Sarò sempre accanto a te

Sarò sempre con te

Ti prego, non ricominciare! Ne abbiamo già parlato mille volte! Perché devi tornare sempre su questo argomento? Lucia, stanca, agitò la mano e tornò a girare il sugo sui fornelli.

Quella giornata era cominciata proprio male. Allalba, alle cinque in punto, suo figlio Lorenzo si presentò accanto al suo letto, la toccò sulla spalla e sussurrò con voce rauca:

Mamma! Ho mal di gola!

Lucia, ancora piena di sonno, gli sfiorò la fronte con le labbra e allimprovviso il torpore sparì.

Mmm Sì, hai la febbre, tesoro. Dai, vieni qui! Lucia prese in braccio Lorenzo e lasciò la camera richiudendo con cura la porta. Non aveva alcuna voglia di sentire poi da Michele che non aveva dormito per colpa loro.

Misurò la temperatura al bambino, poi gli diede la tachipirina e lo rimise a letto. Guardando lorologio, decise che ormai andare a dormire non aveva senso: meglio aspettare che aprisse l’ambulatorio e chiamare subito il pediatra. Dopo essersi assicurata che Lorenzo dormisse, Lucia andò in cucina, si preparò un caffè e si avvicinò alla finestra.

Quel gennaio a Bologna era particolarmente nevoso. Il cortile era coperto da una soffice coltre bianca, intonsa se non per alcune tracce di chi era uscito di buon mattino per andare a lavorare. Allimprovviso qualcosa attirò la sua attenzione: il gatto della vicina, zia Caterina, saltava da un cumulo di neve allaltro, scomparendo e riemergendo come un diavoletto. E pensare che usciva anche con quel freddo! Ma Attilio, così si chiamava, non sembrava affatto disturbato. Era un micio troppo orgoglioso per fare i bisogni in casa, costringendo la sua padrona a lasciarlo uscire a qualsiasi ora. E se la porta rimaneva chiusa troppo a lungo, i suoi miagolii svegliavano mezzo palazzo! Ma almeno era un gatto onesto: mai una sorpresa fuori posto.

Solo il giorno prima Lucia era scesa a prendere Lorenzo dallasilo e aveva beccato Attilio che, dirigendosi verso il portone, protestava rumoroso. Zia Caterina le aveva sorriso dalla porta:

Guarda questo! Ormai sembra lui il padrone! Sta a vedere chi comanda in casa mia E buongiorno, Lucietta! Che tipetto, eh?

Buongiorno, zia Caterina! Davvero, avete un vero maschio di carattere

Ah, non lamentiamoci, è il destino di casa nostra allevare uomini di polso aveva commentato ridendo Caterina.

Lucia le aveva sorriso, senza aggiungere altro. Il figlio di Caterina, Matteo, era davvero un tipo serio, ma anche intelligente e spiritoso. Peccato che pochi lo notassero. Ai più sembrava solo un ragazzino timido e un po occhialuto, non proprio atleta, e le ragazze quasi non lo guardavano. Ma Lucia era cresciuta con lui, erano amici da sempre. Dopo la morte della madre di Lucia, lui le era rimasto vicino come nessuno.

Lucia aveva perso la mamma, Irene, da piccola. Laveva investita unauto sulle strisce, una di quelle tragedie assurde che ti segnano per sempre. Quello che la traumatizzò di più fu proprio che sua madre stesse attraversando correttamente, convinta come aveva sempre insegnato a Lucia, che rispettare le regole ti protegge. Avevano dieci anni, lei e Matteo. Lucia, che non aveva mai provato la perdita, si chiuse nel suo dolore; smise del tutto di parlare, cercando solo angoli dove restare sola e piangere. Il papà si preoccupò e la portò dalla psicologa, che subito gli disse che lo shock le stava creando problemi di salute e che bisognava agire.

Fu proprio Matteo ad aiutarla davvero. Lui il padre lo aveva perso due anni prima della mamma di Lucia; forse per questo la capiva meglio degli adulti. Per un po quasi si trasferì da lei: Caterina non aveva nulla in contrario, anzi. I vicini e Caterina facevano quello che potevano, portando cibo e affetto. Mai una volta Caterina sgridò il figlio per il fatto che passava tutte le sue giornate con Lucia, aiutandola con i compiti, leggendole libri, cercando di convincerla a giocare, accompagnandola alle lezioni di danza e ginnastica che la mamma aveva scelto per lei. Pian piano, lattenzione e la dedizione di quel bambino riuscirono a smuovere la corazza che Lucia si era costruita. Quando poi trovarono per strada un gattino abbandonato e lo portarono da Caterina, Lucia chiese per la prima volta, dopo la tragedia, un po di latte. Caterina versò il latte e, sottovoce, sussurrò:

Grazie, Madre Santa, è tornata a parlare

Il gattino restò da Matteo, perché il padre di Lucia, Paolo, era allergico.

Da allora, Matteo continuò a starle vicino. Lucia si era così abituata alla sua presenza che pensava fosse naturale, parte di sé. Entrambi figli unici, avevano trovato in quellamicizia il sostegno, la complicità e la fratellanza che la vita aveva negato loro. Bastava uno sguardo e si capivano al volo. Lucia iniziava una frase, Matteo la finiva. Gli adulti trovavano tutto questo molto strano, ma nessuno osava interferire: era troppo evidente quanto si sostenessero a vicenda.

Fu solo alle superiori che le cose si complicarono. Lucia era diventata bellissima, intelligente e molto corteggiata. Matteo osservava tutto in silenzio, ma sperava che Lucia non prendesse nulla sul serio. Finché non arrivò Michele. Si erano conosciuti una sera, Lucia era scivolata sulle scale della palestra dove faceva ginnastica.

Sta bene, signorina? Si è fatta male? le chiese un ragazzo alto, bello. Le tese una mano per aiutarla a rialzarsi. Queste scale sono una trappola! Niente di rotto?

Lucia lo guardò, incredula: lei, che diceva di non credere nei colpi di fulmine, sentì il cuore in subbuglio.

Mi sa che sono nei guai, Matteo Davvero nei guai! Lui è

Cosa? Matteo si rabbuiò, ma Lucia non ci fece caso, presa comera dai pensieri.

Non saprei spiegartelo. È semplicemente perfetto! Dovresti essere felice per la tua migliore amica!

Certo che sono felice disse Matteo con una smorfia, e poi, scusandosi, si defilò.

Lucia non ci diede peso. Con Michele stette fidanzata più di tre anni, poi decisero di sposarsi. Lo dissero alle famiglie e presentarono la richiesta in Comune.

Peccato che devo scegliere una damigella. Perché non può esserci “il migliore amico della sposa”? Lucia volteggiava davanti allo specchio, provando labito che la sarta stava sistemando.

Matteo, che era lì con lei, osservava in silenzio. Si era ormai abituato a stare in secondo piano, anche se la sarta ci tenne a sottolineare, con un sorriso malizioso:

Il futuro sposo non dovrebbe vedere la sposa in abito! Porta sfortuna!

Non è lo sposo, è il mio migliore amico! scoppiò a ridere Lucia.

Eh Amico interessante borbottò la sarta.

Amici e basta. aggiunse Matteo. Forza, Lucia, dopo dobbiamo ancora scegliere la torta!

Sì, un attimo! salutò Lucia, volando nel camerino.

Ripensando a quei tempi e ai primi anni del loro matrimonio, Lucia si chiedeva come avesse fatto a non vedere certi lati di Michele, così evidenti col senno di poi. Cresciuta con un amico devoto, pensava che sarebbe stata sempre la principessa da proteggere, capita e coccolata. Si sbagliava. La vita non è una favola e i “principi” sono di tanti tipi.

I primi segnali arrivarono dopo sei mesi di matrimonio, quando Lucia si ammalò. Uninfluenza che ignorò troppo a lungo la fece finire in ospedale. Quando il medico suggerì esami costosi in privato, Michele andò su tutte le furie.

Ma siete matti? Abbiamo messo quei soldi da parte per le vacanze! Sei giovane, non hai nulla! Questi medici vogliono solo fregarti

Lucia guardò il marito, incredula.

Parli sul serio?

Ovviamente sì!

Lei sentì il solito nodo in gola.

Per te conta più la vacanza della mia salute?

Vedrai che ti passa. Appena saremo al sole ti sentirai meglio! Sono solo nervi

Così lesame glielo pagò il padre, in silenzio. Il recupero fu lungo e, alla fine, alcuni problemi al cuore rimasero. Quando scoprì di essere incinta, la misero subito tra i casi a rischio.

Non mi fraintenda: rifletta bene. È una grande sfida per il corpo. la avvisò la ginecologa. Non so come andrà

Non cè nulla da pensare, voglio questo bambino!

Così fu: passarono tre mesi in ospedale, e Lorenzo nacque sano. Solo il padre di Lucia e Matteo sapevano davvero quanto le fosse costato. Michele, appena saputo della nascita, festeggiò sparendo per giorni, spegnendo il telefono. Lucia poteva solo piangere. Il padre si presentò allospedale e la rassicurò:

Va tutto bene, lascia perdere. Tu ora riposa, pensa a Lorenzo.

Lucia capì, in quel momento, che non era una fiaba, che la principessa non era lei. Rimase col marito solo per amore del bambino.

Michele cambiò con il figlio: lo guardava incantato, aiutava di notte, lo portava ai giardini. Eppure, talvolta si infastidiva se Lorenzo piangeva troppo e disturbava; bastava poco poi, e tornava il padre migliore del mondo. Era una situazione strana, e col tempo Lucia notava che nel loro rapporto non cera quasi più dialogo: vivevano ognuno nella propria routine, come due linee parallele.

Quando Lorenzo era piccolo si ammalava spesso, e Lucia non aveva tempo di riflettere troppo. Faceva tutto da sola, chiedendo il meno possibile a Michele: lui a volte era presente, altre spariva o si arrabbiava. Suo padre le insegnò a guidare e le comprò una Fiat usata, così poteva portare Lorenzo dal pediatra senza dipendere da Michele. Vivevano nella casa ereditata dal padre, che si era ormai trasferito nella casa di campagna, lontano dal rumore.

Il padre aveva capito tutto, ma non si intrometteva. Una volta, dopo un brutto periodo in cui Lucia era sfinita per la febbre del figlio, lui si sedette vicino a lei e le disse:

Lucietta, non ti dò consigli, né ti faccio domande. Voglio solo che tu sappia che non sei sola.

Grazie, papà. Lo so Solo che non sono pronta a parlarne. Per ora Michele è mio marito. Tutto qui.

Lui annuì e labbracciò.

Durante tutte quelle fatiche cera sempre stato Matteo, pronto a procurare medicine, ad accompagnarli dai medici, a portare lauto dal meccanico se serviva. Lucia sapeva che a volte esagerava nel chiedergli aiuto, ma era lunico di cui si fidasse ciecamente.

Anche quella mattina, mentre guardava il cortile innevato, pensava che proprio oggi Matteo sarebbe tornato dalla trasferta. Forse poteva chiedergli un passaggio dal dottore, visto che la sua Fiat era di nuovo bloccata. I soldi erano pochi: Michele sosteneva di investire tutto nellattività e con lo stipendio di Lucia si pagavano solo le spese essenziali. Per fortuna vivevano nella casa del padre; lui ormai preferiva la pace della campagna.

Lucia controllò lora e chiamò lambulatorio. Ebbe fortuna: il pediatra cera, la visita fu fissata.

Lasciò il telefono, iniziò a preparare la colazione, quando entrò Michele assonnato.

Cosè tutto questo trambusto?

Lorenzo ha la febbre, rispose Lucia a bassa voce.

E quindi dovevi far casino tutta la notte? Lascia perdere, tanto sono stanco. Vado in doccia, sbrigati con la colazione che ho molto da fare.

Lucia si mise ad apparecchiare. Preparò le frittelle di ricotta per Lorenzo, che da malato voleva sempre qualcosa di “coccoloso”. Sapeva che anche Michele le apprezzava; almeno avrebbe mangiato di gusto.

Hai parlato con tuo padre?

No.

E cosa aspetti?

Te lho già detto: non intendo chiedergli di intestare la casa a noi.

Il tuo orgoglio incomincia a irritarmi. Pago anche io per questa casa, eppure qui non conto nulla. Ogni volta vi serve qualcosa, soldi per te, soldi per Lorenzo. Lavoro fino a tardi, ferie non ne vedo da una vita

Michele continuò ancora, ma Lucia non ascoltava più. Sentì, dentro di sé, qualcosa rompersi: quel sottile legame che li aveva tenuti uniti si era spezzato. Si ricordò di tutti i momenti belli: i primi incontri, il matrimonio felice, la nascita di Lorenzo Si girò e guardò Michele.

Ora parlo io. Ascoltami: oggi fai le valigie e vai via. Divorziamo, Michele. Non voglio più vivere così. E nemmeno tu, a essere sinceri, vero? Non parliamo dei soldi, non ora e nemmeno dopo. Dobbiamo pensare a Lorenzo, a continuare a essere entrambi suoi genitori, anche se non viviamo insieme.

Lui rimase zitto, poi si alzò infastidito.

Hai finito? Pensa bene a quello che dici, avrai tempo fino a stasera. Poi spero che rinsavisca.

Non hai capito. Ho già deciso, Michele. Mi conosci. Lo sai bene.

Sei fuori Chi pensi ti vorrà, tu, con un figlio? Vediamo se cambi idea. Sarò da mia madre.

Lucia non rispose. Lui uscì e lei si lasciò andare a un pianto incontenibile. Ma quando sentì il rumore dei piedini di Lorenzo, si ricompose subito e preparò il suo piattino.

Buongiorno, campione! La colazione è pronta?

Non ho molta fame, mamma. Ora mi fa male anche la testa

Dici che i pancake possono aiutare la testa?

Sì! Ma solo con la marmellata, però.

Ovviamente!

Dopo la visita, Lucia si preparò per andare in farmacia, quando sentì bussare. Nessuno suonava mai il campanello così, tranne Matteo: era sempre stato il loro modo in codice.

Ciao!

Ciao! Come state, voi due? domandò Matteo, reggendo una scatola con una macchinina. Lucia, notò, non ricordava nemmeno lultima volta che Michele aveva portato un regalo per il figlio; per ogni occasione era sempre lei a pensarci. Matteo invece non si era mai presentato senza un piccolo pensiero.

Lorenzo è malato di nuovo. Mi tieni un attimo il bambino? Corro in farmacia.

O vuoi che ci vada io? Hai la lista?

Lucia la estrasse dalla borsa e gliela porse.

Non aveva fatto in tempo a chiudere la porta che squillò il telefono.

Pronto, Lucia Martini?

Sì?

Chiamo dallOspedale Maggiore. Ci è stato appena portato suo padre.

Cosa è successo? il cuore di Lucia prese a batterle fortissimo.

Infarto. È grave, per adesso.

Arrivo subito.

Lucia si trovò di colpo in confusione, non sapendo da che parte girarsi. Suo padre non aveva mai avuto problemi al cuore; in quellistante si rese conto di quanto basta poco per perdere tutto.

Chiamò Michele, lunico numero che le venne in mente.

Michele è papà… in ospedale, infarto

E quindi? Che vuoi da me adesso? Mi hai appena detto che vuoi il divorzio, no?

Lucia abbassò il telefono senza rispondere.

Matteo, entrato poco dopo, la trovò lì, con il cappotto già indossato.

Che succede?

Papà Lhanno portato in ospedale. Infarto.

Lui non fece domande. Corse a chiamare la madre, che rimase con Lorenzo, e portò Lucia in ospedale.

Aspettarono ore, e solo verso sera si fece vivo un medico.

Abbiamo trasferito suo padre in reparto. Ora è fuori pericolo, ma servirà molta riabilitazione. Torni domani, potrà vederlo negli orari di visita.

Lucia abbracciò forte Matteo, finalmente riuscì a piangere tutte le lacrime che aveva trattenuto.

Seduta accanto a lui capì che non era sola. Anche una vita difficile può cambiare, se scegli chi resta, chi ti sostiene in silenzio, chi non pretende niente in cambio. Ciò che hai passato ti insegna che lunico vero tesoro è lamicizia sincera, quella che ti tiene la mano anche nei momenti bui. E che, a volte, la speranza ritorna nei gesti semplici di chi ti dice: Sarò sempre con te.

Rate article
Add a comment

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!:

seven − four =