Una crepa nella fiducia
Signora Anna, ci siete? Sono io, Mariuccia del terzo piano! Ho preparato delle focaccine, sono ancora calde, e poi vorrei parlarvi di una cosa Non mi aprite?
Anna Donatelli rimane ferma davanti alla finestra, una tazza di tè ormai fredda tra le mani. Fuori il cortile grigia, un novembre ventoso agita foglie gialle tra i condomini, qualche persona passa in fretta, il cappotto stretto sulle spalle. Da tempo si è abituata al silenzio: il ticchettio dellorologio a muro, il ronzio del frigorifero, il parquet che scricchiola sotto i piedi. E che nessuno bussi mai alla sua porta.
Anna, dai, vedo che cè la luce! Non vi nascondete, sono buona io!
La voce dietro la porta è squillante, insistente, con quella gioia rumorosa che non accetta rifiuti. Anna posa la tazza sul davanzale e lentamente va verso lingresso. Si avvicina, guarda dallo spioncino. Mariuccia è lì, con una borsa di carta, sorride a trentadue denti, i capelli tinti di rosso raccolti in una coda disordinata, rossetto acceso, piumino fucsia.
Andiamo, non fate la guardiana della fortezza continua Mariuccia. Sul serio che ho freddo!
Anna toglie la catenella e apre. Mariuccia entra come un vento di primavera, porta laroma del suo profumo, il gelo, il profumo della focaccia calda.
Ho sfornato stamattina e ho pensato: porto un po alla vicina Mariuccia le mette il sacchetto nelle mani. Con ripieno di cavolo e carne. Sono ancora tiepide. Voi però spesso siete sola, mi sa che non mangiate granché. Vi siete pure asciugata!
Grazie, Mariuccia, non dovevate
Ma figuratevi! Mi piace fare una buona azione. Mangiate, mi raccomando, e mettete pure una bustina di tè in più, che siete pallida come il latte!
Mariuccia si dirige in cucina come fosse a casa sua, accende il bollitore, prende due tazze dalla credenza. Anna resta sulla soglia, impacciata, il sacchetto in mano. Da troppo tempo era sola, unaltra presenza quasi la infastidisce.
Sedetevi, forza ordina Mariuccia. Prendiamo un tè e scambiamo due chiacchiere. So bene comè: il marito è mancato, i figli sono lontani, la vita sembra una nebbia. Mia zia, dopo la morte dello zio Pietro, stava per impazzire dalla solitudine.
Anna si siede. Le focacce profumano davvero. Lei non cucina più da tempo, preparare solo per sé non ha senso. Compra qualcosa già pronto, scalda alla buona, mangia senza fame.
Non pensate male, non voglio impicciarmi Mariuccia versa il tè, si mette tre cucchiaini di zucchero. Sono fatta così, non riesco a restare indifferente. Soffro per tutti. Mio marito mi dice: Mariù, pensi a tutti e a te mai. Pazienza, resto così.
Parla senza sosta, veloce, a gesti larghi, ride. Anna ascolta e sente dentro qualcosa sciogliersi piano. Da quanto tempo non scambiava due parole così, davanti a una tazza di tè? Alessio la chiama una volta la settimana, dialoghi brevi, di circostanza. Come va, mamma? Bene, caro. Hai mangiato? Sì. Ti servono soldi? No, grazie. Un bacio, ci sentiamo. Poi silenzio, ancora per sette giorni.
Sa, Anna, volevo invitarla da tempo Mariuccia si avvicina, gli occhi sono sinceri, quasi familiari. Noi ogni tanto ci troviamo con le altre al Cestino, quel bar allangolo, lo sapete? È piccolo ma accogliente, prendiamo qualcosa, chiacchieriamo. Le piacerebbe venire? Così si svaga un po.
Non so, Mariuccia Non sono molto da bar
Ma su! Deve venire! Passo a prenderla io, così non può tirarsi indietro. Un po di compagnia fa bene alla salute, creda a me. Tutti i mali vengono dalla solitudine.
Anna annuisce, senza saper dire di no. Mariuccia finisce il tè, si alza, osserva la cucina con attenzione.
Che bella casa, davvero! E che servizio! si avvicina alla credenza dove, dietro un vetro, cè un servizio da tè in porcellana bianca, bordata doro sottile. Questo è un pezzo dantiquariato, vero?
Me lo ha regalato Boris risponde Anna piano. Per i trenta anni di matrimonio.
Che meraviglia! Lo tenga caro. Ora scappo, che ho da fare. Mangiate le focacce, non fate complimenti. Domani passo a prenderla, daccordo? Verso le tre.
Va via veloce, come era arrivata. Anna resta in cucina a fissare il sacchetto, le tazze, il segno di rossetto su una di esse. Torna il silenzio, ma è già diverso. Meno vuoto.
***
Così inizia. Mariuccia torna ogni giorno, mattino o sera, sempre con una scusa: le serve il sale, un consiglio, o solo per fare due chiacchiere. Trascina Anna nelle conversazioni, a fare spesa insieme, alle pause caffè al bar Cestino, dove ci sono altre signore, rumorose, sempre a commentare vicini, prezzi, programmi tv.
Allinizio Anna si sente fuori posto. Quelle donne sono diverse, schiette, ridono di cose che a lei non sembravano mai divertenti, usano parole forti. Mariuccia la prende sotto braccio, le siede vicino: Ecco la mia amica Anna, una vera signora, insegnante, e lo dice con un certo orgoglio.
Un po alla volta Anna si abitua. Attende la visita di Mariuccia, si prepara per uscire, sente di rinascere un po. Non è il mondo che aveva prima, quando Boris era in vita, andavano a teatro o ricevevano amici. Quel tempo è passato. Gli amici si sono persi, sono morti. Restano questi incontri al bar, il tè nei bicchieri di plastica, chiacchiere leggere. Ma è meglio che il vuoto.
Anna, quella spilla che avevate laltra volta la posso vedere? chiede un giorno Mariuccia mentre sgranocchia un biscotto Oro Saiwa. Una con lambra, vero?
Sì, era della mamma.
La posso guardare? Mi incantano le cose antiche!
Anna porta la scatolina, estrae la spilla. Mariuccia la tiene tra le mani, la ruota, la mette contro luce.
È favolosa! Potrei mostrarla a mia figlia? Rosa, ve ne ho parlato Alla sua laurea vorrebbe mettere qualcosa di retrò. Gliela faccio vedere, poi la riporto. Giuro!
Anna esita. Quella spilla ha il valore di un ricordo caro. Ma Mariuccia la guarda con gratitudine. È difficile negare.
Va bene dice piano. Ma ci tenga molto, mi raccomando.
Ma certo, come la pupilla degli occhi! Grazie, siete un angelo!
Passa una settimana. La spilla non torna. Quando Anna prova a chiedere, Mariuccia minimizza: Rosa la sta ancora guardando, le piace troppo! Ancora un po e la riporto. Unaltra settimana e ancora nulla. Poi dice che la figlia lha persa ma che la troveranno, invita Anna a non preoccuparsi.
Anna inizia a dormire male, ripensa a quanto accaduto, rimprovera sé stessa per la fiducia data. Ma quando prova a insistere, Mariuccia si offende sinceramente.
Ma mi credete una ladra? esclama. Io, che vi ho tolto dalla solitudine, che vi tengo compagnia ogni giorno? Se non vi fidate, allora basta!
No, non volevo dire questo… trema Anna. Lidea di restare nuovamente sola la terrorizza. Mi perdoni, solo che quella spilla
Capisco! La troviamo, vedrete. Rosa sta cercando dappertutto, non preoccupatevi!
E Anna si sforza di non preoccuparsi. Mariuccia torna a portare le focacce, invita, esce con lei. Però iniziano le richieste.
Anna, mi prestereste qualche euro? Mio figlio ha la febbre, i soldi della paga arrivano tra tre giorni, mi bastano 50, anche 100 euro
Anna presta. Mariuccia ormai è amica, quasi sorella, lunica che si interessa alla sua vita. Cinquanta euro, poi cento. Non tornano indietro, e se Anna timidamente chiede, Mariuccia si offende: Mi credevo fossimo amiche, e voi pensate ai soldi? Le vere amiche non calcolano
***
Alessio chiama di sera. Anna sta per mettersi a dormire, in vestaglia, la tv accesa su un programma di restauro case.
Mamma, ciao, come va?
Tutto bene, tu?
Un sacco di lavoro. Ma senti, magari questa domenica vieni da noi? Marina (la moglie) vuole il tuo minestrone, i bimbi hanno voglia
Non so, Ale Ho già altri impegni.
Quali? domanda sorpreso.
Non sto più solo in casa si offende Anna. Ho unamica, usciamo, andiamo a fare la spesa, in pasticceria. Non sono così sola come credete.
Unamica? cè una nota strana nella voce di Alessio. Chi è?
Mariuccia, del terzo piano. Una brava persona, sempre attenta. Viene qui tutti i giorni.
Ma, mamma la conosci bene?
Certo! Sono quasi due mesi ormai. Se non cera lei mi sarei fatta secca qui dentro.
Alessio tace. Anna lo sente sospirare.
Va bene, limportante è che non sei sola. Però, mamma sta attenta e non fidarti troppo.
Ma che dite! Mariuccia è come una sorella! Non lavete nemmeno conosciuta e già giudicate!
Non giudico, mamma. Solo lasciamo stare. Un bacio, buonanotte.
Chiude. Anna resta col telefono in mano, amareggiata. Nemmeno suo figlio è contento che lei abbia finalmente qualcuno. Meglio stare sola, pensano, così non disturba nessuno. Egoismo, pensa.
Il giorno dopo Mariuccia porta una novità.
Anna, vi ricordate il discorso della vacanza a Montecatini Terme? La mia amica lavora là, ci fa una super offerta! Ho pensato, partiamo insieme in aprile, due settimane tra fanghi e terme! Che ne dite?
Le gambe tremano ad Anna. Lultima vacanza lha fatta con Boris, anni fa. Lidea la spaventa e la tenta.
Deve essere cara
Ma no! Solo 1500 euro a testa, con lo sconto! Io ne ho già messi da parte la metà, anche voi cominciate a risparmiare. Ci divertiamo!
Non lo so, Mariuccia. Ho la minima, solo 900 euro
Ma magari avete i risparmi di una vita! Non è mica un capitale, 1500 euro per la salute. Meglio viaggiare che lasciarli tutti in banca.
Anna riflette. Ha davvero dei risparmi, lasciati da Boris: circa 10.000 euro. Non li ha mai toccati. Ma una vacanza con Mariuccia Perché no?
Daccordo dice. Proviamo.
Mariuccia risplende.
Sapevo che avreste accettato! Domani vi accompagno in banca, vi aiuto a ritirare i soldi, ché con il bancomat vi confondete
Sì, meglio così.
Lindomani, fanno la passeggiata fino alla filiale. Mariuccia la tiene sotto braccio, parla della vacanza, di cosa portare. In banca Anna ritira i 1500 euro e li affida a Mariuccia.
Li do alla mia amica per la caparra, vi porto la ricevuta domani!
La ricevuta non arriva. Prima lamica è in ferie, poi servono altri documenti, poi Mariuccia inventa mille scuse. Anna si preoccupa ancora, ma non osa protestare. Mariuccia resta affettuosa. Solo ogni tanto chiede qualcosaltro.
Anna, potreste prestarmi il servizio di porcellana? Mia figlia si sposa, servirebbe una tavola elegante, promessa che ve lo riporto pulito!
Il servizio, dono di Boris. Anna non riesce neppure a rispondere. È troppo.
Mariuccia, quel servizio mi è caro
Ecco, ci risiamo! Dopo tutto il bene che vi ho fatto, vi pesa un po di ceramica? Se non vi fidate, meglio amici così non esserlo!
No, no, prendetelo. Ma fate attenzione.
Mariuccia sorride.
Tra amiche non ci sono segreti. Giuro.
***
Marina, nuora di Anna, chiama dopo tre settimane. Il tono è agitato.
Mamma, ciao, sono Marina. Alessio ha visto lestratto conto. Avete tolto 1500 euro, è vero?
Da dove lo sa?
Il conto è cointestato. Vi chiedo: come li avete spesi?
Sono soldi miei Anna si irrigidisce. Posso farne ciò che voglio.
Certo, ma… Alessio si preoccupa. Ci parlate tanto di questa Mariuccia, che viene spesso. Speriamo…
Sperate che cosa? Che questa donna mi stia fregando, dite?
No, mamma Solo che capita spesso che certe persone si approfittino della solitudine degli anziani, entrano in confidenza e…
Marina, grazie, ma so ancora ragionare! Mariuccia è lunica che si preoccupa di me, voi richiamate una volta a settimana.
Non è giusto, mamma risponde Marina, addolorata. Abbiamo bambini, mutuo, lavoro Non cè tempo ma…
Se volevate, il tempo lo trovaste. Ora scusate, ho da fare. Buona giornata.
Riaggancia, le mani tremano. Sa di essere stata ingiusta. Sa che Alessio e Marina hanno mille problemi. Ma in quel momento soffre. Le ferisce che dubitino di lei, del suo giudizio, di Mariuccia. Che la trattino come una vecchia incapace.
Quella sera Mariuccia arriva con unaltra proposta.
Anna, ho visto un servizio di piatti in ceramica bellissimo in promozione! Sconto pazzesco, solo 700 euro invece di 1200. Serve per il matrimonio di Rosa, metà la metto io, metà voi, e poi vi restituisco la mia parte.
Ho appena dato via 1500 euro
Dai, Annina! Avete ancora qualcosa da parte, oppure cè la rateizzazione senza interessi. Tutti ormai usano le rate. Domani andiamo insieme a prenderlo, ok?
Anna vorrebbe rifiutare, ma Mariuccia, davanti a lei che esita, insiste, la convince. Vanno nel grande supermercato, dove Anna si sente spaesata, circondata da gente, luci, musica forte. Tutto accade in modo confuso: compila i documenti per lacquisto a rate, firma senza quasi leggere, Mariuccia parla entusiasta.
Alluscita, mentre stanno per andare via, Anna sente una voce conosciuta.
Mamma, siete voi? Che ci fate qui?
Davanti a loro cè Marina, con due sacchetti della spesa.
Buongiorno Mariuccia finge cortesia Siete la nuora della signora Anna?
Esatto. Mamma, possiamo parlare un momento?
Vanno in disparte.
Coshai comprato?
Un servizio di piatti, per la figlia di Mariuccia. A rate, che tanto lei mi dà la sua parte.
Mamma, ascoltami: Alessio si è informato. Mariuccia è conosciuta nel quartiere; ha già ingannato altre persone sole. Prende fiducia, porta via soldi e oggetti, poi sparisce. Sta sfruttando la tua solitudine!
Non è vero! quasi urla Anna. Mariuccia è mia amica, mi vuole bene! Siete solo invidiosi!
Ma quale invidia, mamma! Ha già preso la tua spilla, i soldi per una vacanza che non esiste, il servizio di Boris non ti accorgi?
Riporterà tutto, ha detto
Non riporterà nulla. Lo sai, nel profondo.
Quelle parole colpiscono Anna come uno schiaffo. Perché dentro, lo sa. Che la spilla non tornerà, che la vacanza è una bugia, che il servizio non lo rivedrà mai più. Ammetterlo significa confessare dessere stata ingannata, e che Mariuccia non è unamica, ma una truffatrice. Significa tornare sola.
Vai via, Marina. Non voglio sentire altro.
Mamma
Mi lasci in pace!
Marina la guarda a lungo, con tristezza, pietà e qualcosa che Anna non afferra. Poi se ne va. Anna, tremante, torna da Mariuccia.
Andiamo.
Sul pullman non si scambiano parola. Al loro quartiere, Mariuccia posa la scatola sulla panchina e la guarda.
Quella era tua nuora? Ti ha parlato male di me?
Sì.
E tu ci credi?
No mente Anna.
Mariuccia la prende per mano, la fissa negli occhi.
Non ascoltare nessuno, Anna. Io ci tengo davvero a te. Quello che faccio, lo faccio per amicizia vera. La spilla la trovo, il servizio te lo riporto, alla vacanza ci andiamo. I soldi te li do appena riesco. Mi credi?
Anna vorrebbe tanto crederle. Vuole disperatamente. Perché perdere Mariuccia significa perdere anche lillusione di non essere sola.
Ti credo.
Mariuccia la abbraccia, sapeva di profumo economico e tabacco.
Allora è giusto così, tra vere amiche cè fiducia. Non pensare agli altri.
***
Per due settimane Anna non risponde a telefonate né di Alessio né di Marina. Loro chiamano ogni giorno, a volte più volte, ma lei ignora le chiamate. Si sente tradita, incompresa. Mariuccia continua a venire, ma si fa più sfuggente, dice che è presa dagli impegni della figlia. Promette sempre: domani ti porto questo, domani ti ridò quello.
Anna dorme male. Le torna il mal di testa, la pressione alta. Una volta le gira la testa in cucina, ma non chiama nessuno. La dignità è più forte.
Sabato mattina qualcuno suona. Anna pensa sia Mariuccia e apre. Sono Alessio e Marina, con buste della spesa.
Ciao, mamma appare stanco Alessio, occhi segnati.
Vi avevo detto che sto bene risponde fredda.
Mamma, basta litigare. Abbiamo portato un po di cose. Prepariamo il pranzo insieme, ok?
Vorrebbe mandarli via, ma non ne ha il coraggio. In cucina, Marina cucina il minestrone, Alessio apparecchia, stanno in silenzio delicato, come con un malato. Anna si innervosisce. Alessio la guarda negli occhi.
Mamma, te lha ridata almeno la spilla? E i soldi?
Non ancora, ma promette che lo farà.
Ho chiesto in giro, mamma. È già stata denunciata. Ha imbrogliato altre persone. È una truffatrice.
Non è possibile sussurra Anna, ma la voce è rotta.
Mamma, tu che eri insegnante e madre, non te ne accorgi? Sta usando la tua gentilezza!
È la sola che si sia presa cura di me! Voi venite ogni tanto!
Non è giusto, lavoriamo per mantenere la famiglia. Chiamarti, invitarti, fare la spesa, non basta per essere una brava figlia, no? Invece tu dai tutto a una sconosciuta!
Andate via, non voglio vedervi!
Se ne vanno. Marina piange, Alessio è duro. Anna chiude la porta, si accascia, singhiozza piano. Sa che hanno ragione. Lo ha sempre saputo. Ma riconoscerlo fa troppo male.
Mariuccia non si presenta per tre giorni. Poi un pomeriggio suona allegra.
Anna! Passavo e sono venuta su. Posso entrare?
Mariuccia, il servizio di porcellana
Eh, sapete, Rosa lavandolo ha rotto un paio di pezzi, ma niente paura. Ne compro altri e ve li porto. Ma ora, sentite, mi prestereste 300 euro? Per il vestito di Rosa, poi vi ridò tutto appena arriva lo stipendio.
Anna la guarda. Allimprovviso vede nei suoi occhi solo indifferenza, calcolo. Tutto quel rossetto, il sorriso, gli abbracci, le focacce: una recita per una donna sola.
No.
Come no?
No.
Vi siete fatta mettere idee in testa dai parenti? Vi ho aiutata, Anna! Nessuno vi vuole come vi voglio io!
Basta, Mariuccia. Non vi do più niente. E il mio servizio lo rivoglio.
State male. Siete solo una povera vecchia. Da sola morirete in silenzio!
Anna chiude la porta.
Dallaltra parte Mariuccia urla, poi se ne va sbattendo i passi giù dalle scale. Il silenzio di nuovo. Quello vero.
Anna va in cucina, apre la credenza. Gli scaffali sono vuoti dove stava il servizio. Tira fuori una vecchia tazzina, la stringe tra le mani e piange come non piangeva dal giorno del funerale di Boris.
***
La domenica successiva qualcuno bussa forte. Anna apre. È Mariuccia, con una scatola.
Ecco il tuo servizio glielo lancia ai piedi. Non ti avvicinare più, hai capito? Non chiedere mai più niente.
Se ne va. Anna apre la scatola. Tutto rotto: piatti scheggiati, tazzine spaccate, la teiera col beccuccio rotto. E uno strano odore, di roba andata a male.
Anna tira su ciò che resta di una tazzina, due pezzi. Prova a rimetterla insieme, con le mani che tremano. Poi prende il telefono, chiama Alessio.
Mamma, che succede?
Ale puoi venire?
Arriviamo subito.
Dopo unora, Alessio e Marina sono lì. Vedono la scatola di porcellana, Anna in lacrime. Marina la abbraccia. Anna piange, stavolta non per vergogna, ma perché non è più sola.
Perdonatemi
Va bene, mamma. Limportante è che tu abbia capito. Faremo denuncia.
Non importa risponde Anna. Che si prenda tutto. Non mi serve.
Marina osserva la tazzina.
Si può aggiustare sussurra. Resterà una crepa, ma terrà insieme.
Sì annuisce Anna. Forse.
Rimangono insieme fino a sera. Cucina il minestrone, mangiano tra chiacchiere leggere. Anna sente piano tornare la vita. Dolorosa e breve, ma vera. Sono qui.
Alla fine, Anna trova la forza di prendere la colla, tenta di riattaccare la tazzina. Non è perfetta, resterà segnata per sempre. Ma è tutta sua.
Il telefono squilla. Alessio:
Tutto bene, mamma? Domani vengo con i bambini. Prepariamo il minestrone insieme. Daccordo?
Anna osserva la tazza col suo segno storto, la crepa che non sparirà mai. Anche lei, ormai, è così. Ma è ancora lì.
Va bene, a domani risponde piano. Ti aspetto.







