Cartoni Animati

Cartoni Animati

Illustrazione personale. Creata con l’intelligenza artificiale Kandinsky.
Giulia, ferma! Non muoverti! gridò Leonardo con una voce così potente che Giulia per poco non cadeva dalla scala.

Leo, ma che succede?! rispose già con un mezzo strillo, la voce tremante di panico. Le scappò pure un singhiozzo.

Di quanto suo marito amasse fare scherzi sempre e comunque Giulia ormai lo sapeva benissimo. Quante volte Leonardo laveva fatta sobbalzare in salotto, che fosse per paura o per qualche sorpresa. Erano decisamente più le volte in cui si spaventava.

Un ragno! Leonardo sgranò gli occhi, girandosi tuttintorno per cercare unarma di emergenza, mentre Giulia trasalì, restando ferma sulla scala, aggrappata alla tenda che stava appendendo.

Quanto grande? chiese lei in un sussurro rauco.

Di quelli che ti fanno venire i brividi.

A quel punto Giulia capì che la stavano prendendo in giro per lennesima volta.

Leo, ma non ti stanchi mai? sospirò lei, lasciando un po la presa.

E fece male.

Il loro grosso gatto Romeo, che fino a un attimo prima russava beatamente sul divano, balzò improvvisamente. Comè che Leonardo non aveva ancora deciso come sbarazzarsi del ragnetto dalle zampe lunghe che tanto spaventava sua moglie? Ma Romeo fece tutto da solo: corse sotto le gambe di Giulia, prese la rincorsa e acchiappò il ragno in un boccone! Peccato che Giulia, incredula di fronte a tanta agilità del felino, perse lequilibrio e precipitò dalla scala.

Il botto fu tale che Leonardo non poté trattenersi.

Forse dovresti perdere un po di chili, eh, cara? Pensa almeno ai vicini!

Giulia neanche si accorse che lui accorreva ad aiutarla. Le parole le fecero più male di tutto il resto. Piangeva non tanto per il ginocchio o per il fondoschiena, ma dalla rabbia e dalla delusione. Aveva ragione, suo marito: non era più una ragazzina Qualche chilo di troppo, meno energia, tanti anni di matrimonio alle spalle. Due figli, qualche acciacco. E lui sempre con le sue battutine!

Subito la rabbia prese il posto della tristezza e Giulia respinse le mani di Leonardo.

Lasciami, faccio da sola!

Giuli, che ti prende? chiese lui senza capire, mentre la moglie si era già rialzata, sebbene a fatica.

Lasciami stare! Basta! Ne ho le scatole piene!

Dai, spiegati! Che succede?! stavolta Leonardo ci rimase male, perché Giulia raramente alzava la voce.

Succede tutto! Tutto va storto, capisci?! Non ne posso più di queste tue continue battute! La tua lingua acida! Non capisco mai se fai sul serio o se scherzi, anzi, non lo so mai! E inizio a sentirmi una pagliaccia! Siamo come Stanlio e Ollio, cavolo! Non si può vivere così! Sono una persona anchio! E sono stanca

Giulia tirò su col naso, ma non si mise a piangere. Anzi!

Posò la tenda stirata sul divano tanto ormai era tutta spiegazzata e uscì dalla stanza, senza neanche guardare Leonardo.

Aveva il sangue che le ribolliva. Rabbia, sì, e pure un po di compassione per se stessa. Così arrabbiata non si era mai sentita.

Giulia era sempre stata buona e accomodante. Da piccola amava tutti e tutto quante volte sua madre le aveva detto:

Giulia, così non va bene! Non tutti sono buoni!

E come sono, mamma? Cattivi?

Ma no, non proprio cattivi. Semplicemente, la maggior parte pensa solo ai propri interessi.

Non capisco

Prendi la tua bambola preferita di ieri. Lhai data a Martina perché ti ha supplicata. E poi sei tornata dallasilo a piangere

Perché non giocava più con me, ha detto che ora vuole essere amica di Valentina, non con me!

Ti ha chiesto la bambola e tu glielhai data. E ora che lha, se ne infischia. Tutti così? domandava Giulia tra le lacrime.

Sua madre non le aveva mai mentito. E così Giulia aveva imparato a fidarsi, anche se quella lezione non laveva mai veramente compresa. Legava subito con tutti e poi non capiva perché la prendessero in giro alle spalle.

Sei proprio ingenua! Ma dove ti hanno trovata? si era grattato la testa Leonardo, appena conosciuta. Sembravi caduta dalla luna!

E in effetti si erano conosciuti in maniera bizzarra, roba da scrivere un romanzo.

Successe in una calda giornata destate, mentre Giulia correva al lavoro. Studiava alluniversità e durante le vacanze lavorava in un bar vicino casa. Usciva sempre in anticipo perché sulla strada cera Lilli, il cane dei vicini che faceva la guardia al cantiere, e una gattina, Minù, che tutti coccolavano e sfamavano. E Giulia non mancava mai di salutarli.

Quel giorno Lilli la accolse festosa. Giulia la accarezzava mentre tirava fuori dalla borsa qualche avanzo di colazione.

E fu allora che successe quello che Leonardo chiamò poi la rapina del secolo.

Una spinta nella schiena, uno strattone alla tracolla e puff! la borsa sparita in un attimo. Poteva anche non importarle della borsa, era vecchia e rovinata, ma dentro cera il portafoglio che suo padre le aveva regalato per il compleanno. E lì dentro cerano stipendio e mensilità soldi che Giulia aveva messo da parte per un paio di scarpe nuove.

Che rabbia! Non ci pensò due volte: inseguì il ladro, sperando di recuperare il maltolto. Ma quello correva come un fulmine. Giulia ormai stava per mollare, ma il delinquente incespicò e cadde sullasfalto, lasciando la borsa.

Ben ti sta! gridò Giulia correndo a riprendersela.

Ma il ladro non era solo. Un complice spuntò dietro langolo, la colpì sul naso e fuggì con la borsa.

Sanguinante, Giulia si sedette sul marciapiede, stordita, in mezzo al nulla. Quando Leonardo le toccò la spalla, lei urlò dalla paura.

Ma cè bisogno di urlare così?! Leonardo scosse la testa, chiedendosi se gli fosse saltato un timpano. Che voce, però! Dovresti andare alla Scala, altro che!

Vai via! Cosa vuoi da me? lo respinse Giulia. Sei uno di loro? Non ho più niente!

Andiamo, ragazza. Voglio solo aiutarti. Tieni la testa allinsù così il sangue si ferma. E vieni con me, ti accompagno. Non si sa mai

Non si sa mai cosa? Giulia si tirò su, usando la mano che Leonardo le porgeva, ormai sicura che lui non centrava con i ladri.

Beh Leonardo le porse il fazzoletto e la prese sottobraccio. Non è che tornano

Giulia si lasciò scappare un sorriso.

Ma chi parla così?! Tornano si dice rubano, non tornano!

Lo dicevo da bambino! Mia nonna era professoressa di lettere e ci teneva alla lingua, ma spesso mi lasciava dire le cose a modo mio. Posso farti una domanda strana?

Prova!

Tuo nonno era maestro di karate?

E questa da dove salta fuori?!

Correvi mica male per inseguire i ladri! Avrai almeno una cintura nera Di solito nei film leroina apprende dal nonno pensionato, no?

Ma cosa vai raccontando? rise Giulia, per poi tornare a tamponare il naso.

Eh, non lo so. Volevo solo starti simpatico.

E ci sei riuscito!

In effetti sono irresistibile!

E modesto!

Così mi fai arrossire! Tutta colpa tua! Ma sei davvero una persona particolare Non sarai mica di Marte?

Magari!

La borsa non la trovarono mai, ma Giulia non ci rimase poi male. Da quel giorno nella sua vita cera Leonardo.

Avevano un rapporto turbolento. Giulia si troveva a volte confusa: Leonardo scherzava sempre, ma non era mai chiaro quando facesse sul serio. Aveva un umorismo fuori dal comune, ma lo usava be, quantomeno in maniera singolare.

Giuli, mi hanno licenziato di nuovo! la baciava Leonardo.

E adesso cosè successo?

Ho chiesto al capo perché la nostra cassetta dei medicinali è così strana: solo valeriana e vaselina! Non è sospetto?

Leonardo!

Lo dico per te! Non ti sembra che sia il minimo per scappare?

Daccordo, magari hai ragione Ma serviva dirlo al capo?

Mi è scappato.

Fantastico! E noi abbiamo i lavori a casa

I problemi si risolvevano, Leonardo trovava sempre un altro lavoro e Giulia imparava a lesinare su tutto.

Poi è arrivata la figlia, e Giulia si è preoccupata. Bellissimi leggerezza e ironia, però ora cera una bambina! E lei mica viveva a orari casuali, ma secondo fame e sonno. I capi non apprezzano sempre gli scherzi

Eppure, per fortuna, la sorte aiutava Leonardo. Dopo lennesimo licenziamento, trova un posto dove il suo superiore aveva ancora più senso dellumorismo di lui. Apprezzando anche le sue doti, gli offre pure una promozione. Giulia non poteva che essere contenta!

Ti prego, Leo, ora sii serio!

Giuli, vuoi che perda il lavoro di nuovo? la prendeva in giro baciandole il naso.

No, e perché?

Il mio capo è un mattacchione come me! Ha detto che mi ha preso solo perché cercava qualcuno con l’umorismo giusto in ufficio.

Non montarti la testa, Leo. Certi capi cambiano idea in fretta!

E va bene… Vorrà dire che farò un’altra battuta e risolvo tutto!

All’inizio Giulia sorrideva, poi, col tempo, si accorse che lui scherzava sempre, anche quando cera di mezzo lei. Gli amici e le amiche, un tempo numerosi, si diradarono fino a sparire. Alcuni si eclissarono in silenzio, altri lo dissero chiaramente.

Giuli, ma tiri avanti così? la stringeva Laura, la sua migliore amica. Va be, il tuo dolce un po si è bruciato. Ma serviva davvero raccontarlo a tutti a tavola? A me ha messo in imbarazzo! E tu stavi zitta

Cosa dovevo dirgli? È mio marito E poi è il suo compleanno

Appunto! Potevi portarlo in cucina e urlargli bene, no? Senti, Giulia, ci vediamo solo fuori casa dora in poi. Se no ci litighiamo di brutto. E tu ne avresti bisogno?

Piano piano spariscono corsi, lavoro, amicizie. Alla fine chi resta? I colleghi di Leonardo e il suo capo che portava sempre una nuova fiamma a cena. Giulia si rifugiava in cucina per non diventare il bersaglio della serata.

Giulia, come ti è venuto in mente di fare una cena siciliana senza aver mai visto Palermo? Buona la tua caponata, ma di siciliano ha poco! Comunque, stimo la tua fantasia! il capo le bacia la mano, a Giulia veniva voglia di rompergli in testa un regalo che aveva portato lui a Natale.

Ma era incinta del secondo figlio Scatenare un putiferio? Meglio evitare, pensa se per colpa sua Leo perde lavoro? No, meglio sopportare.

Il maschietto nasce in inverno. Roma travolta da una nevicata e Leonardo non riesce nemmeno a venire a prenderla dallospedale.

Giuli, Roma è bloccata! Se il bimbo non è mio, puoi fare cambio! Io arrivo, faccio finta di nulla! e ride.

Giulia chiude la chiamata e, per la prima volta, pensa che la vita senza tutto quellumorismo sarebbe più semplice…

Eppure, sapeva che al figlio serviva il padre, e meglio quello vero. Leonardo, battute a parte, era un papà doro: si alzava sempre quando piangeva la bambina, faceva un semolino insuperabile e passava davvero tanto tempo coi figli. Ben diverso dai mariti delle sue amiche. Erano quasi invidiose, in realtà…

Quella casa la teneva in piedi lei. Provò anche a parlarne col marito, a chiedergli di cambiare, ma niente: o non sentiva o faceva finta. Allora cambiò strategia. Niente più ospiti, la scusa era stanchezza coi figli. Prese un lavoro da casa, così nessuno poteva chiederle se stava tutto il giorno tra pentole e stracci.

I lavori in casa non sparirono, ma Leonardo, per la prima volta, si fece in quattro. Di sera lui lavava i piatti, nel weekend lui e la figlia lavavano il pavimento, facendo la rivoluzione dacqua in salotto e spedendo Giulia a passeggiare col piccolo.

Tutto sembrava funzionare, ma crescendo, Giulia si scoprì più nervosa, irritabile, a volte proprio arrabbiata. E non le piaceva per niente! Se la prendeva col marito, con i figli, e i tentativi di Leonardo di sdrammatizzare peggioravano la situazione.

La storia del ragno fu la goccia che fece traboccare il vaso.

Divorzio.

La parola risuonava nella sua testa mentre preparava la cena, sbattendo le stoviglie.

Divorzio!

Guardò la tavola, annuì alla figlia che la spiava timidamente dalla porta socchiusa.

Divorzio

Lanciò il canovaccio, ma proprio mentre stava per aprire bocca, le mani di Leonardo la avvolsero in un abbraccio, e quella voce, così diversa dal solito, chiese:

Giuli, sei arrabbiata con me? Scusa! Non volevo! Per me sei la numero uno!

Ancora? protestò lei, ma lui non lasciò andare.

No, ascolta! Ho rimesso il bastone per le tende e controllato con Romeo che non ci siano più ragni! Scusami, davvero. Lo so quanto è dura starmi dietro! Mia nonna mi diceva sempre che cho la lingua lunga, ma di sicuro non mi manca il cuore buono! Vuoi dirmi di no?

Leo, ma a che mi serve tutta sta bontà se ormai sono acida come un limone? Finirò per ringhiare a chiunque entri in casa! Un conto è lumorismo, ma quando cancella tutto il resto non se ne può più! Non invito più amici e parenti, sai, perché non vogliono più sentire le tue battute su di me. Non mi guardo più allo specchio con piacere, tanto so che troverai sempre qualcosa da prendere in giro Sono stanca, Leo. Voglio unaltra vita.

E come?

Ti ricordi quando una volta hai detto che sembriamo Tom e Jerry: sempre a rincorrerci, e alla fine vince sempre il più furbo, quello con più fantasia? E da lì anche i nostri amici ci chiamavano i Cartoni.

E quindi?

Quindi, non voglio vivere come in un cartone. Perché, Leo, io tutte queste risate non le ho! Alla lunga tu vincerai. La topolina smetterà di correre e si chiuderà in un angolino, pur di non vedere più il gatto Disposta a tutto, davvero!

Giuli

No, basta Leo. Per ora non voglio neanche parlare. Rifletti su quello che ti ho detto.

Va bene

Qualche giorno dopo, quando Giulia, per la prima volta, si sfogò con Laura, confidandole che non ce la faceva più e pensava al divorzio, lamica si mise a ridere.

Ma dai, Giuli! Sei una donna adulta e vuoi buttare tutto allaria così? Trasformate i vostri drammi in uno spettacolo!

Cioè?

Quello che hai sentito! Volevo dirtelo da tempo: usa il talento comico di tuo marito a fin di bene! Non ti sei mai sfogata con me, sempre tu ad ascoltare tutti, basta! Le amiche a cosa servono se non a parlare? Non tutte, ma io sì, sono speciale!

Ora sembri mia madre

Tua madre ne capiva! Quindi ascoltami. Vedrai che magari funziona!

Il consiglio di Laura fu miracoloso: adesso Leonardo, dopo il lavoro, si esibisce in un club come comico, e Giulia va anche a sentirlo.

Perché vederlo scherzare su sé stesso è un piacere tutto nuovo! E a questo Giulia non vuole più rinunciare.

Perché, alla fine, Leonardo lha ascoltata. Da anni non fa più una battuta su di lei e, anzi, è diventato bravissimo a prendersi in giro da solo. Gli spettacoli vanno forte.

E in casa di Giulia sono tornati pace e amici, quelli veri, che lei ama e vuole accanto.

A volte basta davvero poco perché tuo marito ti ascolti mostrare che anche tu sai ridere. Magari in modo un po noir, ma va bene così.

Limportante è che il loro divorzio resti una battuta

E i cartoni animati? Ma chi non li adorarestano accesi la sera, mentre Leonardo e Giulia, fianco a fianco sul divano, fanno zapping con i bambini, che ridono per le corse senza fine di Tom e Jerry. E ogni tanto, quando Romeo il gatto si acciambella accanto a loro, Leonardo stringe la mano di Giulia e le sussurra piano: Promesso, questa volta vinci tu.

Giulia sorridenon perché abbia vinto davvero, ma perché finalmente sente di essere protagonista, non la spalla della commedia. E, in fondo, anche nella vita vera, chi lha detto che il lieto fine non può essere ironico?

Così la famiglia resta lì, unita, tra risate e qualche battibecco, i piatti da lavare, le scenette improvvisate, il sipario mai davvero calato. Perché alla fine, nei cartoni come nella vita, la magia sta tutta nel ridere insiemedelle proprie cadute, dei ragni, persino di qualche canovaccio volato via.

E tra un abbraccio, una barzelletta sbagliata e una carezza vera, Giulia lo sa: nessun divorzio, bensì un applauso. Perché la loro storia, ogni giorno, comincia da capo.

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