Lucia ha passato tutta la giornata dietro ai fornelli. Un suono al citofono: erano arrivati i parenti di Giovanni. Si sono accomodati a tavola.
E la carne dovè? ha chiesto la zia.
Ma cè loca ripiena, ha risposto gentilmente Lucia.
La zia si è alzata dal tavolo in modo ostentato: Questa è roba immangiabile, torniamo a casa.
Giovanni si è alzato subito dopo di lei: Eh, fai davvero così Vivi da sola se non sai cucinare!
Si è messo a raccogliere le sue cose e le ha infilate di fretta nella borsa.
Pronto, Paola? Sono Lucia Come? Lucia, dico. Il segnale è un disastro Perché ti chiamo? Guarda, Paola, questanno a casa vostra non vengo. Non ci vengo proprio per le Feste. Perché? Ma dai, che senso avrebbe? Tu sarai con Vittorio, e tua figlia con marito e bambini. E io? Mi faccio una scorpacciata di insalate e poi un taxi con la tariffa maggiorata? Non riesco a dormire fuori casa, mi conosci. Che farò? Niente, dormirò e basta, si sforzava di farsi sentire Lucia in mezzo agli scrosci e ai rumori della linea telefonica, mentre chiamava la sua amica dove, negli ultimi cinque anni dopo il divorzio, aveva passato i Capodanni e altre feste.
Cosa? Anche tu volevi chiamarmi? Partite? Dove andate? A Siena, da una zia di Vittorio. Buon viaggio e buon umore Un problema? Quale? Chi viene? Sara? Ma chi è questa Sara? Ah, la nipote? Pronto? Ma che combinano là con i telefoni? Ospitarla per qualche giorno? Lo sai che non amo avere gente estranea in casa. Pazienza, ti salvo, venga pure. Ecco, è caduta di nuovo la linea, disse Lucia con un filo dirritazione mettendo giù la cornetta.
Rimase qualche minuto a pensare. Forse, tutto sommato, non sarebbe stata male avere compagnia a Capodanno. Bisognava almeno preparare uninsalata. Per sé sarebbe bastato pane e prosciutto, ma un ospite andava accolto meglio. Mise a bollire le verdure, preparò il basilico e rimase immersa nei pensieri.
Quando era ancora sposata con Giovanni, la sera del trenta dicembre la casa si riempiva di tutta la sua rumorosa parentela di campagna. Era un vero circo. La cucina diventava irriconoscibile: vapore, calore, le finestre spalancate non servivano a molto. Si facevano il cotechino, le torte rustiche, si friggevano polpette. Tutto unta roba pesante. Lucia faceva avanti e indietro a portare piatti, a sbucciare patate e a mondare cipolla per la giardiniera. Non la lasciavano cucinare dopo che una volta aveva osato preparare uninsalata con avocado.
Chissà che schifezza è questa, aveva detto la zia di Giovanni, e tutti lavevano seguita.
Ma i loro piatti, pensava Lucia indispettita, erano solo maionese che colava, pane fritto a volontà. E subito gli uomini si buttavano a tavola con il vinello fatto in casa. Il trentuno a malapena arrivavano svegli a mezzanotte.
Il due gennaio se ne andavano, dopo aver svuotato il frigo e le bottiglie. A Lucia restavano le pulizie per una settimana intera, mentre Giovanni se ne tornava al paese, a continuare la festa. Tornava cupo, spettinato e scontroso. Si beccava i rimproveri dei parenti: aveva sposato una donna che non sapeva nemmeno cucinare. Così cominciavano le liti, e lui tirava fuori sempre la storia di Vera, quella che avrebbe lasciato per Lucia. Lei sopportava i rimproveri, pensando forse di non essere allaltezza. Non era mai stata capace di cucinare quei piatti eccessivamente conditi e ricchi di grassi a cui lui era abituato.
Aveva solo Paola come confidente, lamica dinfanzia. Ma anche lei, stanca delle continue lamentele di Lucia, si era inventata una soluzione: costringendola a chiamare i parenti e mettere tutti di fronte al fatto compiuto, dicendo che si sarebbe occupata lei del menù della festa. Insieme avevano preparato snack sostanziosi e leggeri tutta la giornata. Alla fine la famiglia arrivò, si accomodò.
E la carne dovè? domandò con delusione la zia.
Ecco loca ripiena, rispose Lucia con gentilezza.
E il purè? insistette.
La zia si alzò con aria teatrale: Hai preparato solo cibo per le pecore! Dai, Fedro, portami a casa.
Tutti si alzarono in fretta, si vestirono e la porta sbatté.
Complimenti, sbuffò Giovanni, minacciando con la mano.
Aspettate, vengo anche io, gridò lui dietro i parenti.
Non dimenticare la borsa, disse Lucia, porgendogliela.
Resta pure sola. Io non resto certo senza compagnia. Ma tu vediamo quanto resti! sbuffò Giovanni, buttando le sue cose nella borsa e uscì.
Quando lacqua per linsalata ribollì, Lucia si riscosse. Sollevò il coperchio e sentì suonare il citofono. Sara, sarà sicuramente lei pensò, e andò ad aprire la porta. Si fermò stupita: Ma dovè Sara?
Un uomo sulla quarantina sorrise: Sono io. Mi presento, Alessandro Igorri Moretti, nipote di Vittorio. Sono venuto a fare una sorpresa, ma loro sono andati a Siena. Lei deve essere Lucia?
Lei annuì meccanicamente e disse: Ma Paola mi aveva parlato di una nipote.
Alessandro sorrise: Forse ha capito male.
Lucia ricordò le distorsioni della linea e annuì di nuovo: Può essere. Beh, entri, ormai che è qui.
Non si preoccupi. Ho il treno domani sera, il primo che ho trovato. Non disturberò a lungo.
Lucia tornò in cucina, scolo le verdure e le mise a raffreddare.
Alessandro, ironico, disse: Festeggia Capodanno solo con una ciotola dinsalata?
Lucia, senza pensare, rispose un po bruscamente: Le serve una tavolata intera? Con carne e insalata russa a montagne?
Lui scoppio a ridere: Ma scherza? Io la carne neanche la mangio volentieri. Adoro il pesce.
Sfortunatamente non ho nulla di pesce. E nemmeno saprei cucinarlo a dovere, replicò Lucia.
Alessandro, infilandosi già il cappotto, esclamò: Lasci fare a me! Torno subito. e non fece neanche in tempo a protestare che lui era già sparito dietro la porta.
Si mise a ridere della buffa situazione. Aspettava una donna e invece un uomo pieno di energia
Dopo unora e mezza iniziò a preoccuparsi. Un forestiero in città, magari si era perso. Quando infine sentì il citofono corse subito ad aprire.
Dovera finito? Mi stavo preoccupando, incominciò rimproverandolo, ma si bloccò: sulla soglia apparve un piccolo abete, seguito da Alessandro pieno di buste della spesa.
Perché tutto questo? riuscì solo a domandare.
Alessandro posò labete vicino alla parete e sorrise: Che Capodanno è senza albero?
Lucia inspirò il profumo resinoso, scoppiando a ridere: Manca solo il profumo dei mandarini!
Alessandro rise: Ma certo! Mandarini e prosecco, indispensabili! Ho preso tutto. Ora aiuti anche lei, porti le buste in cucina, così si inizia a preparare la festa.
Così, scherzando e ridendo, addobbavano insieme lalbero, cucinavano. Per la prima volta Lucia si trovò a sgusciare gamberi e a pulire pesce sotto la guida di Alessandro, osservandolo mentre preparava unottima carpa al forno.
Alle undici erano già pronti: il prosecco aperto, le bollicine nei calici. Passata la mezzanotte brindarono: Al Nuovo Anno, alla nuova felicità! e finirono tutto dun fiato. E poi, piano piano, le chiacchiere.
Lo sa, quando ci siamo sposati era diverso. Più dolce, più buono O forse vedevo solo quello che volevo vedere. Dicono che lamore renda ciechi ai difetti, sorrise amaramente Lucia, poi sono rimaste solo urla e frecciatine. Non fai così, non cucini cosà. Ma basta parlare di me. Lei? È sposato?
Alessandro sospirò: Non più. Classica storia: torno da una trasferta, lei con un altro. Andrò, appena posso, a firmare i documenti del divorzio. Ma non parliamo sempre di cose tristi! Passiamo al tu e tiriamo fuori qualche marachella dellinfanzia, dai!
Una volta feci una scommessa con i ragazzi del cortile e mi arrampicai su un albero altissimo Poi non riuscivo a scendere e il signor Sergio del terzo piano mi dovette tirare giù. E a casa che angolo che mi fece fare la mamma! raccontò Lucia, ridendo.
Io una volta, a scuola, incollai la sedia dellufficio del preside al pavimento Mio padre mi diede la lezione della vita col cinturone! rise Alessandro.
Così, scherzando e ricordando aneddoti da pazzi, arrivarono fino allalba. Lucia sbadigliò e Alessandro tagliò corto: È ora di dormire. Vai, vai a letto.
Lucia, battendo le ciglia, rispose: Dormire ma la tavola da sparecchiare?
Penso a tutto io, te lo prometto!
E Lucia cedette, andò in camera e si addormentò subito.
Fu Alessandro a svegliarla.
Lucia, svegliati. Devo andare, chiudimi la porta quando esco.
Lucia si sollevò di scatto: Ma è già tardi? Perché non mi hai svegliato prima?
Lui le sistemò una ciocca sulla fronte e sorrise: Dormivi così bene, non volevo disturbarti. Però adesso devo andare, devo raggiungere la stazione.
Lei lo accompagnò alla porta: Buon viaggio, grazie di tutto, davvero. Mi hai salvato la festa, gli disse malinconica.
Alessandro si fece coraggio e chiese: Posso tornare a trovarti? Quando avrò modo?
Lucia si illuminò: Torna pure, ti aspet
Lui la baciò, la interruppe con un sussurro: Allora, a presto!
E Lucia rimase per un bel po dietro la porta chiusa, sfiorandosi le labbra e sorridendo felice. Capita davvero, a volte: una vita intera con una persona e si rivela uno sconosciuto, mentre basta un giorno per sentire di conoscere davvero qualcuno. Dicono che a Capodanno accadano miracoli. Una coincidenza, un incontro, e arriva un nuovo amore e forse, una nuova vita.





