Un cavaliere di 67 anni mi invita a cena. Sua figlia trentenne, scavando nel mio passato, mi fa una domanda indiscreta… Lui resta senza parole… E io scappo via all’istante…

Giovanna Martellini era una donna che gli anni avevano saputo soltanto nobilitare, conferendole classe, grazia e una forza silenziosa.

Da cinque anni ormai era vedova. Il dolore per la perdita del marito si era lentamente attutito, e i suoi due figli un maschio e una femmina avevano costruito vite proprie, lasciandola sola nel suo accogliente bilocale nel quartiere Prati di Roma. La solitudine non la pesava: andava spesso in piscina, visitava mostre darte e aveva perfino imparato a preparare i cannoli siciliani, che in passato assaporava solo nelle vetrine delle pasticcerie.

Eppure, si sa, ogni persona cerca compagnia. Le mancava qualcuno con cui commentare il telegiornale, lamentarsi dellafa romana o semplicemente guardare una fiction insieme, sentendosi meno sola.

Così è entrato nella sua vita Ernesto Dalmasso, quasi come un protagonista dei vecchi film di Scola. Si erano conosciuti in una balera per anziani in centro. Ernesto laveva invitata a ballare un valzer senza mai pestargli i piedi una rarità ed era stato generoso di complimenti tanto che Giovanna, non abituata a simili attenzioni da tempo, si era ritrovata con le guance arrossate.

Ernesto aveva sessantasette anni, capelli dargento, fisico asciutto, la camicia ben stirata. Un signore daltri tempi che le aveva raccontato daver lavorato anni come ingegnere e anchegli rimasto vedovo. Viveva ora con la figlia e la sua famiglia.

Sei davvero speciale, Giovanna le aveva detto accompagnandola fino allandrone. Una donna rara. Così non ne fanno più.

La loro storia prese avvio in fretta ma con garbo: passeggiate, gelati in Piazza Navona, lunghe chiacchierate al telefono. Ernesto era sempre attento, non si lamentava mai dei malanni e non chiese mai un soldo cosa che per Giovanna era un segno di grande rispetto.

Dopo un mese, arrivò quellinvito che attendeva con timida emozione: Ernesto la invitò a cena a casa per conoscere la figlia.

Mia figlia, Caterina, ci tiene tanto a conoscerti le disse affettuoso. Parlo sempre di te. Vieni, sarà una serata in famiglia.

Giovanna si preparò come una ragazzina alla maturità: piega fresca dal parrucchiere, il vestito color crema più bello che aveva.

Lappartamento di Ernesto era un bel trilocale in uno stabile depoca, con soffitti alti, stucchi, e il profumo inconfondibile dei libri antichi e una sottile tensione nellaria.

Ad aprirle la porta fu Caterina, sui trentanni ma dallaspetto maturo; robusta, mento deciso, occhi indagatori come quelli di una commissaria che ispeziona una cassa di merce sospetta.

Buonasera, disse fredda, senza un sorriso. Accomodati pure. Papà sta scegliendo la cravatta da ore.

Giovanna porse la crostata che aveva impastato con cura tutta la mattina. Caterina la prese come si prende qualcosa per dovere, poi scomparve in salotto.

La tavola era apparecchiata con tutti i crismi: cristalli, antipasti e un profumo di lasagna appena sfornata. Si vedeva che cera stato impegno. Ernesto arrivò raggiante dalla camera, pronto ad accudirla:

Vieni qui, Giovanna. Caterina, servi linsalata russa alla nostra ospite.

La cena cominciò nel modo migliore, si chiacchierava del tempo, dellaumento della benzina, delle ultime novità. Caterina restava il più delle volte in silenzio, masticando con lentezza la carne e non smettendo mai di fissare Giovanna.

A Giovanna cresceva limbarazzo, si sentiva al centro di una valutazione, come una casa messa allasta.

Quando arrivò il tè caldo e i piatti ormai erano vuoti, Caterina appoggiò la forchetta, si pulì le labbra col tovagliolo e, guardando dritta Giovanna negli occhi, domandò:

Signora Martellini, mi scusi la domanda diretta: lei vive da sola? Che tipo di casa ha?

Giovanna trasalì, tossendo col tè. Le parve di aver sentito una domanda duna invadenza inaudita, come se le avessero chiesto qualcosa di profondamente privato.

Mi scusi? balbettò incredula.

La casa, insistette Caterina. È sua? Quanti metri quadri? Che piano? In che zona?

Ernesto Dalmasso sembrò rimpicciolirsi sulla sedia, fissando lo sguardo interessato nella tazza, come se lì dentro si nascondesse un mistero.

Be, un bilocale rispose confusa Giovanna. Zona Prati, terzo piano. Ma perché questa domanda? Che centra con la cena?

Caterina si abbandonò contro la spalliera, le braccia incrociate:

La risposta centra eccome, signora Martellini. Ormai siamo adulti, meglio parlare chiaro. Devo sapere dove metto mio padre.

In che senso mettere suo padre? chiese Giovanna scandendo piano le parole. Chi ha detto che me lo prendo?

Caterina la fissò stupita, aggrottando le sopracciglia:

Come sarebbe? Lei è venuta a cena. Papà parla sempre di lei Visto che siete una coppia, vivere insieme è logico, o no?

Forse, replicò cauta Giovanna. Però, un mese non mi pare abbastanza per convivere. E perché mai suo padre dovrebbe vivere da me?

Ma dove, sennò? iniziò a contare sulle dita Caterina. Noi abbiamo sì, un trilocale, ma io sto con mio marito e due figli adolescenti. Troppo rumore. Papà ha bisogno di calma. Lei vive da sola nel bilocale. Perfetto.

Ne parlava come se fosse una questione di logistica per accudire un vecchio gatto.

Pensavo lavrebbe resa felice, continuò Caterina, vista la reticenza di Giovanna. Un uomo in casa fa sempre comodo. Qualche faccenda in meno, una mano in cucina. Per me è daiuto: tra figli, lavori, lezioni

E le dirò di più: papà ha solo bisogno di silenzio e pastine integrali. La pensione gliela lascio, tanto è generoso, ne avrà di più anche lei.

Allora Giovanna guardò Ernesto:

Ernesto, ma tu cosa dici? mormorò. Davvero vuoi che tua figlia ti sistemi da me come un pacco, così lei risolve i suoi problemi?

Ernesto alzò lo sguardo. Nei suoi occhi cera una rassegnazione malinconica che la fece rabbrividire.

Giovanna, biascicò lui. Caterina si preoccupa. Da noi è rumoroso, da te ci sarebbe pace

Giovanna sentì ribollire qualcosa dentro. Lei pensava fosse amore, attenzione, interesse. E invece era solo un provino per il ruolo di badante a titolo gratuito.

Guardi, disse alzandosi. La ringrazio per la cena. La lasagna era deliziosa.

Se ne va già? Caterina si rabbuiò. Non abbiamo discusso i dettagli. Quando sarebbe pronto il trasloco? Dovremmo solo portare la poltrona di papà

Giovanna osservò quella donna forte, pragmatica, che decideva del destino del padre come fosse un mobile vecchio.

Caterina, la voce di Giovanna suonava ferma come il marmo. Io cerco un compagno per essere felice, non per risolvere questioni pratiche a casa daltri. Non sono un pensionato dellINPS!

Infine si rivolse a Ernesto:

E a te, Ernesto, non ho nulla da dire. Un uomo che permette tutto questo non fa per me.

Ma Giovanna tentò Ernesto, ma Caterina lo bloccò, rimettendolo a sedere.

Basta papà! sbuffò. Vorrà dire che qualcunaltra accetterà. Il giro di vedove non manca.

A stento Giovanna si rivestì nellingresso. Le mani tremavano, i bottoni del cappotto non volevano saperne di chiudersi. Dal salotto sentiva la voce piatta di Caterina:

te lavevo detto papà. Vogliono solo divertirsi, niente responsabilità. Chiediamo alla signora Giuliana del palazzo, ti tiene docchio da mesi

Uscita di casa, camminando verso la metro Lepanto, pensavo tra me e me: Menomale che tutto questo è venuto fuori stasera meglio così, ora che non mi ero ancora affezionata.

La questione della casa, come diceva il vecchio Totò, cambia lanimo delle persone. I figli pensano ai fatti propri, spostano i genitori dalla loro vita come se nulla fosse, cercando la soluzione più comoda.

E molti accettano la solitudine fa paura, meglio qualcuno che niente Un vero peccato.

Oggi ho imparato che vale la pena stare soli piuttosto che barattare la propria serenità con un po di compagnia non sincera. E prometto a me stesso che non permetterò a nessuno di trattarmi come una soluzione pratica.

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Un cavaliere di 67 anni mi invita a cena. Sua figlia trentenne, scavando nel mio passato, mi fa una domanda indiscreta… Lui resta senza parole… E io scappo via all’istante…
Ho capito troppo tardi i miei errori e ho voluto riconquistare la mia ex moglie dopo 30 anni insieme, ma ormai era davvero troppo tardi…