Realtà Spezzata

La realtà spezzata

Qualcosa non va

Mattina. Un sole luminoso invade la stanza, illuminando un minuscolo lettino di legno inclinato. È vuoto, ma il piumino spiegazzato e i peluche sparsi testimoniano che ha un padrone. Una matassa di lenzuola su un letto matrimoniale accanto si muove. Da sotto il piumone sbuca una testa spettinata dai capelli corti: Lucia apre gli occhi. Un mal di testa più forte del solito la tormenta; dal chiarore di fuori si capisce che sarebbe ora di alzarsi già da un pezzo.

A che pro? Posso dormire ancora cinque minuti Che ora sarà? Una mano si allunga al comodino. Sullo schermo del telefono lampeggia: 10:03. Solo altri cinque minuti.

Rinchiudendosi nel buio delle palpebre, Lucia si lascia quasi cullare nel sonno, ma qualcosa la richiama allistante alla realtà. Il telefono dice 10:04. Lucia si tira su a sedere. Cè qualcosa che non va. Le sembra di aver dimenticato qualcosa di importante, ma non ricorda cosa.

Si alza e attraversa lappartamento vuoto. Nelle altre tre camere, letti disfatti come il suo. In salotto, i piatti della cena ancora da lavare: sei piatti, sei tazze, sei posate. Nellacquario nuota una grossa tartaruga. In cucina due gatti annoiati fissano le ciotole, già pronte e colme. Tutto sembra consueto, ma qualcosa stride.

Ma cosè? Proprio non ce la faccio a ricordare Lucia si massaggia le tempie. Ecco! Oggi cè più silenzio del solito Ma perché?

Una doccia fresca. Lacqua scorre e il mal di testa si attenua. Lucia si veste di fretta e non si guarda nemmeno allo specchio. Il telefono: 11:30.

Caffè. Lorologio elettronico emette il solito annuncio: sono le quindici e quarantatre.

Ma sul telefono sono le undici e trentacinque Lucia va verso la cucina e osserva il vecchio orologio a muro. Diciotto e dodici. Che diavolo Sul telefono undici e trentasei.

Forse le batterie degli orologi sono scariche, pensa Lucia, ma cè qualcosa di ancora più strano che la inquieta.

Devo aprire le finestre. Forse col fresco penso meglio. Entra in camera. Oltre il vetro è inverno. Nelle altre due camere dalle finestre si vede la primavera. Dalla terza, la piena estate. Dal balcone della cucina sale un odore umido di autunno, di foglie marce. Fuori dal salotto, addirittura, pare che tutte le stagioni si siano fuse: fiori che sbucano dalla neve, alberi verdi sovrastano i cumuli bianchi, secchi e colorati vorticano tra le pozzanghere. Sembra che qualcuno abbia miscelato tutte le stagioni in ununica bevanda.

Strano davvero Ma non è questo ciò che mi disturba. Lucia si gratta una vecchia cicatrice sulla fronte. Vabbè, magari mi metto al lavoro. Il romanzo non si scrive da solo.

Inciampando nel tavolino per bambini con lettere magnetiche, Lucia arriva al computer. Sopra la scrivania una mensola con due credenze. Sulla portina, tra biglietti sparsi, è attaccata una foto: un neonato in tutina gialla sorride sonnacchioso sotto una copertina.

Lanta è ancora aperta Un ricordo sfreccia, ma troppo veloce per essere afferrato. Devo proprio ricordare.

Lucia richiude la mensola. Sullarmadio troneggia una foto di nozze. Lucia e un uomo in abito chiaro sorridono. La casa è avvolta da un silenzio irreale.
Ad un tratto, lilluminazione:

Dove sono tutti? Ma chi sono tutti? Lucia si stringe la testa più forte. Cosa sta succedendo? Perché non ricordo nulla?! E perché cè questo Silenzio?!

Sei stata tu a desiderare il silenzio. Una voce appare dal nulla, sia nella stanza che nella sua testa. Non pensarci più. Devi scrivere. Siediti e scrivi.

Il portatile si accende, ronza. Si avvia subito Quotidiano.it. Un messaggio lampeggia: Benvenuta al gioco. Hai 26 ore per il primo compito. Invia il testo nei commenti del post fissato in alto. Su, il timer scorre: 13 ore e 14 minuti al termine.

Le domande giuste

Fatto Lucia lascia la tastiera, un paio di clic, si stira sulla poltrona. Il timer mostra soli pochi minuti restanti. Presto arriverà un nuovo compito. Meglio mangiare qualcosa.

Nel frattempo controlla scrivania e credenze: tutto ordinato e chiuso. Lorologio elettronico si ridesta: sono le cinque e trentuno. Lucia sorride amaramente; il telefono indica 00:52. Ci si può fidare solo di lui.

Cè troppo silenzio. Lucia si alza: in cucina addenta una mela mentre osserva lorologio a muro: immobile, come sempre. I gatti sono davanti alle ciotole piene, ma non mangiano, immobili.

Un cigolio nel corridoio. Un lampo di ricordo Lucia accorre ma la porta è chiusa e nessuno cè. Dagli occhi brillanti passa una rabbiosa impotenza. Lucia cerca di aprire.

Non serve. Non puoi uscire. Non ora. La voce si espande di nuovo.

Chi sei? Cosa succede? Perché tutto questo silenzio?

Non conta chi sono. Limportante è che eri tu a desiderare silenzio. Ma sbagli domande.

Quali sono quelle giuste?

Pensa. Prendi il nuovo compito. E PENSA!

Lultima parola le fa quasi scoppiare la testa. Lucia obbedisce. Nuovo compito sul sito. Timer: 25 ore e 52 minuti. Stavolta non vuole scrivere. Si sente già assediata dalle domande, e la voce sembra divertirsi a non rispondere.

Le domande giuste Lucia le ripete a bassa voce. Dove trovarle? Aspetta Lanta è ancora aperta?

Chiude ancora quellanta. Cè tempo per il compito. Va al comò e prende la foto di matrimonio: Sono io ma lui? Mio marito? Comè possibile non ricordarlo? E cosa so ricordare, in realtà? Si massaggia la testa, il dolore aumenta. Prima pensava Dove sono tutti? Ma chi sono, tutti? Più cerca di scavare, più la tempia brucia.

Meglio andare sotto la doccia. In bagno, lacqua fresca la risolleva. Il pensiero rimbomba: Chi sono tutti? Chi sono io?

Finalmente le domande giuste. La voce, ora più vicina, le sibila allorecchio, sfiorandola nel rumore della doccia.

Lucia scatta, si guarda attorno. Nessuno. Prova paura; la pelle si copre di brividi.

Non è unallucinazione E adesso la voce ride.

Ma chi sei? Mostrati!

Sbagli ancora domanda. Ora la voce è ovunque, potente.

Lucia attraversa le stanze, chiudendo le finestre. Dietro il vetro, ormai solo buio. Nessun rumore, nessun odore. Nulla.

03:05. Tornata alla scrivania, nota lanta riaperta. Stavolta la foto col neonato è passata sulla portina che sempre si rimette da sola. Lucia la prende e la osserva a lungo. Una lacrima le scivola sulla guancia.

Sto piangendo? Perché? Chi sei, piccolo mio? Riappende la fotografia, sussurra: Solo domande Dove trovare risposte? Il telefono! Sente il suo peso solido nella mano. Lunica cosa vera, ormai. Vediamo

Schermo acceso, tutto in blu. Nessuna rete. Lucia inserisce la combinazione.

Almeno la so Ma nessun messaggio, nessuna chiamata leggibile. Tutto sfocato, come le immagini nella galleria. Non poi tanto utile. Solo lora vera

Continua a scorrere le foto. Allimprovviso, compare una notifica: Strano, non cè linea Tocca la busta comparsa sullo schermo centrale. Ormai devo aspettarmi lassurdo

Il messaggio dice: Apri la cartella col punto.

Invece di obbedire, Lucia risponde digitando:

Sei tu? Sei la voce fastidiosa nella mia testa? Perché devo aprirla? Mi hai chiuso qui! Hai preso i miei ricordi! Chi è il bimbo nella foto? Chi sono io?

Non sono una voce. Sono qui per aiutarti. Apri la cartella. Potrò rispondere solo a UNA domanda dopo.

Perché dovrei fidarmi?

Non hai scelta, se vuoi risposte. Apri la cartella col punto. Non posso aggiungere altro.

Con le mani che tremano, Lucia trova la cartella. Appare una linea di caricamento: Archivio estratto. File caricati. In galleria.

Forse sono foto E infatti vede chiari alcuni scatti prima sfocati: un bambino di due anni, uguale al neonato che sorrideva sulla foto allanta. Mal di testa crescente. Unaltra lacrima scende.

Ho aperto la cartella. Ma cosa me ne faccio?

Chi scattava? Di chi è questo telefono? Chi è il bambino? Chi sei? Potevi chiedere una domanda qualunque e invece Ma rispondo: sono memoria. Ti permetteranno di ricordare. Ah, non erano foto: era ciò che ti dava modo di vederle. Addio.

No, aspetto! Voglio chiedere altro! Non è questa la domanda! Ehi?!

Nessuna risposta. Le parole si dissolvono in una spirale doro appena Lucia clicca. Si spegne: batteria scarica. Collassa sulla sedia, telefono in mano.

Questo è il mio telefono Ho scattato io le foto? Ma chi sono? Una fotografa? No, una scrittrice Prende il piccolo plaid verde e scoppia a piangere stringendolo al petto. Sono una madre

Il dolore esplode, si strappa la pelle in testa con le unghie, le mani graffiano. Di nuovo buio davanti agli occhi. Una voce le sibila vicino:

Inizi a ricordare. Ora non cè tempo per piangere.

La notte si rischiara: 04:13. La voce di nuovo copre tutto lappartamento:

Ricorda il compito e dormi!

Lucia si rannicchia col plaid di suo figlio.

Il compito Devo sognare quello che scriverò domani. Devo.

Ricordare tutto

Mattina. Luce. Lucia resta a occhi chiusi.

Che sogno strano. Un giorno interminabile, sola in casa Per fortuna era solo un incubo. Era così silenzioso. Tutti erano spariti. Ma chi, tutti? Sobbalza. Accanto a lei il vuoto. Anche il lettino del bambino è vuoto, ma il plaid verde profuma di bambino.

09:35. Il telefono mostra sempre lora.

Adesso basta restare a letto. Devo scoprire la verità.

Sicura che serva? La voce ritorna, sospesa nellaria. Il compito è la cosa più importante. A che servono i rimpianti?

Rimpianti? Di che parli?

Non ricordi? Lhai voluto tu. Lho detto tante volte.

Ma cosa? si gratta la testa con foga. Andare per le camere non serve, se la voce è ancora lì, nulla è cambiato. Lincubo non è finito, e il suo bambino non la aspetta che giochi nella stanza accanto.

Doccia. Salotto. Caffè. Il cerchio del mal di testa non si allarga più: Lucia si è quasi abituata ormai. Ha capito che il dolore serve: indica che si sta avvicinando alla verità.

Solo ora nota sul comò nuove fotografie: due maschietti di età diversa e una bambina, la più piccola.

Lucia prende il telefono. Galleria: niente più foto sfocate. Sempre gli stessi volti. Quattro figli, lei e suo marito. Nessun dubbio: sono i suoi. Ma perché solo lei ora abita una casa piena di loro ricordi? Una casa in cui sembra che fino a un attimo prima i bambini giocassero e il marito preparasse la colazione del sabato.

Lucia si appoggia allo schienale, occhi chiusi, testa in su.

Pensa. Pensa! Torna al telefono, cerca tra i messaggi. Ununica chat con il marito. Liste della spesa, faccende, lultimo messaggio:

Giacomo, visto che non vuoi ascoltare te lo scrivo. Sono esausta. Sono con i bimbi H24. Tu o lavori, o dormi, o corri dappertutto per altre urgenze. Vorrei dormire anchio, ma non posso: il piccolo si sveglia ogni notte. Mi tocca rincuorarlo ogni volta. Vado a letto alle quattro, mi alzo alle sette. Sono sempre sola chiusa in quattro mura. Ti avevo solo chiesto di darmi unora per la scrittura. Tu hai promesso di stare con loro, ma appena ti hanno chiamato via, sei andato senza ascoltarmi. E mi dici pure di non fare scenate?! La scrittura è lunica cosa che ancora mi salva dalla follia! Sta arrivando un premio importante! Non ho più tempo per finire il libro. E tu mi abbandoni di nuovo, coi pannolini, in questa confusione infernale. Mi lasciano un attimo di pace? No: cartoni, lacrime, litigi. Ho bisogno di ossigeno! Di un po di tempo per me. Ma come non puoi capirlo?!

19:37. Nessuna risposta. La testa esplode del tutto. Lucia va a prendere altro caffè, ma il mondo si oscura; si sdraia a terra, vinta dal buio.

***

Non ce la faccio più! Non riuscite a stare un minuto senza fare casino? Tutti in castigo allangolo! Se non sapete giocare in silenzio, restate lì finché finisco!

Ma mamma, io ero in camera mia

Non mi importa chi è stato! Non voglio sentire niente! Anzi, tu grande, potresti almeno coinvolgerli in giochi calmi, lo sai che devo finire la verifica del romanzo per il premio. Manca pochissimo, rimango solo a correggere errori e voi mi distraete. Fate solo disastri!

Mamma, smettiamo. Andiamo a dormire?

No! Quando finisco, se siete stati bravi, si dorme. Più vi lagnate, più restate fermi.

Dopo ore, Lucia consegna il manoscritto al concorso.

Fatto Ma i bambini sono ancora di là. La donna guarda lora: 01:23. Scatta dal tavolo, va in corridoio. A terra, addormentati nelle pose più strane.

Andate. Venite, a letto, non si dorme per terra Risveglia i ragazzi, li abbraccia, li accompagna in camera. Prende la bimba sulle braccia, la mette sotto la sua coperta verde, e la bacia in fronte. Ancora, corre in corridoio, solleva il piccolino e lo stringe forte.

Scusatemi, miei tesori. Mamma vi vuole un bene immenso, anche quando si arrabbia

Messa a dormire tutta la truppa, Lucia accende tutte le luci, rassetta le camere. Solo ora nota le cose sparse ovunque: acqua sul pavimento, zucchero e resti di pasta in cucina. Si siede esausta a terra.

E basta Rabbia e delusione la sommergono. Dopo aver pulito, sono le 03:30. Ora posso dormire

Pianto dalla stanza. Sospira, va dal piccolo, lo consola e lo riaddormenta. 04:20.

Dormo unora e mezza. Non ce la faccio più. Perché mi sono sposata? Perché tutti questi figli? Se solo non ci fossero Come vorrei silenzio, solo una notte di riposo

***

Lucia rialza la testa. È a terra davanti alla poltrona. Unondata di realtà la sta annegando. Non è solo senso di colpa: è un vero tsunami, che la soffoca, la sbatte da una parte allaltra. Si accoccola piangendo.

Tutta colpa mia. Sono stata io a desiderare la quiete. Sono io che volevo tornare indietro, non sposarmi. Per colpa mia sono spariti tutti. La voce aveva ragione sono stata io.

Qualcuno ricorda tutto? Ora la voce ha una sfumatura di compassione. Comè ora la vita? Nessuno ti disturba. Nessun cartone animato stupido. Nessuna corsa.

Lucia intravede nella sua mente una targhetta: Sarcasmo.

Ti diverti? Non vedi come sto?

Lo volevi tanto. Ora piangi?

Non volevo questo. Ho solo detto parole pesanti, dimpulso, volevo solo dormire! Non sparire della mia famiglia!

Eri stata poco precisa nei desideri. Ora puoi scrivere a oltranza. Neppure i gatti mangiano, per non disturbarti. Silenzio totale. Te lo ricordi?

La famiglia non è un ostacolo alla creatività! Restituiscimi la mia vita!

Non posso. La voce scompare nel silenzio.

Lucia vaga per casa come un fantasma, accarezza vestitini, oggetti, muri scorticati dai giochi dei figli. Ora tutto le sembra irrilevante: pensa solo a quanto li amava.

Quando si riaversa, si fa una doccia, lava via tutto. Davanti allo specchio, si scopre decisa, finalmente.

Il telefono segna 20:42. Manca poco al nuovo compito.

Intanto scrivo al mio misterioso alleato. E poi lavoro.

Scrive:

Mi pesa langoscia di una colpa immensa,

Vedo chiaramente ogni mio errore nella notte nera.

Chi desiderava il silenzio è un condannato?

O forse le parole accese della scrittrice sono state male intese?

La vita mi ha punita con la solitudine, il mio dolore cresce.

Ma ora devo correggere i miei errori con le mie forze.

Lirrealtà

Il compito è finito. Lucia siede davanti al portatile spento. Controlla porte e finestre: tutto è unimmagine piatta. Se mette fuori la mano, scompare nello sfondo; la porta gira a vuoto. Più guarda, più tutto sembra disegnato, finto. I gatti immobili, la tartaruga sempre nella stessa traiettoria, il silenzio ovunque. Nessun suono dei vicini di casa solo quando lei stessa tocca qualcosa il suono esiste.

Sembra tutto irreale mi hanno inserita in un quadro senza uscita. Le ritorna in mente una vecchia canzone. Almeno il telefono è reale. Forse il mio aiuto risponderà.

Come per magia, il telefono vibra. Lucia sblocca e legge:

Sono qui. Non dovrei risponderti, ma mi tocca.

Ma volevi aiutarmi?

Dovevo aiutarti.

Quindi sei anche tu finto come tutto il resto?

Stai iniziando a capirlo.

Questo mondo è scritto, non disegnato. E il mio? I miei figli? I ricordi?

Anche i ricordi sono scritti. Lautrice la chiamerò così ti ha dato coscienza scrivendoti. È la voce che ti guida e deciderà il seguito. Lei scrive: scrivi, tu scrivi. Lei dice: dormi, tu dormi.

Nulla qui è vero?

Dovresti chiederlo a lei. Presto arriverà.

Lucia spegne il telefono, ormai cè solo da attendere. Prepara il caffè e si siede in poltrona. Se sono scritta, allora posso anche sonnecchiare

Non è il momento. Ormai sai tutto. La voce è netta.

Ho una domanda. Proprio perché sono scritta posso amare? Amo i miei figli?

Se lo senti, allora vivi.

Dallaria spunta una mano: Lucia sente davvero pizzicare la pelle.

Sento tutto! Ma allora sono viva, davvero?

Sì. Ti ho creata scrivendo, e finché qualcuno ti legge, tu vivi. Anche poi, vivrai in questo mondo. Che, a proposito, non è il tuo vero mondo: là stanno la tua famiglia, i sabati, i giochi e persino il disordine.

Tornerò nella mia vita? Ho sentito la tua voce sorridere e ho avuto il coraggio di domandare.

Se non sorridevo, avresti chiesto?

Forse no. Ho paura. Non ho ricordi di infanzia o scuola tu puoi fare di me ciò che vuoi.

Per il momento no. Ti sto scrivendo seguendo dei compiti, come tu scrivi il tuo personaggio. Un giorno magari proseguirò la tua storia, ma intanto trova il compito nuovo e vai avanti.

Il silenzio torna. Lucia sorride e beve un altro caffè. Il tempo non la preoccupa più: ha deciso di fidarsi del suo autore.

***

Puoi sostenere il circolo letterario con una donazione
Oppure abbonati Premium e aiuta a far crescere Elefante di Carta.
***

Tutto si confonde

Lucia, mi senti?

Eh?

Ho due notizie

Dimmi, dai. Da come ti giri, non mi sembrano buone.

Diciamo che posso riportarti nel tuo mondo. Ma la strada non ti piacerà.

Cosa cè di peggio che una realtà di carta senza affetti?

Tutto moltiplicato per tre. Condita con battute senza senso e salti nellassurdo.
Cosa?

Nuovo compito: mescola tutte le quattro parti in un cocktail condito di umorismo nero. Volevo dirtelo dopo, ma meglio ora

Lucia non sente il finale: dal monitor del portatile cola una massa gelatinosa che si trasforma in un riccio. O quasi: le spine di gelatina si piegano e si allungano, la massa si muove, e la voce dellautrice ora esce da quella strana creatura.

Mi ascolti al meno? Il riccio si lascia cadere a terra, già tutto appiccicoso.

Grazie per la pulizia della tastiera. Ma sei lui, lei o cosa? Ricci maschi, femmine o neutri? Sei un riccio-gelatina, la gelatina è di tutti

La gelatina può essere tazza (femminile), bicchiere (maschile), o piattino ma che discorsi! Cosa?! La voce dellautrice realizza che qualcosa sfugge al suo controllo.

Quindi sei neutro! È questa la tua idea geniale? Trasformarti in un riccio di gelatina?

Non ero io! Cosa sta succedendo?

Benvenuta nel mio mondo. sorride Lucia.

Non ci sto! Il riccio-gelatina cerca di levarsi la polvere ma non si pulisce affatto.

Lo schermo del portatile si accende. Non cè più il sito dei compiti ma un vortice di stelle, colori, tutto ruota. Anche Lucia diventa gelatina, e insieme al riccio si avvolge nella spirale, mentre la stanza si spegne.

***

Puoi sostenere il circolo letterario con una donazione
Oppure abbonati Premium e aiuta a far crescere Elefante di Carta.
***

Mattina. La luce stronca il buio, la piccola culla illuminata dal sole. È vuota, ma i peluche raccontano di un padrone. Una massa di lenzuola vibra; Lucia, con una testa tutta gelatinosa piena di filamenti brillanti, apre gli occhi. Ricorda tutto: il mondo di carta, la famiglia sparita per colpa sua, lautrice trasformata in un riccio, il vortice nello schermo. Nelle sue gambe, si allunga il riccio-gelatina.

E ora? Non posso nemmeno alzarmi, sono una pozzanghera Lucia scivola giù dal letto, ride scoprendo le sue nuove dita trasparenti.

Per nulla divertente. Il riccio le cade sulla schiena.

Su, proviamo a capire dove siamo.

I due attraversano la casa scorrendo lentamente, esplorando.

Tutto sembra come quando ho scritto per il concorso. Silenzio, gatti, tartaruga. Solo che non so cosa cè fuori Unidea: lanciami, vedo cosa cè.

Lucia lancia il riccio verso la finestra.

Non così forte! Il riccio resta appiccicato al soffitto.

State giocando? Una voce echeggia ovunque. E se facessi così?

La stanza si capovolge, il riccio si incolla al nuovo pavimento, Lucia precipita a fianco.

Fuori, sempre il cocktail di stagioni. Lucia finisce col riccio sopra la testa.

Slitta, lasciami andare.

Stiracchiandosi e scorrendo, Lucia assume una forma difendibile, ora col riccio come cappello.

Non pensavo fosse così buffo. ride la voce.

Non fa ridere. rispondono in coro Lucia e il riccio.

Invece sì. E tace.

La tartaruga nuota allopposto, i gatti immobili sul rovescio.

Clic di dita: la stanza gira sulle pareti, sempre più veloce. Uniti dalla paura, Lucia e il riccio finiscono in un angolo. Il buio cade. Da fuori filtra una luce che cambia colore: blu, viola, gialla, verde Sulle pareti strisciano ombre, sussurri: Lo avete voluto voi. Voi lo avete chiesto. Tra quei rumori un passo Toc Toc Toc

Se fossero ancora umani, suderebbero freddo. Tremano come budino agitato.

Il rumore si ferma: nella cornice della porta appare il telefono. Da fedele oggetto è ora un essere con gambe disegnate, occhi e bocca sul display, il sorriso inquietante.

Paura, miei amici gelatinizzati? Credevate di governare la vostra storia; vi ho scritti io! Inchinatevi e tributate onore a chi vi ha dato vita! Ride malefico.

Sta dando di matto? Lucia sottovoce.

Credo di sì. Virus, probabilmente

Il riso si ferma: Batteria scarica!, urla il telefono e scompare.

Pausa interminabile. Il riccio sussurra:

Ho unidea. Male che vada non succede nulla.

Dimmi.

Strappami dalla tua testa, lanciami fuori. Magari torno umana, ti tiro fuori.

Probabilità di successo?

Cinquanta e cinquanta.

Va bene anche uno per cento, ormai. Lucia tira, il riccio si allunga come elastico finché POP, si stacca.

Lei lo lancia nella finestra, sparisce nella notte. Tutto tace. Passa uneternità. Una mano compare, la afferra per i capelli di gelatina e Lucia passa oltre.

***

Due donne uguali siedono al pc.

Puoi restare qui oppure tornare alla tua casa.

Preferisco tornare. Lucia osserva la foto sulla credenza: il piccolo che si nasconde sotto il plaid giallo.

Non è un plaid, ma un bozzolo! Si divertiva a nascondersi.

Dunque io sono te?

Non proprio. Sei la mia parte migliore e peggiore, esagerata apposta. Sei più talentuosa di me, ma anche più fragile e scontrosa. Tu sei tu, non io.

Lanta è ancora aperta.

Lascia stare, saranno stati i bambini. Lautrice la accompagna alla porta che finalmente si apre. Vai. E vivi felice

***

Così sia.

Davanti al computer il telefono osserva. Le due donne così simili si abbracciano, la porta si chiude: tutta la casa è ora immersa nel buio.

***

In Italia, a volte il silenzio che desideriamo è solo la nostalgia di una vita vera, rumorosa, imperfetta ma unica. Ricorda: il profumo della felicità è nei piccoli disordini quotidiani, nelle voci che ci mancano, e nel coraggio di accettare la realtà anche quando non è perfetta come lavremmo scritta.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

1 + sixteen =

Realtà Spezzata
Le stranezze della famiglia di Olencina Bellabella