Le vicine
Era ormai tanto tempo fa. In quegli anni, la vita nei paesini italiani si trascinava fra piccole ripicche ed episodi di solidarietà come una commedia che sapeva di passato e dulivo.
Donna Michelina, vedova temperata dalla dura vita di campagna, aveva appena posato il secchio vicino alla scalinata di pietra che portava al pollaio. Si pulì le mani sul grembiule a fiori che le avvolgeva le gambe robuste e borbottava, già scossa nei nervi.
Ma dove si sarà cacciata quella smidollata della Rosalba? sbottò. Certo che è la vicina più svogliata e indolente che potessi trovarmi! Ieri le ho detto che la gramigna ormai invade lorto anche di qua dal mio confine, e lei? Neanche il disturbo di dare un occhio!
Con passo agitato, Michelina girava nel cortile e scrutava il vasto orizzonte oltre la siepe di alloro, spiando la compagna. Il maiale nel porcile grugniva impaziente, in casa cera il bucato da stendere, le faccende non finivano mai. Tutta colpa di quella fannullona che non si era ancora degnata di farsi vedere, a parte lozio del risveglio a mezzogiorno!
Finalmente Michelina vide Rosalba affacciarsi sulluscio. Alta e slanciata come un traliccio, sempre nel suo consueto grembiule sporco. Michelina aveva accumulato un bel po di rabbia da scaricarle addosso.
La sua voce risuonò aspra e decisa oltre il muro di pietra, perché tutto il vicinato sentisse.
Ah, Rosalba, se sei buona solo a startene a letto, almeno trova qualcuno che ti sarchi lorto per togliere la gramigna! Te lho detto ieri, viene tutto da te il malerba!
Rosalba rispose senza nemmeno alzare lo sguardo, con voce misurata e un cenno del mento:
Se tanto ti dà fastidio, vattene a toglierla tu oppure paga qualcuno, che qui la porticina dellorto è sempre aperta. Poi sparì allinterno e si sentì solo il rumore dellacqua sporca spruzzata tra le piante.
Michelina spalancò la bocca per la sfacciataggine, tremava dallo sdegno. Meglio però aspettare che la serpe tornasse in cortile. Nel frattempo, aveva già in testa leco delle chiacchiere della signora Caterina, che di certo la stava origliando dietro la persiana. Dopo, sarebbe corsa al mercato:
Eh certo, avete sentito come Rosalba ha messo a posto Michelina!
Bisognava salvare la faccia in fretta, ma Rosalba si tratteneva ancora nellorto.
Le donne di Santaclara, il piccolo borgo che odorava di sugo e terra, erano famose per la lingua velenosa. Era tradizione. Certo, cerano anche le quiete come Alfonsina, che non aveva mai litigato con nessuno: di lei però nessuno diceva nulla, troppo noiosa. E che donna è mai una, se non sa difendere la propria dignità? La mettono sempre alla prova, e lei abbassa gli occhi come una scolaretta.
Di donne come Michelina si diceva invece, con rispetto e ammirazione: Donna di fuoco quella! Pronta a sostenere qualsiasi battaglia, sempre nella mischia, e ogni giorno aveva una discussione con qualcuno. Le liti partivano fulminee, come scoppiettio in mezzo al silenzio: allalimentari, alla fontana, sulla piazza la domenica dopo la messa. E poi ancora al mercato, dove sembrava che il Signore ci avesse piazzato il palco solo per i loro duelli verbali.
Neppure la stanchezza o la fretta avrebbero impedito a Michelina di tenere testa ad una discussione. Si fermava lì, sulla piazza, come una statua, per mezzora se necessario e, di solito, se ne andava con la sensazione di aver vinto.
Nelle cucine di Santaclara si parlava ancora per giorni delle dispute, riportando ogni battuta, ogni parola graffiante.
Capitò una volta al mercato di Cerreto: Michelina stava per venire alle mani con una contadina di Pescaglia. Che ribalta fu, tutti la ricordano! Il mercato vibrava dumanità, raccolta come a teatro, e le due donne, avvolte da una cerchia di spettatori entusiasti, recitavano le loro parti di prime donne, esasperando i toni e intrecciando famiglie, mariti, ex amanti e perfino battute sconvenienti.
Ma, come i temporali destate, le liti dopo un po si smorziavano lasciando solo uneco lontana.
Sei solo una vipera, Rosalba! Quando morirai, nessuno avrà il rimpianto.
Intanto verrò a sputare sulla tua tomba, strega che non sei altro… ormai la voce era quella stanca di chi lo dice per abitudine. Di parole più aspre, ne avevano sentite tante.
Così, fra Michelina e Rosalba durava da ventanni questa guerra di donne. Michelina aveva sparso nel paese così tante dicerie su Rosalba che non bastava una carriola a portarle, ma Rosalba fateci caso sapeva rispondere per le rime.
Ma lasciatela parlare, è solo una sciocca! diceva ai vicini.
Un giorno Rosalba spuntò dai campi, e Michelina era già pronta.
Ma quanto si deve essere pigri per non saper togliere la gramigna? Cosa fai tutto il giorno, Rosalba? Sbiancavi il fienile? O hai i nipoti sulla schiena?
A me mia figlia lho cresciuta bene, i nipotini non li scarica sulla nonna! rispose.
Ah, quella era una frecciata mirata. Michelina aveva sempre i nipotini in casa a ronzare. E giù la risposta:
Lì si vede che tua figlia sa quanto a casa tua tornerebbero sporchi e mezzi digiuni! Nemmeno il cane le darei in affidamento, figurati i bambini…
Io non li vizio, non sto sempre a chinar la schiena per allacciar scarpe e pulire sbucciature!
Era vero: poco prima Michelina si era precipitata dal nipote di nove anni solo per allacciare una scarpa slacciata…
Facciamo che casa mia è un paradiso per loro, non un riformatorio come qualcun altro! replicò subito Rosalba.
Ma non verranno certo per altro, sarà che non hanno dove andare sennò… ribatté Rosalba, poggiando il secchio, Penseresti piuttosto alle tue galline invece di badare alle mie faccende! Tornano sempre qui. Se le trovo nellorto, le spenno!
Sì sì, così magari ingrassi e riesci almeno a preparare una cena decente per tuo marito! ribatteva Michelina stringendo i pugni.
Guarda che te le stronco davvero le galline, se ancora le becco nellorto!
Ma col prato che hai tu Se la mia gallina becca solo un po derba, magari poi mi regala più uova, così ti do anche quelle.
A uova tue? Me le mangio? Più facile che mi mandino di traverso…
Intanto, fuori dalluscio, i mariti delle due, Giulio e Pietro, uscivano, si sedevano sulla panca tra le case e ascoltavano le donne urlarsi addosso.
Ma quanto si accapigliano, le nostre, mormorava Giulio.
Dio diede al mondo tre mali: la donna, il diavolo e la capra, sentenziò Pietro accendendo la pipa e offrendola a Giulio.
Si accendevano una sigaretta in pace, chiacchieravano del lavoro allazienda forestale, del nuovo capo, e poi tornavano ad ascoltare le urla dalle rispettive mogli.
Eh, le donne… con la lingua ti fanno girare la testa più di una sbornia! Fortuna che almeno per qualche giorno abbiamo ferie.
E se provassimo ad entrare e fermarle? propose Pietro.
Sei pazzo? Meglio una bestia infuriata, che una donna stuzzicata!
Va bene, hai ragione. Meglio aspettare che si stanchino con le loro invettive.
Così, tra una sigaretta e laltra, sapevano sempre quando era il momento buono per tornare a casa: quando ormai la delusione e la stanchezza avevano già piegato la rabbia delle donne.
Alla fine della litigata, in casa Michelina si dava da fare più animosamente del solito, teneva banco fra pentole e cortile, come a dimostrare che il suo era davvero il miglior orto del borgo. Rosalba, al contrario, rimuginava in silenzio, ma non voleva dare soddisfazione alla rivale.
Non pensarci a quella là, Rosalba, le diceva amaramente Giulio.
Figurati se bado alle scemenze! Guardasse ognuna casa propria.
Eppure, lui sentiva che Rosalba aveva il cuore piegato e ferito. Chissà perché le donne non riescono a vivere in pace…
Va detto che Rosalba era arrivata, tanti anni prima, da un paese vicino: Giulio laveva portata qui da Torre di Casale. Ognuno diceva che aveva sposato una straniera, senza esperienza. Il fuoco si spegneva prima che lei tornasse dallacqua, i panni bagnati stazionavano più del dovuto
A pensarci, Michelina da giovane aveva messo gli occhi proprio su Giulio, che era bello e aitante. Ma lui scelse Rosalba, lasciando Michelina a rosicchiare la propria delusione. Alla fine, sposò Pietro. Per qualche anno andarono tutti daccordo, festeggiavano insieme, i bimbi giocavano sullo stesso prato.
Rosalba ebbe una sola figlia, gli altri bambini non sopravvissero. Michelina, invece, aveva una figlia e un figlio. Lei era la regina della casa: cuciva, faceva il bucato, stirava la biancheria tutta la notte, lucidava le pentole finché non brillavano. Rosalba era più tranquilla, non legava i fiocchi più belli ai capelli della figlia, né comprava scarpette nuove ogni stagione. Le leggeva libri la sera, più che piegarsi sui catini.
Eppure, la sorte volle che i figli di Michelina a scuola non brillassero: la figlia non era un asso, il figlio un po sventato. Tanto bastava per innescare rivalità tra le due donne, mentre i mariti e i figli restavano amici.
Col tempo, le figlie crebbero, la figlia di Rosalba si laureò e si trasferì in città. Tornava ogni tanto, ma fra vacanze e impegni, sempre meno spesso. Michelina, invece, aveva tutti vicini: sua figlia sposata nel paese accanto, il figlio scapolo al capoluogo.
Eppure, più il tempo lasciava loro spazio, più spesso scappavano le risse.
Tutto Santaclara sapeva ormai che in paese non cerano due nemiche peggiori di Michelina e Rosalba: a dividerle era lorto, le galline, lalbero di cachi che sconfina fra i cortili e, soprattutto, la famosa panca tra le case, quasi equidistante, che più volte aveva rischiato la frattura.
Persino il vecchio cane Leone, che aveva trovato casa da entrambe quando cerano i bambini, si era rifugiato dal vecchio zio Gaetano.
***
Poi, si abbatté sulla casa di Rosalba una sventura. Verso la primavera, smise di uscire in cortile. Michelina, allinizio, non capiva, si infastidiva ancor più. Persino Giulio aveva preso a governare le galline da solo. Michelina non faceva altro che parlarne con dispetto al mercato.
Veniva la stagione di vangare gli orti e Rosalba non si vedeva. Vedrai pensava Michelina lascerà tutto a marcire, la gramigna arriverà anche nella mia aiuola.
Ma poi arrivò la notizia: Rosalba era stata portata durgenza allospedale. Sua figlia tornava spesso con lo sguardo spento, scansando le domande delle vicine. Michelina non indagava, ma in paese le voci corrono da sole.
Dicono che Rosalba non sta bene lhanno operata, forse un brutto male si mormorava.
Difatti, poco dopo, Rosalba tornò a casa. Sua figlia, dovendo occuparsi dei bambini e del marito in città, pagò la vicina Lucia per badare alla madre nelle ore in cui il padre lavorava.
Giulio diventò chiuso e silenzioso, più magro, più vecchio. Parole poche, solo ogni tanto si sedeva sulla panca con Pietro.
Come va, Giulio? domandava lui.
Eh, che ti devo dire sospirava Giulio.
Fatti forza, se serve una mano, ci sono, rispondeva Pietro.
Ormai Non conta più. Dì pure a Michelina che cè della fragola buona fra le erbacce, se ne vuole per la marmellata
Sarà dura. Lo sai come sono loro due, con quellorgoglio
Lo so. Magari Lucia la raccoglierà, almeno non va sprecata…
Una sera, durante la cena, Pietro tornò a parlare della cosa con Michelina mentre lei rimestava la marmellata nellalto paiolo di rame.
Michelina restò in silenzio, sempre di spalle. Pietro cambiò discorso.
Qualche giorno dopo però, le chiese di portare una borsa pesante a casa di Rosalba.
Che cè dentro?
Tre barattoli di marmellata, quella buona, rispose secca, Ho raccolto la fragola, ho tolto pure erbacce in due giornate, stavo per affondare! Vedi le mani, tutte scorticate!
Ma hai ripulito davvero tutto?
Sì, e ho pure tolto i rovi. Visto che Lucia non combina granché.
Pietro portò la borsa dai vicini. Lucia parlava a raffica delle medicine, dei medici, della vita sfortunata. Pietro si affacciò nella stanza: Rosalba giaceva pallida sul letto, i capelli sparsi tra le lenzuola e occhi stanchi ma vivi.
Ciao Rosalba come va? si mise sulla sedia impacciato. Michelina ti ha portato la marmellata, ha raccolto tutte le fragole.
Grazie la sua marmellata è sempre speciale, sorrise Rosalba piano. Vieni un po qui a farmi compagnia
Serve qualcosa?
Qui abbiamo tutto Giulio compra quel che serve… Ma se Michelina ha raccolto la fragola, dì pure di lasciare il cancello aperto per le vostre galline. Tanto ormai il mio orto è andato.
Non dire così, quando starai meglio…
Rosalba si voltò piano, chiudendo gli occhi.
Non portategli rancore, Pietro dillo anche a Michelina.
Ma dai, cose fra di voi noi uomini andiamo sempre daccordo.
Rientrò Lucia con la padella piena di patate, ricominciò il suo lamento sui farmaci. Rosalba sembrava ormai esausta da quella presenza rumorosa, faticava persino a mangiare.
Pietro rientrò a casa, commosso. Raccontò tutto a Michelina, che restò a lungo muta, poi prese a borbottare dei disastri in casa daltri; Pietro sbottò, avrebbe voluto vedere un po di compassione vera.
Ha detto che la tua marmellata le piace sempre, aggiunse piano.
Michelina restò con le spalle bloccate un momento, poi si rimise al daffare.
La donna senza cuore, questa sono io, pensò Pietro.
Il mattino dopo, fatto il necessario in casa, Michelina mise a bollire una piccola pentola di minestrone, impastò delle focaccine, preparò una bottiglia di vino dolce e raccolse il tutto in una sporta. Sedette un attimo sulla panca, si alzò di scatto e si avviò senza guardare nemmeno se qualcuno la notava.
La porta di Rosalba era socchiusa. Chiamò Lucia, che non rispose. Entrò con passo determinato.
Rosalba, sono io Non osava guardarla negli occhi, Ho portato un po di minestrone e di vino. Bevi qualcosa, non farti pregare.
Rosalba era seduta sul letto, le gambe ossute, la camicia abbandonata sulla spalla, persa nel pallore. Laria nella stanza era greve, e Michelina ebbe un sussulto.
Lucia è andata da Marisa per il latte, torna presto, disse Rosalba con debolezza.
Lascio qua tutto allora appena può mangia qualcosa.
Michelina notò i barattoli di marmellata lasciati dentro la borsa vicino alla porta.
Rosalba, non li hai messi in cantina i barattoli? Te li porto io?
Senza attendere risposta, Michelina si mise al lavoro. Si accorse che la casa era impregnata dalla confusione di Lucia una presenza buona ma inadatta.
Michelina, posso bere del vino dolce? Ho la gola secca
Ma certo, ecco qua Aggiunse una tazza.
Si rese sempre più conto di quanto Lucia fosse fuori posto. Rosalba era completamente esausta, la malattia la fiaccava, ma basterebbe anche solo tenere pulito, arieggiare, cucinare qualcosa di sostanzioso
Ora indossa lo scialle, apro la finestra! Ti serve aria, Rosalba, altrimenti non recuperi.
Riesco a malapena ad alzarmi per il bagno, si lamentò Rosalba, le gambe non reggono.
I medici che dicono?
Rosalba alzò solo le spalle. Bevve il vino caldo e ricadde tra i cuscini. Michelina le raccolse le gambe, sedette vicino.
Senti, Rosalba, chiamami come vuoi, cacciami pure, ma non ti lascio. Con Lucia non ne faremo nulla. Se serve, resto io.
Rosalba fece un debole cenno con la mano.
Pochi giorni dopo, tra uno scontro e laltro, Lucia lasciò la casa, accompagnata a male parole da Michelina.
Hai visto che roba? Quella là, già pronta a piangere il morto! Non vale niente. Ora ci penso io, e via la malinconia!
E la pace per Rosalba finì, perché Michelina aveva deciso che bisognava strapparla alla debolezza. Puliva, cambiava le lenzuola, la rimproverava se non prendeva le medicine, la aiutava a mangiare e a fare ginnastica come il medico aveva ordinato.
La casa riguadagnò ordine e profumo di minestra. Michelina cucinava anche per Giulio, che tornava stanco dal lavoro. Nel paese raccontava con orgoglio:
Oggi abbiamo mangiato la minestra col prosciutto. Rosalba lha presa proprio bene. Il medico ha detto che ora può mangiare di tutto: vedrete che la rimetto in piedi!
Rosalba riusciva a sopportare appena le fatiche del recupero, poi cedeva al sonno. Parlava poco, ma non contrastava più Michelina. Solo quando scoppiava a piangere, Michelina si inteneriva, si fermava, si scioglieva.
Ma dai, smetti di piangere! Ne hai ancora di vita davanti, vedrai che ballerai ai matrimoni dei nipotini!
Giulio sentiva che la casa, dopo tanto grigiore, si stava riprendendo. Michelina con la sua presenza rumorosa portava un po di sole e allegria. Anche lui raddrizzò lorto, tolse un po di erbacce.
Ma come fai a stare con una come la tua Michelina? chiedeva a Pietro.
Dove non arriva il diavolo, manda la mia Michelina! sorrideva Pietro.
Anche Rosalba sembrava stare meglio. Camminava ancora a fatica, ma già riusciva a parlare, a sistemarsi i capelli da sola. E perfino il medico si fece più sereno.
Andiamo a prendere un po daria, annunciò una sera Michelina, porgendole una giacca lavorata a maglia.
Voglio dormire, lasciali stare i miei, rifiutava Rosalba.
Ma Michelina decisa come sempre fece prendere ai due uomini la vicina e la fece accomodare sulla panca, quella tra le due case, coperta con uno scialle. Ne andava fiera: voleva che tutti vedessero che Rosalba, grazie a lei, era ancora viva e con guance colorate.
E passarono alcune sere così, insieme sulla panca. Col vento fresco del tramonto, guardavano le ombre allungarsi nei cortili.
Lo sai, Rosalba, in questi giorni ho pensato molto, cominciò Michelina. Passiamo la vita a litigare, ma alla fine le nostre case sono una accanto allaltra, i nostri figli sono cresciuti insieme. Mariti sempre amici, ora i ragazzi sono andati via. E ormai le sere le passeremo così, vicine.
Questa panca, sorrise Rosalba raggomitolandosi, mica la mise qui mio suocero?
Ma che dici! La fece mio padre con le sue mani!
Sei matta? Era nostra, comprata da mio suocero, tuo padre lavorò solo il legno!
Vedi che dici stupidaggini? Io ci ho visto mio padre con la pialla, mai voluto soldi da nessuno!
È nostra, te lo dico io! Era per questa casa, giù al confine!
Ma vai, Rosalba! Il confine lhai sbagliato, vedi che la panca sta dalla nostra parte!
E via, di nuovo, la solita baruffa tra le due, come vento leggero destate.
Dallaltra parte della siepe stavano seduti Pietro e Giulio, a fumare in silenzio.
Pietro rise piano, si asciugò una lacrima.
Mi mancava questo chiasso. Pare proprio che la Rosalba si stia riprendendo, eh?
Si sta riprendendo eccome, rispose Giulio con soddisfazione, Le nostre donne, sempre le stesse.
E la loro troppo umana, quotidiana, eterna lite si stemperava nellaria del tramonto.
Il vecchio cane Leone passò davanti, si fermò, guardò con occhi intelligenti, poi si accoccolò davanti alla panca, poggiando il muso sulle zampe.
Col tramonto il vento si fece più fresco, le nubi stendevano un velo sullorizzonte. Gli ultimi raggi di sole, dopo la pioggia, attraversavano laria pulita. Illuminavano le due donne, sedute sulla panca che, come un invisibile ponte, da generazioni aveva legato i loro destini.
***
Così, care figlie e nipoti, si racconta ancora oggi, tra le mura di Santaclara e tra gli ulivi, la storia di donne dalla lingua tagliente, ma dal cuore grande.




