Il Cacciatore di Sogni

Acchiappasogni

Ancora?! Sima, Simona! Sveglia! Sennò sveglia i piccoli! Tienila! Elena scese dal letto scrollando la sorella per una spalla. Ma quando si calmerà…

Sonia si agitava nel sonno e il suo lamento, lungo e malinconico, sembrava riempire la stanza, portando via lanima e costringendo a voltarsi spaventati.

Sembra la scena di un brutto film dellorrore! Simona si tolse la coperta, occhi ancora chiusi, e trascinò i piedi fino al letto di Sonia.

Gettandole addosso il proprio plaid, le si sdraiò accanto, stringendola, e iniziò a cantare piano una ninna nanna:

Ninna nanna ninna oh, questo bimbo a chi lo do…

Basta, Len! Che ninna nanna, Sonia sembra febbricitante! Chiama la mamma!

Elena, incerta accanto al letto, sospirò e se ne andò nella camera dei genitori. Cosa poteva fare? Per mamma, Sonia era come una bambina, identica agli altri, e lavrebbero rimproverata di certo se nascondevano qualcosa.

In camera regnava il silenzio. Elena si chinò sul lettino di Sergio, addossato al matrimoniale, e accarezzò la madre, Oxana.

Mamma…

Gli occhi, nocciola come i miei, si spalancarono subito come se non dormisse affatto, e la sua mano calda afferrò le dita di Elena.

Che cè, tesoro?

Sonia non sta bene! Ha la febbre, credo. Scotta!

Sergio piagnucolò piano e Oxana iniziò subito a cantare, come Simona poco fa:

Ninna nanna, ninna oh…

Le sue dita guidarono quelle di Elena sul fianco del piccolo fratello.

Culla lui, intanto che non si sveglia. Arrivo subito…

Senza battere ciglio al mal di schiena di ieri, rimasto dalla caduta dalla scala durante le pulizie, Oxana si tirò su e, in punta di piedi, camminò fino alla stanza delle bambine nella penombra calda della casa addormentata.

Quella casa era il suo orgoglio. Quante volte aveva sentito dire che costruirla era follia per lei e Alessio… Che con meno fatica avrebbero vissuto meglio in un appartamento.

I parenti si scrollavano di dosso il pensiero, lanciando battute dure come pietre:

Ma cosa ve ne fate di questa reggia? Non avete figli!

Il cuore di Oxana si stringeva dal dolore e sentiva la testa abbassarsi come piegata da chi è insensibile al tormento degli altri. Non potevi diventare madre? Non era destino? Allora niente testa alta! Non meriti di guardare avanti! Ne esistono di migliori!

Quante volte Alessio, trovandola sconfortata dopo lennesima conversazione senza senso con la madre o le zie, l’avvolgeva tra le braccia, meravigliandosi di quanto perfettamente la sua guancia trovasse la fossetta tra il collo di lui. Sembravano fusi insieme, sentendo non solo il calore, ma anche i pensieri più intimi uno dellaltra. Come se non potessero provare nulla senza che anche laltro lo percepisse.

Basta, lasciarli perdere! Non sanno niente!

Ma che devono sapere, Alessio? Hanno ragione! Figli non ce ne saranno…

Vedremo! Alessio stringeva i denti per la rabbia verso chi aveva osato ferire la sua metà e giurava che avrebbe fatto di tutto per esaudire il sogno della moglie.

Sembrava che tutto si potesse fare, se solo si avevano i soldi e si viveva a due passi dalla capitale. Prima una clinica, poi unaltra, poi la terza… tutte le risposte erano uguali. I medici allargavano le braccia:

I miracoli non li facciamo…

Oxana abbassava lo sguardo ancora di più, ormai anche davanti al marito, senza il coraggio di confessare cosa da tempo aveva scelto di non dire. Solo quando lui parlò di costruire una casa trovò la forza.

Non con me, Alessio… Ti amo e lo sai, ma se non posso darti un figlio, allora… Voglio il divorzio.

Sognatelo! Alessio, arrabbiato, piazzò di colpo la tazzina di tè bollente sul tavolo e saltò per la cucina stringendosi il lobo dellorecchio ustionato. Oxana, piantala! Sarà che io sono un tipo schietto, so anche come dirtelo: a tua madre non piacerà mai! Le starà stretto un genero come me, senza tatto, che non trova le parole, solo gesti e toni forti! Ma chi te lha detto che di una donna come te io mi possa privare? Scusami tanto! Avrei detto più, ma so che offendere sei tu la regina!

Io!? Oxana alzò lo sguardo sorpresa, dimenticando di voler piangere.

E chi se no?! Ma si può dire? Sei tu di cui ho bisogno! I figli… Se ci saranno, bene; se non arriveranno… Significa che era scritto così. Non è dato a tutti essere genitori…

Oxana, dopo quel confronto, certo non si tranquillizzò. Chissà che penserà in futuro quando sarà più maturo. Ma Alessio era irremovibile. Aveva atteso troppo per rinunciare alla felicità trovata.

Per Oxana era il secondo matrimonio.

La prima volta si era sposata a diciannove anni e lo aveva fatto solo per lasciare casa, inseguendo libertà da quelleterno controllo e dai rimproveri continui della madre.

Il rapporto con la madre era molto difficile. Lidia, a volte, la amava senza limiti, raccontando in giro quanto fosse meravigliosa la sua unica figlia, a volte invece sembrava battuta da qualche demone interiore e dimenticava totalmente quanto la definisse il suo orgoglio poco prima.

Come ho potuto avere una figlia così incomprensibile?! Oxana! A volte ti vedo e sei un genio; a volte… cosa ti passa per la testa?!

Se Oxana avesse saputo dare risposta, lavrebbe fatto. Ma restava lì, lo sguardo basso, schiacciata dalla disapprovazione, chiedendosi dentro come si possa amare chi urla contro di te…

Chiedeteglielo: Oxana ama sua madre? Certo! risponderebbe senza esitare. Si può non amare la mamma? Ma crescendo, aveva cominciato a capire. Un titolo accademico, un buon lavoro, tanti amici… non fanno di te una persona calda e affettuosa. Sua madre sapeva fare colpo sugli altri e attirerava la gente, capendo sempre al volo chi aveva davanti. Ma con la figlia, nulla.

Mamma, perché non mi vuoi bene? la fatidica domanda le era sfuggita una settimana prima del matrimonio, quando Lidia, vedendo labito da sposa, aveva storto il naso: da dove hai preso quella straccetta?

Oxana, che quellabito lo aveva cercato per un mese ed era convinta che uno stile sobrio sarebbe stato approvato, rimase ammutolita, poi non riuscì a trattenersi.

Mamma! Dai, rispondimi! Sono la tua unica figlia, con papà stavate bene, così sembrava. Cosho che non va?! Perché sei così dura con me?

Non dire sciocchezze!

Quali sciocchezze… Qualunque cosa faccia, non va mai bene…

Fai bene una volta! Vedrai che tutto fila liscio! Oxana, piantala! Sii adulta, sposati, ma non pretendere che io approvi! Quella è la tua scelta, quindi non venirmi poi a dire che non ti avevo avvisata! Vorresti una madre che ti dicesse sempre bravo? No, grazie! Essere madre vuol dire anche rimproverare, ogni tanto.

Ogni tanto…

Basta! Quando avrai figli capirai!

Capirò cosa, mamma?!

Quanto è difficile amare un figlio! Quanto è difficile fargli capire che ti sta a cuore! Ho fatto poco per te?!

Non si tratta di questo!

E allora di cosa?! Tuo padre pensava solo ai suoi affari, ti ho cresciuta io! Per lui le figlie erano solo responsabilità della madre! Se fosse stato un maschio…

Fu allora che Oxana capì perché quellarmonia non era mai esistita. Parlando con le zie, si rese conto che i suoi genitori volevano un erede, e la sua nascita era stata quasi un fastidio.

Siamo nel Medioevo! camminava nel parco autunnale cercando di razionalizzare. Un maschio va bene, una femmina no! Sciocchezze… Quando avrò figli io, non farò mai distinzioni. Non voglio! Ascolta? Devi aiutarmi… insegnami come si fa…

Le nozze furono sfarzose senza senso. Oxana quasi non respirava nel bustino stretto dellabito scelto da sua madre, che la stringeva forte a ogni foto, piena di elogi.

Che bello, vero figlia? Siete una bella coppia! Sei felice?

Oxana non poteva rispondere sinceramente. Cercava lamica per farsi allentare il bustino e, non trovandola, non osava lamentarsi con la madre. Lennesima critica sul suo sbaglio? No, grazie! Non voleva rovinarsi il giorno più felice della vita.

Quel matrimonio lampo durò un anno e mezzo. Allannuncio dellaborto spontaneo, il marito di Oxana preparò la valigia e se ne andò, senza neanche attendere le sue dimissioni dallospedale.

Lappartamento, comprato dai suoi genitori prima delle nozze, si svuotò. Lidia, venuta a prenderla, chiacchierava, guidando sicura nella notte.

Lo affittiamo, tesoro! Torni da noi! Basta scherzi, ora si fa sul serio! Finisci gli studi e poi vediamo insieme chi sarà un marito giusto per te. Non si lasciano certe decisioni a una ragazzina. Hai sbagliato e pagherai il prezzo.

Oxana rimase zitta. Non litighò, ma la sera entrò nello studio di suo padre.

Papà, se mi vuoi bene, lasciami vivere da sola. Non ce la faccio a stare da voi ora.

Perché?

Fa troppo male…

Stranamente, il padre finalmente la capì. Decise di mantenere economicamente la figlia, ordinando alla moglie di non intromettersi.

È deciso.

Lidia che normalmente non sopportava repliche, tacque. Sollevò la questione solo quando, mesi dopo, Oxana trovò un impiego part time e rifiutò laiuto economico.

Lasciagli la busta paga. Cosa pensi che guadagni? Se non li vuole, metti i soldi da parte. Quando serviranno, li troverà. Così dormo più tranquilla.

Oxana si laureò, venne promossa: la carriera filava. Ma la vita sentimentale era rimasta al palo. La bellezza non era tutto; mancava la scintilla che accende linteresse. Come brace quasi spenta: tiepida, ma poca luce.

Le ragioni cerano. Le complicazioni dopo il parto precoce lasciarono il segno, e Oxana sentì dai medici che essere madre, probabilmente, non sarebbe stato più possibile.

Quella notizia la piegò. Continuava per inerzia, ma la vita la abbandonava, e tutti intorno se ne accorsero.

Cosa succede alla ragazza, Lidia? la sorella maggiore di sua madre prese in mano la situazione.

Cosa dovrebbe succedere?

Guardala bene! Sembra una statua… Nei suoi occhi non cè vita! Bisogna fare qualcosa!

Nel frattempo, parenti e zie organizzarono cene e ritrovi in villa, con giovani promettenti invitati per farle conoscere altri ragazzi.

Proprio a una di quelle serate conobbe Alessio.

Non era tra gli ospiti, non aveva rango. Era il tassista che aveva portato una delle zie alla villa. Rimase stupito quando una ragazza, bella come la neve a Natale, in cappotto bianco aprì la portiera impantanata sulla stradina e ordinò:

In città!

Perché perse la pazienza proprio quel giorno? Forse, troppi pranzi di famiglia, con i bambini messi sullo sgabello a declamare poesie per ladorata mamma. Tutti in famiglia dovevano farlo almeno una volta. Oxana guardava i piccoli arrossire, sognando solo di prenderli e scappare via da quel teatro borghese, tutto forma e niente anima.

Alessio, quel giorno, non fece domande. La portò in città, sorrise appena lei si accorse di non avere il portafoglio.

Oh…

Manca qualcosa? Niente soldi?

Già… Ho la borsa alla villa… Ho solo le chiavi…

Tranquilla! Fammi un sorriso e siamo a posto.

Oxana, contrariata, rispose:

Aspetta qui, recupero i soldi.

Ma Alessio non la aspettava. Quando scese con le banconote, la macchina già non cera più. Rimase dietro larco del cortile, chiedendosi che incontro era stato quello che il destino le aveva regalato.

La fuga non passò inosservata. La madre inscenò un dramma, accusandola di disprezzare la famiglia. Il padre, a sorpresa, le disse solo: Almeno, la prossima volta, avvisa qualcuno quando esci.

Alessio si fece vedere la mattina dopo sotto casa. Oxana, di fretta per andare al lavoro, non si stupì di vedere lauto bianca.

Sali!

Il ragazzo era tranquillo, sicuro, un po buffo, visto che, su tacchi alti, Oxana era quasi una testa più alta di lui.

Un minuto!

Tornò indietro cambiando le scarpe; Alessio rise vedendo gli stivaletti bassi.

Vieni davanti! Così si parla meglio.

Fu così che iniziarono a frequentarsi.

Oxana era cauta, sospettosa delle proprie emozioni. Lei, figlia di un professore universitario e di un imprenditore, e quel tassista! Troppo diverso per la famiglia. Ma sentiva una luce dentro di lui che scaldava, e decise: avrebbero avuto una relazione poco importava cosa dicesse la madre…

E la madre si fece sentire! Con violenza:

Ti maledico! Hai capito? Ti tolgo tutto e ti maledico! Dio, ascoltami! Oxana, sei pazza? Quello non fa per te!

La famiglia tremò alle urla di Lidia. Ma Oxana aveva deciso: per la prima volta sapeva ciò che voleva.

Raccontò ad Alessio dei suoi problemi prima ancora del matrimonio.

Che ne pensi? chiedeva, giocando con un pupazzetto che lui le aveva regalato. Non avremo mai figli… Lo capisci?

E allora? Si sposano solo per avere figli? Io ti amo, Oxana. Non importa se non avremo una squadra di ragazzini.

Ma adesso lo dici…

E anche domani! Mio padre mi ha cresciuto da uomo: luomo mantiene la parola. Capito?

Si sposarono in comune, e la festa, semplice, la fecero nel paese dei genitori di Alessio. I genitori di Oxana rifiutarono di venire. Il padre però, a fine giornata, comparve per un breve augurio. Sapeva che la madre non glielo avrebbe perdonato. Il divano di casa sua avrebbe scricchiolato a lungo quella notte.

Con i genitori di Alessio, invece, Oxana trovò col tempo grande accoglienza.

Magrolina… la suocera scuoteva il capo. Alessio, devi sfamarla! Se non cucina, ti ho insegnato tutto. Muoviti! Perché sei così seria? Su col morale, Oxana! La vita è breve, non sprecarla in malinconie! Vieni con me, oggi si fa la marmellata. Con gli uomini non ci si può fidare: metà delle fragole sparite, lo scorso anno le hanno mangiate tutti!

Mamma! Alessio rideva, vedendo Oxana impacciata.

Non fare lo spiritoso! Vieni con me!

Seduta nella cucina nuova, davanti al tavolo coperto da una semplice cerata, Oxana si rese conto di sentirsi bene in quella casa.

Le piacevano quella casa, tanto calda, Alessio e la sua famiglia, sincera e accogliente, non come la propria, sempre attenta alle apparenze. Alla suocera bastò poco per aprirsi totalmente.

Saputo dei problemi di Oxana, la suocera, Tiziana, le strinse la testa sul suo abbondante petto.

Oh, piccolina! Peccato… Ma grazie!

Per cosa?! Oxana quasi si mise a piangere.

Per aver detto la verità. Altrimenti non mi avresti parlato così apertamente. E poi… niente è impossibile a Dio! La felicità arriverà anche da te, vedrai!

Ma nemmeno casa abbiamo…

Ci sarà anche quella! Alessio è quello giusto! Limportante, in una famiglia, è la donna! Gli uomini non capiscono, ma chi indirizza davvero siamo noi, come una buona moglie allo sterzo della macchina, no?

Con il tempo, Oxana imparò ad avere fiducia nella suocera, che viveva con semplicità ciò che la vita le dava. I problemi, le gioie, tutto.

Fu proprio lei, venendo a sapere che Oxana aveva pensato al divorzio, a proporre una soluzione:

Se i vostri non arrivano, perché non adottate? Io stessa sono stata adottata, e per me mamma e papà erano tutto.

Davvero siete adottiva? Oxana restò a bocca aperta.

Beh sì! Perché? Una bambina adottata sarebbe diversa?

Non saprei… questione di eredità, i geni…

Roba da gente troppo acculturata. Io ho avuto genitori splendidi, e quelli naturali chi li conosce? Meglio chi ti ha scelto per amore.

Quelle parole furono il vero seme della svolta.

La casa cresceva in fretta: Alessio, ultimati gli studi, lanciata la sua azienda di trasporti, costruiva insieme a Oxana e al suocero. Oxana, avvocato, si divideva tra clienti e prassi, e pianificava lallargamento della famiglia.

Avevano completato il corso per affidatari e appena ricevuto una chiamata, fu la madre di Alessio a telefonare in preda allemozione.

Tiziana, non capisco nulla! Piano, per favore!

Oxana, cucinando una torta secondo la ricetta della suocera, con il telefono in viva voce, cercava di seguire.

Oxana! Non interrompere! Ci sono dei bimbi! Una nostra vicina versava nei guai, i servizi sociali hanno preso i suoi figli. Io li conosco, come le mie galline! Le più grandi sono adorabili! Vi chiedo di pensarci. Sono tre… sì, tanti, lo so. Ma ne vale la pena!

Mamma, calmati! Alessio intervenne e fece cenno ad Oxana che già si infilava le scarpe. Prendi i calmanti, ti raggiungiamo subito!

Così, quasi senza capire del tutto cosa succedesse, Oxana diventò madre di tre figli in un momento.

La sette anni Simona e la sei anni Elena si adattarono in fretta.

Non avere paura dissero ad Oxana, vediamo che sei buona.

Il piccolo Sandro, di due anni, si affezionò ben presto, seguendola ovunque: tortino, altalena, in braccio, quel che proponeva andava bene. Il legame era evidente per tutti, eccetto che per i parenti.

Che pazzia! Oxana! Tre figli e che lignaggio! protestò Lidia. Ma come ve li hanno dati?!

Mamma, faccio lavvocato…

Anche troppo bene! Oxana!

Cosa?! Perse la pazienza: Ho sempre seguito la tua voce, ma ora scelgo io!

Davvero! Prima Alessio, ora questi… sempre delle scelte!

Non ascoltò oltre. Rigettò la chiamata senza rimpianti. Forse fu in quellistante che Oxana capì di essere diventata davvero adulta.

Anno dopo anno, i figli crescevano, impegnando Oxana completamente. Lavorava da casa, limitandosi al minimo nellintermediazione di vendite immobiliari, tutta dedita al suo nuovo ruolo.

Scoprì di essere incinta quasi per caso. Dava la colpa alla stanchezza, finché Alessio, trovandola pallida in bagno, ordinò:

Si va dal dottore!

Dove?

In clinica! Così no, non va.

Tiziana, in visita, le sfiorò la guancia mentre cuoceva litri di crêpes:

Fatti vedere, che sei verde come un pomodoro acerbo! Anche se so già cosa hai…

Cosa?

Non mi crederesti. Facciamo dire al medico!

Quando il ginecologo sorrise, Oxana si commosse.

Non è possibile! Siete sicuri?

Guardi qua… e le mostrò lo schermo dellecografia. Vede? Ecco il vostro tesoro. Chiamo il marito?

Sì…

Oxana singhiozzava davanti a quella sagoma bianca nera, qualcosa che aveva tanto desiderato e che aveva smesso di aspettare.

Sergio nacque in inverno, portando in casa gioie e fatiche. Simona e Elena accettarono il fratellino con filosofia. Limportante era aiutare la mamma.

Sandro, invece, la prese male. Faceva i capricci, si stringeva a Oxana, cercando di attirarne lattenzione.

Sandro, piccolo mio, cosa succede? Oxana, reggendo Sergio sulla speciale ciambella da allattamento, abbracciava Sandro con laltra mano. Ci sono io!

Ci volle pazienza, ma riuscì a fargli capire che non lo amava meno perché era arrivato un altro fratello. Ma appena si tranquillizzò, la sorte mescolò ancora una volta le carte: in famiglia entrò Sonia.

Grazie a lei Oxana fece finalmente pace con i genitori, ma ciò che vide fu così doloroso che né lei né Alessio si domandarono se accogliere un altro figlio.

Sonia era la figlia della cugina di Oxana, Anastasia, che viveva lontano, andata col marito appena si era sposata. Si sentivano poco, e solo per sentito dire sapeva di sua figlia. Quella telefonata notturna dalla madre la sconvolse.

Mamma! Calmati, non capisco nulla! Cosè successo?

Oh, Oxana! Nastia… tua cugina… È… Dio mio, me lo sentivo che quelluomo era pericoloso, ma nessuno mi ascoltava! Lha fatta fuori! Capisci? Non cè più! E la bimba ora è orfana, segnata per sempre! Chi vorrà una figlia di chi ha tolto la vita alla propria moglie?

Calmati, mamma! Dovè Sonia?

Da dove lo so?! Oxana, ma cosa domandi?

Va bene, ti richiamo…

Olga, la zia di Oxana, fu molto più lucida.

Indago subito e ti richiamo.

Oxana, sistemati i figli nel letto, con il marito partito a prendere Tiziana, si sedette in poltrona, stringendo il telefono.

Passarono pochi minuti. In breve seppero dove si trovava Sonia. Poche ore dopo, erano in macchina verso laeroporto, affidando i bambini a Tiziana.

Non fu semplice. Sonia, traumatizzata, dopo tanto in Istituto, era terrorizzata anche dalla propria ombra.

Oxana tante volte, svegliata dalla sorelle, andava a calmare la piccola:

Sonietta, sei a casa. Sono qui. Le ragazze sono con te! Nessuno ti farà più del male!

Non bastava… Sonia non riusciva a credere che la sua vita fosse davvero cambiata.

Mamma, torna presto? stringendo la mano di Oxana, si nascondeva sulla sua spalla.

Sonia, ne abbiamo già parlato. Ora stai qui con noi. La mamma… Oxana, rispettando il parere dello psicologo, tentava di evitare il tema, ma a un certo punto Sonia domandò direttamente.

Non cè più, vero?

Oxana, spiazzata, decise di essere onesta, fissandola negli occhi:

No, tesoro. Non cè più…

Con stupore, Sonia accettò con quieta tristezza. Singhiozzò pianissima tra le mani di Oxana e per la prima volta accolse labbraccio delle sorelle.

Passarono giorni, eppure le grida notturne di Sonia tornavano, nonostante la terapia, gli sforzi di tutti.

Simona ed Elena si chiesero che altro si potesse fare.

Nonna, perché Sonia ha ancora paura? Noi non lavevamo…

Voi siete forti! Forza che la vita vi ha dato. E ancora non lo capite, ma scoprirete quanto valete. Sonia è fragile. Non ha mai dovuto sopravvivere…

Che possiamo fare? Di notte Sandro si spaventa e dorme con noi per il suo urlo! Come aiutare Sonia?

Solo con amore si cura la paura. Dove cè amore, la paura sparisce. Quando Sonia capirà che qui è amata e questa casa è il suo rifugio, tutto si sistemerà. Servirà tempo, ma lo farete.

Si misero allopera. Regalarono giochi, accessori, perfino una camicetta fra le preferite di Elena, ma Sonia la appese nellarmadio della sorella, ringraziando.

Lorsetto pezza donato da Simona fu sistemato sulla scrivania, dimenticato.

Li salvò Sandro. Tiziana, da cui passava il weekend, gli regalò un libro sugli indiani dAmerica. Allimprovviso chiese di tornare a casa.

Sandro, perché? Vuoi restare?

Devo!

Basta così, per convincere la nonna.

Sandro entrò in camera e corse dalle sorelle, libro alla mano.

Guardate!

Cosè?

Un acchiappasogni! Bisogna costruirne uno per Sonia! I suoi brutti sogni rimarranno qui, nella ragnatela, e non piangerà più!

Simona applaudì e tirò a sé il libro.

Fammi vedere come si fa!

Oxana accolse la richiesta di fili e perline; ai due oche di Tiziana mancarono le penne migliori, e il da fare ebbe inizio.

Sandro, seduto in terra con le sorelle che intrecciavano la base, sceglieva le perline.

Questo azzurro come piace a te, quel rosso è il mio, questo giallo è di Simona, e questa bianca di Elena…

A Sonia volevano fare una sorpresa. Non si sa mai che non funzionasse?

Eppure Sonia continuava a piangere di notte.

Anche quella notte, urlando, si svegliò proprio mentre Oxana entrava, aggrappandosi a lei:

Non lasciarmi!

Oxana la strinse forte: la bimba scottava. Piccola mia! Tranquilla, sei al sicuro.

Anche a lui…?

A chi, tesoro?

A… papà…

Allora Oxana capì: Sonia aveva visto tutto.

Arrabbiata con tutti per il silenzio, strinse forte Sonia, ordinando alle ragazze:

Il telefono, di corsa! Chiamo la guardia medica! E svegliate papà, ho bisogno di lui!

Sono qui Alessio entrò accarezzando la fronte di Sonia.

Accidenti…

Proviamo come fa la mamma!

Cioè?

Alessio prese le lenzuola e corse in bagno.

Elena, prendi la tachipirina e tanta acqua! Sonia deve bere!

Scesero minuti infiniti, lottando insieme per la piccola. Ora, più che mai, Oxana capì di avere cinque figli e che aveva già fatto spazio a tutti loro nel suo cuore.

I medici, arrivati in fretta, non dissero una parola alla madre spettinata, in pigiama, che teneva la figlia addormentata tra le braccia.

È caduta…

Chi, signora? La bimba è caduta?

No, la febbre è scesa…

Ah, bene! Se la temperatura non risale, chiamate il pediatra domattina.

La mattina trovò Oxana ancora in camera, svegliata dal sole e dalle mani di Elena.

Cosè quello? domandò, indicando laggeggio appeso al muro, mentre sfiorava le morbide ciocche di Sonia.

Il nostro acchiappasogni, mamma. Io e Simona labbiamo finito stanotte. Lidea è stata di Sandro. Nellultimo libro cè scritto che protegge dai brutti sogni. Ma secondo me qui non serve molto.

Perché?

Perché Sonia ha già il suo acchiappasogni.

Ah sì?

Sei tu! Stanotte ti teneva la mano e non ha più gridato. Li hai scacciati tutti tu, i sogni brutti. No?

Forse… ma tu lo sai quanti acchiappasogni ha davvero?

Quanti?

Prova a contare! Tu, Simona, Sandro, papà, io… la nonna, quando dorme qui… il nonno a volte… tanti!

Oxana guardò verso lorologio, sorpresa.

A che ora siamo?

Pranzo quasi pronto, mamma! Papà ha detto di lasciarti dormire.

E Sergio…?

Ha mangiato, lo ha nutrito papà. E poi… sono arrivate le nonne! Tiziana ha deciso che resterà con noi per aiutarti, anche Lidia. Stanno bevendo il tè. Ah, e nonna Tiziana ha portato un pulcino vero! Sandro è incantato, resta lì in cucina. Mamma, possiamo prendere un gatto? O un cane? La casa è grande e ci manca una bestiola!

Presto Sandro farà capolino per dire piano che il pranzo è servito. Ma non resisterà, si siederà vicino a Sonia, si stringerà alla mano di mamma, felice delle sue carezze.

Tiziana si affaccerà con Sergio in braccio, farà cenno a Oxana e butterà i bambini in cucina.

Poi vi porto tutto qui. Come sta?

Oxana, appoggiata alla testiera, stringerà Sonia e sorriderà rassicurata.

Non scotta più…

Perfetto! Quanta paura ha patito! Quei vostri psicologi moderni… ci vuole amore, una casa serena. Il resto passa. Più di una disgrazia labbiamo scacciata così! O cosè quello là?

Quella strana cosa attirerà lattenzione di Tiziana, e Oxana ridendo spiegherà.

Un acchiappasogni! Le ragazze lhanno fatto per calmare Sonia.

Vedi? Lamore cè, la casa pure, il resto è solo questione di tempo, Oxana. E il tempo aggiusta tutto.

Oxana seguirà con lo sguardo la suocera, poi soffierà lieve sulla fronte della figlia più piccola, scacciando via lombra della tristezza.

Vai via, via! Qui non devi restare! Lei è mia! Nostra…

Le voci dei bambini si rincorreranno dalla cucina, seguite dalla risata di Tiziana, a cui si unirà Lidia, sorprendendo Oxana. Dal cancello arriverà il clacson della macchina di Alessio di ritorno per pranzo, e Oxana sorriderà ancora, cullando Sonia.

Ecco, adesso va bene… davvero tutto a posto. Tutti sono dove devono essere, tutti a casa, tutti insieme.

Anche se, forse, manca ancora qualcuno. Chissà… il tempo lo dirà.

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