierare. Freddo come un blocco di ghiaccio, e tutta la fretta del mondo di chiudere la conversazione. Non mi fece neanche finire che mi trascinò sotto gli alberi poco più in là, come volesse nascondersi. Ascolta bene. Se ti chiedono qualcosa, tu dici che venerdì scorso stavo qui da te. Ho giocato con il bambino, tutto il pomeriggio. Chiaro?
Sono rimasta letteralmente di sasso, la richiesta era talmente assurda che non riuscivo nemmeno a rispondere. Poi, piano piano, una fitta di indignazione.
Ma Mattia ha solo sei mesi! Cosa avreste dovuto fare insieme? gli ho risposto accigliata. Girava tutto nella mia testa: davvero mi stava chiedendo di mentire? E a chi dovrei raccontare questa favola? Dove ti sei infilato, Andrea?
Non immischiarti, Marti, ringhiò lui, guardandosi intorno nervosamente. Le sue mani si muovevano sui jeans, stringendo i pugni. Chiaramente era spaventato, teso come una corda di violino. Devi solo fare la faccia stupita, dire che stavo qui. Punto e basta. Basta, ciao.
E con la stessa fretta di prima, si era già girato per andarsene. Ma io non riuscivo a lasciarlo andare così, mi montava dentro una specie di ansia sorda. Sentivo che era immischiato in qualcosa di grosso.
Andrea! ho gridato, muovendomi verso di lui. La voce mi tremava, ma ho cercato di essere ferma. Aspetta! Spiegami almeno che è successo! Andrea!
Ma lui fece solo un cenno di stizza e affrettò il passo, fino praticamente a sparire tra la gente. Sono rimasta piantata sotto il platano, le mani strette, cercando di rimettere ordine tra i pensieri. Che situazione era? Che accidenti era successo a mio fratello?
Ma guarda che faccia tosta! mi rimproveravo mentre tornavo a casa con rabbia. Arriva, ti sconvolge la giornata e poi sparisce, senza una parola! Ma quanto può essere egocentrico?
La testa mi scoppiava di domande, ma nessuna risposta. Cosa poteva essere successo? Quanto era seria la faccenda? Lo conoscevo, Andrea, e sapevo bene che non mi avrebbe mai tirata dentro qualcosa così per una sciocchezza.
***
A casa, appena sono rientrata, Matteo mi ha lanciato subito uno sguardo preoccupato. Aveva il piccolo Mattia tra le braccia e si è immobilizzato, capendo che qualcosa non andava affatto. In dieci minuti avevo lasciato a casa una moglie sorridente e tranquilla; ora ero una persona diversa, piena dansia e pensieri.
Tutto bene? mi ha chiesto subito, inclinando leggermente la testa.
Ho incontrato Andrea ho sbuffato mentre mi sfilavo le scarpe e andavo in soggiorno. Cercavo di essere calma, ma la tensione nella voce si sentiva. Sempre le stesse storie con lui! Mai una volta che venga per parlare e basta, sempre qualcosa da chiedere o ottenere
Mi sono interrotta quando ho visto Mattia che, appena mi ha vista, si è animato subito, sorridendo con le manine allungate verso di me. In quel momento tutte le preoccupazioni sono scivolate sullo sfondo. Ho preso in braccio il piccolo, stringendolo forte.
Dai, piccolo, non fare come zio Andrea, eh! Tu sarai sempre un bravo bambino! Sì, tu sei il migliore di tutti, vero amore della mamma?
La risata di Mattia mi ha scaldato il cuore e per un attimo mi sono dimenticata di tutto. Matteo invece non era altrettanto sereno: mi guardava fisso.
Ma che cosa voleva, stavolta? mi ha chiesto, cercando tracce nelle mie parole e nei miei gesti.
Mi veniva voglia di filmare la scena: io che tenevo Mattia in braccio, lui intento a giocare con i miei capelli, la cucina illuminata dalla luce del tramonto. Ma non ho fatto in tempo, perché era più importante sfogarmi con Matteo.
Vuole che racconti alle forze dellordine che venerdì scorso era con noi. ho spiegato, accarezzando la schiena del piccolo che aveva già iniziato a sonnecchiare.
A chi dovresti dirlo? Matteo sollevò un sopracciglio.
Non lho capito nemmeno io ho sospirato, mettendo delicatamente Mattia nella culla e rimboccandogli la copertina. Sono rimasta qualche secondo a guardarlo quella pace mi serviva disperatamente. Poi, facendo piano, sono rientrata in cucina con Matteo.
Abbiamo preso il caffè, il profumo inondava la stanza, addolcendo i nervosismi.
Era fuori di sé, non stava fermo un attimo. Sembrava braccato, guardava continuamente dietro di sé. È andato via di corsa, senza neanche salutare, figurati se avrebbe spiegato.
Matteo mescolava piano il suo espresso, pensieroso.
Sembra davvero grave e tu cosa vuoi fare?
Non mi dava ordini, né giudicava. Sapeva bene che io ero perfettamente capace di scegliere per conto mio, che Andrea era pur sempre mio fratello, anche se si comportava sempre peggio. Ma nei suoi occhi leggevo preoccupazione, paura che mi facessi coinvolgere nei suoi guai.
Prima provo a capire che succede davvero. Chiamo mamma, magari sa qualcosa ho detto, senza convinzione.
Mi sono fatta coraggio e ho chiamato mamma. Avrei voluto ricevere chiarezza, una spiegazione qualsiasi invece dopo poche battute ho capito che con lei era impossibile parlare. Era fuori di sé, già dalla prima frase urlava. Mi sono ritrovata a tenere il telefono a distanza dallorecchio, sopraffatta da tutte quelle accuse gridate.
Mamma ma la vuoi finire di urlare? cercavo di interromperla per farmi spiegare, ma nulla.
Le sue parole erano raffiche di rimproveri, minacce neanche tanto velate. Avrei voluto buttare giù subito la chiamata, ma resistevo.
Io non mentirò ai carabinieri, lo capisci questo! alla fine sono riuscita a dirlo, quasi gridando. Ho un bambino piccolo, mi interessa solo la sua sicurezza! E basta con questo vittimismo, Andrea non si preoccupa mica della tua salute, mi pare!
Quando ho attaccato, ho lanciato il telefono sul divano, la pressione mi saliva alle stelle. Ero stanca, umiliata dalla dinamica sempre uguale: io la figlia che non fa mai abbastanza, lui il figlio inarrivabile.
Mi sono seduta accanto a Matteo, mi sono rannicchiata nel suo abbraccio. Lui non diceva niente, mi accarezzava piano i capelli come per trasmettermi calma. Aveva sentito il tono tagliente di mia madre anche dal corridoio, era impossibile non sentirlo.
Si chiedeva anche lui, come me: quale madre chiede alla figlia di rischiare di mentire alla polizia per salvare il suo figlio preferito? In Italia testimoniare il falso significa rischiare una condanna come non lo capiva lei?
Mi sono aggrappata a lui come ci si aggrappa al porto quando il mare è in tempesta. Per un po ho solo ascoltato il suo respiro tranquillo.
Da sempre che mamma lo giustifica, ho sussurrato alla fine, e unantica amarezza mi si è infilata nella voce. Lui è tre anni più grande di me, ma qualsiasi cosa faccia, per lei va sempre difeso. Per lui erano pronti a spaccare il mondo. Io? Ero solo la figlia brava, sempre sistemata, non avevo diritto ad altro.
Matteo mi ascoltava senza interrompere, mi lasciava sfogare.
Di solito si dice che i più piccoli sono i più coccolati ha provato a dire, con delicatezza. Forse tua mamma ha sempre visto Andrea come qualcuno da recuperare, uno che aveva più bisogno
Avevo dodici anni, lui quindici ho ricordato, guardando il corridoio davanti a me, come se rivedessi quel giorno. Decisero di fare quella gita fuori Roma, era tutto pronto, perfetto Ma già in auto lui aveva iniziato a protestare, voleva restare in città con gli amici. Mamma insisteva, lui urlava, papà guidava in silenzio. Io in fondo zitta, solo con la paura addosso. Poi una sciocchezza, un tentativo di togliergli il telefono, non ricordo nemmeno bene il perché E lui scese dalla macchina in mezzo alla strada. Una macchina per poco non lo metteva sotto.
Per fortuna non si fece niente di grave, ho sospirato. Solo graffi e lividi. Ma da quel giorno, per mia madre è diventato una specie di missione salvare Andrea a ogni costo. E adesso dopo ventanni, ancora lo copre. Anche davanti a tutto questo.
Se un ragazzo di ventanni partecipa a una rissa, non puoi coprirlo tutta la vita! Matteo era netto. Un conto è proteggerlo, un conto è giustificarlo sempre. E ora davvero rischi di finire coinvolta anche tu?
Non se lo permetterò, credimi, gli ho risposto, con una determinazione nuova. Non mentirò, non mi presto a questo teatrino. Se ha sbagliato, pagherà.
Anche perché Matteo ci ha pensato qui sotto ci sono telecamere in ogni androne. Potrebbero vedere chi entra e chi esce, anche i carabinieri. Non potresti nemmeno raccontare una balla, ci incastreresti tutti.
Aveva ragione, e a me è sembrato quasi un sollievo, una liberazione.
Mamma ha speso così tanti soldi per sistemare le sue grane. Quante volte avranno pagato per sistemare, per risarcire, per tappare le sue stupidaggini? Un appartamento a Trastevere ci compravi con tutti quei soldi. Ma lui non lo capirà mai Ha rovinato la sua vita e rischia pure la nostra.
Mi sono voltata verso Matteo con una nuova convinzione.
Questa volta basta. Non ci casco più. Neanche per sogno.
Lui mi ha stretto la mano, complice. Nessuno di noi ha aggiunto altro. Era arrivato il momento di mettere finalmente una linea tra il passato e il futuro.
***
Il giorno dopo, verso mezzogiorno, hanno bussato. Stavo cullando Mattia che si stava appena addormentando. Ho lasciato il piccolo nella culla e sono andata alla porta. Due carabinieri in divisa.
Il cuore mi è sceso in gola, ma ero pronta. Sapevo che prima o poi sarebbe successo.
Signora De Luca? Siamo qui per suo fratello Andrea, dovremmo farle qualche domanda, non le dispiace? quello più anziano aveva uno sguardo gentile, ma fermo.
Matteo era subito accanto a me, in silenzio, con la mascella serrata.
Mi hanno chiesto quando avessi visto Andrea lultima volta, se sapessi dove si trovasse. Come avevamo previsto, mi chiedevano proprio di quel venerdì.
Non lo vedevo da anni. Laltra sera mi ha fermato qui sotto, una chiacchiera e via. Mi ha chiesto di dire che era stato qui da noi venerdì scorso, ma io mi sono rifiutata.
Il carabiniere si è girato verso il collega con un cenno. Poi mi ha chiesto se ero consapevole della responsabilità di ciò che dicevo.
Lo so benissimo. Per questo preferisco essere chiara, ho risposto, cercando i suoi occhi. Non so dovè ora. E non intendo coprirlo.
I due hanno preso appunti, ringraziato e mi lasciato il biglietto da visita. Sono usciti senza altri commenti.
Appena si è chiusa la porta, Matteo mi ha abbracciata forte.
Hai fatto la cosa giusta, Marti. Lo so che è stata dura.
Ho annuito, sentivo il magone ma, per una volta, non avevo nessun rimpianto.
Poco dopo, squilla il telefono. Sul display: Mamma.
Come hai potuto? Come hai potuto rovinare la vita di tuo fratello? È sangue tuo!
Mamma, ha mandato un ragazzo in ospedale. Come volevi che facessi? Non posso coprire una cosa così.
Sei come una straniera, Martina! Non voglio più vederti, né sapere nulla di tuo figlio! Vi cancello dalla mia vita!
Eri chiari. Ho appoggiato il telefono sul tavolo e mi sono stretta a Matteo, che mi avvolgeva come un mantello.
Forse smetterà, ha detto lui. Ha solo paura.
No, ho risposto io, guardando Mattia dormire sereno vicino a me, lei ormai ha scelto da che parte stare. Ma io ho scelto noi.
E per la prima volta non ho avuto sensi di colpa. Avevo fatto quello che sentivo giusto per la mia famiglia. E nonostante tutto, in quel momento mi sono sentita libera.






