Ma secondo voi, se il marito non è mai geloso è una cosa negativa? ha chiesto con aria pensierosa Elena alle sue amiche, spingendo con la forchetta una fetta di torta alla ricotta ormai intatta. Non aveva appetito. Allinizio ero felice che tra noi ci fosse questa fiducia, ma ora sto iniziando a pensare che forse non è tutto così semplice
Giulia, seduta dallaltra parte del tavolo, ha inclinato leggermente la testa e lha fissata con sguardo interrogativo e un mezzo sorriso, davvero sorpresa.
Ma zero, proprio? ha chiesto incuriosita, avvicinandosi un po Non ti chiede mai dove vai, con chi sei stata, se torni tardi dal lavoro? Non mostra mai un minimo di preoccupazione?
Elena si è lasciata scappare un sorriso triste e ha allargato le spalle.
Esatto, proprio così Torno a casa e lui mi accoglie con tranquillità, come se fossi rimasta fuori dieci minuti invece che tre ore. Sempre con il sorriso, gentile, mi prepara un buon caffè, mi domanda comè andata la giornata e poi mi propone di metterci sul divano a guardare la TV insieme. Nessun accenno di gelosia, nessuna smorfia di fastidio.
Ha abbassato lo sguardo sulla tazza quasi vuota, come se davvero lì potesse trovare qualche risposta alle sue domande. Nella voce le si sentiva unincerta tristezza:
Sai, prima mi sembrava il massimo. Ero orgogliosa di quanto fossimo maturi e fiduciosi. Ma ora a volte temo che semplicemente non gli importi davvero.
Martina si è abbandonata sulla sedia, incrociando le braccia con una smorfia ironica. Nei suoi occhi è passata una leggera nostalgia aveva da poco affrontato un divorzio difficile, tutto causato da una gelosia ossessiva e persino grottesca da parte dellex marito.
Magari avessi avuto il tuo problema, ha detto ridendo, scuotendo il capo. Tienitelo stretto, il tuo uomo. È una specie ormai rara, da mettere sotto protezione pensa a cosa vuol dire dover giustificare ogni giorno dove sei, con chi parli, perché sei in ritardo di cinque minuti. Il tuo si fida e ti lascia respirare, credimi: è una fortuna.
Elena ha solo sorriso debolmente, mescolando lentamente quel che restava del tè. Stava per ribattere, ma Giulia la interruppe, assumendo unaria seria e quasi solenne.
Ma dai, ha esclamato scuotendo decisa la testa, se uno ama, un po deve essere geloso! Certo, non come lex di Martina, eh ma almeno un pochino! Altrimenti, scusa, come fai a capire che gli importa davvero di te?
Martina stava per replicare, ma Elena sussurrò, quasi senza voce:
E se invece Luca non mi ama proprio più?
Le parole rimasero a galleggiare nellaria, pesanti come una pietra. Giulia reagì distinto:
Aspetta, non trarre conclusioni! le disse avvicinandosi tutta presa dal momento. Forse non gli dai nemmeno il minimo motivo per sospettare Sai comè, a volte agli uomini serve solo uno spintone per tirar fuori i sentimenti veri. Facciamo una prova: lanciamo lamo e vediamo se abbocca.
Elena la guardò interdetta:
Una prova? Che tipo di prova?
Giulia rispose con un sorrisetto furbo, gli occhi che le brillavano di complicità:
Non so, inventati che esci con un vecchio amico. Oppure, trattieniti un po in ufficio e trova una scusa. Se ha davvero un minimo dinteresse, qualcosa trasparirà. E se invece continua a non battere ciglio… fece una pausa, allora ne riparliamo.
Martina, però, non era convinta:
Giulia, ma deve essere sempre una guerra la vita? Non sarebbe meglio parlargli chiaro in faccia, senza recite e trucchetti?
Ma Giulia non si fece smuovere:
Parlare serve, ma i fatti contano di più. Vedrai, se facciamo questa prova, Elena capirà come stanno davvero le cose.
Elena la fissava con dubbio, ma alla fine chiese lo stesso:
Cosa dovrei fare di preciso?
Giulia sembrava aver già il piano pronto e, galvanizzata dallidea, illustrò il primo passo:
Non sei appena stata promossa? Ora hai cinque ragazzi sotto di te, no? Raccontaglielo, magari aggiungi che sono pure tutti simpatici e carini!
Elena esita, ripensa a quando ne aveva già parlato con Luca.
Ma lui già lo sa ha risposto con unombra di imbarazzo Mi ha pure fatto i complimenti e portata a cena per festeggiare, tutto con naturalezza quasi troppa.
Giulia però non demordeva:
Appunto! Stavolta buttagliela lì come se fosse quasi un fastidio lavorare con quei ragazzi giovani che fanno sempre battute, sempre a scherzare e flirtare con le colleghe. Vediamo cosa fa!
Elena giocherellava con il cucchiaino, la mente affollata di scenari alquanto infantili eppure era tentata, magari avrebbe capito finalmente cosa bollisse davvero dentro Luca.
Dopo qualche secondo sospirò:
Va bene ci provo. Ma continuo a pensare che sia una sciocchezza.
Martina, attenta, aggiunse con delicatezza:
Giulia, e se lui la prende troppo sul serio e inizia a stare male per niente? Non sarebbe stato meglio parlare chiaro fin da subito?
Ma Giulia non si scompose:
Martina, tu sei sempre troppo prudente A volte bisogna sbloccare la situazione, se no non capirai mai davvero cosa sente una persona. Elena, provaci e il resto verrà da sé
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Giulia arrivò al bar trafelata e vide subito Elena seduta in fondo, intenta a fissare il cappuccino. Si tolse la giacca, la mise sulla sedia e senza aspettare si lanciò:
Allora? Comè andata col racconto dei colleghi giovani e belli?
Elena posò la tazzina e si lasciò cadere sulla sedia, scuotendo il capo con aria sfinita:
Mi ha dato dei consigli su come essere più ferma in ufficio, ha risposto sospirando, visibilmente delusa. E devo pure ammettere che uno di quei consigli oggi mi è stato utile!
Giulia, un po disorientata, provò allora a rincarare la dose:
Ma non è questa la reazione che cercavamo Ok, passiamo al livello successivo: sii più misteriosa, imposta un codice sul telefono, smetti di parlare quando entra nella stanza, e mandaci messaggi ogni due per tre così almeno lui lo nota!
Elena si tormentava le mani, un filo ansiosa:
Ma se anche così non reagisce, che devo pensare? Forse è solo davvero tranquillo di carattere
Giulia si infiammò:
Solo così, dopo, avremo la risposta! Bisogna chiudere il cerchio, solo così capiremo davvero.
La paura di Elena cresceva, ma la curiosità (e anche un po la delusione) ebbe la meglio. Decise di ascoltare Giulia: ogni giorno guardava il telefono, lasciandolo in giro, facendo squillare le notifiche apposta mentre Luca era nei paraggi. Martina e Giulia la sommersero di messaggini, emoticon, ciao! casuali giusto per movimentare.
Luca, ogni volta che il display lampeggiava, restava impassibile:
Chi ti scrive a questora? chiese una sera mentre Elena sorseggiava una tisana.
È lavoro, rispose lei, fingendo calma.
Va bene, non fare tardi.
Lo stesso accadde il giorno dopo:
Sempre per lavoro?
Sì, urgente.
Se hai bisogno, dimmelo, ti aiuto.
Niente, nessun sospetto, nemmeno un cenno di fastidio. Elena si ritrovò a fissare lo schermo, lamaro in bocca.
Forse davvero non mi ama più pensava tra sé, mentre un altro messaggio di Giulia lampeggiava sul telefono. Più provavano, più Luca pareva indifferente, gentile e sereno come sempre.
Ormai quellesperimento la sfiancava. Invece di sentirsi più sicura, dubitava di tutto e di più.
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Martina sedeva con le gambe accavallate e intanto gesticolava spiegando a modo suo il passo successivo:
Bisogna alzare il tiro sentenziò appena Elena finì di raccontare lennesimo flop. Vieni a dormire da me una o due volte la settimana e di a Luca che la tua amica sta male per via di una delusione amorosa. Ma sii evasiva, non entrare nei dettagli, fa la misteriosa Così magari si insospettisce davvero.
Elena faceva girare il cucchiaino nella tazzina. Lidea di passare la notte fuori le sembrava un tantino esagerata, già un po rischiosa. Voleva ribattere, ma Martina la precedette:
Scusa, Elena, domanda veloce: la casa dove vivete di chi è?
Elena la guardò sorpresa:
È di Luca perché?
Martina si fece seria:
Perché io temo che tra un po ti tocca cercare unaltra sistemazione disse con un sorrisetto amaro. Quando uno resta calmo troppo a lungo, poi magari sbotta di colpo. E se scopre tutto? Come glielo spieghi che era solo un esperimento?
Elena sentì il gelo salirle dentro. Avrebbe voluto dire qualcosa ma le parole si fermano in gola. Martina continuava con tono pacato ma fermissimo:
E sai, anche se provassimo a coprirti, lui magari penserebbe che stiamo solo cercando di parare il colpo. Sei sicura di voler rischiare tanto davvero?
Giulia stavolta non rispose di scatto, per una volta parve meno sicura. Aprì la bocca, poi chiuse, davanti a quel tono così lucido.
Elena abbassò lo sguardo sulle mani, nervosa. Forse davvero stavano esagerando? Ma come poteva capire, altrimenti, cosa provasse Luca?
Infine, quasi tra sé e sé, sussurrò:
E allora cosa dovrei fare? Stare ferma e basta?
Martina le mise una mano sulla mano:
Perché, invece, non gliene parli semplicemente? Digli che questa cosa ti pesa, che vorresti qualche segno in più. A volte cè chi ama senza farlo vedere troppo: non vuol dire che non ci siano sentimenti.
Giulia però rise alzando gli occhi al cielo:
Dai, non esageriamo! Non rischi niente, non gli hai dato veri motivi, è solo un modo per scuotere un po le acque. Se no, resterai con il dubbio per sempre!
Poi si girò verso Elena, che sentiva addosso gli sguardi delle amiche: da una parte il raziocinio di Martina, dallaltra lenergia spavalda di Giulia.
Dopo qualche secondo di esitazione, si sentì quasi costretta a scegliere e, col cuore in gola, disse:
Proviamo ancora
La voce vibrava più di determinazione ansiosa che di sicura convinzione. Giulia raggiante, batté le mani:
E questa è la mia ragazza! Dai, domani partiamo con la fase due. Ho già qualche idea di cosa potresti raccontargli
Martina abbassò lo sguardo sulla sua tazza quasi fredda, ma ormai capiva che era inutile discutere ancora.
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Elena, la sera stessa, se ne stava su una panchina nel cortile di casa, le braccia strette intorno a sé più per cercare conforto che ripararsi dal fresco. Davanti a lei, allineate come soldatini, cerano tre valigie: vecchie, ma ancora buone, piene zeppe delle sue cose. Non riusciva a credere che si fosse arrivati a questo.
Continuava a interrogarsi mentalmente, rivivendo lultima conversazione con Luca, chiedendosi dove aveva sbagliato.
Era iniziata con le notti passate a casa di Giulia “per stare vicino allamica disperata”. Allinizio, Luca si era limitato a dirle di non preoccuparsi troppo, poi era diventato più gelido. Alla terza notte fuori, rientrando Elena trovò le sue valigie in corridoio.
Luca era lì vicino alla porta, appoggiato al muro, serissimo.
Sono cinque anni che ti conosco, le disse subito, mentre lei balbettava una giustificazione. Sei troppo intelligente per certe sciocchezze. Provocare la gelosia? Non ci credo. Se volevi inventare una storia, potevi anche pensarne una migliore.
Elena cercava di spiegare che non era per cattiveria, che aveva solo bisogno di capire, che la sua calma la spaventava. Ma lui la zittì:
Questo è il comportamento di una ragazzina, non di una donna adulta con un ruolo di responsabilità. Non ho più voglia di parlarne. Se tu dici che sono troppo freddo, allora trovati uno più passionale. Magari il tipo di quella tua amica, che lei è scappata proprio per la gelosia.
Quelle parole furono uno schiaffo. Elena avrebbe voluto giurare che non aveva mai cercato nessun altro, che aveva solo paura di perderlo. Ma Luca aveva ormai deciso. Prese le valigie e gliele mise fuori dalla porta. Si voltò un attimo:
Per la separazione ci penso io.
Poi chiuse la porta. E con un click, quel suono secco, finiva tutto.
Elena rimase qualche secondo immobile. Poi lentamente si sedette per terra, accanto al muro. Sentiva solo il suo respiro, le lacrime che finalmente scendevano senza freni. Continuava a ripetersi, quasi fosse un mantra:
Ma perché ho voluto per forza questa stupida gelosia
Le tornarono in mente i primi momenti, lentusiasmo delle amiche, la leggerezza con cui aveva iniziato tutto “giusto per vedere”. Ora invece, in quella casa improvvisamente silenziosa, capiva: non aveva risvegliato niente, aveva solo fatto morire qualcosa.
Se solo avesse parlato davvero con lui Se solo avesse espresso quel vuoto senza ricorrere a sotterfugi Ma ormai era tardi. Le valigie erano fuori dalla porta e Luca voltava la pagina.
Intorno a lei la vita continuava, il solito rumore di bambini che giocano, il cane che abbaia, il traffico della città. Tutto sembrava così lontano, come se per lei fosse calato il sipario. Abbracciò le ginocchia, sentendosi sola come non mai e con una sola domanda ossessiva in testa:
E adesso, che faccio?





