Il telefono era lì, abbandonato sul tavolo del soggiorno, a lampeggiare ogni tanto e a suonare con quella solita melodia, ma dentro casa regnava il silenzio: la padrona di casa non rispondeva.
In quel momento, Giulia si stava finalmente godendo un po di pace, attesa come lacqua nel deserto dopo la classica giornata stremante in ufficio. Sai quando arrivi talmente stanca da sperare solo di staccare la spina dal mondo? Ecco: aveva riempito la vasca con acqua fumante, aggiunto un bel bagno schiuma alla lavanda che aveva comprato al mercato, abbassato le luci e si era lasciata scivolare nella schiuma come se fosse labbraccio di una nonna. Il rumore lieve dellacqua, il profumo tutto attorno, il tepore una specie di benedizione, dopo tutto quel trambusto.
Ma intanto il telefono non smetteva di trilla. E sul display compariva sempre quel nome: Martina. Doveva averle preso proprio un attacco di chiacchiere, perché tra un bagno e laltro il telefono aveva accumulato una ventina di chiamate. Ma niente, Giulia era in un altro mondo. Occhi chiusi, testa appoggiata al cuscino da bagno, mani che giocherellavano tra la schiuma, e la mente finalmente vuota.
Unora dopo, avvolta nellaccappatoio che profumava di ammorbidente, Giulia finalmente uscì dal bagno. La prima cosa che vide fu lo schermo del cellulare acceso. Guardò: ventitré chiamate perse da Martina. Appena ebbe il tempo di rendersi conto, di nuovo squillava, come se lamica sapesse che era rientrata nel mondo dei vivi.
Però, invece di rispondere subito, si prese qualche secondo a leggere i messaggi. Ne arrivavano uno dietro laltro, con una sfilza lunga quanto il Po. Giulia, dove sei? Rispondi, devo dirti una cosa urgentissima! Tutto bene? Richiamami appena puoi, è davvero importante! E via così, sempre più ansiosa.
Ma che sarà successo stavolta?, mormorò Giulia sottovoce, accigliata. La voce aveva una sfumatura nervosa, di chi già teme che anche stavolta ci toccherà fare da muro del pianto. Eh sì, la situazione classica.
Perché la verità è che Martina era bravissima a farsi sentire ogni volta che aveva qualcosa che non andava. Ti faccio un esempio: che fosse il capo stronzo, il fidanzato che non la capisce, o uno che al supermercato risponde male, subito partiva con la lamentela. E in quel preciso momento, Giulia non ne voleva proprio sapere.
Aveva passato mesi interi a fare la spalla, ad ascoltare sfoghi su sfoghi soprattutto dopo che Martina aveva deciso di lasciarsi col marito. Allinizio ci stava: la migliore amica ha bisogno di te, che fai, ti rifiuti? Ma col passare del tempo, Giulia si era resa conto che la sua vita era lì, in stand-by. Quasi si era dimenticata di cosa volesse dire starsene da sola, leggere un libro senza interruzioni, o anche solo bere un aperitivo in centro con qualcunaltra.
Ogni sera, rientrava distrutta dal lavoro e puntualmente trovava Martina già accasciata sul suo divano. Non importava se Giulia avesse sonno, se fosse distrutta: lei doveva ascoltare. Ricordava ancora la frase che ormai era diventata un refrain.
Non potevo nemmeno andare a fare la spesa senza di lui! diceva Martina sulla soglia, alternando rabbia a pianto. Dovevo avvisare ogni volta, si arrabbiava pure se rincasavo tardi cinque minuti!
Giulia preparava due tazze di tè, provando a non far trasparire quanto fosse sfinita da quel disco rotto. Aveva ascoltato quella storia almeno trenta volte, ma sapeva che se avesse osato interrompere, partiva il melodramma del nessuno mi capisce, nessuno mi aiuta.
Ma guarda che secondo me hai fatto bene, ora puoi cominciare daccapo, magari incontri qualcuno che ti apprezza per davvero! E basta piangere, dai, diceva Giulia, cercando di rimanere comprensiva.
Martina però sembrava non sentire, non vivere altro che i suoi drammi che diventavano ogni giorno più grandi.
E Giulia, in cuor suo, sentiva che non aveva più energie. Più si lasciava coinvolgere, più aveva la sensazione di svuotarsi, di non avere più spazio per sé: nientaltro che la valvola di sfogo di Martina.
Quando finalmente il divorzio era stato firmato, Martina aveva di nuovo messo casa per conto suo ma insomma, le abitudini sono dure a morire. Che fosse lunedì mattina o domenica sera, una chiamata, un messaggio, sempre sempre bisognava parlare del famoso ex marito.
E il bello è che, appena tornava nella sua casa, Giulia aveva sentito un senso di sollievo pazzesco! Finalmente qualche serata libera: una pizza qui, due chiacchiere con le altre amiche là, Netflix e divano, oppure solo silenzio. Ci aveva preso gusto.
Ma, come sempre, oggi il passato era tornato a bussare. Il telefono aveva ripreso a suonare furioso. Martina, come un temporale in pieno agosto, richiamava, mandava messaggi uno dietro laltro: Rispondi subito! Devo dirti una cosa che non può aspettare! Mi stai lasciando sola!
Giulia guardava il cellulare e provava sentimenti contrastanti. Una parte di lei era preoccupata, magari era successo davvero qualcosa. Laltra era seccata: aveva appena ritrovato un po di libertà e già pamp! tutto come prima, come se la sua giornata non contasse nulla.
Alla fine sospirò, prese il telefono e stavolta senza colpevolizzarsi troppo lo spense. Martina penserà che si sia scaricato, pace. Non muore nessuno, pensò, e nascose il telefono nel cassetto della cucina. Poi, con la sensazione di un peso tolto, si fece una tazza di cioccolata calda, si avvolse nel plaid e si mise davanti alla tv con una serie che desiderava vedere da mesi.
Che te lo dico a fare, quella notte ha dormito come un sasso. Nessuna chiamata, nessuna ansia. Si svegliò fresca, leggera, come non le capitava da una vita. Appena accese il telefono, però boom! Raffica di notifiche che nemmeno Vodafone a Capodanno. Giulia? Dove sei? Ma ti pare il momento di sparire? Io non ce la faccio più così! Lultimo messaggio era quasi rancoroso: Vabbé, vedrò con chi posso parlare io.
Giulia si ritrovò seduta sul letto, a guardare la schermata intasata. Una parte di lei si sentiva stanca ancora prima di cominciare la giornata. Però, per evitare che la situazione peggiorasse, decise di richiamarla subito.
Attese un attimo, fece un bel respiro sai, proprio come fai quando devi buttarti in una cosa che non ti va e fece partire la chiamata. Due squilli e già Martina, nervosa persa, rispose:
Ma dove sei stata ieri? Non hai dormito la notte?
Io volevo darti una notizia fantastica e tu sparisci così!
Ecco, ci risiamo. Giulia avrebbe voluto rispondere male, invece provò a tenersi. Oh, ma cosa vuoi che sia, ho lavorato fino a tardi e il telefono era scarico
Sì, come no! Tanto tu ormai non hai più tempo per me! ribatté Martina col suo solito tono da vittima.
A Giulia venne da stringere i denti. Forse stavolta avrebbe potuto proprio dirle chiaro e tondo che anche lei aveva diritto a una vita, no? Ma contò fino a tre internamente e disse:
Dai, dimmi sta notizia. Cosè successo?
Ci fu una pausa, come se Martina stesse decidendo se offendersi oppure fidarsi ancora dellamica.
Alla fine, con tono solenne, Martina lasciò andare la bomba:
Giulia, mi sposo di nuovo.
A quel punto Giulia non sapeva se ridere o piangere. Sposarsi? Dopo mesi di crisi, di lacrime, di non voglio mai più vedere un uomo in vita mia? E questa novità nel giro di poche settimane?
Senza rispondere aggressivamente, Giulia riuscì solo a chiedere:
E con chi, scusa?
Ma con Lorenzo, chi altri?! rispose Martina come se fosse ovvio. Ci siamo rivisti e abbiamo deciso di riprovarci. Sei contenta?
Giulia buttò fuori una risata, di quelle che vengono più dallassurdo che dalla gioia. Dopo tutto quello che Martina aveva raccontato su Lorenzo, i pianti, i discorsi sul fatto che nessuno mi amerà come lui mi ha distrutto Adesso il matrimonio?
Serrando i denti, rispose con un filo dironia:
Sì, vabbé Beata te! Ma guarda che se tra un mese torni a piangere, questa volta io mi tiro fuori. Bisogna finirla di fare sempre la spalla, eh!
E senza ascoltare la reazione piccata che già sentiva arrivare dallaltra parte, chiuse la chiamata. Poggiò il telefono, si guardò allo specchio e quasi scoppiò a ridere. In fondo, anche le spalle migliori hanno bisogno di una pausa. E forse, stavolta, sarebbe stato ora che Giulia pensasse un po a sé e basta.
Hai presente quando ti dici davvero: Basta, ora al primo posto ci sono io? Ecco. Quella sera, finalmente, anche per Giulia era arrivato il momento.







