L’amante di papà.

Per i corridoi della scuola camminava velocemente Olga Andreini. Passò davanti alla sala insegnanti senza guardare nessuno, poi entrò nellufficio della preside e chiuse bene la porta alle sue spalle.

Maria Semenzini Maria Semenzini… Siete sola? Perfetto Ho bisogno di parlarvi, si lasciò cadere su una sedia.

La preside non aveva ancora posato i documenti, mentre la vice preside, inquieta, continuava:

Potete prendere qualche provvedimento con il prof di tecnologia? Potete? Non so, magari una multa, un rimbrotto… Parlatene almeno.

Maria Semenzini la guardò sorpresa. Conosceva bene la sua vice, era stata una sua allieva molti anni prima. Era abituata al suo modo risoluto, alla sua onestà severa, al rigore quasi sacrale e alla sua tempra fredda e logica.

Olga indossava sempre tailleur neri, detestava lindolenza e la volgarità, aveva la fama della moralista e ormai, si poteva dire con delicatezza, era una zitella verso i quaranta, senza sposarsi mai.

Maria Semenzini aveva sempre pensato che a Olga mancasse solo un pizzico di semplice felicità femminile per essere davvero serena.

Ora, però, la sua solita compostezza era turbata. Maria laveva vista così agitata solo prima dellispezione regionale a scuola.

Provvedimenti? Per cosa, Olga Andreini?

Per ciò che sta accadendo. Umilia mia madre, me, e mio fratello ufficiale, tra laltro.

Ecco di cosa si tratta…

Maria Semenzini sospirò, si tolse lentamente gli occhiali.

Il professore di tecnologia Andrea Vasili, che tutti a scuola chiamavano ormai solo Vasili, era il padre di Olga. Maria Semenzini aveva sentito dire da tempo che aveva una donna, oltre alla moglie. Una notizia incredibile, davvero.

Difficile chiamare quella donna amante. Primo, Vasili non era proprio un Casanova aveva passato quasi quarantanni con una sola moglie e poi questa amante, per come tutti intendevano il termine, non calzava per niente nel ruolo.

Era una donna sulla sessantina, lavorava alle Poste. Alta, fianchi larghi, gambe gonfie di vene malate, un carattere gentile e riservato. Non era originaria del posto, vedova con figli ormai lontani, viveva in una casa vecchia, vicino allufficio postale.

Difficile pensare che potesse portargli via il marito da una famiglia così solida. Soprattutto uno che, superati i sessantanni, avrebbe dovuto pensare al riposo, non a certe avventure.

Pensavo aveste risolto tutto… in famiglia. Credevo che Vasili si fosse calmato.

Sì, certo! sbuffò Olga Ha deciso di lasciare mia madre. Gli ho appena parlato, non mi ascolta…

Le lacrime le gonfiarono gli occhi. Maria, parlateci voi, per favore… magari a voi dà ascolto, che siete più grande. Scusate…

Oh, dai, fece la preside con un gesto della mano Ma cosa dovrei dirgli?

Ditegli che mia madre soffre, che si sta consumando nel dolore. Che è vergognoso, a quelletà. Tanto tempo insieme… per poi gettare tutto così!

E tua madre? Sta davvero così male?

Oh, la conoscete. Piange, sì… ma tiene ancora duro. Grida, minaccia di chiuderlo in casa, litiga. Spaura che non gli darà neanche più un euro, lascerà tutte le pensioni a lei, lo caccerà fuori di casa.

Ma lui? Si è spaventato?

Macché… Olga si appoggiò pesantemente allo schienale, tolse il fazzoletto dalla borsetta e asciugò le lacrime. Mi chiedo se sia giusto. Una vita spesa insieme…

Una vita, dici? sospirò Maria Semenzini Quando anima e anima coincidono, non si arriva a tanto. Va bene, parlerò io con lui. Ormai collaboriamo da anni. Ho il diritto.

***

Tre anni prima, nel paese natale di Sofia cera stato un incendio. La via era tagliata da un fosso che si asciugava solo in piena estate. Questo salvò metà della strada. Ma la casa di Sofia andò persa. Solo per poco riuscì a trascinare fuori la madre anziana, paralizzata.

La madre, distesa sullerba, urlava guardando la casa in fiamme. Cercava la figlia con gli occhi; Sofia invece correva a liberare gli animali, a mettere in salvo le galline spaventate.

Quando tornò, i vicini si erano già avvicinati alla madre, che gemeva per un colpo apoplettico. Morì in ospedale, con Sofia a stringerle la mano.

Sofia ringraziò suo figlio. Era venuto ad aiutarla col funerale e poi laveva portata a casa sua. Ma durò poco. Capì di essere di troppo.

Vicino Mantova, a Castelvecchio, sua madre aveva vissuto anni, e la casa, rimasta a Sofia e ai fratelli, ora era di Sofia stessa. In realtà la abitava un cugino con la famiglia, il ripostiglio era stato adattato per Sofia, anche usato come magazzino. Fu lì che Sofia, trasferitasi e lasciato tutto, iniziò a lavorare alle Poste.

Non conosceva quasi nessuno. I parenti erano freddi, quasi offesi; alla fine però la posizione di postina la fece diventare importante, specie per le signore anziane a cui portava la pensione.

Il suo alloggio aveva bisogno di molte riparazioni, così Andrea Vasili si presentò come tuttofare.

La moglie di Andrea, Claudia, sopportava a fatica che il marito passasse i pomeriggi a bighellonare dopo le lezioni. In effetti, Vasili non sapeva stare senza far nulla. Quando era entrato a scuola, organizzava laboratori con i ragazzi; Claudia lo rimproverava di perdere tempo e lo spediva a fare lavoretti qua e là.

Così, da anni Vasili faceva aggiustamenti nelle case del paese. Sapeva fare tutto: sistemare recinzioni, intonacare, mettere piastrelle, perfino scavare latrine. Era sempre preso, cera sempre una fila di persone che lo volevano.

Tornava a casa per pranzo, poi spariva fino a sera. Anche nei weekend aveva sempre qualcosa da fare. Claudia, intanto, metteva da parte ogni euro guadagnato, ed era sollevata: vivevano come gli altri. Il figlio, militare, da tempo viveva per conto suo. Olga abitava nel suo appartamento, avuto come insegnante.

Avrebbero potuto vivere felici.

Invece quella sciagura! Le voci iniziarono a girare: Vasili, col suo ciuffo canuto, passava le serate con la postina del paese vicino. E non una giovane, ma vecchia addirittura più di Claudia.

Allinizio Claudia non ci credette, anzi scherzava. Ma piano piano capì. Conosceva il marito meglio di chiunque.

Sei una bestia, uno stallone! Ma che combini? E i figli? E me? Come faccio a guardare la gente negli occhi?

Lui strinse forte il cucchiaio e taceva. Poi disse:

Dobbiamo separarci, Claudia.

Cosa? Separarci! Nemmeno per sogno! Tu credi che ti lascio a quella donna? E lei, dovera quando eri allospedale? I figli li ha cresciuti lei, forse? Te li scordi i sacrifici! Non prendi niente, proprio niente! e gli fece un gesto scaramantico con le mani robuste e forti.

Vasili si voltò verso la finestra. Il cortile, ben organizzato tavolo in rovere, panchine nuove, steccato alto era tutto opera sua. Davvero, lì aveva messo anima e corpo. Eppure, a goderselo con Claudia non si erano mai seduti insieme, tranne che per le rare feste.

Nella sua mente però vedeva un altro cortile: una ringhiera di ferro rotta, alberi di tiglio, una panchina vecchia e nera. Il cortile di Sofia. E lì voleva essere, ormai.

Claudia raccontò tutto a Olga, che sgranò gli occhi.

Mamma, scherzi?

Magari. Me lha raccontato tutto la Verena Barini, è storia di mesi ormai. Io credevo che andasse a fare qualche lavoretto in più, mica potevo sospettare! Invece, ecco dove andava Oh Olga, cosa faccio ora?

Ci parlerò io.

Claudia tirò su col naso con un fazzoletto e fece un gesto rassegnato.

Bah! Tanto non serve a niente. Ho deciso che mio marito non lo lascio scappare. Che ci facciamo senza di lui? Lo tengo, prendo tutto quello che guadagna, non lo lascio più andare a Castelvecchio. Da oggi controllo tutto.

E sembrò che la tempesta si placasse. Olga non parlò col padre, non lo rimproverò. Notava che era cambiato, quasi vergognandosi davanti a lei. Ma lui di natura parlava poco, e ora avrebbe preferito il silenzio.

Sua madre, invece, non taceva mai, sgridava e sbuffava di continuo, giudicava ogni cosa. Andrea si rifugiava dietro la rimessa, solo lì si sentiva in pace, felice di far qualcosa. Era sempre alle prese con qualche lavoretto, e suo unico compagno era il cane di casa, Vinicio, che non lo lasciava mai.

Ma la quiete fu breve. In primavera venne fuori che il padre tornava ogni giorno a piedi per cinque chilometri da Castellina alla sua postina. Finito il suo lavoro, rimaneva da lei. Claudia domandò, e lui ammise: sì, è così.

Perdonami, Claudia. Devo andarmene.

A quel punto, Olga decise di parlare con laltra donna. Davvero non sapeva che stava distruggendo una famiglia?

Si mise in viaggio per Castelvecchio, andò alle Poste. Sotto il cappotto portava un severo tailleur nero, sopracciglia aggrottate. Era lì per sgridare.

Era primavera ormai, il sole scaldava, la terra sapeva derba nuova. Olga scese dal pullman, entrò allufficio postale.

Grazie, Sofia cara, che Dio ti dia salute. Cosa farei senza di te… ringraziava una vecchietta, avvolta in uno scialle fuori stagione.

Non preoccuparti, zia Lisa. Se serve, vengo io, promesso.

La voce di Sofia era tenera, calda, rassicurante. Aveva il viso segnato ma dolce, indossava una maglia fatta a mano, una gonna nera fuori moda, i capelli raccolti con una vecchia forcina.

In quellufficio piccolo, tranquillo, una donna anziana sistemava delle lettere. Limmagine rasserenante di Sofia tolse a Olga la voglia di litigare. Aspettò che la signora uscisse.

Sofia guardò la giovane e domandò, pacata:

Buongiorno, siete Olga, vero?

Olga Andreini, si irrigidì Olga Dovremmo parlare, in privato.

Zia Milena, puoi restare un attimo sola? Io esco con la signora.

Certo, Sofia cara.

Sofia si mise la sciarpa, prese il cappotto, uscirono dalla porta laterale, dietro lufficio.

Senta, lei ha figli, mi pare.

Sì, un figlio e una figlia.

E loro sanno che lei sta distruggendo una famiglia? Olga parlava con la voce da insegnante, risentita.

Sanno di Andrea. Mia figlia si preoccupa, mio figlio mi rimprovera: dice che tradisco la memoria di mio marito. Mi ha anche detto che non vuole più tornare in paese.

E lei pensa di non tradire davvero?

Questo solo Dio lo sa, rispose Sofia guardandola negli occhi.

Quindi, ai suoi figli va bene così. Ma alla mia famiglia non ci pensa? Non ha paura?

A che dovrei aver paura ormai? Gli ho detto che non va bene, che doveva finirla. Ma lui niente. Ormai senza di te non ce la faccio…” mi dice.

Sciocchezze! Tutto dipende dalla donna in fondo. Basta che lei lo respinga, tutto finisce. Invece…

Non sono fatta così. Pure volendo, non riesco. Andrea è il miglior uomo che abbia mai conosciuto.

La durezza di Olga si era già sciolta, non cera traccia di aggressività.

Lasciatelo andare. Mia madre urla come una lupa a casa.

La compatisco tanto. Ho pensato anche di andare via, ma tanto… Da se stessi non si scappa. E se scappassi, lo ucciderei. Non si fa soffrire così le persone.

Non vuole mollare, ovvio! Una brava donna come lei lo vuole vicino, che pensa, di avercela fatta? Ma non resterà così! Olga se ne andò, girandole le spalle con decisione.

Sofia la seguì con lo sguardo. Non la odiava, anzi, provava compassione per lei, per i suoi figli, persino per Claudia. Se avesse potuto tornare indietro Ma la sofferenza che avrebbe causato, come avrebbe potuto reggerla?

Il giorno dopo Olga affrontò il padre durante la ricreazione, in aula tecnica. Fu quasi un monologo: lo rimproverò, gli parlò di morale cattolica, delle regole, delle conseguenze, minacciò di chiamare suo fratello Nicola.

Il padre ascoltava, sistemando oggetti, senza interrompere. Quando lei si fermò, lui disse solo:

Perdona, Olga. A tua madre passerà. Devo andare via.

Papà, sei impazzito? Perché ti serve tutto questo? gridò, poi fuggì nellufficio della preside. Bisognava agire.

Ma Andrea non sarebbe mai riuscito a spiegarlo, neanche a sé stesso.

Giorno dopo giorno, mentre lavorava alla casa di Sofia, si erano avvicinati in un modo silenzioso che non richiedeva parole. Cera una complicità che nessuno avrebbe capito, nemmeno loro. Quando Andrea, stanco, si sedeva sulla panchina del cortile, Sofia si accostava senza dire nulla: lui le carezzava i capelli, lei appoggiava la testa al suo petto.

Si erano trovati, come se fossero anime gemelle. Era affetto, delicatezza, una vicinanza profonda. Solo a pensare di separarsi, sembrava spegnersi la vita.

Andrea aveva già iniziato a sistemare una porta, a riparare i davanzali. Sofia brontolava, ma lui pareva avere una furia dentro, come se avesse paura di non avere abbastanza tempo.

Scappiamo insieme, Sofia, le disse una sera.

Tu hai ancora una famiglia, Andrea.

Non cè più una famiglia, Sofia. Ognuno vive per conto suo.

E Sofia comprese che diceva la verità. Era solo.

***

Neanche Maria Semenzini riuscì a redimerlo. Non fece in tempo a iniziare che Andrea tirò fuori un foglio stropicciato, lo lisciò e glielo porse:

Che cosè questo? chiese Maria Semenzini.

Lettera di dimissioni. Metta la data che preferisce. Se serve, resto fino a giugno. Sennò posso andar via anche subito.

Addirittura… la preside posò il foglio, assorta.

Aveva sempre creduto che Claudia fosse stata fortunata a incontrare un marito come Andrea. Lei, così bisbetica, gelosa, lui innamorato. Magari era solo fortuna, pensava.

Ora tutto tornava: Andrea aveva trovato la sua donna.

Ma ora doveva pensare da dirigente.

Eh, Vasili, che hai combinato E ora chi ti sostituisce? Resta. Però pensaci ancora.

Grazie, signora preside.

Grazie di cosa!

Della sua discrezione. Di prediche qui ormai ne facciamo già troppe.

***

Vasili iniziò a raccogliere i suoi attrezzi. Mise via vestiti e cianfrusaglie in una vecchia borsa da viaggio.

Dove vai? Domani arriva Nicola. Hai paura e fuggi, vero?

Ma di che paura dovrei avere? Aspetto Nicola.

Nicola, avvertito dalla madre e dalla sorella, arrivò arrabbiato, stanco. Il padre non era in casa; quando rientrò e andò in rimessa, subito lo seguì anche lui, alto, in divisa militare come la madre.

Ehi, papà! Cosè questa storia? Da bambino eri il mio eroe, pensavo che tipo esemplare. E ora…

Ciao, Nicola. Perdona… È solo andata così.

Ma finisce tutto qui. Tu non vai da nessuna parte! A questa età pensi alle donne? E la tua “amata” la sistemo io. Mogli ne hai una sola…

Un dolore acuto colpì Andrea; la voce del figlio si spegneva tra le ombre.

***

Pronti a portarlo via! Claudia scendeva la scala in modo pesante, lamentandosi con la figlia Dicono che non si alzerà più Ma come si fa, OIga? Meglio una fine, che vivere così!

Olga rimase turbata dalle parole crude della madre. Era quasi un mese che il padre era in ospedale, aveva subito unoperazione, ma si era ripreso. Il lato destro del corpo però era paralizzato, non parlava quasi più, non si girava da solo.

Nicola era dovuto ripartire al lavoro, Olga aveva la scuola: non poteva assentarsi. E la madre non ce la faceva più a viaggiare ogni giorno.

Avevano pagato uninfermiera, ma dopo due giorni la donna si era confessata: non aveva senso, perché ogni giorno da Andrea veniva una donna: Sofia, la sua sorella.

Poi Olga la vide. Cercava di evitarla, ma una volta, entrando allimprovviso in camera, trovò Sofia a piegare la gamba di Andrea, aiutandolo dolcemente nella riabilitazione. Il padre la guardava pieno di vita non come un malato, ma con speranza.

Olga tossì per farsi notare. Sofia si voltò, senza imbarazzo.

Buongiorno, Olga.

Buongiorno, Sofia… Non so il suo cognome.

Basta il nome, rispose Sofia.

Non se ne vada. Non ho nulla contro di lei, anzi Ha aiutato mio padre quando io non potevo. Ha lasciato anche il lavoro, immagino.

Ho fatto a turno con la postina di Castellina. E una anziana vicino allospedale ci ha ospitato. Siamo in buona compagnia.

Ma tornerà mai a casa?

No per ora. Resto finché Andrea ne ha bisogno.

Poi Olga le domandò, con schiettezza:

Secondo lei, mio padre tornerà a camminare?

Certamente, Olga! Ha ancora la forza e con un po di speranza si va avanti.

Olga, rincuorata, camminò tra gli alberi in fiore fuori dallospedale. Capì che lamore esiste: bisogna solo aprire il cuore. Era pronta, ora, a farlo.

A casa si preparavano alla dimissione.

Dove lo mettiamo adesso, Olga? si agitava Claudia.

Dove guarda la tv, certo. Avrà voglia di vedere qualcosa, di stare in mezzo agli altri.

In salotto? Ma sei matta! Se vengono ospiti e vedono letti e medicine, figurati che figura!

Quali ospiti? Tutti sanno della situazione! E in camera si annoia

Si annoierà, ma almeno non lo vede nessuno. Che sfortuna la mia!

E allora mettiamolo nella rimessa! Tanto lì cè la sua roba! sbottò Olga.

Sentendo la madre, Olga si sentiva triste e piena di rimpianto. Un giorno le confidò con decisione:

Mamma, cosa diresti se Sofia decidesse di portarsi papà a casa sua dopo le dimissioni?

Ah sì? Ci scommetti? Quella lo voleva quando poteva lavorare! Ora che è invalido, lo voglio vedere! Vedrai che resti solo io e te a badare a lui

Mamma, Sofia cè stata sempre, anche in ospedale. Ha fatto la sorella.

Claudia rimase zitta, poi si batté le gambe.

Ah ecco, puntava alla pensione e allinvalidità! Bella roba

***

Arrivò il giorno della dimissione. Decisione: sarebbero andati Olga e il cugino Gino a prenderlo con lambulanza. La madre doveva preparare la casa.

Sapevano che Sofia era andata al mattino, aveva salutato Andrea, poi era rientrata nella sua abitazione. Perfino linfermiera glielo disse:

Sua sorella piangeva come per una partenza definitiva. Sicura sia davvero una sorella?

Olga si avvicinò al padre.

Papà, una domanda. Ora hai bisogno di assistenza. Sii sincero: preferisci tornare qui o andare da Sofia?

Dalle lacrime silenziose che colavano sulla guancia, Olga capì la risposta.

Da Sofia

Quando salirono sullambulanza, Olga diede lindirizzo: Andiamo a Castelvecchio.

Gino la guardò sorpreso, ma Andrea la ringraziò con uno sguardo.

Sofia aprì la porta prima ancora che battessero. Il viso pieno di lacrime ma felice di speranza.

Sofia… Forse penserà che le affidiamo un invalido…

Ma Sofia già sistemava la stanza. In due, con Olga, spostarono il materasso pulito sul divano grande.

E ora il letto è pronto. Mattone nuovo.

Ma tu su cosa dormi?

Oh, metto sopra qualche coperta io…

Olga osservava i due, capiva la complicità profonda che li legava. Salutò il padre, promettendo di tornare il giorno dopo. Era in buone mani.

A casa, abbracciò la madre:

Mamma, perdonami!

Che cè? Dove sta tuo padre?

Lo abbiamo portato a Castelvecchio da Sofia. Così staremo tutti più tranquilli.

Claudia protestò per giorni, ma infine si arrese. Se lo voleva, che se lo goda pure! diceva, facendo finta che la cosa le fosse indifferente.

Olga, per non farla stare male, preferì non dirle che spesso andava a trovare il padre con Sofia, che ora Andrea camminava col bastone e si stava riprendendo.

Anche Vincio, il cane, si era trasferito dal suo padrone fedele.

Di sera, Andrea e Sofia si sedevano insieme sulla vecchia panchina nera.

Eh, Sofia, questa panchina farà la sua età! Peccato, non ho fatto in tempo a cambiarla questestate…

Ma ne potrai fare unaltra il prossimo anno. Abbiamo ancora tempo, nessuna fretta. A me basta stare qui con te.

Appoggiava la testa al suo petto; lui le accarezzava piano i capelli.

Cerano tanti lavori ancora da finire, ma ora quel cortile con la ringhiera rotta, il vecchio tiglio e la panchina stanca era il loro angolo, il loro mondo. E Sofia aveva ragione: avevano ancora tanto tempo insieme.

La vita insegna che non sempre si può trattenere qualcuno, che a volte, lasciare andare significa lasciare che la felicità trovi la sua strada. Anche in tarda età, lamore può portare un senso nuovo, più profondo, e ricordarci che essere felici è un diritto che nessuno dovrebbe negare, a nessuna età.

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