La sfera di vetro

La biglia di vetro

La macchina del tempo Giulio finisce di costruirla proprio questa domenica sera. Lha assemblata usando un vecchio proiettore di diapositive, una radio Geloso e una sveglia antica con una sola lancettatutte cose trovate da lui in una valigia polverosa nella soffitta della nonna, in una casa ai margini di Firenze.

Il suo ingegno è semplice: la radio e la sveglia, unite da pochi fili, vengono collegate poi al proiettore. Quando Giulio inserisce la spina del proiettore nella presa, la radio inizia a gracchiare, la sveglia ticchetta a tutto volume e trema, e dal grosso obiettivo scaturisce un fascio di luce. Proprio allora Giulio avvicina alla lente del proiettore un piccolo sasso verde chiaro, semitrasparente, raccolto durante un tuffo estivo nel Lago di Bilancino. La luce diventa uno smeraldo, e sulla parete, nel cerchio tracciato, sbocciano fiocchi di neve bianchi e piccoli vortici turchesi.

Giulio non vede lora di provare la sua creazione, ma ora è tardi. È già buio, sono quasi le undici e la mamma entra nella sua stanza per mandarlo a dormire.

Lindomani, durante la lezione di matematica, Giulio racconta della Macchina del tempo allamico Tommaso. Tommaso lo osserva con i suoi occhi scuri e rotondi, pieni di scetticismo: scuote la testa, non ci crede. Giulio sinfiamma, si agita per dimostrargli che i viaggi nel tempo sono possibili. Si arrossisce, gesticola animatamente e la voce si alza. Tommaso, a sua volta, ribatte, quasi gridando. Alcuni compagni si girano a guardarli, e la maestra di matematica, la dolce signora Nelli Stefani, li ammonisce con un dito. Zitti fino alla fine della lezione: appena suona la campanella, escono di corsa nel cortile della scuola.

Sotto il grande tiglio, la discussione riprende.

Se non ci credi, vieni a vedere propone Giulio, indicando il cancello.

Certo che non ci credo ride Tommaso Mio padre mi ha detto che i viaggi nel tempo non esistono.

Discussioni con lautorità del padre di Tommaso, camionista, sono inutili. Giulio si carica lo zaino sulla spalla, pronto ad andarsene, quando una voce femminile lo blocca:

Io invece ci credo.

Si girano e dietro cè Fiorella: nella mano una borsetta, con laltra giocherella con il bottone della sua camicetta bianca da scuola.

Che vuoi? borbotta Tommaso aggrottando le sopracciglia Vai via, sono cose da maschi.

Ho sentito tutto Fiorella ignora Tommaso e parla direttamente a Giulio La macchina del tempo! È bellissimo! Andare nel passato, vedere il futuro… portami con voi!

Sorride aperta e sincera.

In realtà nel futuro non si può andare, non è ancora successo, sorride Giulio in risposta Dai, venite con me.

Partono verso luscita. Dopo qualche minuto, li raggiunge Tommaso, ansimante.

Va bene, vengo anchio dice senza fiato.

A casa, la madre di Giulio li accoglie sulla soglia.

Ah, oggi ospiti? scompiglia i capelli al figlio, che arrossisce Fate un salto a lavare le mani, poi mettetevi a tavola.

Mamma, non abbiamo fame si lamenta Giulio, sperando nellappoggio degli amici. Ma Tommaso gioca con il piede sul pavimento, e Fiorella sorride timida.

Lavatevi, a tavola la mamma non cede.

Dopo pranzo, salgono nella cameretta di Giulio. La macchina del tempo campeggia sulla scrivania, circondata da mappamondo, computer portatile, carica-cellulare, fogli, matite e penne.

Ma davvero lhai fatta tu? chiede Tommaso, guardandola da tutti i lati.

Certo Giulio gonfia il petto dorgoglio.

Dove si va? si incuriosisce anche Fiorella, avvicinandosi.

Vediamo… Giulio inizia a girare le varie manopole, carica la sveglia e regola la lente. Allora… osserva la radio Partiamo per il 1985. Quarantanni fa, esatti.

Che bellezza! esclama Fiorella battendo le mani Andiamo subito!

Aspetta un attimo dice Tommaso. Spiegaci come funziona sta roba!

Facile, risponde Giulio si imposta la data, si carica il timer, si accende il proiettore e, soprattutto… estrae il sassolino verde Si mette il sasso nella luce. Appare una finestra sul muro… e Puff! Eccoci nel passato.

Simula un inchino da teatrante.

Tranquillo, ho previsto tutto, rassicura Giulio Guarda, ho anche preparato delle lire…

Estrae un sacchetto di monetine da vecchie 100 lire.

Basta? domanda Tommaso Ma come torniamo? Trasciniamo la macchina dietro?

Più facile! Giulio mostra lo smartphone Attivo la modalità notte, illumino il sasso con la torcia, si apre il portale… e siamo di nuovo in camera mia!

Tommaso esamina il sassolino e annuisce, convinto.

Ci sto. Dai!

Siete pronti? chiede Giulio, guardando gli amici.

Fiorella annuisce. Giulio posa lo smartphone e collega il proiettore.

La radio gracchia, la sveglia ticchetta, il proiettore lancia il fascio di luce smeraldo. Giulio avvicina il sasso: la luce si trasforma, danzano i fiocchi di neve e i turbini sul muro.

Andiamo! urla Giulio, prendendo gli amici per mano e saltando nel portale verde.

***

Si trovano nel bosco. Alti pini sopra le loro teste, il fruscio dei pioppi e delle betulle, canti di uccelli e un rumorino di qualche animale nel sottobosco.

Siamo arrivati… borbotta Tommaso Ma dove siamo?

Giulio osserva circospetto il bosco. Poi sente il rumore di un motorino, sorride:

Conosco il posto! Siamo nella zona Le Cure, alla Collina del Cavallo. Qui vicino cera… ci sarà la casa dei miei nonni. Andiamo!

Un paio di sentieri nel bosco, e si ritrovano davanti a un asilo.

Ma lo conosco! esclama Fiorella È il “Filo dOro! E là si vede la scuola, laggiù, quella quadrata. Sarà la settima!

Esatto! aggiunge Tommaso. E oltre il parco, dove mio padre diceva cerano le giostre.

Esatto! Vediamo… Giulio si incammina verso il parco.

Intorno è tutto simile eppure diverso. È come cercare le differenze in un vecchio gioco da settimana enigmistica: Giulio, Tommaso, fiorella esclamano per ogni scoperta.

Guardate che non cè il palazzone di nove piani!

E la fermata dellautobus è di legno!

E che strani capelli le ragazze!

Ma il parco sorprende di più: niente panchine di cemento, niente giochi moderni, pochi vialetti asfaltati… solo tante giostre! Sorridono: per divertirsi da loro si va in città apposta, qui invece… uno splendore.

Tra i bambini del posto, vicino allottovolante coi sedili rossi, cè un ragazzino.

Un locale… sussurra Giulio.

Il ragazzo ha capelli biondi, lentiggini sul naso, occhi azzurri, camicia a quadri blu con le spalle rinforzate, pantaloni grigi e scarpe da tennis celesti. Alla tasca brilla una spilla: un orsetto sorridente con cinque cerchi olimpici. Avrà dodici anni, come loro.

Scorgendoli, il ragazzino sorride e si avvicina.

Ciao! Non siete di qui, vero? voce squillante Venite a fare un giro con me? Non mi fanno salire da solo, devono essere almeno in quattro. Ma dove li trovo? È lunedì, tutti lavorano.

Venia conferma Giulio.

Evviva! si presenta il biondino Io sono Edoardo Tognacci, del quartiere. Vado alla settima. E voi?

Noi… inizia Giulio, ma Tommaso interviene

Siamo di Pisa, stringe la mano Io sono Tommaso, lei Fiorella e lui Giulio.

Me lero immaginato… avete vestiti strani, non avete paura di sporcarvi?

È solo la divisa della scuola Fiorella si osserva Dove sarebbe strano?

Mah… ride Edoardo Comunque, andiamo sulle giostre!

Durante le due ore successive, provano tutte le attrazioni: laltissima Ciclone, la pericolosa Sorpresa, le macchinine, le montagne russe. Sali e scendi continui, ridono, urlano, si tengono forte. Paga tutto Edoardo. Quando Giulio prova a dargli delle lire, Edoardo ride:

Ho cambiato le bottiglie di vetro! spiega, come fosse ovvio Latte, birra, aranciata…

Tommaso non capisce.

Si riportano in negozio, si prendono i soldi indietro risponde Edoardo Non lo fate anche voi?

No… mormora Fiorella.

Ma Giulio interrompe: E ora avanti, altre giostre!

Dallalto del Ciclone si vede tutto il parco, le case attorno, il lago che luccica mentre il sole riscalda la primavera fiorentina.

Stanchi, si siedono su una panchina.

Ho una sete… si lamenta Tommaso.

lì cè la fontanella, indica Edoardo vai pure!

Che roba è? chiede Giulio.

La fontanella pubblica Edoardo si avvicina, abbassa il rubinetto e lacqua sgorga a spruzzo Bevi pure.

Prendono lacqua che pare frizzante dal freddo, ride Tommaso grattandosi i denti. Fiorella rifiuta, sussurrando qualcosa sulligiene.

Avrei voglia di una pizza o un panino al volo dice Fiorella.

Magari anche delle patatine e una Coca aggiunge Tommaso.

Non ci sono pizze, panini o Coca qui, ribatte Giulio Edoardo, un posto dove mangiare qualcosa?

Cè la rosticceria qui vicino, dice Edoardo Vado io!

Ti ringrazio mille! Fiorella giunge le mani.

Edoardo arrossisce e parte a razzo.

Torna dopo un quarto dora, una borsa colorata in mano.

Ecco, ma niente pizza né panini o cola, si scusa ho preso dei fagottini: patate e marmellata, e bottiglie di latte. Niente aranciata

Si fermano sullerba lungo il lago. Mentre addentano i fagottini e bevono il latte in bottigline larghe e trasparenti, Fiorella pensa che tutto quel cibo dinfanzia sia più buono di qualsiasi pizza moderna.

Grazie Edo, gli sorride.

Edoardo si fa rosso.

Scrutano le onde: qualche pesciolino salta, Giulio e Tommaso lanciano sassolini facendo le pietre rimbalzine. Fiorella guarda Edoardo: restano in silenzio, poi lui sussurra:

Hai gli occhi belli fissando le mani.

Come?

Lo aveva sentito, ma vuole la ripeta.

Occhi come biglie, sorride verdi, come questa.

Apre la mano e le dà una biglia verde chiara, piccola e lucida.

Prendila la invita Edoardo, tranquillo Mettila vicino agli occhi, vedrai luniverso.

Fiorella ubbidisce, scrutandoci dentro: bollicine, luce smeraldo, pianeti che ruotano attorno a un sole, galassie avvolte in spire lontanele pare di cadere e viaggiare nello spazio.

È magico! sospira.

Anche i tuoi occhi sono così risponde Edoardo, con dolcezza Ci vedi le stelle e i pianeti.

Fiorella lo guarda, il suo volto è vicinissimo. Sarebbero pronti a sfiorarsi quando

Ho fatto rimbalzare più sassi io! urla Giulio.

Non è vero, scherza Tommaso, correndo da loro Fiorella, Edoardo, confermate!

Fiorella si scosta, arrossisce. Edoardo pure. Per rompere limbarazzo, Edoardo propone:

Andiamo in gelateria?

Sì! esulta Tommaso.

Dentro è fresco, in penombra.

Offro io! ordina Giulio Che gusti volete?

Ognuno sceglie. Fiorella esita.

Prendi quello al cioccolato consiglia Edoardo sottovoce È il più buono.

Fiorella lo fissa, sorride e annuisce.

Una signora robusta, grembiule candido e cuffia dondolante, porta quattro coppe: il gelato si scioglie in bocca. Tommaso ride, raschia il fondo.

Un altro giro? chiede speranzoso a Giulio.

Certo! e va a ordinare di nuovo.

Mentre gustano la quarta coppa, qualcosa accade.

Ragazzo, un momento una voce severa, una mano sulla spalla di Giulio Da dove hai tirato fuori questa moneta?

È un vigile in divisa grigia, col cappello e il rosso sui bordi. In mano mostra una moneta da cinquanta lire.

Giulio non capisce, ma Edoardo sì: sulla moneta cè scritto 1990, sotto il cinquanta, sopra le spighe.

Non è nostra! esclama Edoardo A noi davano solo da dieci o quindici lire. Lha data direttamente la signora!

Ma guarda te! grida la gelataia Vi faccio vedere io!

La donna agita lo strofinaccio: il vigile la trattiene, cerca di calmarla. Nella confusione, la moneta cade sotto i piedi di Edoardo, che la raccoglie al volo:

Correte!

Non serve insistere: i ragazzi fuggono a perdifiato, rincorsi dal Fermatevi! del vigile.

Corrono tra le vie, scansano signore e auto, attraversano a casaccio, seguiti dai latrati dei cani e dalle urla delle massaie. Superano il quartiere, entrano tra gli alberi di una piccola querceta.

Siamo salvi… ansima Tommaso Forza, prendi lo smartphone, Giulio!

Giulio cerca ovunque.

Non cè! Credo di averlo lasciato sulla scrivania

Bravo, genio! lo deride Tommaso Dai, il tuo va bene?

No gonfia le guance Tommaso ho solo queste…

Mostra lorologio smart, giallo con il gatto che strizza locchio.

E il telefono?

Quello mamma lha tolto per colpa delle rane nella vasca! Ti ricordi di chi era stata lidea?

Ragazzi, basta litigare sinterpone Fiorella Prendete il mio.

Rovista nella borsa, ma dopo un attimo confessa:

Non lo trovo… lho perso di sicuro mentre correvamo.

Che sfortuna… Tommaso si abbandona sullerba, la testa tra le mani.

Un fruscio tra i cespugli li fa gelare. Ma si rilassano subito: è Edoardo, spettinato e con la spallina penzolante.

Si avvicina a Fiorella, porgendole qualcosa:

Tieni, lo hai perso scavalcando il cancello dellasilo.

Lei avanza.

Edoardo…

Non dire niente la ferma il ragazzo Ho capito che venite dal futuro, era ovvio. Ho visto anche il film.

Silenzio, poi Giulio, che smanetta con il telefono, esclama soddisfatto:

Pronti, si parte!

Tommaso accorre, la mano sulla spalla dellamico.

Fiorella! Forza!

La ragazza resta un attimo, poi torna da Edoardo, tende la mano:

Ciao sussurra.

Ciao, lui ricambia e, nella stretta, le lascia la biglia.

Perché? domanda lei, appena un sussurro.

Per ricordarti di me, risponde con le labbra Edoardo.

Fiorella! urla Tommaso.

Giulio la afferra per mano, attiva la luce del telefono, il sasso risplende, vortici di neve ruotano sulla terra degli anni Ottanta. Fiorella non si volta, fissa Edoardo nella camicia a quadri blu.

***

Edoardo entra in casa piano.

Edo, mangi qualcosa? Aspettiamo papà? la mamma lo bacia, asciugandosi le mani nel grembiule.

No mamma, abbiamo già mangiato la abbraccia Fagottini buonissimi insieme agli amici.

La mamma gli arruffa i capelli.

Ti devo portare dal barbiere…

Edoardo annuisce e va alla scrivania. Cerca qualcosa nei cassetti, non trova. Si siede e guarda fuori. Il tramonto di maggio scende dolce, i ragazzini sotto gridano con il pallone, nei palazzi si accendono pian piano le luci, sopra la città sale la luna, imponente.

Edoardo distoglie lo sguardo e chiama la sorella minore:

Chiara, hai album e colori?

Che ci devi fare? appare una bambina con una bambola elegante.

Voglio disegnare…

Prendili da me dice Chiara, e lo lascia fare.

Edoardo ringrazia, trova una scatola di colori e un album con una barchetta sulla copertina. Apre la prima pagina, riflette e inizia: disegna i capelli scuri, il viso tondo, due fossette e occhi verdi, ricchi di sfumature come la sua biglia; se li avvicini, ci vedi pianeti, stelle e galassie.

***

Il giorno dopo, dopo la scuola, sono seduti sul muretto, ripensando al viaggio.

Che giostre mitiche, ride Giulio.

E il gelato! Non ho parole aggiunge Tommaso Da rifare!

Dimentica… Giulio si rabbuia mia madre ha buttato la macchina del tempo. Dice che col proiettore quasi bruciavo casa. Eh!

Peccato sospira Tommaso Avrei rivisto Edoardo. Mitico davvero.

Edoardo… Edoardo Tognacci… questo nome mi ronza in testa riflette Giulio. Poi tira fuori lo smartphone, cerca, e sorride.

Ecco! Lo sapevo! Hanno parlato di lui in un documentario darte: Edoardo Tognacci, nato a Firenze. Uno dei pittori più brillanti doggi. Famoso per: Pranzo sul lago, Le giostre, Gelato al cioccolato, Cinquanta lire. Ma il suo quadro più celebre resta La sconosciuta dagli occhi verdi.

Aspettate… scorre le immagini Tommaso, guarda!

Tommaso osserva il telefono, poi passa lo sguardo su Fiorella.

Sembri proprio tu… mormora.

Fiorella prende il telefono, resta a fissare. Dallo schermo le sorride… se stessa: stessi capelli, stesso viso, stesse fossette e sorriso furbo. Fa passare il telefono a Giulio, stringendo una biglia di vetro verde nel pugno.

Sei forte, Edoardo commenta Tommaso.

E adesso, dove lo troviamo? domanda piano Fiorella.

Da nessuna parte, scuote il capo Giulio Dice che Edoardo Tognacci è morto in un incidente cinque anni fa. Da allora i suoi quadri sono battuti allasta in tutta Europa…

Giulio continua a parlare, ma Fiorella non ascolta più. Nella mente le appare Edoardo, la camicia a quadri, la spilla dorso, gli occhi limpidi. Piange e stringe forte la bigliadove, se la metti vicinissimo agli occhi, puoi vedere ancora pianeti, stelle e le spirali delle galassie.

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