Salvare la nipote.
Per la terza notte di fila, Natalia aveva fatto lo stesso sogno, e ogni volta si svegliava con la sensazione inquietante che la visione fosse più reale che mai. Ricordava tutto con una chiarezza tale che, rievocandolo, le si gelava il cuore dalla paura.
Si alzava quasi di soprassalto, camminando per casa in preda al turbamento, e per distrarsi iniziava a dedicarsi alle faccende domestiche, come era sua abitudine la mattina. Ma il pensiero del sogno tornava sotto forma di immagini sfocate, e lei, poggiata al tavolo, doveva lottare per scacciarle dalla mente.
Nel sogno vedeva sua figlia da piccola che si tuffava nellArno e, improvvisamente, cominciava ad affogare. Tendeva le braccia verso di lei, implorando aiuto, mentre Natalia cercava di raggiungerla senza successo lacqua la spingeva via, le mancava il respiro e, ansimando, doveva riemergere. Quando si guardava attorno, vedeva il fiume nero come la pece, le sponde colme di salici piangenti e, in lontananza, suo genero Federico, immobile su un piccolo pontile. Lo chiamava gridando, ma lui non la sentiva, scomparendo infine nella nebbia.
Sul colle, vedeva la chiesa di San Michele con tre cupole dorate che brillavano al sole, mentre la riva era cosparsa di grandi pietre chiare tra cui crescevano ciuffi di muschio verde.
E allora capiva che nessuno avrebbe potuto aiutarla, così tornava sotto la superficie a cercare ancora la figlia, invano… Si svegliava sempre inerme, il cuore che le ruggiva in petto, e si faceva il segno della croce recitando una preghiera.
Tre notti consecutive lo stesso incubo. Ma quella mattina, si alzò con una fitta al petto, come se il cuore le si fosse fermato, e decise che non poteva più ignorare la sensazione. Si guardò attorno ancora turbata nella sua camera da letto, prese la borsa e si preparò. Doveva andare dalle vicine, chiedere loro di badare alla casa per qualche giorno, e partire.
La figlia viveva a Lucca, a tre ore di autobus da Firenze, insieme al marito, i suoceri e la nipote. Questo significava prendersi almeno due giorni di tempo.
**
Federico Egidio, il suocero, era ormai avanti con gli anni ma instancabile: sempre attivo, energico, con ancora tanta voglia di vivere. Aveva il vizio di bere un bicchiere di rosso la sera, giusto per dormire meglio, scherzava, ma la mattina si alzava prima dellalba, sempre alla ricerca di qualcosa da fare. Quel giorno era deciso ad andare a pescare e, non era la prima volta, portò con sé la sua adorata nipotina, Ottavia.
Era un settembre tiepido, e partirono di buon ora vestiti con abiti pesanti. Attraversarono il Serchio su una piccola barca gonfiabile, diretti a uno sperone poco distante. Federico, uomo di una generazione ormai rara, ancora riusciva a remare fino a lì; i suoi coetanei lo consideravano quasi un miracolo.
Alla nipote voleva un bene immenso. Lei, di solito pacata e discreta tra i coetanei, amava molto stare con il nonno, specie nelle sue gite: a scuola Ottavia era la bimba che nessuno prendeva in giro, gentile e capace, con la passione per il disegno e i quaderni sempre pieni di figure colorate.
Lacqua increspata riluceva dargento tra le nebbie mattutine, il sole spuntava rosa oltre le colline. Ottavia osservava attenta la luce e pensava a come lavrebbe disegnata il giorno dopo.
Federico quel giorno remava più lentamente e respirava a fatica, mentre la nipote, rannicchiata vicino a lui, ascoltava il suono morbido del fiume, il frusciare dei salici, le parole a mezza voce del nonno.
Sullisolotto cera una capanna improvvisata che avevano costruito insieme in estate. Ottavia entrò subito ma, trovando ancora umido, decise di aiutare Federico a preparare le canne da pesca. Lui indossò gli stivali alti e si immerse nellacqua per sistemare le esche, mentre Ottavia correva avanti e indietro sulla riva, leggera come una libellula.
Portava una vecchia giacca della nonna, stivali di gomma e un fazzoletto legato al collo, che, complice il caldo, aveva già quasi perso.
Presto presero qualche pesciolino e la bambina scoppiava dalla gioia, guardando curiosa le prede che guizzavano nel secchio. Quando il sole divenne più caldo, si tolsero giacche e stivali, lei iniziò a camminare nellacqua, mentre il nonno ordinava di preparare la merenda. Così bevvero tè dalla borraccia, gustarono pane tostato con prosciutto e le immancabili schiacciate della nonna.
A Ottavia sembrava il momento più bello del mondo. Chiuse gli occhi e si addormentò al sole su una coperta blu, cullata dal canto degli uccelli.
Non seppe quanto dormì: si destò quando il sole le scottava la guancia. Trascinando la coperta, pensò di andare nella capanna, ma guardando verso il fiume, si accorse che il nonno non cera. Restò in attesa, poi si sporse e finalmente lo vide: Federico giaceva alla riva, una gamba in acqua tra i canneti, un braccio rigido dietro la schiena.
Ottavia corse da lui, cercando di svegliarlo. Ma strano: il nonno, che odorava sempre di tabacco e fuoco di legna, era ora insolitamente freddo, irriconoscibile.
La bambina ebbe paura. Non voleva credere che il nonno potesse essere morto.
Cercò ancora di smuoverlo, ma quando fu chiaro che non cera più nulla da fare, scoppiò in un pianto disperato. Poi, singhiozzando, decise: doveva portare la barca in acqua per tornare a casa.
Spingendo la barca, si bagnò i piedi e si sedette dentro con la speranza di raggiungere la riva. Tuttavia, le braccia non erano forti, il sole batteva e la fatica la vinse subito. Presto si arrese alla forza della corrente, sempre più potente.
La corrente del fiume era forte, lacqua la spingeva verso la foce. Ottavia cercò di remare, piangeva chiamando la mamma e il nonno, invano.
Le rive ora erano lontane, coperte di boschi e pietre; nessuna casa, nessun uomo in vista.
La barca continuava a portarla sempre più lontano da casa.
***
Natalia arrivò a Lucca nel pomeriggio. A casa trovò solo la suocera Olga e il piccolo nipote Sandro, era sabato ma della figlia e del genero nessuna traccia. Olga si mise subito a preparare da mangiare per lospite inaspettata. Sandro portò Natalia a vedere i suoi giochi.
Lei però non riusciva a rilassarsi, sentiva crescere dentro una grande inquietudine. Dalla finestra entrava un intenso odore di gerani Olga ne aveva decine in vasi di ogni forma, allineati su due file, il davanzale era una fiammata rossa.
Quando tornano loro? chiese Natalia, ormai nervosa.
Andrea e Caterina sono andati al mercato. Sai come sono, ogni sabato… Tornano quando tornano, sprecano un po di soldi, ma che male cè? I giovani devono godersi la vita. Federico e Ottavia, invece, rientrano sempre verso sera, di solito.
Natalia sgranò gli occhi.
Come, Ottavia non è con loro?
No, no, la settimana scorsa erano andati anche insieme… Le hanno preso delle scarpe nuove per la scuola, ha fatto il giro di tutti i negozi ricordava Olga.
Olga, il posto della pesca è lontano?
Federico prende la barca fino a un isolotto… Glielho detto mille volte che non dovrebbe portare la bambina con sé. Ma Ottavia si diverte troppo, e lui non sa dirle di no.
Natalia non ascoltava più. Sentiva il fiato corto, come una pietra sullo stomaco.
Natalia, ti vedo pallida… Tutto bene?
Non lo so. Vorrei un bicchiere dacqua, magari qualche goccia di quelle nuove che mi hai detto…
Olga le diede qualche goccia calmante, Sandro si abbracciò alle sue ginocchia e sembrava che il malessere passasse. Uscirono un po in cortile ad aspettare il ritorno di Caterina e Andrea.
Mamma! Ma che ci fai tu qui? si stupì Caterina trovandola in casa.
Avevo nostalgia. E dovevo portare un po di conserve…
E casa chi la guarda?
Ho lasciato ad Aurora. Rimango da voi.
Lo disse e subito sentì che era la cosa giusta, come se già sapesse che non sarebbe tornata tanto presto.
Natalia aveva, senza volerlo, listinto del presagio. Non lo diceva mai a nessuno ma, a volte, percepiva passato, presente e futuro sovrapporsi, rumorosi nella sua mente. Suo marito, Giacomo, si era abituato a questa cosa. Se lei diceva che avrebbe piovuto, lui scommetteva il contrario, ma rientrava sempre zuppo, a darsi la colpa da solo.
Anche il figlio, Marco, aveva spesso subito le sue restrizioni, ma in seguito aveva imparato che la madre vedeva oltre gli eventi.
Ora guardava la figlia allegra, il genero indaffarato, e sentiva che unombra si stava allungando sulla loro serenità.
Si adagiò sul letto con Sandro a giocare. Caterina si preoccupò subito per il suo umore.
Mamma, sei strana oggi. Stai male?
Solo la stanchezza del viaggio, non preoccuparti… A che ora di solito rientrano papà e Ottavia?
Prima che faccia notte, di solito. Perché?
Nulla, solo mi manca.
Però anche Caterina, ormai adulta, percepiva la preoccupazione della madre. Quando la sera si avvicinava e nessuno rientrava, lansia esplose.
Uscirono in riva al fiume a cercarli con Andrea, senza successo. Allora Andrea corse a chiamare lamico Michele e insieme andarono al circolo dei pescatori per chiedere aiuto.
Le ricerche iniziarono subito.
Trovarono Federico sulla riva dellisolotto: stroncato probabilmente da un malore, il cuore si era arreso dun tratto.
Andrea cercò a lungo la barca e Ottavia: ormai si temeva il peggio, la piccola da sola in balia della corrente.
Il corpo di Federico fu portato via in barca e tutti si chiedevano dove potessero essere Ottavia e la barca. Il fiume Serchio, pieno e veloce, pareva averli inghiottiti.
Andrea seguiva la scena in stato di shock, incapace di reagire.
***
Il Serchio scorreva pigro tra le anse, il verde delle rive si faceva cupo. Ottavia, priva di forze, a tratti tentava ancora di remare verso la riva ma il vento contrario la trascinava. Un adulto avrebbe capito che bisognava attraccare ovunque, chiunque, ma lei era solo una bambina.
Alternava pianti disperati a lunghi silenzi; chiamava la mamma cercando conforto, poi ricordava il nonno perso per sempre.
Le rive scorrevano lontane, coperte da foreste e massi, qua e là le case apparivano come miraggi.
Non aveva rimesso la giacca, convinta che sarebbe tornata presto dal nonno.
Nel tardo pomeriggio, il vento sollevò le onde, alcune grosse e minacciose, e cominciò a piovere. Ottavia, sempre più sfinita, provò ancora un paio di volte a usare il remo, ma a un tratto le sfuggì dalle mani e finì lontano. Restò lì, raggomitolata dal freddo, incapace persino di cercarlo.
Quando calò la notte, si rifugiò sotto una panca della barca bagnata, tremando per il gelo. Non pensava di morire, ma era certa che presto qualcuno sarebbe venuto a prenderla.
A un certo punto, guardò il paesaggio annerito dalla notte: la luna rifletteva un sentiero luminoso sullacqua. Sognò di correre su quella strada, fino alle braccia della mamma.
Cominciò allora a cantare piano la ninna nanna preferita della madre:
Sul mare blu verso la terra verde
Sul mio veliero vado a mia madre…
Stranamente, quel canto le restituì il coraggio. I suoi nonni e i suoi genitori la stavano cercando, bastava resistere, ancora un po.
Tirò a sé lo zaino, lo abbracciò e vi poggiò la testa. Tra un dormiveglia e laltro il freddo non passava mai, cercava di scaldarsi con le mani, ma la stanchezza la prendeva e si addormentava di nuovo.
Quando venne lalba, ancora intirizzita, ebbe lidea di cercare nello zaino qualcosa per coprirsi di più. Trovò il vecchio coltellino del nonno, dopo aver gettato tutto il resto sul fondo della barca: tagliò il tessuto per farsi una mantellina e così resistette al vento.
La corrente del Serchio la trascinò persino in una stretta ansa laterale, piena di canneti e salici, dove sarebbe potuta facilmente arrivare a riva, ma il momento le sfuggì lei dormiva e la barca la riportò al centro della corrente.
Ottavia si svegliò solo quando il sole era ormai alto; ancora una volta provò a remare e ogni tanto, presa dalla disperazione, urlava:
Mamma!
Ma il suo flebile grido si perdeva nel suono dellacqua, nel fruscio degli alberi, nel canto degli uccelli.
Come può una voce di bambina superare la forza di un grande fiume?
***
Tutti erano ormai alla base dei pescatori: Caterina, Natalia, i vicini, gli amici. Solo Olga era rimasta con Sandro a casa, a vegliare sulla famiglia e ad accettare il dolore per la morte del marito. Accorsero a consolarla le comari del paese.
Gli uomini si alternavano sulle barche, la Protezione Civile era stata allertata e cera persino unambulanza ad attendere il ritorno dei soccorritori solo per precauzione. Caterina era ormai a pezzi, distesa su una barella nella sala della base.
Natalia, invece, rimaneva sorprendentemente calma. Appena cominciata la ricerca, il cuore si era stranamente rasserenato, trovando una certezza: Ottavia sarebbe stata ritrovata.
Mamma, dimmi la verità: sei venuta qui perché hai sentito qualcosa? Papà diceva che
Sciocchezze, tagliava corto Natalia. Sono tutte storie. Ora pensa a resistere: la tua Ottavia è viva, la ritroviamo.
E se non dovessero se non la trovano? Caterina cedeva più volte alla disperazione.
Con loro cera Gaia, la migliore amica di Caterina, e il marito aiutava nelle ricerche a terra. Una giovane infermiera sedeva sulla panca accanto al fiume, il vecchio autista dellambulanza Leonida si offriva spesso di aiutare andando avanti e indietro.
Ogni volta che si udiva la barca dei soccorritori rientrare, tutti correvano, ma nessuna notizia: né di Ottavia né della barca.
A un certo punto, Natalia prese sottobraccio Andrea.
Ascolta, Andrea cè un posto sul fiume, dove la riva è fatta da grandi pietre bianche e una chiesa con tre cupole Ne hai mai sentito parlare?
Sì, ci sono tante chiese, ma proprio così non ricordo
Erano tutti esausti dalla notte in bianco. Loro proseguivano con la ricerca meticolosa, senza esagerare con le supposizioni.
Dopo una pausa per mangiare, i barcaioli ripartirono.
Fu allora che Leonida si avvicinò deciso.
Quel posto lo conosco, ma non è sul Serchio. È lungo laffluente, il Lima, vicino a un vecchio monastero.
Si può andare? Quanto è lontano?
In macchina una ventina di minuti.
Natalia decise: bisognava tentare.
***
Ottavia, intanto, era ormai esausta e provava ancora a remare, ma dimprovviso sentì la barca riempirsi dacqua. Guardando in basso, si accorse che il coltello aveva tagliato il fondo gonfiabile: la barca stava affondando, lacqua saliva, la corrente la spingeva via.
A un certo punto, la barca si rovesciò, e Ottavia finì nellacqua gelida. Istintivamente, si attaccò al bordo per non annegare. Non sapeva nuotare, ma la paura le diede forza.
Sentì qualcosa di solido sotto i piedi: una pietra affiorante, forse uno scoglio. Lì si attaccò, lasciando la barca che la corrente portava via. Sopra di lei volavano le rondini; davanti, la riva sassosa.
Lì rimase aggrappata, con il pensiero ancora alla canzoncina della mamma e il desiderio di gridare che era salva. Poi, tra i riflessi del sole sullacqua, scorse movimento sulla riva.
Erano Natalia e Leonida, appena arrivati in auto. Leonida individuò unombra nellacqua ma pensò a un tronco. Natalia, però, comprese subito e si precipitò verso il fiume.
Avete qualcosa che galleggia? Portate subito qualcosa a forma di ciambella! gridò, sperando di poter raggiungere la nipote.
Trovarono solo una piccola tavola e un vecchio cuscino gonfiabile. Leonida si tolse le scarpe, si fermò vicino alla riva. Natalia ormai senza paura per letà o il giudizio degli altri si tuffò in acqua con più decisione di quanta ne avesse mai avuta in vita sua.
Lacqua era fredda, la corrente forte. Natalia, grande nuotatrice da giovane, si sentiva in qualche modo guidata. Nuotando, si avvicinò alla bambina senza chiamarla: non voleva che Ottavia perdesse la presa, sapeva che era in stato di shock.
Appena arrivata, la strinse forte, sentendo quanto fosse fredda e gelida.
Ci sono io, Ottavia, sono la nonna. Non ti lascio, tranquilla.
Le fece aggrappare il cuscino gonfiabile, le ordinò di battere le gambe, di non mollare.
La corrente era forte, Ottavia era quasi incapace di parlare per il freddo, ma Natalia non mollò. Avanzava metro dopo metro, nuotando anche sulla schiena per reggere Ottavia. Vedeva il volto della nipote rinascere: finalmente Ottavia intuì la vicinanza della riva e si aiutò con le gambe.
Quando non le rimase quasi più forza, Natalia sentì che la corrente lo portava via: in quel momento, Leonida ormai in acqua fino alla vita riuscì a prendere Ottavia al volo, sollevarla dal fiume e portarla a terra. Natalia toccò i sassi della riva con i piedi e cercò di alzarsi, ma le gambe non le rispondevano più. Leonida tornò indietro e la aiutò a camminare fino alla macchina.
Salite a fatica, furono avvolte nei teli del pronto soccorso. Mentre Leonida scaldava Ottavia con una giacca, Natalia si sedette per terra e abbracciò la nipote, finalmente in salvo. Un pianto liberatorio sconfisse tutta la stanchezza.
Non piangere, nonna sussurrò Ottavia accarezzandole i capelli bagnati, Non è mai troppo tardi per ritrovare chi si ama…
***
Mamma, ora ci credo a quello che diceva papà su di te. Lui scherzava: ti chiamava strega, ma per me adesso sei solo una buona fata.
Dici così Ma mi sta bene! sorrise Natalia.
Erano sedute nel cortile dellospedale. Caterina e Ottavia ci erano rimaste qualche giorno. Solo per i funerali di Federico erano tornate a casa. Era il nono giorno di lutto quella domenica: la loro storia aveva fatto il giro dei paesi, erano passati anche giornalisti e assessori. Natalia, però, schivava le domande e i complimenti.
Quando le chiedevano: Come ha fatto a trovare la nipote?, rispondeva senza vergogna:
Lho sognato.
Nessuno ci credeva. Forse solo Caterina. Natalia superò abbastanza bene la fatica: dolori alle braccia, ai muscoli, niente di grave. Ottavia venne curata per una leggera polmonite, ma ora, con un blocco da disegno e nuovi colori, disegnava fiumi, lune, boschi. Lo psicologo diceva che era tutto positivo.
Quel giorno, Caterina stava per rientrare a casa e anche per Natalia era tempo di ripartire.
Chissà come mi grida, Aurora, che non sono tornata! disse Natalia battendosi le ginocchia.
Stavolta ti perdona! Lo scrivono anche sul giornale. Portane una copia con te!
A me, sai, era apparsa Caterina che stava affogando nel sogno. Non Ottavia. E io sono venuta a salvare te, non sapevo neanche bene perché
In qualche modo lo hai fatto, mamma. Quel sogno era la mia disperazione, il mio pianto. Se tu non fossi venuta, non reggevo più. Fate o no, sei la mia salvatrice.
E così, tra le lacrime, Caterina poggiò la testa sulla spalla della madre. A volte, lintuito e lamore di una madre sono le forze più grandi al mondo, capaci di salvare non solo una vita, ma tutta una famiglia.
*Nella vita, non bisogna mai dubitare della forza dellamore e dellistinto: essi sanno guidarci anche nei momenti più difficili, come una stella durante la notte più buia.*Quella notte, prima di partire, Natalia salì piano nella stanza dove Ottavia dormiva. La trovò avvolta nelle coperte, il viso sereno come solo i bambini salvati dalla paura sanno avere. Sul comodino, un piccolo disegno: una luna grande, un fiume che brillava come argento, e sopra una donna con lunghi capelli che stringeva forte una bimba con la testa appoggiata al suo cuore.
Natalia sorrise di dolcezza e meraviglia. Si chinò piano accanto al lettino, sfiorando appena la fronte di Ottavia con un bacio. Poi le sussurrò: Dormi. La vita ci riporta sempre a casa, se il cuore non smette mai di ascoltare la voce che ama.
Fuori dal vetro la notte era immobile, punteggiata di stelle. Da lontano, il fiume Serchio scivolava silenzioso, portando via ogni paura, restituendo solo ciò che conta davvero.
Mentre percorreva il vialetto per rientrare, Natalia sentì che quella volta la sua anima era finalmente in pace. Non aveva più bisogno di sogni o presagi: il miracolo più grande era già lì, nei legami che niente e nessuno poteva spezzare. Stringendosi lo scialle sulle spalle, sentì la voce fiduciosa della vita sussurrarle dentro, come una melodia antica: chi ama davvero, trova sempre la strada per tornare.
E fu così che a Lucca, tra i gerani rossi, le case semplici e lacqua che va, la leggenda di una nonna coraggiosa iniziò a vivere nei racconti di tutti promessa fedele che nessuna notte è tanto lunga da impedire allamore di accendere, sempre, una luce allalba.





